Archivio | marzo, 2026

Escatologia laica

22 Mar

Continuo ad osservare il mondo: fuori dalla finestra della “Saureskine House” (© il nostro Jackob), dal finestrino del treno, dagli schermi della TV e dell’elaboratore personale (vabbè, il computer). E per questo continuo a chiedermi quale sarà il compimento della storia, il punto d’arrivo definitivo dell’umanità.

Mi perdo tra i vicoli escatologici della mia maruga… già, l’escatologia (dal greco éschatos, “ultimo”, e lógos, “studio”). Da quando ne parlai anni fa con il magister extraordinarius Luca Baraldi ( https://leadershipaccelerator.it/member/luca-baraldi/ ) questa branca della teologia e della filosofia — che studia il destino finale dell’individuo (morte, giudizio, aldilà) e dell’umanità (fine del mondo, regno di Dio) — fa spesso capolino nella mia povera maruga.
Essa analizza le “ultime cose” e il compimento della storia, risultando fondamentale nelle religioni monoteiste.

L’Escatologia Individuale si occupa di ciò che attende la singola persona dopo la morte, includendo concetti come il giudizio particolare, l’immortalità dell’anima, il paradiso, l’inferno o il purgatorio.

L’Escatologia Collettiva (o universale), invece, riguarda il destino finale del creato e dell’umanità: la fine della storia, il ritorno di Cristo (Parusia), la risurrezione dei corpi e il giudizio finale.

Visto l’uomo che sono, non mi interessa la cosiddetta prospettiva teologica: nel cristianesimo, infatti, l’escatologia non è solo la fine cronologica, ma il compimento delle promesse divine in Cristo. Si parla spesso di una tensione tra il “già” (salvezza iniziata) e il “non ancora” (salvezza piena). E, di conseguenza, non mi interessa neppure l’Escatologia Realizzata, la prospettiva che enfatizza come il Regno di Dio sia già presente nelle azioni e negli insegnamenti di Gesù, piuttosto che atteso come un evento futuro apocalittico.

Ciò che mi prende e mi preme è il significato ampliato: perché, oltre al contesto religioso, il termine può indicare visioni filosofiche o ideologiche (come il marxismo) che prevedono un punto d’arrivo definitivo per la storia umana.

Già, il punto di arrivo definitivo della Storia Umana. Tutto quello che percepisco oggi è tenebra e oscurità; pertanto, non posso che aggrapparmi alla luce debole di quell’unico lampione che, tuttavia, tiene accesa la speranza.

 

Lampione nell’oscurità – Foto del nostro Jackob

Capisco, però, che non posso continuare a peregrinare tra questi sentieri intricati: ogni tanto serve scovare qualche scorciatoia del pensiero. Così cerco una piazza spazzata dal vento, che soffi via i miei blues; una notte a sorpresa, lontano da casa…

Ma poi a casa ci ritorno e, sotto il gelso, al tramonto della Domus Saurea, mi pare di ritrovare un po’ di stabilità, dopo tutti gli squilibri, le vertigini, le pressioni…

Il gelso al tramonto – Domus Saurea Marzo 2026 – foto Tim Tirelli

_Saggistica

Salgo in casa: sono solo, e la calma della campagna circostante ha un effetto benefico sui miei nervi, sempre sul chi va là.
In camera sistemo un po’ di cose; mi cade l’occhio sulla pila di libri sul comodino dell’umana con cui vivo. Mi sembra più alta del solito: controllo e scopro cinque volumi, sicuramente acquistati da poco, probabilmente stimolata dalle chiacchierate che ha fatto a febbraio con Polbi.

La Yamaha Girl si getta a testa bassa, ancora una volta, nella saggistica più spericolata. Dopo alcuni lustri, continua a sorprendermi.

Libri che compra Saura – marzo 2026 – foto TT

_Pasqua alla Coop

Alla Coop, durante la spesa settimanale, incontro una donna di mezza età, con lo sguardo sfilacciato dalla stanchezza: quattro grandi uova di Pasqua esplodono dal suo carrello.

Uova di Pasqua nel carrello di una signora – Coop di Regium L. marzo 2026 – foto di Tim Tirelli

Mi chiedo se la signora celebrerà l’uscita degli Israeliti dall’Egitto e la loro liberazione dalla schiavitù, come vorrebbe la Pasqua ebraica, oppure se festeggerà la resurrezione di Gesù Cristo, avvenuta il terzo giorno dopo la crocifissione, come racconta il cristianesimo, simboleggiando la vittoria sulla morte e sul peccato.

Qui, alla Domus, semmai si potrebbe procedere a celebrazioni che danno il benvenuto alla stagione primaverile; e le uova di cioccolato che compriamo servono solo a sostenere faccende che riteniamo importanti.

