CONVERSAZIONE CON GIANCARLO TROMBETTI – 1a parte

18 Mar

Giancarlo mi prende a male parole quando osanno il suo sapere, i suoi scritti, la sua importanza all’interno del giornalismo musicale italiano. Non capisce che sono sincero e lucido quando gi dico certe cose, io lo considero (insieme a Beppe Riva) uno dei miei due maestri in questo campo. Nella seconda metà degli anni ottanta iniziai a collaborare con METAL SHOCK e, magari inconsciamente, lui e Riva mi presero sotto la loro protezione e mi insegnarono un sacco di cose. Sentirmi incoraggiato da queste due firme del giornalismo rock italiano, firme che nel corso degli anni vedevo in calce agli articoli che divoravo, fu molto gratificante per il giovane Tim di allora. Giancarlo che mi commissiona un articolo su Yngwie J. Malmsteen, io lo scrivo , glielo invio, e lui che mi fa capire che sì, è scritto bene e pieno di giuste riflessione, ma che non è pubblicabile (troppo critico per lettori che amano l’heavy metal  in modo un po’ tout court) e mi insegna a come riscriverlo, dicendo più o meno le stesse cose ma in maniera più intelligente. Giancarlo che cerca di farmi incontrare Robert Plant dopo il concerto del Teatro Verdi a Firenze nel maggio 1990…insomma io a Giancarlo voglio bene (virilmente s’intende), è un gobbo di mer…ehm, meraviglioso lignaggio intellettuale. Quella che segue è una chiacchierata fra amici, come dice lui, ma per farlo incazzare concludo questa introduzione con “ecco quindi la intervista al rock journalist extraordinarie GIANCARLO TROMBETTI”.

Giancarlo nasce in Liguria troppi anni fa. Dopo pochi minuti ne ha già le palle piene e si sposta in Toscana, a Viareggio, dove resterà parcheggiato fino a che non scoprirà che – a meno che non voglia fare il bagnino, lavoro eccellente e ben retribuito ma che non si può permettere – sarà costretto a trasferirsi altrove. Studia inutilmente Giurisprudenza e si trasferisce a Roma per lavorare dentro a una redazione dopo aver provato a campare per qualche anno da collaboratore…Inizia il suo triste peregrinare tra Roma, l’alta Toscana, Milano, Londra, Firenze, Roma, Milano..in una sequenza che lo porta a seminare decine di capi di vestiario e almeno tre impianti stereofonici in altrettante magioni. Adora la musica, specialmente quella che gli piace J e ancora oggi, dopo decenni, riesce a commuoversi e farsi venire la pelle d’oca ascoltando certe cose. Ha provato a lavorare seriamente per una decina di periodici in tempi diversi, scoprendo amaramente che la parola “seriamente” sta a questo mestiere come la definizione “per bene” a un qualsiasi politico italiano. Così, perduto gradualmente l’entusiasmo, ha modificato il suo modo di vedere l’ambiente dove vanta una manciata di amici tra i mille conosciuti, stimandone pochi e selezionati personaggi che non vi elencherà mai neppure sotto tortura o la promessa del regalo di un bootleg raro di Zappa perché, dice, “con molti di questi devo continuare ad avere a che fare ancora per un po’”. Si reputa, molto probabilmente a torto, autoironico e spiritoso, e sostiene di avere una visione sarcastica della vita e di quella che stenta – e questa è pura verità – a definire la sua professione e che, in pratica, è solo una passione un po’ più concreta delle altre. In realtà desidererebbe vincere una somma molto ma molto elevata al superenalotto che amerebbe distribuire tra amici e parenti tenendone una cospicua parte per se al solo scopo di vederli dire, alla sua morte…”ma come cazzo ha fatto a finire tutti quei soldi?”. Adora leggere, ascoltare rock and roll, lavorare all’aria aperta e provare a fare al meglio quel poco che ha imparato in oltre trent’anni di perdite di tempo ma, come lo si sente spesso ripetere, di persone oneste e serie se ne incontrano sempre meno in giro.

