TITLE: LZ Riders In AZ – Community Center, Tucson, AZ – 28 giugno 1972
LABEL: Tarantura 121-1, 2, 3 / 2012
TYPE: audience
SOUND QUALITY: TTT1/2
PERFORMANCE: TTTT1/2
BAND MOOD: TTT1/2
Versione definitiva (almeno relativamente a quanto circola fino ad oggi) di Tuscon 1972. La fonte audience non è spettacolare, ma in ogni modo la Tarantura sembra sia riuscita a rintracciare le cassette originali della fonte conosciuta come “The Piano Guy”, quindi, seppur in mono, questa versione è la migliore ad oggi in circolazione. Il concerto è tratto dal tour americano del 1972, quello del live ufficiale HOW THE WEST WAS WON, sono dunque i LZ stellari dell’immaginario collettivo, una qualunque data del periodo 1969/1973 era molto spesso un concerto indimenticabile, e questo conferma la regola. Va detto che questa è roba solo per fan dei LZ in senso stretto, di più: solo per fan dei LZ in senso stretto che siano comunque interessati ai bootleg audience anche di non eccelsa qualità sonora. Ho provato un raffronto con la versione in mia possesso (La remastered edition di CRASHINGREVERLY della EVSD fatta da quel gruppo di fan conosciuti come !A Group / Personal Project), ma non noto granché di diverso. Ad ogni modo, ne ho voluto parlare per lasciar sfogorea quel matto di LZ fan che c’è dentro di me.
La qualità sonora dei bootleg soundboard del 1975 dei LED ZEPPELIN è stupefacente. Ne sono ormai usciti nove e tutti riflettono l’ottimo lavoro che la società texana SHOWCO fece nel gestire l’impianto audio del tour. Questo di New York poi è probabilmente il migliore, alcuni sostengano possa trattarsi di un rough mix di una registrazione multitraccia. La versione bootleg scelta è quella matrix, dove la qualità soundboard perde un pelo di brillantezza nell’essere mescolata ad una fonte audience, ma il risultato finale acquista in autenticità. Se vi piacciono i Led Zeppelin e se siete illuminati ed esperti abbastanza anche da affrontare quelli post 1973, questo è un bootleg da avere.
TITLE: Led Zeppelin: “Four Blocks In The Snow” February 12, 1975 – Madison Square Garden, New York
LABEL: Bluecongo Production
TYPE: matrix (soundboard + audience)
SOUND QUALITY: TTTTT+
PERFORMANCE: TTTT
BAND MOOD: TTTT1/2
12 febbraio 1975, New York. Robert Plant si sveglia verso le 10, insolitamente presto per le abitudini on the road dei LZ. E’ di buon umore. Ordina la colazione, osserva compiaciuto la fitta neve che scende sulla città. Scende nella hall dell’albergo, l’entourage del gruppo è ancora nelle proprie stanze, Jones è uscito per i fatti suoi, Bonham e Page si sveglieranno nel primo pomeriggio. Robert si accomoda in una saletta riservata, legge i giornali, dalla grande vetrata controlla che la nevicata continui, sorseggia un succo d’arancia. Si sente bene Robert, una delle prime volte che capita in questo tour. Bronchite, febbre e mal di gola sembrano meno feroci del solito. Ripensa a tutti i problemi incontrati durante questa spedizione americana. Jimmy Page che parte con un dito della mano sinistra in pessime condizioni, lui che nella fredda Chicago si ammala immediatamente, le droghe che iniziano a farsi pesanti all’interno della band e che condizionano troppo le performance – soprattutto quelle di Page – del gruppo. Ma oggi Robert non vuole avere cattivi pensieri, si sente in forma e stasera suonerà l’ultimo dei tre concerti del tour al Madison Square Garden, lì a New York City.
Inizia la sera e le limousine dell’entourage partono alla volta del MSG. Dovranno attraversare quattro isolati a passo lento, la neve continua a cadere, le luci della città brillano mentre i Led Zeppelin ci scivolano dentro. Robert ama la magia della neve e si sente sempre meglio.
Nel backstage osserva il gruppo: BONHAM un po’ nervoso che si beve un paio di whiskey, Jones fuma da solo in un angolo, Jimmy imperscrutabile finge di ascoltare un paio di groupie. Peter Grant confabula col responsabile del Garden e i pezzi grossi della Atlantic. Gli uomini della sicurezza cercano di darsi il tono giusto.
Arrivano gli echi del mormorio del pubblico, 20.000 anime affamate di piombo Zeppelin. E’ l’ora di cambiarsi, di sparire un paio di minuti nei bagni, di scambiarsi un sorriso…si va in scena.
Parte ROCK AND ROLL, niente di sensazionale… ma il gruppo ha mollato gli ormeggi. Il suono della chitarra di Page è meno distorto e più pulito che in passato, caratteristica di tutto il tour del 1975. Page sembra un po’ scordato, Plant con la voce sembra sempre sul punto di cadere, ma entrambi portano a casa una prestazione dignitosa.
SICK AGAIN è attaccata al finale di ROCK AND ROLL, pur non essendo un pezzo che risalti particolarmente deve essere adatto a far scaldare la band. L’esecuzione del primo assolo di Page è un po’ così, mentre il secondo è già più convinto
RP: “New York! Good evenin’. I said, good evenin’. That’s better. We came four blocks in the snow to get here. You realize that? Well, let me tell you something. People, people were calling me up on the telephone today sayin’, is it gonna be on? Is it gonna be on? For a minute, I wondered about my anatomy and then I realized there was some discrepency about the weather. Isn’t it good, though, it snows? Doesn’t it change the vibe of the city? I think it’s great. Anyway, so we’ll dedicate this to the, the keeper of the seasons. The man who gives us snow when we need it. Whoever he is, wherever he is. We’re gonna do a cross-section of material, as any of you who’ve been to any of the other shows we’ve done. For those of you who haven’t, I’m gonna give you a bit of schtick. It’s, uh, a cross-section of the material that we’ve got together in the last six and a half years. And it starts with one that goes something like this.”
Con OVER THE HILLS AND FAR AWAY il dirigibile prende decisamente quota, soprattutto nella parte dedicata all’assolo di chitarra. E’ uno di quegli exploit di Page che condensano misticismo, senso rock e brillantezza compositiva, in pratica il maestoso respiro dei Led Zeppelin. Quasi otto minuti di rock complesso messo giù in maniera semplice, deciso ma al contempo dolce. Tight but loose, insomma.
