Terzo ed ultimo capitolo della trilogia di Evangelisti dedicata al Sol Dell’Avvenire. Dolorosa la prima parte del libro dedicata all’avvento definitivo del fascismo e delle atrocità da esso compiute, l’Emilia Romagna che cede alla violenza e ai crimini delle camicie nere sostenute dalla borghesia, dalla chiesa, dagli agrari e dall’ordine costituito. Nell’ultima parte ci si sistema un poco l’animo grazie ai raggi del sol dell’avvenire appunto che, almeno per qualche tempo, riusciranno a spazzare via la dittatura.
Una trilogia questa molto riuscita, la storia trattata come un romanzo, una maniera per conoscere meglio la realtà della guerra civile italiana.
Sinossi:
In questo terzo e ultimo volume de Il Sole dell’Avvenire, Valerio Evangelisti continua a seguire le vicende di alcune famiglie romagnole, attraverso i grandi cambiamenti politico-economici che investono la regione e l’Italia intera.
Nel tormentato periodo che va dagli anni Venti alle soglie degli anni Cinquanta, il fascismo si afferma ed esplode, dissolvendo, tra l’altro, la compattezza dei nuclei familiari. Spartaco, “Tito”, Verardi diviene squadrista e architetto della distruzione delle conquiste del movimento operaio. Destino Minguzzi è assorbito, quasi suo malgrado, dal mondo dei clandestini e degli esuli antifascisti, e dalle sue lacerazioni a volte drammatiche. Soviettina, “Tina”, Merighi si trova a partecipare alla guerra di liberazione nella più anticonformista e “romagnola” delle formazioni partigiane. Nessuno di costoro “fa la storia”, ma tutti, a loro modo, vi partecipano. Non senza chiedersi, alla nascita di una nuova Italia, se la realtà corrisponda davvero ai loro auspici. Su questo interrogativo si chiude una grande saga popolare, un’opera unica nel panorama letterario italiano.
Seconda metà degli anni settanta, sono un adolescente, ho già scoperto i LED ZEPPELIN, i FREE, gli ELP, JOHNNY WINTER, SANTANA e alcuni altri gruppi rock che mi fanno girare la testa. Non c’è internet, non c’è youtube, non c’è un caxxo, solo CIAO 2001 e poco altro. Ma sono un fan on the prowl, determinato e cocciuto, adesso che l’ho scoperto, il ROCK è tutto quello di cui m’importa; scovo notizie, ritagli di giornali, foto, qualche libro … tramite FREE, LED ZEPPELIN, SWAN SONG, arrivo ai BAD COMPANY. E’ settembre, uno di quei settembre emiliani, tiepidi, dolci, a misura d’uomo di blues. Il futuro sembra pieno di luce, le possibilità infinite, la vita gravida di sorprese. Sabato, mi fiondo al PEECKER SOUND di FORMIGINE, di fianco alla leggendaria discoteca PICCHIO ROSSO. Il PEECKER è probabilmente il negozio di dischi per eccellenza del modenese, grande, pieno di scaffali, self service, nessun commesso che ti disturbi con la frase “posso aiutarti?”. Lì dentro ci si passa pomeriggi interi. Lettera B: BAD COMPANY. La copertina con i dadi è quella che mi attira subito, …printed in USA…cazzo, l’etichetta è quella della SWAN SONG, special thanks to PETER GRANT, sleeve by HIPGNOSIS…STRAIT SCIUTER sei mio.
Arrivo a Nontown, salgo in casa, sono tutti fuori, metto il disco sul piatto … primo pezzo GOOD LOVING GONE BAD. Bam! Una sorta di imprinting immediato, una scossa di testosterone, un marchio indelebile che mi si stampa sull’animo. Il pezzo è di un certo MICK RALPHS, ah è il chitarrista.
Hard rock di fattura pregevolissima, suoni efficacissimi, batteria meravigliosa, voce che senti vibrare nello stomaco, e MICK RALPHS giustappunto alla chitarra. Un zabaione di iperbole (vabbeh iperboli) per la mia giovane anima, per me che sono esile come un giunco ma che mi sento forte come una quercia. STRAIGHT SHOOTER significa “persona schietta e sincera” ma c’è il gioco di parole dato dall’immagine dei dadi in copertina: to shoot craps significa difatti tirare i dadi, gettare i dadi. Ad ogni modo, mi accorgo che MICK RALPHS non è JIMMY PAGE, ma il suo chitarrismo è appunto così schietto e sincero da essere, per me, irresistibile. Quelle note alte dell’assolo di chitarra a tutt’oggi sono incise nel mio animo. Riff granitico poi stacco lento dove RODGERS canta
I got my pride Don’t need no woman to hurt me inside I need love Like any other So go on and leave me Leave me for another
Il ritmo poi riprende e sullo stacco PAUL che canta Cuz’ Baby I’m a bad Man, quanta forza mi ha dato quella sciocca frasetta…
Good! Lovin’ gone bad Good! Lovin’ gone bad Good lovin gone bad I’m a sad man Get outta my way Cuz’ Baby I’m a bad Man Now Now!
Io sono conosciuto per essere soprattutto un fan dei LED ZEPPELIN, e dei FREE e degli ELP se vogliamo, ma in definitiva forse il gruppo che più amo è la (vabbeh i) BAD COMPANY, e grazie a questo primo pezzo, STRAIGHT SHOOTER è probabilmente l’album che preferisco in assoluto. Intendiamoci, capisco benissimo che la BAD CO non è uno dei gruppi più importanti della storia del rock, so che detta in modo un po’ maldestro il gruppo non è altro che la versione da stadio dei FREE, ma quell’hard rock genuino, semplice, diretto mi arriva al cuore con una facilità disarmante. Non è un caso che la mia band si chiami CATTIVA COMPAGNIA, che le canzoni che scrivo siano in qualche modo messe giù con un metodo simile, che mi senta un chitarrista alla MICK RALPHS più che alla JIMMY PAGE, che i il partner musicale che ho sempre cercato (invano) è una sorta di PAUL RODGERS emiliano… Oggettivamente credo che STR SHT sia un buon album hard rock, arriverei a dire ottimo, ma essendo diventato un capitolo così importante della mia vita, per me che sono lo smilzo di Nonantola, è the best hard rock album ever (vabbeh, dopo Physical Graffiti).
