LA PIACEVOLEZZA DELLE SERATE SOLITARIE NEL POSTO IN RIVA AL MONDO…(ascoltando i Genesis Live In Reggio Emilia 1973)

11 Mag

Ecco, uno passa una settimana un po’ così…spesa girando con un’ auto sostitutiva (Fiat Idea col cambio manuale). Uno poi pensa che il cambio automatico è una delle cose fondamentali della vita.  Più di una persona ha commentato che con quel tipo di cambio ci si annoia, che non c’è gusto, che ci si addormenta…uno capisce se si tratta della speed-queen, una che deve sentire il motore rombare ad ogni cambiamento di marcia, ma tutti gli altri? Non sanno quel che dicono.

Poi uno passa un martedì sotto i duri attacchi della dispepsia. Uno rimette quattro volte, una di queste mentre sta guidando ed è in tangenziale e non può fermarsi. Di solito quando capitano queste giornate, uno si rintana per 24 ore sul divano – senza toccare nè acqua nè cibo –  divorato da un senso di nausea nauseabondo e un mal di testa ai massimi livelli. Ma a uno può capitare di avere il martedì un incontro con un patronato per pratiche relative al vecchio Brian. Così uno – con sforzo immane – porta in porto la cosa e appena uscito dall’edificio rimette per la terza volta, assistito dalla solerte sorella. Uno poi si ferma a casa dal vecchio Brian, crolla sul divano fino a sera per poi, con molta sofferenza, ripartire, con la Fiat Idea tutta scassata, verso Borgo Massenzio. Uno poi arriva, non fa nemmeno in tempo ad aprire il portello del garage che rimette per la quarta ed ultima volta sotto gli occhi della gatta Raissa.

Uno passa un mercoledì al lavoro con ancora i postumi del dispepsia blues alle prese con faccende lavorative da sbrigare ad ogni modo.

Uno si accorge che arriva il giovedì, cerca di fare mente locale su quello che ha ascoltato nel corso della settimana nel lettore (lofi) della Fiat Idea e sul PC al lavoro…roba senza continuità…intuizioni rinfrescanti o schizofrenia?

BOB DYLAN con THE BAND…

Una compilation progressive della Rhino dove uno non può fare a meno di accorgersi che la canzone n.2 non è quella riportata sulla copertina ma un’altra (AND YOU AND I), mica un errore da poco, e dire che è un boxset della Rhino…

FIRST STEP dei FACES…

e il LIVE FROM LOS ANGELS del 1967 della BIG BAND di OLIVER NELSON…

Uno poi alla mezza di quel giovedì corre da Brian. Arriva alle 13 passate, apparecchia la tavola e prepara il pranzo per se stesso e per il vecchio: tagliatelle asciutte preconfezionate, le immancabili svizzere, una insalata, banane, yogurt magro, sughi d’uva (fatti in casa dalla Lucy) e per finire caffè, corretto per Brian. Uno poi saluta Brian, si ferma a Mutina dal commercialista e si rimette in tangenziale verso Stonecity. Gradi 28. Uno accende l’aria condizionata della Fiat Idea. Uno poi si ritroverà verso sera col mal di gola e col torcicollo. Finalmente verso sera uno riceve la telefonata della autofficina, i pezzi sono arrivati, finalmente la blues mobile è pronta. Così, uno arriva finalmente nel posto in riva al mondo. Ma è uno di quei giovedì che la bassista preferita ha le prove con i Wild Turkeys. Così uno cena in fretta e verso le 21 si ritrova solo.

Vediamo un po’…è una di quelle sere che anche su SKY sembra non ci sia nulla…così un’oretta di chitarra, venti minuti di ginnastica, sistemazione degli archivi musicali e ascolto del bootleg dei GENESIS live in Reggio Emila il 20 gennaio del 1973. Oh Josè, la piacevolezza di questo tipo di serate nel posto in riva al mondo mi arriva all’improvviso così…io immerso nella campagna, solo, ad ascoltare ad un discreto volume i GENESIS dal vivo a pochi km da qui 39 anni fa, senza paura di disturbare nessuno…

…fare la doccia verso mezzanotte, girare in accappatoio accompagnando col corpo gli stacchi musicali di THE MUSICAL BOX, sistemare i cd che avevo lasciato sul lettore dello stereo, contare quanti bootleg dei Genesis ho…(16, uhm, mica male calcolando che mi interessano solo quelli fino al 1978 e che del tour di THE LAMB non voglio nulla)…è in semplici serate così che per qualche momento scordo le mille paturnie blues che sempre mi irretiscono l’animo…thank you, place on the edge of the world…

Play me my song.
Here it comes again.
Play me my song.
Here it comes again.

