HEROES END: IN MEMORIA DI JOHN, MARK & RONNIE di BEPPE RIVA

28 Mar

Negli ultimi mesi sono dolorosamente mancati tre chitarristi che hanno marchiato in modo indelebile le strade lastricate di granitico rock’n’roll. Evitando un ridondante epitaffio, sono qui a ricordarli, in ordine cronologico di prematura scomparsa, convinto del patrimonio musicale e delle forti emozioni che hanno saputo offrirci.

JOHN DU CANN (1946-2011)

Altrimenti noto come John Cann, il chitarrista e vocalist è passato alla storia come membro dei classici Atomic Rooster; insieme a Vincent Crane e Paul Hammond (entrambi deceduti ancor prima di lui) ha realizzato nel fatale 1970 il secondo LP “Death Walks Behind You”: un colossale monumento dell’heavy-progressivo, scolpito dall’organo Hammond di Crane e dalla chitarra distorta vagamente Blackmoresca di Du Cann, in possesso anche di robusti e ben identificabili registri vocali.

Prima del suo trionfale ingresso nei Rooster, il musicista di Leicester mi era sconosciuto, poi son venuti alla luce i suoi notevoli trascorsi nei sixties: con The Attack, formazione mod-psych da culto, e nei lisergici Five Day Week Straw People (un fascinoso album all’attivo…); ma Du Cann è stato soprattutto il leader degli Andromeda: il loro solitario album del ’69 (RCA), una pietra miliare del cambiamento d’atmosfera fra stagione psichedelica ed il nascente progressive a tinte heavy, è quotatissimo fra i collezionisti anche per il suo valore intrinseco.

Dopo l’LP “In Hearing Of…” John ha abbandonato i Rooster insieme al batterista Hammond, per formare un power-trio con John Gustafson (fantastico bassista e voce dei Quatermass); dapprima si battezzarono Daemon, poi Bullet, infine Hard Stuff, il nome con cui hanno pubblicato due albums per la Purple Records: l’esordio “Bulletproof” (1972) è un altro classicone che contribuisce alla leggenda di John Du Cann.

Prima della sua morte, avvenuta il 21 settembre 2011 per infarto, aveva collaborato a lungo con l’etichetta Angel Air nelle ristampe della sua discografia.

L’ultimo lavoro, un CD antologico intitolato “The Many Sides Of JDC 1967-1980” (4 stellette su Record Collector) è uscito postumo e giova all’inquadramento storico del personaggio. Ancor più significativo il DVD del 2011, “The Lost Broadcasts”, che ritrae la sua carismatica e un po’ luciferina figura, in azione live con gli Atomic Rooster.

MARK REALE (1955-2012)

Una certa tipologia proto-metal U.S.A. dal suono “caldo”, che affonda le sue radici nel R&R urbano di gruppi quali Frost, Ursa Major, MC 5, Granicus, Ted Nugent e gli stessi Blue Oyster Cult, è l’humus da cui traggono origine i newyorkesi Riot, un gruppo che ha esercitato un ruolo trainante per la scena hard’n’heavy americana.

Già attivi nella seconda metà dei ’70 (il debut-album “Rock City” è del 1976) sono letteralmente esplosi nel 1981, in pieno fermento “metallico”, con il terzo, fondamentale “Fire Down Under”. Il chitarrista Mark Reale era il fondatore dei Riot e l’artefice di quelle timbriche dirompenti, tutt’altra cosa della “patinata” cornice sonica di altre formazioni a stelle e strisce. Brani di assoluto impatto come “Swords & Tequila” e “Outlaw” restano negli annali per la loro energia vitale, sprigionata anche dalla voce del sottovalutato Guy Speranza. Personalmente esprimo riconoscenza a questo gruppo perché scrissi su Rockerilla una recensione di “FDU” (giudicato album del mese), molto apprezzata dai lettori. In un mio intervento radiofonico (su Rock FM) di qualche anno fa, addirittura ricevetti un SMS che riportava una frase della medesima.

