HIGH TIDE, Una Strana Creatura Venuta Dal Mare – di Beppe Riva

4 Mar

Spesso si leggono commenti denigratori sulla più popolare rivista nostrana di “cultura pop” dei 70, Ciao 2001. Bisogna però riconoscere che nonostante atteggiamenti spocchiosi nei confronti dell’hard rock (e di alcuni miei gruppi preferiti) quel settimanale ha contribuito a render leggendaria una delle più originali e misteriose formazioni underground britanniche, gli High Tide.

Considerati all’epoca il gruppo più heavy del circuito londinese, non hanno mai goduto in patria di tanta venerazione, al punto che un articolo apparso qualche tempo fa su Record Collector, chiosava senza troppa enfasi: “per qualche ragione, gli High Tide erano veramente grandi in Italia”. Affermazione ripresa su “Galactic Ramble”, un testo sacro per i conoscitori del rock inglese degli anni ’60-’70.

In realtà non sono mai stati “very big in Italy”, ma pur sempre celebrati come creatori di un suono irripetibile, intricato amalgama di psichedelia, rock metallico e progressive a tinte oscure. 

In Inghilterra, restano più quotati gruppi che li precedettero di poco, prettamente psichedelici, come gli Open Mind, Tomorrow, Kaleidoscope, Skip Bifferty, July, Blossom Toes etc., decisamente meno furiosi e più inclini verso la canzone pop. 

Affascinato dagli High Tide, di cui conservavo gelosamente dal 1970 entrambi i rari LP, non mi sembrò vero poter scrivere di loro appena approdato su Rockerilla, nel ’79. Nonostante la redazione fosse proiettata nel vortice punk e new wave, mi diede l’opportunità (grazie a Beppe Badino, superesperto di rock inglese) di riesumare un gruppo di cui ormai non compariva più traccia su carta stampata.

Nonostante i limiti evidenti di informazione, quell’articolo ancora ben rappresenta le tumultuose emozioni che mi trasmetteva quella devastante ondata sonica… Non passò inosservato e quando migrai alla volta di Metal Shock nell’87, su Rockerilla scrissero: “ora, chi si occupava di Hard’n’Heavy è altrove, ma bisogna dargli merito di aver riscoperto gli High Tide…”.

Vi invito a considerare l’epoca in cui “L’Alta Marea” (lo scritto qui allegato) è stata elaborata: allora non c’era internet che consentiva l’accesso a qualsiasi tipo di approfondimento e la discografia, senz’altro incompleta, era stilata sulla base dei dischi che effettivamente possedevo (date uno sguardo alle edizioni citate). 

Ad esempio, non è menzionata la militanza di Tony Hill nei Misunderstood, californiani trapiantati a Londra nel 1966 onde divulgare il loro credo psichedelico: per chi fosse interessato, un entusiastico articolo nell’ultimo Record Collector (febbr. 2012) è ampiamente esaustivo a riguardo. 

Inoltre, a parte la grafica da “ciclostile studentesco” (sentenza di GC Trombetti, sempre caustico verso Rockerilla) l’immagine di Frankenstein che supplisce alla cronica irreperibilità di fotografie del quartetto, è sintomatica di un equivoco ricorrente. Fin dall’album d’esordio “Sea Shanties”, incorniciato da un’impressionante copertina di Paul Whitehead (lo stesso dei classici Genesis) il nome degli High Tide era associato alla corrente dark di Black Sabbath e Black Widow, seppur in un contesto non-satanico; si vagheggiava che gli “orrori marini” fossero il fucro della peculiare, mostruosa creatività di questo Leviatano del rock.

Invece i testi, svelati solo da ristampe giapponesi del 1993, erano di tutt’altra natura. Ma sappiamo che la vera arte, e tale era la musica del quartetto inglese, può trasfigurare anche la realtà. Dunque non era azzardato associare lo Tsunami musicale degli High Tide alle sensazioni generate da spaventosi segreti di insondabili fosse oceaniche. Comunque, scrissi quel pezzo a soli 23 anni.