RP: “Thank you. This is, uh, what we could consider to be the last of the New York concerts. We’ve got the Nassau County ones, but we’ve always really dug the, playing in the Garden and, uh, so tonight, so tonight we’re gonna have a really estactic one, right? This is co-dependant on two things: us and you. I’m in the mood to do a lot of talking but that’s not what it’s all about so. Um, we’ve got a new album coming out very shortly called Physical Graffiti. The likes of which we left in California. Um, there’s some new tracks from the album that we intend to play you. And this is one of them.”
IN MY TIME OF DYING …Page si infila la Danelectro e il bottleneck (nell’anulare della mano sinistra) e la cavalcata di chitarra slide ha inizio. Ascoltare la versione in studio di questo pezzo, magari in cuffia, è una esperienza da fare per comprende il senso dell’attacco dei Led Zeppelin, per toccare con mano la grandezza del più riuscito gruppo rock della storia. Dal vivo il brano non può arrivare ai livelli appena descritti, ma rimane sempre un momento di sana compattezza.
(Page and Plant durante IN MY TIME OF DYING)
RP: “Pardon? Thank you very much. Ironically, that was, uh, that’s an old, what one might call a folk standard. They become folk songs when nobody writes the music to ‘em anymore. They’re just passed on by memory. Can you ever imagine ‘Whole Lotta Love’ endin’ up like that? Right, this is a song that came to us along with a lot of good experiences as we travelled the world. We ended up in, uh, here. Uh, Rodney Dangerfield’s, would you believe? Uh, we ended up in a lot of strange places across the world with a lot of strange people. Some good strange, some weird strange. But in the end we found, to cut a long long story short, that there’s a guy selling t-shirts there. And that ‘The Song Remains the Same.”
Tolta la Danelectro Page indossa la doppiomanico, pennata introduttiva sul RE e inizia THE SONG REMAINS THE SAME, altro momento superbo. Dal vivo, sulla 12 corde, Page cerca di riarrangiare per una chitarra sola le varie parti costruite in studio. Il risultato lascia spesso a bocca aperta. Quanto suona Jimmy Poige in questo brano e in che splendido modo è accompagnato dal gruppo! Se non fosse per le leggere imperfezioni che traspaiono qui è la sembrerebbe di ascoltare i LZ dei primi formidabili cinque anni.
THE RAIN SONG, nata come canzone a cui TSRTS doveva fare da introduzione strumentale, è suonata sulla sei corde della doppiomanico ed inizia laddove l’ultimo gorgheggio di TSRTS finisce. Plant fatica nella sezione più dura ma il risultato finale è molto buono.
RP”Right. Uh, sorry about that small intermission. Um, this is a track from the Physical Graffiti which, uh, once again takes the, the vibe of travel and experience and flashes on environment, like the one that we’re getting right now. But this one is called ‘Kashmir.'”
KASHMIR è il pezzo più importante di quelli presentati tratti da Physical Graffiti, album che – al momento del concerto di cui stiamo parlando – ancora non è uscito. Il pubblico sembra apprezzare. Altra buona prova, il gruppo sembra davvero unito.
La NO QUARTER del 1975, quando la band è in una serata decente, è uno dei momenti più esoterici dello spettacolo. La musica e la atmosfera che i Led Zeppelin riescono a creare durante questo brano ha del soprannaturale. Immaginate di percorrere, in una notte nera, un sentiero poco battuto con i rumori più nascosti del mondo ad incorniciare il vostro stato d’animo. L’ho già scritto, ma quando Page inizia l’assolo si viene sospinti in un territorio mentale dove si finisce a soppesare i misteri del mondo e a valutare gli orizzonti perduti che noi, uomini e donne di blues, ci portiamo dentro. Page potrà anche essere disgiunto a volte, ma l’intensità che riesce a raggiungere, le note che riesce a strappare sono note che provengono dalla tastiera dell’universo più che da quella di una semplice chitarra. Ammiro molto questa sua capacità di trovare sequenze di note così particolari. Credo sia questo che ammalia così tante persone. Qui al Garden, in questa serata, 17 minuti di musica che aleggia ed alloggia su sensazioni dal significato oscuro, musica che vaga senza mai toccare nessun punto cardinale. Il Garden apprezza molto e si lascia andare a manifestazioni di consenso e di ammirazione con applausi e grida entusiastiche.
RP: “John Paul Jones, piano. Jimmy Page, electric guitar. Raymond Thomas, Jimmy Page’s road manager. Ian Knight, in charge of the smoke machine that didn’t work.
Well I told you we intended to have a good time. One thing I can’t stand is those very starchy pop stars who pretend that it’s all so serious, that it’s. There’s a few of them lived in the village, from England. Here’s a track from, uh, here’s a track from Physical Graffiti that, that lifts a little bit. It, uh, refers to the embellishments of the motorcar. And it has connotations to physical contact. It’s called ‘Trampled Underfoot.'”
TRAMPLED UNDERFOOT, quarto ed ultimo pezzo da PHYSICAL GRAFFITI. Brano coinvolgente, ma tutto sommato minore e monocorde. Un po’ strana la scelta delle canzoni del nuovo album. A parte KASHMIR, forse era il caso di provare cose più efficaci e meno strambe…TEN YEARS GONE, CUSTARD PIE, THE ROVER per esempio. THE WANTON SONG fu provata nelle prime date ma poi fu accantonata. Ad ogni modo discreta versione, Plant un po’ a fatica.
RP: “Well that was another new one. Alright. Ladies and gentlemen, at this point in the evening we wanna feature one of the finest percussionist that Led Zeppelin’s ever had. The bowler hatted wonder … John Bonham, ‘Moby Dick.'”
Jimmy abbassa il Mi basso a Re, John Bonham inizia l’intro sul rullante, MOBY DICK prende vita. Venti minuti dedicati al genio percussivo di JOHN HENRY BONHAM. In alcuni momenti ascoltarlo è davvero eccitante. Ho una predilezione per il drumming di Bonham, uno dei pochissimi batteristi che mi fa godere, letteralmente.
RP: “Right, we said our intentions was to, uh, to cover a, sort of a cross-section of color, of sound, of what we’ve managed to get together for the last few years. This, probably, was one of the very first of what one might call the Immaculate Conception. Referring to Jimmy, of course.”
