I Firm, i loro fratelli e il depotenziamento del rock – di Paolo Barone

22 Mag

Qualche giorno fa parlando con in nostro Polbi abbiamo toccato l’argomento FIRM; il nostro boy from Scilla mi diceva che non era mai riuscito ad acquistare i due album del gruppo a me comunque caro. In questi giorni lo ha fatto fatto così gli ho chiesto di scrivere una riflessione per il blog, riflessione che diventa pensiero ad ampio respiro circa la fine che fece certo Rock negli anni ottanta. 

◊ ◊ ◊

La mia vita non sarebbe quello che è senza i miei dischi.

Non mi importa poi più di tanto se siano vinili o cd, ma senza questi scrigni delle meraviglie io non so proprio come avrei fatto certe volte.

L’altro giorno ero da solo in macchina per un viaggio di parecchie ore, una condizione molto congeniale per quanto mi riguarda per ascoltare musica senza rotture di coglioni.

Ne ho approfittato, dopo qualche giro nella discografia dei Beatles, che è sempre un esperienza strabiliante, per ascoltare come si deve i due dischi dei Firm.

The Firm - The Firm - Front

Ora, se siete lettori di questo Blog non ha alcun senso presentare la band anni ottanta di Jimmy Page e Paul Rodgers. E forse è anche inutile dire che sono un fan assoluto dei LZ e un grande appassionato della musica dei Free.

Eppure, per tutta una serie di ragioni non ho mai, dico mai, preso un album dei Firm. Mi ricordo perfettamente della loro uscita nei negozi di dischi, e di tutte le volte che li ho incrociati, specialmente negli Stati Uniti nelle sezioni vinile usato a pochissimi dollari. Quindi non stiamo mica parlando di bootleg o di edizioni limitate delle colonne sonore di Page, no, questi sono album pensati per la grandissima distribuzione e ho avuto infinite occasioni per portarmeli a casa e ascoltarli come si deve, cazzo stiamo parlando di due album interi con JP alle chitarre.

The Firm - Mean Business - Front

Eppure, non li ho mai presi. Il mio personale motivo è molto semplice, e risuona chiaro più che mai in questo ultimo tentativo di ascolto: non riesco proprio a trovare una scintilla di vita in quei dischi. Nei Firm sento essenzialmente un suono fiacco, banale, prevedibile e scontato all’inverosimile. Sensazione che ricevo quando ascolto il novanta per cento degli album prodotti negli anni ottanta. Non voglio affatto essere lo snob saccente, odioso e con il paraocchi, è proprio che quando sento dischi dei miei artisti preferiti degli anni sessanta e settanta, prodotti in quel terribile decennio, mi chiedo cosa sia successo.

Perché giganti, come in questo caso il cantante dei miei amati Free e addirittura Jimmy Page, siano finiti a produrre cose agli antipodi delle esplorazioni cosmiche, dei feeling intensissimi, della vera e propria arte della loro opera storica.

Promo shot 1984 - The Firm

Promo shot 1984 – The Firm

Non ne esce vivo nessuno dagli anni ottanta, soprattutto il pubblico, gli appassionati. Chissà perché decretarono il successo di una musica rock così scadente rispetto a tutto quello che era uscito pochi anni prima.

Sarà stata la cocaina? Regan, la Tatcher? Craxi Andreotti e Forlani? Mah…

MTV? Non ho una risposta….

Vedi un filmato qualsiasi del rock 60/70 e sei travolto dal fascino e dalla magia, non solo della musica, ma anche dalla personalità degli artisti e del pubblico. Vedi uno dei tanti video prodotti nel decennio della videomusica e sembra di vedere le pubblicità delle tv private locali.

THE FIRM promo shot

 

Una tristezza infinita, colori mode e suoni invecchiati malissimo, un senso del ridicolo tragicamente involontario che tutto pervade. Un paio di anni prima ci sono i Clash di London Calling, Patti Smith e Knebworth, e poi in un attimo le cravattine dei Duran Duran.

Sembra un complotto dello stato imperialista delle multinazionali per depotenziare al massimo il potenziale sovversivo del rock. Ma anche provando a scherzarci su, il passaggio 70/80 e’ un enigma. Bisognerebbe chiederlo ai protagonisti, magari proprio a Page e Rodgers. Come cazzo avete fatto a produrre roba così inutile, proprio voi santiddio, proprio voi, che un brano solo scartato e uscito postumo dei Led Zeppelin o dei Free vale il triplo di quel progetto anni ottanta tutto insieme?!? Oggi gli adolescenti anni ottanta come me, si trovano riproposta tutta quella roba senza anima, in chiave nostalgica di un tempo delle mele perduto.