Concludo consigliandovi a prescindere questa straordinaria formazione underground: a tutt’oggi le migliori riedizioni CD sono della Eclectic, 2006 (poi Esoteric, 2010), ufficiali e con inedite bonus tracks; per chi subisce il fascino del vinile, la rinomata Sundazed ha in catalogo la ristampa di “Sea Shanties” (che riproduce fedelmente l’originale gatefold sleeve), mentre Akarma ha riedito il secondo, omonimo “High Tide”. 

I loro autori riuscivano a mettere in soggezione, persino a terrorizzare l’audience senza esser annunciati da rintocchi funebri di campane, erano fragorosi quanto i Blue Cheer ma suonando musica d’avanguardia; un loro minaccioso strumentale, “Death Warmed Up”, incrociava violenza espressiva e sperimentazione come non succederà più, perchè Tony Hill (chitarra) e Simon House (violino elettrico) restano fra i grandi solisti della mitologia rock, seppur tristemente sottovalutati.

Mai dimenticarli. 

BEPPE RIVA

A: cliccando sul link qui sotto si apre il pdf, dove la lettura risulta facilitata dal carattere un po’ più grande.

B: cliccando comunque sulle due immagini il tutto si ingrandisce come succede di solito.

HIGH TIDE-PAG.1+2 COLORI

Beppe Riva (C) 1979 / 2012

17 Risposte to “HIGH TIDE, Una Strana Creatura Venuta Dal Mare – di Beppe Riva”

  1. Avatar di mauro bortolini
    mauro bortolini 05/03/2012 a 07:40 #

    Riva é bravo e ricorda un grande gruppo che non ha avuto il successo che
    meritava.
    Io, non so perché, li associo ai Black Widow.

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  2. Avatar di Giuseppe Turotti
    Giuseppe Turotti 05/03/2012 a 09:35 #

    Leggere Beppe Riva porta sempre nuove emozioni. Fa sempre venire voglia di smettere ciò che si sta facendo, ripescare il CD/LP e riascoltarlo. Beppe fin dai tempi di Rockerilla e poi di MS mi ha accompagnato in ciò che per me era ed è la musica.

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  3. Avatar di Paolo Barone
    Paolo Barone 05/03/2012 a 21:05 #

    Pezzo assolutamente fantastico, su una delle migliori band di sempre.
    Veramente, non c’e’ molto da aggiungere.
    La musica degli High Tide mi ha rapito più’ di dieci anni fa e non mi ha più’ lasciato. Ma, anche essendo un appassionato, non avevo mai letto niente di così bello su loro e la loro misteriosa e magica musica.
    Chissa’ che fine ha fatto il grande Tony Hill, ho paura che non se la sia passata troppo bene dal dopo HT ad oggi…
    Grazie Beppe, grazie Tim, che goduria ragazzi!

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  4. Avatar di mauro bortolini
    mauro bortolini 05/03/2012 a 21:36 #

    Credo che Tony Hill abbia suonato per David Bowie per un certo periodo.

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    • Avatar di Vanni Jahier
      Vanni Jahier 05/03/2012 a 22:28 #

