La PICCA’s GUIDE alle grandi canzoni in ordine sparso: DESPERADOS UNDER THE EAVES – Warren Zevon 1976

27 Mar

Warren Zevon (Asylum, 1976),  primo album ‘vero’ di questo rocker hard boiled che una pubblicistica sbagliata e l’asettico sound da bassa california dell’epoca avevano fatto passare per una versione ‘mannara’ di Jackson Browne, si chiude con questa ballatona epica che, come i titoli di coda di un romanzo di James Ellroy girato da Sam Peckinpah, pone la definitiva pietra tombale sul ‘sogno californiano’ con quasi un anno d’ anticipo sull’edificazione del sinistro e ben noto  Overlook Hotel  California degli Eagles.

L’inizio è quantomeno peculiare per un primo disco, un biglietto da visita che suona come una revolverata promozionale auto inflitta sulle palle:

 

Stavo seduto all’Hollywood Hawaiian Hotel

Stavo fissando la mia tazza di caffè vuota

Pensavo che la zingara non mentiva

Tutti i salati Margaritas di Los Angeles

Me li berrò uno dopo l’altro

 

Warren è il New Kid in Town che arriva a L.A. per giocare da subito al tavolo dei biscazzieri professionisti e per il suo disco l’ Asylum records mette a disposizione tutta la cricca dorata di Laurel Canyon d’allora: Don & Glenn delle Aquile, Jackson of course, Lindsey & Stevie dei Fleetwood Mac, Bonnie Raitt, J.D.Souther e quel genio purissimo di David Lindley.

 

…e se la California scivolasse nell’oceano

come i sensitivi e le statistiche dicono che farà

predico che questo motel rimarrà in piedi

finchè non pagherò il mio conto

 

(J.Browne / Waddy Watchel / WZ)

Il cinismo beffardo di Desperados è perfetto per una canzone che dovrebbe chiudere una carriera invece che inaugurarla, e questa contraddizione spiega la natura scombinata da ‘loser’ di WZ, distante anni luce dal prototipo ‘fuck me: I’m sensitive’ dei troubadours losangeleni della cosiddetta ‘mellow mafia’ dell’epoca, i Jackson Brownes, i James Taylors, gli ubiqui Aquilotti con il loro annacquato country rock autoreferenziale, tutti ossessionati dal proprio fondamentale ombelico.

Los Angeles da Terra Promessa si è trasformata in una Sodoma & Gomorra carburata dalla cocaina che David Crosby offre agli ospiti in tupperware colmi, dalle migliaia di spappolados nonché potenziali Charles Mansons che infestano il Canyon, dalle Corporations predatrici dei discografici che affollano locali come il Troubadour dove si ritrovano la sera tutti gli eroi del giro.

E’ l’american dream della California dei primi seventies, microcosmo WASP dal sapore nazi (tutti bianchi, tutti surfers, tutti intellettualini), una magnifica illusione che attecchì anche qui da noi grazie a quei meravigliosi fricchettoni abbronzati messi accuratamente in posa davanti a steccati di legno e alberi di cactus strimpellando Martins acustiche da 5000 dollari d’allora e con tenerissime e appetitose country girls come Linda Ronstadt al braccio.

Ma il new kid in town Warren da subito vede attraverso la cartapesta:

il sole non sembra incazzato tra gli alberi?

e gli alberi non sembrano ladri crocifissi? 

La scaturigine del brano pare sia stato un ‘vento’ operato da un Warren ancora in bolletta che scappò aggrappato ad una grondaia dall’Hawaiian Hotel di cui si canta per non pagare il conto, per poi ritornare qualche tempo dopo a saldare il debito (se la cavò autografando un paio di suoi dischi, pare).

(Jackson Browne/WZ/John Belushi)

Indimenticabile il coro finale che intona una tanto gloriosa quanto malinconica coda canticchiando sul ronzio emesso dal condizionatore dell’albergo, con  un mucchio selvaggio di protagonisti di quel mondo guidato da uno dei padri fondatori del california dreaming: Carl Wilson dei Beach Boys.

look away down Gower Avenue…..

 Gower Avenue, là dove inizia la Hollywood Walk of Fame.

La stella di Warren appartiene a ben altre costellazioni.

Parole, ricerca fotografica e video di Stefano Piccagliani – (C) 2012

7 Risposte to “La PICCA’s GUIDE alle grandi canzoni in ordine sparso: DESPERADOS UNDER THE EAVES – Warren Zevon 1976”

  1. Avatar di mauro bortolini
    mauro bortolini 28/03/2012 a 08:01 #

    Ho tanti amici estimatori di Zevon.
    Io confesso di non conoscerlo a fondo se non per un album dove partecipa
    Neil Young.
    L’altro giorno leggevo un libro di nick hornby, 33 canzoni, che compie un
    percorso simile al tuo, parlando delle sue songs preferite.
    Delle canzoni che hai scelto non conoscevo quella di Elton e questa.
    Entrambi sono molto belle.

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    • Avatar di picca
      picca 28/03/2012 a 10:08 #

      Per il neofita Zevonofilo consiglio il live Stand in The Fire, la versione remaster che ha 4 canzoni in più della vecchia edizione. La canzone del mio intervento non c’è ma chissenefrega. Allora fu un disco che noi Zevonatici snobbammo in quanto abituati al mellifluo sound californiano dei dischi in studio di WZ. Stand in The Fire è un disco di di hard rock psicotico e alcoolico con alcuni momenti sublimi. La canzone Lawyers, Guns & Money ha il più bel ‘kick in’ mai fissato su nastro (a mio parere), col chitarrista che batte quattro e una tizia dal pubblico che urla Zevoooooonnnnnnn! perfettamente a tempo con l’ingresso della band nel brano. Pelle d’oca ovunque.

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      • Avatar di mauro bortolini
        mauro bortolini 28/03/2012 a 13:29 #

        Grazie Picca per i consigli!
        Continua a scrivere e fallo piu’ spesso!
        .

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  2. Avatar di alexdoc
    alexdoc 28/03/2012 a 14:38 #

    Zevon é un grandissimo, ma tutta la “cricca dorata di Laurel Canyon” nominata da Picca non scherza. M’inchino in particolare davanti al Genio assoluto di David Lindley, più volte al fianco dell’allora irresistibile “Brother Jackson” e alla coppia di all’epoca fidanzatini “Buckingham Nicks”, che salvarono un gruppo di British Blues alla deriva trasformandolo completamente in una delle più grandi Pop Band di sempre.

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    • Avatar di picca
      picca 28/03/2012 a 17:06 #

      Se ci fosse un Dio, io avrei avuto 20 anni nel ’69 a Laurel o a Topanga.

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      • Avatar di timtirelli
        timtirelli 28/03/2012 a 17:54 #

        Già, e io 20 nel ’69 a Londra o nel ’37 a Helena…ma purtroppo, come sappiamo, un dio non c’è (se escludiamo Page).

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  3. Avatar di Paolo Barone
    Paolo Barone 28/03/2012 a 21:29 #

    Grande pezzo, grande canzone.

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