ADDIO SIC

23 Ott

Le moto mi interessavano a 16 anni, ma poi a furia di star con Lasàurit, il mondo delle moto da velocità  in questi ultimi anni è rientrato nella mia vita. Valentino Rossi è il mio preferito, ma subito dopo viene MARCO SIMONCELLI, il Sic. Grande motociclista, gran personaggio, gran emilianoromagnolo.

Il mese scorso avevo avuto la fortuna di vederlo correre a Misano.

Oggi stavamo guardando la gara di Sepang, il Sic cade, viene investito e muore. Aveva 24 anni.

Un profondo pensiero a lui quindi. Ciao Sic, non ti dimenticherò.

 

 

La gestione di un vecchio ovvero … BRIAN: his best volume 1

23 Ott

Quante gocce di rugiada intorno a me, 
cerco il sole ma non c’è… 
Dorme ancora la campagna, forse no, 
è sveglia, mi guarda, non so. “

Quando al sabato mattina esco di buon d’ora dalla casa del posto in riva al mondo mi vien sempre in mente IMPRESSIONI DI SETTEMBRE della Premiata, è stato così anche  ieri.

(mattina presto nel posto in riva al mondo – foto di TT)

Respiro la nebbia, penso a lei, e affronto l’attacco delle 4 belve a cui devo dare da mangiare.

(4 gatti affamati all’attacco – foto di TT)

Il viaggio in macchina da Borgo Massenzio a Mutina – attraversando campi sulla tangenzialina campagnola con il sole in fronte – mi serve per spazzare via gli ultimi rimasugli di sonno e per fare il sunto della settimana; il car stereo sputa THE ISLAND YEARS 1969-72 dei MOTT THE HOOPLE.

Ho accompagnato Brian ad un paio di visite: Psicogeriatria prima e controllo pacemaker poi. Entrambe sono andate bene, il piano terapeutico di Barbara dà qualche frutto e la pila del suo cuore funziona ancora. Brian è raggiante, come ogni vecchio ha paura della fine, ha sempre bisogno di essere rassicurato sul suo tempo a disposizione (“Brian, te scamparèe damànt to nòna, fin a nuvantasèe aan”, – Brian vivrai come tua nonna, fino a 96 anni), così quando gli faccio i complimenti lui mi risponde con un sorriso furbetto e con due occhi vispi.

(An afternoon in Psicogeriatria: Brian e la figlia di Brian – foto di TT)

(A morning in Cardiologia: Brian at the  Pacemaker check – Foto di TT)

Arrivo da Brian alla Littlecross, mi vede dalla finestra, si affaccia, lo saluto e lui alza entrambe le mani. E’ un sabato speciale, lo vedo subito, l’umore è ottimo, facciamo finta di battibeccarci prendendoci in giro, ma il mood è ottimo. Bagno, capelli, jeans nuovi, camicia nuova e Brian è pronto per il suo svago settimanale. Sulla strada per Ninentylands Brian sofferma i sui commenti – come sempre – sui campi arati o coltivati, sulle piante, sulle case. Una vecchia casa di campagna è disabitata e lui ridacchiando “Tim, angh’è gnanc na galèina” (Non c’è neanche una gallina). Parliamo di politica, siamo più o meno nella stessa area ma lui vira decisamente al centro mentre io mantengo posizioni più estreme. Ci punzecchiamo.Mi dice che il suo sogno era andare in America ( I Kennedy per lui sono un mito) e io gli dico “Dai Brian, vieni con me, invece che in America andiamo nella grande Madre Russia, nell’Unione Sovietica, dove il socialismo reale ha forgiato una società dove l’uguaglianza tra gli uomini è reale, appunto…”, lui si volta, mi guarda e fa “T’eg vèe po’ te!” (Ci vai poi te).