      Avevo letto altri due articoli di Beppe sugli High Tide, ma non questo originario: fantastico. Non ce n’è per nessuno!!! Ed ha ragione lui a porre l’accento sul periodo in cui è stato scritto, senza le agevolazioni della rete. Grazie per questo fenomenale ripescaggio.
      A Paolo Barone e Mauro Bortolini vorrei segnalare che Tony Hill ha comunque continuato nel suo percorso alternativo. Alternativo anche alle leggi di mercato. Ha riesumato la sigla High Tide nell’87 per una nuova collaborazione con Simon House a titolo “Interesting Times” e nei primissimi anni ’90 per una fitta serie di album (qualcuno antologico ma che ripescava materiale assolutamente inedito, altri che invece raccontavano della sua progressiva escursione nell’ambito del jazz-rock più sperimentale e psichedelico a fianco del batterista Drachen Theaker): “Precious Cargo” (praticamente il terzo lavoro inedito della formazione originale), “The Flood” (con altre incisioni dei primi anni ’70), “A Fierce Nature”, “Ancient Gates” e “The Reason Of Success”.
      A nome Tony Hill invece sono stati rilasciati due dischi di cui il primo, “Playing For Time”, prevalentemente folk e acustico (originariamente registrato nel ’75) mentre davvero bello e interessante, perché risalente al 2001 e quindi di fatto il resoconto più recente del “nostro eroe”, è l’album “Inexactness” uscito per la Woronzow Records dove in qualche brano suona anche il vecchio compagno Pete Pavli.

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  5. Avatar di saurafumi
    saurafumi 05/03/2012 a 22:32 #

    Grazie a Beppe per questo articolo che ha risvegliato il mio interesse per un gruppo a me sconosciuto. Provvederò al più presto a colmare questa mia lacuna.
    Leggere Beppe Riva è sempre un grande piacere.

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  6. Avatar di Giancarlo T.
    Giancarlo T. 06/03/2012 a 10:47 #

    Beppe è uno dei pochi ad avere sostanzialmente mantenuto il medesimo stile di scrittura; e per un pezzo scritto a 23 anni, come lui stesso ricorda, direi che il livello sia alto. Ben al di sopra della media di quel giornaletto settimanale che lui riesce a difendere, contrariamente al sottoscritto ;) . Credo che l’affermazione per cui “per qualche ragione, gli High Tide erano veramente grandi in Italia” sia certamente dovuta più alla divulgazione che Joe Shore abbia fatto loro più che il Ciao; così come l’interesse e la stampa dell’italiano “Precious cargo” possa aver contribuito…per qualche ragione…
    Personalmente, avendo quando voglio ancora buona memoria, mi sarei divertito di più a leggere l’approccio del mio amico ai grandi High Tide con un nuovo scritto; non fosse altro perché in tal modo mi sarei risparmiato di rivedere le impaginazioni infami del Rockerilla. Prima o poi ci sarà modo di stanarti, interista…

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  7. Avatar di Paolo Barone
    Paolo Barone 06/03/2012 a 13:39 #

    Grazie Vanni per queste informazioni, sapevo qualcosa del dopo HT di Tony Hill ma non di questi relativamente recenti sviluppi. Provero’ a trovare gli album da te citati, specialmente quest’ultimo con Pavli sembra interessante.
    Forse una musica complessa, barocca, sperimentale, aliena e misteriosa come quella degli High Tide poteva diventare (relativamente) famosa solo in Italia…Un po’ come per i Van Der Graaf, il kraut, la “scuola” di Canterbury, il nostro paese ha sempre amato questi progetti bislacchi, strani, un po’ intellettuali. Mentre, secondo me, per anni e anni ha sempre diffidato del rock and roll. Ma questo e’ un altro discorso, che magari un giorno possiamo cercare di affrontare tutti insieme in questo bellissimo Blog.

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  8. Avatar di mauro bortolini
    mauro bortolini 06/03/2012 a 14:43 #

    Cargo ed Interesting times sono reperibili abbastanza facilmente su vinile
    in quanto stampati, se non vado errato, da un’ etichetta di La Spezia o
    comunque ligure.
    La pubblicazione dell’antologia di gruppi americani psichedelici dei sixties
    dal titolo NUGGETS dette il via in tutto il mondo a ristampe dei gruppi
    meno famosi o misconosciuti ma comunque meritevoli di essere riascoltati.
    E’ stato un bel periodo a cui ha partecipato anche l’Italia con gli High Tide
    e altri gruppi.
    Allora furono stampati quintalate di bootleg di ogni genere e band ed erano
    venduti legalmente in italia.

