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WE WILL ROCK YOU – JJJJJ

13 Mar

Sabato sera di marzo a Bologna per vedere il musical / rock opera  dei QUEEN “WE WILL ROCK YOU”.

Mario che lo vide al Forum di Assago me ne parlò un gran bene, lo stesso fece Mixi dopo che gli capitò l’occasione di vederlo a Londra.

Io non sapevo bene cosa aspettarmi, i musical non mi hanno mai interessato, ma i QUEEN (quelli degli anni 1975/81) mi sono sempre piaciuti un sacco e in più la mia bassista preferita non voleva perdersi la cosa.

Trovare un parcheggio a Bologna, di sabato sera, in zona PALADOZZA è uno sport estremo, ma io – che sono esile come un giunco ma forte come una quercia – metto in campo tutte le mie capacità psico-fisiche e lo trovo.

Piccolo palasport dall’atmosfera informale e intima, il Paladozza non è affatto male.

Secondo il sito ufficiale della versione italiana:

We Willl Rock You – the Musical è ambientato nel futuro fra 300 anni, in un luogo una volta chiamato “Terra” e ora diventato “Pianeta Mall”, vittima della globalizzazione più totale, un pianeta dove il rock è bandito e i suoi seguaci vivono nascosti. La Global Soft capeggiata dalla spietata Killer Queen e dal suo assistente Khashoggi, cerca di stanare la “resistenza” di un gruppo di Bohemians che si nascondono nel sottosuolo e che, con l’aiuto dello stravagante bibliotecario Pop, tramandano ricordi sbiaditi del tempo glorioso nel quale il rock regnava sovrano sulla terra. Attendono l’arrivo degli eletti che restituiranno la musica al Pianeta, l’ingenuo Galileo e la volitiva Scaramouche, predestinati a ritrovare lo strumento che l’antico Dio della chitarra, ha nascosto in un luogo segreto.

Siamo nel futuro in un luogo che veniva chiamato “Terra”. La globalizzazione è completa. Ovunque i ragazzi guardano gli stessi film, seguono la stessa moda e pensano allo stesso modo. È un mondo sicuro e felice, è il mondo Ga-Ga.

“A meno che tu sia un ribelle. A meno che tu voglia fare del Rock”

Letto così non sembra nemmeno un granché, ma il musical è proprio bello e coinvolgente. Buona la produzione, di livello piuttosto alto, ottime le interpretazione dei brani e ottimi gli attori / cantanti.

Ho avuto più volte i brividi ed è stato molto piacevole lasciarsi andare alla retorica.

Questa la scaletta:

Innuendo Radio Ga-Ga I Want To Break Free Somebody To Love Killer Queen Play The Game Under Pressure A Kind Of Magic I Want It All Headlong No One But You Crazy Little Thing Called Love Fat Bottomed Girls Who Wants To Live Forever Seven Seas Of Rhye Don’t Stop Me Now Another One Bites The Dust Hammer To Fall These Are The Days Of Our Life Bicycle Bicycle Bike Ride/ Headlong We Will Rock You (intro) We Will Rock You We Are The Champions Bohemian Rhapsody.

Una bella serata, uno spettacolo organizzato finalmente molto bene,  gran musica e lo spirito rock che ogni tanto fa capolino per davvero. Ho applaudito convinto quasi tutti i pezzi, e per un tipino un po’ snob come me per cui c’è sempre qualcosa che non va, è davvero cosa rara.

Recensione: AEROSMITH “Draw The Line” (Columbia 1977) – JJJ1/2

12 Mar

AEROSMITH: quintetto musicale americano dedito all’hard rock stradaiolo sino alla fine degli anni settanta, e all’hard rock commerciale dal 1987 in poi.

Il gruppo è guidato da STEVEN TYLER (voce) e JOE PERRY (chitarra).

Dopo un paio di album un po’ acerbi, arrivano al successo nel 1975 con TOYS IN THE ATTIC e nel 1976 con ROCKS, due magnifici dischi di grande rock.