Parliamo del più e del meno e ad un certo punto mi dice “Te piaci alle donne!”, e io “Magari Brian, ma come ti vengono certe idee?“. Secondo lui alcune delle bariste  (prima una meridionale, ora una cinese) del bar vicino a casa sua che ogni tanto frequentiamo sono affascinate dal sottoscritto solo perché – non sapranno più di cosa parlargli – ogni tanto gli chiedono “come sta suo figlio?“. Ma poi capisco, è un indiretto complimento a se stesso:il figlio di un padre così figo e geniale non può che essere ben considerato e corteggiato.

Al K2 caffè macchiati d’ordinanza, cannolo e krafen, quattro chiacchiere coi suoi amici Peter e Mario.

Peter legge la lunga intervista a Snejider che c’è sulla Gazza, Mario con  ironia dice “Laselel ster c’al gà da lèzer Snaider” (lasciatelo stare che ha da leggere Snejider).

(Tres Hombres al K2: Peter, Brian e Mario – foto di TT)

Un veloce passaggio nella casa dove abitavo prima a prendere qualche altro LP e un po’ di altre mie cose. Mi capita in mano un maglione che mia mamma mi aveva fatto a mano tanti tanti tanti anni fa…che pazienza che doveva avere, e quanto amore per quel suo figlio capellone e rocchettaro…

(“Vecchio maglione, quanto tempo è passato…” Il maglione di Mara – foto di TT)

Brian ha già parlato in centro, al K2 e lì giù con Vasco, ma la prima cosa che mi dice quando rimontiamo in macchina è “Ci fermiamo anche all’altro bar, vero?”

Al Mini Bar, Angelo (di fede bianconera) fa il simpaticone “Ciao Tirelli, vuoi provare per tuo padre un nuovo aperitivo catanese che mi è appena arrivato?” … Brian n0n coglie, ma io capisco subito che allude alla sconfitta dell’Inter col Catania di sabato scorso. “Angelo, fer menga al fùrob. At voi bèen damant un fradel mo ed balòn t’en capès gninto” (Non fare il furbo, ti voglio bene come un fratello ma di calcio non capisci niente). Ritroviamo Mario anche lui lì per l’aperitivo.

Bella mattina, quando Brian è così in forma non è poi così pesante gestirlo. Scende dalla macchina, sorride, è contento, è carico e declama “Ciao Tim, grazie grazie grazie…non ti sbigottir che vincerai la prova! A sintòm stàsira per al superenalòt”.

In macchina TARKUS, l’album degli ELP che mi piace meno ma che sto cercando di riconsiderare. Sto persino pensando di comprare un box set di cui non sapevo nulla e che ho scovato su Internet. (Beppe Riva: nel lontanissimo caso tu stia leggendo queste righe miserelle, illuminami a proposito se sai qualocosa. Thanks)

Dopo pranzo una salto a Bath, da mio cugino Alexemme per riallacciare i rapporti e rivivere per una mezzora i posti dove – alla domenica –  ho passato l’infanzia.

Dal car stereo MESCALERO degli ZZTOP.

I colori dell’autunno nelle nostre semplici campagne emiliane sono davvero belli.

(Autunno a Bagno – foto di TT).

Settimana passata musicalmente prigioniero di un “buraccione”  – come dice RIFF – JOHN MILES, colui che alla fin fine è forse il mio eroe a cui vorrei più assomigliare: cantante incredibile, chitarrista sopraffino e gran pianista.

MILLE SCUSE di Giancarlo Trombetti (a proposito di Mike Nesmith’s THE ANGELS)

21 Ott

MILLE SCUSE

Ai lettori e amici di Tim devo mille scuse, sperando che le accettino. I miei ricordi sugli inesistenti The Angels band del 1966 sono del tutto inventati. La ragione di una falsa recensione esistono, però, dal mio punto di vista. Io non credo che saranno in molti a risentirsi – o almeno lo spero – perché ai miei occhi l’intera storia era piena di indizi al punto che io stesso pensavo che nessuno, ma proprio nessuno, ci sarebbe mai cascato. Potere delle cazzate che vengono scritte! E comunque ho creduto che esistesse un buon motivo per tentare l’avventura….

