Archivio | gennaio, 2012

L’angolo della posta: RIFF ed Etta James

21 Gen

Scrive RIFF: “La nebbia a circondare le nostre giornate e figure rarefatte a confondere le cose a noi conosciute…le nostre case come un approdo sicuro. Accendo lo stereo…Etta James e la sua grande voce, la sua grande anima. AT LAST è la prima canzone che il mio blues cerca, il pensiero di lei ormai là coi nostri miti è troppo forte. Non posso impedire alle lacrime di scendere. Grazie Jamesetta”

Risponde l’esperto: “La deriva poetica, il naufragare verso certi sentimenti sono inevitabili quando una come Etta James se ne va. 73 anni, una vita che già parte obliqua, una vita da ragazzaccia, droghe, amori balordi e quella capacità di cantare il blues in modo così viscerale. Se la è spesa tutta la sua vita e, nel bene o nel male, questa è una gran cosa. Sì, grazie Giacometta.”

Ancora ETTA JAMES…

21 Gen

Oggi il manifesto dedica una pagina intera a ETTA JAMES, mi sembra un articolo niente male (per un quotidiano). Per chi usualmente come me e Polbi compra il giornale in questione è stata sicuramente una emozione trovarla ad occupare tutta pagina 12. Un plauso dunque a il manifesto che ha trovato giusto dedicare una delle sue sole 16 pagine a questa aritista.

Questo il link all’articolo: http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6304/

Addio Etta James…oggi siamo noi che ci sentiamo uneasy

20 Gen

Mezzora fa la notizia dell’Ansa che ETTA JAMES se ne è andata. Ora lo diranno tutti, ma Etta era la mia cantante nera preferita. Io e Riff abbiamo una predilezione per questa dotatissima black singer e questa notizia, seppur attesa, ci scombussolerà per un bel po’. A me il R&B & il soul non fanno impazzire…se si parla di musica nera per me esiste il blues e poco altro. Etta (con Tina Turner) è una delle rare eccezioni. Inutile citare i successi, Radio Capital ha già iniziato a trasmettere AT LAST, sublime per carità, ma io preferisco ricordarla con il funk imputanito di OUT ON THE STREET AGAIN, col blues tradizionale di ST LOUIS BLUES , con la struggente e sgocciolante miele LOVIN’ ARMS e con la disperazione di FEELIN’ UNEASY. Ciao Etta, grazie di tutto quel blues. We love you.

TUNDRA BLUES

19 Gen

Fatico ad alzarmi, sono in arretrato col sonno, come quasi sempre. Alzo la tapparella e vedo la tundra. La galaverna ha decorato tutto, una manto di gelo da diversi giorni copre l’Emilia. Deve fare un freddo cane anche oggi. La groupie è già uscita, inizia a lavorare poco dopo l’alba, noi a Stonecity ce la prendiamo più comoda. Mi analizzo l’animo…uhm, temo sia in modalità tundra anch’esso. Non faccio colazione. Ripenso a REAL – BARCA di ieri sera … ancora una volta la truppa di Pep Guardiola le ha suonate agli eroici cavalieri di Mou. Mi imbacucco ed esco. Con me esce anche la gatta Ragni che si era intrufolata in casa prima e che per un’oretta si era accovacciata sul divano. La campagna lascia trasparire a fatica il colore della terra o il verde di erba ed alberi, è tutto gelato.

(Galaverna a Borgo Massenzio – foto di TT)

Metto in moto la blues mobile, faccio due passi intorno al posto in riva al mondo, non è affatto male l’effetto cristallizzato, i campi poi regalano un freddo senso poetico, hanno una sorta di fascino spoglio, un senso di vuoto di una certa eleganza.

(Frosty meadows in Borgo Massenzio – foto di TT)

Siamo qualche grado sottozero, mi viene in mente la scena in cui il Dottor Zivago si ritrova con Lara, la sua amante, in quella villa tra gli Urali nella morsa del ghiaccio.