1. Togliamoci subito il dente: che si vinca o che si perda, forza Juve e ….?

Sei un provocatore…ma caschi male. Sono uno juventino tranquillo e distaccato che ha sempre avuto antipatia solo per i fiorentini (e solo perché ha rischiato la pelle nel corso di una tranquilla partita al Franchi, molti anni fa) fino a che “qualcuno” ha deciso che le chiacchiere da bar fossero pura realtà ed ha truffato, organizzando un giochino che, ne sono convinto, in qualche modo verrà a galla. Gli avvenimenti che il nostro campionato sta vivendo oggi ne sono prova…e se tu fossi un ladr…scusa, un interista distaccato, andresti ad ascoltarti qualcuna delle “intercettazioni scomparse” su www.ju29ro.it : ti divertiresti…e comunque una cosa : non litigherei mai seriamente con chicchessia per motivi di calcio, politica e religione. Dato che nessuno potrebbe dire, in buona fede, di essere in tutti e tre i casi, nel giusto….ora parliamo seriamente…

2. Giancarlo, Dio esiste?

Vorrei saperlo. Sono 55 anni che me lo domando e a volte credo di essere vicino a rendermene conto. Diciamo che egoisticamente vorrei tanto poter dire di sì, ma le volte che mi è capitato di osservare un cadavere da vicino (accadeva ai tempi dell’Università, esame di Medicina Legale) ne uscivo poco convinto. Mi sembrava che tutto, sul serio, finisse proprio lì. Poi, alcuni anni fa, è morto mio padre. Ed ho scoperto che il mio legame con lui era così forte da lasciarmi intravedere degli spicchi di luce, di speranza, nelle nebbie. A volte lo sento così vicino che non posso credere che tutto possa finire così stupidamente.

3. Film: i tuoi 3 preferiti

Sono un frequentatore di sale cinematografiche; credo che se molta gente fosse come me, il cinema non sarebbe in crisi. Il guaio è che sono pochi i film che davvero mi “restano addosso”…sì, ce n’è qualcuno che mi esalta, lì per lì, ma poi finisco pure per dimenticarmene il titolo, al punto che quando lo ripassano in tv non ricordo neppure d’averlo visto. Vado d’istinto e te ne cito i primi tre che mi vengono in mente in questo momento : “Non è un paese per vecchi” per la splendida figura dell’assassino psicopatico e per esser riusciti a tenere una tensione incredibile per due ore senza utilizzare una sola nota musicale. Poi “Il buono, il brutto e il cattivo” perché Leone era un genio e Morricone lo è ancora e certi montaggi che si possono vedere in quel film non li ho più trovati altrove…e “Blade runner” per certe frasi e per l’ambientazione…volevo dirti il Batman truculento con Heath Ledger ed un paio di altri…ma mi hai detto solo tre…

4.Fumetti: i tuoi 3 preferiti

Beh…i Simpsons su tutti! Per me sono l’opera più geniale mai creata dalla penna di un disegnatore. Ogni volta che li vedo resto estasiato dai dettagli e dai mille minuscoli indizi nascosti dentro le puntate. Matt Groening è un vero artista, sia dal punto di vista estetico che di stile. E’ riuscito a mettere d’accordo i bambini e i cinquantenni inserendo motivi di attrazione per entrambi senza che nessuna delle due fazioni si stufi di seguirli. E se non è geniale un’operazione del genere…da ragazzino leggevo molto Linus ed Eureka, ma tranne alcuni episodi devo dirti che sono cose che ho cancellato con il tempo. Più  recentemente – mi vien da ridere a dire recentemente parlando di quasi trent’anni fa ma non trovo avverbio più utile – ho apprezzato molto Il Male e Cannibale ed alcuni disegnatori che hanno creato uno stile personalissimo e spettacolare che non fatico a ricordare. Parlo di Pazienza, Liberatore, Scozzari…

5. Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono.

