Lunedì 24 dicembre ore 13 circa: in macchina, diretto nel posto in riva al mondo, vado di corsa come sono solito fare. Sabato mattina da Brian, ieri tutto il giorno da Brian, stamattina da Brian; corro avanti e indietro perso nei miei impegni. Anche adesso sono in preda alla frenesia ma, aspetta un attimo…decelero…da 110kmh passo a 70kmh. Cosa sto facendo? Perché corro? Dove cazzo devo andare? Tiro il morso, la blues mobile nitrisce nervosa, ma rallenta. Mi fermo ad una piazzola della tangenziale campagnola, alla mia sinistra sfreccia un treno in direzione est. Cerco di rallentare anche dentro di me…ho corso per mettermi più o meno in pari al lavoro, ho corso per impacchettare tutti i regali per friends & relatives, ho corso per gestire Brian, ho corso per organizzare la mia vita in questi giorni un po’ convulsi…ma adesso che sono a ridosso di queste feste che dovrebbero essere le mie preferite mi chiedo che cavolo corro a fare, appunto. E mentre me lo chiedo, fermo in questa piazzola, cala una nebbia lugubre e pesante e arriva la bestia che si impossessa di me, il diavolo che rende ogni mio pensiero un attentato alla mia vita attuale.

The beast inside of me
Oh lo so, non è una novità, mi conosco, è solo questione di tenere a bada la bestia per mezzora o poco più, ma non è facile. L’istinto mi dice di prendere vie diverse, di ipotizzare fughe. Ma dove? A Detroit da Polbi? A San Francisco dalla mia vecchia amica Donna? O magari a New York, davanti al Madison Square Garden per capire finalmente che il mio palcoscenico ideale è quello del posto in riva al mondo, là a Borgo Massenzio. Penso poi se non sia il caso di fare come quelli che per natale di solito se ne vanno a fare un giro in Asia insieme ad un amico fotografo. E poi penso ad un mio amico di facebook, MB, che passerà il 24 sera da solo visto che la sua compagna sarà al lavoro e le sue figlie sono sparse per il mondo. Qualche leccornia, una bottiglia di vino, qualche candela accesa e un film di Frank Capra in attesa che sua moglie ritorni. Beh, mica male. Non è che i miei natali siano terribili, tutt’altro, me li so modellare piuttosto bene, ma quando la bestia attacca non c’è bel natale che tenga. Digrigno i denti, rizzo il pelo, abbaio insieme ai cani del destino, con la schiuma alla bocca smadonno, recito versi di Aleister Crowley, invoco il Signore dell’Oscurità… abbi pietà di me Dark Lord, placa quest’anima tormentata.

Il Dark Lord è magnanimo, lentamente torno a prendere il controllo di me stesso, il theremin che ho dentro di me smette di lanciare i suoi ululati, cerco di ricompormi, risalgo in macchina. Sono spossato. il Winter Album 2012 passa DOOT DOOT dei FREUR…
Arrivo alla domus saurea ancora scuro in volto, entro in cucina, la vista del centro tavola natalizo è come mirra sulle piaghe della mia anima…

Il centrotavola – foto di TT
Piano piano tutto quel tremore si fa meno definito e, grazie alla tovaglia, alla frutta un po’ particolare tipo melograno e ciliege di papaya, mi riconcilio con il mio status di uomo di blues alle prese con la vigilia della festa del sol invictus…anche merito di Palmiro che viene a farci compagnia…

La tavola della vigilia che distende i blues – foto di TT

Palmiro viene a controllare se il demone ha lasciato il mio corpo – foto di TT
Alla sera verso le 22 mi torna un rigurgito demoniaco, cerco di tenerlo a freno ma vado a letto con pensieri non troppo sereni. Stamattina mi sveglio ancora in preda a quella sensazione di inadeguatezza. La groupie è paziente, mi gira alla larga tenendomi a bada. Do un’occhiata al presepe laico, all’albero…poi cerco du Sky i cartoni animati Disney a sfondo nevoso…li trovo e le ultime tracce della bestia vanno a dissolversi. Apro i regali, l’umore migliora parecchio.