Forse è solo un mio limite, forse a me il suono anni ottanta evoca brutti ricordi. Il mondo impazziva per Asia e Spandau Ballet, mentre io scoprivo Stones e Ramones. Come dicono i Saint Vitus: Born too Late.

@Paolo Barone 2022

P.S.

Questa mia personale riflessione vale soprattutto per la produzione rock di massa del periodo 81/89. In questi anni bui qualcosina di buono è emerso nelle varie nicchie underground, chissà forse perché meno coinvolte dal delirio della video musica, o perché logicamente più libere di esprimere quello che sentivano di fare.  

 

9 Risposte a “I Firm, i loro fratelli e il depotenziamento del rock – di Paolo Barone”

  1. lucatod 23/05/2022 a 00:52 #

    E’ un piacere leggere un nuovo articolo di Paolo Barone.
    Oggettivamente cercare la sostanza dentro i due dischi dei FIRM e di buona parte della produzione anni ’80 delle rockstar dei due decenni precedenti è abbastanza dura. Detto questo , a me i FIRM piacciono . Non di certo perché ci trovo il vecchio spirito dei LZ o una produzione creativa , quanto un personale feticismo nel seguire il “mio eroe” alle prese con un progetto sfigato di partenza. Nei primi anni ’80 JP era passato dal virtuoso stregone in abiti bizzarri (e leggendari) con la sua Les Paul e la doppio manico allo sciattone (ma sempre di classe) barcollante con sigaretta penzolante e quella Telecaster scassata (a detta di Rat Scabies) con la quale di certo non ha riscritto la storia del rock. Oltretutto insicuro e impreciso. I loro pezzi sono in buona parte innocui ma molto orecchiabili. Se i LZ non si fossero sciolti dubito che avrebbero fatto di meglio.
    Quel decennio ha segnato il ritorno alle hit , come negli anni ’50 e ’60 , dovuto a mio parere a MTV e al rincretinirsi davanti alla televisione. Ma c’era anche ottima musica. I Talking Heads , tanto per fare un nome.

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  2. bodhran 23/05/2022 a 10:05 #

    Mi riesce difficile non essere d’accordo con i pezzi di Paolo Barone. In poche righe ha riassunto perfettamente quello che è il mio pensiero. All’epoca (adolescente anche io negli anni ’80) li hoascoltati e, con atteggiamento da fan obbediente, quei due dischi mi piacevano, e tanto. Per pochissimi anni però, dopo di che sono rimasti impilati tra i vinili e non mi è più venuto in mente di riascoltarli: “un suono fiacco, banale, prevedibile e scontato all’inverosimile”. Sottoscrivo anche le virgole.
    Sui motivi del perchè in quel decennio il rock si sia trasformato in quello che io chiamo “anti-rock” ci sarebbe da scriverci metri di scaffali. Provo a contribuire con una suggestione: esplorate le direzioni che si potevano esplorare in quell’ambito, tutto sommato musicalmente semplice come struttura, è stato difficile essere creativi ed originali (per quel che può significare) e sono prevalsi i clichè: seriosità, machismo, labbra a culo di gallina e il più delle volte nessuna ironia; insomma pareva che essere rocker significasse essere un “coatto” che, tra le innumerevoli pose e in abbigliamenti discutibili, riproponeva in versione semplificata (banalizzata) ciò che era stato elaborato pochi anni prima. Un esempio per tutti il successo da me mai compreso di un gruppo come i Motley Crue. E sì, le novità musicali venivano da altri ambiti, che poi il giornalismo non li classificasse più come “rock” è un altro par di maniche, ma alla fine di quello si trattava, musica semplice per le giovani generazioni.