Uova Lab Verde RE + LAV – pasqua 2026 – Foto Tim Tirelli

 

_Notte dopo la recente School Of Rock

Solito ritrovo all’Uva d’Oro di Mutina con alcuni ex colleghi. Mentre lasciamo il centro storico, passiamo davanti a un negozio di design: in vetrina c’è il vecchio Darth Vader, in una versione che trovo appropriata.

Dalla vetrina di un negozio di designa di Mutina – marzo 2026 foto Tim Tirelli

_L’inglese fuori controllo … Bad English Blues

Mi fanno male le orecchie: tutti quei termini inglesi infilati a caso nei discorsi lavorativi che sento in giro mi trasformano in Severus Piton, ex Mangiamorte e membro dell’Ordine della Fenice, professore di Pozioni alla scuola di Hogwarts e direttore della casa di Serpeverde.

Repository… deposito, caxxo!
Tool… strumento, per Dio!
Shortcut… scorciatoia, per l’amor del cielo!
Induction… inserimento, reclutamento (nel contesto aziendale), diopòver!
Plus/Minus… ma caxxo, sono parole latine: perché — se parliamo tra italiani — dobbiamo pronunciarle plas e mainus?
Workload… carico di lavoro, eccheccaxxo!
Effort… sforzo, impegno, per la miseria!
“Ecco il draft del verbale”… la bozza, santi numi, la bozza!

Possibile che nessuno si ponga il problema degli anglicismi che ostacolano l’evoluzione autonoma della lingua italiana? Che questo uso fuori controllo di termini inglesi generici impoverisca una varietà di sinonimi italiani ben più precisi? Che, preferendo l’inglese, ci si illuda di avere fascino sociale e di apparire trendy, quando in realtà — a ben vedere — si finisce per produrre discorsi e lessici dozzinali?

Che questo business jargon, gergo aziendale appunto, con la scusa di sintetizzare concetti articolati (e con tutti quei cavolo di acronimi), porti alla fine alla povertà di espressione e, quindi, al decadimento delle facoltà intellettuali e spirituali?

Qui nessuno vuole essere un purista: il prestito linguistico è necessario (purché non si limiti all’inglese, ma coinvolga anche altre lingue — il francese, lo spagnolo, il portoghese, e così via). Tuttavia, devono essere preservate la dignità, le capacità espressive e la bellezza dell’italiano.

SERIE TV

_Pagan Peak (Der Pass) – (SKY – Austria/Germania 2019-2023) – TTTT

Ispirata alla serie danese-svedese del 2011 The Bridge – La serie originale (in originale Bron / Broen), che qui sul blog abbiamo amato tantissimo, Pagan Peak (Der Pass) è una serie austriaca-tedesca che convince su tutti i punti di vista.

Sì, certo, in questi anni di thriller ne sono stati prodotti a bizzeffe, ma questo è uno di quelli vincenti: storie intricate e paurose, raccontate con originalità e precisione. Le immagini, poi, sono spettacolari: le Alpi tra il confine austriaco e quello tedesco diventano un elemento essenziale della serie. Il gelido inverno, le nevicate e il paesaggio, invece di avere sfumature dickensiane, conducono direttamente a una dimensione spettrale e inquietante.

Un plauso anche ai due attori principali: Julia Jentsch, che interpreta Ellie Stocker, e Nicholas Ofczarek nei panni di Gedeon Winter. La prima e la seconda stagione sono di altissimo livello, mentre la terza forse appare un po’ appannata.

Da vedere. Ora disponibile su Prime.

PLAYLIST

_Anthony Phillips (ex Genesis) 2019.

_El Becko, singolo del 1967 

_El Becko col secondo Jeff Beck Group, 1972

_Capaldi (Ex Traffic) nel 1972

_Oscar Di Pietro – Occhi d’angelo 1957 – 

 

FINALINO

Tribolazioni, impicci personali, il vortice del lavoro, il vortice sentimentale, il vortice… — in senso figurato, termine usato per descrivere una situazione di confusione, caos o intensità emotiva.

E allora non resta che abbandonarsi alla purissima musica della Rapsodia su un tema di Paganini, Op. 43, Variazione 18 di Rachmaninov, ed essere finalmente in salvo.

Sergej-Rachmaninov

 

“Rhapsody On A Theme Of Paganini Op. 43 Var. 18 (AndanteCantabile)” – Rachmanino 

Brevi quadri di vita quotidiana

10 Mar

Affacciato alla finestra osservo il mondo che va alla rovina. Polbi mi scrive: “Ma in che cazzo di realtà stiamo vivendo? Non riesco a leggere, a capire quello che sta succedendo in questo scenario.”
Ci confrontiamo sul tema, azzardiamo qualche ipotesi, qualche riflessione, ma nessuna ci convince. Qualche scintilla di luce ci arriva dalla Spagna, ma, seppur luce guida, è solo un barlume: una piccola lanterna contro tenebre urlanti.

photo Lasse Møller

Scuoto la testa e, citando De Gregori, maledico il mondo com’è. Continuo con la mia vita.