Il presepe rivoluzionario di TT – foto di TT

Il presepio Hard Rock di TT – foto di TT

Shake my Xmas tree – foto di TT
Mentre faccio il numero di Brian per sentire come va, ripenso a quello che mi ha detto sabato: “Tu sei un Tim“. Per lui Tim è ormai diventato sinonimo di persona in gamba che sa fare le cose…agli occhi dei vecchi anche il più miserello degli uomini di blues diventa un supereroe. Brian mi ringrazia per i regali, mi dice che mi vuole tanto bene e mi saluta con un “Ciao pirìn”. Ecco, a questo punto lo saluto in dialetto per darmi un tono e gli do appuntamento a domani, ma sono commosso.
A pranzo dalla Lucy, davanti ad un piatto di cappelletti reggiani le ultime nebbie delle mie paturnie svaniscono…

I Cappelletti della Lucia – foto di TT
Il pomeriggio ritorno alla domus saurea, un film su Sky, ancora cartoni animati, scambio di sms con i confratelli, aggiornamento della lista excel dei CD ricevuti (diversi titoli tra cui alcuni cofanetti, per un totale di 50 singoli cd), carezze amorevoli ai suddetti cd, sullo stereo AARON COPLAND…
E’ così che se ne va un altro natale, un altro anno, un altro blues. Visto che la dispepsia sembra lasciarmi in pace, mi faccio una tisana di quelle che mi ha regalato Jaypee corretta southern comfort e cerco di andare a letto contento. Come canta Greg: “Il Natale che hai è quello che ti meriti”…già.Viva gli Emerson Lake & Palmer.
They said there’ll be peace on earth
But instead it just kept on raining
A veil of tears for the virgin’s birth
I remember one christmas morning
A winters light and a distant choir
And the peal of a bell and that christmas tree smell
And their eyes full of tinsel and fire They sold me a dream of christmas
They sold me a silent night
And they told me a fairy story
‘till I believed in the israelite
And I believed in father christmas
And I looked at the sky with excited eyes
‘till I woke with a yawn in the first light of dawn
And I saw him and through his disguise I wish you a hopeful christmas
I wish you a brave new year
All anguish pain and sadness
Leave your heart and let your road be clear
They said there’ll be snow at christmas
They said there’ll be peace on earth
Hallelujah noel be it heaven or hell
The christmas you get you deserve
Io ho passato la vigilia in treno…di ritorno da un week end nella pianura bolognese, con il ricordo di due falchi posati su una staccionata, vicinissimi a casa….li ho visti così da vicino per la prima volta… e la meraviglia dei canali invernali con gli aironi. In treno, distratta da mille pensieri, il quadernetto delle poesie infilato in una tasca del “chiodo” insieme alla matita piccola omaggio dell’Ikea. Le gambe strette attorno alla poltroncina per evitare i trolley (quanto li odio: siccome sono comodi da trascinare, la gente li riempie all’inverosimile o ne compra di quelli grandi come bauli, col risultato che poi, essendo troppo pesanti per essere sistemati sul portabagagli o troppo ingombranti per entrarvi, rimangono a terra, sulle palle degli altri, per tutta la durata del viaggio). I miei blues si stemperano nelle cose che scrivo, oppure nei disegni. Dove vorrei essere? California, per sempre. Ma se fossi là, magari vorrei essere da qualche altra parte… forse nello spazio. Non c’è pace per gli uomini e donne di blues… e ora ci aspetta il nuovo anno! Ciao Tim! :-)
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Ciao Tim, buon onomastico! Esattamente un anno fa sono venuto in contatto col blog, in modo del tutto casuale, digitando “Jimmy Page 2012” su Google. Come ti ho detto anche di persona, é stata una grande sorpresa ritrovare l’autore di Oh Jimmy (che mi ero letto a fine ’80) e scoprire che abita dalle mie parti. È stato un 2012 faticoso e intenso, ma allietato da varie buone cose, compreso il blog e le persone che lo frequentano. Sto leggendo il libro di Tolinski sul Dark Lord – che avevo preso per portartelo l’altra sera, se fossi riuscito a venire all’incontro della Confraternita – ed è meglio di quanto mi aspettavo. Consigliato! Sensazione musicale da condividere: l’altra sera mi sono sentito “In my time of dying” (da Celebration Day) mentre guidavo, ad alto volume, e per poco non uscivo di strada per il contraccolpo delle cannonate di chitarra e batteria iniziali. Che suono esplosivo, molto meglio di tutte le versioni precedenti (in my humble opinion)! Ciao
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Lorenzo, grazie per gli auguri, grazie per i complimenti. Anche io sono molto contento del blog, della comunità e delle persone come te che gli sono intorno. La festa del Sol Invictus mi ha portato tra le altre cose il libro di Tolinski e il cofanetto Bluray/BonusDivudi/2cd di Celebration Day. Appena li avrò letti e visti ne riparleremo. Blog on.
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È davvero difficile stabilire se il concetto che ognuno ha il natale che si merita è una bastardata o se ha una sua verità.
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Credo, ahimè, che Greg Lake abbia ragione!
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