HARD ROCK? di Paolo Barone

18 Apr

Il nostro Polbi ci regala una sua riflessione, volutamente non troppo pesante, su quesiti esistenziali (:-)) che ogni tanto il  Michigan boy si pone. Tra tanto parlare di HARD ROCK CLASSICO, ogni tanto un refolo di vento underground/alternativo non può che farci bene.

Carissimi, ormai da tempo questo Blog e’ diventato un universita’ dell’Hard Rock. I contributi in materia di Tim, Riva e Trombetti hanno spalancato orizzonti e dato nuovi colori ad una musica ormai anziana ma viva come non mai. E cosi mi sono (ci siamo) ritrovati a riascoltare band dimenticate o a scoprire cose che mai ci saremmo andati a cercare. Personalmente mi sono sorpreso ad apprezzare cose tipo i Whitesnake o il MSG che avevo sempre snobbato e sottovalutato, divertendomi un sacco. Per non parlare dei BOC, dei quali sono diventato un fan, mentre prima conoscevo giusto un paio di cose…Insomma, ad esplorare la musica con mente ed orecchie aperte ci si guadagna sempre!

Ed e’ in questa direzione che volevo dare questa volta il mio piccolo contributo. Premettendo, a scanso di equivoci, che in campo Hard Rock non ho nemmeno un decimo della competenza della nostra citata trinita’, volevo tentare di proporre un percorso poco serio ed alternativo nelle zone meno Pop Rock del genere, quelle che tradizionalmente in questo Blog sono meno frequentate. Proviamo? Me la passate questa fesseria? Ok, andiamo…Tanto per capirci, seguiremo piu’ le sonorita’ alla Whole Lotta Love che alla Stairway… un po’ piu’ rumore e meno melodie…

Prima tappa del nostro percorso nell’Hard Rock rumoroso e underground, non puo’ che essere alla corte dei Blue Cheer. Chi siano ormai lo sanno proprio tutti, figuriamoci i lettori di questo Blog. Californiani amanti del blues, delle droghe (come tutti all’epoca) e della distorsione, hanno tirato fuori un paio di dischi assolutamente fantastici e, secondo me, fondamentali nei futuri sviluppi del genere. Datati ’67 e ’68 Vincebus Eruptum ed Outside Inside sono forse il primo vero approccio Hard nella storia della musica rock. Nessuno, che io sappia, aveva mai raggiunto questo livello di saturazione sonica partendo dal classico rock blues.La loro Summertime Blues, primo pezzo del primo album e’ il calcione d’inizio di decenni Hard & Heavy, il loro stile sara’ (ed e’ tutt’ora) fonte d’ispirazione per molti, moltissimi gruppi a venire.

(Blue Cheer)

Poco dopo le tempeste elettriche esploderanno ovunque fra America ed Europa, e in una citta’ in particolare prenderanno una piega alquanto singolare. Detroit Michigan, sara’ la culla di un tipo molto particolare di Hard Rock, spesso, a mio modesto parere, erroneamente confuso con il Punk. Le radici ancora una volta affondavano nel blues elettrico, ma cio’ che ne veniva fuori era un sound inedito, una specie di HR urbano, non ammaestrabile e selvaggio.

Amboy Dukes, Stooges e MC5 i protagonisti piu’ noti di questa razza endemica di rockers. La critica ufficiale dicevamo, li considerera’ quasi sempre come precursori del Punk, ma a me sembra un luogo comune riduttivo. Nei loro dischi suonano anche ballate, chitarre acustiche, percussioni, fiati, archi, cori, lunghi assoli e wah wah come se piovesse. Certo, i loro testi parlavano di vita vera vissuta, prendevano posizione e dicevano le cose chiare e senza compromessi, in modi molto lontani da una certa tradizione Hard fatta di imbarazzanti riciclaggi blues, elfi, streghe e folletti. Sicuramente Punk come attitudine, ma musicalmente un ala estrema dell’Hard, pur diversi fra di loro Raw Power, High Times e compagnia rimangono un esempio di liberta’ creativa ricca di colori e sfumature che lasciano il segno.