Non ce la faccio. Troppo difficile condensare 42 anni persi a ascoltare musica riducendola a cinque nomi. Qualunque essi siano. Ricordo che il mio primo 33 giri me lo comprai a tredici anni e ricordo perfettamente i primissimi dischi che misi sul piatto in plastica di una radio, giradischi che aveva un braccetto che pesava non meno di un etto e mezzo… Non molto tempo fa, scrivendo una cosa, mi sono reso conto che stavo elencando, come tentativo di consiglio, nomi già più volte citati. Così scelsi di sottolineare che chissà perché, quando si devono fare dei nomi, si cade sempre sui classici, aggiungendo che è sempre più emozionante andare a vedere nascere un fiume alla sorgente e domandarsi “da dove cavolo viene fuori?”, piuttosto che vedere scorrere, maestoso, il fiume più a valle… che è sempre più banale.

6. Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere?

Ci risiamo…non potrei abbandonare centinaia di miei piccoli pargoli tradendoli anche solo per cinque pezzi di storia. Ti racconterò un minuscolo segreto. Uno dei miei incubi ricorrenti è il dispiacere di non essere riuscito a tramandare nulla di me. Forse è una cosa che dipende dall’età che incalza, ma il fatto di non aver avuto figli, alla lunga, mi inizia a pesare. No, non credo che sarei stato un gran che come padre; sicuramente un gran rompicoglioni, possessivo e prepotente, ma credo che avrei cercato di passare il testimone di quelle che sono state le mie passioni a mio figlio. E non parlo esclusivamente delle passioni musicali. Mi sarebbe piaciuto condividere con lui quello che mio padre ha fatto – non so quanto consapevolmente – con me, facendomi appassionare a certe sue passioni. Non posso dire di non aver provato; ho provato con i miei nipoti e con le figlie della mia compagna, ma ho fallito miseramente. Non sono mai riuscito a stimolarne neppure la curiosità. A volte mi dico che non è colpa mia, che è colpa del buco generazionale e della immensa differenza tra le generazioni attuali ed il loro modo di fruire la musica e le fonti, ma la verità è che non sono riuscito a ottenere reazioni di sorta. Così mi domando spesso che fine faranno quelle cose meravigliose che sono nascoste dentro a migliaia di copertine o di pezzetti di plastica e ne soffro. Ne soffro sinceramente.

7. Per Giancarlo Trombetti chi sono i Led Zeppelin?

La mia adolescenza, le mie prime emozioni forti, la scoperta di un suono “nero” che non avevo ancora assaggiato. L’esplosione della chitarra e dell’urlo liberatorio. Sono cresciuto a Beatles e Stones, tra i miei dieci e 13,  14 anni. Sì, sono stato fortunato a vivere un’era in cui era possibile scegliere tra bello e brutto. Ed ho avuto chi, sicuramente senza volere, mi ha spinto verso il bello. Ma Gli Zeppelin i Tull, i Vanilla Fudge e i Sabbath, i Purple me li sono scoperti da solo, fin dai loro primi passi. Ricordo perfettamente quando acquistai il primo Led Zeppelin, affascinato da un singolo che avevo sentito in radio (!) e dalla copertina. E ricordo che quando uscì il secondo, dopo pochissimo, un amico mi chiamò in casa sua, dalla finestra, per farmi sentire il riff di “Whole Lotta Love”. Io, che non sapevo neppure che fosse uscito il disco, feci follie per recuperare le 2300 lire necessarie all’acquisto. Sono stati la colonna sonora di molta parte della mia vita. Per questo odio sentirli scopiazzare.

8. Giancarlo, qual è il senso della vita?

Credo che tutto stia nel riuscire a lasciare una traccia, positiva. Di farsi, in qualche modo amare per ciò che sei davvero e per ciò di buono sei riuscito a fare per qualcuno. Non credo nel mondo da salvare ad ogni costo, mi fa un po’ ridere pensare ad un pianeta intero quando hai persone vicino che hanno bisogno di te. E credo che se esista un Dio qualunque, sia più disponibile a giudicarti per come hai utilizzato il più grande dono che ci viene offerto, che è la vita. E credo che se un uomo non avrà mai il coraggio di dire la parola “scusa” non avrà mai capito a fondo l’essenza del rapporto umano.

