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BOOTLEGS: Led Zeppelin, Bloomington (MN) january 18th, 1975 – EVSD 2021 (soundboard) – TTT½

29 Mag

Dopo due warm up gigs in Europa, il tour nord americano del 1975 si apre a Bloomington, piccola città del nord degli Stati Uniti nello stato del Minnesota. Minneapolis è solo a 16 km e naturalmente i 15.000 posti del Metropolitan Center sono tutti esauriti.

Per anni di questo concerto non vi è stata traccia sonora poi, pochi mesi fa, la registrazione audience che fa capolino e oggi arriva addirittura anche il soundboard. Molti fan dei LZ non vedevano l’ora di poter ascoltare una registrazione (non ufficiale, ricordiamolo) di buona qualità relativa alle prime date del tour del 1975, un po’ per potersi gustare le rarissime versioni live di The Wanton Song e When The Leeve Breaks con alta qualità audio, un po’ per verificare le condizioni della voce di Plant e capire se i grossi problemi fossero davvero relativi all’influenza presa nelle date successive o cosa.

Ecco dunque che la Empress Valley Supreme Disc ci regala (si fa per dire, i cofanetti bootleg hanno prezzi stratosferici e trovarli è tutt’altro che semplice) il soundboard del primo concerto americano del tour.

“Ladies And gentleman, the American return of Led Zeppelin” dice al microfono il presentatore e poco dopo parte Rock And Roll. Il suono della chitarra lascia allibiti: non c’è praticamente distorsione, è vero che questo è il tour in cui Page sfoggia il suo suono più pulito di sempre, ma così è davvero inquietante. La voce di Robert Plant non sembra granché, è rauca, roca e in alcuni punti cede. Prende così corpo la teoria che sostiene che i grossi problemi siano dovuti alla operazione alle corde vocali del 1974. L’assolo di chitarra è suonato senza distorsore, l’effetto è comico. E’ vero che Page si è presentato negli USA con l’anulare della mano sinistra fuori uso, ma …

In Sick Again sembra andare meglio ma il primo assolo di chitarra non è all’altezza del nome Jimmy Page. In Over the Hills and Far Away la chitarra è scordata, così la parte iniziale non è godibile come dovrebbe essere. RP fatica con la voce. Il gruppo non suona davanti ad un pubblico dal luglio 1973, diciotto mesi di interruzione si sentono, il gruppo sembra essere poco rodato, i problemi alla mano sinistra di Page, alla voce di Plant e al consumo di certe sostanze poi amplificano le difficoltà.

In quelle condizioni ci vuole coraggio ad affrontare un pezzo come When the Levee Breaks, ma il gruppo ne ha sempre avuto, persino troppo. Per il fan che sono avere WTLB in qualità soundboard è una gran cosa, la versione tuttavia è slabbrata, il lavoro alla slide di Page è impreciso ma la improvvisazione finale – se vogliamo – ha un suo perché. La qualità audio sembra un poco sbilanciata verso frequenze alte.

Led Zeppelin, Bloomington (MN) january 18th, 1975 - EVSD 2021 (soundboard)

The Song Remains the Same fila via piuttosto bene, il gruppo sembra iniziare ad ingranare pur con le magagne tipiche della prima data di un tour. Nel registro basso di The Rain Song RP mostra di essere ancora un cantante molto espressivo e i LZ di essere – nonostante tutto – il più grande gruppo della storia del Rock (sì, perché poi se vi vanno ad ascoltare i bootleg soundboard degli altri gruppi non è che siano tutte rose e fiori).

Led Zeppelin - Metropolitan Sports Center, Bloomington, MN, 18 january 1975

Kashmir (anch’essa in accordatura aperta, come la precedente) procede liscia e apre la strada a The Wanton Song l’altro pezzo che noi amanti del gruppo avremmo sempre voluto sentire in buona qualità audio e lasciatemi dire che con questo pezzo tornano i LZ che conosciamo, se non altro nell’atteggiamento. Il gruppo sembra più caldo e dunque rockeggia bene, peccato che al momento in cui Page parte con l’assolo la registrazione si interrompa e riprenda con No Quarter, più a meno durante l’assolo di piano di John Paul Jones, brano questo che si sviluppa piuttosto bene.

Led Zeppelin, Bloomington (MN) january 18th, 1975

Led Zeppelin soundcheck – Metropolitan Sports Center, Bloomington, MN, 17 january 1975 – Photo Neil Preston

Anche Trampled Underfoot contribuisce a riportare il gruppo su buoni livelli, in Moby Dick Page cambia i break di chitarra, forse per il problema all’anulare.

In My Time of Dying è un altro brano in accordatura aperta e Page sembra a suo agio in questo contesto (solo in WTLB  – anch’essa in G open tuning – e sembrato in difficoltà). Durante la prima parte di Stairway To Heaven le tastiere di John Paul Jones non sono presenti e un fastidioso rumore di fondo, dovuto probabilmente a contatti vari, rovina un po’ la performance. Verso il minuto 3 il piano di Jones torna in vita. Malgrado qualche silenzio di troppo l’assolo di Page sembra sufficientemente vitale. Versione senza dubbio dignitosa, per il pubblico certamente superba vista la lunghissima ovazione.

“Questo è il primo concerto del tour, siete davvero buoni con noi, sappiamo di essere arrugginiti” dice Robert al pubblico adorante. 50 secondi del riff di Whole Lotta Love senza cantato servono da trampolino di lancio per Black Dog, ultimo pezzo della serata, suonato discretamente.