In macchina… campagna, tangenziale, Emily Road….cerco di scaldarmi l’animo, ci provo col cd audio di ROLLING STONES SOME GIRLS LIVE IN TEXAS 1978. Come detto sono in modalità tundra, mi sembra di essere indifferente a tutto, potrebbe cadere un asteroide qui mentre svolto costeggiando la vecchia scuola di BATH (la scuola elementare che frequentò Brian) che mi limiterei ad osservare la scena. Nemmeno lo sbilenco e cazzuto chitarrismo di Keith Richards mi smuove, lo sento lì nell’altoparlante di destra, mentre in quello di sinistra mi infastidisce quello di Ron Wood. Per migliorare l’umore mi dovrei trovare adesso con Picca, Liso e gli altri illuminati del blues a far colazione con spremute d’arancia, uova sode, thé, biscotti, caffè e un mezzo dito di southern comfort, magari alla domus saurea, nella stanza dello stereo a discutere indifferentemnete di japanese paper sleeves edition o di universi paralleli mentre JJ Cale canticchia qualcosa in sottofondo.

Invece arrivo a Stonecity, apro l’ufficio, come sempre sono il primo ad arrivare, mi faccio un thé, una fetta di panettone, due mandarini e mi perdo nei miei pensieri. Sarwooda vuol provare la mia nuova macchina fotografica digitale, mi scatta un paio di foto…le guardo e mi riconosco, lì in ufficio con la mia solita faccia blues…

(Tim Tirelli in the office – foto di Sarwooda)

I termosifoni sono a manetta, ma l’ufficio è grande e freddo, il termometro segna 17,4. Penso a PIOVE STAMATTINA, un mio blues che Lorenz mi ha aiutato ad arrangiare: “nove sottozero e il mio cuore fa cric croc, stamattina io non esco so che non ce la farò”, già… stamattina era una di quelle mattine da starsene a casa.

Uno dei vantaggi di essere uno dei titolari del posto in cui lavori è quello di avere un ufficio proprio e una certa libertà, così davanti al computer, clicco sul programma VLC media player e faccio partire in modalità random la cartella di file musicali che avevo preparato e messu su chiavetta USB per la groupie. Parte HONEY CHILD della BAD COMPANY…è un segno…il caldo Hard Rock dei miei beniamini è uno schiaffo affettuoso che in qualche modo mi risveglia. Mi metto a lavorare. (Ma che fatica…).

La PICCA’s GUIDE alle grandi canzoni in ordine sparso – WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS – Joe Cocker 1969

18 Gen

Joe Cocker – With A Little Help From My Friends-1969…ovvero colui che migliorò i Beatles. Qualcuno un giorno dovrà spiegarci chi, all’epoca, ebbe l’idea di prendere una innocua marcetta scritta da Lennon/McCartney per Ringo e, cambiando il tempo in un cadenzatissimo 6/8 e sviscerando una impensabile drammaticità, trasformarla in questo urlo scatarrato e catartico grazie  alla cartavetrosa voce di questa specie di Quasimodo scomposto uscito dalla provincia color ghisa di Sheffield. Se John & Paul avessero saputo di avere tra le mani una tale esplosiva bomba atomica  invece del petardo fornito al drummer nasone e baritonale chissà quanto sarebbe mutata la fisionimia di Pepper.


Cocker si presenta come una sorta di Ray Charles freak, con le movenze spasticheggianti a sovrapporsi al pathos ondulatorio della cecità di Brother Ray. Ad accompagnarlo nel disco una pletora di illustri topi di recording studio dell’epoca, primo tra tutti Jimmy Page in pieno petting preliminare Zeppeliniano. Cocker appare in balìa del brano, invaso e invasato sull’ottovolante di soulfulness creato dagli stop-and-go dell’arrangiamento, sbatacchiato dalla tensione angosciante della canzone in controtendeza totale col significato rassicurante e solidale del testo originale, con le pedanti voci delle coriste sguaiate come provocatorie e beffarde Erinni a tentare  il posseduto Joe canzonandolo come il Diavolo nel deserto nell’intenso botta e risposta.