Quello del 1975 è l’ultimo tour che prevede in scaletta DAZED AND CONFUSED; in marzo – a Seattle – il pezzo raggiunge e supera i 40 minuti. Qui al MSG ci si accontenta di 33. A questo punto del concerto la voce di RP inizia a mostrare i primi cedimenti vistosi, tutto però viene mitigato dall’immaginazione musicale di Page e dalle belle prove di Jones e Bonham. Ancora mistero ed eleganza tenebrosa tra il minuto 6 e 8 nella sezione lenta dedicata a (If you’re going to)SAN FRANCISCO (be sure to wear some flowers in your hair). Segue il lavoretto con l’archetto di violino, dove anche stavolta il Dark Lord richiama dall’oscurità i demoni che così sapientemente riesce a evocare. Rientrata la band e nel bel mezzo di una di quelle improvvisazioni leggendarie, verso il minuto 23 prova un riff già disegnato nella sua mente…diventerà il riff di WALTER’S WALK. Il gruppo, il pubblico, i tecnici sono tutti sospesi in una trance dovuta a quelle improvvisazioni così sbalorditive e feroci. Alla fine tutti, storditi e contenti, tirano un sospiro di sollivo…esperienza mica da ridere quella di essere in balia di una DAZED AND CONFUSED suonata dai LZ (in una buona serata) nel 1975.
(Page in DAZED AND CONFUSED)
RP: “Jimmy Page, guitar.
Huhhh. Well we seem to have covered every, uh, almost every color in the spectrum. I think there’s maybe one color left.”
E’ il momento clou dell’evento, del rito, Jimmy Page riprende la doppiomanico, è l’ora di STAIRWAY TO HEAVEN. Dopo la tempesta di DAZED AND CONFUSED ecco il cielo terso di STARIWAY, la canzone della speranza. Ancora qualche problema alla voce ma il risultato è più che positivo. Durante l’assolo di chitarra qualche vago accenno reggae. L’assolo non è magnifico come quello immortalato nella versione di THE SONG REMAINS THE SAME (il film), ma Page non si ripete quasi mai, cerca sempre nuove strade e nel farlo a volte può incorrere in forzature. Un saluto e si torna nei camerini.
(Plant e Page durante STAIRWAY TO HEAVEN)
RP: “Thank you very much. New York! Goodnight.
Oh.”
Il primo bis è costituito dall’accoppiata WHOLE LOTTA LOVE / BLACK DOG. Il tempo di un minuto e mezzo (una sola strofa e le frasette finali ) e WLL è già finita. Il riff iniziale di OUT ON THE TILE e parte BLACK DOG. Il gruppo pare meno a fuoco, Robert tende sempre più a faticare, Jimmy sembra più sfilacciato. Sembra che la concentrazione se ne sia andata, magari grazie a certe sostanze prese dietro le quinte, o semplicemente forse perché verso la fine di un concerto di questo tipo ( di due ore e mezzo) le forze pisco-fisiche iniziano a venir meno. Intendiamoci, anche così è sempre un bel sentire.
RP: “New York! New York! New York! Goodnight.
Good evening. I said, good eveeening! I mean, this is the last time we’re gonna be at The Garden for, aye aye aye. I said, good eveeeening! (Oh. Well you know that you shook me. Oh).”
HEARTBREAKER si muove sugli stessi binari del bis precedente. Robert ormai non ne ha più e il gruppo ha perso in dinamica. Nell’assolo Jimmy alterna sbavature poco professionali e scariche furibonde. Al minuto 6 parte con un delizioso giro blues/rock and roll su cui si inseriscono subito Jones e Bonham e dove Plant canta (maluccio) THAT’S ALRIGHT MAMA. Nell’assolo finale con l’accompagnamento regna un caos niente male.
RP: “Ladies and gentlemen of New York, you’re too much. And we ain’t so bad ourselves. Thanks very much. Goodnight.”
Malgrado un certo decadimento nelle performance dell’ ultimissima parte, un gran bel concerto (per gli standard del 1975).
(le foto live inserite sono relative alle date di New York del tour 1975)
Credo sia ora che io affronti l’argomento bootleg dei LZ, per vari motivi:
Motivo A: è una delle poche cose di questo mondo su cui sono sufficientemente preparato.
Motivo B: la descrizione in alto a sinistra nella home page dice: LED ZEPPELIN, ROCK MUSIC, F.C. INTER, BLUES, e dei LZ mi sa che ne parlo poco.
Motivo C: mi piace da matti scrivere dei LZ.
Motivo D: la dimensione live creata dai LZ è senza dubbio uno dei punti più alti mai raggiunti dalla musica rock. Nessuno come loro forse ha dilatato la struttura rock, ingarbugliandola a volte, ma ancor più spesso arricchendola di contenuti, sensazioni, emozioni che stanno al centro dell’essere. Graffiti spirituali e fisici che ruotano intorno all’asse dei nostri animi.
Invece di iniziare dai classici, che so BLUEBERRY HILL 04/09/1970, SAN FRANCISCO APRILE 1969, LISTEN TO THIS EDDIE 21/06/1977, THREE DAYS AFTER 03/06/1973, parto dal tour più difficile, quello quasi inascoltabile, ma interessante se non altro dal punto di vista della scaletta, dell’approccio e del momento storico. Il tour dell’ultimo respiro dei LED ZEPPELIN.
TITLE: Led Zeppelin: “The European Championships” June 29th, 1980 The Hallenstadion Zurich, Switzerland
LABEL: Bluecongo Production
TYPE: matrix (soundboard + audience)
SOUND QUALITY: TTTTT-
PERFORMANCE: TTT1/2
BAND MOOD: TTTT
Aprile/Maggio/Giugno 1980: si ha notizia del tour europeo dei Led Zeppelin, inizialmente programmato per maggio ma poi posticipato di circa un mese. Carmine Vaccaro, local promoter modenese organizza un pullman dalla mia città. Sono ancora uno studente, frequento un istituto tecnico commerciale, gli studi che mi tocca affrontare mi annoiano a morte e non destano nessun interesse in me. Il mio cammino scolastico è faticoso, sono uno scapestrato, mi sento un ribelle, ma mi sento anche un po’ in colpa con i miei genitori ai quali non ho animo di chiedere le 50.000 lire per andare a vedere i miei adorati Led Zeppelin. Sarà per la prossima volta mi dico, immaginando che sarebbero tornati in zona nel 1981.
Picca, che avrei conosciuto qualche mese più tardi, e Menny , che avrei conosciuto qualche anno più tardi, erano su quel pullman. Menny, noto amante del rock della nostra zona e uno dei primi ad avere una lista bootleg già in quegli anni, attrezzatissimo, registrò il concerto. Qualche settimana più tardi quella registrazione arrivò a me tramite un amico di un amico. Ottima qualità audience, Menny sapeva il fatto suo. Aiutato forse dal fatto che le registrazioni audience nascondono un po’ le magagne, non mi accorsi dello stato in cui versava Jimmy Page. Certo, capivo che non erano più gli stessi Zeppelin, ma d’altra parte era il rock a non essere più lo stesso. Punk e New Wave avevano proiettato tutto verso un mondo cupo, rabbioso, dove pochi sapevano suonare, dove non potevi ascoltare vecchi gruppi senza essere tacciato di essere un retrogrado. Oltre a questo, c’erano i Police, Blondie, le prime increspature della NWOBHM e gli AC/DC.
