Archivio | gennaio, 2026

Pioggia fredda sulla pianura (Jeff Beck Blues)

25 Gen

Pioggia fredda sulla pianura in questo sabato mattina: siamo di poco sopra lo zero. La pioggia è di media intensità, ma è dura e, giustamente, sembra non importarsene delle seccature degli esseri umani.

Entro in macchina, fa freddo. Cerco riparo in Live in Tokyo (2014) di Jeff Beck; dopo un breve accenno a Goodbye Pork Pie Hat parte Brush With The Blues.

La Blues Mobile rolla placida tra la campagna mentre cade la pioggia.

Pioggia fredda a Borgo Massenzio – gennaio 2026 – foto Saura T

L’abitacolo ora diventa una zona di comfort: la condizione psicologica in cui ci si sente sicuri, a proprio agio e senza ansia, grazie alla familiarità di situazioni e comportamenti conosciuti, dove il livello di rischio percepito è basso e le prestazioni sono stabili.

Si dice che, sebbene offra sicurezza e controllo, uscirne gradualmente sia fondamentale per la crescita personale, l’apprendimento di nuove competenze e la scoperta di nuove possibilità, espandendo i propri limiti senza forzarsi troppo. Mi pare di non correre questo pericolo: perciò, questa mattina, Jeff Beck me lo godo senza patemi.

Ecco Danny Boy

È una meraviglia sentire un chitarrista suonare così. Mi chiedo se davvero Beck sia stato il miglior chitarrista del pianeta; la risposta che mi do è affermativa. Uno con un dominio completo dello strumento come il suo, unito a una tecnica così immacolata da incutere quasi terrore e a una capacità espressiva nella solista che credo di aver sentito altrove solo molto, molto raramente.

Quel misto di blues, rock, hard rock, jazz-rock, musica sperimentale e melodie universali è davvero qualcosa di unico. Certo, come ho scritto più volte, ha una discografia non facile: un paio di album stupendi, poi dischi impegnativi, altri non del tutto riusciti, qualcuno persino bruttino. Ma da un punto di vista chitarristico Jeff va di diritto nel livello più alto dell’empireo dei beati (o, meglio, dei dannati).

Corpus Christi e A Day In The Life mi trasportano in altre galassie…

Jeff Beck lo abbiamo perso tre anni fa. Elaborare di nuovo questa assenza è come ricevere una lancia nel costato. Per gli uomini e le donne di Blues che siamo, queste perdite rendono meno riconoscibili le coordinate che usiamo per orientarci nel mondo. Certo, abbiamo ancora Keith Richards, Jimmy Page e qualcun altro… ma per quanto ancora? Meglio non pensarci.

Jeff Beck vive.

PS: mi basta vedere il lunghissimo jack (collegato alla chitarra) che usa per stimarlo una volta di più.

BRUTTURE DEL MONDO

Questo argomento sta diventando troppo frequente qui sul blog, lo so. Ma come si fa a far finta di niente? Dalla tremenda situazione internazionale alle tragedie che capitano — spesso per grave colpa di qualche umano — fino alle piccolezze, che sembreranno anche futili ma descrivono fin troppo bene il mondo in cui siamo finiti.

La nuova Gestapo al servizio dello sceriffo, la spinta imperialista senza freni di quest’ultimo, chi vorrebbe dargli il Nobel per la pace, la valanga di melma che l’estrema destra al governo – e a capo di alcuni quotidiani – riversa su chi dissente o semplicemente esprime opinioni diverse (Alexander Barber, anyone?), lo Zar, Volodymyr, Benjamin e compagnia. Ma si può, nel 2026, vivere in un mondo come questo?

Si è tornati alla violenza verbale totale, all’aggressione fisica. Si gonfia sempre di più un capitalismo senza regole, sostenuto da una tecnocrazia fascistoide; si calpesta e si riduce a uno straccio la democrazia, o quel che ne restava. Chi non concorda con il triste mantra dio, patria e famiglia (tutto rigorosamente in minuscolo) o con la Costituzione antifascista viene fermato dalla polizia. Ma dove caxxo siamo finiti?

Una larga parte della popolazione non si indigna nemmeno più: assuefatta — o forse contenta — della situazione, dell’animale forte al comando.

L’incapacità di accettare il fatto che è la natura ad imporre l’urbanistica delle città e degli insediamenti dove viviamo.

Il DDL stupri ricucito all’ultimo momento da una visione maschilista e patriarcale. La cultura (?) statunitense come unico modello da seguire — o da imporre. L’italiano, la nostra bellissima lingua romanza, costretto a sottomettersi a quell’idioma gutturale originato dal ceppo germanico che è l’inglese.

Ma l’avete sentita la giornalista Sky dire oggi, durante un servizio: «questa cosa garantisce l’effetto wow»? Sentite le colleghe che durante le call aziendali non riescono a usare il termine illustrazione e finiscono per dire: «non posso correggere il testo perché questa è una picture»?

E poi gli skills, la location, il sentiment, l’argument, il dissing.
«Ti forwardo il file così lo puoi sharare».
«Dobbiamo pushare questa thing ASAP».

Vogliamo poi parlare poi dei musicisti?
«quel tizio ha un sound molto deep e clean», «questo ampli è super warm».
E il castamasso della Cesira, no?

Ma andate a farvi dare dove si nasano i meloni, come diciamo qui nell’Emilia centrale.

PLAYLIST

Pinotto del 1977 … quando una tazzina di caffè non è sufficiente.

