L’Angolo della posta: Il Bed & Breakfast della morosa di Donvan

6 Giu

 

SCRIVE MIXIA proposito di Donovan alla R.A.H … non troppo tempo fa ho alloggiato in un bed and breakfast a Ospitaletti, in Liguria, di proprietà di una signora sulla sessantina che da giovane è stata una hippie e prima di fermarsi definitivamente in Liguria, ha vissuto parecchi anni in Inghilterra oltre ad aver girato il mondo (arrivando addirittura ad attraversare l’Africa con una jeep). Oggi gestisce e cura con entusiasmo ed arte questo stupendo bed and breakfast in pieno stile Shabby Chic (fotografato da alcune riviste come Elle Decor etc…), e mi ha raccontato  di essere stata la fidanzata di Donovan e di aver conosciuto e frequentato diversi personaggi tra i quali Jimi Hendrix”. 

RISPONDE L’ESPERTO: “Mica male la Lady from Liguria. La prossima volta che passeremo per Ospitaletti, tutti da Mrs Donovan a farci raccontare storie di sesso un po’ mellow e un po’ yellow.”

 

 

INTERVALLO

6 Giu

MOTOCICLISTI

(nella foto: J.Page, J.Bonham, R.Plant)

JIMMY PAGE ospite al concerto di Donovan alla Royal Albert Hall il 3 giugno 2011

5 Giu

La notizia di una apparizione veloce come questa non dovrebbe suscitare particolari emozioni, ma dato che sono praticamente anni che Page non sale più su un palco, la cosa diventa interessante. Possibile che il Dark Lord si stia rimettendo in moto e tenga fede a quanto detto in ogni intervista rilasciata negli ultimi tre anni (“ho molto materiale pronto, devo solo registrarlo e portalo in tour, adesso è proprio ora”)? Staremo a vedere, sta di fatto che l’altra sera a sorpresa è salito sul palco della Royal Albert Hall a Londra per suonare un paio di pezzi insieme a Donovan (con cui aveva collaborato come session man negli anni sessanta), ovvero SUNSHINE SUPERMAN e MELLOW YELLOW. Nella prima ha anche fatto un assolino, niente di sconvolgente, una manciata di notine che dimostrano ancora una volta quanto sia ancora “fermo” sullo strumento. Da Jimmy Page, e ripeto Jimmy Page, ci si aspetta ben altro, ma rispetto allo status da rock star pensionata a cui si era appoggiato negli ultimi anni, questo è un segno. Dai Jimmy, su, muovi il culo.

Sunshine Superman è su youtube, questo il link:

http://www.youtube.com/watch?v=sdhzhF7HuoM

 

 

 

INTERVALLO

5 Giu

LA FISARMONICA, ROBERT & NEIL

GAMBLING FEVER & THE GOOD OLD TIMES

4 Giu

Entro al bar K2 di Ninetyland, parcheggio Brian ad un tavolino, ordino due paste e due caffè. C’è un po’ di gente ed evito alla barista il viaggio coi caffè fino al nostro tavolino aspettandoli al banco. Mentre son lì , si avvicina John Miles (insomma non proprio lui, ma un biondo coi capelli corti di circa 58/60 anni, occhiali, faccia indifferentemente triste). Senza ordinare nulla, si vede mettere davanti un frizzantino corretto (corretto!). Sono le 10 del mattino. Se bevo io una cosa del genere alle dieci del mattino fino a sera sono in cimbali, come avrebbe detto mia mamma.

(Brian al bar K2 – foto di TT)

Porto i caffè al tavolo e insieme a Brian inizio a far colazione. John Miles si sposta nell’angolo maledetto del bar, l’angolo delle macchinette. Cambia una banconota da venti euro in gettoni e inizia a giocare alla macchinetta Princes Of The Amazon. Sposto lo sguardo sulla macchinetta all’estrema sinistra, quella che si chiama Treasures Of The Pyramid, ci sono tre meridionali, uno di questi gioca con fare scazzato senza neppure mettersi a sedere sullo sgabello. Gli altri si danno scoppole sulla coppa (la parte posteriore del collo), parlano un idioma che non riesco a decifrare ma mi paiono campani. Tre minuti e se vanno via. Non ho ancora terminato il mio krafen che John Miles scambia un’altra banconota da 20 euro. Lo guardo giocare con fare assente, l’indifferenza del suo fare mi colpisce, vorrei andare a parlargli e capire che cosa scatena questo suo impulso … 40 euro in 5 minuti. Invece mi alzo, mi preparo ad uscire e gli canto una strofetta di SLOW DOWN, di John Miles appunto:

Things around you change so fast, livin’ day to day is confusin’. How long will the good times last, thinking you’re on top when you’re losin’? (faccio anche una mossettina al ritmo di questo capolavoro del rock ballabile).