Pochi anni dopo divenni molto, molto amico con Pop, fratello di Menny, e dunque iniziai a frequentare spesso casa loro. Parlando del concerto Menny mi disse una volta “Sai, ricordo che quando iniziarono STAIRWAY TO HEAVEN rimasi lì in piedi con una faccia inebetita, intontito dalla leggenda stessa”. Esco un attimo dal racconto per ricordare, commosso, Pop ( e Laura), che se ne andarono qualche anno più tardi.
(LZ a Zurigo 1980)
In un commento alla recensione del DVD Bootleg della durata di tre minuti del concerto in oggetto, pubblicata in ottobre del 2011, Picca scrisse le sue impressioni:
“Arrivato all ‘Hallenstadion scendo dal pullman e mangio un gigantesco wurstel color pene inserito in un ottimo panino, mentre attorno ci sono caroselli di ridicolissimi Hell’s Angels Switzerland sulle Harley rombanti. Entro nel velodromo e, con massimo orrore, mi viene preso tutto il biglietto dal cioccolataio all’entrata (si sospetta di riciclo di tagliandi). In breve, non avrò il ricordino/ticket. Conquisto facilmente un posto in piedi a una decina di metri dal palco grazie alla tranquillità diffusa del pubblico, che è quasi tutto tricolore e quando va all’estero si comporta per bene. Prima dello show dal P.A. viene sparato tutto Waiting For Columbus dei Little Feat, che io canticchio a memoria essendo uno dei miei albums preferiti. Ogni tanto qualcuno mi chiede di che disco si tratti e prende nota. Sono un PR sedicenne dei Little Feat. Quando escono gli Zeps è il tripudio, anche se i 4 non si danno assolutamente arie da rockstars, niente salamelecchi, niente enfasi, prendono gli strumenti pronti a partire con Plant che sorride e lancia saluti. Page è trasparente e notiamo che porta gli occhiali da vista (erano da sole ndTim). Partono con Train Kept…che io non riconosco perchè forse non l’avevo mai sentita prima (ho 16 anni, qualche lp a casa, zero bootlegs), Delusione cocente (avrei voluto RnR o Immigrant Song, lo so che dico cazzate ma avevo 16 anni ed ero lì inviato da una divinità cattiva al posto di Tim Tirelli). Segue Nobody’s Fault but Mine con JPP che ha un flangerazzo sulla chitarra che tramortisce i padiglioni auricolari, una roba piena di frequenze medio alte che picchiano in fronte. Delusione part. II (avrei preferito Heartbreaker o Black Dog). Terzo pezzo Black Dog (oplà). Presenta Page in un Londinese stretto incomprensibile (Page che parla al microfono?!?) smollando un paio di cazzate sui suoi occhiali che capisco addirittura io. Volume dal palco tremendo (ma non avevo molta esperienza di concerti quindi forse era un’ impressione). Da qui in poi i ricordi si incasinano, perché scesa l’adrenalina si è fissata meno roba. Ricordo l’attacco di Kashmir dopo White/BMS, e non ho ricordi di quell’orrendo casino che combinarono a metà di Kashmir stessa che ho poi sentito nei boots. Ricordo Achille’s come una cosa molto confusa, e ricordo Stairway con grande tenerezza per via degli accendini e del battito nel petto che saliva e cresceva in attesa dell’assolo. Sapevo che non avremmo avuto WLL perchè una settimana prima avevo letto sul Melody Maker comprato in stazione a Modena che non la suonavano quasi mai. Alla fine tutti fuori a smaltire il dirigibile (egil wurstel). Mi fermo davanti all’official merchandising ma le grafiche del periodo (In through the Out Door) non mi attirano, quindi niente maglia (una stupidaggine, a pensarci adesso). Io volevo una felpa con un Zoso grande come una casa, mica uno al bar con il cappello… Il concerto fu così così e l’unico che mi sembrava in salute era Bonzo. Pensa te…”
Lo stato della band in quell’inzio estate non è buono. Il momento di confusione del mondo musicale, l’album uscito un anno prima non certo memorabile (ma io lo amo molto) ma vendutissimo, Jones che porta le tastiere in primo piano, Page un po’ sfuocato sullo sfondo. Plant, ancora scottato dalla morte del figlio avvenuta tre anni prima e deciso a cambiare modo di relazionarsi con il suo stato di superstar, cerca di aiutare il gruppo a superare lo stato di confusione e ad allinearsi con l’umore di quegli anni. Via dalla scaletta i lunghi pezzi dalle interminabili improvvisazioni, via i vestiti da scena con draghi e segni zodiacali, dentro un approccio più immediato e un atteggiamento più down to earth. Jones e Bonham come sempre in forma, musicisti di altissimo livello che quasi mai perdono un colpo (sebbene Bonham fosse quello più prossimo a Page per quel che riguarda droghe e soprattutto alcol). Page è in uno dei punti più bassi della sua carriera: innamorato dell’eroina, svogliato nei confronti della chitarra, pallido ricordo del magnifico chitarrista che fu. Modo scolastico di suonare gli assoli, impreciso, senza dinamica…nell’analizzarlo col senno di poi si arriva ad un giudizio impietoso.
(RP a Zurigo 1980)
Zurigo tuttavia rimane probabilmente la data più riuscita di tutto il tour e questo bootleg che mescola le due fonti (il soundboard secco e un’audience grassa e tonica) rende l’ascolto possibile. In alcuni momenti sembra addirittura che il gruppo non fosse niente male.
I soliti due o tre colpi sul rullante di Bonham (sempre uguali nel corso degli anni), qualche strambo fraseggio di Page e si parte con l’intro a wah wah di TRAIN KEPT A ROLLIN’. L’Alembic di Jones da un tocco metallico ad una performance rabbiosa e piena di spirito. Benino Page negli assoli, anche se più che il grande chitarrista rock adorato da milioni di fan sembra di ascoltare Tim Tirelli al tempo degli Zeppelin Express. Il pezzo si collega con NOBODY’S FAULT BUT MINE da cui viene tagliata l’introduzione voce/chitarra. Di nuovo grande impeto, il gruppo sembra più tight che loose. Il suono, il cantato, le atmosfere…i LZ sembrano al passo coi tempi. L’assolo di chitarra è un po’ strambo e impreciso ma ci puo’ stare.