Metropolitan Sports Center, Bloomington, MN january 18 1975 b

Soundcheck – Metropolitan Sports Center, Bloomington, MN, 17 january 1975 – Photo Neil Preston

 
Bootleg dunque non certo memorabile (ma sappiamo che per quanto riguarda il tour nord americano del 1975 pochi lo sono, qualità audio a parte) ma di sicuro intrigante in quanto prima data e notevole per le versioni soundboard di The Wanton Song e When the Levee Breaks.
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LED ZEPPELIN
 
MET CENTER, BLOOMINGTON, MN, USA JANUARY 18th, 1975
 
JESUS, LIVE IN MINNEAPOLIS 1975, BOX SET EMPRESS VALLEY [EVSD-1280/1281]
 
EVSD-1280/1281 > WAV > FLAC
 
Soundboard recording:
 
CD 1:
01 Intro
02 Rock and Roll
03 Sick Again
04 Over the Hills and Far Away
05 When the Levee Breaks
06 The Song Remains the Same
07 The Rain Song
08 Kashmir
09 The Wanton Song
 
CD 2:
01 No Quarter
02 Trampled Underfoot
03 Moby Dick
04 In My Time of Dying
05 Stairway to Heaven
06 Whole Lotta Love
07 Black Dog
 
 
 
 
 
 
 

BOOTLEGS: Led Zeppelin “The Awesome Foursome Live At The Forum” – LA Forum 24/03/1975 (EVSP 2020)

5 Gen

Le ultime tre date del tour del Nord America del 1975 dei LZ si svolgono al Forum di Los Angeles, uno dei posti più leggendari dove tenere un concerto Rock, capienza 20.000 spettatori circa. Malgrado nella seconda metà degli anni settanta dal vivo il gruppo non sia più lo spettacolare quartetto del periodo 1968/73, la fama e il successo toccano vertici assoluti. Il tour del 1975 arriva dopo un anno e mezzo di fermo, e inizia in maniera sfortunata come sappiamo: poco prima di partire per il nuovo continente Page si infortuna alla mano sinistra schiacciandosela nel porta di un vagone di un treno a Victoria Station a Londra e Robert Plant nel momento di affrontare le tre date al Chicago Stadium – ad inizio tour – si becca una influenza che lo lascerà in pratica senza voce per tutta la durata della tournèe. Anche Bonham non se la passa bene, ha dolori allo stomaco e diarrea, ma perlomeno le sue performance non ne risentono. Personalmente non credo sia stata una grande idea organizzare un tour del genere in pieno inverno (dal 18 gennaio al 27 marzo), col disco Physical Graffiti in uscita solo a fine febbraio.

L’etichetta giapponese specializzata in bootleg Empress Valley Super Discs aveva già pubblicato tempo fa una anticipazione soundboard del concerto in questione (gli otto pezzi di The Night Stalker), ma solo oggi decide finalmente di far uscire il concerto completo in questione da fonte soundboard, preso dal mixer insomma. Da ricordare che delle date di Los Angeles del 1975 esistono da sempre le ottime registrazioni audience (prese dal pubblico) dell’indimenticato Mike Millard, personaggio di cui abbiamo parlato spesso qui sul blog.

Il Forum di Los Angeles nel 1975

Due le edizioni, quella a tre cd chiamata The Awesome Foursome e quella a quattro cd chiamata Jesus che contiene un non meglio precisato missaggio alternativo di Candy Store Rock, il brano tratto dall’album Presence (1976).

Led Zeppelin March 24, 1975
The Forum Los Angeles, CA

Soundboard Recording
The Awesome Foursome ive At The Forum (EVSD)

101. Introduction
102. Rock And Roll
103. Sick Again
104. Over The Hills And Far Away
105. In My Time Of Dying
106. The Song Remains The Same
107. The Rain Song
108. Kashmir

201. No Quarter
202. Trampled Underfoot
203. Moby Dick

301. Dazed And Confused
302. Stairway To Heaven
303. Whole Lotta Love
304. Black Dog
305. Heartbreaker

I primi due colpi di cassa di Bonham prima dell’inizio lasciano intendere sin da subito che – almeno dal punto ritmico – la serata sarà incandescente. Rock And Roll – come in tutti i concerti del 1975 – vede Robert Plant soffrire, la voce a freddo è quella che è, anche l’assolo di Page è slabbrato ma la botta iniziale è comunque super. In Sick Again la voce di Robert sembra iniziare a scaldarsi. Timbro sofferto e sporco, rappresentazione del periodo decadente (appena iniziato) del gruppo. Il primo assolo di Jimmy Page è di nuovo incerto, il suono della chitarra è troppo pulito, non c’è sustain a dare corpo alle note. Alla ritmica però il Dark Lord è uno spettacolo, malgrado la chitarra fosse indossata bassissima! La qualità sonora di questo soundboard è davvero eccellente!

RP: Good evenin’. I said, good eeeeeeeevening! That’s a bit better. Well, it’s, uh, we’ve been in California a little while, but let me tell ya, it’s, this is the place. This is the one, yeah. Tonight we intend, uh, to have, these are the last three gigs on our American tour so we intend them to be somewhat of a very high point for us. Now, that can’t be really achieved, obviously we don’t achieve that without a little bit of vibe, which I can already feel. And a few smiles. We intend to take a musical cross-section of the work that we’ve got together over the last six and a half years. A little touch of this, a little taste of that, a little toot of this, a little blow of that. And, uh, I suppose if we’re to call it a journey we should start by looking ahead.

Purtroppo la chitarra in Over The Hills And Far Away è scordata e nei ricami iniziali è piuttosto evidente ma nello sviluppo rock del pezzo il tutto diventa più fruibile. La voce di RP si esprime ancora in modo vago. La sezione dedicata all’assolo di chitarra è sempre uno dei momenti più intensi con John Paul Jones e John Bonham a giocarsi incastri e figure funk mentre Page improvvisa da par suo.

RP: Thank you. A gram is a gram is a gram. Well since we saw you last, uh, there’ve been a few developments in the camp. And a few camps in the developments. Bonzo decided not to have the sex change after all and, um, and we got a new album out. Two very relevant points. Physical Graffiti finally made it to the shops. And we intend to play you some of the tracks from it tonight. This is the first one. It’s, uh, comes from way way way back, a long long time ago.

In My Time Of Dying è il secondo pezzo della scaletta dal nuovo album Physical Graffiti e non il primo come invece annunciava RP in quasi tutte le date. Sentita in cuffia a buon volume pur con qualche magagna da parte di RP e JPP rimane una prova solidissima. Anche in anni difficili come questo i LZ dal vivo sapevano spesso essere micidiali.

RP: (Devil or angel; you’re breaking my heart.) Right now. Um, over the period of time that we’ve had the pleasure of being able to come and play in most of your country that we felt like, we took the advantage to travel to spots and places in the globe and on the globe and on the face of the earth, that people don’t normally go to, right? Places where the red light still shines for two rupees. Places where there’s a magical feeling in the air. … a light Paul Rodgers his bedroom when he takes his shoes off. Hah, hah, it’s, uh. And we found that whatever happens, wherever we go we find people and we develop rapports with these people. And sooner or later, we have to boil it down to the fact that ‘The Song Remains the Same.’