La prima lezione che dovrebbe essere assimilata da questa sòla che vi ho tirato è semplice : non fidatevi mai di nessuno, specialmente se chi scrive è un sedicente giornalista impreziosito da una pseudo fama rubacchiata con metodi discutibili ed in tempi lontani.  La seconda lezione è forse ancor più semplice : non fidatevi del web. Perché io immagino che alcuni siano andati immediatamente a ricercarsi scampoli di informazioni che non avrebbero certo mai potuto trovare quando, in fondo, la verità stava sotto il loro naso.  Il fatto che internet non riportasse a una traccia non doveva farvi pensare che nulla esistesse, ma semplicemente – come troppo spesso accade – che nessuno avesse ancora deciso di inserire un’informazione in rete. Perché le cose non esistono solo perché te le racconta Google.

La terza lezione è di provare a leggere dietro alle parole quando sorgono dei dubbi. E, come detto, dal mio punto di vista di indizi ce n’erano anche fin troppi! Proviamo a elencarli : il primo, il più clamoroso sta nel nome di Greil Marcus. Marcus è uno scrittore che moltissimi anni addietro recensì un disco inesistente proprio su Rolling Stone. Il disco si sarebbe chiamato “The masked marauders” e dentro quell’album sarebbero comparsi Bob Dylan, Mick Jagger, John Lennon e Paul McCartney. Qualcuno aggiunse anche Frank Zappa, ma questa informazione non venne mai scritta dal Marcus. Con un po’ di pazienza tutte le informazioni su quel disco – che venne poi realmente pubblicato dalla Columbia nella seconda metà del 1969, che io possiedo e di cui, volendo, potrei stavolta sul serio farvi una copia! – le potrete trovare sul web. La leggenda intorno a quel disco cadde a breve ma a distanza di decenni ci sarebbero indizi che riporterebbero a Zappa, dato che sul disco compare una “I can’t get no nookie” che avrebbe attinenze con la sua lunga suite di Nanook l’esquimese che non doveva…”mangiare la neve gialla” (Don’t eat the yellow snow), ossia dove i cani avevano pisciato…ma temo che siano tutte balle pure queste.

(Greil Marcus)

 Altro indizio stava nell’impossibilità fisica di mettere insieme in quegli anni Duane Allman che abitava a Macon, in Georgia, con John Cipollina e Paul Kanter che se ne stavano a San Francisco; un po’ lontano… Mentre il riferimento a Laurel Canyon era per Zappa, la cui casa è a Laurel Canyon e che con gli indizi  e con i falsi (il suo disco di “Cruising with Ruben and the Jets” che originariamente si pensò fosse un disco di doo-wap) ha sempre avuto simpatia…forse qualcuno ricorderà la sua abitudine di dare una “parola segreta” ad ogni serata che sarebbe servita per le modifiche di testi e tempi o della storia del Sofà narrata da Mark Volman dove veniva data una serie di indizi per capire cosa lui fosse in verità: a maroonish sofà suspended in the mist of the great emptiness when a light shined down from heaven….  :)

(Laurel Canyon)

Perché tutto questo? La lunga introduzione a quel pezzo avrebbe dovuto insinuarvi il dubbio. Io effettivamente non ho mai sopportato – ed ancor meno sopporto oggigiorno – quella tendenza tutta nostra ma non di tutti, a Dio piacendo!, di porsi sistematicamente in competizione sfidandosi l’un l’altro alla conoscenza di gruppi non minori bensì ignoti. E’ una attitudine tutta nostrale, penso, e sfrontatamente esposta in ogni recensione (chiamiamola così), in ogni ricordo di musica prodotta decenni or sono. Se devo dare un’origine a tutto questo, la darei all’epoca di quel foglio chiamato Metal Shock, dove la maggioranza dei collaboratori, spinti da un istinto di competizione con i nomi un po’ più noti, chiedeva o direttamente inviava pareri/recensioni su dischi sempre più sconosciuti, evitando accuratamente di volersi occupare dei…soliti nomi noti. Cosa che veniva fatta solo su esplicita richiesta redazionale.