(LZ a Zurigo 1980)
Page (per la prima volta nella storia dei LZ) si avvicina al microfono, saluta il pubblico e introduce il prossimo pezzo (come dice Picca, con un spiccato accento londinese…quello che trasforma Jimmy Page in Jimmy Poige, per intenderci):
Good evening. I said, good evening! Yeah, right, right, right, right, right. Well you might have noticed, I just took me glasses off so I can see the guitar a bit better and see you a bit better, too. Yeah, right, right. Ok, we got an old one. I hope you can remember it ‘cuz it’s quite an old one. It’s called ‘Black Dog.’
Qualche secondo dedicata all’intro di OUT ON THE TILES e il celebre riff di BLACK DOG riempie l’Hallenstadion. L’hard rock blues dei LZ si fa rauco e spietato. Gruppo ancora concentrato. Il pubblico risponde in massa al giochino Ah Ah – Ah Ah. Assolo di chitarra accettabile e buon finale stile 1973.
Robert Plant “Well! Uh, guten tag, I mean, uh, good evening. Everybody ok? Sorry about the, uh, small delay, unforseen things. Very nice to be back in Switzerland again. Uh, been quite a long time I think since Montreux. Anybody remember Montreux? Showing your age, kids. Well since we hit the road last time we managed to make, create and put out an album complete with artwork called In Through the Out Door. This is, uh, one track from it. It’s called ‘In The Evening.’
Introduzione impreziosita da tocchi di batteria sintetizzata, arie misteriose ….parte durissima IN THE EVENING con Jones contemporaneamente alle tastiere e alla pedaliera basso. Page sembra riprendere quota (con la Fender Stratocaster Blu Lake Placid) durante l’assolo. Nuovo disegno di Jones nella la parte lenta. A sentirli così sembrano quasi un macchina ben oliata i LZ. Assolo finale col wah wah. Bislacche geometrie musicali courtesy of Pagey. Esibizione decisa e buona. Il pubblico gradisce un sacco.
Plant prova a ringraziare le migliaia di italiani presenti con un paio di “Grazies” che fanno partire il coro di “Italia, Italia, Italia…”
RP: ” Grazies. Grazies. Ah, good evening, good e, uh, buenas(era), uh. Uh, yes, yes. We want to teach you one thing. Take your right hand, and put it in the air, right hand. Right hand, you fool. Cup the hand like that. Take it to your nose, and go. And then, Eye thank yew. After three. One, two, three. Eye thank yew. Good evening. This is a slow one. It’s got nothing to do with being silly. It’s called ‘The Rain Song.’”
(JP a Zurigo 1980)
Page inizia i graziosi fraseggi di RAIN SONG e il pubblico si lascia andare in un applauso di gratitudine. Pur con i toni meno poetici del 1980, RAIN SONG risalta e risulta invariabilmente come una delle più dolci cose mai scritte in ambito rock. Le tastiere moderne di Jones fanno un po’ rimpiangere il caro vecchio e caldo suono del mellotron, ma l’effetto è comunque coinvolgente. Entra Bonham e con un fine lavoro di batteria ricama i contorni di quelle melodie così pure.
I primi cinque pezzi passano dunque veloci e ben diretti, non saranno più gli Zep dell’immaginario collettivo, ma in questa prima parte del concerto di Zurigo appaiono se non altro uniti e determinati.
RP: “Alright! Grazies, danke, merci bien. Thank you very much. Well that was one from a while back. This is one that relates to, uh. No, close. It relates to the rigors of relationships in Texas. Hard time in Texas. It’s called ‘Hot Dog’. Eye thank yew.”
Con HOT DOG, il gruppo inizia a sfaldarsi. Dal punto di vista esecutivo questo brano sciocchino e spensierato è difficile sia per Page che per Jones. John Paul deve mantenersi in pieno controllo per suonare un complicato giro honky tonk mentre con la pedaliera tiene un giro di basso impegnativo. Il riff di chitarra non è per nulla semplice e l’assolo (quello su disco) è di elevata difficoltà. Dal vivo Page non la ha mai suonata bene, sostituendo le parti più veloci e obbligate dell’assolo con note tirate allo spasimo con il B-Bender (meccanismo montato sulla sua Fender Telecaste che mediante un movimento del manico tira la corda del SI).
Dopo HOT DOG la registrazione sfuma e allo stesso modo rientra con ALL MY LOVE (niente Plantation dunque). Il pubblico applaude mentre di Jones introduce la canzone. Jones ancora impegnatissimo nel suonare le tastiere e contemporaneamente la pedaliera basso. A volte con questa suona dei giri cosi articolati che mi chiedo che razza di controllo debba avere negli arti. Jimmy pasticcia con l’assolo che è semplice e composto da poche note. Mah. La registrazione sfuma dopo il finale e riprende con RP che dice: “It’s called, it’s called ‘Trampled Underfoot.'”
(LZ a Zurigo 1980)
TRAMPLED UNDERFOOT, col suo incedere funk e cattivo intontisce il pubblico con la sua atmosfera monocorde. Buona prova anche questa. Page sempre un po’ in bilico nell’assolo, ma le cose che suona e che “dice” non sono affatto male.
RP: “Grazies. Danke shun. Thank you very much, ta. Ooh.”
SINCE I’VE BEEN LOVING YOU. Sesto pezzo consecutivo con Jones alle tastiere. Il piano ha sostituito l’organo dei primi anni e il piano effettato del secondo periodo. Il pezzo è un mezzo disastro. Page è fuori. Sfasato, confuso e impreciso. L’idea di allungare l’assolo di un ulteriore giro (come già avvenuto nei 4 concerti del 1979) con un Page in queste condizioni non è stata una gran idea.
RP: “Jimmy Page, guitar. Jimmy Page.”
JP:”Thanks very much.
RP:This is more like the European championships than a gig. Alright?!
Dal pubblico richieste di “Moby Dick!”
In ACHILLES LAST STAND in bella evidenza il basso di Jones. Pezzo di ardite architetture ritmiche e chitarristiche, da suonarsi con la band al top. Non esiste infatti una sola buona versione live (1977/1980). Lo sferragliare del basso Alembic di Jones cerca di evitare che Page finisca del tutto nell’abisso in cui sembra cacciarsi ad ogni fraseggio.
RP “Ok folks. Ok folks? Eye thank yew. Right now it’s Jimmy Page, guitar.” Il pubblico parte col coro “Jimmy Jimmy Jimmy”
WHITE SUMMER (a cui viene attaccata BLACK MOUNTAIN SIDE) riesumata nel tour del 1977 non è male ma è lontana dalle versioni dei primi tour dove serviva a Page per inerpicarsi verso vette di personalissimo ingegno strumentale; le ultime battute servono come introduzione a KASHMIR (entrambi i pezzi sono suonati con la stessa accordatura aperta DADGAD). La KASHMIR di Zurigo è famosa per l’errore nella parte centrale. Dopo le due strofe iniziali complete di riff principale e riff discendente, dopo un giro di riff e un giro di riff discendenti invece di passare al ponte in LA Jimmy passa alla sezione successiva creando un minuto e mezzo di imbarazzanti tentativi di rientrare in carreggiata. Finalmente Bonham riporta ordine e riparte così dall’inizio tutta la parte centrale. Senza questo pasticcio sarebbe stata una buona versione.