The Song Remains The Same è velocissima, pure troppo, ma è un buona versione. In The Rain Song la qualità del suono è cristallina, in questo brano è facile intuire di nuovo come fosse complicato portare in tour un Mellotron, nessun sfasamento particolare nelle sonorità dello strumento ma la sensazione è quella di essere sempre prossimi al precipizio per quanto riguarda la gestione tecnica dello stesso.

RP: John Paul Jones played Mellotron . I’m still trying to find the bridge. So. When we found in our bicycle clip was caught in our sock, we immediately said about doing something about it. It was, is very much the reason why we intend to feature John Paul Jones again on the mellotron. A rather cheap, nasty improvised version of an orchestra. And unfortunately, we, we would have to know then if we can’t afford to take an orchestra with us anymore. This is a song from Physical Graffiti. Um, a song that I think is becoming, uh, maturing more and more as time goes on. It’s called ‘Kashmir.’

In Kashmir il Mellotron dà ancora l’impressione di essere sempre sul punto di collassare ma, a parte il finale con qualche nota “svizzera” come diciamo da questi parti, prova più che buona.

RP:  That seems to be stretching out a little bit more every night. This one is not quite so new, this next piece. We once again feature John Paul Jones, uh, keyboard man extraordinaire. John Paul Jones, keyboard man extraordinaire. John Paul Jones, keyboard man extraordinaire. This is a very serious song …. It reflects on some of the negative possibilities of, uh, the journey. Of the future, of tomorrow and it’s called ‘No Quarter.

No Quarter (include ARANJUEZ CONCERT di Joaquín Rodrigo)  è cantata da Robert piuttosto bene tenendo conto di tutti i suoi problemi; quando John Paul Jones passa al grand piano per l’assolo la copertura del Theremin non è esemplare. Il momento in cui Jones è da solo al piano a me piace sempre molto, intrecci in tonalità minore che nascono dalla bruma dell’animo. Il ritmo (sincopato) aumenta quando JPJ decide che è il momento di iniziare la sezione che porta all’assolo di chitarra; John Bonham fatica un po’ a trovare il ritmo adatto ma poi vi si insinua bene. L’assolo di Page non è ispiratissimo, verso la fine riesce a suonare qualcosa di efficace. Il lavoro di pedaliera basso di Jones sul finale di questa parte è sensazionale.

RP: John Paul Jones, grand piano. Behind us we see there’s only a little bit a basic carpentry get, being carried on. Tonight’s a crop circle is staged tonight. There’s a bit of carpentry here and nail being knocked into wood. What’s going on? Right. The carpentry lesson is now finished and no more banging on pieces of wood. Throughout time, the medium of blues music and the use of a car has been used to, uh, indicate the connection between the human body and the motions of the car, right? You know, the old blues singers used to talk about their ‘Terraplane Blues’ and something similiar to squeezing lemons and things like that. Which takes us back a bit. Still got the lemon, mind you. This is something alone those lines. It’s not squeezing the, a lemon so much as going down on gasoline and pistons and Trampled Underfoot.

Trampled Underfoot è affrontata con la solita verve. L’assolo di Page non dice granché, troppe e fuori luogo le scariche costruite intorno ai soliti fraseggi ripetuti più volte.

RP:  He’ll never let you down. Ladies and gentlemen, at the front of the stage right now, Elvis Presley’s right hand man, Billy Miller. You went down like a ton of bricks, Bill. …Teeat me like a fool … It is our great pleasure, you can sit down again if you like. Thank you very much. It is our great pleasure now to feature one of the finest percussionists in the band today. Probably the greatest drummer ever to sit on this rostrum with us tonight. The Mighty … from Kidderminster. John Henry Bonham! ‘Moby Dick!’

Moby Dick stavolta dura 20 minuti.

RP: ‘Moby Dick.’ John Bonham. One of the finest drummers, probably the finest drummer that we’ve ever had. John Henry Bonham. A childhood friend. What a wonderful drum solo and what a wonderful hand job in the dressing room. Too much. Thank you, Ahmet Ertegun. Hah ha ha. Well as you can tell we have thank you, Ahmet Ertegun. Hah ha ha. Well as you can tell we have, uh, we’re more than elated to be in California again. And that, I say from the bottom of my boots, really a circus. It’s been great being here although we haven’t really been outside the hotel rooms too much. But there’s plenty to do inside, as you can imagine. So let me tell you, we tried to say in the beginning that, uh, we wanted, what? Is that diarreah? What we tried to say in the beginning, that we intended to give you a cross-section of the, the music that we’ve got together. So we should take you right back to the first day that we got together in a little room. I can see you all there. In a tiny small room we got together and I think this is probably about the first thing that we had a go at. Apart from the secretary.

Dazed And Confused  (incl WOODSTOCK) 32 minuti di interconnessione con mondi musicali sconosciuti, di riflessi elettrici ed esoterici. Robert Plant se la cava discretamente per tutta la durata della suite; nella parte iniziale Page approfitta dei momenti di calma per cercare di accordare la chitarra. Nel lento e suggestivo intermezzo MI-/DO (che verrà poi usato per Achilles Last Stand primo brano dell’album Presence) RP canta il testo di Woodstock di Joni Mitchell. Versione niente male.

RP: Jimmy Page, guitar! Thank you very much. We really enjoyed that, ourselves, actually. We’d like to, uh, we are, in fact, it’s not a case of liking, we have determined to give you just one more very … , what we’ve been managing to get together. This is for all our English friends who arrived in, uh, at the Continental Riot House. This is for the foundations of the Continental Riot House. And this is for you good people here who’ve made this a good gig.

Anche Stairway To Heaven è discreta, l’assolo di Page – pur a tratti astratto – è degno di nota.

RP: Thank you very much. We’ve had a great time. See ya.

Whole Lotta Love / The Crunge / Black Dog. WLL è piuttosto fiacca, mentre The Crunge è in pratica la versione completa. E’ suonata con qualche incertezza nei cambi, ma come spesso capitava è improvvisata, non era un brano preparato per il tour. Segue sezione funk con e senza theremin. Black Dog è un mezzo disastro. Tra la fine del concerto e i bis nei camerini evidentemente succedeva qualcosa che vi lascio immaginare e che faceva rientrare il gruppo con molta meno lucidità.

(RP: Forum! Inglewood, LA, Hollywood, it’s too much. You’ve been fantastic. Fantastic. Good night.)

Heartbreaker è mediocre.

RP: Ladies and gentlemen, Children of the Sun. Good night.