INTERVALLO: Il Dark Lord e la Sfinge

10 Mag

L’AMACA del 09/05/2012 (Michele Serra)

10 Mag

Il fenomeno dei giornalisti tifosi è troppo patetico perché  io vi ammorbi con la mia opinione sulla controversa “terza  stella” della Juventus. Mi limito a un’osservazione  strettamente tecnica, temo inoppugnabile.La Juventus ha  tutto il diritto di ritenersi vittima di una sentenza sbagliata e  cucirsi sulle maglie la terza stella. Ma un secondo dopo,la  Federazione italiana gioco calcio dovrebbe dichiararsi  sciolta, perché il suo operato e quello della giustizia sportiva  sono ritenuti carta straccia, e giudicati nulli, da una delle  società più autorevoli e note del calcio italiano. Terze vie  non ce ne sono, perfino in un Paese di ipocrisie e di pateracchi.  Perché attribuirsi due scudetti revocati per frode sportiva  non è solo un gesto di “orgoglio ritrovato”, come pensa  abbastanza puerilmente il presidente Andrea Agnelli. È, a  tutti gli effetti, un gesto che sconquassa dalle fondamenta le  istituzioni del calcio, le sconfessa, le rifiuta. È un durissimo chiamarsi fuori dal mondo in cui si opera e dalle sue regole.  Nella vita, ovviamente, ci si può anche ribellare. Quello che  non si può fare è credere che ci si possa ribellare al modico  prezzo di qualche titolo di giornale, e cavarsela temperando  le polemiche con un paio di interviste diplomatiche.

Da La Repubblica del 09/05/2012.

SOME ENCHANTED EVENING: Inter – Milan 4 a 2

7 Mag

Anche in annate così balorde vale la pena seguire la tua squadra perché può sempre arrivare una serata incantata che per novanta minuti ti fa tremare, bestemmiare, gioire, esultare. E’ arrivata ieri, questa serata palpitante, quella che ti fa inarcare, sobbalzare, amare il calcio, la vita, la musica rock.

Non sei allo stadio, ma hai le tue vedette là in tribuna a San Siro, Beppe e Doc con cui scambi sms pieni di tensione. La groupie è sull’altra sponda del divano, veste gli altri colori, non puoi far finta di nulla in serate come queste. Tremo, sono nervoso, mi batte il cuore.

Sky inquadra la nord, e anche un emiliano ateo come me si emoziona…

I primi venti minuti rulliamo il Milan, i ragazzi che pressano (compreso Alvarez) che vogliono condurre la partita, ah che bello vedere l’Inter coraggiosa. Mi lascio travolgere dagli eventi: goal di Milito,gol giustamente annullato a Lucio (che avevo dato per buono), poi palla entrata/non entrata…da un possibile 2 a 0, a 2 a 1 per loro grazie ad un rigore inesistente e aun bel goal di Ibra. Inizio ad incazzarmi. Rigore su Samuel non dato, rigore per trattenutina su Milito, pareggio, un loro giocatore gioca a pallavolo in area…altro rigore per noi e bomba finale di Maicon. Entro in un tunnel di beatitudine.

Con viva e vibrante soddisfazione mi alzo dal divano…non ho fatto il matto, la groupie è troppo vicina. Poi, con la nostra vittoria abbiamo consegnato lo scudetto alla J**e cosa non proprio simpatica. Bisogna ammetterlo però: è stata la squadra migliore, certo senza le fatiche della Champions…ma hanno dimostrato un gran carattere. Chissà come hanno festeggiato i pochi (immagino) lettori juventini del Blog? Miss Crewe sarà andata a festeggiare a porta San Pietro? E Giancarlino Trombetti? Lo immagino brindare e ballare con la sua maglietta bianconera al ritmo di Zappa In New York.