Non vorrei dar la colpa a qualcuno in particolare per aver dato il via a questa mefistofelica abitudine ma certo è che la ritrovo appieno nei commenti che mi ritrovo su Feisbuk o nelle pagine di certi miei amici di web. Oggi, nel 2011, dire che “Dazed and confused” è una gran bella cosa è banale e scontato; è necessario possedere e conoscere i Barlafus, eccellente progr-southern band del nord del Canada.

Oggi comprarsi il box di “Dark Side of the Moon” è accondiscendere alla volontà delle infami majors. Ricercare a una convention di dischi usati il primo album dei Bazza è ficooo…un po’ come dice Bart Simpson. E cazzi tuoi se non li possiedi e non li conosci.

Prima di chiedervi nuovamente scusa ed un perdono che spero di meritare, vi racconterò una breve ma vera storiella redazionale…a Roma, alla metà degli ottanta, avevo ottimi colleghi che insieme a me portavano regolarmente a termine i dodici (dodici!) periodici che quell’editore infame ci faceva preparare; tra questi c’erano, ovviamente MS e Flash. Ricordo in particolare alcuni di loro, come Ermanno Labianca, Patrizio Nissirio, Guido Bellachioma, Roberto Paggio, Peter Sarram che oltre che bravi erano anche amici…con loro, le otto/dieci ore giornaliere se ne andavano via spesso ridendo… E la tendenza dei “miei” collaboratori di MS di scendere sempre più nell’ignoto venne un giorno identificata con un nome immaginario di una band immaginaria : The Schiekel-Grueber Happy Band, autori di un album tanto bello quanto poco diffuso “Peppermint Caterpillar of the Boot’s Hills”. Ecco, da quel giorno, tra noi, quando arrivava una recensione ignota, ci divertivamo a raccontarci degli Schiekel-Grueber, gruppo del mitico chitarrista italo-americano Mike Ciuccelebocce…. si lo so: sono belinate, ma noi ci divertivamo e servivano ad allentare la tensione.

(Giancarlino Trombetti al Festival di Reading nel 1980)

Ecco, un giorno non mi stupirei se qualcuno di quegli speleologi a tempo perso se ne andasse in cerca di quel primo, imperdibile album degli Schiekel-Grueber …che si scrive con la dieresi sulla “u”…

Ciao, Giancarlo

CASSIDY n.18 “Nessun Futuro” (Bonelli – ottobre 2011)

20 Ott

Ultimo numero di Cassidy, serie creata da PASQUALE RUJU. Ex militare, rapinatore, fuorilegge duro ma con suo codice da gentiluomo, Cassidy non è certo un personaggio originale, ma è stato piacevole leggerlo in questi 18 mesi. Ambientato negli USA negli anni settanta, i riferimenti al decennio che più amiamo sono stati tanti e pieni di blues e di musica (soprattutto rock, LZ included). La saga si conclude in modo classico e spavaldo.

LILLE – INTER: 0 – 1…che fatica.

19 Ott

MARTEDI’ SERA, 18 ottobre 2011:

Alle 19 sono ancora lì che parlo con Barbara, la psicogeriatra di Brian. Parliamo di Reminyl, di piano terapeutico, del castamasso della Cesira e io penso all’incontro di Champions. Sono stanchissimo e devo fare tutto di corsa. In macchina sulla via del ritorno ascolto i VAN HALEN, ma la scossa non arriva. Cena veloce con una passata di asparagi e una svizzera. Alle 20,40 mi accascio sul divano.

Mario, cotto anche lui, alle 19,30 è al Grandemilia che si mangia al volo due pezzi di pizza. Compra due pastine, una buon brut e si lancia verso Borgo Massenzio. Alle 20,41 si accascia anche lui sul divano.

Dennis rinuncia all’ultimo minuto al calcetto, giorni pesi anche per lui, Franco gli dà qualche problema. Arriva come al solito in ritardo e anche lui sbuffa, è stanco.

Ore 20,50 siamo tutti e tre sul divano, davanti a Sky.