9. Un libro che hai divorato.

Se mi avessi chiesto di dirti semplicemente i libri che mi sono piaciuti, stavolta qualcuno ne avrei potuto elencare, ma dato che mi chiedi un libro che ho divorato, quindi che ho letto con foga, ne ricordo due in particolare, l’opera omnia di Lovecraft, che adoro, e “The Tommyknockers” di Stephen King, altro mio pallino…tutti gli altri li ho semplicemente letti. Con calma.

10. Avresti mai pensato che politicamente l’Italia sarebbe arrivata a questo punto?

No. Non ho mai riconosciuto grande stile e onestà intellettuale ai nostri politici, qualunque fazione essi tenessero, ma lo sfascio cui assistiamo oggi era, o almeno speravo fosse, imprevedibile. Non esistono più ideologie di riferimento, non esiste più una parola data, non esiste più una logica che possa anche lontanamente far supporre che uno qualsiasi – uno qualsiasi – dei nostro rappresentanti, in realtà stia lì per rappresentarci, appunto.  Stanno dimostrando di  stare lì per se stessi, per i privilegi che si sono dati e che gli avremmo negato (anche con sonanti referendum disattesi!) ma che sono stati come acqua fresca, per loro. Del paese, a loro, non frega assolutamente nulla. Non mi sento più rappresentato e seguo la politica con un senso crescente di distacco e schifo e mi trovo, talvolta, a sperare in una rivoluzione in stile nord-africano. Mi vergogno di me stesso per averci creduto e mi vergogno per i miei simili, i comuni mortali, che non hanno ancora capito quanto costoro ci prendano per il culo. La mia impressione è che il massimo sforzo che il politico nostrale faccia oggi stia tutto nello sperare che nessuno abbia la memoria o la cura di ricordarsi cosa egli abbia sostenuto, a volte anche solo poco tempo prima. E’ la teorizzazione della fuga perenne da se stessi e dalla logica, dal pensiero e dal rispetto per quello che dovrebbe essere semplicemente un rappresentante. E che da sempre altro non è che un lavoro a tempo indeterminato, fin troppo ben retribuito.

11. Quando guardi l’infinito, di solito a cosa pensi?

Al fatto che sperare di essere gli unici stronzi a guidare un’auto o suonare una chitarra nell’universo sia un po’ troppo presuntuoso. Secondo me siamo davvero una caccola sperduta nel bel mezzo di trilioni di stelle e ci siamo fatti raccontare di essere sul serio “unici”. La mia casa sta in campagna, dove non c’è inquinamento luminoso e spesso mi trovo, nel silenzio, a osservare quelle migliaia di stelle sapendo perfettamente che anche esse apprestano solo la famosa punta del famoso iceberg. E’ in quei momenti che è più facile porsi delle domande cui non avrai mai una risposta logica… Ecco, su questo punto, la Chiesa avrebbe dovuto mostrare un po’ più di buon senso. In fondo, anche dal loro punto di vista, un alieno potrebbe far parte del disegno divino, senza sconvolgerlo, no? …tu pensa che, quando sono al mare, infinito, per me, è anche guardare l’orizzonte…

12. Il tuo pezzo rock preferito?

Non credo di averne uno in particolare. La bellezza di essere stato così fortunato da innamorarmi di una fascia molto ampia di musica rock che spazia dal jazz rock inglese al progressivo, dall’hard alla west coast, dal blues nero all’heavy passando per il country, il southern, l’orchestrale e la musica di Zappa, che insieme a Davis e Coltrane, ritengo generi a se stanti, in particolare il primo, mi favorisce nel far combaciare gli umori e le situazioni con le scelte musicali. In questo momento, ad esempio, ascolto moltissimo Colosseum, Nucleus, Soft Machine, Tempest…tra un po’ mi butterò sul country, dato che ho letto una serie di articoli su Johnny Cash che mi hanno stimolato e vorrei andare a riascoltare per rivederne l’opinione…ma, al solito, se dovessi dare un riff su tutti – impossibile per un appassionato con la casa invasa da dischi! – ricorrerei alla gioventù e ti direi…”Whole Lotta Love”, “Paranoid”, “Smoke on the Water”…

13. Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi).