RP: “John Bonham on drums. If anybody’s bootlegging that you’ll have to scratch that number ‘cuz it wasn’t completely correct. Never mind. We got through it. Heavens it’s warm. Alright? Ok? Eye thank yew.”
Il bootleg contiene anche la version di Kashmir corretta (chi ha messo insieme questo bootleg, mediante un edit, ha tagliato la parte con l’errore). La traccia 3 del CD2 contiene quindi le due KASHMIR una attaccata all’altra.
(LZ a Zurigo 1980)
Page indossa la doppio manico, il pubblico capisce e applaude. Parte STAIRWAY TO HEAVEN. Quando Plant inizia a cantare mi prende sempre un senso di commozione. Che pezzo leggendario. Jones al piano, Robert ispirato, Bonham sempre pronto. Una volta accettato il fatto che il Dark Lord non è quello di una volta, questa versione è godibile. Nelle sue stramberie, nelle sue insicurezze quel diavolo di un Page riesce ugualmente ad incollarti all’ascolto…se non altro per capire se deraglia del tutto o se resta sul sentiero. L’Hallenstadion comunque apprezza, applaude, batte i piedi.
RP: “Thank you. Thank you everybody from everywhere! It’s been a good hot one. Good night.”
Claude Nobes ripresenta il gruppo per il bis.
CLAUDE NOBS “Robert Plant! John Bonham! John Paul Jones! And Jimmy Page! Led Zeppelin!”
RP: “Claude Nobs! Good evening! Buenos dias. Alright?! Eye thank yew. Excellent. Excellent.”
In certi momenti nell’ascoltare ROCK AND ROLL sembra di sentire i DAMNED. Versione, dura, sporca, cattiva, punk, acida.
RP: “Alright?! Eh? It’s been a very nice evening in Zurich. Thank you for coming from Italy, and France, and Switzerland, and Germany and England, and America and, uh, Wolverhampton. See you soon. Bye.”
HEARTBREAKER segue e chiude il concerto. Anche qui piglio aggressivo e credibile. Nell’assolo senza accompagnamento Page avrebbe dovuto evitare di portarsi la chitarra sopra ala testa e fare il solito giochetto con quei trilli fatti solo con la sinistra. Già nel 1973 non riusciva mica tutte le sere, figuriamoci nel 1980. Prova comunque dignitosa comprensiva di quell’intermezzo di stralunato blues ritmato/honky tonk accompagnato dal battimani dei 20.000 presenti e da BOURREE. Nella parte accompagnata se la cava piuttosto bene nella sezione del botta e risposta tra licks e ritmiche con accordi. La cosa che sorprende è che pur con tutte le difficoltà esecutive, non rinuncia mai a percorrere strade diverse e a sperimentare diverse soluzioni.
RP: “Thank you for being great. Thank you! Eye thank yew! See you again one day. Thank you very much. Jimmy, Jonesy, Bonzo, and meself. Tada”
(LZ a Zurigo 1980)
Sono stato forse un po’ troppo crudo nel giudicare gli Zep di questo periodo, ma essendo un fan in senso stretto preferisco eccedere nel mantenermi il più obbiettivo possibile e valutare il tutto anche secondo le orecchie del casual fan. Credo che tuttavia un bootleg di questo periodo si possa avere per i motivi descritti all’inizio, e questo è senza dubbio il migliore (pur non avendo in scaletta WHOLE LOTTA LOVE).
01.Introduction By Nicky Horne 02.Rock And Roll 03.Sick Again 04.Over The Hills And Far Away 05.In My Time Of Dying 06.The Song Remains The Same 07.The Rain Song 08.Kashmir 09.No Quarter 10.Tangerine 11.Going To California 12.That’s The Way 13.Bron-Y-Aur Stomp 14.Trampled Underfoot 15.Moby Dick 16.Dazed And Confused (inc. Woodstock) 17.Stairway To Heaven 18.Whole Lotta Love (inc. The Crunge) 19.Black Dog
La qualità video non si discosta da quella dei migliori dvd bootleg della data in oggetto e incredibilmente per l’audio si è usato la versione mp3 192kbps.
Detto ciò, non è male avere tutto il concerto del 24/5/75 su un unico disco.
Due parole sui LZ di Earls Court del 1975. In origine i concerti dovevano solo essere tre (23/24/25 maggio) ma vista la richiesta furono aggiunte le date del 17 e del 18 maggio. Furono le prime date in Europa dei LZ a godere dell’uso degli schermi sopra al palco. E’ per questo che la band possiede le registrazioni (del 23, 24 e 25) audio-video in multitraccia (alcune apparse sul DVD ufficiale del 2003).
Le riprese non sono eccezionali perché furono fatte a beneficio dello schermo gigante appunto e non con l’idea di farne poi un filmato, tuttavia sono godibili e vedere i LZ negli anni settanta è sempre uno spettacolo. Abbiamo già detto che i LZ, quelli dell’immaginario collettivo, finirono il 29/07/1973, l’ultima data del tour americano del 1973; da lì in poi, in versione live, si è avuta solo una pallida ombra sbiadita di ciò che furono, a volte imbarazzante. I 5 concerti inglesi del 1975 si mantengono ad un discreto livello, senza mai toccare i punti bassi della prima parte del tour americano (Page con l’anulare della mano sinistra rotto e in balia dell’eroina, Plant con una bronchite cronica che ha corrotto quasi tutte le date del tour).
D’altra parte però i 5 concerti inglesi non hanno un mood particolare, tutto sembra più spento e meno divertente. In America invece alcune date (una su tutte NEW YORK Nassau Coliseum del 12/02/1975) videro la band piuttosto carica, nonostante le pessime condizioni fisiche.
Delle prime tre date inglesi – parlando della disponibilità bootleg – esistono solo le tre registrazioni audio in versione audience, mentre delle ultime due esistono sia le due registrazioni audio in versione soundboard che i due filmati in versione pro-shoot (certo non nella versione cristallina che ha in mano Page). Gli spezzoni usati nel DVD ufficiale sono relativi solo alle date del 24 e del 25, perché nella data del 23 il microfono della gran cassa di Bonham non funzionò e nessuno se ne accorse se non a concerti finiti.
Gli screenshoot qui sotto posso darvi una idea della qualità (che non rimane la stessa durante tutta la durata del filmato).