Penso agli umori cupi della groupie, di Paolino Lisoni, a quello di certi miei cuginetti e cuginette…mi scappa un sorriso beffardo. Mi tengo questa bella vittoria, ma penso sia ai sei punti fatti col Milan e ai sei persi col Novara. Perché si vada in Champions una concatenazione di eventi impossibili dovrebbe avverarsi, quindi non ci penso nemmeno. Europa League, dunque. Cosa piuttosto triste. Ma sento che tra l’Inter e Stramaccioni c’è quella reazione chimica che potrebbe far funzionare a dovere le cose, quando vedo i giocatori andare a sbattere il petto contro il mister mi tornano in mente le notti magiche di due anni fa…così anche stasera, mi addormenterò con un sorriso ebete sulla faccia, pensando a lui, Josè…e in culo tutti quelli che immancabilmente mi dicono “ma state ancora pensando a lui?”.

 

AA.VV. “PROGRESSIVE ITALIA – Gli Anni ’70 VOL.3″ The Universal Music Collection” (2011 Universal) – TTT1/2

7 Mag

JUMBO “JUMBO” 1972 – TTT: non posso che ribadire quanto detto in occasione del cofanetto precedente: progressive di stampo pseudo cantautorale.  Un po’ Troppa rabbia nel cantato per i miei gusti. Ammetto però che nel riascoltarli dopo tanto tempo, mi stancano meno del previsto. Chiedo alla groupie : “non mi dispiacciono“. Mezza stella in più.

BILLY GRAY “FEELING GRAY” 1972 – TTT: disco del chitarrista (inglese) dei Trip. Nulla di particolare anche se poi WRITING ON THE WALL qualche brivido lo da e il disco poi alla fine si fa ascoltare.

SENSATIONS’ FIX “BOXES PARADISE” 1977 – TTTT: dal 1976 in poi la band si spostò da un kraut rock ostico a un qualcosa di più accessibile; il nuovo corso a me piace.

TRITONS “SATISFACTION” 1973 – TTT: progetto un p0′ confuso, la denominazione è Tritons ma in realtà si tratta degli IBIS, con l’aiuto di musicisti esterni tra cui Jimmy Villotti.

TONI ESPOSITO “LA BANDA DEL SOLE” 1978 – TTT½: musica mediterranea strumentale, la title track è deliziosa.

MAURO PELOSI “MAURO PELOSI” 1977 – TT½: cantautore con un po’ progressive e jazz/rock. Ha un suo senso.

ESTRAZIONE DEI BLUES

4 Mag

Martedì sera CHANGELING film del 2008 di CLINT EASTWOOD, film che non avevo visto e che mi è piaciuto moltissimo. Sempre grande, Clint.

Mercoledì mattina appena messo in macchina urto contro il new jersey in uno dei rari momenti in cui in macchina vado un po’ forte…discendo un cavalcavia, imbocco una rotonda sfiorando il cordolo, mentre ne esco sfioro il new jersey come faccio tutte le mattine, ma questa volta non mi accorgo che uno dei blocchi sporge di due / tre centimetri e  gomma e cerchione entrano in contatto contro il duro cemento. Forte botta, discreta sbandata, madonna sparata nell’alto dei cieli. Il gommista mi cambia la gomma, me ne mette una di scarto e mi da appuntamento a venerdì per la nuova Michelin che ordinerà. Passo in officina, probabilmente cuscinetto andato e speriamo null’altro. Ci passerò il prossimo lunedì perché non hanno auto sostitutive. Un bel mercoledì da peoni. In macchina non riesco ad ascoltare nulla, sembra che niente mi attiri. Chiaro, visto che nella vita devono comunque capitarti dei fastidi, meglio che siano di questa portata…però che due palle…proprio in questo periodo di vacche magrissime (ma ‘sta crisi, finirà un giorno prima o poi? O per il resto della mia esistenza dovrò averci a che fare?).

Giovedì sera dal dentista estrazione di un dente. Erano lustri che non me ne toglievano uno. Me lo suddividono in tre parti, e lo estraggono in tre volte, mentre io mi tengo stretto alla poltrona su cui sono sdraiato. Non è una sensazione piacevole così tengo occupata la mente pensando a: l’Eremita col cappuccio bianco che fa volteggiare la spada colorata, Paul Rodgers così pieno di testosterone che gli cresce la barba nel breve volgere di un concerto, Peta Wilson che è sempre una gran figa, Diego Milito che vìola due volte la porta del Bayern nella finale di Madrid di due anni fa.