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  9. Avatar di Danilo63
    Danilo63 06/03/2012 a 17:21 #

    Caro Beppe, ti ringrazio per l’articolo, avevo preso la ristampa di “Sea Shanties” (quella con i cinque brani in più), ma non avevo trovato il disco omonimo che mi hai fatto venire voglia di recuperare.

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  10. Avatar di Beppe R
    Beppe R 06/03/2012 a 19:06 #

    Innanzitutto ringrazio per la cortesia i commentatori. All’amico GCT faccio presente che la prefazione è nuova e inquadra in un’ottica attuale il ripescaggio (visto che di “mare” di parla…) del pezzo “archeologico” tratto da Rockerilla. Non è neppure tanto breve, infatti anche Tim si è meravigliato, attendendosi qualcosa di più sbrigativo. Comunque se non sono bravo come te nel produrre materiale nuovo, caro toscanaccio juventino, lasciami queste magre consolazioni. Ho già detto apertamente che ho fatto il mio tempo. Sai come la penso su Rockerilla: ha avuto il suo peso storico nell’ambito della stampa musicale italiana, l’hanno scritto anche giornalisti professionali di fama come Bertoncelli e Gentile, al di là delle simpatie di ciascuno di noi…L’ottimo Barone ad esempio è un fan di Claudio Sorge, e Claudio l’ho conosciuto bene; negli ’80 ci siamo fatti anche delle grasse risate alle spalle di altri “rockerilliani”, e per quanto mi riguarda è un grosso conoscitore della musica che lo appassiona. Volevo complimentarmi con Vanni per le sue precisazioni sul post-High Tide di Hill. Mi ha risparmiato la fatica di intervenire…Aggiungo solo che fino a qualche anno fa si aveva notizia di un suo power-trio alla Cream, chiamato Fiction; ascoltatelo su YouTube. Per Tony, un musicista di grande integrità, il sogno della hippyland non è tramontato mai, anche se il successo l’ha solo sfiorato. Infine ricordo un altro bell’album postumo di demos e inediti degli High Tide, uscito nel 2000; parlo del doppio vinile (con copertina ad imitazione di “Sea Shanties”) “Open Season”. Al suo interno uno straordinario brano di 24 minuti registrato nel ’90, “Turn Yourself Down”, con un arrangiamento dal mood Kashmir-esco che fà da sfondo alla dirompente solista del nostro fuoriclasse.

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  11. Avatar di Civi
    Civi 06/03/2012 a 21:30 #

    Caro Beppe,
    avevo preso Sea Shanties alcuni anni fa durante la fase del “cosa mi manca ancora di quel genere e di quel periodo?” e, proprio perchè travolto da questa smania, non lo avevo approfonditi molto bene (troppa carne al fuoco) e sinceramente non me lo ricordavo più.
    Leggerti è sempre uno stimolo per migliorare musicalmente e in questo caso per riscoprire qualcosa di dimenticato……
    Grazie,
    Civi

    P.S.: Ora dovrò recuperare anche High Tide e rimediare a questa colpa…..

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  12. Avatar di Luca
    Luca 07/03/2012 a 13:11 #

    Avevo scoperto gli HT alcuni anni fa e ne ero rimasto affascinato. Ora grazie alle bravura di Beppe torno volentieri al riascolto. L’errore che posso imputarmi è quello di ‘averli dimenticati’ per troppo tempo, ma come dice giustamente Civi la ‘carne al fuoco’ è troppa ;)

    Complimenti ancora a Beppe per l’ennesima lezione di giornalismo.

