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LED ZEPPELIN – “How The West Was REALLY Won” (Bootleg 2011) JJJJJ

20 Apr

Bootleg messo insieme per rendere  completo il disco live ufficiale HOW THE WEST WAS WON (California 1972) del 2003. Sono state aggiunte infatti tutte le plantations (interventi di Plant tra un brano e l’altro) e i pezzi mancanti TANGERINE, LOUIE LOUIE/THANK YOU, COMMUNICATION BREAKDOWN. Tutte le aggiunte sono prese dal bootleg BURN THAT CANDLE (Loas Angeles 25/06/1972) mentre il resto è tratto come detto dalla versione ufficiale di HTWWW (LA25/06/1972 e Long Beach 27/06/1972). I brandelli presi da BurnThat Candle hanno una qualità di molto inferiore a quella del materiale ufficiale (la fonte è una registrazione audience) ma rendono molto appetibile la cosa. Jimmy Page nel preparare il live ufficiale avrebbe dovuto fare la stessa cosa (utilizzando in modo totale i nastri multitraccia), per rendere  completa, calda e più vera – da un punto di vista di documentazione storica – la pubblicazione. Gli Zep nell’estate del 1972 erano favolosi, non c’era bisogno di tutti quegli edit fatti per eccesso di perfezionismo.

(cartellone pubblicitario per le date californiane del giugno 1972)

(Jimmy Page – Los Angeles Forum 25 giugno 1972)

QUEEN – “A Night At The Opera” & “A Day At The Races” (Universal/Island 2011 Deluxe Edition)

15 Apr
 
A Night At The Opera (1975) – 2011 Deluxe Edition
DISC 1 (Original Album 2011 Remaster) JJJJJ
DISC 2 (Bonus EP) JJ
CONFEZIONE JJJ

Mi aspettavo qualcosa in più, e dal packaging e dal secondo disco. Per la confezione viene usata la custodia cosiddetta superjewelbox, quella trasparente con gli angoli arrotondati e semplice meccanismo da pigiare per aprire il tutto, certo più elegante che la jewel box standard di plasticaccia nera, ma non sufficiente – almeno per me – per una deluxe edition. Speravo in un bella confezione digipack/cartonato fatta con tutti i crismi del caso, puxa vida… stiamo parlando dei Queen e di un album vendutissimo, si poteva anche mettere qualche soldo in più nel budget! Anche il booklet non è nulla di speciale. Il bonus EP come lo chiamano loro poi è parecchio deludente: la versione long-lost retake del giugno 1975 di KEEP YOURSELF ALIVE, la sezione operistica di BR solo con le voci senza gli strumenti, Love Of My Life versionelive del singolo sudamericano e altre tre cosette assolutamente evitabili.

Il disco originale è stato rimasterizzato direi bene, e come tutte le nuove pubblicazioni musicali è più pompato (come livelli) rispetto alla rimasterizzazione di inizio anni novanta. L’album non si discute BOHEMIAN RAPSODY, DEATH ON TWO LEGS, YOU’RE MY BEST FRIEND, LOVE OF MY LIFE…la prima opera della fase grandeur dei Queen.

A Day At The Races (1976) – 2011 Deluxe Edition
DISC 1 (Original Album 2011 Remaster) JJJJJ
DISC 2 (Bonus EP) JJ
CONFEZIONE JJJ
 
Stesso discorso fatto per A Night At The Opera per quanto riguarda la confezione e il secondo disco. Cosa ce ne facciamo di Tie Your Mother Down backing track 2011 mix strumentale con solo i cori del ritornello? Ci mettiamo a fare il karaoke? Somebody To Love è tratta da Live At The Bowl giugno 1982, You Take My Breath Away all’Hyde Parle nel 1976, un paio di altri episodietti…troppo poco. Bocciati anche in questo caso.
 
Il disco originale invece si merita il massimo delle i lunghe che su questo blog sostituiscono le stelle, probabilmente A Day At The Races è il mio disco preferito dei Queen, SOMEBODY TO LOVE la loro canzono che amo alla follia e poi TIE YOUR MOTHER DOWN, LONG AWAY, THE MILLIONAIRE WALTZ, TEO TORRIATE. Cazzo, che dischi della madonna che si facevano negli anni settanta.
 
Insomma, io li ho dovuti comprare, le parole DELUXE EDITION per me sono spesso irresistibili, quando poi sono accoppiate al nome di uno dei miei gruppi preferiti…, ma se avete già i CD rimasterizzati del 1993 e non siete ossessionati come me, potete soprassedere.
 


Flashes from the Archives of Oblivion: EDGAR WINTER “Jazzin’ The Blues” (Spv 2004) – JJJJ

14 Apr

Elegante e a tratti spensierato jazz-blues.

