Blues dell’enigma senza fine

1 Feb

Domenica, prima mattina, diretto a San Martin on the River. Sulla Sigismonda (la blues mobile, insomma) ho l’impulso irrefrenabile di ascoltare gli Emerson, Lake & Palmer. Sono alcuni giorni che ne sento la necessità: magari perché ho riletto l’articolo sui Nice di Beppe Riva sul blog che condivide con Giancarlo Trombetti – lo sapete, i miei due riferimenti principali per quanto riguarda il giornalismo musicale italiano, nonché amici di lunghissima data – oppure perché non posso stare troppo a lungo senza tornare nel battistero musicale e immergermi nelle loro acque per compiere di nuovo il rito con cui vengo ammesso alla comunità musicale illuminata: abluzione con acqua e invocazione trinitaria (Emerson, Lake e Palmer… appunto).

Benché il mio primo incontro con il gruppo sia avvenuto – laggiù negli anni Settanta – grazie all’album Brain Salad Surgery (1973), anche stamattina seleziono Trilogy (1972). Oltre alla musica stratosferica in esso contenuta, apprezzo molto anche la produzione e il suono della batteria. In questa mattina di inizio febbraio il cielo è nuvoloso, tutto sembra neutro e bruttino: la campagna che convive con le aree industriali; l’umanità fiaccata dall’impossibilità genetica di andare d’accordo con sé stessa (sé con l’accento, per Dio!); il futuro che sembra destinato a imitare certe terribili stagioni remote del passato; i linguaggi dei popoli che paiono scendere di livello anno dopo anno; i tanti temi negativi che sempre più spesso vengono trattati qui sul blog.

Ma poi arriva la Musica… misteriosa, magnifica, portatrice di vibrazioni cosmiche, di umanesimo, di beltà d’animo. Un tuffo in un mondo ideale, dove fregarsene della cupa realtà odierna, del rumore dell’incessante inquinamento orale e scritto che ogni giorno ci assale…

Why do you stare? Do you think that I care?
You’ve been misled by the thoughts in your head
Your words waste and decay
Nothing you say reaches my ears anyway
You never spoke a word of truth

Why do you think I believe what you said?
Few of your words ever enter my head
I’m tired of hypocrite freaks with tongues in their cheeks
Turning their eyes as they speak
They make me sick and tired

Are you confused to the point in your mind?
Though you’re blind, can’t you see you’re wrong?
Won’t you refuse to be used
Even though you may know I can see you’re wrong?
Please, please, please open their eyes
Please, please, please don’t give me lies

.

Una Fuga è necessaria; rifugiarsi là, nello spazio in cui Keith Emerson suona il piano, dove la bellezza torna a essere preponderante e a farsi luce guida…

Mi addentro in questa magniloquente aria sonora e mi ritrovo in equilibrio, in controllo di me stesso, eppure al contempo alla mercé della Musica stessa. Sembra quasi che il panorama grigiastro si colori immediatamente…

Alla mia destra scorre la ferrovia, a sinistra i pioppi sfilano come tanti soldatini. Faccio il punto sulla settimana appena trascorsa e nuvole di pensieri disparati attraversano la mia maruga.

Venerdì sera in sala prove con il gruppo: grande soddisfazione, voglia di suonare da parte di tutti, batterista (extraordinaire) particolarmente in forma, il Rock che fluisce potente e sinuoso. Ebrezza. Il suono che riusciamo a produrre nel Porciletto (la sala prove) è praticamente perfetto: la batteria Ludwig, il basso Fender Jazz, la Gibson Les Paul abbinata al Marshall Bluesbreaker si amalgamano all’istante.

Durante una pausa il batterista esce; io accenno il giro di People Get Ready (pezzo che, nella versione di J. Beck e R. Stewart, amo tantissimo), la bassista preferita si inserisce con le sue limpide linee di basso.

Filare di Pioppi – Prato, febbraio 2026 – foto Tim Tirelli

La blues mobile continua a rollare sulla tangenzialina campagnola, sono ora all’altezza della barchessa solitaria. Mi viene in mente che la Vale, una delle mie colleghe preferite, l’altro giorno ha inserito @timtirelli in un post che ha condiviso su Instagram. L’associazione ci stava, in quanto vi era un riferimento scherzoso a una faccenda che ci vedeva coinvolti.

Invece di mettere una faccina che ride, l’ho redarguita – perché il post aveva come colonna sonora un pezzo orribile – con un: «Sì, vabbè, ma Harry Styles non si può sentire!». Lei mi risponde che aveva condiviso il post con l’audio spento.

Ma dico io: almeno noi che amiamo la musica di qualità non possiamo stare a sporcare in giro con ’sta muzak. Per Vale, cartellino giallo.

Barchessa solitaria – Prato, febbraio 2026 – foto Tim Tirelli

Porto i fiori a Brian e a Mother Mary, passo a salutare il jazzista Enghel Gualdi, amico d’infanzia di mia madre, che tra l’altro vidi in concerto negli anni Settanta nella stessa piazza in cui lui e Mother Mary abitavano; prima di risalire in macchina mi fermo ad osservare il vecchio casolare dietro al cimitero… architetture ormai sbiadite di un’Emilia che sta svanendo.