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  3. Claudio Marsilio 23/05/2022 a 11:29 #

    A mio personale avviso, pur essendo perfettamente d’accordo con lo spirito dell’articolo – e lo estenderei a tutta la produzione Plant, per esempio – trovo che “The Firm”, ma soprattutto “Mean Business”, abbiano vere e proprie chicche al loro interno. Alcuni punti di assoluta qualità, nel panorama videomusic degli anni ’80…

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  4. Paolo Barone 23/05/2022 a 17:40 #

    Grazie tantissimo Luca, Bodhran e Claudio per i vostri commenti.
    Il mistero degli anni ottanta è materiale di riflessione interessante.
    Nel commento di Bodhran c’è un elemento emblematico: un gruppo come i Motley Crue che diventa una band di successo planetario. La banalità più assoluta, manco na mezza idea, e ci potrebbe pure stare in ambito rock and roll…per esempio nel decennio precedente gli Heartbreakers di L.A.M.F. con Johnny Thunders. Banali nei suoni, nemmeno chissà che canzoni, ma una presenza, una grinta e quel qualcosa in più che rende quel loro unico disco un classico rnr. Ma nel caso dei Motley Crue non riesco a sentire altro che fiacchezza e mosceria, oltre la piattezza delle canzoni.
    Certamente negli anni ottanta c’è stato di molto molto peggio che i Firm o Plant solista, per me comunque un gradino più in alto dei Firm, ma sono gusti personali, è che dai…. Che ne so, fate voi un nome qualsiasi…dai Simple Minds o dai Motley Crue appunto, ti aspetti le loro cose…ma da chi ha scritto le cose più belle della storia del rock, sarebbe stato meglio un dignitoso silenzio forse…mah, poco importa, alla fine magari uno si è visto JP live con i Firm e va bene così…
    Certo i Talking Heads. Ma anche altre band, soprattutto nelle nicchie tipo Metal, Hardcore, o i nostri primi Litfiba prima del successo pop rock. È che gli ottanta paragonati ai decenni precedenti o anche al dopo, perlomeno fino ai primi anni duemila, restano un po’ un mistero.

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  5. Luce 23/05/2022 a 23:32 #

    “Spesso nel giudicare una cosa ci lasciamo trascinare più dall’opinione che non dalla vera sostanza della cosa stessa”(Lucio Anneo Seneca)…. La vera colpa dei Firm è stata – tra le altre, la più grave – non tacitare il nome di chi ne faceva parte: avessimo letto in copertina Anthony Green vocals e Mark White guitars avremmo apprezzato meglio qualcosa che tentava di essere un dignitoso non svendersi a certo misto pop che negli anni 80 si spacciava col nome di rock per mancanza di reali interpreti. Giudicare inoltre gli anni Ottanta con la voglia tornino i Settanta è del tutto anacronistico: tentare – anche con mediocri risultati – di mutare la propria pelle per immettersi in un contesto nuovo è scelta invece coraggiosa, anche se la partita sarà in perdita….migliore ancora la scelta di farsi fuori dopo un secondo tentativo perché quella pelle proprio ci va stretta. Non conoscevo i Led Zeppelin (tranne STH) quando ho conosciuto i Firm….non ho mai suonato uno strumento….sono stata adolescente negli anni Ottanta: per me, musicalmente ignorante e pasciuta nella generazione di Videomusic, i Firm sono stati quanto di più rock potesse entrarmi nelle vene…..le mie amiche ascoltavano i Depeche Mode, i Simple Minds, Madonna e come loro si vestivano e truccavano…. Io deliravo dietro ai Duran Duran. La musica, grazie a Dio, è stata creata non solo perché dalle orecchie arrivi alla testa di chi sa e può giudicarla ma anche dalle orecchie allo stomaco e alle viscere di chi non capendola vuole invece goderne, sentirsela dentro….. Onestamente ho avuto la fortuna di non sapere prima e capire chi fossero Rodgers e Page, per me si fossero appunto chiamati Green e White avrebbe fatto lo stesso: questo l’enorme vantaggio che ho avuto io rispetto a voi (oltre al fatto magari di averli visti dal vivo!). Scusate l’intrusione ma ciò che non sopporto è che si dimentichi che se è vero che il gusto è personale, è anche vero che si dovrebbe prescindere dall’aspettarsi troppo da nomi che dovrebbero essere una garanzia e che pertanto – sconfessando se stessi per come avremmo voluto ritrovarli – minano un giudizio e perdono in partenza ai punti. I lavori dei Firm fanno schifo perché i testi sono idioti o perché sono suonati che neanche al I anno di conservatorio……i brani dei Firm sono del tutto anacronistici nel 1985……le canzoni suonano giacche ed insulse: questi sono giudizi personali, rispettabili, in parte forse per i veri conoscitori della musica seria, reali…..ma non trovo corretto che a queste considerazioni ogni volta si debba aggiungere il fatto che da Rodgers e Page proprio non ci si aspettava un tal cadere in basso! Provare a contestualizzare l’opera nel periodo e ascoltarla scevri da preconcetti che derivano da sappiamo bene cosa renderebbe i nostri giudizi meno granitici……forse…..