A Woodstock JC passò direttamente alla leggenda, senza mai più toccare simili vette, nonostante fosse quasi sconosciuto, nonostante i ridicoli coretti in falsetto dei coraggiosi membri della Grease Band che l’accompagnava e nonostante la maglietta Tie Dye psichedelica, ottenuta probabilmente rotolandosi su una pizza.
Mi sarebbe piaciuto verificare le condizioni del microfono dopo la performance del vecchio Joe.

 

(da Mad Dogs & Englishmen, con Leon Russell alla chitarra, Jim Gordon
& Jim Keltner on drums e un casino di gente pelosa in giro. A 1’57
circa appaiono nello split-screen Rita Coolidge (destra) e Claudia
Lennear (sinistra) ai cori. La prima causerà lo scioglimento
anticipato della ditta Crosby Stills & Nash flirtando prima con Steve
e poi con Graham; la seconda ispirerà Brown Sugar degli Stones, che in
origine s’ intitolava Brown Pussy. Chissà come mai.)

 

(Live at Woodstock. Presentata in inglese ‘working class’ come With a
little help from ME friends. Straordinario il momento di regia a 4’30
dall’inizio quando dietro al chitarrista Henry McCulloch appare sul
palco un uomo peloso a petto villano che, prima diffidente, va dentro
alla musica all’incalzare del ritornello. Yeah man, dig it! L’autopsia
al microfono andava fatta a 5’15 dall’inizio).

 

(L’indimenticabile imitazione di Cocker da parte di John Belushi in
qualità audio-video pessima).

Parole, ricerca fotografica e video di Stefano Piccagliani – (C) 2012

Brian on the phone

17 Gen

Al lavoro, metà pomeriggio. Mi chiama Doc per una delle solite nostre chiacchierate. Il nuovo Mac che si comprerà, gli ultimi cd acquistati, farà mai uscire un nuovo album Jimmy Page?, la telefonata che mi fece dalla Val D’ Aosta nel 1993 affinché io per telefono gli facessi ascoltare in anteprima il riffettino di SHAKE MY TREE dall’album COVERDALE-PAGE allora in uscita…insomma cose da Led Heads. Sul cellulino mi chiama Brian: “Allora stai arrivando?” “No papà, ti stai confondendo, ti avevo detto che ci saremmo sentiti nel pomeriggio, non visti. Ti chiamo dopo”. Saluto Doc e richiamo Brian.

(Brian, the one and only – foto di TT)

Ciao Brian, eccomi qui. Ti eri confuso. Sai che io lavoro e che non posso mica essere sempre lì”

“Ah, sì, hai ragione scusa”

“Senti Brian, ti saluta Doc? Ti ricordi il mio amico avvocato di Milano?”

“Mah, mi pare. Avvocato? Vacca boia. Ma el un mudnès cal lavora a Milàn?” (E’ un modenese che lavora a Milano?)

“No Brian, è un milanese.”

“Ah milanese…ma…ma come vi siete conosciuti?”

“Per i Led Zeppelin”

“(con il tono di chi ha scoperto il mistero della vita e dell’universo) Ah, la musica…la musica. Vacca, i Ledd Seppelin…l’è vera, i Ledd Seppelin. Gimme Peig, Gion Bona, si erèn fort. Ciao Piròn bèl

“Ciao Brian.”

Intervallo: THE FIRM

17 Gen

(I Firm all’esterno del SOL studio – 1984: da sx a dx Chris Slade, Jimmy Page, Paul Rodgers, Tony Franklin)

MILAN – INTER 0:1…perché la vita è meravigliosa.