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Oggi 27 giugno 2025
Qualche giorno fa se ne è andato Mick Ralphs, chitarrista e compositore di Mott The Hoople e Bad Company, figura fondante per il sottoscritto e di conseguenza per questo blog. Aveva 81 anni, nel 2016 ebbe un ictus che ha reso i suoi ultimi nove anni difficili, pertanto una morte non proprio improvvisa, tuttavia è un gran brutto colpo visto l’importanza che aveva Mick per il sottoscritto.
Condivido subito la triste notizia con Polbi, il quale mi risponde poco dopo …
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Polbi Cell.: Cazzo….quanto mi dispiace….musicista particolarissimo, ha scritto pezzi che restano per sempre nella storia del rock. Aveva quell’aria triste e allegra al tempo stesso che lo rendeva una rockstar atipica. Sicuramente è stato e sarà sempre una rockstar, però con una cifra tutta sua, fuori da ogni cliché del ruolo ma incarnandolo alla perfezione a modo suo. Le sue due band perdono il loro componente mio di gran lunga preferito, che entra in una dimensione da questo momento leggendaria. Aspetto la celebrazione della sua vita sul blog con il cuore triste anche io amico mio, ti capisco benissimo. Ma lasciamo anche spazio da qualche parte al suo sorriso, che ci torna in mille fotografie della sua storia.
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Michael Geoffrey Ralphs nacque il 31 marzo 1944 a in Stoke Lacy, nell’Herefordshire, scoprì la chitarra relativamente tardi, verso i 18 anni, il momento in cui ascoltò Green Onions per la prima volta,
nel 1964 pubblicò un singolo con i Buddies, si unì quindi al Doc Thomas Group con cui fece tour in Italia
dopo l’uscita di un album (per una etichetta italiana), il gruppo si tramutò nei Mott The Hoople. Con loro Mick pubblicò 5 album che permisero al gruppo di diventare una cult band a tutti gli effetti.
Mick Ralphs – al centro – con i Mott The Hoople
All Young Dudes (1972) e Mott (1973) ebbero un successo ragguardevole.
Frustrato dal fatto che Ian Hunter non volesse (potesse) cantare alcuni suoi pezzi, mise in piedi il sodalizio con Paul Rodgers dei Free, ed insieme al batterista Simon Kirke (Free) e al bassista Boz Burrell (ex King Crimson) formarono i Bad Company, gruppo di gran successo che arrivò a vendere 40 milioni di dischi nel mondo (di cui 20 solo negli USA).
Mick con i Bad Company
Jimmy Page e Mick Ralphs live 1977 (Led Zeppelin show)
Paul Rodgers & Mick Ralphs
Guitar Player 1979 Mick Ralphs
Mick si considerò soprattutto un songwriter più che un chitarrista, molti dei suoi pezzi divennero singoli di successo o comunque brani di grande importanza nell’economia della band.
I Bad Company originali si sciolsero nel 1982. Nel 1984 Mick accompagnò David Gilmour dei Pink Floyd nel tour relativo e nel 1985 pubblicò a suo nome l’unico album solista vero e proprio “Take This”.
Si susseguirono reunion dei Bad Company (con e senza Paul Rodgers, con e senza lo stesso Mick) e dei Mott The Hoople e tour della Mick Ralphs Blues Band.
Jimmy Page e Mick Raplhs
Nel 2016 l’ultimo tour dei Bad Company con in formazione 3/4 dei membri originali ovvero Mick, Paul e Simon Kirke, fu in quella occasione che ebbi modo di vedere, nella data di Glasgow, il mio eroe.
Bravissimo autore di canzoni, chitarrista magari non appariscente ma certamente capace e con uno stile tutto suo, Rockstar elegante e gentile. Per quanto mi riguarda niente di meglio. Mi mancherà molto.
Goodbye my hero. Thanks for the music. You meant a lot to me. I will always love you.
Solstizio d’estate appena passato, immerso nel caldo torrido di questo gran pezzo dell’Emilia mi getto a capofitto nelle inevitabili riflessioni che nascono nella maruga dell’uomo di blues che sono. A bordo del treno che mi porta da un capo all’altro della mia vita, dal finestrino osservo la mia esistenza e tutto quello che la circonda passare via velocemente nonostante abbia l’impressione che tutto ristagni.
Già, il tempo scorre a velocità supersonica, lascia senza fiato, irretisce ed inibisce i sensi.
I campi di grano nei pomeriggi estivi riportano alla mente immagini tratte da sussidiari di una infanzia ormai lontanissima.
Bassa modenese – foto Andrea Malagola –
i giorni si susseguono ad un speditezza ragguardevole, in un battibaleno il sole nasce e quindi affonda dietro l’orlo del mondo, la sera cala e in essa ricerco refrigerio ricordando distanti notti d’estate della fanciullezza idealizzando il paesino in cui sono nato e dandone una versione certamente edulcorata.
Nonantola by night – foto di Giorgio Lera
La mia fitta rete di amicizie si sta sfilacciando, per un motivo o per l’altro la frequentazione dei mie blues brothers si è attenuata, è colpa mia? Mi sto isolando dal mondo come d’altra parte sta facendo la mia amica Yesterday Frig, alias Copper Leg Girl (gamba ramata insomma)?