Primo tempo discreto, bel goal del Pazzo. L’Inter regge, ma conosciamo i nostri polli e sappiamo che con L’Inter di questi tempi il secondo tempo sarà durissimo.

Con un po’ di autoironia ci stupiamo che che dopo 5 minuti del secondo tempo loro non abbiano ancora segnato. Passano 40 minuti interminabili, ad ogni rilancio in avanti di Julio Cesar non riusciamo mai a conquistare la sfera, il Lille fa il possesso palla e sembra che ad ogni affondo possa pareggiare. Noi soffriamo, ci incartiamo su noi stessi, respingiamo di testa i cross avversari come se fossimo dentro alla nostra aerea a difendere. Tiriamo dei cancheri, diciamo parolacce, urliamo ai nostri giocatori “Vagli sotto, dio pòver!“, critichiamo i cambi di Massimo Ranieri, increduli osserviamo la nostra squadra e vediamo che è solo una whiter shade of pale di quella che era nemmeno due anni fa. Se Page vuole ad un certo punto Webb – l’abitro, fischia e spossati possiamo finalmente tirare il fiato. Guardiamo i goal di questo turno di Champions, felici che il CITY del Mancio ce la abbia fatta e che il Real di Mou abbia fatto un figurone. Sentiamo l’intervista a Ranieri e poi mestamente felici ci salutiamo. Che fatica che è veder l’Inter a volte.

(John Paul Crazyman dopo il goal al Lille)

(Dennis, Tim & Mario- foto di LS)

LED ZEPPELIN – Zurigo 29 giugno 1980 – DVD bootleg

19 Ott

Nemmeno tre minuti dei LZ a Zurigo nel 1980. Filmato audience sincronizzato da un fan, utilizzando come audio un matrix soundboard/audience. Qualità tutto sommato godibile.

Zurigo è probabilmente la data meno peggio del tour europeo del 1980. Dal punto di vista storico può essere interessante notare come i LZ si presentassero nel nuovo decennio, prima di schiantarsi al suolo il 25 settembre dello stesso anno. Per fan in senso stretto.

ROCK AND ROLL ANIMALS: Mike Nesmith’s THE ANGELS di Giancarlo Trombetti

18 Ott

Non amo ritrovarmi con gli amici quando il fulcro della serata è la gara alla scoperta della tomba del Milite Ignoto del Rock.  Mi spiego, da molto tempo ho preso le distanze dalla classica domanda: ”Ma tu li hai mai sentiti i…”? Segue nome di gruppo ignoto anche alla mamma del cantante, che non ha mai pubblicato un disco e che se lo ha fatto è stato in duecento copie per un’etichetta fallita da almeno quarant’anni e che un mese dopo la pubblicazione del disco, avendo necessità di rientrare delle spese, ha ritirato le copie dal mercato andandole a rivendere a peso di vinile. Ma una copia resta sempre in circolazione…e quella copia sta nella teca del tuo interlocutore occasionale. Sempre pronto a decantartene le lodi e le prerogative quasi sempre uniche e rare.  Già, perché in genere i veri amici non si mettono mai in competizione ed anzi, se possono, evitano la circonlocuzione odiata e al massimo entrano in argomento con discrezione. Perché la gara a chi conosce più gruppi sconosciuti a me è sempre stata sulle scatole. Eppure c’è chi pare vivere a quel solo scopo.

Chi salta scuola o lavoro, dimentica moglie e figliolanza per non perdersi una convention allo scopo di acquistare dischi tanto ignoti quanto inutili che va a ricercare con un paio di “bibbie” del settore sotto braccio e che compra a qualsiasi prezzo solo se non trova alcun riferimento all’interno di quei libri. Perché se si tratta di album recensiti o mentovati da un periodico di fama o, peggio ancora, da un tuo presunto “collega” allora proprio non val la pena di spendere il tuo denaro… Perché lo scopo è gustare l’attimo di indecisione nel tuo futuro interlocutore, il momento di smarrimento, la risposta a voce dubitativa che giunge sottovoce: “…ma sono mica quelli che…” cui rispondere con ghigno sarcastico: “No! Sono quelli capitanati da...” seguono nomi ignoti, che preludono a pezzi ignoti, con precisi riferimenti a gruppi noti. Tutti sempre nati in seguito alla formazione di quell’imperdibile gioiello del rock tanto brillante quanto sfortunato perché nessuno lo conosce o lo ha mai ascoltato. E’ la rivincita di quelli che ti schifano perché nomini sempre i medesimi gruppi, perché continui ad eccitarti ascoltando sempre le stesse canzoni, perché sei ancora convinto che al millesimo ascolto attento, una nuova nota di colore, un’emozione inattesa possano emergere.