(Peta Wilson)

Mentre ritorno, mi ascolto gli ARMAGEDDON…

Al tepore delle melodie intorpidite di SILVER TIGHDROPE penso che non sarebbe male se fosse altrettanto fattibile estrarre i blues.Vai dal bluesista e gli dici:

“Dottore, ho l’Utah Blues che mi da da fare, me lo può estrarre?”

Lui ti sistema la tenaglia a ventosa sul costato, lì appena sotto la macchia del peccato originale, aziona il macchinario e dal tuo petto glabro (o villoso se ti chiami Paul Rodgers) viene risucchiato l’Utah Blues, oppure il blues del Madison Square Garden, oppure quello dell’Heartbreak Hotel…insomma quello che preferisci. Spendi 150 euro a colpo, ma ti sistemi per un po’.

Però, però il bluesista non esiste quindi meglio farci la mano ad avere i cani dell’inferno alle calcagna…

ROBERT PLANT & OH JIMMY magazine

3 Mag

Stamattina Frank ha postato sulla mia bacheca facebook una foto tratta da una album del mio amico Mauro Monaco, foto che lo ritrae in compagnia di Robert Plant. Immagino sia stata scattata il 1 giugno del 1990, il giorno dopo in cui io e Frank lo avevamo incontrato in occasione della sua  partecipazione al Festivalbar a Chioggia…Robert che legge la mia fanzine OH JIMMY…mica male.

(Mauro Monaco, RP e OH Jimmy)

AA.VV. “PROGRESSIVE ITALIA – Gli Anni ’70 VOL.2″ The Universal Music Collection” (2009 Universal) – TTTT½

2 Mag

Secondo volume a mio parere ben più godibile del primo.

LOCANDA DELLE FATE “Forse Le Lucciole Non Si Amano Più” 1977 – TTT½:  progressive italiano classico per questo gruppo piemontese. Buono.

IBIS “Ibis'” 1975 – TTTT½:  in pratica una delle versioni dei New Trolls, impossibilitati ad usarne il nome. Gran bel progressive italiano di stampo chitarristico con il grande  NICO DI PALO.

SENSATIONS’FIX “Finest Finger'” 1976 – TTT:  bizzarro kraut rock italiano, sperimentale, a tratti psichedelico.

ROBERTO CACCIAPAGLIA”Sei Note In Logica” 1979 – TTT½:  musica sperimentale, ricerca sonora. Difficile ma affascinante.

CARNASCIALIA (PASQUALE MINERI-GIORGI VIVALDI) “Carnascialia’” 1979 – TTTT½:  progetto di Minieri e Vivaldi comprendente anche Mauro Pagani, Demetri Stratos ed ex componenti del canzoniere del Lazio. Folk tradizionale italiano portato da venti progressive mediterranei. Molto bello. L’esercizio vocale di FIOCCHI DI NEVE E BRUSCOLINI mi fa scoprire ancora una volta che razza di personaggio fosse Stratos.  Secondo me è con album come questo che la musica italiana smette di inchinarsi al gigante anglo-americano, perché il concetto “progressive” noi lo abbiamo dentro, matrice del nostro DNA che se accostata alla musica pura tradizionale italica (quella povera e quella ricca) si modella in musica italiana contemporanea.

STRADAPERTA “Maida Vale'” 1979 – TT½:  se è progressive, è diet progressive. Aiutati e prodotti da Venditti, finiranno anche per suonare con lui in studio e in tour. Intendiamoci non mi dispiacciono, ma ci sono echi Vendittiani che mi lasciano perplesso.