_Incroci pericolosi

In giro per i corridoi del convento dove lavoro incrocio il Tuscany Boy. È insieme a due clienti ai quali sta mostrando la sede dell’azienda. Mi saluta e spiega loro: “Quello è il nostro musicista, quello che tiene la School of Rock… grandissimo talento”.

_Carrelli della spesa

Sabato, spesa alla Coop. Osservo un uomo ormai vecchio vicino ai grandi scaffali frigo dedicati alle confezioni di carne. Ha il lettore Salvatempo: dev’essere – come il sottoscritto – un aficionado della Coop. Legge il codice a barre di diverse vaschette di carne, dopo averne controllato scrupolosamente prezzo e contenuto, e ordinatamente le ripone nel carrello. Compie questo gesto varie volte. Lo immagino la sera, da solo in casa, a prepararsi la cena.

_Saggezza (Ariel’s blues)

Scambio di messaggi tra me e Ariel, giovane donna che conosco:

A: sono reduce da una notte di lavoro dopo una giornata piena… la mattina anche peggio… mi chiedo quando arriveranno momenti più belli, momenti felici.
T: trovare il proprio posto nel mondo non è facile, ma solo mentre lo si cerca si possono sfiorare momenti belli e felici.
A: sei tanto saggio, Tim, e tanto di conforto sono per me le tue parole… lo sono sempre state! Sono contenta di questa opportunità.
T: amica mia, ho solo un po’ di chilometraggio in più. Ma è anche vero che dobbiamo abbassare le aspettative che ci mettono in testa sin da piccoli… negli Usa hanno addirittura messo la felicità nella Costituzione: pazzi fanatici. È così che si fabbrica gente infelice.


_L’inglese fuori controllo

Qualche giorno fa in macchina. Davanti a me un furgone di un negozio specializzato, adornato di scritte in inglese incomprensibili: spinning saltwater & fresh water specialist. Trattasi di “specialisti nella pesca a spinning in acqua salata e dolce”. Descrivere le attività in inglese, comprensibile solo agli appassionati, farà anche figo, però precipitiamo sempre di più nel mondo dei barbari.

L’inglese fuori controllo – foto Tim T.

I pantaloni della tuta (e le sneaker bianche)

Un problema al lavoro. Al telefono alle 6:30 del mattino. Anticipo l’uscita da casa e prendo un treno di primissima mattina. Arrivo a Mutina nell’attimo in cui i treni locali vomitano gruppi di adolescenti diretti agli istituti superiori. Gradazione cromatica uniforme: nero o toni di grigio. Giaccavento scura della The North Face, pantaloni della tuta (si finirà per usarli anche il giorno delle nozze), scarpe da ginnastica — sì, certo, le sneaker — tutte bianche. Aver vissuto l’approccio technicolor degli anni Settanta mi rende un alieno in mezzo a questi giovani umani.


Honky Tonk Train Blues

In stazione a Mutina, sera. Prima del regionale che mi riporta a casa passa un Intercity che dal Sud va a Milano. La bestia metallica arriva, si ferma, scende il capotreno. Gli si avvicinano tre ragazzi emiliani, con borsoni da calcio di una società locale, e chiedono se, pur avendo l’abbonamento per il regionale previsto da lì a pochi minuti, possono salire così da non perdere la coincidenza per un locale che partirà da Regium Lepidi.
“Dai, salite”.

Passano trenta secondi. Gli si fanno incontro quattro ragazzi neri, muniti di biglietto, per chiedergli la stessa cosa.
“Prendete il regionale che passa tra cinque minuti”.


Azzorre

Anticiclone delle Azzorre, ma il cielo è lattiginoso da settimane, colpa anche della sabbia del deserto africano che arriva fin qui, nella grande pianura del Nord.

Nonostante il poco sole, alla Domus sbocciano i fiori d’albicocco, quelli del Prunus cerasifera (va beh, il marusticano) e i giacinti.

Fiori di Albicocco – domus Saurea marzo 2026 – foto Tim Tirelli

Marusticano in fiore – Domus – marzo 2026 – foto Tim Tirelli

I gatti iniziano a stare fuori tutto il giorno e a godersi la loro vita. Honecker ha due anni e mezzo: da piccolo gattino di 45 giorni è diventato un felino di quasi sette chilogrammi. Il nostro rapporto cresce quasi ogni giorno. Da gatto guidato dagli istinti, sta rivelando una sorprendente inclinazione ad approfondire il legame con i suoi umani.