Mark ed i suoi hanno continuato ad oltranza un’onorevole carriera all’insegna dell’integrità heavy metal, ma purtroppo il chitarrista di Brooklyn ha dovuto arrendersi ad un’emorragia cerebrale provocata dal morbo di Crohn, il 25 gennaio 2012. Ne era affetto fin dalla nascita, ma ciò non gli ha impedito di contraddistinguere a pieno titolo un’epoca del rock a tutto volume.

RONNIE MONTROSE (1947-2012)

Ci sono un paio di luoghi comuni ricorrenti nell’illustrare la carriera artistica del chitarrista Ronnie Montrose: il primo è che l’album d’esordio del suo gruppo (1973) è stato il più grande debutto nella storia hard’n’heavy: considerazione oltremodo impegnativa, ma senz’altro l’omonimo “Montrose”, prodotto da Ted Templeman che anni dopo replicherà con un’altra formidabile rivelazione (Van Halen), è fra i migliori LP di sempre sotto l’egida del rock duro. Più discutibile la credenza secondo la quale Montrose avrebbero sempre vissuto di rendita con quell’eredità; infatti nei tre album successivi dei 70, si raccoglievano gemme come “I’ve Got The Fire”, poi ripresa dalle superstelle del metal Iron Maiden, oppure “Matriarch”, con un finale chitarristico interamente plagiato (ma non lo dice nessuno…) da Ace Frehley nel Kiss-klassico “Detroit Rock City”.

Inoltre Ronnie non era solo lo stratega della minacciosa, dura macchina che scaricava i riffs crepitanti di “Rock The Nation”, “Bad Motor Scooter” e “Space Station n.5”, affiancato da altri luminari, il vocalist Sammy Hagar ed il drummer Denny Carmassi (il Bonham americano!) oltre al bassista Bill Church.

Il solista originario di Denver (Colorado) era cresciuto suonando con musicisti altamente rispettabili come l’ombroso Van Morrison (“Tupelo Honey” del ’71), addirittura con gli sperimentatori elettronici Beaver & Krause (“Gandharva”, 1971) e con l’Edgar Winter Group (sigillo d’approvazione di Tim Tirelli) in “They Only Come Out At Night” del ’72. Si è pur cimentato nella fusion jazz-rock, ad esempio nel solo “Open Fire” (78).

La preziosa etichetta Rock Candy ha ristampato l’implacabile “Montrose” e recentemente “2” dei Gamma, con i quali Ronnie si presentò all’alba degli ’80. Entrambi valgono come essenziale introduzione per avvicinare un musicista d’indiscutibile talento, deceduto il 3 marzo 2012, vittima di un tumore diagnosticato cinque anni fa.

Testo e ricerca video –  BEPPE RIVA 2012

26 Risposte to “HEROES END: IN MEMORIA DI JOHN, MARK & RONNIE di BEPPE RIVA”

  1. Avatar di mauro bortolini
    mauro bortolini 28/03/2012 a 11:13 #

    Lavorare con Crane dev’essere stata dura dato che era capace di scappare
    con gli incassi di un concerto.
    I Riot purtroppo non li conosco.
    Montrose era nell’album di Van Morrison ASTRAL WEEKS se non erro.

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  2. Avatar di alexdoc
    alexdoc 28/03/2012 a 11:50 #