( “John Miles” perso nel suo Gambling Fever Blues – foto di TT)

Brian oggi è in modalità “I bei tempi (andati)”. Lo dice a tutti quelli che incontra. “Oh Buongiorno Tirelli!” “ Buongiorno, ah i bei tempi” / “Ciao Lino, tutto a posto?” “Ah, i bei tempi” / “Tirelli,che piacere vederla, come sta?” “Bene, eh i bei tempi“.

Mentre lo porto a casa verso mezzogiorno gli chiedo se si ricorda dei Led Zeppelin e lui mi fa ” Sì sì sì, Gimmi Peig, Gion Bona, Gion Pol Gions e come as ciameva ch’lèter (come si chiamava l’altro)?”, al che io concludo con “Ah i bei tempi“.

Lì nel parcheggio davanti a casa sua gli faccio “Brian, mi fai il segno del rock che ti faccio una foto?“. Ci pensa un po’ su, sfodera le migliori corna che un ottantunenne abbia mai fatto e si mette in posa. Ah, grande Brian, idolo assoluto.

(Brian come Ronnie James – foto di TT)

(Ronnie James Dio)

 

INTERVALLO

3 Giu

AL  BINO

(nella foto: Johnny Winter – secondo miglior chitarrista di tutti i tempi –  con Gibson Firebird)


FESTA DELLA REPUBBLICA 2 GIUGNO 2011

2 Giu

E’ curioso come adesso mi senta attaccato a queste celebrazioni e a queste cose, quando in passato parole come patria, nazione, etc etc mi facevano un po’ innervosire. Stamattina mi sono addirittura guardato su Rai 1 la diretta della parata e di tutto il resto. Quasi ventanni di governo presieduto da guitti da baraccone senza dignità e senza rispetto per la collettività e per la cosa pubblica possono bastare, sarebbe davvero ora di ridiventare un paese normale. Auguri dunque a questo nostro paese.Viva il presidente Giorgio Napolitano, viva l’Italia, viva la Repubblica.

Storie On The Road:IL CATAMARANO LISERGICO

1 Giu

Altra storia di rock raccolta e raccontata dal nostro POLBI.

La scorsa settimana e’ venuta a trovarci Dawn. Lei e’ una cara amica di mia moglie, suona la chitarra e canta in una band di Seattle, dove ci ha ospitato piu’ volte in questi anni. E’ una ragazza molto indipendente e stilosa, appassionata di chitarre graffianti ma anche, e molto, di moda e mode. Siamo stati un po’ insieme in questi giorni pre estivi, ma io un po’ preso dal diving, un po’ perso nelle mie cose, non ero riuscito a stabilire un contatto umano vero che andasse oltre le solite banalita’ di circostanza. E cosi’ l’altra sera, mentre mangiavamo insieme una cena che avevo preparato, e che può piacere solo agli americani, butto li’ distrattamente qualche frase fatta…” Ma tu sei cresciuta a Seattle…? “ Lei gentilmente ingoiando una forchettata di improbabili gnocchi ai formaggi mi risponde “ No, a Seattle ci siamo arrivati dopo il naufragio del catamarano che papa’ aveva costruito e sul quale abbiamo vissuto per un po’...”

Scatto sulla sedia e addrizzo le orecchie…

sai, i miei sono due persone un po’ particolari, si sono conosciuti nella libreria City Lights di San Francisco, papa’ era un beatnik e mamma una giramondo tedesca in cerca di avventure. “

Addrizzo le antenne…

Si misero insieme, mi concepirono, e andarono a vivere in una comune con vicini di casa i Grateful Dead e un gruppo di pazzi sperimentatori lisergichi…”

Mi illumino di immenso. Ho sempre amato la scena psichedelica west coast, ma non avevo mai avuto resoconti di prima mano, non mi pareva vero e, ovviamente incalzai

“ Erano sul bus insieme a Ken Kesey, ai Pranksters e a tutta quella gente li… Pensa che su un libro ho trovato una foto di mamma con me nel pancione a bordo del famoso bus coloratissimo che andava in giro a fare gli Acid Test. Papa’ era proprio fuori di testa, dava l’acido a tutti, anche al nostro cane! Poi, in pieno trip, veniva preso dalle paranoie e andava dal veterinario, con il cane fatto di acido, a chiedere se era tutto ok…”