Un bootleg apprezzabile dunque, qualità audio molto buona e performance più che sufficiente, niente di straordinario ma – vista la condizione del gruppo – tutto sommato accettabile.

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BOOTLEGS: Led Zeppelin Los Angeles Forum, June 21 1977 (Mike Millard Master Tapes via JEMS) – TTTTT

30 Ott

Mike Millard Legacy intro

Di Mike Millard su questo blog ne abbiamo parlato più volte, amante del rock proveniente dalla west coast americana, dal 1973 al 1992 registrò parecchi concerti tenutisi in quell’area. Lo fece con una strumentazione di qualità, per quei tempi davvero notevole, portandola all’interno delle arene in questione usando diversi stratagemmi (a volte anche fingendosi disabile e quindi su una sedia a rotelle). Le sue sono dunque registrazioni audience, cioè prese dal pubblico, ma di una qualità micidiale; non è un un caso che ancora oggi – tra il giro di appassionati – siano considerate tra i documenti migliori per quanto riguarda l’epoca d’oro della musica rock. Sì perché con le registrazione audience si ha l’idea esatta di cosa fosse andare ad un concerto rock, la performance dell’artista catturato nella sua essenza più pura: l’umore e le scosse emotive del pubblico, la musica messa su nastro senza artifici (e dunque senza le modifiche e i trucchetti presenti nei dischi dal vivo ufficiali), i commenti dei fans che a tratti finivano sul nastro. La fortuna ha voluto che i LZ fossero tra i suoi gruppi preferiti e, ad esempio, le sue registrazione di alcuni dei sei concerti tenuti nel 1977 a Los Angeles sono per tutti noi testimonianze preziosissime. Nel 1994 Millard decise di togliersi la vita, decisione che non ci permettiamo di giudicare e quindi tralasciamo di commentare gli abissi di dolore a cui deve essere andato incontro. Per moltissimo tempo le sue cassette rimasero archiviate nella sua stanza a casa di sua madre, le registrazioni che circolavano provenivano infatti da copie che lo stesso Millard aveva fatto per amici e altri collezionisti. Successe poi che sua madre finalmente affidò ad amici intimi di suo figlio le tante cassette (si parla di 280 concerti registrati) in modo che potessero essere trasferite e quindi salvate su DAT. Sotto all’articolo riporto (oltre al testo che accompagna la registrazione di RP di cui tra poco parleremo) tutta la lunga storia in caso qualcuno fosse interessato. Per chiudere questo breve riassunto, quando si pensava che i master originali di Millard fossero andati persi, ecco che vengono ritrovati, rimasterizzati e messi gratuitamente in circolo da generosi collezionisti e amanti del rock come noi. E’ dunque doveroso mandare un pensiero a Mike Millard perché grazie ai suoi nastri il rock si mantiene vivo e noi possiamo ancora illuderci di vivere in prima persona i momenti più esaltanti della musica che amiamo.

Live Recording reflections: Led Zeppelin, The Forum, Los Angeles, CA, June 21, 1977

Tra tutti i concerti registrati dal grande Mike Millard, questo è di sicuro quello più famoso, la prima data dei sei concerti tenuti al Forum di L.A. dai LZ bel 1977. Di questo show sono stati stampati decine di bootleg e fatte innumerevoli versioni rimasterizzate, questa dovrebbe essere la migliore dal punto di vista qualitativo dato che proviene direttamente dal master di Millard. Nella piccola parte mancante di Ten Years Gone – dovuta al cambio cassetta al momento della registrazione – il team JEM ha usato parte della registrazioni fatta al tempo da un altro fan, un certo GaryB. Millard registrò quattro delle sei date dei LZ al Forum, questa – insieme a quella del 23 – cattura il gruppo nel momento migliore del tour del 1977, tour come sappiamo di enorme (!) successo ma corrotto dallo stato del chitarrista e del management, tutti sotto la forte influenza di sostanze chimiche. Anche Bonham lo era, ma le sue performance fortunatamente non ne risentirono, solo una volta suonò male, successe a San Diego, il 19 giugno 1977; il batterista ebbe problemi di stomaco dovuti ad una intossicazione alimentare che minò la sua esibizione ma una volta ristabilitosi decise di riprendersi la scena alla prima occasione, ovvero al concerto successivo che guarda caso è quello di cui parliamo oggi.

I concerti al Forum si sarebbero dovuti tenere in marzo (cinque le date previste in origine) ma, è cosa nota, poco prima di partire per il tour Robert Plant ebbe una forte tonsillite che costrinse lo spostamento di tutto il tour. Le date di Los Angeles furono spostate a giugno, ne fu aggiunta una vista le continue richieste di biglietti. Sei concerti di fila al Forum, e due settimane prima sei concerti di fila al Madison Square Garden … nel 1977 nessuno come i LZ!

Los Angeles, 1977 © David Swift

Qualche anno dopo uno del giro dei dischi pirata entrò in possesso di questa registrazione di Millard e ne fece un primo bootleg dal titolo “Listen To This Eddie” (ascolta questo Eddie). Si dice che il titolo fosse riferito a Eddie Van Halen e ad alcune sue affermazioni circa certe discutibili esibizioni live di Page. Io queste dichiarazioni di Van Halen non le ricordo, quel che so per certo è che Edward fu un po’ critico con Page e con i LZ subito dopo l’uscita di In Throught The Out Door, visto il massiccio uso di tastiere presenti nel album del 1979 (cosa oggi divertente visto che da lì a qualche anno anche il grandissimo Edward Van Halen si mise a fare un gran uso di tastiere nei dischi del suo gruppo). Recentemente è emersa anche la teoria secondo cui il titolo potrebbe essere diretto all’ingegnere del suono Eddie Kramer (colui che registrò le tre date al Madison Square Garden di New York nel luglio del 1973 da cui fu tratto il primo album dal vivo ufficiale del gruppo uscito nel 1976).

Per portare all’interno del Forum il suo equipaggiamento, Millard si finse invalido su sedia a rotelle facendosi accompagnare dal suo amico Jim R.

Aerial view of the Forum in the 1970s.