L’unico amico dal quale non mi disconnetto mai è (quel gran figo di) Polbi, quest’anno festeggiamo i trent’anni di amicizia assoluta, mi basta guardare una sua foto per sentirmi meno solo e al sicuro (un po’ come accade quando guardo immagini di Keith Richards), e dire che siamo esattamente agli antipodi dello stivale, io nella Regium Lepidi, lui nella Regium Calabriae, eppure la distanza ci fa un baffo.
Polbi, estate 2025
Lo sferragliare del treno della mia vita dà il ritmo al traffico di pensieri, nessuno di essi dà la precedenza, sfrecciano tutti in maniera casuale:
_la tendenza che ho ad usare il termine “iperbole” anche al plurale, visto che “iperboli” proprio non mi piace.
_i nuovi gruppi di classic Rock che non fanno altro che fotocopiare la musica e l’estetica dei grandi gruppi del passato, nessuna pericolosità reale, nessun sbuffo creativo degno di nota, solo riproposizioni audiovisive sterili del bel tempo che fu.
_Lucien Bullock che riempie una volta di più il Campo Volo (va beh, la RCF Arena) qui a Regium Lepidi …
_la tipa a cui chiesi anni fa “ma che musica ti piace? Hai qualche artista preferito?” e impiegò un giorno e mezzo a rispondere.
_la brutalità in senso lato delle persone, degli amici, dei colleghi, dei semplici conoscenti, degli sconosciuti; la si contempla nelle azioni e nei discorsi di ogni giorno e descrive lo scollamento profondo tra ciò che si dice o scrive e il comportamento messo in atto. Immagino di essere un tipo parecchio sensibile (but I’m not the only one … whaddayathink Lady Moon?) e magari per stare al mondo serve una corazza che anestetizzi i sentimenti, ma la brutalità appunto, anche inconscia e involontaria, proprio non la reggo. Gente che sì a malapena conosci ma che frequenti tutti i giorni che nemmeno saluta, gente che ammicca e poi sparisce, gente che liquida faccende che ti coinvolgono con poche parole e senza tante spiegazioni, … ma allora sono tutte frottole quelle che raccontano, tutti quei bei discorsi che vengono fatti nei workshop di formazione ed incontri simili sulla importanza del quoziente emotivo, dell’empatia, sul “prima di assumerti mi interessa sapere chi sei, conoscerti, le competenze si possono anche acquisire in un secondo momento” come mi ha riportato recentemente una mia nuova amica. Che il profitto e il denaro (dunque il potere) siano l’unico scopo della società umana oggi è chiaro, ma perlomeno che non ci si prenda per i fondelli. Troppi leader senza leadership, troppe autorità senza autorevolezza, tropp* scriteriat* mess* a governare aziende, nazioni, continenti, mondi.
Difficile districarsi tra questi rovi spinosi, difficile uscire indenni, tutt* che vogliono dimostrare di essere maschi o femmine alfa, quando l’importante sarebbe imparare a vivere nel branco con po’ di decenza.
Ecco che allora mi perdo nella ucronia, nei futuri che non sono stati e che non saranno, nei presenti diversi da quelli che abito.
Sempre troppo facile per me smarrirsi in un fiume di pensieri e allora meglio abbandonarsi nelle braccia di una donna, reale o immaginaria che sia, e nella musica, la musa per eccellenza, l’unica che sa dare sollievo al mio animo inquieto ed irrequieto, nonostante ci sia il divieto all’allitterazione.
Già, devo ricordare che un bacio è sempre un bacio, un sospiro è solo un sospiro, e che le cose fondamentali valgono sempre col passare del tempo …
You must remember this:
A kiss is still a kiss,
A sigh is just a sigh.
The fundamental things apply
As time goes by.
SERIE TV
_Dept. Q (UK/USA 2025) – TTTT
Serie televisiva thriller poliziesca scozzese creata da Scott Frank e Chandni Lakhani, basata sulla serie di romanzi dello scrittore danese Jussi Adler-Olsen.
FILM
_ La Vedova Nera (Spagna 2025) – TTT½
PLAYLIST
_Acqua Fragile ” Morning Comes” 1973
_Tom Waits “San Diego Serenade” 1974
_Miles Davis “Flamenco Sketches” 1959
_The Impressions “People Get Ready” 1965
_The Beach Boys “The Nearest Faraway Place” 1969
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E allora, se ci penso, alla fine mi basta poco, quella fettina di pianura su cui vivo, uno dei miei dischi obliqui preferiti, le ristampe con nuove traduzioni di Philip Roth e Franz Kafka, le gioie e i dolori legate alla mia squadra del cuore, certi film di Sydney Pollack e Walter Hill, qualche vecchio blues del Delta e il non rinunciare a darmi una mossa …
You got to move You got to move You got to move, child You got to move Oh, when the Lord get ready You got to move
You may be high You may be low You may be rich, child You may be poor But when the Lord get ready You got to move
You see that woman Who walks the street You see that police Upon his beat But then the Lord get ready You got to move
You got to move
View from the Domus Saurea – estate 2025 – foto Tim T.
É dal 15 maggio che Spaventina non torna a casa, non si era mai allontanata per più di due giorni, per una gatta di 17 anni (84 o giù di lì in anni umani) che viveva in campagna significa solo una cosa: non esserci più. Eccomi dunque qui a scrivere due righe di saluto a questa gatta che per 17 anni ha in qualche modo convissuto con noi, una gatta che abbiamo visto nascere e che nonostante la sua indole solitaria e diffidente ha fatto parte della colonia felina della Repubblica Democratica di Palmiria e dunque della nostra famiglia.