E’ per questo che odio profondamente dare amicizia su quella minchia di feisbuk a tipi che al primo contatto iniziano a chiederti se hai i dischi di Tizio e Caio, se ti piace Sempronio e ti cliccano “mi piace” ogni volta che ti capita di mettere un qualcosa di vagamente poco comune sulla tua bacheca. Ecco perché provo a capire in anticipo come certe serate si svolgeranno quando tra i partecipanti compaiono tizi mai visti ma riconoscibilissimi dall’occhio assatanato; ecco perché mi sfogo con i miei pallini solo quando sono in compagnia fidata. Perché io odio la competizione che, al contrario, tanto adorano alcuni noti, o sedicenti tali, artigiani della tastiera. Ma per una volta vorrei venir meno a questo mio patto di sangue con me stesso e parlare per la prima volta di un gruppo che so per certo noto a pochissimi – anzi meno! – perché a volte la sfortuna esiste davvero, perché pur di fronte a opere geniali il fato si adopera per cancellare qualsiasi traccia e  perché in realtà queste perle – seppur in misura infinitesimale – esistono davvero nell’Universo.

(The Monkees)

 Fate attenzione perché queste sono forse le uniche informazioni che mai potrete reperire su questo rarissimo parto di genio…

La storia ha il suo inizio agli albori del 1966 quando Mike Nesmith era già noto per essere parte del quartetto dei Monkees; un oggetto musicalmente inesistente e messo in piedi quasi esclusivamente per dar vita a un serial televisivo statunitense; mi ricordo che, da ragazzino, qualche imprevedibile programmatore Rai ne doveva aver acquisito i diritti turbato dal successo nel paese d’origine, perché ho ancora ottima memoria delle puntate trasmesse alla metà del pomeriggio di due o tre vite fa. Ma quel che conta qui è che Nesmith aveva talento e ben prima dei Monkees, nel 1963 a Beatles quasi esordienti, aveva già tentato la scalata alla gloria senza successo. Questo prima di diventare famosissimo, ricco e attore, compositore, musicista, scrittore, uomo d’affari e autore di successi per Linda Rondstadt nonché produttore del film Repo Man. Con i primi soldi imbottati dalla serie televisiva, Mike tentò di riprendere un suo antico progetto risalente addirittura a tre anni prima: chiamato originariamente The Nesmiths, il gruppo venne re-intitolato The Angels, cosa che procurò anni luce dopo problemi ai più noti Angel perché ufficialmente il nome non venne mai dismesso. Gli Angeli erano un indescrivibile gruppo che fondeva la psichedelica dei primi Warlocks con il suono acido e blues dei Quicksilver, unito all’istinto melodico e jazzistico degli Allman di Live at Fillmore East. E non era un caso. Alle chitarre Mike aveva messo insieme i due leader dei rispettivi gruppi, John Cipollina e Duane Allman ancora non coinvolto con gli Hourglass insieme al fratello Gregg. Nesmith ne era l’eccellente cantante insieme – da non credere! – al Paul Kantner ancora indeciso se restare con Angel o scegliere i Jefferson Airplane, come poi fece da lì a pochissimo.