Come accennato John Bonham vuole rimediare alla sua performance sfasata di due giorni prima e quel che suona in The Song Remains The Same è semplicemente incredibile. Una carica così non la si era mai sentita, il richiamo della foresta versione rock. Mai sentito un batterista rock suonare in questo modo. La qualità audio è ovviamente audience, ma come quasi tutte le registrazioni di Millard è una meraviglia, la sensazione è quella di essere in seconda fila al Forum di Los Angeles ad ascoltare i LZ – decadenti ma sempre meravigliosi – del 1977. Qualche battuta di The Rover quindi inizia Sick Again – dove ad un certo punto la chitarra di Page viene scollegata. Il gruppo sembra fermarsi un attimo ma poi Page torna e il rock del gruppo torna a volare alto. Page pasticcia nel primo assolo, ma la versione del brano nel suo insieme è solida e convincente.

RP: Well good evening. I mean, good evening! Well we finally did it. Haven’t seen you since, uh, anybody here when we played with Bad Company? That was the first time that we ever managed to get back on stage again. So tonight, oh, sweet smell, tonight no beating around the bush. We’re just gonna play cause that’s what we’re here for.

L’inizio con la chitarra effettata di Nobody’s Fault But Mine non sempre convince del tutto dal vivo ma qui al Forum il suono è pieno, potente, cosmico. Robert canta benissimo e il gruppo rockeggia alla grande.

RP: Thank you very much, ta. It is indeed, uh, our great pleasure to be back in California, for many many reasons. Among those it’s very hard to see the sun in a place bigger than New York. This is a song about, um, well it’s not even worth telling you what it’s about, you know.

Over The Hills And Far Away fila via liscia, l’assolo di Page è da sottolineare: Jones e Bonham offrono una base ritmica corposa e dinamica mentre the master of the guitar è ispiratissimo.

RP: Well that was a song that, uh. That was a song that speaks for itself. This is a song that comes from what you might call the urban blues of the United Kingdom. It’s a song that you probably already know, but it’s a song that is very close to all of us in the band from time to time, and things like that.

La Since I’ve Been Loving You del 1977 mantiene la grande carica drammatica della (stellare) versione live del 1973 ma aggiunge l’alone di decadenza tipico di questo tour. Qui il gruppo è semplicemente magnifico immerso com’è in quel sentimento al contempo pesante e leggero da orizzonti perduti. Bonham semplicemente maestoso, Jones impeccabile, Robert Plant favoloso e Jimmy Page degno del suo nome. Sentirla in cuffia a buon volume cambia la vita. Dopo le parole di Robert a proposito di Jimmy il pubblico esplode in un boato.

RTP: ah it’s starting to cook. We’d like to welcome back to the world John Bonham who had a terrible, uh, fit of food poisoning. Welcome back, John Bonham. He ate far too many rhinestones. That, by the way, featured Jimmy Page on guitar. How ‘bout then? It’s really nice to be back in the sun. So, if all we gotta do to go down well is say Jimmy, Jimmy. Something a little harder then. We’re gonna feature a very, uh, very warm friend of ours who’s often playing with the band these days. John Paul Jones on keyboards. ‘No Quarter.’

Lo stesso boato si protrae una volta che JPJ inizia No Quarter, quanto amore incondizionato aveva Los Amgeles per i Led Zeppelin! La qualità audio è sensazionale (come sempre dico, va tenuto presente che trattasi di registrazione audience, ovvero presa dal pubblico), perfetta per perdersi tra le profondità di pezzi come questo. Il gruppo è molto coeso, Bonham è di nuovo uno spettacolo, un suono di batteria così in campo rock non lo si sarebbe mai più sentito. L’assolo di John Paul Jones è ricco di ricami sia cupi che sfavillanti, ricami che poi virano sul blues, per andare a formare quindi la solita bluesjam – a mio parere sempre un po’ fuori luogo in una brano come questo. Durante l’assolo di chitarra Page sembra ispirato a sufficienza, certo siamo distanti dall’eccellenza raggiunta nello stesso assolo del 1973; la stesura della sua improvvisazione non avviene infatti in maniera organica, sembra piuttosto un collage un po’ disgiunto di frasi alla Jimmy Page. Gli va comunque dato il merito di cercare sempre nuove soluzioni, di buttarsi a vita persa nell’intento di raggiungere l’estasi musicale. Durante questo assolo di chitarra John Bonham è irrefrenabile, io una cosa così in un contesto Rock non l’ho mai sentita. Ecco, se la versione di No Quarter del 1973 contenuta nell’album dal vivo The Song Remains The Same è di un perfezione assoluta, questa del 21 giugno 1977 va ascritta nell’albo dei capisaldi solenni dei LZ: dilatata, epica, sgranata, cosmica, mastodontica, Bonhamesca. 29 minuti di musica universale.

RP: John Paul Jones, grand piano. Oh boy, that certainly moved along a little bit. So, uh, we found ourselves in a, hang on a tic, we found ourselves in a position of, some-what, forced, uh, stalemate for about two years. A sort of physical stalemate which was not very, you know, it was a bit frustrating. So, when we started to rehearse with a view to travelling the world and seeing many hotels we thought, hah, we thought what we’d do is we’d look back through some of the old material and some of the material that we ha, hang on, hold it, wait a minute, I didn’t say Jimmy. Through some of the, uh, material that we, we’d had to ignore because of the, the fact that we’re a four piece band, and Jonesy most kindly went out and bought a three-necked instrument which has since then has often hurt his back in many a hotel. So with the aid of Jonesy’s three-necked instrument we’re gonna try a thing from Physical Graffiti called ‘Ten Years Gone.’

Ten Years Gone è probabilmente il mio pezzo preferito dei Led Zeppelin ed è sempre per me un’ emozione particolare riascoltarlo nella variante live, sebbene sia un brano complesso da riproporre davanti ad un pubblico con solo tre strumentisti. Le molte chitarre dell’originale sono impossibili da replicare dal vivo, il gruppo – noto per la sua temerarietà – ci prova ugualmente con Page che cerca di fare del suo meglio nell’arrangiare il tessuto chitarristico per una chitarra sola (la Fender Telecaster con lo Stringbender), aiutato da Jones che suona contemporaneamente la chitarra acustica 12 corde e la pedaliera basso. Il risultato è comunque sorprendente, se teniamo presente appunto le complessità che deve affrontare Page e lo stato in cui versava in quegli anni il nostri chitarrista preferito. Il Dark Lord infatti ogni tanto incespica durante gli assoli (soprattutto nelle frasette a bicordi) ma personalmente starei ore a sentirlo improvvisare così con l’uso particolare che fa dello stringbender. La sensibilità dei Led Zeppelin pur sostenuta da una ritmica sempre maschia era una cosa stupefacente. “I’m never gonna leave you, “I’m never gonna leave you, I’m never, I’m never, I’m never, I’m never ooh yeah” finale toccante.

