JIMMY
L’Inter non ha giocato una partita memorabile, ma ha fatto tre goal e la vittoria così è arrivata. I due goal di Eto’o sono stati davvero belli, e ancora una volta sono rimasto affascinato dal nostro Re Leone: bravissimo, elegante, superbo, umile, unico. Come molti altri interisti non ho potuto non ripensare al fatto che lo abbiamo scambiato con Ibra e in più il Barcellona ci ha dato un 50 milioni di euro. Ho guardato la partita con Dennis, tanto per condividere le tensioni a cui un buon Palermo ci ha costretto. Tra le cose sorprendenti, i sospiri di apprensione della Bettyssima ogni volta che il Palermo si avvicinava alla nostra porta…che stia diventando una di noi? E’ proprio bello tornare a vincere, certo non è la Champions, non è lo scudetto, ma è pur sempre una Coppa Italia, la settima per noi. Meglio tacere sulle dichiarazioni di Zamparini presidente della squadra rosanero, personaggio che fa malissimo al calcio e che dovrebbe proprio sparire. Meglio ricordare la discesa che Zanetti a 38 anni ha fatto al minuto 88, tutto il campo dribblando e tenendo il football attaccato al suo piede. Molto bene, avanti così, ragazzi, verso il sol dell’avvenire.


(nelle foto io e Dennis di nuovo campioni)
Pranzo domenicale a SANT’ILARIO al Mezzaluna dove si mangia del buon pesce. Io, Jaypee e un paio di fighe (sì, okay, Lasàurit e Labètty).
Verso le 15,30 siamo di ritorno sulla via Emila. Stiamo ascoltando la mia compilation estiva (prossimamente su questo blog) in modalità random come è solito fare Jaypee. Dopo al massimo due secondi di EASY STREET Jaypee mi fa, ah, il pezzo di Dan Hartman. Edgar winter suona anche il sax sulla versione fatta da David Lee Roth nel suo EP CRAZY FROM THE EAT del 1985.
Dunque, conosco Livin’ Lovin’ Jaypee da 17 anni, so di che pasta è fatto e so che è un grande conoscitore della musica rock, ma sapermi dire lì su due piedi anche l’autore di questo bel brano tratto da SHOCK TREATMENT del 1974 dell’ EDGAR WINTER GROUP, non è mica roba da poco. Questa roba ce la si può aspettare da Picca o dal sottoscritto… ora anche da Jaypee, non so se essere contento o preoccupato.
(nella foto – la torta fatta preparare dal mio amico Roberto S. – foto di TT)
Pieno di sonno per ‘essere rincasato tardi stanotte grazie alla festa del trentennale del diploma fatta con i miei ex compagni e compagne del Barozzi, mi sveglio a fatica, inserisco il pilota automatico e inizio a vivere un altro dei miei sabati. Mi chiedo subito se poi varrà la pena scriverne qui nel blog, d’accordo che è un diario personale ma non vorrei annoiare troppo con questi resoconti di cose non importanti, ma poi ripenso al fatto che la “saga di Brian” ormai ha i suoi fedeli seguaci tra i lettori. Sono le sette, mi stringo nella felpa mentre sono al volante della mia blues mobile heading Modena. La tangenzialina campagnola che costeggia la ferrovia, il sole in fronte e GEMS degli Aerosmith che pompa nel car stereo.

Arrivo in centro a Modena e mi viene in mente HERE COMES THE FLOOD di PETER GABRIEL: il pezzo centrale della via Emilia è allagato, deve esserci una grossa perdita, vigili, poliziotti e camioncini di tecnici specializzati sono già sul posto. Costeggio l’Emilia Street River e raggiungo l’edicola sotto la Ghirlandina. C’è ancora il CLASSIC ROCK con Roger Waters in copertina che ho già, quindi Gazza Dello Sport e La Repubblica grazie. Incontro Julia, quattro chiacchiere e mi avvio verso Brian.