    Montrose ha suonato con Van appena più tardi di quel capolavoro. Con l’irlandese ha fatto “Tupelo Honey” (19719 e “Saint Dominic’s preview” (1972). Poi ha abbandonato per formare la mutevole creatura a suo (cog)nome, con quel folgorante esordio omonimo del 1973. Dopo il secondo e meno riuscito disco “Paper money” (che stava a questo come II a I dei VH, ma vantava una delle migliori cover Stoniane della storia, “Connection”) Sammy Hagar se n’è andato per la sua carriera solista, e Ronnie ha sciolto e ricostituito la band più volte. A parte la parentesi dei Gamma, da notare l’album “Mean” del 1987, il suo rapportarsi al suono imperante in quegli anni, ma sempre col suo particolare “approccio alla materia” e l’interamente strumentale “The speed of sound” dell’anno dopo, che dimostra tutta la sua versatilità. Quante cose dei Montrose hanno anticipato i Van Halen oltre all’incendiario sound della sua chitarra: la voce di Hagar, la produzione di Ted Templeman, alcune cover di Rn’r girate in adrenalinico Hard, il fatto stesso che la band (un classico quartetto) portava il suo cognome. Uno stranamente modesto ma lungimirante e per fortuna convincente David Lee Roth consigliò ai fratelloni olandesi quella felice scelta eliminando così i pessimi nomi degli inizi (Mammoth! Rat Salad!)

    Grazie di tutto a tre grandi chitarristi Hard Rock.

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  3. Avatar di Luca
    Luca 28/03/2012 a 19:00 #

    tre ‘mostri’ sacri che han lasciato un segno indelebile nella storia HR avendo un ‘comune denominatore’: non hanno mai goduto di fama come guitar hero, axeman di turno.
    Grazie a Beppe ho riscoperto alcuni mesi orsono la ristampa del debut album, su Rock Candy, del debut album dei Montrose, una pietra miliare dell’hard rock americano!!!
    Mark invece è stato un mio idolo durante la fase ‘metal’ anni 80, padre di riff del metal US, e tornato ‘in auge’ con ‘Anima Immortale’ pochi mesi fa … purtroppo un epitaffio dal ‘triste ‘titolo.
    Du Cann: penso che Death Walks Behind You possa essere considerato un masterpiece da tutti i rocker e che non necessita di nessuna presentazione.
    Grazie ancora Beppe

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    • Avatar di Luca
      Luca 28/03/2012 a 19:02 #

      non hanno mai goduto di fama come guitar hero, axeman di turno.
      …….

      intendo rispetto a chitarristi della loro epoca, es Blackmore, Page, Malmsteen….

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  4. Avatar di mox
    mox 28/03/2012 a 19:20 #

    “doveroso” e grandioso tributo…

    thanx Beppe

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  5. Avatar di Paolo Barone
    Paolo Barone 28/03/2012 a 21:05 #

    Da fan degli Atomic Rooster, ho appreso mesi fa con grande dispiacere della morte di Du Cann. Musicista sorprendente, ha contribuito tantissimo alla creazione del Dark Sound inglese che amiamo in molti da queste parti. Per quanto mi riguarda, considero Death Walks Behind You alla pari dei migliori lavori Hard realizzati da Zeps, Purple e Sabbath nello stesso periodo. E ora che ci penso, tutti i musicisti presenti nel disco hanno lasciato il pianeta. Grazie ancora a Beppe per questo bel ricordo.

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  6. Avatar di Giancarlo T.
    Giancarlo T. 28/03/2012 a 21:25 #

    Un giorno scriverò un articolo. Ho già il titolo in mente : “Il senso di Beppe per il rock and roll”. Una citazione che mi piace. Anche perché resistere come mio amico per 32 anni ci vogliono solide basi e condivisioni di gusti. I Rooster e i Montrose sono due gruppi che ho davvero apprezzato, tanto tempo fa. Un po’ meno i Riot, divertenti e piacevoli ma nulla più per me. Ma forse è anche colpa mia che non ho insistito più di tanto a riascoltarmeli.
    Poco per volta, vedo che riesci a toglierti la ruggine di dosso, caro sodale… ;)

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  7. Avatar di timtirelli
    timtirelli 29/03/2012 a 20:15 #

    Sono sempre restio a commentare articoli degli special guest del blog, perché poi sembra che me la canti e me la suoni, ma a volte è inevitabile, come in questo caso.
    In questo caso poi non abbiamo pubblicato qualche sua vecchia cosa aggiornata da una introduzione (che comunque a leggerle si gode sempre), no, stavolta è un nuovo articolo di Beppe Riva, e questo mi fa un piacere porco.