Intendiamoci, molto diverso dal nostro indimenticato Palmiro, eppure anche il giovane Honny sta sviluppando diversi modi per connettersi con il suo “umano di blues”. Il segnale più evidente sono i suoi sguardi di traverso, testimoni di una complicità non indifferente. E così si finisce per amarlo ancora di più.

Honecker e lo sguardo di traverso – marzo 2026 – Foto Tim Tirelli

DUE GIORNI CON POLBI

Polbi è a Bonomia per un weekend, in occasione di una fiera relativa alla sua attività, e riusciamo a passare insieme i due giorni successivi. La connessione tra Regium Calabriae e Regium Lepidi è allo zenith. Parliamo fitto fitto per tutto il tempo; io e lui ci sentiamo quasi quotidianamente, ma ci vediamo di rado. L’ultima volta era a Roma, aprile 2024. Polbi era già stato da me in Emilia, quando abitavo a Nonatown e ancora non avevo il blog, ma mai qui, in questo posto in riva al mondo.

Due giorni passati tra Mutina e Regium Lepidi, tra cappelletti, lambrusco e cibi vegan-vegetariani per le due donne che ci seguono.

In alcuni momenti lo osservo di nascosto mentre contempla la Domus, i territori che batto, le due città che mi appartengono, e mi chiedo cosa potrà pensare di una campagna proletaria come questa, di una pianura piatta per centinaia di chilometri, di due città magari graziose ma piccole e provinciali… lui che di solito passa dalla maestosità di Roma ai panorami mozzafiato di Scilla.

La libreria All’Arco di Regium Lepidi, la politica, i Led Zeppelin, il rock, la letteratura, gli anni ’80 — che per entrambi non sono stati poi così belli, a dispetto dell’opinione comune che li dipinge come un periodo meraviglioso —, lo shock per essere passati dallo sgargiante technicolor della musica rock degli anni Settanta al bianco e nero assolutista del punk e della New Wave… io e Polbi abitiamo territori comuni, in modo diverso, certo, ma con la stessa sostanza.

Polbi Boy & Doublene – Domus Saurea feb 2026 – Foto Tim Tirelli

Tim & Polbi in Piazza Prampolini a Regium Lepidi feb 2026 – foto Cri Condemi

The Gavassa Girl & The Scilla Girl – marzo 2026 Regium L – foto Tim Tirelli

UNA DOMENICA DA LORENZ

Qualche problema con una delle mie Les Paul? Niente paura: c’è il mio amico Lorenz, the guitar player extraordinaire. Lo raggiungo a Curte Saviniano, pranziamo insieme, lo guardo sistemare i problemini di Darlene e parliamo incessantemente di rock e di blues. Che domenica bestiale!

Lorenz con Darlene, una delle Gibson di Tim – metà febbraio 2026 – foto Tim T

SERIE TV

_Under Salt Marsh (UK 2026) TTT¾ 

Giallo ambientato nelle paludi salmastre del Galles, aria da provincia, drammi umani. Uno dei punti principali di questa serie, tuttavia, è l’osservazione dei luoghi in cui è ambientata. Qui siamo nel blues britannico più profondo e lo scenario acquista una sfumatura epica grazie a un paesaggio a tratti spietato, spartano e comunque affascinante. Buone le prove dei due protagonisti: Jacqueline “Jackie” Ellis, interpretata da Kelly Reilly e doppiata da Chiara Colizzi, ed Eric Bull, interpretato da Rafe Spall e doppiato da Simone D’Andrea. Sei episodi densi, l’ultimo forse meno riuscito degli altri.

PLAYLIST

Jon, Ian e Ashton con Bernie Marsden alla chitarra. 1977.

Gli australiani Chain nel 1971 …verso il blues.

Jackie De Shannon, l’amichetta del Dark Lord, nel 1974

Roberta Flack nel 1973 … Pittore, ti voglio parlare

I cavalieri dalle lunghe ombre 1984

FINALINO

La realtà va vissuta, bella o brutta che sia. Si può pure cercare di cambiarla, di migliorarla, ma talvolta è salutare prendersi una pausa: un momento tutto per sé o da passare con gli altri… vivere per un breve istante come se le brutture del mondo lì fuori non ci riguardassero.

Gli amici, quel po’ di amore che rimane, un nuovo libro da cui non riesci a staccarti (ad esempio, in questo momento L’inverno della levatrice di Ariel Lawhon), la reazione chimica e le affinità elettive tra due persone che portano entrambe a dimenticarsi di sé stesse, l’arpeggio di Bron-Yr-Aur… un po’ di pace, di bellezza, di vita, prima di tornare in trincea a difendere l’eterna ricerca del “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”

Paul_Gauguin_- D’ou venons-nous Que sommes-nous Ou allons-nous