KEITH RICHARDS “Life” (Feltrinelli 2010) TTTTT

25 Gen

Letta in ritardo, l’ho finita l’altra sera. Niente prosa sofisticata, tradotta da tre traduttori e forse ne risente. Inizio un po’ blando ma probabilmente perché, anche qui, i Rolling che amo sono quelli degli anni fine sessanta/ inizio settanta (e come potrebbe essere altrimenti…). Keith è onesto e riesce ad essere Keith anche quando parla della morte di suo figlio. Rock and roll, droga, siringhe, il pisellino striminzito di Jagger, Brown Sugar scritta da Jagger, Anita scopata da Jagger, Marianne scopata da Keith. Un affresco crudo della vita on the road di una delle massime figure della musica rock. Una vita impavida, spericolata, la vita di uno che pur suonando la chitarra così così è diventato una icona dello strumento stesso. La vita di uno che ha scritto gli album  Beggars Banquet, Let It Bleed,  Sticky Fingers, Exile On main Street e Black And Blue. Uno che a ha suonato sull’album live BRUSSELS AFFAIR ’73. Uno che cade da un albero, si rompe il cranio e per due giorni non se ne accorge. Uno che per almeno ventanni deve convivere con un partner musicale che si è tramutato in una diva bizzosa e piena di sè ( un cantante insomma). Uno che di nome fa Keith Richards.

 

7 Risposte a “KEITH RICHARDS “Life” (Feltrinelli 2010) TTTTT”

  1. alexdoc 25/01/2012 a 11:03 #

    Suonare “così così” non direi. Certo, non è un virtuoso di tecnica. Ma ha capito il Blues come pochi. Però lasciami ricordare un evento che ha sempre svegliato la mia fantasia. L’incontro sulla metropolitana di Londra in un inconsapevole giorno agli albori del decennio ’60 di quei due ragazzini ex-compagni di scuola elementare all’apparenza senza niente che li unisse, il proletario senza speranza dalle enormi orecchie a sventola poi sempre coperte, figlio di un operaio ubriacone che gli spaccava la “fottuta chitarra” in testa, incollato alla radio perché privo di per comprare dischi, e il fighetto benestante di buona famiglia coi labbroni sporgenti pieno di vinili blues sottobraccio, con il conseguente miracoloso “ma allora abbiamo qualcosa in comune!” è stato uno dei più fenomenali momenti della storia, non solo della musica.

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  2. Sara Crewe 28/01/2012 a 22:24 #

    A me è piaciuto un sacco… nonostante la mole, ho voluto rileggerlo… Keith è un grande!

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  3. luca82 03/06/2012 a 18:20 #

    Scusate il mio commento ritardatario , ma anche io come voi ho letto il libro e il voto di Tim mi sembra giustissimo . Life è una delle più belle storie di rock che mi è mai capitato leggere (assieme ai racconti di IL MARTELLO DEGLI DEI (qualcos’altro) , vi sconsiglio pienamente Ronnie del nasone sostituto del grande Mick Taylor tralaltro piena di frottole pure sui Led Zeppelin .. Carina quella di Eric Clapton (ma priva di contenuti musicali) e quella di Tony Iommi …

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    • mikebravo 13/05/2021 a 11:48 #

      il momento che mi ha toccato di piu’ nell’autobiografia di Clapton
      è quando, sposato con Patty, compra canne nuove e ubriaco
      va a pesca da solo in macchina in un fiume inglese.
      Dall’altra sponda 2 uomini che praticano il carp fishing lo vedono
      preparare la canna, perdere l’equilibrio cadendoci sopra
      e rompendola.
      Eric, appassionato di pesca, per l’umiliazione decide di entrare in
      clinica.

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  4. Giacobazzi 10/04/2021 a 13:29 #

    Ora è disponibile nell’Universale Economica. L’ho ordinato e lo commenterò.
    Immagino sia una di quelle grandi storie in cui ognuno ci può leggere qualcosa di differente, al punto che un contributore di Forbes ci ha trovato “economic lessons [within] that apply to all manner of concepts …” (https://www.forbes.com/sites/johntamny/2011/06/04/what-keith-richards-life-as-a-rolling-stone-tells-us-about-economics/)

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    • Giacobazzi 13/05/2021 a 10:50 #

      Anzitutto, il voto: GGGGG-

      Ottimo rapporto qualità/prezzo, considerato che per 15 euro si ha un volume di 500 pagine e con un’ottantina di foto, molte delle quali a colori.

      La traduzione sarebbe stato preferibile affidarla a una sola persona, possibilmente qualcuno con una cultura specifica, e farla rivedere da un bravo correttore di bozze. A parte alcuni refusi tipografici, che in testo così corposo senza dubbio possono passare, ci sono anche qualche aggettivo e verbo fuori posto. E poi l’appassionato di musica, che si presume sia il target, si irrita a leggere che “un box XR con un bel effetto eco” di pag 170 diventa “questa scatoletta verde che usavo, questo pedale MXR, un riverbero” a pag 373… ma brutta più di tutte è l’isola non trovata, scusate, volevo dire la “chitarra con finitura a sprazzo di sole” di pag 122… qui ho sentito una fitta!
      Il Dark Lord citato due volte nel libro non ha una voce nell’indice dei nomi (non ho verificato le sottovoci).

      A parte questi “difettini” comunque si conferma davvero una grandissima storia: lo squallore del dopoguerra, la famiglia di musicisti e bohemiene, lo scontro (costante) con l’autorità, i primi successi e la perdita dell’innocenza nel musicbiz, la swinging London e l’America profonda, le sostanze di ogni tipo, le armi, l’anedottica e gli incontri (Muddy Waters che fa l’imbianchino, Chagall, il Re degli ananas…), la vita nomade (Francia, Svizzera, Giamaica)… una vita che ne vale dieci, anche di più

      Qualcuno qui ha l’originale inglese? Avrei una domanda su un dettaglio della traduzione

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      • timtirelli 13/05/2021 a 11:50 #

        Jackob, la faccenda di Muddy Waters che fa l’imbianchino alla Chess è controversa, pare sia uno di quei miti che la storia del rock e del blues ogni tanto ama inventare…

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