Un artista eclettico come Edgar Winter non poteva che far centro anche con una proposta particolare come questa.’Jazzin’ The Blues’ convince sotto tutti i punti di vista; mai sopra le righe, mai scontato, l’album intrattiene piacevolmente l’ascoltatore con un mix che, come spiega chiaramente il titolo, riunisce sotto lo stesso tetto il jazz (piuttosto light per la verità) e il blues, aggiungendo venature di pop contemporaneo appena accennate. Riuscite le riletture soffuse di ‘Free Ride’ e ‘Frankenstein’ i due successi (del 1972) più conosciuti di Edgar, accattivanti il blues di ‘More Than Enough’ e lo swing di ‘Big Bad Bottom’. Malinconico e delizioso il quadretto simil sudamericano di ‘2 Guitars’. In quei sabati sera in cui non si ha voglia di stare in compagnia e si decide di salire in macchina per girare a vuoto sulle tangenziali delle nostre città, questo album potrebbe essere la colonna sonora giusta: né troppo triste da farci sprofondare in un blues senza fine, né troppo allegro da toglierci la positiva malinconia che in certe notti ci incornicia l’anima.

(Tim Tirelli 2003 – originariamente pubblicato si CLASSIX n.3)

JOE BONAMASSA “Dust Bowl” (Provogue Records 2011) – JJJ1/2

13 Apr

Nuovo album per Joe Bonamassa sotto l’egida di Kevin Shirley, ingegnere del suono diventato produttore.

Il disco parte bene con due blues ipnotici e profondi, SLOW TRAIN e DUST BOWL, blues sufficientemente pericolosi da far rimanere svegli: il secondo prende riflessi un po’ strani e diventa un blues da 007. Si sente che alla batteria c’è Anton Fig. Divertente e riuscito il rock and roll che strizza l’occhio al genere americana di TENNESSE PLATES di e con JOHN HIATT.

BLACK LUNG HEARTACHE dopo un inizio a mo’ di ballata tenebrosa celtico-americana, si avviluppa in un procedere zeppeliniano grazie ad una batteria davvero possente. Andamento da funerale con tromba che tocca certe corde per THE LAST MATADOR OF BAYONNE, il blues diventa poi più deciso ed è qui che Bonamassa perde un po’ di originalità avvicinandosi a Gary Moore e David Gilmore, non che si sia niente di male…

HEARTBREAKER dei FREE (dall’album omonimo el 1973) Joe (o meglio Kevin Shirley) la fa cantare a GLENN HUGHES, cantante che non mi è mai piaciuto, nel giudizio sono forse quindi poco obbiettivo, ma tutto quel cantarsi addosso spinge Bonamassa a fare lo stesso con la chitarra, così che il brano perde quella pesante e naturale eleganza che lo contraddistingue nella versione originale (nota a margine: HEARTBREAKER dei FREE è quel pezzo che è servito a BLACKMORE e COVERDALE come template per MISTREATED).

Bonamassa, come sempre succede nei suoi dischi, tende a mostrare troppo di frequente il suo talento chitarristico, ma credo sia comprensibile; certo… fosse meno preda di questi assoli un po’ fini a se stessi, sarebbe molto, molto più godibile. L’album rimane ad ogni modo carino e piuttosto riuscito.

Flashes from the Archives of Oblivion: ALLMAN BROTHERS BAND “Live At The Atlanta International Pop Festival July 3-5 1970” (Epic Legacy 2003) JJJJ

10 Apr

Si è già scritto da più parti che questo nuovo live degli Allman è addirittura migliore di ‘At Fillmore East’, lo storico album live del 1971. Beh, andiamoci piano, ‘At Fillmore East’ rimane tuttora il miglior episodio live della band. Ciò non toglie che questa nuova uscita sia comunque un bel regalo per gli ammiratori del gruppo, pur non aggiungendo nulla a quanto già si conosceva. L’immacolata slide di Duan Allman, la garbata solista di Dickey Betts, la voce e l’organo di Gregg Allman e le sofisticate eppur leggere improvvisazioni di una magnifica band degli anni settanta. Il primo disco è dedicato all’impeccabile performance del 3 luglio 1970: ‘Statesboro Blues’, In Memory of E.Reed’,’Whippin’ Post’, ‘Mountain Jam’…i classici dei primi Allman ci sono tutti. Il secondo disco contiene la registrazione del concerto del 5 luglio, scaletta e brani dunque simili al primo concerto con in più la partecipazione di Johnny Winter in ‘Mountain Jam’.

Disco buono per i completisti del gruppo come il sottoscritto ma anche per chi voglia avvicinarsi agli Allman per la prima volta; per non dimenticare il grande blues dei fratelli Allman.