Casolare – San Martin On The River febbraio 2026 – foto Tim Tirelli

La Musica celestiale continua e io, grazie ad essa, sfuggo alle costrizioni del tempo convenzionale, raggiungo una stella che è tutta mia, un pianeta su cui ricominciare: meta difficile da raggiungere, ma non impossibile.

Basterebbe appena un po’ di coraggio: svoltare, imboccare una blue highway, cambiare, essere l’uomo che avrei voluto essere e che invece non sono; prendere per mano una ragazza con i Far Away Eyes e partire…

Via di qua
Via di qua
Come andrei via di qua
Subito, come vorreiPartirei
Correrei
Verso un altra verità

Ci credessi
Ooh, appena un po’
Basterebbe, so che partirei

Via di qua
Via di qua
Doo doo doo, doo doo doo
Subito
Via di qua

In un altra realtà
Ritrovarmi
Ooh, appena un po’
Per vedere spazio davanti a me

Via di qua
Via di qua
Doo doo doo, doo doo doo
Subito
Via di qua

THE GOLDEN AGE OF ROCK AND ROLL

_Pubblicato su Youtubee il filmato completo in 16 mm del cinegiornale che mostra i Led Zeppelin mentre si esibiscono nel loro secondo concerto al Madison Square Garden nel 1975

 

Timestamps: 0:00 Rock and Roll 3:20 Sick Again 5:51 Over the Hills and Far Away 7:04 Crowd (before encores) 10:35 NBC Newsreel 13:42 Peter Grant interview 14:29 Fans arriving and interviewed before the concert

_in arrivo inoltre possibili nuovi filmati tratti da pellicole 8mm non ufficiali …

GATTI ALLA DOMUS

Tra tutta la gatteria che frequenta la Domus Saurea, tra i tre nostri gatti e i tre randagi ormai stanziali, Honecker è senza dubbio l’attore protagonista. I suoi due anni e poco più lo mantengono uno scavezzacollo che batte le campagne intorno alla Domus con spirito impavido, incurante di pioggia, gelo e galaverna. Tuttavia, tra i suoi istinti primordiali, si inizia a intravedere un minimo di coscienza di pensiero, e il rapporto con i suoi umani si fa via via più articolato.

Il suo sguardo, le sue occhiate, la pazienza con cui ogni sera si lascia lavare con le salviette umidificate, il guardarci dritto negli occhi, il lasciarsi riempire di baci: sono segnali inequivocabili. Senza nulla togliere a Minnie, la gattina che vorrebbe stare sempre con me; a Ragnatela, la principessina ormai anziana che combatte contro il passare degli anni; e ai tre randagi, Aroldo, Poldo Sbaffini e Gelsomino… Honecker sta, in qualche modo, riuscendo a carpirci tutto l’amore che abbiamo.

Il nostro amato e indimenticato Palmiro (che ci ha lasciato due mesi dopo l’arrivo di Honny) rimarrà sempre il gatto di riferimento per noi, ma Honecker sta sorprendentemente raggiungendo livelli di attaccamento e interazione che non avevamo previsto.

PS: e poi, cazzo, è bellissimo.

Honecker – Domus Saurea gennaio 2026 – Foto Tim Tirelli

PLAYLIST

Coltrane nel 1961

James & The Boys 1978 – Jazz-Rock italiano

El Becko Group – Live 1971

Rick, Tom & Robin nel 2025

Immaginando Genesis alternativi del biennio 1976/77

FINALINO

L’audacia di continuare a lavorare, di credere malgrado tutto nell’umanità; le gite di una notte da Champions a San Siro; il sacrificio, al contempo sublime e gravoso, di tenere tra le braccia, dopo tutti questi anni, una Gibson Les Paul; la School of Rock che tengo trimestralmente; il Blog; il giro di amici; le pheeghe; la letteratura; le lingue romanze; l’Illuminismo; Jeremiah Johnson; la neve; la pioggerellina che deve cadere su di noi; il sole; la Musica Rock — quella che fa girare la testa, quella che ci rende più belli, più liberi, più vivi, quella che ci regala i mezzi per attraversare la vita e il mondo.

Ever onward, my friends.

Blues Boy Tim – fine settembre 2025 (foto di repertorio)

 

Una Risposta to “Blues dell’enigma senza fine”

  1. Avatar di Siuviu
    Siuviu 01/02/2026 a 16:21 #

    Mi piace la lista delle cose belle per cui vale la pena di scansare ogni giorno il nero che striscia lentamente.
    Condivido quasi tutti i punti, comprese le lingue romanze. Mi ha fatto tra l’altro ricordare un personale mistero appena risolto. Dopo tortuose passeggiate tra testi cartacei e binari, passando per un film di fantascienza incentrato sulla linguistica, ho finalmente scoperto chi ha cambiato il portoghese parlato negli ultimi 300 anni. Beh… non siamo stati noi in Brasile :-)

    Sugli ELP invece dobbiamo fare un momento mentale alla prima occasione. Più li riascolto e più trovo similitudini con l’estetica sonora di alcuni correnti di videogame giapponesi di fine anni ’80. Mi domando se si tratti di una forte influenza diretta (probabile) o se i designer giapponesi, giocando con i primi sintetizzatori audio per computer, abbiamo in qualche modo esplorato in modo indipendente un cammino musicale parallelo (sarebbe affascinante se fosse così).

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