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  6. timtirelli 24/05/2022 a 17:01 #

    A me i Firm piacciono molto, a tal proposito metto in campo la distinzione tra capitoli importanti della propria vita e capitoli importanti della musica Rock. E’ chiaro che i Firm vanno ascritti nella prima categoria, non hanno infatti aggiunto nulla alla storia del Rock, non hanno scritto nessun capolavoro, non hanno esibito nessuna verve particolare ma è indubbio che siano stati uno dei gruppi della mia giovinezza. Trovo che il loro Rock sia piacevole e dignitoso … magari non originalissimo, ma pur sempre degno di nota. Quando fu ufficializzata l’unione tra il mio cantante e il mio chitarrista preferiti ne fui felice, sebbene non fu certo un fulmine a ciel sereno, la collaborazione tra i due di fine 1983 in occasione del progetto di beneficienza ARMS diede sin da subito l’idea di un preludio a qualcos’altro. Il chitarrista dei LZ e il cantante dei Free/Bad Company …tre dei gruppi della mia top 5, ragazzi per me fu un sogno.

    Se il materiale è quello che è credo che lo si debba anche ad un altro aspetto, quello relativo alla creatività, che credo non duri mai troppo oltre i 10 anni. Quello è il lasso di tempo in cui i musicisti danno tutto quello che hanno da dare e da dire, il resto è mestiere. Certo, ci sono eccezioni, ma in generale credo sia così. Se aggiungiamo che Page non si è mai ripreso totalmente dalla fine dei LZ e in quegli anni non era precisamente a fuoco il gioco è fatto.

    La questione dei gusti personali gioca inoltre un certo ruolo, conoscendo molto bene sia Polbi che Bodhran so che entrambi hanno la propensione per il Rock d’autore, il Rock contenutistico e – come ha scritto Polbi – l’aspetto sovversivo del Rock. Sia chiaro, capisco e approvo, ne discutiamo spesso qui sul blog, ma il loro approccio al Rock è diverso da quello di altri lettori e in qualche modo anche dal mio. Entrambi amano i Free, come il sottoscritto, ma entrambi non amano i Bad Company (che come sappiamo sono la versione da stadio dei Free) gruppo che invece fa parte del mio DNA, non credo che loro due si mettano ad ascoltare Pyromania dei Def Leppard, Slide It In degli Whitesnake, o anche il disco di Coverdale Page come invece faccio di regola io io. Poi certo, abbiamo tanti territori comuni ma ognuno ha le proprie inclinazioni.

    Diciamo anche che la generazione di Page e Rodgers dopo gli anni settanta non è che abbia fatto granché. I nostri amati Rolling Stones, dopo Emotional Rescue del 1980 hanno fatto uscire dischi importanti per il rock? (Tatto You del 1981 che è un disco toghissimo non lo considero perché è una collezione di outtakes tratte da dischi precedenti)? John Lennon dopo i Beatles ha pubblicato dischi di alto livello (e qui siamo addirittura negli anni settanta)? Vogliamo aggiungere nomi a caso? ELP, YES, GENESIS (che hanno iniziato a vendere tantissimo quando hanno iniziato a fare dischi appena discreti), DEEP PURPLE, BLACK SABBATH, ALLMAN BROTHERS, JETHRO TULL, BOB DYLAN, e via via tutti gli altri. Gli anni ottanta sono gli anni del disimpegno, e in più come dice sempre Picca, tu fai degli album belli se anche gli altri fanno dischi belli, altrimenti è dura.

    Accanto a brani un po’ scontati e dozzinali vi sono pezzi piuttosto buoni, dove sia Paul che Jimmy a tratti ruggiscono quasi come in passato. Tra l’altro Satisfaction Guaranteed è il mio videoclip preferito in assoluto. Concludendo sono due dischi onesti, il sound pur compresso, mi pare accettabile per essere dischi degli anni ottanta. Rispetto a Rodgers Page è in secondo piano, se avesse contribuito maggiormente a livello compositivo credo che il risultato sarebbe stato più vivace e se paragono questi dischi ad esempio a Right By You (1984) di Stephen Stills o a certi dischi dei Queen (Hot Space) beh… addirittura li rivaluto.