(Tim Tirelli 2003 – originariamente apparso su CLASSIX n.3)

Flashes from the Archives of Oblivion: ROBERT PLANT “Sixty Six To Timbuktu” (Mercury 2003) JJJ

10 Apr

In anni in cui i “Greatest Hits” infestano, soffocano e snaturano il mercato dei cd, togliendo spesso anche ai più volenterosi la voglia di addentrarsi nelle più complicate trame degli album originali, anche la voce dei Led Zeppelin giunge a noi con un  “Best Of”. Lo fa però con una logica differente e dignitosa. Questa è la prima raccolta di Plant in oltre 20 di carriera solista pre e post Zeppelin (come suggerisce il titolo dal 1966, anno del suo primo singolo, alla esibizione del “Festival In The Desert” a Timbuktu nel 2003), ed è stata curata totalmente dall’artista stesso. Il primo cd è il “best of” vero e proprio, sebbene la scelta delle canzoni lasci a desiderare: ben otto tracce su sedici sono tratte dagli ultimi due album di Robert (Fate Of Nations e Dreamland) mentre è stato del tutto ignorato il primo album. Certo, ci sono alcuni dei successi del biondo di Birmingham quali Tall Cool One, 29 Palms, Sea Of Love, I Believe, Big Log e Heaven Knows, ma dove diavolo sono i diamanti dei primi due album (ovvero gli episodi più riusciti dell’intera discografia di RP) Moonlight In Samosa, Like I’Ve Never Been Gone, Other Arms, In The Mood e Thru’ With The Two Step? In compenso è presente una mediocre outtake del periodo Now And Zen (Upside Down). Il secondo cd è invece una gioia, pieno com’è di inediti e rarità: una paio di singoli del ’66 e del ’67 (tra cui Our Song, versione inglese di La Musica E’ Finita portata al successo da Ornella Vanoni), un paio di episodi tratti dal demo del 1967 della Band Of Joy (con John Bonham alla batteria) e Operator del 1968 incisa insieme ad Alexis Corner. Road To The Sun è un discreto inedito uscito dalle session del secondo album Principle Of Moment (1983), Red For Danger un inedito elettronico del tutto trascurabile (1988). Non mancano alcune delle canzoni apparse nel corso degli anni in singoli varii e alcune riletture di piccoli classici tra cui la lucida gemma country If It’S Really Got To Be This way di Arthur Alexander e Let The Bolgie Woogie Roll presa dalla collaborazione con Jools Holland. Ancora un appunto: Far Post, apparsa some b side in un singolo del 1982 e nella colonna sonora del film White Night non doveva proprio mancare. In definitiva un best of curato e pensato nel modo giusto, peccato che, come detto, nel primo cd Robert si sia lasciato condizionare ancora una volta dalla sua mania di distaccarsi dalle fasi del suo passato che più sono vicine all’epoca Zeppelin. Peccato davvero, perché con qualche canzone in meno tratta da Dreamland (suo discutibile sebbene colto ultimo album) e l’inclusione di qualche episodio in più del periodo 1982/83, 66 To Timbuktu sarebbe stato un compendio perfetto del rock a tratti classico a tratti moderno dell’ex voce dei grandi Led Zeppelin.

(Tim Tirelli 2003 – originariamente pubblicato su CLASSIX)


Flashes from the Archives of Oblivion: ERIC CLAPTON “Money And Cigarettes” (Warner Bros. 1983) – JJJJ

7 Apr

ERIC CLAPTON, insieme a JEFF BECK, JIMI HENDRIX e JIMMY PAGE, uno dei quattro dell’Ave Maria: i quattro chitarristi più celebrati della storia del rock. Per carità, ce  ne sono diversi altri di spessore simile, ma questi sono stati probabilmente i primi e dunque i più leggendari.

MONEY AND CIGARETTES del 1983 è per chi scrive  l’ultimo buon album di Eric, dopo di questo solo episodi pop rock smaccatamente commerciale e simil blues adatto alle zie e non ai veri uomini di blues come noi.

Non che sia tutto da buttare quello dal 1985 in poi, ma dopo aver assaggiato il vero Lambrusco di Sorbara risulta più faticoso adattarsi ad un vinello qualsiasi prodotto in america.

MONEY AND CIGARETTES è dunque l’ultimo episodio rock di Clapton se per Rock intendiamo quello che intendiamo noi: musica vera, suonata con chitarre vere, strumenti veri, intenzioni vere e spirito libero. Lo spirito è un po’ scanzonato ma il suono è quello giusto, grazie alla produzione di TOM DOWD e all’aiuto di musicisti come RY COODER, DONALD DUNN e ALBERT LEE.

Un disco semplice, che rocca e rolla che è un piacere.

