Flashes from the Archives of Oblivion: IVAN GRAZIANI – IL CHITARRISTA

30 Mar

Cantore della surreale quotidianità della provincia, artista istrionico e raffinato, Ivan Graziani con la sua chitarra ha graffiato il rock italico lasciando segni indelebili.

(Tim Tirelli 2003 – pubblicato originariamente su CLASSIX n.1)

Non è semplice scrivere d’un personaggio come Ivan Graziani per una rivista ad alta gradazione rock come Classix. Si corre il rischio di confondere un poco i lettori che non conoscono a fondo l’artista in questione, perché magari ci si ricorda d’averlo visto in qualche discutibile trasmissione TV alle prese con canzoni non proprio indimenticabili. Ivan Graziani invece è stato soprattutto un autore originale e un chitarrista sopraffino, uno che ha innestato nel grande albero del rock, rametti che hanno prodotto frutti saporiti ed autoctoni.

Nato nell’ottobre del 1945 a Teramo, Ivan dimostra sin da piccolo un’attrazione irresistibile per la musica. Intorno agli undici anni inizia a suonare la chitarra e non ancora maggiorenne è già nella orchestra di Nino Dale (figura storica del “giro” musicisti di Teramo) con cui inizierà a fare serate e tournèe in Tunisia.

Nei primi anni sessanta si diploma in arti grafiche ad Urbino ed in quella città fonda l’Anonima Sound, il suo primo gruppo.

Nell’ottobre del 1966 (ad un paio d’anni dalla nascita) l’Anonima Sound viene notata dall’entourage di Gianni Moranti, il quale a sua volta segnala il gruppo ad un impresario. Nel 1967 esce per la CBS il 45 giri “Fuori Piove” / “Parla Tu”, singolo che ottiene un ottimo successo arrivando a vendere 175.000 copie. A questo singolo ne seguono altri tre prima che, nel 1970, Ivan sia costretto a lasciare il gruppo causa servizio militare.

Dopo aver inciso un LP autoprodotto (mai pubblicato) interamente strumentale, dedicato alla nascita di suo figlio Tomaso (titolo del disco “Tato Tomaso’s Guitar”), Ivan si trasferisce a Milano dove inizia la carriera di strumentista entrando nel giro della casa discografica Numero Uno.

Tra il 1973 e il 1974 escono “Desperation” e “ La Città Che Io Vorrei”. Il primo è un disco cantato in inglese con musiche che si rifanno al rock and roll anni 50, mentre il secondo è la prima prova dell’Ivan Graziani che conosciamo, un album ancora acerbo, vicino al mondo cantautorale italiano.

E’ il 1975 l’anno in cui la carriera d’Ivan ha un’accelerazione mica da ridere.

Il musicista inizia una collaborazione con la PFM rischiando di entrare a far parte del gruppo, che in quei giorni è reduce da un tour in Usa di gran valore.

Non se ne fece nulla ma Ivan lascia ugualmente una traccia nella storia del gruppo di Mussida-Di Cioccio e Premoli, firmando il pezzo “From Under” che apparirà in “Chocolate Kings”, album splendido della Premiata.

Sempre in quell’anno Ivan Graziani partecipa alle registrazioni dell’album “La Batteria Il Contrabbasso Ecc” di Lucio Battisti e incoraggiato da Battisti stesso, registra “Balla Per Quattro Stagioni”. Siamo ancora tuttavia lontani dagli alti livelli che Ivan raggiungerà da lì a poco, ma la title-track e “E Sei Così Bella” sono pezzi ben riusciti.

Nel 1976 partecipa alle registrazioni di “Ullalla” disco di Antonello Venditti e al relativo tour, dove ad Ivan viene permesso di avere uno spazio tutto suo in apertura di concerto.

“Sono particolarmente legato all’album I Lupi, è stata una grande rivalsa per me quel disco”.

Sono parole di Graziani stesso che definiscono bene l’importanza de “I Lupi” uscito nel 1977.

L’efficace ballata “Lugano Addio” entra in classifica ed insieme a “Motocross” e “I Lupi” delinea i contorni dello stile di Ivan: testi originali e mai banali, musiche che pescano nel rock più vero e un chitarrismo personale e dinamico.

E’ comunque con “Pigro” del 1978 che Ivan Graziani entra nell’empireo dei beati (o dannati, a seconda delle preferenze): l’album è uno degli esempi più fulgidi di rock elettro-acustico, condito con testi amari e sarcastici di tal livello da far impallidire chiunque.