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    • lucatod 24/05/2022 a 20:23 #

      Sono pienamente d’accordo con il concetto che la creatività abbia una durata relativamente breve. Non ci sono dubbi, dopo c’è il mestiere o al massimo qualche (raro) colpo di genio. L’errore che all’epoca fecero le “vecchie” glorie era di riproporsi al grande pubblico seguendo quello che stava nella top 10 . Quindi nel tentativo di non risultare datati vediamo i vari Jagger o Bowie fare il verso a Michael Jackson , ai Duran Duran (a loro modo epigoni del Bowie di Scary Monsters) e tutta la roba AOR multiplatino , prendendo il peggio dall’intero calderone . Più di rado c’è stato chi ha drizzato le antenne e utilizzato la tecnologia del periodo al servizio di nuovi percorsi musicali. Così a bruciapelo mi vengono in mente due nomi (del passato) che negli anni ’80 balzarono nuovamente al successo con dischi nuovi , importanti e vendutissimi : Peter Gabriel e Paul Simon (Graceland).

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    • bodhran 26/05/2022 a 12:35 #

      “metto in campo la distinzione tra capitoli importanti della propria vita e capitoli importanti della musica Rock”. Questa premessa è fondamentale, credo per tutti. Ed è una cosa importante. Il mix tra quel minimo di oggettività su un disco e il gusto personale (che è assolutamente legato al privato di ciascuno) è lo spazio in cui ci muoviamo, sia tra persone diverse, sia in una stessa persona. Per quello che mi riguarda ho nel mio passato dischi terribili (ma terribili davvero, altro stare a fare il pignoletto sui Firm) che ho adorato letteralmente, a volte per ingenuità a volte perchè magari piacevano ad una persona che mi piaceva. Così come negli anni ho riscoperto album che ad un primo ascolto (vuoi sempre per ingenuità) non mi erano piaciuti per niente (un esempio su tutti, sono qui ancora a mangiarmi le mani per essermi perso Zappa dal vivo nel 1988, ma all’epoca non lo digerivo per niente; mi mangio le mani e ripenso ai soldi spesi per roba che ora come ora non ascolterei nemmeno se mi obbligassero).
      Di sicuro poi la creatività non è eterna, forse in alcuni compositori classici, ma lì c’è un formalismo di base più complesso e quindi più margine di manovra; eccezioni come la svolta anni 80 dei King Crimson sono rarissime. Se poi si guardano le arcate nella musica che ci piace, a me alla fine sembra del tutto normale che ci siano periodi più vivaci alternati con periodi di stanca. D’altra parte nella seconda metà dei ’70, quando certa roba si era po’ afflosciata, spuntano Police, Talking Heads e il punk in genere (utile più per l’attitudine che per la musica in sè), così come è la seconda metà degli 80 che ha dato la stura al ritorno di un rock meno formale nei ’90.
      Chiudo con un grazie a tutti: qui sul blog se ne potrebbe stare a scrivere per giorni, su posizioni diverse, ma sempre con rispetto (rispetto al delirio da hooligans che si trova in genere sul web, qualunque sia l’argomento). Peccato non si possa fare tutti insieme davanti a una birra (o forse ci scanneremmo per decidere cosa ascoltare in sottofondo?)

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  7. Paolo Barone 24/05/2022 a 20:56 #

    Luce, Tim e Luca, grazie veramente per aver contribuito a quella che era una piccola riflessione al volo sugli anni ottanta in generale partendo da una mia chiacchierata con Tim sui Firm.
    Direi che se mettiamo insieme tutto quello che abbiamo scritto tutti, con un oculato taglia e incolla viene fuori un pezzo mica male sugli anni ottanta!
    Mi sento molto in linea con Bodhran come sa bene Tim che ci conosce, ma sono rimasto molto colpito anche dalla lucidità di alcune considerazioni di Luca e Tim. Così come dal cuore e dalla passione di Luce.
    Fu un decennio difficile per il rock, e soprattutto per tutti i movimenti sociali e culturali dai quali il rock era nato.
    Molto bella e lucidissima la riflessione di Picca per cui fai dischi belli se anche gli altri fanno dischi belli. Verissimo.
    Ora mi stanno venendo in mente i King Crimson fra i pochissimi grandi degli anni settanta che hanno prodotto materiale di rilievo nel decennio successivo, ma forse proprio perché un vero e proprio gruppo non lo sono stati mai e l’inclusione di Levin e Belew è stata particolarmente azzeccata.
    Un giorno di questi si potrebbe passare ai 90, molto diversi e pieni di band e generi che hanno lasciato un segno.

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