DRAW THE LINE è del 1977 ed è il classico disco che soffre la grandezza dei precedenti, ma che rimane pur sempre interessante. E’ il disco col quale gli Aero iniziano il periodo di decadenza.

Per certi versi ricorda un po’ PRESENCE dei Led Zeppelin, magari mischiato con certe cose dei Rolling Stones.

La prima parte del disco non decolla, a parte il rockaccio rollingstoniano di DRAW THE LINE, mentre la seconda parte convince alla grande.

KINGS AND QUEEN è senza dubbio uno dei più bei pezzi del gruppo: epica, lirica, ma senza sfociare nell’enfasi forzata. Contiene un gran bell’assolo di Joe Perry. Pezzo indimenticabile.

THE HAND THAT FEEDS e SIGHT FOR SORE EYES sono due bei pezzi rock infettati a tratti da una atmosfera quasi funk.

MILK COW BLUES è la versione hard rock di un vecchio blues.

Certo non è l’album più significativo del gruppo, ma è uno di quei dischi che piacciono a noi: sporco, vero, vivo.

Quando gli Aerosmith erano un gran gruppo rock.

(TT 2008)

Recensione: AA.VV. THE ULTIMATE TRIBUTE TO LED ZEPPELIN (Zyx Music 2008) JJ

12 Mar

Alcuni di voi insistono affinché pubblichi ogni tanto qualche veloce recensione random (e bontà vostra,  anche alcuni dei miei articoli apparsi nel corso degli anni sulle varie riviste musicali) così inizio da questa.

Ennesimo tributo ai LED ZEPPELIN. Sono solito snobbarli perché spesso sono mere speculazioni commerciali con risultati artistici davvero tristi, ma questo ho dovuto comprarlo per l’incredibile numero di nomi altisonanti della musica rock:

KEITH EMERSON in primis, poi ALBERT LEE, RICK WAKEMAN (Yes), ALAN WHITE (Yes), JOE LYN TURNER (Rainbow), RICK DERRINGER (Winter Brothers), STEVE LUKATHER (Toto), VINNIE COLAIUTA, DWEEZIL ZAPPA, TONY KAYE (Yes), ARTIMUS PYLE (Lynyrd Skynyrd), TONY FRANKLIN (Firm), STEVE MORSE (Dixie Dregs e Deep Purple), ERIC BLOOM (Blue OysterCult), BRIAN ROBERTSON (Thin Lizzy), PAT TRAVERS, BILLY SHEERWOOD, JACK RUSSELL (Great White) e qualche altro nome minore.

Molti pezzi sono cantatati da MICHAL WHITE, leader degli WHITE la prima tribute band dei LZ, attiva quando le tribute band proprio non esistevano. Michael conosce bene il materiale naturalmente, ma la sua voce ha perso parecchio rendendo le sue performance un po’ grottesche.

Discutibili poi sono molte delle versioni qui presentate: fedeli agli originali e quindi forse inutili e destinate inesorabilmente a perdere il confronto con le versioni dei LZ.

Le cose migliori:

D’YER MAKER, con la magica chitarra di Albert Lee;

DANCING DAYS cantata da John Wetton degli Asia e arricchita dalle tastiere di Geoff Downes anch’egli degli Asia;

BLACK DOG, con la magica introduzione di Keith Emerson che gioca con il riff di Black Dog suonato al piano citando poi con le tastiere l’intro di PIRATES degli ELP. Peccato per il cantato di Michael White davvero imbarazzante.

FOOL IN THE RAIN, vicino all’originale ma con qualche variazione davvero carina al piano grazie a Rick Wakeman. Michael White finalmente canta come si deve (nel registro basso).

Album per i fan degli Zep, per chi segue uno dei musicisti presenti o per qualche curioso.

(TT – 2008)

PFM – Cook (Live in Usa 1974) – (Expanded Deluxe Edition 2010 – 3cd) JJJJJ

6 Mar

L’uscita dell’anno 2010 riguardante il progressive è senz’altra questa della PFM.