(nelle due foto: l’Emilia Street River – foto di TT)
Come ogni sabato arrivo da Brian, la portinaia mi dice che lo ha visto andare via in macchina. Mi preoccupo, sono anni che tutti i sabati lui mi aspetta in casa per poi andare a fare i nostri giri. Gli telefono e capisco. Non ricordava che oggi fosse sabato ed era partito come fosse un venerdì qualunque a fare un po’ di spesa e a prendere un caffè nel solito bar. Oggi, il vecchio Brian è meno presente del solito. Cerco di non arrabbiarmi, ma lo esorto ad stare concentrato e lui un po’ se la prende “An sun menga fora ed testa come et pens te” (non sono mica fuori di testa come pensi te). Cerco di riportarlo sulla terra, ma non ricorda quando sono nato, quanti anni ho e nemmeno che 5 minuti prima aveva parlato al telefono con mia sorella. Rifletto sulla vecchiaia e se l’essere umano è programmato per raggiungere una certa età (Brian è a quota 81) e se questo prolungarsi della vita tipico di questi ultimi tempi sia alla fine una cosa positiva. Chissà cosa penserò quando avrò la sua età (se ci si arriverà e se si sarà in grado di pensare).
Ninetylands (Nonantola), Mini Bar: due paste con la marmellata, due caffè macchiati e un crodino per Brian. Parlo, appoggiato al bancone, con Angelo il barman dei nuovi acquisti della sua squadra (Pirlo e Conte), lo vedo non proprio convintissimo. Parliamo d’altro, mi volto a controllare il mio vecchio e lui mi stringe l’occhio, chissà perché. Brian quindi interviene nella discussione tirando in ballo il Milan ed Emilio (è così che chiama Berluskoni da qualche settimana a questa parte). Io glisso e gli faccio cambiare discorso. Dopo poco al tavolino mi leggo la Gazza mentre sorseggio il caffè, Brian – rifacendosi al fatto che a casa lo avevo ripreso perché sembrava un po’ confuso – d’improvviso mi dice : “non tutti posso capire i grandi geni come me“. Recupero il mio vecchio ampli Marshall a casa di Lasìmo e poi riporto Brian a casa. Scende dalla macchina, controlla 5 volte se nella borsa ha le chiavi (le ha in mano), controlla ancora una volta e “Ciao Tim, grazie di tutto“. Sale i pochi gradini che portano al cortile del suo condominio e senza voltarsi mi saluta con la mano. Con la sua camicia a quadretti azzurri e bianchi, i jeans e le scarpe Cult che gli ho preso sembra un giovane vecchio. Mi fa tenerezza.
(nella foto il grande Brian mentre pensa – foto di TT)
Di nuovo in macchia verso Regium Lepidi. Ora lo stereo passa il bootleg dei GENESIS LIVE IN RAINBOW THEATRE (Londra 3 gennaio 1977). Verso mezzogiorno, come tutti i sabati mi chiama Dan, solito punto della situazione sui torrent di bootleg varii. Io credo che se qualcuno ci sentisse parlare faticherebbe a capire:
TIM ” Ma a quanto lo stai scaricando il bootleg dvd di Jeff Beck al Sun Fest di West Palm Beach del primo maggio di quest’anno su dimadozen?“
DANF: “A quasi 500 k, va a buco” “
TIM “Dio canta che culo, io stamattina ero sui cento k. Hai visto gli screenshot? Bella qualità eh?”
DAN ” Figa che lavòr. Qualcuno ha postato anche la cover. Adesso ci sono 125 seeders e 31 leechers. Hai già ringraziato l’uploader?”
TIM “Hai visto che c’è una update version di Vuze?”
Seguono considerazioni sulla finale di Champions League di stasera, sulla finale di Coppa Italia di domani sera, sulla versione italiana appena pubblicata dalla Arcana del libro di Stephen Davis sul tour del 1975 dei Led Zeppelin e del fatto che io ho l’originale in inglese regalatomi dal Riff, sul recente sceneggiato in due puntate passato da Sky tratto da MOBY DICK di Melville.
TIM: ” Va beh, adès a vag. Adìo pramsàn, fa a mot” (Va bene adesso vado. Ciao Parmigiano, Fai a modo)
DAN ” Ciao Lomaccio, ten dur. Ciao Tim0′.
Mi fermo a ridosso del centro a salutare l’alchemista Betty e a prendere accordi per domani (pranzo a Sant’ilario insieme a lei e all’amico Jaypee). Scambio di sms con Kerlo sul fatto che pur di prendersi qualche voto Berluskoni in piazza a Napoli ha dichiarato che non comprerà Hamsik dal Napoli (e che come già detto il governo non farà abbattere le case abusive).
