Musica Trionfale In Sottofondo

18 Gen

La prima sera che si stende nel cielo mi porta frammenti poetici, proprio mentre mi perdo tra i miei scritti d’inverno.

Non ho nessuna scadenza: è un’attività che svolgo per me stesso, per piacere — o meglio, per un’esigenza che non riesco a trattenere. Eppure sento una certa tensione, una discreta pressione, simile a quella che accompagna la scrittura di una canzone, quando ci si lascia trasportare dal flusso di emozioni, pensieri e sensazioni. Cerco di descriverlo senza scadere nella retorica o nelle iperboli insopportabili che tanti “creativi” evocano quando parlano di creatività.

Ebbene, sono nello studiolo, digito sulla tastiera, mentre dalle casse esce la musica di IV dei Mahogany Rush, album del 1976. Seguo Frank Marino dal 1979, da quando me lo fece scoprire il caro amico e chitarrista blues straordinario Adriano Vettore. (https://timtirelli.com/2013/08/08/addio-ad-adriano-vettore/ ).

Nato in Canada, ma di chiara discendenza italiana (vero nome Francesco Antonio Marino), Frank è uno dei chitarristi che amo di più. E’ sempre sembrato troppo concentrato su Jimi Hendrix, tuttavia dal 1976 riesce finalmente a trovare una sua strada, pur con l’influenza hendrixiana ancora evidente. Il periodo 1976-1979 è il mio preferito: tre dischi da studio di gran valore e un live stratosferico.

Recentemente, grazie allo spunto di Stephen Van Der Pike — Picca, insomma — ne ho parlato nella chat WhatsApp che condivido con i miei “Blues Brothers”. Da allora, è da giorni che non ascolto altro: dalle casse arrivano i pezzi dell’album, tra cui le celebri The Answer e Dragonfly.

Musica potente, profonda e più articolata di quanto possa sembrare: la chiamerei, appunto, musica trionfale, capace di rapirmi in toto. Nel bel mezzo della sublime It’s Begun To Rain, mi chiamano al telefono. È una chiamata importante, ma non riesco a staccarmi dalla musica che sto ascoltando. Ci provo, ma è inutile: uno di quei momenti in cui la Musica dispone di me come vuole e io non ho difese. Il telefono squilla, e io sono travolto dall’aria sonora che, in quel preciso istante, è tutta la mia vita.

Non è naturalmente una prerogativa di Frank Marino: momenti simili mi sono capitati più volte nel corso della vita. Ricordo, per esempio, una domenica sera negli anni Settanta, da ragazzino, quando ero in un circolo culturale. Con gli amici ci eravamo raccolti intorno allo stereo e ascoltavamo la cassetta di un altro IV album. Giunse il momento di andarsene, ma io non riuscivo a separarmi dalle note virginali dell’arpeggio di Stairway To Heaven.

E poi ci sono le sere in cui, da ragazzo, restavo a letto prima di addormentarmi per ascoltare Mondo Radio di Scandiano, la leggendaria radio Rock dell’Emilia centrale, poi trasformata in K Rock Radio Station. Combattevo contro il sonno pur di rimanere immerso nella Musica che mi teneva in vita e finivo per lasciare la radio accesa, così da potermi risvegliare al mattino al suono che ormai faceva parte del mio DNA.

Julia — una protagonista dei primi anni di questo blog — diceva che mi invidiava per il modo in cui “sentivo” la musica (sentire in senso ampio, ovvero avvertire qualsiasi stato di coscienza indotto in me dal mondo esterno, e in questo caso dalla Musica, attraverso i sensi, o un qualsiasi stato affettivo che insorge nell’animo).

Dopo tutti questi anni, questi decenni, conservo ancora un fortissimo appetito musicale, una sorta di bisogno fisiologico di Musica: quell’arte, insomma, che usa suoni e silenzi nel tempo per esprimere emozioni, idee e atmosfere, e che ti porta con sé nelle profondità cosmiche.

Questo mio approccio mi sorprende ancora oggi. Immagino sia merito dei geni che mi ha passato Mother Mary. Insomma, la Musica è tutto quel che ho.

Tim Tirelli, ordinary bluesman, alle prese con la musica (foto di repertorio) – Centro Musica – Mutina

GOLDEN AGE OF ROCK AND ROLL

_Led Zeppelin, Sibly Rehearsals 1980.

Una nuova pubblicazione bootleg della Tarantura, intitolata Soundboard Scaps, contiene una versione inedita di Since I’ve Been Loving You eseguita dai Led Zeppelin, probabilmente durante le prove al Victoria Theatre di Londra il 2 giugno 1980.

Si tratta di un’esecuzione molto bella, con un lavoro di chitarra sorprendente, soprattutto considerando che il periodo storico non rappresentava l’apice del Dark Lord.

Per i fan dei LZ, questo teaser è una vera sorpresa.

PLAYLIST

FM & MR 1976 – musica trionfale

El Becko “canta” Jimi.

Chris Rea 1982

Lynne, Bev & the boys 1977.

Latter days Byrds …

CHIUSA FINALE

La Musica come salvezza, dunque: un lasciapassare, una Underground Railroad che conduce verso la terra promessa. Una terra che non esiste, un po’ come il nido di stelle, ma che noi umani dipingiamo nella nostra coscienza per renderla reale e convincerci che una via di fuga esista davvero.

Tra la matassa confusa dei nostri pensieri e dei nostri ricordi, la Musica — quella che intendiamo noi — detta le coordinate per uscirne più o meno indenni: dagli impicci quotidiani, dalla pazzia del mondo di oggi, dalla bruttezza. E allora, per salvarci, dobbiamo salire sul treno che sta arrivando…

People get ready, there’s a train a-coming
You don’t need no baggage, you just get on board
All you need is faith to hear the diesels humming
Don’t need no ticket, you just thank the (Dark) Lord

Una Risposta to “Musica Trionfale In Sottofondo”

  1. Avatar di Lucatod
    Lucatod 18/01/2026 a 19:38 #

    Peccato che questo assaggio non sia stato pubblicato nel sito ufficiale del gruppo.. Qualche novità non guasterebbe!

    Page (come suo solito) non è apertamente critico su quest’ultimo periodo, anzi, finge di non conoscere bene le registrazioni tratte dal tour del 1980. Dal suo libro The Anthology:

    “People have listened to bootlegs of the 1980 shows and say that we were on top form. I’m sure some
    of those concerts were extraordinarily good, but I’m not overly familiar with the recordings myself. What I do know is that throughout the history of the band there was the same emphasis on spontaneity and channelling music and energy. Playing live, our song introductions could be extremely courageous – I’d do them differently sometimes, rather than just playing the same notes. So, although I’m not totally familiar with all the 1980 material, it doesn’t surprise me when people say that it holds up and is a logical extension to what we did in the Seventies”.

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