(Amboy Dukes)

E se Detroit alzava il volume a manetta, Londra non scherzava. Rispetto alle bands americane, da queste parti era spesso il lato oscuro a prendere il sopravvento: High Tide, Atomic Rooster e Leaf Hound, tanto per tirare qualche nome importante, portarono l’Hard verso un Dark Sound fatto di suggestioni esoteriche e atmosfere magiche, sviluppando ognuno uno stile originale, unico. Mentre le comuni Hippies di Hawkwind e Pink Faires si avventuravano nel cosmo inesplorato a bordo di astronavi elettriche anfetaminiche, gli UFO, prima dell’era Schenker, provavano anche loro a scandagliare le stelle con chitarre e batteria. Il risultato e’ spesso sorprendente, e forse un recupero dei primi dischi, specialmente del secondo, potrebbe valere veramente la pena se vi vien voglia di allontanarvi un po’ dallo stile classico della band.

Sempre made in England, Sensational Alex Harvey Band da’ il suo piccolo ma interessante contributo al suono Hard Rock con un paio di album degni di essere ricordati, una voce alla Bon Scott e il chitarrista con il trucco pre-Kiss! E sempre restando in zona trucco, facce dipinte e rossetti inglesila coppia Ziggy- Ronson porta le sonorita’ Hard in ambito Glam, cosi’ come l’Electric Warrior Bolan e i semi sconosciuti Hollywood Brats, band devastante truccatissima e proletaria, che aveva come fan numero uno il grande Keith Moon. Autori di un unico disco che mescola alla grande Glam, Hard & Rock and Roll in un certo modo anticipando quel bellissimo disastro americano chiamato New York Dolls, ma con meno fortuna  e piu’ volume.

E visto che ci siamo, che dire delle bambole newyorchesi? Su di loro si e’ detto e scritto tutto e il contrario di tutto, a dimostrazione dell’importanza che la gang ha avuto nei futuri sviluppi del rock. Erano punk, hard o solo r’n’r’? E Johnny Thunder il guitar hero perdente? Io mi pongo queste domande, mentre mia nipote di quattro anni li elegge suo gruppo preferito, insieme alle tarantelle siciliane, senza tante seghe mentali!

Dalle parti di Londra, un attimo prima che il punk arrivi a scombinare le carte in tavola, il trio Motorhead anticipava, e in un certo senso gia’ superava, l’imminente ondata metal. Non li amate molto in questo Blog, i gusti son gusti per carita’, ma e’ innegabile l’enorme influenza che esercitarono in ambito Hard & Heavy.

Ma un altra grande forza spiegava allora le sue ali, veniva dalla lontana Australia e no, non sto parlando degli AC/DC ma dei molto meno noti, ma altrettanto fenomenali, Radio Birdman. Ancora una volta ci troviamo davanti a una band che cammina in equilibrio fra i generi, e di questo riesce a farne un punto di forza. Guidati dal micidiale Deniz Tek, tirano fuori, specie sul primo disco, un Hard di grande impatto e poca (ma essenziale) melodia. Come purtroppo spesso accade, vennero pressoche’ ignorati in vita, per essere poi un culto anni dopo.

(Radio Birdman)

Cosi come accadde ai Sonic Rendezvous Band: incisero un solo 45, praticamente si esibirono live solo in Michigan, ma oggi nutrono estimatori in tutto il mondo, grazie ad un ottima serie di bootleg relativi a show e registrazioni in studio mai pubblicate. Io fra i tanti, non riesco a credere che uno dei piu’ grandi gruppi di Hard r’n’r’ di sempre, per quanto apprezzato sia rimasto una faccenda per pochi iniziati. Ma come e’ possibile che non siano famosissimi, che non piacciano a tutti??? Mah, misteri della musica, destini strani…

Non mi viene in mente molto degli anni ’80 in ambito Hard “non convenzionale” se non l’esplosione, alla fine del triste decennio, dei Jane’s Addiction. Due album, due capolavori, una piccola rivoluzione. E in contemporanea i Living Colour, guidati da Vernon Reid sono forse l’unico gruppo black che mi venga in mente in ambito Hard, unici anche e sporattutto da un punto di vista prettamente musicale, i LC camminavano sempre attraverso i confini dei vari stili, precursori del crossover che attraversera’ tutta la musica degli anni ’90. Raffinati, intelligenti e consapevoli del mondo in cui viviamo, ebbero un breve momento di celebrita’, andando addirittura in tour con gli Stones, ma non duro’, il mercato si e’ velocemente stancato di loro. Ma loro non si sono certo stancati di fare musica, sia come Living Colour che nei tanti progetti paralleli messi in piedi negli anni.