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  13. Avatar di Giancarlo T.
    Giancarlo T. 07/03/2012 a 17:40 #

    Per una volta provo a essere serio…dato che tiro l’acqua al mio mulino ;) …La mia voglia di scrivere e di veder scrivere chi lo sa ancora fare – e dunque di leggere, a mia volta – è testimoniata dai commenti che Tim ottiene da alcuni post. Proprio come il tuo, Beppe. Io sono sempre più assolutamente convinto che i ragazzi di oggi, avendo tutto, non abbiano nulla e nulla siano in grado di scoprire, da soli. Non esiste più (e le eccezioni non fanno che confermare la regola) una radio “parlata”, ragionata, espositiva, sinceramente protesa a “porgere”; non esiste più una televisione che provi a fare altrettanto perché tutto viene immolato sull’altare dello share che altro non rappresenta se non la potenzialità commerciale. Non esiste più (e le eccezioni…vedi sopra) una stampa che non sia esercizio di muscoli o gara tra simili a chi la spara più grossa, più difficile, più incomprensibile, più inutile e superflua. Perché un edificio si costruisce dalle fondamenta non dalle finestre o dalle gronde o dagli ammennicoli di contorno. Un sedicenne che non abbia la possibilità di accedere – semplicemente accedere – all’ascolto o al suo suggerimento, che non trovi una guida in un parente o in un amico illuminato, non potrà che cadere ostaggio della merda che ci circonda. Che è tanta, ma tanta, tanta, tanta. Esistono tonnellate di musica meravigliosa che resterà nei nostri scaffali, utile solo alle nostre ri-scoperte senza un futuro, se non ci riprenderà un cortese, non competitivo, appassionato, sincero, semplice e non masturbatore spirito…non per divulgare che è pesante, ma per condividere. Chi ha fatto giornali – e qua sopra ce ne stanno diversi, no? – sa perfettamente che cento lettere in arrivo corrispondono a diecimila che pensano, reagiscono, riflettono…ma non si espongono. E se le reazioni che si ottengono par-lan-do di musica come talvolta riusciamo a fare sono univoche, di interesse, di stimolo, di consenso, significa che… che dovremmo fare di più un po’ tutti. Tu compreso, antico, vecchio, anziano catorcio di un amico e sodale.

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  14. Avatar di mox cristadoro
    mox cristadoro 08/03/2012 a 10:32 #

    io terrei a sottolineare solo che uno scritto del luminoso Beppe sia sempre un valore, per l’appassionato di musica, ovunque compaia. quindi, grazie ancora una volta…

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  15. Avatar di timtirelli
    timtirelli 08/03/2012 a 23:46 #

    Il mio primo incontro con gli HIGH TIDE si deve proprio a Ciao 2001, direi ad un arretrato che pescai chissà dove, all’epoca credo in cui Beppe scrisse l’articolo per Rockerilla che appare qui. Ero un po’ troppo giovane per poter apprezzare, non era mica musica facile per un giovinetto che da qualche anno ci dava di rock ma veleggiava in acque meno tempestose. Nel corso degli anni li ho incontrati alcune volte, non mi hanno mai ammaliato come hanno fatto con BR o con Polbi, ma ho sempre avuto una sorta di rispetto per questa band, non so nemmeno io perché. Con la maturità mi è venuto più facile ascoltarli e apprezzarli, sebbene non credo diventerò mai un fan in senso stretto.

    Venendo a casa dal lavoro stasera mi riascoltavo i “canti del mare” dell’Alta Marea e sono rimasto sorpreso nel trovarmi ancora spaventato nell’ascolto di questo album. DEATH WARMED UP deve essere il suono del maremoto quando picchia forte. PUSHED BUT NOT FORGOTTEN mette paura nell’alternarsi tra dolci, stravanganti e oblique melodie e attacchi frontali di hard rock acido e scuro.

    Folle serenità, scientifico terrore musicale, vertiginose geometrie create dalla chitarra di Tony Hill…con gli Hight Tide si salta sulla sedia.

    Un vero piacere ospitare sul blog un articolo come questo. Thanks a lot, Mr Riva.

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