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Il drowse della settimana prima di ferragosto

14 Ago

Venerdì, ultimo giorno feriale prima di ferragosto … il cielo tra il velato e il nuvoloso, 26 gradi di prima mattina, tutto che rallenta, le fabbriche chiuse, gli uffici semideserti, le strade sgombre, sembra di essere in una bolla temporale sospesa a mezz’aria, ed è così da almeno una settimana.

I presenti in azienda si contano sulle dita di una mano, io sono uno di quelli, la piccola vedetta reggiana che imperterrita scruta l’orizzonte. Come ogni mattina percorro i 30 km che separano le due città in cui vivo e in cui lavoro, le due città che sono il simbolo della mia esistenza, una di qua e una al di là del Secchia river, il cuore pulsante dell’Emilia profonda, il dualismo tra demonio e santità, tra un lontano passato ancora tangibile e un futuro ipertecnologico che è già realtà.

cielo nuvoloso a ferragosto

Lungo il tragitto in località l’Osteriola noto asciugamani con raffigurati cani da caccia messi ad asciugare sull’aia di una vecchia casa di campagna, osservo poi un salice che si sta seccando a bordo di uno dei tanti fossi delle nostre campagne, il tutto mentre lentamente sorpasso un trattore che traina un carro pieno di pomodori. I girasoli nei campi sono ormai pronti per essere raccolti, hanno il capo reclinato verso il basso e il marrone scuro è ormai diventato il colore dominante.

A Campogalliano un camion, in attesa di essere scaricato, attende il suo turno, l’autista è sdraiato sul sedile di guida e ha i piedi appoggiati sul finestrino completamente abbassato.

Veleggio in modalità blues on, una leggera depression mi scolora l’animo meditabondo che mi ritrovo, l’umore vira verso il blu grigiastro mentre soppeso il nonsense dell’esistenza.

Dalla chiavetta Ivan Graziani mi toglie dall’impasse perché in fondo meglio una grassa contadina a un’esaurita come te perché il suo regno è la cucina, mi tratterebbe come un re, non sai tirare neanche il collo a un vecchio pollo come me amore mio, amore shame, shame, shame shame non puoi, cucinare tu non sai. 

La chiavetta ci mette poi il carico da 11 quando passa Little Village di Rice Miller (va beh, Sonny Boy Williamson II) e i suoi 11 minuti veraci, dove tra le varie take del brano sono inseriti gli irresistibili e schietti scambi tra Leonard Chess (il discografico) e Williamson, appunto. E’ tutto un fiorire di “Motherfucker” e “Goddamnit”. Sono queste cosucce che mi sistemano l’esistenza.

Se poi arrivano pure i miei amati Free, ecco che mi sento come un assetato geranio dimenticato sul balcone a cui una buona anima ha dato acqua in abbondanza.

La chiavetta insiste, è decisa a rendermi la giornata migliore, ladies and chesterfields welcome in Bad Company.

Si chiude con il boogie woogie che preferisco in assoluto

Ivan, Sonny Boy, Free, Bad Co, Led Zep e le solite e insopportabili paturnie cosmiche vanno sfumando verso l’orizzonte. Che portento la musica Rock, il blues e la musica italiana di un certo tipo.

Buon ferragosto donne e uomini di blues che seguite questo blog…let the sun beat down upon our faces
and stars fill our dreams.