Syd dal primo abum.

Il figlio di … nel 1997.

Le sorelle Wilson nel pantano dell’Hard Rock commerciale

 

Gregg’s blues

PICCOLO FINALE

Per tirarmi su il morale, in pausa pranzo faccio un salto, una volta di più, in Vicolo Squallore, una delle parti di Mutina che in passato costituivano il ghetto ebraico.
Lo percorro cercando di immaginare cosa abbia significato vivere rinchiusi in uno spicchio di città sempre più ristretto due, tre, quattro secoli fa. Medito sulla pazzia delle società umane, sul destino che ci tocca a seconda di dove nasciamo e del contesto in cui cresciamo.
Dovremmo essere gli animali più intelligenti, quelli coscienti di sé stessi: dovremmo capire come vivere insieme e in pace, come progredire come specie, e invece guardateci qui…

Vicolo Squallore – Mutina – Gennaio 2026 – foto Tim Tirelli

Vicolo Squallore – Mutina – Gennaio 2026 – foto Tim Tirelli

Lavori di sventramento per creare piazza Mazzini nella zona del ghetto.

Gli ebrei modenesi dal 1638 fino al 1860 sono rinchiusi nel ghetto istituito nella zona tra la via Emilia, il vicolo Squallore, via Cortellini e via Taglio. Significativo è il ‘disallineamento’ delle finestre degli edifici che si affacciano su Vicolo Squallore: il particolare indica la duplicazione di spazi abitativi – attraverso la realizzazione di soffitti, pavimenti e relative finestre – determinati dall’aumento demografico della comunità costretta in uno spazio urbano chiuso e sempre più insufficiente.”

https://resistenzamappe.it/modena/mo_persecuzione/vicolo_squallore

Una delle vie del ghetto prima dell’abbattimento per realizzare Piazza Mazzini

Correre da Robert Allen Zimmerman per trovare un po’ di comprensione sembra l’unica soluzione.

Musica Trionfale In Sottofondo

18 Gen

La prima sera che si stende nel cielo mi porta frammenti poetici, proprio mentre mi perdo tra i miei scritti d’inverno.

Non ho nessuna scadenza: è un’attività che svolgo per me stesso, per piacere — o meglio, per un’esigenza che non riesco a trattenere. Eppure sento una certa tensione, una discreta pressione, simile a quella che accompagna la scrittura di una canzone, quando ci si lascia trasportare dal flusso di emozioni, pensieri e sensazioni. Cerco di descriverlo senza scadere nella retorica o nelle iperboli insopportabili che tanti “creativi” evocano quando parlano di creatività.

Ebbene, sono nello studiolo, digito sulla tastiera, mentre dalle casse esce la musica di IV dei Mahogany Rush, album del 1976. Seguo Frank Marino dal 1979, da quando me lo fece scoprire il caro amico e chitarrista blues straordinario Adriano Vettore. (https://timtirelli.com/2013/08/08/addio-ad-adriano-vettore/ ).

Nato in Canada, ma di chiara discendenza italiana (vero nome Francesco Antonio Marino), Frank è uno dei chitarristi che amo di più. E’ sempre sembrato troppo concentrato su Jimi Hendrix, tuttavia dal 1976 riesce finalmente a trovare una sua strada, pur con l’influenza hendrixiana ancora evidente. Il periodo 1976-1979 è il mio preferito: tre dischi da studio di gran valore e un live stratosferico.

Recentemente, grazie allo spunto di Stephen Van Der Pike — Picca, insomma — ne ho parlato nella chat WhatsApp che condivido con i miei “Blues Brothers”. Da allora, è da giorni che non ascolto altro: dalle casse arrivano i pezzi dell’album, tra cui le celebri The Answer e Dragonfly.

Musica potente, profonda e più articolata di quanto possa sembrare: la chiamerei, appunto, musica trionfale, capace di rapirmi in toto. Nel bel mezzo della sublime It’s Begun To Rain, mi chiamano al telefono. È una chiamata importante, ma non riesco a staccarmi dalla musica che sto ascoltando. Ci provo, ma è inutile: uno di quei momenti in cui la Musica dispone di me come vuole e io non ho difese. Il telefono squilla, e io sono travolto dall’aria sonora che, in quel preciso istante, è tutta la mia vita.

Non è naturalmente una prerogativa di Frank Marino: momenti simili mi sono capitati più volte nel corso della vita. Ricordo, per esempio, una domenica sera negli anni Settanta, da ragazzino, quando ero in un circolo culturale. Con gli amici ci eravamo raccolti intorno allo stereo e ascoltavamo la cassetta di un altro IV album. Giunse il momento di andarsene, ma io non riuscivo a separarmi dalle note virginali dell’arpeggio di Stairway To Heaven.

E poi ci sono le sere in cui, da ragazzo, restavo a letto prima di addormentarmi per ascoltare Mondo Radio di Scandiano, la leggendaria radio Rock dell’Emilia centrale, poi trasformata in K Rock Radio Station. Combattevo contro il sonno pur di rimanere immerso nella Musica che mi teneva in vita e finivo per lasciare la radio accesa, così da potermi risvegliare al mattino al suono che ormai faceva parte del mio DNA.

Julia — una protagonista dei primi anni di questo blog — diceva che mi invidiava per il modo in cui “sentivo” la musica (sentire in senso ampio, ovvero avvertire qualsiasi stato di coscienza indotto in me dal mondo esterno, e in questo caso dalla Musica, attraverso i sensi, o un qualsiasi stato affettivo che insorge nell’animo).

