Enrico Deregibus “FRANCESCO DE GREGORI – Mi puoi leggere fino a tardi” (Giunti editore – Euro 16,50) – TTTT½

19 Nov

Ho parlato poco di lui qui sul blog, ma DE GREGORI è uno dei miei padri putativi; oddio, padre forse no, nemmeno fratello, con un fratello non credo sarei andato d’accordo, in definitiva forse lo vedo come un sorta di me stesso con dieci anni in più fatto salvo l’enorme talento che lui ha nello scrivere canzoni, nel cantare, nel riassumere ed avere pensieri intellettuali di lignaggio supremo, di essere artista a tutto tondo insomma.

Solo oggi mi sono deciso a leggere una sua biografia, ho sempre preferito non sapere e tenermi l’immagine che mi ero fatto di lui già dal lontano 1978, anno in cui uscì l’album DE GREGORI (il quinto a suo nome), quello di GENERALE, NATALE, RENOIR, RAGGIO DI SOLE, il ’56, DUE ZINGARI, disco che mi appartiene tanto quanto LZ IV, BRIAN SALAD SURGERY, STRAIGHT SHOOTER tanto per intenderci.

E’ un po’ che mi frulla per la testa un articolo per il blog su di lui, questa biografia potrebbe essere la scintilla giusta.

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E’ davvero un bel libro questo. Come mi capita da un po’, all’inizio faccio fatica ad adeguarmi allo stile dell’autore (in questo caso ENRICO DEREGIBUS…qualche nota su di lui nell’immagine qui sotto), ma poi trovata la chiave di volta proseguo spedito. E’ una bella prosa quella di DEREGIBUS, forse inusuale ma per nulla pesante. Riuscitissima la mossa di mettere in parallelo la storia di FDG con gli avvenimento sociali, politici e culturali dell’epoca.

La biografia di un uomo di spessore è sempre interessante, anche per chi non è fan in senso stretto. Bello vedere, attraverso gli anni e attraverso le dichiarazioni  i cambiamenti di umore, di pensiero, di visione della vita. Certo, è una cosa naturale, ma devi essere intellettualmente onesto per andare incontro al cambiamento che ti riguarda in prima persona, mica tutti ne hanno il coraggio, la voglia, la predisposizione.

Il libro ha 352 pagine e purtroppo nemmeno una foto, ma vista la situazione attuale della editoria italiana (soprattutto quella musicale) è giù tantissimo che ancora escano biografie di musicisti.

Non male scoprire che DE GREGORI ha indicato in STAIRWAY TO HEAVEN la canzone che più di ogni altra avrebbe voluto scrivere.

Bello anche avere la conferma di quanto FRANCESCO fosse attento alla qualità della canzone d’autore e delle situazioni promozionali con cui doveva confrontarsi. Di quanto fosse importante l’impegno civile, politico, di pensiero.

In ultimo, le canzoni. Rileggerne i titoli, i piccoli aneddoti ad esse collegate, le storie è davvero una gioia. Almeno per me che i cantautori li ho sempre avuti dentro, e che il termine “cantautori” si identifica prima di tutto con il nome FRANCESCO DE GREGORI.

Consigliato.

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Sinossi:

Un libro ricchissimo, pieno di storie e aneddoti, scritto con puntiglio e vivacità, che segue il percorso di De Gregori dai primi anni ’50 della sua infanzia agli esordi nei piccoli locali romani, da Rimmel, uno dei dischi basilari nella storia della nostra canzone, alla tournée con Lucio Dalla del 1979, fino a Titanic e ai dischi della maturità. DeGregori parla tra virgolette, ripreso da centinaia di interviste rilasciate negli anni, ma i suoi amici e collaboratori sono stati intervistati uno a uno appositamente per quest’opera: Antonello Venditti, Fiorella Mannoia, Ernesto Bassignano, Mimmo Locasciulli, Giovanna Marini.

6 Risposte to “Enrico Deregibus “FRANCESCO DE GREGORI – Mi puoi leggere fino a tardi” (Giunti editore – Euro 16,50) – TTTT½”

  1. mikebravo 19/11/2015 a 10:58 #

    De Gregori è indubbiamente un grande della musica italiana.
    Oramai ha superato di gran lunga il primo compagno di viaggi, Venditti.
    Io ebbi occasione di assistere ad un concerto del Banana Republic.
    Ma piu’ che la collaborazione con Dalla, secondo me, é quella con
    Fabrizio De André ( volume 8 ) che mi ha stupito di piu’.
    La cattiva strada è uno dei brani di musica italiana che preferisco.
    Recentemente De Gregori in una intervista ha in qualche modo
    criticato il fatto che De André sia considerato il piu’ grande.
    Il piu’ grande vuole essere lui.
    E per molti lo è.
    Sono sicuro che lui crede di essere bob dylan.
    Ma va bene cosi’.

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    • Tom 19/11/2015 a 11:41 #

      F. De Gregori non ritiene – come credo molti ed a ragione – De André il piu grande “poeta” del ‘900 (affermazione di Fernanda Pivano molto discutibile) e non credo pensi di esserlo lui, troppo ermetico…in Italia ci deve essere sempre uno più grande di altri…comunque Fabrizio,i due Franceschi, i due Luci e forse qualcun altro, qualcosa hanno seminato

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  2. lucatod 19/11/2015 a 12:07 #

    Volume 8 è uno dei dischi italiani che ho amato di più , assieme al live (vol1) con la PFM di De Andrè ed la voce del padrone di Battiato . L’ultima frase di Mike la penso pure io . De Gregori (1978) è il suo album che me lo ha fatto conoscere e sarà una ragione affettiva , ma lo preferisco al più conosciuto Rimmel . Però faccio fatica a seguire i pezzi post -1983.

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  3. Francesco 20/11/2015 a 10:43 #

    Grazie Tim, come fare a non prenderlo ‘sto libro dopo la tua presentazione? De Gregori per me è stato un compagno di viaggio fondamentale e, si sa, “due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai…”, non solo per la comune romanità (e in fondo anche per il nome) ma soprattutto per la sua poetica, che partendo da Roma riesce a essere universale. E infatti il cerchio si è recentemente chiuso col suo bellissimo disco di cover “Dylaniate”, traduzioni straordinarie per come Francesco è riuscito a coniugare senso, letteralità e metrica. Il suo disco più bello? Io voterei per “Canzoni d’amore” del 1992, forse perchè sono ancora dalla parte di chi ruba nei supermercati. “Ruba una mela e finirai in galera, ruba un palazzo e ti faranno re…”

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  4. timtirelli 20/11/2015 a 11:04 #

    Mi fa piacere, France’, che anche FDG sia una delle tante cose che ci legano.
    CANZONI D’AMORE è un disco molto bello, che amo particolarmente, di sicuro tra i miei preferiti, l’unico dubbio che ho è a proposito della produzione. Quel Rock che non è Rock, quella chitarra scevra da qualsiasi radice blues…il tutto mi dà un po’ da fare, poco male però, quelle canzoni hanno definito il Tim appena trentenne che ero, anche se già lo sapevo che

    …i simpatici mi stanno antipatici, i comici mi rendono triste…

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  5. Ciao Tim. Grazie mille per quel che scrivi sul mio libro. Enrico Deregibus.

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