Solo il signore dell’oscurità sa quanto ho desiderato che prima o poi uscisse LIVE IN USA della PFM in versione completa. La Manticore (solo a scriverlo questo nome mi mette i brividi)/Esoteric Recordings/Cherry Red (uff, ma quanti brand devono usare per far uscire un disco’) si è finalmente decisa a rimaste rizzare COOK (nome internazionale di LIVE IN USA, titolo della versione italiana). Il primo disco è il remaster del disco originale uscito nel 1974 (tratto dalle due date amerecane registrate col multi traccia, ovvero Toronto e New York) mentre i rimanenti due contengono il concerto completo del Central Park di New York.

Dalle copertine allegate potete farvi una idea dei pezzi contenuti. Non aggiungo altro, se amate il progressive, quello classico, quello degli anni settanta, questo è un disco imperdibile, un live sullo stesso livello di WELCOME BACK MY FRIENDS degli Elp e SECONDS OUT dei Genesis ad esempio.

GREGG ALLMAN – Low Country Blues – JJJ1/2

5 Mar

Prodotto da T.Bone Burnett, di cui non sono fan, questo nuovo disco del grande Gregg Allman si colloca per certi versi sugli stessi binari di RAISING SAND e BAND OF JOY di Robert Plant, civettando come fa con il genere che gli inglesi chiamano “americana”. Gregg se non altro rimane più ancorato alla parte nera e dunque blues.

La produzione e le performance dei vari musicisti sono avvolte in quel velo tipico delle produzioni di Burnette, una specie di fanghiglia sonora dove niente risalta particolarmente. Io non amo questo tipo di produzioni, ma adesso vanno di moda, specialmente tra i vecchi leoni.

Gregg rilegge Sleepy John Estes in FLOATING BRIDGE e Skip James in DEVIL GOT MY WOMAN, io in quest’ultima ci sento tanto di quel ROBERT JOHNSON che mi pare di vederlo apparire.

Godibile e bella rilettura di I CAN’T BE SATISFIED di Muddy Waters, pezzo che riesce sempre a scaldare il cuore.

In JUST ANOTHER RIDER Gregg rifà un po’ il verso a stesso, se non altro nel titolo, ma il pezzo è coinvolgente, ben delineato dai fiati e dove la voce di Gregg ritorna prepotentemente quella dei tempi d’oro degli Allman Brothers. E’ tutto il disco comunque a convincere pur non contenendo nessun acuto creativo particolare, un bell’insieme di blues e passione, e per blues intendo quello vero, quello che sa mettere paura, quello che pur non potendo rispondere alle domande ancestrali dell’uomo, riesce comunque a trasmettere un senso alla vita.

Gregg Allman, che uomo.

LED ZEPPELIN – OSAKA, Festival Hall, 29 Settembre 1971 – “Professor Walloski And Friends” – The ultimate and definitive version by EDDIE EDWARDS – 3CD – 2011

26 Feb

Ci sono concerti rock che sono entrati nella leggenda, vuoi per la performance del gruppo, per lo stato di grazia dei membri della band in quella particolare sera, per la reazione del pubblico, per la qualità della registrazione,  e per la diffusione del bootleg stesso. I concerti dei Led Zeppelin che vanno dal 7 settembre 1968 al 29 luglio 1973 si possono in qualche modo definirsi tutti leggendari, in quei primi 5 anni infatti il gruppo mantiene una qualità media delle esibizioni davvero altissima e ogni concerto è una  profonda esperienza di musica rock. Il concerto di Osaka del 29 settembre 1971 primeggia nelle preferenze di quasi tutti gli amanti del gruppo; il tour giapponese del 1971 (insieme al tour Europeo del 1973) è considerato il punto più alto raggiunto dai Led Zeppelin e la data di Osaka del 29 lo chiude appunto in maniera trionfale. Il gruppo è di ottimo umore e si sente, il testosterone è alle stelle, Page suona da dio, Plant canta come mai nessun cantante rock ha fatto, Jones è come di consueto impeccabile e Bonham … Bonham non lo si tiene.