16 Gen

Un po’ cotto da una domenica con Brian e da alcune beghe famigliari, mi metto davanti a Sky con trepidazione. Mario mi chiede un pronostico tramite sms, non mi piace non rispondere alle domande precise, ma non riesco, non so cosa pensare dell’Inter post Mourinho, non sono mai sicuro di niente, e oramai son due anni che vivo così. Il risultato è che ho passato novanta minuti teso come una corda dell’archetto di violino di Jimmy Poige, sottoposto alla stessa pressione di quando il Dark Lord lo sfrega sulla chitarra per interminabili minutiu durante l’esecuzione di DAZED AND CONFUSED…

Poco dopo l’inizio segna Thiagone con un bel colpo di testa, annullato per fuorigioco. Il goal era invece regolare ma rimango immobile pietrificato dalla tensione, non maledico nemmeno il guardalinee. La partita prosegue… il cuore mi batte forte. Mi chiedo se vale davvero la pena seguire il calcio se devo viverlo così, un patema d’animo continuo. Mi rilasso solo quando siamo 5 a 0, quindi quasi mai. Non è un bella gara, ma l’Inter pare avere tutto sotto controllo, mi pare solida e come si dice in questi casi, concreta. Il Milan colpisce una traversa. Poi Zanetti, il nostro Iron Man, scende sulla destra, si beve due rossoneri crossa al centro, Abate come dice Scarpini diventa Raul Casadei (il re del liscio) il prinsipe Milito stoppa la palla fuori dall’area poi fa una delle sue solite giocate e con precisione batte il portiere del Milan che non cito viste le sue ignobili preferenze politiche. Non riesco a far altro che battere le mani una volta una contro l’altra.

Mario: “Guarda sono euforico, loro hanno fatto un tiro in porta. Grazie ragazzi è bellissimo continuare il sogno”.
Dennis (che mi scrive dalla Cina): “Siamo l’Inter più forte di tutti i tempi, Ranieri è il più grande. Qui siamo in un miliardo e mezzo in strada con i clackson a balla, Viva il comunismo interista.”
Doc: “Beh, le note di Kashmir poi…come godooooooo!!!! Che bello essere interisti. Dio dio dio (credo intenda Page, ndtim:-) che bello.”
Vado sul sito di Settore (http://settore.myblog.it/)…divertente come sempre.
Ormai è l’una passata, meglio che vada. Stanotte ho deciso di dormire con la mia felpa preferita…qualche pagina della biografia di Keith Richards che sto leggendo, qualche sospiro pensando a Milito e poi giù a dormire. Ah, che c’è di meglio…il rock and roll e l’Inter che vince (un derby). Stasera la vita è meravigliosa.
(la mia felpa preferita – foto di LS)

Tim come Keith Richards? – Brian – La Fonte d’Abisso – L’inizio dell’attesa pre derby

14 Gen

Neanche le otto e sono già in macchina Brian bound. Tre gradi sottozero, io che non sono ancora sveglio del tutto, due chiacchiere sulla situazione economica generale col benzinaio di Gavassa, lo strano fenomeno della nebbia che mi passa sopra a due o tre metri da terra per poi ridiscendere verso Magpie Place Mill.

(nebbia a Magpie Place Mill)

C’è SOME GIRLS sullo stereo. Ripenso ad una espressione che fece Tommy anni fa, nominai l’album in questione, lui assunse una espressione di beatitudine ed esclamò “Ah, le chitarre di Some Girls“. Sì, in qualche pezzo le due chitarre si fondono a meraviglia, ma mi sorprendo nel riscoprire che nei pezzi rock sono quasi inascoltabili, uno scatenazzamento indistinguibile. Ancora una volta maledico Ron Wood.

In tema Rolling ripenso all’altro giorno: stavo prendendo un caffè in compagnia del mio collega JL quando questi mi fa “Ma senti Tim, sei tu vero nella foto che c’è nel tuo Winter Album?” JL è un discreto amante della musica rock, ma è un po’ troppo giovane per distinguere il KEITH RICHARDS negli anni settanta dietro a degli occhiali da sole. Sorrido e mi lascio scappare un “Magari, JL, magari”. Per un momento mi gaso anche, essere paragonato a Keith Richards nel momento del suo maggior fighinaggio mi riempie di orgoglio, ma poi, cerco con la mente una immagine di me da giovane, rammento una foto e capisco che proprio non posso competere (ma in definitiva, chi può competere con il Keith di quegli anni?).

(Il fighissimo Keith Richards negli anni settanta)

(Tim Tirelli come KR? Nah.)