Ma il suono non era quello tipico della fresca era pre-Woodstock ma un aggressivo, potentissimo rock blues, psichedelico, rugginoso, violento, più simile agli attuali Gov’t Mule che ai Cream di Clapton che parevano scolarette a confronto; più tagliente dei Blue Cheer, più creativo degli Amboy Dukes, più d’impatto del gruppo che avrebbe sconvolto il rock da lì a breve, gli Zeppelin.  La leggenda narra che Page, difatti, in tour – o in studio non lo si è mai capito – venne in contatto con gli Angels finendo coinvolto in una session, registrata e che compare nel disco, che ebbe su di lui tale influenza da indurlo a re-inquadrare gli Yardbirds prima e mettere in piedi gli Zeppelin poi, proprio ricalcando quel gruppo. Page non venne citato sulla copertina per ragioni contrattuali emerse in seguito a quella registrazione che nessuno volle cancellare. Un disco tanto bello, innovativo, fresco e splendidamente composto che avrebbe dovuto fare faville, esplodere facendo dei componenti i primi miti da tramandare insieme a Beatles e Stones. Un disco che davvero precorreva i tempi a venire. Il resto era, da lì a breve, ancora da inventare.  Due lunghe suite da citare su tutto: “Evidence” quella che poi sarebbe divenuta la famosa “In memory of Elizabeth reed” e “Soul trains” in cui non è possibile non riconoscere la “Dazed and confused” di Plant/Page in embrione.  Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi…Nesmith, il giorno stesso dell’uscita del disco, venne denunciato e immediatamente perseguito dalla Screen Gems che non gli promise soltanto ma immediatamente bloccò qualsiasi suo emolumento dovutogli per la serie televisiva The Monkees, chiedendogli una penale così elevata che avrebbe potuto assommare a quanto egli avrebbe guadagnato con i cinque anni con i Monkees. Il problema erano, ovviamente, i legami legali che impedivano a Nesmith qualsiasi mossa non approvata dalla Screen Gems; e The Angels, così lontani dall’immagine che si voleva dare di lui, evidentemente lo erano.

The Monkees mostrava un quartetto pulito e divertente alle prese con situazioni da scuola media, costruito sull’immagine iniziale dei Beatles di Help!  The Angels evidenziava una natura “nera” e contenuti ambigui con riferimenti espliciti a sesso e droghe, con Nesmith che indossava una parrucca lunghissima esattamente come le prime band psichedeliche tanto odiate dal pubblico dei Monkees.

Il disco – un doppio con dieci pezzi ! – venne ritirato dalla circolazione in un nulla e l’unica cosa che non fu possibile impedire fu una recensione su Rolling Stone a firma di Greil Marcus che passò un mare di guai perché aveva ingenuamente ottenuto un demo che permise al suo giornale di uscire con una mezza pagina che avrebbe potuto cambiare il corso della storia del rock. La Screen Gems, facente parte della potentissima Columbia, facendo perno sulle pagine pubblicitarie che sarebbero venute a mancare al mensile, riuscì non solo a bloccarne la distribuzione, ma ad ottenerne una riedizione, cancellando dalla faccia della terra qualsiasi riferimento a quel progetto.

 