Dopo tutti questi anni, questi decenni, conservo ancora un fortissimo appetito musicale, una sorta di bisogno fisiologico di Musica: quell’arte, insomma, che usa suoni e silenzi nel tempo per esprimere emozioni, idee e atmosfere, e che ti porta con sé nelle profondità cosmiche.

Questo mio approccio mi sorprende ancora oggi. Immagino sia merito dei geni che mi ha passato Mother Mary. Insomma, la Musica è tutto quel che ho.

Tim Tirelli, ordinary bluesman, alle prese con la musica (foto di repertorio) – Centro Musica – Mutina

GOLDEN AGE OF ROCK AND ROLL

_Led Zeppelin, Sibly Rehearsals 1980.

Una nuova pubblicazione bootleg della Tarantura, intitolata Soundboard Scaps, contiene una versione inedita di Since I’ve Been Loving You eseguita dai Led Zeppelin, probabilmente durante le prove al Victoria Theatre di Londra il 2 giugno 1980.

Si tratta di un’esecuzione molto bella, con un lavoro di chitarra sorprendente, soprattutto considerando che il periodo storico non rappresentava l’apice del Dark Lord.

Per i fan dei LZ, questo teaser è una vera sorpresa.

PLAYLIST

FM & MR 1976 – musica trionfale

El Becko “canta” Jimi.

Chris Rea 1982

Lynne, Bev & the boys 1977.

Latter days Byrds …

CHIUSA FINALE

La Musica come salvezza, dunque: un lasciapassare, una Underground Railroad che conduce verso la terra promessa. Una terra che non esiste, un po’ come il nido di stelle, ma che noi umani dipingiamo nella nostra coscienza per renderla reale e convincerci che una via di fuga esista davvero.

Tra la matassa confusa dei nostri pensieri e dei nostri ricordi, la Musica — quella che intendiamo noi — detta le coordinate per uscirne più o meno indenni: dagli impicci quotidiani, dalla pazzia del mondo di oggi, dalla bruttezza. E allora, per salvarci, dobbiamo salire sul treno che sta arrivando…

People get ready, there’s a train a-coming
You don’t need no baggage, you just get on board
All you need is faith to hear the diesels humming
Don’t need no ticket, you just thank the (Dark) Lord

Il cielo era grigio, l’aria ferma e gonfia … ma la neve non cadde.

11 Gen

La neve arriva e cade abbondante sull’est dell’Aemilia et Romania; si ferma a Mutina, a un tiro di schioppo da Regium Lepidi, dove per mezz’oretta flusca, ovvero scende qualche fiocco (o qualcosa di simile), probabilmente immaginario.
Mi ritrovo spesso nei paraggi della finestra nella speranza di vederla scendere copiosa, ma non accade nulla del genere.

Sì, soffro della sindrome del nevofilo.

I sintomi di questa patologia, tutt’altro che rara, sono numerosi e colpiscono soprattutto gli abitanti delle pianure. Il più celebre tra tutti è senza dubbio il lampionismo:

«Una malattia più diffusa di quanto si possa immaginare tra gli appassionati di meteorologia, che si manifesta fin dalla tenera età. Consiste nell’osservazione continua, e spesso del tutto immotivata, del lampione di fronte a casa durante le ore notturne.
Dopo lunghe ore di contemplazione in assenza di precipitazioni, il soggetto affetto da lampionismo inizia a delirare, arrivando ad avvistare fiocchi di neve del tutto inesistenti…»

A questo si aggiunge la spasmodica ricerca di carte meteo, modelli previsionali o notizie capaci di confermare l’arrivo imminente della tanto attesa nevicata.
C’è chi, appena sveglio, tende l’orecchio per cogliere segnali inequivocabili: il rumore di uno spazzaneve, il raschiare di una pala, quel silenzio ovattato tipico della neve.
E poi c’è chi diventa irrimediabilmente meteopatico di fronte alle smentite dell’ultimo minuto.

Ecco, questo sono io.

Quando scende la neve mi sento meglio, ma che ci posso fare se non arriva? Accetto (più o meno) quello che viene.
Di certo mi infastidisce l’avversione della gente per questo meraviglioso fenomeno naturale e mi trovo sulle stesse posizioni di Luca Lombroso, meteorologo extraordinaire, che ogni tanto incrocio per le vie di Mutina, il quale a tal proposito dice:

“Una società globale interconnessa, costruita su ritmi forsennati e sull’illusione del tempo sempre perfetto. La neve cade, rallenta, cambia le regole del gioco. Pretendere che tutto funzioni come se fosse sempre giugno è una scelta nostra, non della natura.”

Non mi resta che godermi questi giorni di freddo intenso. Intendiamoci: nulla di sconvolgente — qui in Val Padana dovrebbe essere la regola — tuttavia l’altra mattina, mentre andavo in stazione, il termometro toccava i –7. Niente male.

