Stamattina prima di andare a lavorare passo per l’ufficio postale di Borgo Massenzio a ritirare un pacchetto. L’ufficio, non fosse per un computer e il giabanino del bancomat, sembrerebbe fuori dal tempo. Una vecchia pesa per pacchi nell’angusto spazio lasciato ai clienti, armadi, cassettiere, archivi e mobilio di terza scelta, messi insieme senza continuità, senza nessun aggancio con la parola arredamento. Scatole, pratiche, oggetti obsoleti appoggiati in cima agli armadi. L’impiegata…beh, sembra fuori dal tempo anche lei. Espressione tra l’infastidito, il preoccupato e l’inadeguato. Attendo 5 minuti è ritiro il pacchetto. Esco. Faccio 5 metri in direzione della macchina, mi viene incontro un vecchio che poi non è nemmeno tanto vecchio e sento che dice “Quanta gente c’è?”.
Subito non capisco e mi meraviglio che si rivolga a me, ma poi ripensando al suono uscito dalla sua bocca ne capisco il significato. Uomo non tanto alto, tracagnotto, 65/70 anni, con il viso rosso, una espressione tra l’incazzato e l’impaurito. Modi da vangatore di biolche con infezione urinaria.
Era a 5 metri dall’ufficio postale e ha dovuto chiedere con arroganza “Quanta gente c’è?”. Nessun sorriso di convenienza, nessun “buongiorno… mi scusi”, no, dritto al punto fermo come era sul suo problema mattutino: andare in posta. Di solito sono scudrigno quando la gente non mi usa le gentilezze dovute, ma poi rifletto – in un nano secondo – sul fatto che deve essere una di quelle persone ripiegate su se stesse la cui vecchiaia ne amplifica certi atteggiamenti antipatici. Così, invece di dirgli “Oh, pistola, an sun menga to fiòl” (non son mica tuo figlio) gli rispondo con un semplice “abbastanza“.
Risalgo in macchina e ripensando a questa sciocchezza mi torna in mente un’altra stranezza che ho visto recentemente: il 18 ottobre, mentre portavo Brian ad una visita, ho visto la Ferramenta di via Nonantolana a Mutina – zona Torrenova – con già vistosi addobbi natalizi illuminati (gocce o stalattiti color ghiaccio azzurro). Il 18 ottobre.
Penso agli Aerosmith e alla prima frase di LIVIN’ ON THE EDGE.
In macchina salto tra LATERAL di Luca Bottura su Radio Capital e il programma mattutino di Picca su Modena Radio City. In località Little Court inserisco nel car stereo BLACK OUT degli SCORPIONS. Ho bisogno di Hard Rock tout court di stampo teutonico.
Apro l’ufficio. A metà mattina un caffè. Kerlo e la Sarwooda stanno discutendo su di un nuovo progetto, Lakèerlit è al telefono con Raffa il fotografo e io, pur pensando di essere nel backstage del Madison Square Garden con una Les Paul in una mano e una groupie nell’altra, sono alle prese con le mie solite cose. E’ tornata la normalità.
(Kerlo e la Sarwooda al lavoro – foto di TT)
(bebe buell)




































Commenti recenti