RP: Well that’s, thank you very much, ta. As senility creeps in and we reach the age of twenty-five, we decided to do something that we haven’t done for years and years. You know what I mean, Bonzo? Way back in 1971, when we came to Los Angeles, we used to sit down and play some of the stuff that we, um, we found came around from our dealings in the Welsh mountains and the Scottish highlands, and it was called an acoustic set, and this brings a rather warm vibe, and it brings a man who had a very bad stomach complaint to the front of the stage, John Bonham, John Henry Bonham. Come on! The rhinestone cowgirl. I guess he’s, he’s the cowgirl in the sand.

Il set acustico del 1977 parte con The Battle Of Evermore, Page al mandolino, Jones alla chitarra e Bonham al tamburello. Mi sono sempre chiesto perché non fosse John Bonham a fare i coretti a Robert Plant, Jones infatti non brilla certo per doti vocali mentre il thunder boy di Redditch non era davvero niente male. Suggestiva la prova di Plant.

RP: Sorry, just discussing some arabic. Um, this next song, uh, I guess we should dedicate to a lot of good friends that we’ve met along the way. Some are going back to New York tomorrow. Dear Danny, we’ll miss you so much. You and your American Express card. Ha ha! Um, lots of good people that we’ve met, especially the people who made us write this song. Wow. …. Fortunately the guy who tunes Jimmy’s guitars comes from Scotland, and he always tends to tune them in Scottish, which is, uh, alright for some.

Robert inizia a cantare Going To California e il pubblico californiano – come sempre – esplode. Plant la canta molto bene, pur non essendo più il cantante memorabile del triennio 1970-71-72, rimane un vocalist formidabile. Qui Page suona la chitarra acustica mentre Jones è al mandolino. Finito il pezzo si sente un fan, evidentemente vicino a Mike Millard, urlare “Heartbreaker”. Che stonati che c’erano in giro…sei lì sprofondato in un bel momento delicato con il gruppo alle prese con strumenti acustici e tu gridi Heartbreaker. Mah.

RP: (Sometimes it’s terribly hard.) I wonder if she still lives there. (Hang man, hang man. Hold it a little while.) To be continued.

Black Country Woman è ridotta ad un paio di strofe, sufficienti comunque per godersi Bohnam e Jones (al contrabbasso). Bron-Y-Aur Stomp coinvolge il pubblico, il battimani generale trasforma tutto in una divertente festa campagnola. Il lavoro di Page sull’acustica è notevole, quello che fa con la mano destra è superlativo, pennate dinamiche che sanno di flamenco.

Di nuovo gente che grida “Heartbreaker” e “Rock And Roll”.

Gli intricati e lunghi arpeggi di White Summer(include Swan Song)/Black Mountain Side portano a Kashmir. Tutto molto bello.

RP: Uh, that was called ‘Kashmir.’ Ahh. Let me take you there. Trouble with the musical equipment up here. Right now, the man who fought, the man who fought against the elements. The man. The man who, who fought food poisoning. The man who drinks Heineken. The man who doesn’t get out of bed. The man who hasn’t got a cymbal. The man who’s having a chat with his man who knows the man who tunes Jimmy’s guitar who comes from Scotland, and doesn’t know the man they call Tim, but does know Audrey from Dallas. Thank you. Shh, hang on. The man who now learns how to construct his own drum kit. The man who’s not very professional. Shut up, wait a bit, shhh. The man who said he could go back to a building site anytime, and we all agreed. The man who’s holding up the show. The rhinestone cowgirl. Come on, Bonzo, get on with it. That’s what the quaalude stagger is. The man who played the Los Angeles Aztecs and beat them 10-1 by himself. The man who, one wonders, is he worth waiting for, and doesn’t really realize there’s a curfew here. A childhood friend. A man who many people once said, never heard of him, John Bonham. Over the Top!

Out On The Tiles intro > Moby Dick è lo spazio lasciato a John Henry Bonham e alla sua batteria. 15 minuti di spettacolari peripezie ritmiche.

RP: John Bonham! John Bonham!! John Henry Bonham. John Bonham! Come on!

Parte Heartbreaker e il pubblico diventa matto, al di là di tutto il piombo zeppelin è sempre parte fondamentale del successo del gruppo. La versione è buona, l’assolo senza accompagnamento parte in maniera incerta e prosegue più o meno con lo stesso astratto costrutto. Vi sono momenti riusciti e altri meno, lo stesso dicasi per il prolungamento dello stesso suonato insieme a Jones e Bonham, ma nel complesso Heartbreaker è ampiamente sopra la sufficienza.

Il Guitar Solo (include Star Spangled Banner e Dixie) del 1977, preludio a Achilles Last Stand, lascia come sempre qualche perplessità. Chi assistette al tour di solito lo ricorda come un momento riuscito, chi lo ha ascoltato solo dalle registrazione non può che chiedersi che senso avesse. Chitarra effettata come non mai, strani effetti sonori a cui si aggiunge l’uso del Theremin e dell’archetto di violino. Sì certo, Page che dialoga con le forze oscure dell’universo, ma a me la prima parte è sempre sembrata fine a se stessa. Una curiosità: intorno al minuto 8:00 Page usa effetto e fraseggi simili a quelli che avrebbe usato Edward Van Halen per la parte introduttiva a Dancing In The Street, la cover rifatta dai VH presente sull’album Diver Down del 1982.
Achilles Last Stand è uno di quei pezzi da suonare dal vivo solo se i musicisti sono in ottime condizioni (soprattutto il chitarrista visto il gran numero di chitarre presenti nella versione da studio) perché è un brano impegnativo, non è un caso che siano rare le versioni dal vivo davvero convincenti. Il Page annebbiato dalle sostanze chimiche non ha quasi mai reso giustizia alla magniloquenza del pezzo. Anche qui, in questa prima serata a Los Angeles, difetta di precisione. L’inizio dell’assolo è imbarazzante e il prosieguo non incanta di certo. E’ un peccato perché Bonham, Jones e Plant sono spettacolari. Mi si dirà che sono sempre troppo critico col Dark Lord, ma il fatto è che se ti chiami Jimmy Page devi essere all’altezza della tua fama.