La Domus Saurea ridiventa tundra e lo spettacolo mi irretisce ogni volta:

Tundra alla Domus – Domus Saurea gennaio 2026 – Foto Tim Tirelli

 

Tundra alla Domus – Domus Saurea gennaio 2026 – Foto Tim Tirelli

 

Tundra alla Domus – Domus Saurea gennaio 2026 – Foto Tim Tirelli

Già, la stazione.
La sera, quando riprendo il treno, ripenso alle vacanze natalizie ormai passate, al nuovo anno appena iniziato, a che ne sarà di me…

Train Station Blues – gennaio 2026 – foto di Tim Tirelli

SERIE TV

_Absentia ( USA 2017-2020) – TTT¾

Con Stana Katic.
Una serie TV girata come fosse un lungo film, che affronta il terrore dell’incognito, la perdita di controllo, ma anche la rinascita. Tre stagioni di alto livello, sebbene nella seconda e nella terza emergano esigenze rivolte a un certo tipo di pubblico, pur mantenendo la tensione fino alla fine.

_La sua verità (His & Hers) – USA 2026) – TTT¾

Altro thriller degno di nota, sorretto da una scrittura solida e da una regia efficace. Avvincente, con un finale tutt’altro che scontato. Ottime le interpretazioni di Tessa Thompson e Jon Bernthal.
Da segnalare, nella colonna sonora, “Ain’t No Love in the Heart of the City” di Bobby Bland.

TDL 82

Il Dark Lord arriva a quota 82. Auguri.

TDL 82 anni – Foto Scarlet Page

USA Album chart 20 november 1976 (courtesy of Dave Lewis)

 

GATTI ALLA DOMUS

Due passi nei dintorni della Domus. Fa freddo, ci stringiamo nelle nostre giacche a vento; mentre torniamo notiamo un gatto messo piuttosto male, accucciato, con lo sguardo perso nel vuoto.
Cerchiamo di avvicinarlo per sincerarci delle sue condizioni, ma ovviamente fugge; tuttavia deve aver capito che potevamo dargli aiuto, perché dopo un po’ ce lo ritroviamo sulle scale. Una ciotola di cibo fa il resto.

Nei giorni successivi lo vediamo fermo sotto la pioggia: sembra stremato, ma ogni volta che gli mostriamo la ciotola si avvicina quel tanto che basta per riuscire a sfamarlo.
Una sera lo ritroviamo sul terrazzo. Gli mostriamo la ciotola, entra in casa.

È diffidente, pelle e ossa, sporco, senza speranza, ma sembra capire che possiamo dargli una mano. Per un paio di giorni rimane in casa; gli altri gatti non gradiscono e cerchiamo di tenerli separati.
La tutor dei gatti con cui vivo riesce a prenderlo in braccio, lo pulisce, lo coccola: attività, quest’ultima, che sembra stupirlo.

Inutile aggiungere che lo portiamo dal veterinario: flebo, esami, antibiotico e antinfiammatorio. Era quasi in ipotermia. Tre giorni in day hospital parziale e poi a casa, al riparo, nella sua stanzetta.

Mangia, beve, fa i suoi bisogni e contempla il suo mondo attuale, cercando di capire le intenzioni dei due umani con cui interagisce. Pare aver instaurato un rapporto speciale con l’umana femmina, la quale lo ha ribattezzato Gelsomino.

Gelsomino e l’umana che lo sta salvando – gennaio 2026 – foto Tim Tirelli

Che ne sarà di noi e del gatto Gelsomino ancora non è chiaro. Gli esami hanno diagnosticato che Gelso è affetto da FIV (Feline Immunodeficiency Virus), un retrovirus appartenente alla famiglia dei lentivirus che causa una sindrome da immunodeficienza acquisita nei gatti, simile all’AIDS umano, ma specifica per i felini e non trasmissibile agli esseri umani né ad altre specie animali.

Per il resto è tutto nella norma, benché lo stato di debolezza sia estremo. Recuperarlo non sarà facile.
Potrebbe essere il gatto di qualcuno che abita nei paraggi e che evidentemente non se ne cura, oppure potrebbe essere un randagio…

Il gatto Gelsomino e la sua Tutor – Domus Saurea gennaio 2025

Noi abbiamo tre gatti nostri — due dei quali randagi accasatisi qui anni addietro — più due randagi ormai stanziali (uno dorme addirittura in casa in questa stagione fredda). Saremmo più che a posto così, ma come si fa a non aiutare un animaletto bisognoso?

PLAYLIST

Ronnie Lane & the Boys – 1972

Il grande Dick Wagner nel 1978

Ultravox nel 1981

I Clash nel 1978

Il Texas Tornado dal vivo nel 1970

CODA

Cerco di concentrarmi, dunque, sulle mie sciocchezze e sugli stratagemmi per continuare a restare su questi sentieri pieni di sassi…

Vado a pranzo a Castrum Guelfum con Siuviu e la Dinny, poi torno a vedere il mio amico Lorenz con i suoi Black Hearts al Morrison Hotel Pub di Arceto. Non mi perdo la fredda serata di Alex Britti a Parma, approfittandone per dare un’occhiata alla città e ai luoghi dove, decenni fa, ho fatto parte del militare.

Parmae – 31-12-2025 foto Tim Tirelli

 

Parmae – 31-12-2025 foto Tim Tirelli

Mi ritempro con i soliti krapfen e cappuccino al Bar dell’Antille, prima di fare la spesa settimanale alla Coop di Regium Lepidi.

Uomo di Blues alla Coop – Regium Lepidi 10-01-2026 – foto Saura T

E finisco per osservare il mondo attraverso il carrello della spesa, soppesando scampoli di vita degli avventori…

La vita attraverso il carrello della spesa – gennaio 2026 – foto Tim Tirelli

Tutto questo per cercare di dimenticare, per un momento, le brutture del mondo che non riconosco più: sceriffi scellerati, maghe magò, eserciti pronti a marciare, odi atavici alimentati, l’indifferenza…

Is this the world we created?
We made it on our own
Is this the world we devastated
Right to the bone?