Purtroppo di questo gran concerto non esiste una registrazione soundboard, ma solo audience (presa dal pubblico con un registratore). Ci si accontenta così di quella parte di essa che nel corso degli anni è apparsa nel circuito degli appassionati. Decine di bootleg (in vinile e in cd) sono stati pubblicati contenenti questo concerto, ma è solo grazie a questa recentissima produzione (senza scopo di lucro / NOT FOR SALE) che si ha la versione definitiva di questo concerto (almeno fino a che non comparirà per intero la “stage recording” …Jimmy, ma pubblicare una Deluxe Edition di Led Zep IV con 3 Cd contenenti la registrazione in questione che hai in mano come bonus no, vero?).

Eddie Edwards è un amico, gran supporter del Football Club inglese CRYSTAL PALACE, è anche un validissimo musicista (suona il basso, le tastiere e il mandolino nei SIMPLY LED) e ha un orecchio musicale di altissimo livello. Le sue rimasterizzazioni di certi concerti dei Led Zep sono considerate le definitive nel vasto circolo dei collezionisti di live recordings.

Questa nuova versione di Osaka 29/09/71 tuttavia non è per tutti, la qualità sonora potrebbe scoraggiare i cosiddetti casual fan, ma per chi è abituato a trafficare con bootleg e cose simili e per chi è un fan dei Led Zeppelin in senso stretto, questo triplo cd è da avere. Eddie ha selezionato il meglio dei supporti esistenti (può sembrare un paradosso, ma la qualità audio migliore appartiene ancora al bootleg in vinile LIVE IN OSAKA 9/29 ’71), e con sapiente maestria ha ricostruito il concerto completo miscelando 5 fonti.

Tra le curiosità del concerto, l’accenno a SMOKE GETS IN YOUR EYES, TWIST AND SHOUT nel medley di WLL e il siparietto dedicato a Bonham prima di TANGERINE.(Where’s Bonzo? Bonzo? Mr Bonham. Go on, a round of applause, where’s he going? Mr Bonham! Listen, after three, everybody say, “Mr Bonham”. One, two, three – Mr Bonham! For fucks sake. Mr Bonham, uh, what can you say? Mr Bonham go for bath with, with a geisha, yeah. Hah, hah. Right on. Uh, what was that you got …? I’m afraid Mr, where is he? Where’s Bonham? He refuses to come. Fuck you, mate. Where’d he go? All right then, no Mr Bonham. Mr Bonham gone, uh, I know what you mean. So sssh. (I’m a country boy) .

 

Il titolo che EE ha dato a questa versione è preso da un personaggio creato dal comico inglese Max Wall e dalla battuta a proposito dello stesso che Plant e Bonham si scambiano prima di MOBY DICK.

Tutti i pezzi sarebbero da citare per una cosa o per l’altra, mi limito a sottolineare THANK YOU con un John Bonham over the top e una COMMUNICATION BREAKDOWN con un botta e risposta tra BONHAM-JONES e PAGE  indimenticabile.

Quando i Led Zeppelin erano per davvero the greatest rock and roll band.

 

Cd1

1 – Introduction

2 – Immigrant Song

3 – Heartbreaker

4 – Since I’ve Been Loving You

5 – Black Dog

6 – Dazed And Confused

7 – Stairway To Heaven

Cd2

1 – Celebration Day

2 – That’s The Way

3 – Going To CA

4 – Tangerine

5 – Friends

6 – What Is

7 – Moby Dick

Cd3

1 – Whole Lotta Love Medley includes:

a)Boogie Chillen

b)I Gotta Know

c)Twist And Shout

d)Fortune Teller

e)Good Times Bad Times

f)You Shook Me

2)Communication Breakdown

3)organ solo / Thank You

4)Rock And Roll

Recorded live at Festival Hall, Osaka, Japan – September 29,1971 – Executive Producer: EE

Artwork © 2011 Gusto Production – Creative Consultant: EE