Poi arrivarono gli anni novanta e un appassionato di musica con gusti simili ai miei poteva tirare un sospiro di sollievo. Tante cose interessanti succedevano e in tanti ambiti differenti contemporaneamente. Nel settore Hard arrivarono i venti del deserto con l’onda Stoner guidata dai Kyuss. Tante bands, alcune ancora oggi attive ed interessanti come i Nebula, altre col tempo sepolte dalla sabbia del deserto che le aveva generate. Come tutti sanno, la fiaccola fu raccolta dai Queens of the Stone Age che con Songs for the Deaf realizzarono forse l’ultimo capolavoro di Hard rock originale, ormai piu’ di dieci anni fa.

Da allora un po’ di cose son successe, specialmente in ambito esoterico/dark, che oggi si chiama Doom, Sleep ed Electric Wizard su tutti, la Scandinavia si e’ scoperta patria di un rinascimento neohard, senz’altro sincero ma non direi cosi’ originale e creativo. Dal Canada sono arrivati i Black Mountain, che pur amando certe sonorita’ anni ’70, riescono a renderle proprie e rielaborarle con gusto e inventiva. E con loro arrivo alla fine di questa piccolissima e parziale passeggiata fra alcuni dei suoni e dei gruppi che piu’ amo, e che io penso come facenti parte della famiglia Hard, magari figli (e in un paio di casi anche zii) un po’ devianti, indisciplinati e mattacchioni, ma che ci vuoi fare, alcuni nascono cosi!

(Electric Wizard)

Ma forse sono io che non ho capito niente, e queste sono cose che con l’Hard non hanno a che fare? Spesso nomino queste band con amici che ascoltano cose piu’ classiche e mi guardano strano, stessa identica cosa mi succede con quelli pu’ coinvolti nell’ underground…Mi chiedo, ma insomma che roba mi piace a me? Che musica e’, come si chiama?!?

14 Risposte to “HARD ROCK? di Paolo Barone”

  1. Avatar di mauro bortolini
    mauro bortolini 18/04/2012 a 11:24 #

    Cult of Personality dei Living Colour e The mountain song dei Jane’s
    Addiction. Canzoni stupende!!!!!! Potrebbero essere dei Led Zeppelin!!

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  2. Avatar di Beppe R
    Beppe R 18/04/2012 a 20:29 #

    Apprezzo molto il modo di esprimersi, la visione e la “mente aperta” di Polbi nei confronti del rock. Credo che questa sua riflessione sull’hard rock meriterebbe di generare discussioni, con una partecipazione un pò più allargata di lettori. Magari ci penso un pò prima di sparare qualche cartuccia, benchè non sia mai stato, neanche per vocazione, un cacciatore come il Trombetti.

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  3. Avatar di mauro bortolini
    mauro bortolini 19/04/2012 a 07:43 #

    Rispondo all’ultima domanda che ti poni, Paolo, anche se, forse, é solo
    una domanda retorica.
    Ascolti buona musica senza prevenzioni di sorta.
    Ed é la cosa migliore.
    Perché, se esistono tanti gusti, mangiare sempre un gelato al cioccolato
    stanca, anche se il cioccolato é molto buono..

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  4. Avatar di Paolo Barone
    Paolo Barone 19/04/2012 a 08:47 #

    Ecco, caro Mauro, il punto forse e’ proprio questo: Una ascolto monotematico non mi basta, non mi segue nei miei stati d’animo quotidiani.
    Sin da giovanissimo saltavo senza problemi da De Andre’ ai LZ ai Clash e via cosi’…
    Quando si e’ adolescenti si ha un naturale bisogno di identificazione e senso di appartenenza a qualche tipo di tribù / famiglia in grado di sostituire quella da cui veniamo, in un modo o nell’altro ci siam passati tutti. Poi pero’ dovrebbero restare solo i nostri gusti musicali, liberi da pregiudizi e bandiere. E qui la cosa un po’ si complica, perché continuo a trovare gente che mi chiede ” Ma a te che genere, che stile, insomma, che musica ti piace?!?” e non so mai che rispondere…Rock??? Mi guardano di traverso….Si, ok, ma quale?! E che ti posso dire….Buddy Holly, Stones, LZ, Soft Machine, Ciampi…i Kiss…Dead Kennedys…..Dai, non posso mica fare la lista di cinquant’anni di musica! Che ci posso fare…Forse a me e’ proprio il TUTTO a piacermi, tutta questa cosa che racchiude musica, stili di vita, mode, letteratura, arte, e che in modo vago ed impreciso chiamiamo Rock. Una piccola parola con mille significati e altrettante interpretazioni personali. E quindi anche per quanto riguarda il capitolo Hard, mi chiedo, starò usando la definizione giusta? Mi sa tanto di no…

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  5. Avatar di Paolo Barone
    Paolo Barone 19/04/2012 a 12:28 #

    Preso da una crisi da ripensamento e precisazione, vorrei anche dire che il mondo del rock e’ pieno anche di cose e suoni e personaggi che NON mi piacciono……e magari piacciono a tantissimi altri.