TT’s SCHOOL OF ROCK XIV: Rolling Stones

2 Gen

Quattordicesima School of Rock quella del solstizio d’inverno del 2025 e dunque – qui faccio il solito  copia incolla – ritrovo modello “dopolavoro” nei locali della azienda per cui lavoro. Sospinto dalla volontà del nostro dirigente GLB eccomi di nuovo davanti al gruppo dei fedelissimi e affezionati colleghi che con dedizione e passione si assiepano – dopo l’orario di lavoro appunto – nella (mia amatissima) Sala Blues (where the dreams come blue), la grande sala informale dell’azienda dotata di un vero e proprio impianto hi-fi. Stasera si parla dei Rolling Stones, gruppo che non ha certo bisogno di presentazioni, le cui figure principali — Mick Jagger e, soprattutto, Keith Richards — rappresentano luci guida per tutti gli appassionati di vera musica rock.
Mi soffermo in particolare sui brani meno conosciuti, perché, al di là di Satisfaction, Jumpin’ Jack Flash, Brown Sugar, Miss You e compagnia, esistono perle di rara, rarissima bellezza, imprescindibili per ogni donna e uomo di blues in questo dicembre 2025.

Mi prendo una mezz’oretta prima dell’inizio per raccogliere i pensieri, immergermi nella silenziosa sala vuota e preparare ellepì e cd.

Sala Blues – 2025 foto Tim Tirelli

Tim Tirelli’s School Of Rock Rolling Stones dicembre 2025

Apro la serata con una delle mie solite introduzioni spiegando ai miei amati colleghi che a volte volte mi chiedo se valga la pena tenere ancora queste lezioncine, questi incontri e confronti musicali Rock, quando puntualmente mi arriva qualche segnale che mi dà la spinta necessaria.

Qualcuno degli adepti mi invia via email un messaggino:
La School Of Rock: una delle ragioni per essere rimasti, voglio un posto riservato :) Sei un grande. Tuo Tom

Un altro via whatsapp mi scrive: 
My dear friend, so che oramai la musica si ascolta su supporti digitali con lo schermo nero, e non in quei magnifici dischi che spesso ci mostri, ed é un peccato. Però così va il mondo, e il vero uomo di blues ne é consapevole. Oggi Spotify ha fatto come ogni anno il wrap up sulla musica ascoltata durante l’anno.
Questo il risultato …YOUR LISTENING AGE: 75 – YOU WERE INTO MUSIC OF THE LATE 60s, YOU’RE AN OLD SOUL.
Things to be proud of. An old blues soul. Ci vediamo presto my friend. Tuo SimoSca.

Entrambi hanno poco più di trent’anni, e questo dice tutto sulla importanza che la vera Musica Rock ha sulle vite di certe persone. Con determinazione spiego ai colleghi-amici il motivo per cui ci troviamo di nuovo riuniti nella sala Blues, l’una accanto all’altro, tutti insieme a celebrare una delle attività
umane – la musica – che più ci suggestiona, lo stratagemma forse più bello che noi umani abbiamo creato per non farci tramortire dal pensiero di essere scimmie evolute che gironzolano su una roccia persa nel buco del culo dell’universo.
Sì, perché la School Of Rock la facciamo insieme – io e loro – per sentirci vivi e non solo utili o produttivi, per essere noi stessi e non solo soldatini che fanno la fila per tre, rispondono sempre di sì e si
comportano da persone civili!
Ringrazio dunque il gruppo di volenterosi e volenterose, di impavidi eroi ed eroine che ho davanti. Stasera mi soffermerò meno sulla storia del gruppo per poter dare maggior spazio alle canzoni e parto raccontando un po’ di fatti dell’epoca.

I dischi di blues che arrivano nei porti britannici iniziano ad irretire i giovani del Regno Unito, dopo che il Rock And Roll li aveva spinti verso una vibrazione primordiale. Capiscono che il Rock And Roll non era nient’altro che blues veloce cantato (anche) dai bianchi, mentre il Blues rimaneva una musica genuina e schietta nata dalle popolazioni nere del sud est degli Stati Uniti. Il Blues colpisce perché non è mainstream, perché puro, grezzo, passionale, vitale.

Inizio la narrazione vera e propria sui Rolling Stones:
Prima che diventassero la più grande rock’n’roll band del mondo, Mick Jagger e Keith Richards erano solo due ragazzini del Kent, compagni di scuola nel 1950, che ancora non potevano immaginare quanto la loro amicizia avrebbe cambiato la storia della musica. Anni dopo, nel 1961, sarebbe bastato un incontro casuale sul binario due della stazione di Dartford e qualche disco di Chuck Berry e Muddy Waters sotto il braccio per far scattare la connessione definitiva: il blues come lingua comune, la musica come destino.
A metà degli anni ’50 Jagger aveva già provato a sporcarsi le mani con il rhythm and blues grazie a una garage band messa su con Dick Taylor, suonando i giganti afroamericani che presto avrebbero plasmato l’identità dei futuri Rolling Stones. Richards, incuriosito da quegli stessi dischi che Jagger portava sempre con sé, capì subito di aver trovato un complice musicale.