Ripeto però che nonostante tutto, avere una data completa del 1975 /(due con quella del 25/5) dei LZ in versione video proshoot, è comunque una gran cosa…per chi ama la magnifica musica rock.
Eccolo qui il bootleg fino ad oggi più completo riguardante la reunion del 2007 dei LZ. I dischi 1 e 2 riguardano le prove e sono in una ottima qualità soundboard, i rimanenti sono invece la testimonianza in buona qualità audience del concerto.
REHEARLSALS dischi 1 & 2
Negli ultimi mesi le registrazioni delle prove erano apparse in internet, dapprima come mp3 di 4 pezzi, poi in qualità lossless di 16 pezzi (ma due di questi non completi…NO Q e MMHOP), pertanto solo oggi si ha dunque la versione completa delle reharsals in questione, conosciute come The Dress Rehearsals December 5, 2007.
Ho snobbato le versioni precedenti per il solito discorso: 3 sessantenni e un quarantenne non possono competere con la versione del gruppo del 1973, le tonalità abbassate di un tono di alcuni pezzi per facilitare RP, Jimmy Page che fa il compitino non riuscendo ad arrivare a livelli degni del suo nome. Questo bootleg però me lo sono voluto sentire per intero per aver una visione più completa della cosa. Ho scoperto che – come vado dicendo ormai da 10 e più anni – il modo di cantare di RP proprio non mi piace, sembra un finocchietto. Naturalmente non non ho niente contro gli omosessuali, ma non sopporto Robert Plant quando canta così. Le esibizioni del gruppo sono essenziali, gli assoli sono corti, non c’è nessun volo pindarico che faccia sobbalzare il cuore. Parrebbe dunque un bootleg su cui soprassedere, e forse è così, ma bisogna pur segnalare che in alcuni momenti la classe e la vocazione mistica degli Zep salta fuori, allora chiudendo gli occhi per qualche minuto si riesce ancora ad essere trasportati. Questo succede nel disco 1 con NO QUARTER e NOBODODY’S FAULT BUT MINE, quest’ultima dopo un inizio incerto, in particolari momenti della fase centrale e dell’assolo di chitarra sembra davvero convincente e nel disco 2 fino alla quinta canzone. DAZED, STARIWAY, TSRTS, MMHOP, KASHMIR tutte versioni dignitose.
LIVE dischi 3 & 4
Negli ultimi 4 anni ne sono uscite di versioni audience di questo concerto, un paio di queste sono nella top ten dei bootleg più scaricati dela storia (nel sito principe del download di cose non ufficiali…parlo di Dimadozen), non mi dilungherò quindi su questi due dischi. Peccato però che la Empress Valley non abbia scelto la registrazione migliore: questa può andare, ma c’era di meglio.
Le etichette bootleg TARANTURA e EMPRESS VALLEY faranno uscire in questi giorni la registrazione soundboard delle prove fatte agli Shepperton Studios per la reunion del 10 dicembre 2007. I pezzi sono 16, l’elenco lo trovate quei sotto. Devo dirvi che ho già sentito il tutto e benché sia una uscita bootleg col botto, la cosa mi ha lasciato piuttosto freddo. I Led Zeppelin del 2007, con Jason Bonham alla batteria, con i pezzi accordati un tono sotto per aiutare RP, con un Jimmy Page che ancora una volta non proprio all’altezza della sua fama, non mi interessano molto. Detto questo riporto il fatto che diversi fan dei LZ di gran lignaggio hanno salutato l’arrivo di questa registrazione con toni quasi entusiastici. Decidete voi se procurarvi o no questo nuovo bootleg.
Tarantura
Tarantura
Led Zeppelin
“The Triumph Rehearsals/PCM/WAV File Master” -2cd paper sleeve
5th December 2007 Rehearsals Shepperton Studios
Disc 1
1. Intro
2. Good Times Bad Times
3. Ramble On
4. Black Dog
5. In My Time Of Dying
6. For Your Life
7. Trampled Underfoot
8. Nobody’s Fault But Mine
9. No Quarter (start only)
Disc 2:
1. Since I’ve Been Loving You
2. Dazed And Confused
3. Stairway To Heaven
4. The Song Remains The Same
5. Misty Mountain Hop (end missing)
6. Kashmir
7. Whole Lotta love
8. Rock And Roll
members;
Jimmy Page
Robert Plant
John Paul Jones
Jason Bonham
Empress Valley
Led Zeppelin’s – Swan Songs (2007 UK Shepperton SB) Empress Valley Label proudly presents for the very first and only time anywhere, the complete & uncut Final Rehearsal for the 2007 reunion show in incredible Stereo Soundboard!!!
This Extremely Ltd Edition (200 Copies Only!!) 4 CD Set is housed in a special slip case and features as a special bonus 2 Additional CDs with an original Audience Source of the Reunion Show $165
TITLE : Haven’t We Met Somewhere Before – Seattle Center Coliseum, Seattle, WA, 17 March 1975
LABEL: Empress Valley 2011
SOURCE: excellent soundboard
PERFORMANCE: JJJ1/2
SOUND QUALITY: JJJJJ
DISC:3
E’ difficile parlare del tour americano del 1975 senza premettere per l’ennesima volta che fu pesantemente condizionato dalla bronchite/laringite di Plant presa durante le prime date di gennaio a Chicago e dall’infortunio all’anulare della mano sinistra di Jimmy Page avvenuto pochi giorni prima della partenza. Non fu dunque certo una brillante idea quella di organizzare il tour durante l’inverno affinché alcuni membri del gruppo potessero stare con i figli durante le vacanze estive, la voce di Plant come detto ne risentì per tutta, e ripeto tutta, la durata della tournée. Certo, le performance del gruppo (quelle in Page in particolare) risentirono anche del costante e sempre più frequente uso di certe sostanze da parte di un paio di membri del gruppo , ma la voce di Plant che va e che viene rende problematico l’ascolto delle registrazioni del tour in oggetto.
E’ un vero peccato perché i bootleg soundboard del 1975 sono di una qualità sonora stupefacente; questo di Seattle è il decimo della serie se non sbaglio e se siete un fan dei Led Zep è naturalmente da avere. Nulla aggiunge e nulla toglie ai precedenti nove, forse Plant qui è un po’ più in forma e Page è meno discontinuo, ma restano alcuni momenti pieni di sbavature e confusione. Come spesso succede nelle registrazioni di questo tour, il gruppo sembra concentrato fino a DAZED AND CONFUSED, dopodiché perde energia e messa a fuoco. L’assolo di STARIWAY TO HEAVEN ad esempio sembra suonato senza costrutto, le improvvisazioni sembrano un po’ forzate e poco adatte ad un pezzo come quello, e anche Bonham esagera e contribuisce a rendere discutibile quella parte strumentale. THE CRUNGE, suonata nella sezione dedicata al collegamento tra WHOLE LOTTA LOVE e BLACK DOG, è come spesso capita pasticciata con Page, Jones e Bonham che non riescono a decidersi sul momento in cui cambiare accordo.