Sinceramente spero di aver capito le tue intenzioni…nel senso che per me easy listening è quella cacchina che scivola via lasciando una traccia lieve tra le chiappe che una buona sciacquata cancella in un attimo…il pop è, come penso intenda tu, il primo parto di quella nuova musica che nacque all’inizio dei sessanta con i Beatles. A me, onestamente, piacerebbe chiamare Pop tutta la nostra musica, senza andarsi a impelagare in decine di definizioni che rappresentano cassettini sempre più piccoli e con sempre meno spazio. Se quindi intendi “quel” genere di cacchina….boh…non saprei…ci sono momenti in cui fischietto una cosina ascoltata per caso ma che mi dimentico in un nanosecondo…quindi sai che faccio? Preferisco indicarti un pezzo italiano dato che ho una buona stima, in certi casi ben selezionati, di alcuni italiani, ma non sono mai riuscito a considerarli “autori” di musica pop/rock per loro principale colpa, avendo scelto di vivere troppo all’ombra degli anglosassoni e di non aver mai saputo inventare una via italiana alla musica contemporanea, chiamiamola così. Quindi, prima di infilarci nel dedalo senza fine dei miei giudizi sui gruppi italiani, ti sparo “Caruso” di Dalla – che ha fatto eccellenti cose, molto personali, tanti anni fa – anche perché era una canzone molto amata da mio papà.

14. Che giornali musicali leggi?

Oddio…diciamo che se voglio leggere qualcosa di sensato mi compro quei costosi periodici inglesi per vecchietti come me. Raramente il Rolling Stone americano. Mai quelli italiani che sono pensati male, scritti peggio, impaginati con mezza lira e pubblicati da editori disgraziati. Posso salvare solo alcune rare cose frutto del lavoro dei più vecchi frequentatori (mi riesce difficile chiamarli giornalisti e magari, un giorno, ne parleremo a lungo di questa mia visione dell’ambiente) della carta stampata, ma sono episodi davvero rari.

15. Che quotidiani leggi?

Ne leggo almeno due o tre…sì, sono dipendente da informazione e non ancora disintossicato…ovviamente ne scelgo tra opinioni diverse per farmene una personale anche se non riesco mai del tutto ad immedesimarmi nelle varie fazioni. Probabilmente è per colpa delle mie vicissitudini tra editori (così loro desiderano essere chiamati) tutti fortemente politicizzati e di cui ho vissuto sulla mia pelle le vicende politiche e professionali che hanno finito – e non vedo come non avrebbero potuto farlo – per condizionare il mio giudizio su di loro. Ho lavorato per Marcucci, Cecchi Gori, De Benedetti, Colaninno, poco per Tronchetti Provera, con strutture più o meno referenti a un partito e con un’altra manciata di personaggi che mi hanno…come si dice in questi casi…aperto gli occhi su ciò che il comune lettore prende per oro colato.

16. Come sai proveremo a fare una intervista anche al tuo collega Beppe Riva, hai un messaggio per lui?

…Che sono felicissimo che l’Inter abbia passato il turno ieri sera con il Bayern. Perché l’Inter dovrà perdere la finale al 94’ con un autogoal di Eto’ di mano…scherzo…Beppe è un amico, un compagno di alcune avventure e cui sono legato da affetto e da un rapporto che va oltre quello “professionale”. Credo che in due – se ben selezionate le poche parti utili da entrambi – avremmo potuto fare un buon giornalista…e invece dato che non ci hanno mai vivisezionato, siamo rimasti molto simili, con amori musicali quasi paralleli e con un approccio solo un po’ diverso al metodo ma che, credo, abbia finito l’uno con il compensare il lavoro dell’altro. Ecco perché credo che, tutto sommato, quel poco che abbiamo fatto sia stato divertente per noi e utile per qualcuno. E io non dispero, sinceramente, di riuscire ancora, un giorno, presto o tardi, di riunire una manciata di amici intorno a un tavolino per dar vita a un qualcosa di nuovo…a te, Tim, piacerebbe far parte della brigata di nostalgici?

E’ inutile che tu mi faccia di queste domande Giancarlo, lo sai, per queste cose io seguirei te e Beppe all’inferno (dopotutto, come diceva qualcuno, hell ain’t a bad place to be).

(Continua)

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