Dal 2023 qui alla Domus abbiamo avuto perdite pesanti, Palmiro in primis, Raissa lo scorso anno e adesso lei che era figlia di quest’ultima. Già a sette/otto settimane manifestò il suo carattere tanto da guadagnarsi il nome che si è portata addosso per tutti questi anni.
Spaventina giugno 2008 – foto Saura T
Già, è stata un gatta guardinga, ha sempre vissuto e operato con estrema cautela, di certo eccessiva, ci riconosceva come umani di riferimento ma preferiva mantenere le distanze, talvolta entrava in casa e negli ultimi due inverni in cui sentiva la vecchiaia ghermirla ogni sera riusciva a vincere la diffidenza, entrare in casa e infilarsi in soffitta dove passava la notte al caldo con ciotole di cibo e acqua a disposizione. E’ stato in questi due inverni che abbiamo capito concretamente quanto bene ci volesse: una volta in soffitta, al sicuro nella sua comfort zone, si faceva abbracciare, strofinare, rimodellare e riusciva a ricambiare l’amore che sentiva provenire dai due umani a cui era capitata … le fusa rumorose e gli sfregamenti di muso contro muso erano prove inequivocabili.
Spaventina – foto Tim Tirelli
In tutti questi anni Spaventina ha passato buona parte delle sue giornate a gironzolare intorno ad una casa diroccata a un centinaio di metri dalla nostra House Of Blues, chissà quanti topini ha catturato, quante piccole avventure tra quelle mura in rovina, tra quella vegetazione intricata. Verso sera, quando le lanciavo il richiamo (“andiamo Spavve, ‘ndiamo,’ndiamo ‘ndiamo ‘ndiamo!?”) sbucava tra la folta vegetazione, si rimetteva in carreggiata, percorreva quel breve tratto della stradina lunga e tortuosa e veniva a prendersi la razione serale di cibo e coccole (se era molto affamata se le lasciava fare).
Ragni-Raissa-Spaventina – gatte sulla finestra – ottobre 2020 – foto Tim Tirelli
Siamo stati fortunati con lei, in 17 anni solo tre volte dal veterinario, nessun problema serio, tonica, dinamica e con gli esami a posto sino alla fine. Penso che abbia passato un buona vita qui in campagna, in una casa che si affaccia su di una stradina chiusa, poche macchine, qualche trattore e tanto verde da esplorare. Avrei voluto spupazzarmela di più, ma questo è un bisogno umano, evidentemente a lei andava bene così.
Mi spiace non sapere che fine abbia fatto, non aver potuto seppellirla qui sotto ai frassini dove riposano gli altri suoi compagni di avventure, tuttavia fa tutto parte del ciclo naturale. Addio piccola Spavve, inutile dire che ci mancherai molto, sai, ti abbiamo voluto tanto bene.
Questi video amatoriali potranno anche sembrare poca cosa ai cosiddetti casual fan vista la qualità … dopotutto sono riprese appunto amatoriali fatte da qualcuno che era tra il pubblico, ma per i veri amanti dei LZ del Rock sono gemme di grandissimo valore. Mi sorprendo sempre quando viene pubblicato su Youtube qualche nuovo video mai visto prima, dopo decenni all’improvviso qualcuno si ricorda di aver visto i LZ e di averli filmati in Super 8, ritrova la pellicola, la gira ai fan specializzati con capacità tecniche, questi la ripuliscono e con pazienza e abilità certosina la sincronizzano con l’audio ricavato da bootleg e registrazioni audience (anch’esse fatte da qualcuno del pubblico) già esistenti, et voilà, il gioco è fatto.
E’ così che testimonianze visive del periodo d’oro della musica Rock arrivano sino a noi. Decenni fa, quando mi dilettavo nel raccogliere quante più audiocassette o bootleg live possibili del mio gruppo preferito, vi erano sere in cui mi ascoltavo in cuffia concerti nella loro interezza, mi immergevo completamente nella situazione, mi pareva così di essere al Budokan, al L.A. Forum, al Madison Square Guarden, al Capitol Centre, e la mia mente viaggiava, mi costruivo castelli, rappresentavo mentalmente nella mia maruga di ragazzino le varie houses of the holy dove i Led Zeppelin tenevano le loro messe nere. E guarda un po’, oggi abbiamo la possibilità di dare forma reale a tutti quei costrutti musicali adolescenziali.
Tokyo 1971, uno dei momenti magici dei LZ in versione live, Landover 1977 gli orizzonti perduti del colossale tour del 1977 e Copenhagen 24 luglio 1979 (warm up di Knebworth) il momento migliore degli ultimi due anni del gruppo e data che ho sempre amato molto.
I Led Zeppelin, ah!
1979-07-24-Copenhagen_Led Zeppelin
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LED ZEPPELIN – Live in Copenhagen, DK 24th July 1979 – Super 8 film (NEW FOOTAGE)
LED ZEPPELIN – Live in Tokyo, Budokan 23 sept 1971 (Films & other images) LONG VERSION
Di Tokyo 1971 è uscita da pochissimo anche una versione (corta) di maggiore qualità:
[UPGRADE/NEW] Live in Tokyo, Budokan 23 sept 1971- Super 8 film (Source 2)
LED ZEPPELIN – Live in Landover, MD 28th May 1977 – Super 8 film
Nel 1996 ero un lettore assiduo di Comix e dunque i capitoli di questo libro non mi sono del tutto nuovi; trattasi infatti di una nuova versione non solo rimasterizzata bensì rimixata, evidentemente per renderla più attuale e godibile al pubblico del 2025.