E ancora “ il loro migliore amico al tempo era Neal Cassady, il protagonista anfetaminico di On the road il libro di Kerouac. Ho visto delle fotografie di lui che mi portava in braccio e faceva  le smorfie. Poi, stanchi di vivere ad Haight Ashbury, decisero di girare in lungo e largo per gli States. Ricordo che ci fermammo per un po’ in una comune che stava in una valle, unposto strano chiamato Alice’s Restaurant. Era pieno di Hippies, bambini e animali. Eravamo macrobiotici, tutti andavano in giro nudi e a me sembrava che quello fosse il mondo normale. Vivere tutti insieme e poi spostarsi in un bus a due piani a cui avevano tolto i sedili e tutti dormivamo per terra. I miei mi hanno detto poi che Cassady odiava il cibo vegetariano e senza dire una parola volava via in cerca di hamburger e hot dogs. Io ero la bambina piu’ grande, cosi’ spesso mi dicevano che dovevo occuparmi degli altri bimbi mentre loro erano persi in chissa’ che cosa nei boschi. Io mi divertivo tantissimo ed ero molto responsabile, alle volte quando il bus partiva facevo la conta dei bambini, allora capitava che ne mancasse uno, io lo dicevo ai miei e loro tornavano indietro a prenderlo! Tutto nella piu’ completa normalita’, a me che ora sono mamma da anni, sembra una follia a rivederlo oggi, ma all’epoca credo che fosse veramente tutto completamente diverso. Poi la comune si sciolse e noi con un nostro furgone andammo a trovare gli zii che vivevano in un altro posto dalle parti di L.A.”

A questo punto io ero totalmente preso dal racconto, che storia…

A casa loro, persi nella campagna, ricordo che il vento muoveva l’erba alta come le onde del mare e io stavo tanto tempo da sola a guardare. Un giorno incontrai Neil Young. La sua musica mi piaceva molto anche se non so quanto la capissi alla mia eta’, ricordo che venne con altre persone a bordo di una jeep. Era amico di mio zio.  Io gli parlavo e lui mi rispondeva a gesti perche’ mi dissero che quel giorno non poteva parlare, che strano! Chiese a mamma se potevo leggere i biglietti che scriveva per comunicare, ma io non sapevo leggere, allora mi fece dei disegnini, mi divertii un mondo, andammo avanti per ore. Un altro musicista che frequentava molto la nostra famiglia era Pigpen dei Dead. Ho scoperto in seguito che aveva una cotta gigantesca per mia madre, ma non se ne fece niente, lei all’epoca amava mio padre anche se in un clima di piena liberta’ sessuale. Per un po’ di anni girammo negli States, est, ovest, nord sud, senza sosta. Quando finivano i soldi, ci fermavamo e papa’ trovava un lavoro. Ha fatto di tutto : bibliotecario, taglialegna, impiegato nei parchi nazionali, elettricista, falegname, veramente qualsiasi lavoro. Una volta messo da parte qualcosa si ripartiva. Mamma era molto felice e mi ricordo che girava fra gli alberi nuda con noi, che eravamo diventati ben cinque fratelli e sorelle, scalzi e festosi. Per un bel po’ non andai a scuola, imparavo le cose dagli altri Hippies a dai miei genitori. Poi incontrammo un tipo che costruiva barche e prendeva il peyote. Questo cambio’ il punto di vista di papa’, decise di aver avuto l’illuminazione e che dovevamo vivere in mare. Con un certo disappunto di mia madre costrui’ un catamarano e salpammo. “

Ora, io di mare sono discretamente pratico e vi assicuro che fare un catamarano che funzioni non e’ proprio semplicissimo…