(note di nonantolaslim maggio 2008 – per C*L*MB*)

Flashes from the Archives of Oblivion: PETER GABRIEL “Peter Gabriel I°” (Virgin 1977) – JJJJ1/2

6 Apr

Per quelli della mia generazione i GENESIS saranno sempre quelli con PETER GABRIEL, e PETER GABRIEL sarà sempre il cantante dei GENESIS; equazione questa all’apparenza banale ma se si pensa che i GENESIS più di successo sono quelli senza Peter Gabriel, e che Peter Gabriel dai più è conosciuto per quella manciata di singoli che entrarono in classifica negli anni ottanta e novanta, allora la mia riflessione è meno loffia di quel che sembra.

L’uscita di Gabriel dai Genesis nel1975 fu sensazionale per certi versi, ma fu anche inevitabile visto le pulsioni che spingevano il cantante verso altre forme di sperimentazione.

Ora è pensiero comune vedere Gabriel come un grande artista ed incensare i suoi lavori, ma nel 1977 e 1978, i suoi primi due album da solista ricevettero un sacco di critiche negative dalla stampa specializzata.

Ritengo che soprattutto riguardo il primo album la stampa esagerò davvero, perché trattasi di album bello ed avvincente, per chi scrive, il migliore di Gabriel.

Qualche eco lontano ricorda il progressive, ma questo è un album di rock che potremmo definire moderno (per i tempi di allora), album vivo, a tratti spiritoso (EXCUSE ME), aggressivo (MODERN LOVE) contenente la migliore canzone scritta dal Gabriel solista: SOLSBURY HILL.

(note di nonantolaslim maggio 2008 per C*L*MB*)


EMERSON LAKE & PALMER “Live At Nassau ’78” (Shout Factory 2011) – JJJJ1/2

3 Apr

Precedentemente disponibile solo in versione bootleg (fonte Radio Fm), questa registrazione del concerto del 9 febbraio 1978 al Nassau Coliseum di Uniondale, New York, vede oggi la pubblicazione ufficiale a cura della SHOUT FACTORY. Consideratelo un official bootleg, la registrazione non è cristallina e bilanciatissima come i veri dischi dal vivo tratti da registrazioni multipista, ma pur sempre assai godibile e comunque è un gran upgrade rispetto ai bootleg in circolazione. Nel 1978 gli ELP  erano ormai prossimi alla loro implosione, queste date furono necessarie per ripagare i debiti del tour dell’anno prima, quello che vedeva il gruppo andare in giro con una orchestra di 70 elementi. Nel 1978 al gruppo mancava naturalemente la aggressività e freschezza dei primi indimenticabili quattro anni, ma sopperivano con il savoir faire di esperti musicisti e consumate rockstar.

Scaletta un po’ ridondante quella del tour 1977/78 (cliccate sulla seconda foto per ingrandirla e dare una occhiata alla songlist), ma comunque apprezzabile. A differenza di certi loro colleghi (ad es. gli Zep 75/80) gli ELP hanno sempre mantenuto un livello delle performance altissimo e anche qui non si scherza mica. Lake, Palmer e Emerson si dimostrarono anche in quella serata alla altezza della loro fama. Spazio per Emerson, spazio per Lake e le sue suadenti ballate, spazio per Palmer e spazio agli Elp come gruppo coeso e fenomenale. Mi limiterò a sottolineare le divertenti  citazioni dei temi di GUERRE STELLARI e di INCONTRI RAVVICINATI DEL 3° TIPO che fa Emerson durante l’assolo di Tarkus e il fatto che mi entusiasmo sempre quando sento Emerson suonare il pianoforte, e quindi quei 5 e passa minuti di PIANO CONCERTO N.1 – FIRST MOVIMENT trovo che siano un momento struggente.

Per me questa è una gran bella uscita: il fascino del bootleg con le sue sbavature e la sua purezza da diamante grezzo, la migliore qualità audio che questa registrazione potesse sperare, la testimonianza intera e senza compromessi di una serata insieme agli EMERSON, LAKE & PALMER.

Flashes from the Archives of Oblivion: FREE “Live At The BBC 1968/69/70/71” (Universal 2006) – JJJJJ

29 Mar

Anche per quanto riguarda i FREE, storico gruppo di hard rock blues inglese (1968-1973), la BBC ha fatto uscire (nel 2006) il classico doppio CD contenente le session che il gruppo di Paul Rodgers registrò tra il 1968 e il 1971.

Il disco 1 contiene le registrazioni in studio, il disco 2 le registrazioni dal vivo.

Mentre la qualità sonora del primo cd è buonissima, per il secondo cd le cose sono diverse non essendo stato possibile trovare i master originali. La qualità è quella di un bootleg soundboard. Detto questo, il ruvido fascino di queste registrazioni riesce a catturare comunque l’ascoltatore, il rock dei Free è davvero la quintessenza di un certo modo di intendere questa musica.

Io in generale non amo particolarmente le BBC sessions, ma amo da morire questo gruppo e quindi giudico molto interessante anche questo cd.

(note di Nonantolaslim maggio 2008 – per C*L*MB*)