Il primo seme della band prese forma sotto il nome Blues Boys, un quintetto composto da Jagger, Richards, Taylor, Alan Etherington e Bob Beckwith. Erano giovani, affamati, e il loro mondo ruotava attorno al blues più autentico. La svolta arrivò nel marzo 1962, quando scoprirono l’Ealing Jazz Club sulle pagine di Jazz News. Il club era la casa degli Alexis Korner’s Blues Incorporated, una sorta di università non ufficiale del rhythm and blues inglese. Fu lì che i Blues Boys incontrarono Brian Jones, Ian Stewart e Charlie Watts — tre musicisti che avrebbero segnato la storia del gruppo e dell’intero rock britannico. Korner rimase colpito dal loro materiale e invitò Jagger e Richards a suonare con la sua band: un passaggio fondamentale che affinò il loro stile e li introdusse nella scena musicale londinese. 

Nel maggio 1962 Brian Jones decise di creare il suo gruppo e pubblicò un annuncio su Jazz News. Stewart fu tra i primi ad aderire, seguito da Jagger, Richards e Taylor, pronti a lasciare i Blues Incorporated per seguire la nuova visione di Jones. Il nome Rolling Stones nacque quasi per caso, durante una
telefonata con un giornalista. Alla domanda “Come si chiama la band?”, Jones guardò un LP di Muddy Waters sul pavimento. Una traccia spiccava: Rollin’ Stone. Bastò quello.
Una scelta istintiva, destinata a entrare nella mitologia del Rock.
Prima che Jagger e Richards diventassero il cuore compositivo del gruppo, Brian Jones era il leader
indiscusso. Fu lui a definire l’identità musicale iniziale della band, a radunare i membri, a scegliere il nome e a guidare le prime scelte artistiche. Il suo talento visionario e il suo amore profondo per il blues furono fondamentali per trasformare un gruppo di giovani musicisti in una forza creativa irresistibile.

Cerco di stringere i tempi, raccontare e far ascoltare i RS in poco più di un ora è impresa pressoché impossibile

Nel 1966 i Rolling Stones avevano già alle spalle più di un album e molti singoli di successo ma con l’uscita di Aftermath spostarono definitivamente l’asticella: fu il loro primo LP composto da brani originali di Mick Jagger e Keith Richards, segnando l’inizio di un’era di creatività e sperimentazione.
Da lì in avanti, la band attraversò una fase cruciale: il passaggio dal rock/blues-rock degli inizi a sonorità più complesse, psichedeliche, roots e – negli anni ’70 – a un rock maturo, spesso con sfumature blues, country e soul. Questo periodo è comunemente considerato l’apogeo artistico e commerciale degli Stones.

Aggiungo, finendo il discorso generale, che secondo stime aggiornate, i Rolling Stones
hanno venduto oltre 200 milioni di dischi su scala mondiale — un dato enorme che li colloca tra gli artisti
più venduti di sempre. Solo negli USA le vendite superano i 59 milioni di album.

Tim Tirelli’s School Of Rock Rolling Stones dicembre 2025 foto di Marcya P

La fase 1968 –1972 è probabilmente quella più significativa per la reputazione artistica dei Rolling
Stones. Con Beggars Banquet, Let It Bleed, Sticky Fingers ed Exile on Main St. la band consolidò il proprio suono: dal rock/blues originario a un mix ricco di influenze — roots, country, gospel, soul, rock. Molti considerano questi come i loro “anni d’oro”. Tuttavia anche dal 1973 e sino al 1981 i loro dischi sono bellissimi benché a volte paiano album da fase di transizione: la produzione infatti è influenzata da cambiamenti interni (line-up, abitudini, stili di vita), ma anche da un contesto musicale in evoluzione — nuovi generi, nuove mode. Nonostante ciò, la loro capacità di reinventarsi — senza perdere l’identità rock/blues-rock — li mantiene rilevanti e popolari anche nel decennio seguente. La longevità, in questo caso, è accompagnata da coerenza.

Concludendo, dal 1966 al 1981 i Rolling Stones attraversano la fase più intensa, creativa, e turbolenta della loro carriera. Passano da una band giovane che cerca di emanciparsi dal modello dei primi anni a un monumento del rock mondiale, capace di reinventarsi, contaminarsi di stili e restare rilevante per decenni.

Due note tecniche sugli album e (da Let it Bleed in poi) finalmente un po’ di canzoni da ascoltare:

1966 – Aftermath
Aspetti salienti: Primo album composto interamente da Jagger/Richards. Segna l’inizio della maturità artistica della band.
Classifiche:
 UK: #1 (8 settimane)
 USA: #2
 Italia: n/d (non esisteva classifica album)
Vendite / certificazioni:
 USA: Platinum (RIAA)
 UK: Silver (BPI, certificato retroattivo)
 Italia: n/d
Tracklist UK
Mother’s Little Helper • Stupid Girl • Lady Jane • Under My
Thumb • Doncha Bother Me • Goin’ Home • Flight 505 •
High and Dry • Out of Time • It’s Not Easy • I Am Waiting •
Take It or Leave It • Think • What to Do