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  6. Avatar di Francesco
    Francesco 19/04/2012 a 16:57 #

    Eppure, dannata esterofilia, della (buona) musica italiana ci si dimentica sempre. Mi fermo agli anni 70 perchè sono quelli che conoco meglio: Rovescio della Medaglia, Balletto di Bronzo e Biglietto per l’Inferno farebbero un figurone fra i tanti protagonisti dell’Hard Rock – e oltre – di quel periodo. Per non addentrarci nel Progressive, ma quella è un’altra storia. E probabilmente negli 80 si è andati anche oltre dalle nostre parti, ma chi si ricorda più di Diaframma, CCCP, Negazione, Ritmo Tribale, i primi Litfiba… Niente, quando si dice nascere nel posto sbagliato. “Vedrai vedrai, vedrai che cambierà…”, e comunque grazie a Paolo per gli innumerevoli spunti, come sempre stimolanti e coinvolgenti, ma nei suoi confronti io sono di parte e quindi non faccio testo. Ciao Tim, ciao a tutti e perdonate la mia – forzata, per motivi personali – lontananza dal blog di questi ultimi tempi.

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  7. Avatar di Giancarlo T.
    Giancarlo T. 19/04/2012 a 18:49 #

    Ciao Paolo…in risposta alla tua domanda finale: non te lo domandare. Ascoltala. Se c’è una cosa che davvero non serve a niente sono le etichette; fanno comodo agli scribacchini per non dare troppe spiegazioni e infilare il musicista di turno in un cassetto. Se un giorno dovessi spiegare a un alieno che musica ascolto io direi rock and roll, un po’ più blues certe volte, un po’ più acustico e campagnolo in altre, psichedelico o creativo, ma rock. Genericamente. Credo che in origine ogni grande gruppo scelga semplicemente di suonare musica che gli piace e poi cerchi di darle un’impronta personale aggiungendo tendenze o influenze che l’hanno condizionato. Quella miscela resta comunque rock. Dalle tue scelte direi che tu prediligi il rock “spiccio”, quello che non perde troppo tempo in orchestrazioni o sovrastrutture; qualcuno lo definirebbe “dalle radici punk”…..ma siamo sicuri che ci indovinerebbe? Ma la cosa più odiosa dell’etichetta è lo steccato che la recinge, che costringe artista e fruitore a rinchiudersi dentro un recinto che ne condizionerà l’immagine, per l’artista, e le amicizie, per il fruitore. . Perché l’etichetta, caro Paolo, serve a identificarsi, a ritenersi facente parte di un culto, di un gruppo, a non sentirsi solo. Anche se poi c’è il controsenso che vuole l’adepto disgustato dal successo e dalla popolarità. Come se un musicista, tutti i musicisti, non sognassero di vendere milioni di copie e di suonare sempre davanti a migliaia di persone. Rigorosamente paganti. Ma l’adepto si sente meglio se convinto di essere raro ed eletto. A me dispiace da morire che pochi, pochissimi e selezionati amici ascoltino ed apprezzino le mie stesse passioni; e che tutti vivano fuori mano. Mi spiace non poter parlare. Ho voluto così tanto poter condividere una passione sentendomi parte di una minoranza che ho iniziato a scrivere belinate per trovar qualcuno che si sentisse vicino. Eppure, un tempo, era molto ma molto più facile incontrare chi possedeva il primo album dei Roxy Music, insieme ai Fairport Convention, Zappa, Davis e Zeppelin o Black Widow, May Blitz, Mayall. E nessuno si sentiva rinchiuso, costretto. Anzi! Allargare l’area della coscienza, si vociferava. Oggi no. Chi ascolta grindcore o death legge e parla prevalentemente di necrofilia, mutilazione, satanismo. E magari vomiterebbe se vedesse da vicino l’autopsia di un cadavere, uno vero e si cagherebbe addosso se vedesse un ectoplasma. Guarda con sufficienza e sospetto chi avesse un disco dei Purple o dei Free in casa, temendo la contaminazione. E non ha percezione, non ha sviluppato il senso del ridicolo così facilmente inquadrato dal personaggio di “610”, Giuseppina Baratro, novantenne autrice di testi death metal e padrona di Vommito (il gatto) e Sputo (il canarino), che scrive le liriche post-valium. E non possiede il senso del ridicolo, perché non prova mai a leggere i testi, quei testi, con distacco, non conoscendo neppure la famosa frase di Gaber sul ridicolo. Ascolta i tuoi dischi, Paolo, non ti domandare mai “cosa siano”, goditeli con gli amici migliori che hai, tienili rigorosamente mescolati sui tuoi scaffali. Cerca di insegnarli a qualcuno. Perché siamo sempre meno. Altro che indiani d’America!