    Mi fa piacere anche per Beppe, perché anche se è una cosa breve, anche se è per un blog senza importanza come questo, penso che gli faccia bene. E poi, sarà anche un caso, ma ieri abbiamo toccato il record di visite quotidiane: 585. Lo si deve alla sua firma ovviamente.

    Sono poi contento che il blog tocchi – così sapientemente- un argomento da appassionati (seppur per cause tristi) che probabilmente io non avrei affrontato.
    Si perché son nomi che non fanno parte della mia storia: io non riesco a capire quando Polbi scrive che certe cose degli ATOMIC ROOSTER sono alla pari dei migliori lavori hard dei LZ, non riesco a ricevere quasi nulla dai RIOT e per quanto riguarda MONTROSE, lo conosco davvero solo sul suo primo album e su THEY ONLY COME OUT AT NIGHT di Edgar Winter, due album dove in verità suona come un dio.
    Ma io credo nel gioco di squadra, mi piace il calcio, mi piacciono le band del rock and roll, credo che il meglio si raggiunga quando un gruppo scelto di persone si confronta e quindi fa uscire qualcosa. Questo perlomeno è il mio intento. Ad ogni modo, ancora grazie, Beppe Riva.

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  8. Avatar di Beppe R
    Beppe R 29/03/2012 a 22:42 #

    Si, l’argomento è triste, perchè col passare degli anni, dobbiamo rassegnarci a commemorare molti caduti sulle strade del rock. Alcuni di essi sono celebrati da tutte o quasi le testate giornalistiche, altri invece se ne vanno senza troppi clamori. Paolo ha scritto che “Death Walks” era pari ai migliori lavori heavy del suo tempo, ed è anche il mio pensiero. Qui sta il punto: certi artisti hanno rappresentato molto per la mia cultura musicale, quindi provo per loro un profondo senso di gratitudine, ed ho voluto render omaggio a questi tre, senza interventi di carattere enciclopedico nè prolissi. Ho ritenuto di farne un sintetico inquadramento storico per sottolineare quello che a mio avviso è stato il loro memorabile contributo alla causa rock, e mi fa piacere che qualcuno abbia raccolto il messaggio. Se quando mi invitarono a scrivere (inizialmente e per caso) su una rivista, mi fossi interessato ai nomi che erano sulla bocca di tutti, non credo proprio che mi sarei mai ritagliato il mio (piccolo) spazio. Per fortuna scrivevo di “altre” cose, che in certi casi sono diventate molto famose, o che una volta lo erano e meritavano di esser riabilitate, in anni in cui erano passate di moda. Tra l’altro se non scrivo più, è ANCHE, essendo autocritico, perchè non mi sembra il caso di ripetermi ad oltranza su argomenti che ho affrontato un’infinità di volte (annoio me stesso, gli altri non sono costretti a leggermi) inoltre le “rivelazioni” attuali non mi colpiscono granchè. Questo è il mio “senso del rock”, e a quello spiritosone dell’amico Giancarlo chiederò in privato, la prossima volta che ci incontreremo, cosa voleva dire, perchè mi ha divertito la sua boutade. Infine, i personaggi che partecipano a questo blog sono bravi, nelle elaborazioni autonome e in commenti molto circostanziati, pertanto la “platea” è qualificata…

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    • Avatar di Andrea Loi
      Andrea Loi 22/04/2012 a 23:41 #

      Ciao Beppe, sono Andrea dalla Sardegna.Ti scrissi via mail con la “mediazione” di Stefano Ricetti oltre tre anni fa. Non so se ti ricordi… Mi dissi che una volta sei stato all’isola della Maddalena con Trombetti…

      Purtroppo l’emozione e la fretta mi fecero scrivere con una forma discutibile, e non ho dato modo di esprimere appieno il mio pensiero. Ma il succo era che non smetteremo MAI di ringraziarti per tutto quello che hai fatto; la passione profusa, il contributo alla causa della nostra amata musica e gli innumerevoli dischi/gruppi recensiti con millimetrica precisione. Quasi sentivamo il disco leggendo la recensione…. Eh eh eh . Son stato in quel di Bergamo di recente, ma ovviamente non mi è balenata nemmeno l’idea di cercarti, Ahahahaha. Ma chissà che un giorno non capiti una birra… Ti ringrazio per l’attenzione. :)