1967 – Between the Buttons
Album pop barocco/psichedelico, ponte verso un suono più sofisticato.
Classifiche:
 UK: #3
 USA: #2
 Italia: n/d
Vendite / certificazioni:
 USA: Gold
 UK: nessuna certificazione ufficiale (pre-BPI)
 Italia: n/d
Tracklist UK
Yesterday’s Papers • My Obsession • Back Street Girl •
Connection • She Smiled Sweetly • Cool, Calm & Collected •
All Sold Out • Please Go Home • Who’s Been Sleeping
Here? • Complicated • Miss Amanda Jones • Something
Happened to Me Yesterday
Tracklist USA (differente)
Let’s Spend the Night Together • Ruby Tuesday + 10 brani
UK (senza Back Street Girl, Please Go Home)

1967 – Their Satanic Majesties Request
Album psichedelico, esperimento unico nel catalogo Stones.
Classifiche:
 UK: #3
 USA: #2
 Italia: n/d
Vendite / certificazioni:
 USA: Gold
 UK: n/d
 Italia: n/d
Tracklist
Sing This All Together • Citadel • In Another Land • 2000
Man • Sing This All Together (See What Happens) • She’s a
Rainbow • The Lantern • Gomper • 2000 Light Years from
Home • On with the Show

1968 – Beggars Banquet
Considerato uno dei capolavori: ritorno al roots-rock e blues.
Classifiche:
 UK: #3
 USA: #5
 Italia: n/d
Vendite / certificazioni:
 USA: Platinum

 UK: Platinum (certificazione retroattiva)
 Italia: n/d
Tracklist
Sympathy for the Devil • No Expectations • Dear Doctor •
Parachute Woman • Jigsaw Puzzle • Street Fighting Man •
Prodigal Son • Stray Cat Blues • Factory Girl • Salt of the
Earth

1969 – Let It Bleed
Album ponte tra fine era Brian Jones e ingresso definitivo di Mick Taylor.
Classifiche:
 UK: #1
 USA: #3
 Italia: n/d
Vendite / certificazioni:
 USA: 2×Platinum
 UK: Platinum
 Italia: n/d
Tracklist
Gimme Shelter • Love in Vain • Country Honk • Live with Me
• Let It Bleed • Midnight Rambler • You Got the Silver •
Monkey Man • You Can’t Always Get What You Want

 

1971 – Sticky Fingers
Primo album su Rolling Stones Records. Capolavoro assoluto del periodo Taylor.
Classifiche:
 UK: #1
 USA: #1
 Italia: n/d
Vendite / certificazioni:
 USA: 3×Platinum
 UK: Platinum
 Italia: n/d (stima: forte successo ma senza dati ufficiali)
Tracklist
Brown Sugar • Sway • Wild Horses • Can’t You Hear Me
Knocking • You Gotta Move • Bitch • I Got the Blues • Sister
Morphine • Dead Flowers • Moonlight Mile

 

1972 – Exile on Main St. (doppio)
Considerato uno dei migliori album degli Stones e uno dei migliori del rock.
Classifiche:
 UK: #1
 USA: #1
 Italia: n/d
Vendite / certificazioni:
 USA: 2×Platinum
 UK: Platinum
 Italia: n/d
Tracklist
Lato 1: Rocks Off • Rip This Joint • Shake Your Hips •
Casino Boogie • Tumbling Dice
Lato 2: Sweet Virginia • Torn and Frayed • Sweet Black
Angel • Loving Cup
Lato 3: Happy • Turd on the Run • Ventilator Blues • I Just
Want to See His Face • Let It Loose
Lato 4: All Down the Line • Stop Breaking Down • Shine a
Light • Soul Survivor

Tim Tirelli’s School Of Rock – Rolling Stones dicembre 2025 – foto Marcya P

1973 – Goats Head Soup
Sonorità morbide e soul-blues unite al solido Rock sound del gruppo.
Classifiche:
 UK: #1
 USA: #1
 Italia: n/d
Vendite / certificazioni:
 USA: Platinum
 UK: Gold
 Italia: n/d
Tracklist
Dancing with Mr. D • 100 Years Ago • Coming Down Again •
Doo Doo Doo Doo Doo • Angie • Silver Train • Hide Your
Love • Winter • Can You Hear the Music • Star Star

Il tempo fugge via, devo saltare l’album del 1974 e passare a Black and Blue e purtroppo terminare l’incontro.

1974 – It’s Only Rock ’n Roll
Transizione verso un suono più moderno anni ’70.
Classifiche:
 UK: #2
 USA: #1
 Italia: n/d
Vendite / certificazioni:
 USA: Platinum
 UK: Gold
 Italia: n/d
Tracklist
If You Can't Rock Me • Ain’t Too Proud to Beg • It’s Only
Rock ’n Roll • Till the Next Goodbye • Time Waits for No
One • Luxury • Dance Little Sister • If You Really Want to Be
My Friend • Short and Curlies • Fingerprint File

1976 – Black and Blue
Album di ricerca sonora (funk, reggae, soul), album di transizione, album obliquo, album per me bellissimo.
Classifiche:
 UK: #2
 USA: #1
 Italia: n/d
Vendite / certificazioni:
 USA: Platinum
 UK: Gold
 Italia: n/d
Tracklist
Hot Stuff • Hand of Fate • Cherry Oh Baby • Memory Motel •
Hey Negrita • Melody • Fool to Cry • Crazy

Prima di far ascoltare Memory Motel leggo la traduzione del testo, per far arrivare agli amici il senso di questo pezzo meraviglioso:

Memory Motel — Traduzione in Italiano

Hannah, tesoro, era una ragazza tutta pesca e miele
Gli occhi color nocciola
E il naso un po’ storto
Abbiamo passato una notte solitaria al Memory Motel
È sull’oceano, immagino che tu lo conosca bene