Pranzo a casa della Lucia, che oggi in comune ha festeggiato insieme a Dante i 50 anni di matrimonio. Anche se è ormai estate, cappelletti in brodo e arrosto. To mo’.
Alle 15,30 ritorno alla domus saurea. Ore 15,31 crollo sul letto.
Mentre scrivevo questo post la colonna sonora era il remaster regalatomi da Picca di OGDEN’S NUT GONE FLAKE degli SMALL FACES. Molto bello.
Vado a vedermi la finale della Champions.
La “SAGA DI BRIAN” continua il prossimo sabato.
Stamattina me ne venivo al lavoro ascoltando FEBBRE DA GRAFFIO DI GATTO di TED NUGENT (sento già i commenti di alcune di voi ” ma come, proprio tu che per anni hai tacciato l’hard rocker americano di fascismo, sciovismo e di mille altre malefatte...” , sì, è vero ma a parte che come dice Eugenio Scalfari io la coerenza la lascio agli imbecilli, servirà pur a qualcosa confrontarsi con maestri del calibro di Giancarlo Trombetti, no? Ricordate il post “Considerazioni sul Southern Rock” ?)…me ne venivo al lavoro dicevo, quando alle porte di Stone City mi accorgo che devo far rifornimento. Mi fermo dove son solito riempire la pancia della Croma blu: al distributore IES, la cui ragione sociale sulle ricevute del pagamento bancomat è scritta YES. Capirete quindi il perché preferisco quel distributore ad altri.
Giuliano (non so il suo nome ma nella mia testa lo chiamo così), mi accoglie con la sua solita verve amichevole. Mentre la pompa inietta il prezioso liquido nel ventre della mia balena blu, Giuliano attacca discorso “Non dirmi che vai al mare” (vede una camicia di ricambio in macchina), “No, è che stasera ho una cena” faccio io. Sorride, “sempre tutto di corsa eh?” dando per scontato che sia una cena di lavoro (non lo è, cena del trentennale del diploma con gli ex compagni ed ex compagne…ex nel senso che ormai non c’è più nessuno di sinistra). Il discorso si sposta velocemente sulla durezza di questi ultimi anni, sulla crisi economica, sulle difficoltà lavorative. Giuliano vuole che gli rammenti ancora una volta che lavoro faccio e una volta fatto, vuole assolutamente che gli lasci qualche biglietto da visita perché non si sa mai “Sai“, mi fa ” qui mi capita di venire in contatto con tutti i tipi di persone,…qui tutti mi chiedono di tutto… ho aiutato a vendere macchine, case, a trovare posti di lavoro…”
Ora, non mi aspetto mica di trovare nuovi clienti grazie al volenteroso e candido Giuliano, ma la sua disponibilità, la sua naturale attitudine al bon vivre, la sua spiccata emilianità, mi fanno sorridere e riflettere sulle qualità di questa mia terra.
Entro nel “gabbiotto” dove sua moglie legge il Resto Del Carlino, pago col bancomat, mi timbra la scheda carburante e con il sorriso sulle labbra e un affetto che sembra sincero, mi ringrazia e mi saluta con un “ciao bomber“.
Bomber? Ah, l’Emilia.
In estate, tornando dal lavoro, giunto ad Herberia, invece di infilarmi sulla via Emilia mi butto su strade di campagna affinché il mio ritorno nella casa in cui vivo sia più dolce e accompagnato dal familiare paesaggio dell’Emilia profonda. Una delle varie possibilità è la strada che collega Saint Martin On The River ed Herberia appunto. Arrivato ad un certo punto, poco prima di svoltare a sinistra per una stradina di campagna ancor meno battuta che porta verso la frazione di Magpie Place, sulla destra c’è una di quelle “madonnine” che di frequente si incontrano nelle strade di campagna. Ebbene, ogni volta che passo per di lì, mi torna in mente quel che mi raccontò mio padre un bel giorno durante il tragitto che dai nonni materni portava ai nonni paterni su quella strada, in quel particolare punto, davanti alla madonnina:
“Quando ero giovane io” mi raccontò Brian ” una sera tre ragazzacci passarono di qui e tirarono delle rane addosso alla madonnina. Per punizione, la madonna fece sì che i tre se ne tornassero a casa camminando come delle rane”.
Mi chiedo, si può raccontare al proprio figlio una cosa del genere?
God sings, what a work!
(dio canta, mo’ c’lavòr!)
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