“Pigro”, “Paolina”, “Sabbia Del Deserto”, senza dimenticare la soave amarezza di “Scappo Di Casa” e l’immortale rock blues di “Monna Lisa”.

I suoni e l’uso della chitarra acustica sono spettacolari, così come le parti di elettrica.

Il disco è un gran successo commerciale ed Ivan diventa uno degli artisti di punta del periodo.

L’anno seguente esce “Agnese Dolce Agnese” che, insieme a “Pigro”, è uno dei due capolavori di Ivan.

Nelle interviste rilasciate in quegli anni, Ivan ogni tanto citava Hendrix e i Led Zeppelin (oltre ai suoi amati Beatles e Creedence), e non a caso alcuni episodi si rifanno in maniera chiara a quel tipo di approccio. “Veleno All’Autogrill” ad esempio si basa su uno squisito giro rock blues che funge da fondo perfetto per il testo, come sempre arguto e originale.

Lo stesso discorso vale per “Dr Jekyll & Mr Hyde”, il cui riff dovrebbe far parte del bagaglio personale di tutti i chitarristi nostrani.

Ogni episodio di “Agnese Dolce Agnese” andrebbe preso in esame con cura: dalla storia che odora di zolfo de “Il Prete Di Anghiari” (che meraviglia il riff di chitarra che sottolinea la parte tirata del pezzo!), alle chitarre acustiche di “Taglia La Testa Al Gallo”, da “Modena Park”, tenera dedica liberal – quasi fosse la San Francisco del 1967 versione nostrana – alla città che fu tra le prime ad apprezzare Ivan, a “Canzone Per Susy”.

“Fuoco Sulla Collina” merita forse qualche parola in più, essendo così ricca di atmosfere particolari. L’arpeggio che crea nebbie dense di mistero, aperture lievemente progressive ed un testo che, seppur meno esplicito che in altre occasioni, ti fa riflettere.

L’album contiene naturalmente anche “Agnese”, con tutta probabilità il pezzo con cui il grande pubblico identifica il grande Ivan.

Nonostante il testo riuscito e l’arrangiamento perfetto occorre dire che “Agnese” non è tutta farina del suo sacco.

Ivan infatti si è platealmente rifatto al pezzo “A Groovy Kind Of Love”, inciso nel 1965 da Mindbenders (e ripreso poi da Phil Collins nel 1991). I Mindbenders a loro volta imbastirono “A Groovy Kind Of Love” sulla “Sonatine Op 36 N 5” di Clementi, musicista di tre secoli fa noto a tutti i pianisti per i suoi libri didattici dedicati allo studio del pianoforte.

Il 1980 è l’anno di “Firenze (Canzone Triste)”, altra ballata struggente che entra prepotentemente in classifica trascinando con sé l’album “Viaggi e Intemperie”. A Pezzi Rock energici e decisi come “Isabella Sul Treno”, “Tutto questo cosa c’entra con il R&R” e Angelina”, si contrappongono episodi più riflessivi, su tutti “Olanda”, un naufragare dolce e malinconico di amori e sogni giovanili.

L’anno successivo vede Ivan far parte di un progetto piuttosto bizzarro della discografia italiana: il “Q Concert”, una sorta di tour e relativo maxi singolo con 4 brani interpretato da tre artisti. Nella squadra di Ivan anche Ron e Kuzminac. Canzone trainante di questo Q disc è “canzone senza Inganni” scritta dallo stesso Ivan.

Il 1981 è comunque anche l’anno di “Seni e Coseni”, album che in parte deborda dallo stile del nostro chitarrista, la prima parte infatti è dominata dal pianoforte, fatto che spiazza chi di Ivan apprezzava la verve chitarristica. Gli ultimi quattro pezzi si rifanno in modo più consono allo stile del musicista di Teramo, ma comunque sia non brillano di certo.

Nonostante questo episodio mediocre, la relativa tournèe è una bomba: Ivan si propone spesso in trio, assumendosi strumentalmente grosse responsabilità e distinguendosi per l’approccio dal mondo cantautorale italiano. A ventidue anni di distanza chi scrive ricorda ancora le emozioni di quel tour, tra i fischi della chitarra elettrica, assoli fatti come Hendrix comanda e i grandi pezzi di Graziani.

Il primo disco live esce nel 1982 e si intitola “Dal Vivo Parla Tu”. Contiene una ottima selezioni di brani ma difetta un poco nella produzione. D’altro canto in Italia non siamo mai riusciti a registrare dischi dal vivo come si deve.