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  9. Avatar di Luca
    Luca 30/03/2012 a 18:31 #

    Reale: forse il mio pensiero non risulterà essere completamente obiettivo considerando alcuni lavori dei Riot, Thundersteel in primis, un vero pilastro del power metal US ed essendo pertanto un loro fan… e per chi conosce la storia dei Riot il valore dei fans è qualcosa di unico.
    Reale non ha mai goduto di fama di guitar hero, nelle classifiche stilate dagli addetti ai lavori e dai lettori delle riviste specializzate non si posizionò mai, e durante il periodo d’oro dei guitar heroes non fu mai coinvolto in progetti, album solisti o finì sotto l’ala protettrice di Varney. Sicuramente la musica rock ha espresso nel corso della storia musicisti più bravi, tecnici, veloci, ricchi di feeling e molte volte questi elementi, purtroppo, fini a se stessi. Perchè allora considere Reale un grande chitarrista??? Nel corso degli anni ascoltando decine e decine di altre HM bands ho ascoltato lavori di altri gruppi infarciti, quasi ‘scopiazzati’, di riffs firmati proprio da Reale.
    Concludo con questa piccola considerazione: la sua lezione, il suo modo di suonare e di comporre è reso grande da questo.
    Sarebbe bello analizzare anche i suoi lavori con i Westworld di Harnell, il singer principe dei TNTdi LeTekro, gruppi purtroppo mai decollati, ma questa è un’altra storia!

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    • Avatar di Andrea Loi
      Andrea Loi 24/04/2012 a 18:52 #

      D’accordissimo. “Thundersteel” è l’album tritatutto del nuovo corso dei Riot. Ovviamente “Fire Down Under” è uno dei non plus ultra del proto-US metal americano che da lì avrebbe partorito Savatage, Vicious Rumors, Armored Saint, Fates Warning…

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  10. Avatar di Beppe R
    Beppe R 16/04/2012 a 21:03 #

    Ritengo doveroso riportare quanto rivelato in esclusiva da Guitar Player, ossia che Ronnie Montrose non è morto per il tumore alla prostata di cui soffriva, ma si è suicidato sparandosi con una P 38…Per chi fosse interessato ad approfondire, ecco il link dell’impressionante, vera storia della sua fine: http://www.guitarplayer.com/article/ronnie-montrose-death-ruled-a-suicide/148205. Nel frattempo, sull’ultimo numero di Classic Rock (170, con i soliti AC/DC in copertina), è apparso un notevole articolo-tributo al grande Ronnie, inoltre la notizia d’apertura (su 2 pagg.) è proprio dedicata alla scomparsa del chitarrista americano, quando ancora si pensava che il decesso fosse dovuto al male incurabile. Per chi ha sottovalutato questo fantastico guitar hero (e in Italia purtroppo la sua fama è trascurabile) segnalo un paio di spunti tratti proprio da Classic Rock: il produttore Ted Templeman, ha dichiarato che i Van Halen hanno “preso tutto” dal primo album di Montrose, e volevano proprio il suono di quel disco! Invece il quotatissimo drummer Denny Carmassi, che ha suonato con numerose stelle del rock, ha detto che Ronnie non era secondo a nessuno come chitarrista, tenendo a specificare che lui ha pure suonato con Jimmy Page (in Coverdale-Page, of course). Sammy Hagar ha peraltro riconosciuto che proprio il difficile carattere di Montrose ha distrutto il gruppo, che il cantante pensava potesse aspirare al ruolo di “nuovi Zeppelin o Stones”…Infine si legge che il chitarrista ha ripetutamente declinato recenti richieste d’intervista di Classic Rock, rivista leader del settore. Niente a che spartire con chi vuole apparire a tutti i costi! Rest in peace, Ronnie.