Amo Guccini, siamo nati nella stessa provincia, alcune (meglio dire molte) delle sue canzoni sono capitoli importantissimi della canzone d’autore italiana e dunque della mia vita, siamo di generazioni diverse ma lo sento molto vicino, bazzichiamo le stesse pianure alla ricerca del Sol dell’Avvenire, lo stimo molto come uomo, come intellettuale, come fine interprete della lingua italiana. Come lui amo il lambrusco (quello meno secco, il Grasparossa o il Reggiano) e come lui – benché la mia stirpe sia da secoli tutta di origine reggiana – ho un forte accento modenese (e relativa cadenza).
Non potevo dunque non acquistare questa nuova edizione de la Legge Del Bar, libro che che si legge col sorriso e con un po’ di nostalgia e malinconia. Temo che questi quadretti fossero perfetti per il 1996, oggi sono faccenduole adatte alla periferia di un mondo che io, e immagino anche Francesco, fatichiamo a riconoscere e ad amare. Sì perché quello di cui racconta(va) Guccini è un mondo che sta sfumando, che forse non esiste nemmeno più e che solo gli uomini di una (in)certa età ricordano. Due i momenti del libro che a parer mio toccano vette elevatissime: La Legge Del Viaggiatore (pag 49) e La Legge Del Vivere Da Soli (pag 55) … ho riso come poche volte mi capita.
Caro Francesco, sei sempre uno dei più grandi. A t’voi un ben da mat.
La legge del bar e altre comiche era il titolo della prima edizione di questo libro che fu pubblicato nel 1996 da Comix. Quasi trent’anni dopo ecco che “La legge del bar” riappare senza disegni e in una forma molto mutata, con nuovi titoli, tutti gli incipit riscritti e ampliati e con il nuovo sottotitolo: “E altre irresistibili leggi dell’essere”.
Ma che cos’era quel fortunato libriccino, che apparteneva alla prima fase della produzione letteraria di Francesco, uscito dopo Cròniche epafániche e Vacca d’un cane? E che cosa è diventato adesso? “La legge del bar” è già il racconto di un mondo che non esiste più, di un ambiente che, anche se non sembra poi tanto cambiato, oramai non è più quello e chi ancora lo frequenta, e conserva certe caratteristiche di un tempo, è da considerarsi un sopravvissuto. Ma tanto, niente è più lo stesso: i giochi di carte, il calcio, i Natali, i viaggi e la politica, niente. In questa nuova, profondamente rilavorata versione, è come se tutti i racconti fossero stati ripassati dagli occhi di un uomo che, pur avendone viste molte, ne ha viste ancora di più, perché altro tempo è passato. Ma c’è qualcosa che non è cambiata: l’ironia, l’amore per il paradosso, l’esercizio dell’intelligenza, il gusto per lo scherzo e per la battuta, la gioia di vivere, di meravigliarsi ancora.
Negli ultimi mesi, diciamo da Marzo a Maggio, mi è capitato di recarmi con frequenza e di buona mattina a Bonomia per faccende lavorative. Sveglia alle 5, treno poco dopo le 6, e alle 7 eccomi arrivato nella città dotta, grassa e rossa. In marzo le mattine sono fredde, a tratti gelide … entro nella stazione di partenza attraversando Europa Square, in queste albe livide gli alberi spogli e i praticelli delle aiuole modello brughiera spingono l’animo verso la desolazione spirituale.
Parcheggio Stazione – Regium Lepidi – 2025 – foto Tim Tirelli
Negli auricolari del Samsung Stagnation dei Genesis, non sono nemmeno le sei del mattino ma avrei l’istinto di seguire letteralmente il testo di Gabriel
I want to sit down I want a drink I want a drink To take all the dust and the dirt from my throat I want a drink I want a drink To wash out the filth that is deep in my guts I want a drink Then let us drink Then let us smile Then let us go
Non sono in vacanza nella mia isoletta caraibica preferita (The Hasta Siempre one) però, sono qui per lavorare, fare la fila per tre, risponder sempre di sì e comportarmi da persona civile. Il bicchiere di Rum on the rocks con la fettina di lime può aspettare.
In tre giorni consecutivi (oggi è uno di questi) si ripetono incontri con chi ha le giornate scandite dal solito tran tran. Quando il treno verso le 7 arriva alla stazione centrale c’è ogni mattina la donna bassina perduta in attesa di chissà quale treno, mentre mi immetto su via Amendola mi superano ogni giorno due meridionali non troppo alti che – incassati nei loro giubbotti e berretti di lana – se ne vanno in silenzio a lavorare. Il senzatetto che per tre giorni di fila dorme sopra a cartoni e avvolto in un telo a ridosso dell’entrata di un negozio stamattina si muove, non trova pace nei 2 gradi centigradi di questo freddo mattino. Poco più in là due donne impellicciate stanno facendo colazione comodamente sedute in un tavolino del bar Milano sotto ai portici.
La città è sonnolenta e al contempo già pronta a mettersi in moto, io percorro via Marconi e quindi mi vado a perdere nelle stradine dell’inner city della città. Verso le 13 mi fermo a pranzare, da solo, in un bistrot. Sono all’altezza di via Hugh Shorts dunque in the heart of the city e anche stavolta mi pare che non vi sia amore…
C’è un altro disperato che pranza da solo in un tavolo poco più in là. Veste un completo sgualcito con tanto di gilet senza maniche di lana tipo impiegato del catasto o bancario ormai pronto per il cimitero degli elefanti. Si toglie la giacca, la piega con cura e la appoggia allo schienale della sedia che ha lì di fianco, si avvolge poi le maniche della camicia ad altezza avambraccio, dispone posate e bicchiere secondo un ordine preciso, piega il giornale “La Verità” (scusate le maiuscole) e inizia ad assaggiare il piatto che ha davanti. Potrebbe essere uno dei personaggi di un film di Verdone.
Torno al lavoro e a fine pomeriggio mi incammino di nuovo verso la stazione, incrocio una scritta sul muro … sospiro …. sì, dai piccola, portami dov’è buio dove l’unica luce sei tu.