Tra il 1983 e il 1984 escono “Ivan Graziani” e “Nove”.

Il primo si difende bene, potendo contare su “Signora Bionda Dei Ciliegi” e “Il Chitarrista” (la cui svisata resta uno dei momenti rock più riusciti della produzione del nostro), mentre il secondo fatica ad imporsi (anche commercialmente). “Limiti” è comunque gradevole e “Lucetta Fra Le Stelle” è un quadretto romantico da non sottovalutare. Bello infine il lavoro di chitarra in “Io che C’entro”. Il Tour del 1984 è ad ogni modo trionfale, un esempio per tutti: nella grande arena del Festival Dell’Unità di Modena stipata come un uovo, Ivan è costretto ad uscire non meno di quattro volte per i bis. Nella metà degli anni ottanta Ivan si ritrova ad annaspare in progetti anonimi: nel 1985 affronta il Festival di Sanremo con il pezzo “Franca Ti Amo” (davvero mediocre) e nel 1986 pubblica (probabilmente per ragioni contrattuali) “Piknic”, dove solo “Shame” regge il confronto con il passato.

Nel 1989 una impennata d’orgoglio: esce “Ivan Garage” per l’etichetta Carosello, finalmente un disco rock in senso stretto. Pungolato da alcuni fan del centro italia che lo seguono ad ogni concerto e che gli registrano cassette di gruppi Heavy Metal per costringerlo a tornare sulla via del rock, Ivan scrive “I Metallari” e altri pezzi che si rifanno esplicitamente al rock. E’ curioso notare che tra questi fan c’era anche il Deus Ex Machina di Classix, il nostro Fuzz Fuzz.

“Il garage è il luogo che preferisco” dirà Ivan “è il luogo dove si va a far casino, proprio sotto casa. Il posto dove porti una donna e dove vai a suonare con gli amici, dove metti la prima moto della tua vita. Il Garage è una cosa importante, dove vai a liberarti il cervello. Qui bisogna cominciare a far musica da Garage e non da camera”.

Il disco è duro, sporco ed intenso: chitarre sature e appaganti e  testi pervasi di ironia talora poetica talora cattiva. Purtroppo sarà l’ultimo grande disco di Ivan Graziani.

“Cicli e Tricicli” del ’91 è per dirla con le parole dello stesso Ivan “un errore di percorso”, “Malelingue” del 1994 è un po’ meglio, ma forse solo dovuto al fatto che il brano “Maledette Malelingue” che viene presentato a Sanremo, riporterà Ivan vicino alle top ten.

Giusto il tempo di far uscire “Fragili Fiori”,un nuovo live con cinque inediti e Ivan ci saluta: un male incurabile ce lo porta via il primo gennaio del 1997.

Il bello della musica rock è che raggiungi l’intimità spirituale con un artista prima di sapere qualcosa di lui o di lei. Fin dal primo momento capisci tutto. Inizialmente l’attrazione è esercitata dalle superfici delle canzoni che riescono a toccare le corde della tua sensibilità, ma c’è anche l’intuizione della dimensione più completa. E quando hai la conferma che la intuizione era quella sperata…beh…allora la complicità tra musicista ed ascoltatore è totale ed appagante. Capita solo con certi musicisti…Ivan Graziani era uno di questi. (Tim Tirelli 2003)

DISCOGRAFIA:

LA CITTA’  CHE IO VORREI (1973): debutto vero e proprio che però non lascia tracce particolari.

BALLATA PER QUATTO STAGIONI (1976) JJ: la figura di Ivan inizia a ritagliarsi contorni riconoscibili. I testi tuttavia affogano in una retorica invadente mentre la musica si fa interessante. Spruzzate jazz-rock (“Dimmi Ci Credi Tu”), riff rock (“Trench”) e buone prove dei musicisti tra cui Lucio Fabbri e Walter Calloni.

I LUPI (1977) JJJ: il preludio al grande successo. Ancora qualche ingenuità nei testi ma anche prove convincenti (“Motocross” e “I Lupi”). Grandi prove chitarristiche (“Il Topo Nel Formaggio”), qualche arrangiamento che sa di PFM e…”Lugano Addio”.