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  8. Avatar di mauro bortolini
    mauro bortolini 19/04/2012 a 19:40 #

    Beh, io sabato porto mio nipote quattordicenne a vedere i Litfiba.
    La scorsa estate é venuto a vedere le Orme a Tivoli.
    Il concerto era appena iniziato e lui guardandomi mi ha detto
    MA ZIO, TU ASCOLTI STA’ CAVOLO DI MUSICA?

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  9. Avatar di Paolo Barone
    Paolo Barone 19/04/2012 a 21:22 #

    La risposta di Giancarlo e’ molto bella, apre spazi di riflessione profondi sulla musica e il mondo che ci / la circonda….In questo post scritto al volo posso solo limitarmi a ringraziarlo, di cuore.

    Francesco…Non ho inserito nessuno dei gruppi Italiani che nomini, solo perché non mi sembravano vicini al tipo di musica che trattavo questa volta. Non perché le ritenga inferiori nel panorama internazionale, anzi, per il Progressive credo che l’Italia sia ai primi posti. Così come Litfiba, CCCP, etc…erano grandi gruppi negli anni ’80. Semplicemente non in linea con il discorso del mio post, ma grazie per averceli ricordati!

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  10. Avatar di mauro bortolini
    mauro bortolini 20/04/2012 a 08:03 #

    Le nuove generazioni dipendono da internet e dai telefonini ma non é che
    non ascoltino piu’ musica.
    Certo non vanno nei negozi di musica come ci andavamo noi.
    Ma se hanno occasione riconoscono la buona musica.e vanno ai concerti..
    Le mie figlie vanno a vedere Jovanotti che é il loro idolo, ma spesso si
    stupiscono davanti a brani di rock.
    D’yer mak’er è il loro brano preferito dei Led e quando leggono i loro testi
    si stupiscono del fatto che parlino soprattutto d’amore.
    Al che io rispondo LORO PARLANO DI OGNI TIPO DI AMORE!!!
    .

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  11. Avatar di Giancarlo T.
    Giancarlo T. 20/04/2012 a 13:23 #

    Mi spiace Mauro ma sono di parere as-so-lu-ta-men-te opposto. Che non vuol dire che tu abbia torto ed io ragione, ma solo che la mia esperienza dice quello che ho già scritto troppe volte: i ragazzi non avendo accesso all’ascolto non conoscono, non conosceranno mai, non avranno modo di scegliere. E’ un problema di fonti. Le tue figlie sono fortunate. E l’ascolto stereofonico è cultura aliena, purtroppo. Ripeto : siamo dei giapponesi che credono la guerra del rock ancora aperta. E siamo già morti tutti. Di nostalgia.

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  12. Avatar di mauro bortolini
    mauro bortolini 20/04/2012 a 13:39 #

    Puo’ essere benissimo che siamo morti, Giancarlo, ma, almeno noi
    di una certa eta’, siamo morti riconoscenti e perdonami il gioco di
    parole.

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  13. Avatar di Francesco
    Francesco 20/04/2012 a 17:45 #

    Mah, Paolo, che vuoi che ti dica, penso che gruppi come Balletto, Biglietto e Rovescio potrebbero benissimo essere catalogati alla voce “Hard Rock” e così i Diaframma, in particolare quelli di “Siberia”, però la verità è che ha ragione Giancarlo, tutta questa differenziazione in generi serve solo a catalogare i dischi negli scaffali dei negozi, ammesso che di negozi ne esistano ancora. A tal proposito, oggi è la giornata mondiale dei negozi di dischi, appunto, quelle date che vengono riservate a chi è ormai in via di estinzione. Come diceva Duke Ellington, esistono solo due generi di musica, la buona musica e la musica cattiva: ecco, se qualcuno dovesse chiederlo a me “che musica ascolti?” risponderei senza esitazione “la buona musica!” Tutta la buona musica, quella che, in rigoroso ordine alfabetico, va da Abbado a ZZTop. Adesso nel lettore sta girando “Music from Big Pink” della Band, per ovvii motivi.

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