Ci volle una notte piena di stelle per togliermi il fiato
Giù sul lungomare
I suoi capelli tutti bagnati dagli spruzzi
Hannah, piccola, era davvero una dolce ragazza
Gli occhi color nocciola
E i denti un po’ storti
Prese la mia chitarra e iniziò a suonare
Mi cantò una canzone
Che mi è rimasta piantata in testa


Sei solo un ricordo d’un amore
Che era stato
Sei solo un ricordo d’un amore
Che un tempo significava così tanto per me


Lei ha una testa tutta sua
E la sa usare, oh sì
È una ragazza unica
Con una testa tutta sua
E la sa usare maledettamente bene


Guidava un pick-up
Dipinto di verde e blu
Le gomme erano lisce
S’era fatta un bel po’ di miglia
Quando le chiesi dove stava andando

“Torno su a Boston, canto in un bar”
Io invece devo volare oggi giù a Baton Rouge
I nervi sono già a pezzi
E la strada non è poi così comoda
Là in Texas c’è la rosa di San Antone
E io continuo a sentire quel morso nelle ossa


Sei solo un ricordo d’un amore
Che voleva dire così tanto per me
Sei solo un ricordo, ragazza
Sei solo un dolce ricordo
E un tempo contava così tanto per me
Sha la la la la…
Sei solo un ricordo d’un amore
Che voleva dire così tanto per me


Lei ha una testa tutta sua
E la sa usare, oh sì
Maledettamente bene
Perché è una ragazza unica
Una testa tutta sua
E la sa usare bene


Il settimo giorno avevo gli occhi tutti velati
Abbiamo percorso diecimila miglia
Attraversato quindici stati
Ogni donna sembrava svanire dalla mia mente
Mi sono buttato sulla bottiglia, sul letto, e ho pianto
Cos’è tutto questo ridere al ventiduesimo piano?
Sono solo un paio di amici

Stanno buttando giù la porta
È stata un’altra notte solitaria al Memory Motel


Sei solo un ricordo, ragazza, solo un ricordo
E un tempo voleva dire così tanto per me
Sei solo un ricordo, ragazza, solo un ricordo
E un tempo voleva dire così tanto per me
Sei solo un ricordo, ragazza, un vecchio dolce ricordo
E un tempo voleva dire così tanto per me
Sei solo un ricordo d’un amore
Che un tempo voleva dire così tanto per me
Lei ha una testa tutta sua
E la sa usare, oh sì
Perché è una ragazza unica

 

Anche per Fool To Cry vado sul profondo, traduco alla bene meglio la strofa che più sento mia…

FOOL TO CRY – traduzione in Italiano.
Sai, io ho una donna

(“Papà, sei uno sciocco…”)
E vive in una parte povera della città
E a volte vado a trovarla
E facciamo l’amore, così dolcemente
Appoggio la testa sulla sua spalla
Lei dice: “Raccontami tutti i tuoi problemi.”
Sai cosa mi ha detto? Mi ha detto:
“Papà, sei uno sciocco a piangere
Sei uno sciocco a piangere
E questo mi fa chiedere perché.”

Tim Tirelli’s School Of Rock – Rolling Stones dicembre 2025 – foto Marcy Tin

Siamo già oltre l’orario stabilito, devo fermarmi qui, al 1976, ringrazio tutti e sul finire ci scateniamo sul ritmo dei Rolling Stone… 

Thank you Sant’Orsola it’s been great. New York, goodnight! W i Rolling Stones, W l’amore, W … (qualcos’altro)

Riguardando quei pochi spezzoni video che qualche anima gentile ha filmato mi rendo conto che la serata è stata condotta da ITTOD, uno dei tre uomini che sono, quello guidato dal furore iconoclasta e che pertanto sono andato parecchio sopra le righe, un po’ mi imbarazzo, ma probabilmente è l’atteggiamento congruo per affrontare e raccontare la Musica Rock, perché in definitiva non mi importa nulla di insegnare qualcosa a qualcuno, una volta di più faccio mia la frase che disse quella che un tempo era la mia luce guida musicale: “ma che tecnica e tecnica, io mi occupo di emozioni!”

Video filmato da Marcya P. e Marcy Tin

◊ ◊ ◊

RP New York Goodnight

◊ ◊ ◊

 

la School Of Rock sul blog:

XIII

TT’s SCHOOL OF ROCK XIII: Van Halen

XII

TT’s SCHOOL OF ROCK XII: The Who

XI

TT’s SCHOOL OF ROCK XI: Queen

X

TT’s SCHOOL OF ROCK X: Santana

IX

TT’s School Of Rock Episodio IX PFM è contenuta all’interno di:

When the blues is in league with the freeway

VIII

TT’s SCHOOL OF ROCK VIII: Free & Bad Co

VII

TT’s SCHOOL OF ROCK VII: Led Zeppelin

VI

TT’s SCHOOL OF ROCK VI: DEEP PURPLE

V

TT’s SCHOOL OF ROCK V: Eric Clapton

IV

TT’s SCHOOL OF ROCK: Emerson Lake & Palmer

III

– TT’s School Of Rock Episodio 3 GENESIS è contenuta all’interno di:

https://timtirelli.com/2022/07/29/il-terrore-del-sabato-mattina-e-altri-blues-assortiti/

II

Tim Tirelli’s School Of Rock – episode 2

I

Tim Tirelli’s School Of Rock