Light & Shade – Bonomia 2025 – foto Tim Tirelli
Qualche minuto davanti alla Libreria Libraccio
e di nuovo rail station bound a contemplare tutto quel blues che abita nei miei pensieri.
VITA ALLA DOMUS
Ad inizio maggio mettiamo in ovra, come diciamo qui, la piscina ed il bersò, sebbene il tempo sia frizzante e turbolento
La Yamaha Girl – Domus Saurea primavera 2025 – foto Tim Tirelli
Le cicogne stanziali di Gavasseto (10 km da Borgo Massenzio) a volte arrivano sino qui, all’improvviso, e ci voltiamo a guardarle proprio mentre parte l’autoscatto.
Guardando le cicogne – Domus Saurea primavera 2025 – autoscatto
I gatti continuano a colorare la nostra vita, sebbene nell’ultimo anno e mezzo abbiamo avuto due perdite molto dolorose, Palmiro e Raissa, a cui se ne sta aggiungendo un’altra o meglio, se ne è aggiunta un’altra: sono ormai più di due settimane che Spaventina non torna a casa e per una gatta di 17 anni (80 e passa anni umani) pur ancora in gamba significa probabilmente la fine. Non abbiamo finito di cercarla e di sperare, ma occorre iniziare ad accettare la triste realtà.
Honecker ormai ha un anno e mezzo (in anni umani è come fosse un adolescente di 18 anni), è ancora un gran monello ma si intravedono segni di crescita e maturità. Essendo l’ultimo arrivato (si è presentato qui da noi spontaneamente nell’ottobre del 2023 a più o meno un mese e mezzo d’età) ha ancora attenzioni prioritarie da parte nostra, ma forse non è nemmeno così, perché anche a Minnie (6 anni) e Ragnatela (17 anni figlia di Raissa e sorella della Spavve) riserviamo il nostro massimo impegno; così come succede ai due randagi ormai stanziali, ovvero il vecchio maschio alfa Aroldo, pieno di cicatrici da vita selvaggia e Poldo Sbaffini, un gatto bonario che cerca solo sicurezze, cibo e carezze.
Tyrrel & Honecker – primavera 2025 – foto Saura T.
Tyrrell & Honecker – primavera 2025 – autoscatto
Honecker, the beautiful one – primavera 2025 – foto Tim Tirelli
SERIE TV
_Adolescence (UK 2025) – TTTT
_Under The Bridge (USA 2024) – TTT½
_Acab (Italia 2025) – TTT½
_Celda 211 (Messico 2025) – TTT
_Åremorden – Gli omicidi di Åre (The Åre Murders) (Svezia 2025) – TTT½
_Clark (Svezia 2022) – TTT½
_Il Giardiniere (Spagna 2025) – TT½
_La Cupola Di Vetro (Svezia 2025) – TTT½
_ Reservatet (Danimarca 2025) – TTTT
FILM
_Uno di noi (Let Hin Go) – USA 2020 – TTT
_Bandida – La Numero Uno (Brasile 2024) – TTT¾
_Il Ragazzo dai Pantaloni Rosa (Italia 2024) – TTT½
_Belfast (Usa 2021) – TTT¾
_The Order (Canada 2024) – TTTT
_Force Of Nature (Usa 2020) – TT½
_Absolution (Usa 2024) – TTT½
PLAYLIST
_Heart featuring John Paul Jones on bass
_Staple Singers featuring Jimmy Page
_ Doors
_Miles Davis
_UFO
FINALE
Dopo la mia adorata Mar e il mio adorato Piter Tanglewood, lascia l’azienda in cui lavoro anche la Stremmy Girl, la Chemistry Teacher del mio cuore. La Blues Unit di cui facevamo parte si assottiglia sempre più, siamo ormai rimasti in tre, io, la Sonya LittleSaints e PaoloLeo81; tra l’altro se ne va anche SimoSca, altro collega al quale sono affezionatissimo. Soffro ogni volta, il distacco da persone a cui sono legato è sempre faccenda complicata per me.
Scaringi’s last dance – Tim, Stremmy, Mar – aprile 2025 – autoscatto
Mi rifaccio uscendo in pausa pranzo con Lady Moon o con l’amico Jaypee, 31 anni di amicizia cristallina sotto il segno di blues
Tim & l’amico Jaypee – Mutina maggio 2025 – autoscatto
e con gli ex colleghi di una mia precedente avventura professionale, i ragazzi della via Po.
Io e Rinna ci battibecchiamo come sempre, in modo affettuoso ma preciso, abbiamo modi diversi di pensare la società, chi in modalità moderata chi invece in quella rivoluzionaria … non è semplice trovare territori comuni, ma almeno ci proviamo, anche perché ci vogliamo bene; però sia chiaro, finisce sempre col sottoscritto che gli dice: at voi ben damànt un fradèl mo t’en capès gninto (ti voglio bene come un fratello ma non capisci niente).
Tyrrell-Picci-Rinna-Pavve – I ragazzi della via Po – maggio 2025 – autoscatto
Queste uscite, i concerti di Michael Schenker e di Rod Stewart … tutti stratagemmi per non pensare alla condizione della società odierna, ed è grazie agli alberi della Domus che cerco di non vedere le brutture di un mondo che faccio sempre più fatica ad accettare,
View from Domus Saurea maggio 2025 – foto Tim Tirelli
cerco riparo e sollievo e lo trovo rimirando la pianta di malva che ho da diversi anni e che è in piena fioritura
La Malva, Domus Saurea maggio 2025 – foto Tim Tirelli
sì, ho bisogno di bellezza, di speranza, di maestosi respiri universali, e allora è così che anche stavolta vengono in mio soccorso i Led Zeppelin, Rain Song è la canzone perfetta in questi momenti.