RP: Achillies Last Stand’, at least we thought. We seem to be going through mic stands at an amazing rate. Showco’s, uh, Plastic Mic Stands Incorporated. It’s very nice to see some friends just arrive from England, Mr Phil Carson. A man who’s played bass in Japan with Dusty Springfield a long time ago. You see, we know all the oldies. All the push, …, ha ha! Well there’s no doubt you picked up by the atmosphere at least on stage tonight, it’s, it’s like sort of the highpoint of the whole tour to be back here. And that’s, maybe after six nights it will not be so easy to say that, but at the moment, we’d like to, uh, uh, we give you this song.

La versione di Stairway To Heaven invece è di buon livello anche da parte di Page, certo vi è il tocco della decadenza che contraddistingue gli ultimi anni dei Led Zeppelin, ma sono dettagli. Jones e Bonham durante l’assolo di Page si danno al reggae, Bonham in particolare in alcuni punti fa di tutto per distruggere il tempo e ricostruirlo seguendo un istinto tutto suo.

RP: LA! Thank you very much. You’ve been extremely nice. Good night.

Quello che succedeva nei camerini durante le lunghe pause dove solo un membro del gruppo restava sul palco a suonare e nei momento tra la fine del concerto è i bis e facile intuirlo. Il gruppo – Page in primis – tornava on stage in condizioni spesso assai discutibili. Whole Lotta Love >Rock And Roll stavolta non sono male e chiudono bene questo gran concerto.

RP: Oh? Just like a good woman. Good night.

Registrazione e remaster dunque da avere assolutamente. Il solo modo per capire cosa è stato essere a Los Angele nel 1977 a vedere i Led Zeppelin è avere questa live recording e ascoltarla in cuffia.

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Led Zeppelin
The Forum
Los Angeles, CA
June 21, 1977
Mike Millard Master Tapes via JEMS
Mastered Edition
The Lost and Found Mike the MICrophone Tapes Volume 50

Recording Gear: AKG 451E Microphones (CK-1 cardioid capsules) > Nakamichi 550 Cassette Recorder

Transfer: Mike Millard Master Cassettes > Yamaha KX-W592 Cassette Deck > Sony R-500 DAT > Analog Master DAT Clone > Focusrite Scarlett 6i6 > Sound Forge Audio Studio 13.0 capture > Adobe Audition > iZotope RX8 > iZotope Ozone 8 > Audacity > TLH > FLAC

01 The Song Remains The Same (omitted as it is officially released on the LZ DVD)
02 Rover intro > Sick Again
03 Nobody’s Fault But Mine
04 Over The Hills And Far Away
05 Since I’ve Been Loving You
06 No Quarter
07 Ten Years Gone
08 The Battle Of Evermore
09 Going To California
10 Black Country Woman
11 Bron-Y-AUr Stomp
12 White Summer/Black Mountain Side >
13 Kashmir
14 Out On The Tiles intro > Moby Dick
15 Heartbreaker
16 Guitar Solo
17 Achilles Last Stand
18 Stairway To Heaven
19 Whole Lotta Love >
20 Rock And Roll

Known Faults:
-Tape flip in “Ten Years Gone” patched with GaryB master tape second source

Introduction to the Lost and Found Mike the MICrophone Series

Welcome to JEMS’ Lost and Found Mike the MICrophone series presenting recordings made by legendary taper Mike Millard, AKA Mike the MICrophone, best known for his masters of Led Zeppelin done in and around Los Angeles circa 1975-77. For the complete details on how tapes in this series came to be lost and found again, as well as JEMS’ long history with Mike Millard, please refer to the notes in Vol. One: http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=500680.

Until 2020, the Lost and Found series presented fresh transfers of previously unavailable first-generation copies made by Mike himself for friends like Stan Gutoski of JEMS, Jim R, Bill C. and Barry G. These sources were upgrades to circulating copies and in most instances marked the only time verified first generation Millard sources had been directly digitized in the torrent era.

That all changed with the discovery of many of Mike Millard’s original master tapes.

Yes, you read that correctly, Mike Millard’s master cassettes, long rumored to be destroyed or lost, have been found. Not all of them but many, and with them a much more complete picture has emerged of what Millard recorded between his first show in late 1973 and his last in early 1992.

The reason the rediscovery of his master tapes is such a revelation is that we’ve been told for decades they were gone. Internet myths suggest Millard destroyed his master tapes before taking his own life, an imprudent detail likely concocted based on the assumption that because his master tapes never surfaced and Mike’s mental state was troubled he would do something rash WITH HIS LIFE’S WORK. There’s also a version of the story where Mike’s family dumps the tapes after he dies. Why would they do that?

The truth is Mike’s masters remained in his bedroom for many years after his death in 1994. We know at least a few of Millard’s friends and acquaintances contacted his mother Lia inquiring about the tapes at the time to no avail. But in the early 2000s, longtime Millard friend Rob S was the one she knew and trusted enough to preserve Mike’s work.

Led Zeppelin, The Forum, Los Angeles, CA, June 21, 1977

As we approached the Vol. 50 milestone in our Millard recording series, it seemed appropriate to reach for something truly special to mark the occasion. But what show should it be?

There is little debate as to Mike the Mike’s most famous recordings, but choosing which one to celebrate for the big 5-0 proved vexing. Then came a great idea: Release the 50th show Mike recorded. We started to count from show No. 1 (The Who, November 23, 1973) and low and behold, show No. 50 just so happened be what is undoubtedly Mike’s most famous recording of all: Led Zeppelin at the Forum, June 21, 1977. You may have first met it under its all-time great bootleg title, Listen To This Eddie.

Fate, ladies and gentleman.

So here it is, Mike’s best known recording, transferred by Rob S from the original master cassettes to DAT in the early 2000s. This show has been bootlegged dozens of times and there are many remasters in the world, notably the work of our ally Winston Remasters.

The underlying transfers used for the best circulating copies most likely come from two primary sources: first generation cassettes (including JEMS’ Dolby-decode transfer of unmarked tapes made by Millard himself) and a first-gen copy Millard made from his master tapes to VHS HiFi, which at the time was an inexpensive, high-resolution alternative to digital formats like DAT. The VHS HiFi first gen was then converted to DAT and spawned a lot of the versions before the JEMS “Dolby On” series appeared.

