Giovedì, al mare, stavo leggendo Repubblica dopo aver letto la Gazza. Una delle notizie del giorno era la radiazione di Moggi, Giraudo e Mazzini dalla FIGC. Pensai che dopo le amministrative, i referendum si aggiungeva questo, e mi chiesi se davvero l’Italia stava lentamente cercando di tornare un paese civile. A pagina 65 c’era questo articoletto di Crosetti, lo lessi e decisi di pubblicarlo sul blog. Nel tardo pomeriggio scoprii che Settore aveva avuto la stessa idea e lo aveva già pubblicato sul suo (http://settore.myblog.it/) così decisi di rimandare la pubblicazione. Lo faccio oggi, anche se ogni volta che si parla di calciopoli sto male, perché sono un grande appassionato di calcio, ma se non altro la giustizia riesce a dare un po’ di sollievo.
CI VUOLE CORAGGIO A CHIEDERE INDIETRO QUELLO SCUDETTO
Non erano balordi di provincia, non erano un fruttivendolo, un dentista, un ex centravanti malato di scommesse. Erano l´amministratore delegato e il direttore generale della Juventus, e il vice presidente della Federcalcio. Erano il massimo del potere possibile. Erano un enorme nucleo di pressioni, complicità, clientele. Erano i piloti occulti di arbitri e arbitraggi. Erano un´associazione a delinquere (sentenza di Napoli su Giraudo, tre anni di galera in primo grado). Erano: e non saranno mai più. Il calcio sporco di oggi prende atto di una grave, importante, attesa sentenza sul calcio sporco di ieri. Perché sporco è sempre. Ma quella era sporcizia di sistema, era “la cupola”. Aberrante, altamente inquinante: citiamo il giudice. Meglio tardi che mai. «Mi hanno rubato l´anima», disse Lucianone. Quasi peggio che rubare le partite. Se non eri loro amico, diventavi un nemico. Se non accettavi favori e resistevi alle intimidazioni, eri fuori dal gioco. Perché volevano giocare solo loro, truccando le carte. Questa Italia dalla memoria corta ha ancora permesso a Moggi di fare l´opinionista: patetico, qualche sera fa al Tg1, ascoltarlo dissertare di scommesse, dopo avere perso per sempre la sua. Eppure la Juve rivuole indietro uno degli scudetti di questa banda: serve del coraggio anche solo per chiederlo.
(Maurizio Crosetti – La Repubblica di giovedì 16 giugno 2011)
AGGIORNAMENTO DEL 20/06/2011 – La discussione si fa profonda, dunque sollecitato da GCT aggiungo al post questo articolo di Oliviero Beha, cosa che avevo già intenzione di fare, mandatomi da Giancarlo via email. La discussione naturalmente è delicata, Interisti e Juventini la sentono molto questa cosa, ma scriverne e confrontarsi in questi termini non può che essere utile. Dubito che raggiungeremo mai punti comuni, ma non bisogna rinunciare a elaborare certi pensieri.
Perché mi devo fidare di Palazzi dopo quello che è documentato su di lui? E da chi dipende Palazzi se non da Abete, presidente federale? E nel 2006 Abete non era il vice del presidente Carraro? E non ci sono intercettazioni su Carraro (poi ovviamente prosciolto con urgenza da quella stessa giustizia sportiva da lui superveduta) del tenore di quelle su Moggi e soci? Quindi l’obiezione fasulla e amplificata dai media collusi, “intanto giustizia su Moggi, liberiamoci di un colpevole”, si scontra con la logica e la natura di chi lo ha giudicato.
I latini dicevano “summum ius, summa iniuria”, massimo diritto, massima offesa, o giù di lì. Per quello che avete letto finora, e senza tifo juventino pro o contro Moggi, è chiaro che qui di ius ce n’è pochissimo e invece c’è una gigantesca presa per il di dietro dell’opinione pubblica italiana. Mentre fioccano le notizie dalla Procura di Cremona, e Palazzi dovrebbe indagare su tutto ciò e cominciare gli interrogatori. Mi domando come, e con che faccia. In altri campi, questa mole di sospetti peserebbe come un macigno su chi amministra la giustizia assai più che su eventuali colpevoli scelti nel mazzo, a quel che si è visto e sentito nel Tribunale di Napoli, nel mazzo e con cura… Invece qui la stampa dimentica tutto ciò e archivia il caso con la “discarica Moggi”. Io me ne vergognerei…



























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