Quel che non fu possibile bloccare furono qualche centinaio di copie che, distribuite qua e là, non servirono a nessuno, dato che l’etichetta ne rinnegò la produzione e che Mike Nesmith era del tutto irriconoscibile nelle foto interne di copertina, così come gli altri, ancora non famosi, componenti del gruppo. Ora vi domando: quanti punti potrebbe valere, in un’ipotetica guerra alla ricerca del Milite Ignoto del Rock, la storia che vi ho raccontato oggi per la prima volta? E badate che solo alcuni speleologi del web potranno, forse – e dico forse – recuperare scampoli incompleti rispetto alle informazioni finali ma mai tutta la storia così come ve l’ho narrata. Storia che ho ricevuto tramandata per via orale e diretta solo perché un mio più anziano amico, tuttora residente a Laurel Canyon, Los Angeles, fu l’assistente ingegnere del suono di quel disco di cui, un Natale di oltre trent’anni or sono, come ricompensa di averlo aiutato a rappacificarsi con la attuale moglie, volle regalarmi racconto e inviarmi poi un pacchetto con copia di quel vinile al ritorno a casa…aggiungendo una frase di accompagnamento…”Tanto dirlo in giro non ti servirebbe mai a niente! Nulla e nessuno potrebbero mai confermarti anche parte di quelle vicende pena la fine di qualsiasi attività professionale sul suolo degli Stati Uniti!”. E forse il monito vale ancora oggi, dato che il silenzio su questa vicenda è assoluto ed io stesso avrei i miei dubbi se non fossi confortato da una testimonianza in vinile, su etichetta viola ed un anonimo fronte copertina non a caso analogo all’immagine dell’indimenticato Happy Trails e con interno pressoché identico all’esterno del Live at Fillmore East  che dorme tranquillo nel settore “americano” della mia discoteca. Un album davvero e purtroppo ignoto e a questo punto dimenticato persino dai protagonisti superstiti anche se certamente strozzato da decine di vincoli contrattuali incrociati e stretti negli anni successivi da quei ragazzi quel tempo liberi che divennero poi icone del rock, ma i cui indizi e citazioni paiono per loro volontà emergere nel tempo sparse un po’ ovunque anche se nessuno potrà mai avere il piacere di assaporarne il contenuto.

A meno che non venga a casa mia o faccia il più fortunato incontro della propria vita di collezionista.

PS : In caso qualcuno si fosse domandato il perché della mia citazione dei Gov’t Mule, aggiungerò che “Mule” altro non è che uno dei brani contenuti su “The Angels”…forse la verità sta iniziando a far capolino dopo quarantacinque anni…

Giancarlo Trombetti

 

 

CHUCK RUFF se ne va

17 Ott

Se ne è andato CHUCK RUFF, batterista dell’EDGAR WINTER GROUP di cui ricordiamo soprattutto THEY ONLY COME OUT AT NIGHT del 1973 e SHOCK TREATMENT del 1974.

Un pensiero quindi per lui da parte di tutto il blog.

http://en.wikipedia.org/wiki/Chuck_Ruff_(musician)

 

THIN LIZZY “Live In London 2011 – 22.01.2011 Hammersmith Apollo” (Instant Live Ufficiale) – Concert Live 2011 – 2cd – JJJ1/2

17 Ott

Era un po’ che mi chiedevo come fossero i THIN LIZZY di questi ultimi anni, ora che ho preso questo instant live mi son fatto un’idea: non sono male e li ascolto volentieri, almeno quelli di questa formazione.

Certo, è sempre il solito discorso: che senso hanno queste band leggendarie che vanno ancora in giro senza le figure principali che le hanno caratterizzate? Io ho pressoché smesso di farmi queste domande, fino a che questi gruppi propongono un qualcosa di valido in modo dignitoso. Ricky Warwick visivamente non riporta a nulla di Phil Lynott, e la voce – per questa situazione – è decisamente adatta. Vivian Campbell non scivola in virtuosismi inutili e ben si amalgama con Scott Gorham.

Nulla di particolare sia inteso, se non  un bel set di canzoni hard rock scritte da Lynott, eseguite con convinzione da una formazione che vede tra le sue fila Scott Gorham e Brian Downey.

Se venissero da queste parti io me li andrei a vedere.

CD 1
  1. Are You Ready
  2. Waiting For an Alibi
  3. Jailbreak
  4. Do Anything You Want To
  5. Dancing In The Moonlight
  6. Massacre
  7. Angel of Death
  8. Still In Love With You
  9. Whiskey In The Jar
  10. Emerald
CD 2
  1. Wild One
  2. Sha La La La
  3. Cowboy Song
  4. The Boys Are Back in Town
  5. Rosalie
  6. Bad Reputation
  7. Black Rose
  8. Black Rose (Reprise)

CARTA CARBONE: Zucchero e Joe Cocker

16 Ott

Questo classico del “preso a prestito” è suggerito da Jaypee.

JOE COCKER “Hitchcock Railway” 1969

JOE COCKER “Hitchcock Railway” LIVE IN DORTMUND 1992

ZUCCHERO “Per Colpa Di Chi” 1995