Questo è una sorta di prequel, che però non sono riuscito a gustarmi; colpa forse del mio essere distratto in questo periodo, o forse del fatto che dopo 10 capitoli il mio rapporto con l’Ispettore Chen può considerarsi concluso.
Come nasce la leggenda dell’ispettore Chen? Com’è possibile che «un poliziotto soltanto di nome in mezzo a tutti gli altri poliziotti veri» diventi il tutore della legge più affascinante (e temuto) di Shanghai? Chen Cao, proprio come molti suoi coetanei, è un giovane traumatizzato dalle violenze subite durante la Rivoluzione Culturale maoista. Ma per un beffardo scherzo del destino – e della burocrazia – si ritrova assegnato al dipartimento di polizia di Shanghai. Lui, il poeta idealista e sognatore, laureato in letteratura e ammiratore fervente di T.S. Eliot, nonché inguaribile buongustaio, è ora un poliziotto riluttante, destinato a far rispettare la legge. Ma è davvero così? Oppure sono gli interessi del Partito ad avere sempre e comunque la precedenza sopra ogni altra cosa, perfino sulla giustizia? Ne “Il poliziotto di Shanghai”, Qiu Xiaolong ricostruisce i traumi di un passato ineludibile che torna continuamente a gravare su un presente carico di incertezze. Tra delizie gastronomiche e raffinate rimembranze poetiche, anche questo nuovo libro dello scrittore cinese rappresenta un indizio cruciale per decifrare quel rebus enigmatico che è la nuova superpotenza asiatica, per far luce sul volto più segreto di quel «socialismo con caratteristiche cinesi» in cui i destini individuali sono perennemente in balia dei mutamenti politici.
Sono qui ad Assago perché la Yamaha girl non ha mai visto Rod Stewart in concerto e questa potrebbe essere l’ultima possibilità, dopotutto Rod è del ’45, ottant’anni suonati. Non fosse per lei non sarei certo venuto, Rod ormai è lontano dai miei canoni musicali e non, e sono un po’ preoccupato di sporcare i ricordi che ho. Lo vidi all’autodromo Santa Monica (oggi Misano) nel 1983 e all’arena di Verona nel 1986, entrambi i concerti furono molto soddisfacenti, Rock, easy listening e ballate melodiche in un gran momento di forma del biondo (si fa per dire) di Highgate.
Nel corso del tempo ho seguito Rod per i suoi indimenticabili anni (1967/69) con il Jeff Beck Group e per alcuni album da solista che ho amato particolarmente [Atlantic Crossing (1975), A Night on the Town (1976), Foot Loose & Fancy Free (1977), Blondes Have More Fun (1978), Tonight I’m Yours (1981), Camouflage (1984) con Jeff Beck alla chitarra]. Per quanto mi riguarda è poi andato alla deriva sia dal punto di vista musicale, che da quello politico e ho perso interesse. Stasera non mi aspetto granché ma al di là del costo dei biglietti è pur sempre un concerto di uno che ha fatto del Rock come si deve e che ha venduto 120 milioni di dischi in tutto il mondo.
Rod Stewart Milano 10 maggio 2025 b – foto Tim Tirelli
Il Forum è sold out, la capienza è di 15.800 posti, il colpo d’occhio notevole. Ore 21 e qualche minuto, si parte.
Infatuation … e il primo pensiero è per Jeff Beck.
Lo accompagnano 13 musicisti, tra cui sei giovani donne (backing vocals, arpa, mandolino, banjo, etc etc) che nel corso del concerto prendono il controllo quando Rod va dietro alle quinte per i vari cambi d’abito.
Dopo quattro pezzi appare chiaro che è uno spettacolo che ha poco a che fare col Rock. Il gruppo ha una strumentazione usata senza amplificatori – accorgimento purtroppo in auge di questi tempi – col risultato di ottenere certo meno chiasso sul palco e meno sbattimento ma anche un suono pessimo, distorsioni fasulle e il peggior suono di batteria che io abbia mai sentito in un contesto del genere. Vi è anche la tirata assai fuori contesto a favore dell’Ucraina, con tanto di filmato, mah …
Su tutto però c’è l’effetto “Las Vegas” o meglio “serate da ultimo dell’anno delle reti Mediaset”, quello svilimento dell’arte trasformata in uno spettacolo nazional popolare a cui il pubblico (in verità non tutto) ormai sembra essersi arreso.
La voce non è niente male per un ottantenne, la usa bene, ovviamente a volte fatica ma lo fa in un maniera che rende la performance comunque apprezzabile e poi lo sappiamo Rod è un bravo showman peccato appunto l’approccio troppo gigionesco e commerciale.
Stewart ricorda il suo lontano passato con Rolling And Tumbling, cover di Muddy Waters, versione danzereccia ma con buon lavoro alle chitarre.
Young Turks è energica e convincente o forse mi pare così solo perché è stata la colonna sonora dell’anno in cui ho fatto il militare.
La mise rosa shocking appare perlomeno pacchiana, ma lo si sa, a Rod Stewart è sempre piaciuto andare sopra le righe.
Con I’d Rather Go Blind (Etta James cover) la mia attenzione si alza, sono un fan di Etta James e Rod sa come affrontare il brano nel modo giusto.
Il concerto si snoda secondo i canoni di cui sopra, diversi i brani che sono stati capitoli della mia vita …
Rod Stewart Milano 10 maggio 2025 b – foto Tim Tirelli
…The First Cut Is the Deepest, Baby Jane, I Don’t Want To Talk About It, Hot Legs …
Rod Stewart Milano 10 maggio 2025 c – foto Tim Tirelli
… peccato siano scomparse le nuance dell’impegno musicale, la vibrazioni primordiali del Rock e del Blues; certo, stiamo parlando di RS del 2025, non ci aspettavamo certo i template degli anni sessanta e settanta, ma essere stati costretti a sorbirci Hot Stuff di Donna Summer durante una delle sue fughe dietro le quinte non è stato il massimo.