ROLLING STONES “Hampton Coliseum (Live 1981)″ (Hampton, Coliseum 18 dicembre 1981) – (Rolling Stones Archive 2012 ) – TTTTT

1 Mag

Come ha scritto Picca nel recente post su LA FRIDAY 75, i Rolling fine settanta persero il suono rock più autentico e si fecero più vicini ai suonini di gruppi tipo Talking Heads. Sono quindi una band un po’ diversa, più scarna, meno morbida e quindi più incline a lasciar amplificare le magagne che  le mediocri qualità dei musicisti fanno trasparire. Tuttavia un concerto intero dei RS, senza edit, con lo spirito del bootleg e con la qualità di un sopraffino album ufficiale è spesso una gran cosa.  I 4 pezzi da TATTOO YOU, allora uscito da poco, rendono frizzante la scaletta. Come successo per LA FRIDAY 75 devo confessare che Ron Wood mi da meno fastidio del solito, anzi è quasi piacevole da ascoltare…e se lo dico io!

Ah, se anche altri gruppi sposassero questa politica degli Stones sarebbe fantastico (qualora fossero in possesso di registrazioni multitraccia). Concerti interi in qualità lossless stellare. Che può volere di più un amante del rock? Anche questo, per me, è imperdibile.

La PICCA’s GUIDE alle grandi canzoni in ordine sparso:I CAN’T LET GO – The Hollies 1966

30 Apr

I CAN’T LET GO – THE HOLLIES (1966)

Ascoltavo questo vecchio singolo degli Hollies  stupendomi ancora una volta per quanto fosse esplosiva e gioiosamente contagiosa la musica del primo beat inglese, quello della cosiddetta British invasion dei i vecchi 45 giri di  Manfred Mann, Dave Clark Five, Zombies, JohnPaulGeorge&Ringo e appunto, gli Hollies. Dopo 15 secondi di canzone dovevi già aver conquistato l’ascoltatore, già illamato il pesce, e poi ti restavano un paio di minuti lordi per convincerlo a comprare il 45 giri durante un frettoloso assaggio nella cabina di pre-ascolto, così a Manchester come a Modena (Messori Dischi, negozio in Piazza Mazzini, commessi in grembiule azzurro).

Gioia contagiosa, si diceva.

Ascoltavo e pensavo ciò: questa era gente, gli Hollies ma anche gli altri ‘bitt’ dell’epoca, che fino a cinque minuti prima pensava, anzi sapeva, di essere destinata a tornire bulloni in qualche acciaieria o a smartellare carbone in qualche miniera o a scaricare casse in qualche porto di mare, nell’Inghilterra grigiofumo dei primi 60’s, ma poi, cinque minuti più tardi, per un semplice scherzo del destino, si era trovata a cantare, ripeto a cantare, con la chitarra a tracolla e a fare dischi, a guadagnare, girare il mondo, ad adombrare giovani pulzelle consenzienti, anzi entusiaste.

Gioia con cui contagiare il globo.

Gioia pura, altro che pugnette.

La cosa in seguito è diventata consueta, calcolata e calcolabile e la musica pop si è un po’ incupita, se vogliamo è diventata più interessante, materia di studio, formula, schema, oppure diverso schema per apparire fuori dallo schema, ‘arte’ come sostengono i più tromboni, feeling, espressione, impegno, politica, dramma, improvvisazione, tecnica, virtuosismo…tutto quello che vi pare e piace.

Ma se vogliamo la botta di gioia contagiosa, la felicità pura e semplice di essere giovani davvero a fronte alta e a viso aperto, ecco che si fa sempre ritorno ai favolosi sixties, i primi, i più teneri e disarmanti e felicemente ingenui, i sixties ancora in biack&white, pre-colore, pre-droga, pre-contestazione, pre-tutto, a questi pasticcini di tre minuti scarsi colonna sonora di un vitale e contagioso urlo di gioia, quando davanti si aveva solo futuro.

Nel controcanto del contagioso e ben architettato ritornello, Graham Nash col suo tenore becca una nota inumana che tiene stoicamente per parecchie battute e che allora colpì l’entusiasta Paul McCartney, il quale pensava trattarsi di una tromba.

Ecco, per me Graham Nash, con lo spettro delle acciaierie, delle miniere e del porto di Manchester ormai alle spalle, si merita tutta la fama e la gloria e i dollari guadagnati in seguito con CS&Y  solo per quella nota lì, e tutte le volte che l’ascolto in cuor mio lo ringrazio per la gioia emozionante e meravigliosamente stupida che riesce ancora a regalarmi, che Dio lo benedica.

Parole, ricerca fotografica e video di Stefano Piccagliani – (C) 2012