Ci sono però anche momenti di grandissima musica, un po’ auto indulgenti, ma davvero emozionanti. Le dilatazioni di certo pezzi e di certe improvvisazioni portano l’ascoltatore verso altri mondi, mondi dove l’essenza del rock si miscela al mistero della vita, alla coscienza e all’incoscienza dell’umanità. Sto parlando della sezione strumentale durante l’assolo di Page in OVER THE HILLS AND FAR AWAY, di TSRTS (The Song Remains The Same) e della parte centrale strumentale di NO QUARTER; qui poi durante il finale dell’assolo di chitarra si fa viva un po’ di pazzia da improvvisazione. Da citare anche DAZED AND CONFUSED, che con i suoi 35 minuti trasporta l’ascoltatore in uno shangri la elettrico dove i colori di orizzonti liquefatti prendono vita…(se vi sembro un po’ sopra le righe, ascoltatevela in cuffia, un sabato sera che siete a casa, sdraiati sul divano con due dita di Southern Comfort a portata di mano … se alla fine sentirete girare la testa sappiate che non è il bourbon di New Orleans…).
In sintesi, i Led Zeppelin nell’anno in cui iniziarono ad inseguire orizzonti perduti, tra decadenza e musica in bilico tra schitarramenti poco chiari e sublime aria sonora forgiata dal martello degli dei.
(nella foto: Seattle Center Coliseum)
(nella foto: l’interno del Seattle Center Coliseum, capacità 12,300 spettatori)
Ci sono concerti rock che sono entrati nella leggenda, vuoi per la performance del gruppo, per lo stato di grazia dei membri della band in quella particolare sera, per la reazione del pubblico, per la qualità della registrazione, e per la diffusione del bootleg stesso. I concerti dei Led Zeppelin che vanno dal 7 settembre 1968 al 29 luglio 1973 si possono in qualche modo definirsi tutti leggendari, in quei primi 5 anni infatti il gruppo mantiene una qualità media delle esibizioni davvero altissima e ogni concerto è una profonda esperienza di musica rock. Il concerto di Osaka del 29 settembre 1971 primeggia nelle preferenze di quasi tutti gli amanti del gruppo; il tour giapponese del 1971 (insieme al tour Europeo del 1973) è considerato il punto più alto raggiunto dai Led Zeppelin e la data di Osaka del 29 lo chiude appunto in maniera trionfale. Il gruppo è di ottimo umore e si sente, il testosterone è alle stelle, Page suona da dio, Plant canta come mai nessun cantante rock ha fatto, Jones è come di consueto impeccabile e Bonham … Bonham non lo si tiene.
Purtroppo di questo gran concerto non esiste una registrazione soundboard, ma solo audience (presa dal pubblico con un registratore). Ci si accontenta così di quella parte di essa che nel corso degli anni è apparsa nel circuito degli appassionati. Decine di bootleg (in vinile e in cd) sono stati pubblicati contenenti questo concerto, ma è solo grazie a questa recentissima produzione (senza scopo di lucro / NOT FOR SALE) che si ha la versione definitiva di questo concerto (almeno fino a che non comparirà per intero la “stage recording” …Jimmy, ma pubblicare una Deluxe Edition di Led Zep IV con 3 Cd contenenti la registrazione in questione che hai in mano come bonus no, vero?).
Eddie Edwards è un amico, gran supporter del Football Club inglese CRYSTAL PALACE, è anche un validissimo musicista (suona il basso, le tastiere e il mandolino nei SIMPLY LED) e ha un orecchio musicale di altissimo livello. Le sue rimasterizzazioni di certi concerti dei Led Zep sono considerate le definitive nel vasto circolo dei collezionisti di live recordings.
Questa nuova versione di Osaka 29/09/71 tuttavia non è per tutti, la qualità sonora potrebbe scoraggiare i cosiddetti casual fan, ma per chi è abituato a trafficare con bootleg e cose simili e per chi è un fan dei Led Zeppelin in senso stretto, questo triplo cd è da avere. Eddie ha selezionato il meglio dei supporti esistenti (può sembrare un paradosso, ma la qualità audio migliore appartiene ancora al bootleg in vinile LIVE IN OSAKA 9/29 ’71), e con sapiente maestria ha ricostruito il concerto completo miscelando 5 fonti.
Tra le curiosità del concerto, l’accenno a SMOKE GETS IN YOUR EYES, TWIST AND SHOUT nel medley di WLL e il siparietto dedicato a Bonham prima di TANGERINE.(Where’s Bonzo? Bonzo? Mr Bonham. Go on, a round of applause, where’s he going? Mr Bonham! Listen, after three, everybody say, “Mr Bonham”. One, two, three – Mr Bonham! For fucks sake. Mr Bonham, uh, what can you say? Mr Bonham go for bath with, with a geisha, yeah. Hah, hah. Right on. Uh, what was that you got …? I’m afraid Mr, where is he? Where’s Bonham? He refuses to come. Fuck you, mate. Where’d he go? All right then, no Mr Bonham. Mr Bonham gone, uh, I know what you mean. So sssh. (I’m a country boy) .
Il titolo che EE ha dato a questa versione è preso da un personaggio creato dal comico inglese Max Wall e dalla battuta a proposito dello stesso che Plant e Bonham si scambiano prima di MOBY DICK.
Tutti i pezzi sarebbero da citare per una cosa o per l’altra, mi limito a sottolineare THANK YOU con un John Bonham over the top e una COMMUNICATION BREAKDOWN con un botta e risposta tra BONHAM-JONES e PAGE indimenticabile.
Quando i Led Zeppelin erano per davvero the greatest rock and roll band.
Cd1
1 – Introduction
2 – Immigrant Song
3 – Heartbreaker
4 – Since I’ve Been Loving You
5 – Black Dog
6 – Dazed And Confused
7 – Stairway To Heaven
Cd2
1 – Celebration Day
2 – That’s The Way
3 – Going To CA
4 – Tangerine
5 – Friends
6 – What Is
7 – Moby Dick
Cd3
1 – Whole Lotta Love Medley includes:
a)Boogie Chillen
b)I Gotta Know
c)Twist And Shout
d)Fortune Teller
e)Good Times Bad Times
f)You Shook Me
2)Communication Breakdown
3)organ solo / Thank You
4)Rock And Roll
Recorded live at Festival Hall, Osaka, Japan – September 29,1971 – Executive Producer: EE
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