Rod Stewart Milano 10 maggio 2025 b – foto Tim Tirelli
Anche un pezzo scanzonato di enorme successo ma pur sempre valido come Da Ya Think I’m Sexy? sembra aver perso il battito primitivo, pare annacquato e inoffensivo.
Si chiude con Sailing e Sweet Little Rock And Roller. Cala il sipario senza che Rod saluti il pubblico. A me è parso un po’ deluso dal fatto che i 15.000 del Forum lo abbiano applaudito sì, ma non si siano scatenati (ad inizio concerto aveva provato senza successo a far alzare il pubblico dalle sedie). Già un altra volta in Italia ebbe da dire per una cosa del genere, arrivando ad usare epiteti sgradevoli. Magari è solo una sensazione mia.
Due biglietti (platea) a 195 e passa euro l’uno, due panini una birra e una coca, telepass autostrada, diesel … più di 500 euro. Ne è valsa la pena? Non ne sono sicuro. Il giorno dopo chiediamo ad un coppia di amici della Yamaha Girl che abbiamo incontrato al Forum se a loro il concerto è piaciuto: “mica tanto, troppi lustrini” è la loro risposta. Già.
Scaletta:
Infatuation
Tonight I’m Yours (Don’t Hurt Me)
It’s a Heartache
(Bonnie Tyler cover
Some Guys Have All the Luck
(The Persuaders cover
Rollin’ and Tumblin’
(Muddy Waters cover
Rhythm of My Heart
(Marc Jordan cover
Forever Young
The First Cut Is the Deepest
(Cat Stevens cover)
Tonight’s the Night (Gonna Be Alright)
Young Turks
Proud Mary
(Creedence Clearwater Revival cover) (Sung by background singers
Libro appassionante, libro che uno come me legge con fervore. Come sempre nella descrizione qui sotto c’è quello da sapere, poco da aggiungere. Una lucida disanima su un’era che in tanti descrivono genericamente come “anni di piombo”, come “terrorismo”. Un romanzo che ti prende alla gola, all’intelletto, all’animo, alla pancia. Rifarsi una vita, ripensare alle lotte giovanili, ai morti di entrambe le parti. La musica impegnata, quella di sinistra, che riecheggia tra le pagine, Stormy Six, Lolli, Guccini, Il Banco, Radio Alice.
Stralci presi dal libro:
“Ai miei tempi certe divise le indossavano solo i disperati o i fascisti”
“La strada Romea scavalca il grande canale di Porto Garibaldi”
“ Ma i morti sono morti, i nostri e i loro, e per di più non siamo stati noi a cominciare”
“Abbiamo sognato la rivoluzione, e dunque la rottura di tutti gli schemi definiti…”
“Lui era un alto ufficiale dell’esercito, con dichiarate simpatie golpiste e molti amici nei peggiori settori delle forze armate”
Sia chiaro, non è un pippone questo libro, bensì un romanzo che procede veloce, pieno di contenuti, eppur leggero, un libro che ripensa un certo passato con onestà intellettuale senza perdere tuttavia l’amore per un mondo migliore.
Me lo ha regalato Polbi. Non poteva essere altrimenti.
Sono trascorsi quasi venticinque anni da quando Paolo Emilio Calvesi – oggi architetto di successo, con moglie e due figli – ha abbandonato il gruppo armato di estrema sinistra di cui era membro. Il suo nome non è mai finito in alcuna inchiesta, il che gli ha consentito di ricostruirsi una vita apparentemente “normale”. È convinto che il passato non possa ritornare ma un giorno inizia a ricevere lettere, regali, telefonate, provocazioni da una certa Sonia che dimostra di conoscere tutto di lui e di quell’altra vita. Calvesi si ritrova in un incubo, precipitando in una spirale che lo costringe a rivivere il passato tra sensi di colpa e un rispolverato orgoglio, e a rimettere in discussione il suo presente e il suo futuro. Il mistero di chi sia la persona che sta mettendo in atto questa “persecuzione”, produce un’inchiesta nella memoria del protagonista, che ripercorre un tratto di storia del nostro paese per troppo tempo rimossa. Ad un anno dalla scomparsa di Stefano Tassinari, questa nuova edizione del suo romanzo più importante, ci riporta in un’epoca che coinvolge la memoria individuale e collettiva della nostra storia recente, con uno stile profondo, intenso, appassionato ma al contempo lucido nel riordinare fatti e responsabilità.
Stefano Tassinari
Stefano Tassinari è stato uno scrittore, drammaturgo e sceneggiatore italiano. Autore di testi teatrali, letture sceniche e di programmi radiofonici per Rai Radio 3, è stato ideatore e direttore artistico di varie rassegne letterarie e autore di documentari televisivi, oltre ad aver curato la messa in scena di decine di opere letterarie di scrittori italiani e stranieri. Vicepresidente dell’Associazione Scrittori Bologna, ha scritto di letteratura su quotidiani e riviste. È stato direttore e fondatore di «Letteraria». È stato prima militante di Avanguardia operaia, poi segretario della federazione ferrarese di Democrazia Proletaria, infine è stato militante del Partito della Rifondazione comunista. Tra le sue opere: Gli Amori degli insorti (Marco Tropea Editore, 2005), D’altri tempi (Edizioni Alegre, 2011), Il vento contro (Marco Tropea Editore, 2008), I segni sulla pelle (Marco Tropea Editore, 2003), L’ora del ritorno (Marco Tropea Editore, 2001).
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