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  11. Avatar di timtirelli
    timtirelli 17/04/2012 a 00:14 #

    Grazie Beppe. Volevo scrivere due righe a tal proposito se mai fossi riuscito a fare un breve post sul CLASSIC ROCK di cui parli. Morte coraggiosa dunque quella di Montrose. Io penso che nessuno discuta le sue qualità chitarristiche, tuttavia io credo che il talento non sia solo avere doti attitudinali verso uno strumento (o cose simili in altri campi), credo che nel talento vada ricondotto anche la capacità di mettere insieme un gruppo, di guidarlo, di tener duro, di avere la visione di ciò che si vuole fare. Per me Montrose non aveva questa parte di talento. Aveva per le mani un gruppo come si deve per potere farcela definitivamente, ma non ha sfruttato pienamente l’occasione.

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    • Avatar di simone carniel
      simone carniel 11/04/2013 a 13:57 #

      caro tim tirelli fatti 1 cultura in musica invece di ascoltare solo i classici john cann nn aveva niente da invidiare a blackmore all epoca e andromeda e 1 lavoro piu fondamentale del primo dei lz senza contare che questi sono stati la band piu sopravalutata del pianeta

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      • Avatar di timtirelli
        timtirelli 11/04/2013 a 14:43 #

        caro simone carnieri, non sei obbligato a leggere questo blog, ci sono mille altri posti dove puoi sfogare i tuoi pruriti e leggere di musicisti più di nicchia. Capisco tuttavia che il mio blog miserello sia uno dei pochi luoghi della rete dove ogni tanto fa capolino il maestro Riva; ma lette le sue cose puoi tranquillamente sorvolare sulle mie anche perché abbiamo visioni diverse circa il concetto “cultura” e, da quel che scrivi, si capisce bene chi è che deve farsene una.

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      • Avatar di saurafumi
        saurafumi 11/04/2013 a 16:08 #

        Prima di scrivere, IMPARA a scrivere.

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      • Avatar di Pol
        Pol 12/04/2013 a 13:57 #

        Beh, ognuno si fa i propri eroi, Simone, e la tua ultima, sgrammaticata per giunta, affermazione mi pare un tantino esagerata eh!

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      • Avatar di Andrew Lloyd
        Andrew Lloyd 12/04/2013 a 14:10 #

        Ma che vuol dire?

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  12. Avatar di Andrea Loi
    Andrea Loi 22/04/2012 a 23:29 #

    Ho letteralmente divorato l’articolo del Maestro…
    “Montrose” è stato un debutto che è paragonabile per importanza e influenza a quello dei Boston e, nel decennio successivo, ad “Appetite for Destruction” pur avendo avuto un successo commerciale limitato ai due dischi citati.

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  13. Avatar di Andrea Loi
    Andrea Loi 22/04/2012 a 23:46 #

    E…comunque gli Eroi non muoiono… Mai. Non è retorica perché riecheggia sempre la musica…

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  14. Avatar di lorenzotre
    lorenzotre 12/06/2012 a 12:49 #

    Di Mark Reale ricordo la foto della backcover di Restless Breed,secondo me in quella posa,in quegli occhi, c’è tutto il suo stile.Grande Mark!

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  15. Avatar di simone carniel
    simone carniel 12/04/2013 a 18:44 #

    chiedo scusa x gli errori ortografici x la fretta a voi grandi critici musicali onore a beppe riva… per qualcuno consiglio l ennesimo ascolto di whole lotta love

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    • Avatar di Andrew Lloyd
      Andrew Lloyd 12/04/2013 a 19:24 #

      Onore al Grande Beppe Riva. Per quanto riguarda Whole Lotta Love, l’ascolteremo fino alla morte… :D

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    • Avatar di saurafumi
      saurafumi 12/04/2013 a 23:00 #

      Ecco, bravo, ascoltatela anche tu una volta di più. Versione studio, prego.

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