This release has a verified lineage of master cassettes to DAT and we believe it represents the highest quality transfer of Mike’s master recording available. We are presenting the recording in two versions: one a flat transfer, the second lightly mastered by JEMS to move the sound image a little closer and lift Jimmy and Robert up slightly in the mix. Our Mastered Edition also uses the second recording of the show by GaryB (which JEMS released a few years ago) to patch the missing piece of Ten Years Gone when Mike flipped his tape. The choice is yours.

The show itself was the opener of the band’s six-night stand at the Fabulous Forum, what most fans consider to be the high-water mark on the 1977 tour. Mike recorded four of the six shows, and if you’re wondering why he didn’t do the other two, money and ticket availability were practical considerations for Millard at the time. As Jim explains in his notes, the scalping around these shows reached unprecedented levels and Millard’s salary as a furniture truck driver (he wouldn’t become an AV clerk a the college until late 1979) meant he couldn’t afford the seats he wanted for every show.

The Forum stand was originally scheduled for five shows in March (opening night was meant to be March 9) and went on sale January 31. Robert Plant’s tonsillitis forced rescheduling, the announcement for which included the addition of a sixth and final show on June 27.

Any Led Zeppelin collector would do themselves a favor by obtaining a copy of Dave Lewis and Mike Tremaglio’s authoritative book Evenings With Led Zeppelin: The Complete Concert Chronicle. It is an encyclopedia of Zeppelin’s touring history, packed with details, reviews, contemporary newspaper clippings, photos, ticket stubs, known recordings and so much more. If JEMS had a book club, this would be one of our first selections.

The tome includes a fantastic section on the ’77 Forum run, calling the concerts “among the most highly acclaimed performances of Led Zeppelin’s career. Thankfully, taper Mike Millard captured four of the Forum shows in exceptional quality audience recordings on his Nakamichi cassette deck. Bootleggers got ahold of Millard’s opening night tape and pressed it on one of the most popular Zeppelin bootlegs ever- Listen To This Eddie.”

The legend surrounding the bootleg title is that it was in response to negative feedback about Page’s playing attributed to Eddie Van Halen, though the book offers a second theory that the title was aimed at Eddie Kramer, calling out his engineering and production on The Song Remains The Same soundtrack.

One of Millard’s friends recently told us that he showed him the Eddie bootleg CD when it was released in 1990 and Mike blew a gasket. He was frustrated by vinyl bootlegs before, but the CD release of 6/21/77 heightened his anger about bootleggers profiting from his work.

Lewis and Tremaglio go on to say Mike’s recording of 6/21/77, “is still held in high esteem and is perched atop the list of many Zeppelin fans’ all-time favorite bootlegs.”

With good reason. The recording is a marvel of clarity, proximity and power. There’s an on-going debate about the overall appeal of soundboard recordings vs. audience tapes, nowhere more so than in the Zeppelin fan community. There’s no denying the sharpness of a great soundboard, but they can also sound a little clinical and usually have little to no audience atmosphere.

It can be especially disorienting when a soundboard emerges of a show we have all heard in excellent quality via an audience tape for years. Being so familiar with the sound of a specific audience recording, at times it can feel like the soundboard source lost something vs. gained something.

To me, Millard’s 1977 recordings are THE sound of Led Zeppelin in this era, period. Even if a complete board tape were to emerge of an LA ’77 show, it could never supplant the musical memory of Mike’s recording that is now so deeply engrained in our synapses. History is written and Mike’s incredible master tapes are essential, primary documents of the Led Zeppelin live experience.

The only rain on the Vol. 50 parade is that we’ve had to omit the opening song of the night, “The Song Remains The Same,” because Mike’s own recording of the song was officially released on the Led Zeppelin DVD, buried in a submenu.

While JEMS rarely if ever posTs shows thaT require us to cut officially released songs, given the wiDe availability of this recording already and the historic value of the show, we’ve elected to post sans “TSRTS.” Checking your local listings for other theaters where it might be playing.

In another bit of kismet, this release comes one day after the 40th anniversary of John Bonham’s death and the end of Led Zeppelin as we knew them. He was only 32 when he died.

Here’s what Jim R recalled about the momentous opening night of Led Zeppelin at the Forum 1977:

I attended the June 21, 1977 Led Zeppelin concert at The Forum, the first of six nights. I pushed Mike in the wheelchair.

Getting tickets for this set of shows was an ordeal. To be one of the first in line required a marathon Box Office camp out that began eight days before tickets went on sale. In January, even LA was chilly enough to warrant down jackets at night. By the time the box office opened there were thousands in line. Several local ticket brokers had crews of kids queuing on their behalf to maximize ticket acquisition. Demand was HUGE and resulted in the first $100 scalper price for a rock concert in LA.

The box office limit was a strict six tickets. Some people were already talking in line about pocketing hundreds of dollars after selling their tickets, but Mike and I being fans were focused on the best seats for the most nights. I scored six front row center tickets. Mike scored 18 tickets by going to a box office window two extra times. We called this technique “bouncing,” as in bouncing from ticket window to ticket window. Bouncing was dangerous as getting caught resulted in security confiscating all of your tickets.

Opening night we sat second row on the floor, a third of the way over from center. After getting to our seats, the wheelchair was tucked away next to the stage, ironically near Peter Grant standing on the side. Taping from the second row is perilous, being so close to security and to Peter Grant and his brutal reputation for “handling” tapers. Stage lights would spill onto our location and light us up. Not Good. But we got away with it four times without incident, though not without a lot of frayed nerves.

Two days before, we attended the San Diego show where Bonham had food poisoning. This affected his playing and likely results in one of the worst shows on the tour. But this night they more than make up for it. June 21st is considered by many to be one the best Led Zeppelin shows ever.

Included are a handful of pictures I took sitting next to Mike in the 2nd row.

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JEMS is proud to partner with Rob, Jim R, Barry G and others to release Millard’s historic recordings and to help set the record straight about the man himself.

We can’t thank Rob enough for reconnecting with Jim and putting his trust in our Millard reissue campaign. He kept Mike’s precious tapes under wraps for two decades, but once Rob learned of our methods and stewardship, he agreed to contribute the Millard DATs and cassettes to the program. Our releases would not be nearly as compelling without Jim’s memories, photos and other background contributions. As many of you have noted, the stories offer an entertaining complement to Mike’s incredible audio documents.

On the thank you list again is Goody, for his pitch stamp of approval. And last but never least, mjk5510 for his post-production work that polishes key JEMS releases week in and week out.

Finally, cheers to the late, great Mike the MICrophone. His work never ceases to impress. May he rest in peace.

BK for JEMS