Nella nebbia il tempo si dilata, finisce Some Girls e metto su ROCK THE HOUSE LIVE degli Heart. Certo non sono quelli degli anni settanta, ma certi pezzi me li sento volentieri.

E’ poi la volta di TRASLOCANDO (prodotto da Ivano Fossati) di LOREDANA BERTE’. Mi son preso il cofanetto economico  ORIGINAL ALBUM SERIE, i suoi  5 album più riusciti. Chi ha la mia età è cresciuto ascoltando nei juke box, per radio e per tv le sue canzoni. Io le ho spesso trovate gradevoli e Loredana era un tipetto mica male oltre che gran figa. Mi chiedo cosa direbbe Polbi se fosse qui con me…gli HEART periodo commerciale e Loredana Bertè. Temo si butterebbe giù dalla macchina.

Trovo Brian già vestito, non ricordava che avrei dovuto lavarlo, si rammarica di perdere colpi…non deve essere facile trovarsi vecchi e un po’ spaesati. Non sono disposto benissimo ma cerco di rassicurarlo e di tranquillizzarlo. Gli asciugo i capelli, lo aiuto a vestirsi, a sistemarsi il maglione, la sciarpa, il giaccone…il mio vecchio mi fa tenerezza. In macchina come spesso succede Brian prende quota, il solo pensiero di veder gente, di chiacchierare lo rende euforico. Lo porto a fare le sue giocatine al superenalotto in centro a Ninetyland e poi al K2 per il solito caffè con pasta.

(Brian e sullo sfondo la Abbey of Thelema..ehm, of Ninentyland – foto di TT).

Passo da Lasìmo a prendere ancora un po’ di mie cose e poi sosta al minibar. Pizzetta e spremuta, due parole sul derby di domani sera con Angelo.Verso mezzogiorno riporto Brian all’ovile. Due chiacchiere padre-figlio, un occhio a Repubblica e poi me vado.

Vedrò Brian anche domani, mi sembra felice della cosa. “Ma chi fa da magnèr Tim?” “Ci penso io, Brian, non ti preoccupare, vedrai che leccornìa che ti preparo.” “Brèv” mi dice Brian. Poveretto, ancora non sa che non saprò fargli altro che Quattro Salti In Padella.

In centro a Mutina mi soffermo davanti alla FONTE D’ABISSO. Questa semplice fontanina mi affascina. FONTE D’ABISSO…noi uomini di blues di abissi ne sappiamo qualcosa…

(La Fonte D’Abisso e Piazza Roma – foto di TT)

Incontro Julia, come sempre finiamo per parlare di cose profonde. Mi viene in mente un libro di Dan Brown, dove si racconta di studi circa la possibilità di far accadere certe cose se molte persone pensano quella cosa contemporaneamente. Mentre torno mi chiama Dan, mi scuso per il 5 a 0 di sabato scorso. Parliamo degli SHEEPDOGS, un gruppo che dovrebbe battere più o meno le stesse strade dei nostri amati TISHAMINGO…

Il pensiero del derby di domani sera si fa sempre più pressante. Ho paura e non mi piace aver paura delle altre squadre, soprattutto del Milan e della J**e. Ripenso all’ultimo derby, qualche mese fa, c’era Leonardo in panca, ero fiducioso, ci siamo beccati tre pappine. Inizio a tremolare. Penso a qualcosa di allegro..I misteri di CAZZENGER di Crozza ad esempio…il mistero del carrello della spesa: è vero che ne esiste uno che va dritto?

A pranzo mi sparo una Corona e a fine pasto correggo il tutto con tre dita di Southern Comfort…posso finalmente crollare sul divano e sognare bandiere nerazzurre al vento. Forza ragazzi, regalatemi un sogno, cazzo.

“Quando decollò il dirigibile del Rock” da CorriereDellaSera.it

13 Gen

Doc mi invia un link di un articolo apparso oggi su IL CLUB DELLA LETTURA de IL CORRIERE DELLA SERA. Lui lo ha giudicato commovente, io l’ho letto volentieri.

Ve lo propongo.

http://lettura.corriere.it/quando-decollo-il-dirigibile-del-rock/