Lo so, sembra assurdo, ma ando’ proprio cosi’ e navigammo la california con una lunga sosta a Santa Cruz, un posto magico. Pero’ papa’ voleva andare a San Francisco e proprio entrando nella baia, per un errore di manovra naufragammo. Niente di grave, ma la barca era persa. A quel punto mamma ne aveva abbastanza di acqua e tornammo sulla terra ferma, ci trasferimmo dalle parti di Seattle dove iniziai anche ad andare a scuola. Fu un evento traumatico, non avevo idea di come comportarmi nel mondo reale. Salivo sullo schoolbus scalza, con vestiti strani, mangiavo con le mani, non conoscevo proibizioni o autorita’. Ero un aliena e gli altri bambini mi prendevano in giro. Posso dire che oggi la rivendico la mia estraneita’, sono fiera dei miei genitori e della vita che ci hanno offerto, ma allora mi era difficile. Venivano a trovarmi dei compagni di scuola e poi, una volta tornati a casa,  raccontavano della mia famiglia e della variopinta fauna umana che girava con loro. Allora il giorno dopo gli vietavano di parlarmi e mandavano la polizia a casa nostra! Non ci capivo nulla…anche io vedevo la differenza del modo di vivere delle loro famiglie, ma i miei erano dolci e tolleranti con tutti, proprio non capivo perche’ ce l’avevano con noi. Nel frattempo mamma si scopri’ lesbica, ando’ a vivere in una comune gay e noi stavamo un po’ con lei e un po’ con papa’. Lui la prese male in un primo momento, ma poi capi’ e decise che era tutto ok. Anzi, per facilitare le cose, per la prima volta in vita sua, compro’ una proprieta’, un bel terreno fuori Seattle. Ma non c’era la casa..! Lui senza battere ciglio ci costrui’ una tenda indiana, un teepee e noi stavamo li tutti insieme. Poi, un po’ alla volta mise insieme la sua casetta di legno. Stette a Seattle per qualche anno, ma una volta che noi ragazzi eravamo capaci di badare a noi stessi con il supporto discreto di mamma e le sue amiche, torno’ nella sua california dove vive tuttora. Ha quasi settanta anni e per lavoro fa il coltivatore biologico di marjiuana a scopo terapeutico. Tutto legale, ha anche il patentino, e’ molto orgoglioso della sua erba che cresce in un bel campo soleggiato, e quando viene a trovare me e mia figlia mi porta sempre un barattolone pieno zeppo della sua ultima produzione. Mia figlia dice che nonno e’ simpatico, gli vuole tanto bene, ma quando si mette a parlare del cosmo, dei mantra e del ruolo della donna nell’universo…beh, e’ un po’ noioso! Nonna e’ piu’ normale, vive da anni con la sua compagna, sono molto affettuose e premurose, si occupano di cinema e lavorano per una rivista del settore.”

E cosi’ la mia serata va avanti con tanti altri racconti dell’ america psichedelica degli anni sessanta e settanta, della controcultura, dei beatnik, tante storie tra loro diverse ma intimamente connesse, fino alla scena underground di oggi. Dawn ha appena inciso un nuovo disco, ne ascoltiamo insieme qualche traccia. Mi piace, lo sentiro’ ancora nei prossimi giorni. E’ proprio vero che in un modo o nell’altro la vita non finira’ mai di sorprenderci. Di portarci persone e storie fantastiche quando meno ce lo aspettiamo. Basta ricordarsi di lasciare sempre la porta aperta. O, almeno, di non chiuderci dentro a chiave.

(Paolo Barone – maggio 2011)

Gli albi di Tim Tirelli

1 Giu

UN DISCO PER L’ESTATE 2011

TIM & ROBERT

31 Mag

Stavo pensando al fatto che oggi sarebbe stato il 63esimo compleanno di John Bonham, indimenticabile batterista dei Led Zeppelin, quando mi è tornato in mente che esattamente 21 anni fa ebbi un incontro ravvicinato con Robert Plant a Chioggia, durante la sua partecipazione al Festivalbar. Ero insieme al mio amico Frank di Piove di Sacco (c’era anche lui – a destra – nella foto che pubblico qui sotto (non trovo l’originale…Frank mi mandi il file?). Io e Frank che cerchiamo di entrare senza riuscirci nel backstage della manifestazione, io e Frank che grazie ai suoi contatti con i servizi segreti veniamo a sapere in che ristorante è, io e Frank che saliamo le scale del ristorante e ce lo troviamo lì a tavola con band, discografici e chissà chi. Robert che ci accoglie con una pazienza infinita, Robert che si mette a sfogliare OH JIMMY( la mia fanzine), Robert che ci tiene a parlare almeno mezzoretta, Robert che mi chiede se gli do la felpa che ho indosso (e io incredibilmente gli dico di no…era una hand made sweatshirt fatta dal mio amico Christian Peruzza di Parigi con tanto di copertina di Outrider e nome della fanzine incisi sopra)…insomma io e Frank lì insieme al cantante del gruppo che ha riempito di stelle i nostri sogni. Ah, che bei momenti.

PS: Frank non ti rin grazierò mai abbastanza.

PS: aggiornamento del 06/06/2011 – Frank mi ha inviato l’originale che pubblico qui sotto.

(nella foto: Frank Romagnosi, The Golden God, Tim Tirelli – Chioggia 31/05/1990)