PIGRO (1978) JJJJJ: il disco che definisce chi è Ivan Graziani. Uno dei dieci migliori dischi di musica italiana di sempre. Assecondato dai fidi Walter Calloni (batteria), Hugh Bullen (basso) e Claudio Maioli (tastiere), Ivan si esibisce in una delle sue rappresentazioni più riuscite. Oltre ai tre classicissimi “Monna Lisa”, “Pigro” e “Paolina”, pezzi incredibili come “Scappo di Casa”. “Pigro” e “Gabriele D’Annunzio” indicano come la chitarra acustica andrebbe suonata.

AGNESE DOLCE AGNESE (1979) JJJJJ: sotto la penna magistrale di Graziani, storie e figure di una provincia che rappresenta il mondo. Chitarre elettriche e canzoni che confermano il momento di grazia di Ivan. Il suo personale timbro vocale ci intrattiene, strabiliandoci, con “Agnese”, “Veleno All’Autogrill”, “Dr Jeckill”, “Fuoco Sulla Collina”…

VIAGGI E INTEMPERIE (1980) JJJJ1/2:se Pigro e Agnese rappresentano il vertice creativo , Viaggi E Intemperie è il consolidarsi di una proposta musicale ricca ed originale.Le chitarracce di “Tutto Questo Cosa C’Entra Con Il R&R?” e “Angelina”, la morbida dolcezza di “Firenze” e “Olanda”.

SENI E COSENI (1981) JJ1/2: mezzo passo falso. Il songwriting è  un po’ opaco. Dopo 4 grandi album in quattro anni, forse Ivan aveva bisogno di respirare e prender tempo, per far rifiorire le sue ricche idee musicali. “Signorina” e “Pasqua” sono tenere e riuscite, ma è davvero tutto qui.

PARLA TU (1982) JJJ: buon live contenente tutti i classici più “Lontano Dalla Paura” tratto dal film Il Grande Ruggito e “Parla Tu”, vecchio successo della Anonima Sound. Sebbene come già detto la produzione non sia il massimo, nei momenti più duri si ha la possibilità di assaporare il rock italiano in una delle sue forme più accattivanti.

IVAN GRAZIANI (1983) JJJJ: con questo disco Ivan si riscatta dalla delusione creata con “Seni e Coseni”. “Signora Bionda Dei Ciliegi”, “Navi”, “140 Kmh”, “Nino Dale” sono tutte molto buone e poi c’è “Il Chitarrista” con le sue chitarre in libertà, con la sua storia di carte e donne.

NOVE (1984) JJJ: il nono disco da studio ci fa capire che la vena creativa si va un po’ offuscando.“Limiti”, “Geraldine”, e “Lucetta Fra Le Stelle” mantengono il disco su livelli accettabili, ma c’è poco rock (anche in senso lato) e le canzoni vanno alla deriva verso un un pop piuttosto insipidino. Riascoltato però risulta più convincente.

PIKNIC (1986): J1/2 disco bruttino bruttino. Soltanto lo stralunato rock blues anni ottanta si “Shame” si distinge.

IVAN GARAGE (1989)JJJ1/2: un ritorno di fiamma per il rock, forse concepito in maniera meno originale rispetto a quello immacolato del periodo ‘77/80, ma pur sempre di ottima fattura. “Prudenza Mai”, “Noi Non Moriremo Mai”, “I Metallari”, “Ora Et Labora” e la bellissima…bellissima…bellissima “E Mo’ Che Vuoi”.

CICLI E TRICICLI (1991) JJ / MALELINGUE (1994) JJ: dischetti simili, senza infamia e senza lode. Qui è là, in una strofa o in un giro di chitarra il cuore di Ivan batte ancora, ma l’andamento generale è fiacco e poco ispirato.

FRAGILI FIORI – LIVAN  JJ: cinque inediti ed una discreta selezione live.

NOTE VARIE: per i tipi delle Edizioni Tracce di Pescara nel 1988 è uscito a nome di Ivan Graziani il libro “Arcipelago Chieti”, una sorta di diario che descrive un anno (il 1971) passato a fare il servizio militare.

Nel film “Italian Boys” del 1981 Ivan ha una particina.

La eredità di Ivan Graziani è portata avanti di questi tempi da sua moglie Anna (che ci permettiamo di salutare e a cui dedichiamo questo misero articoletto) e dai suoi figli Tommaso (batteria) e Filippo (chitarra voce)che col loro trio propongono pezzi originali alternati a brani del loro padre.

Esiste inoltre una tribute band chiamata “IvanGarage” che ripropone con rispetto tutte le miglior cose di Ivan.

Doveroso citare Mel Previte, eccellente chitarrista che da numerosi anni suona nella band di Ligabue. Mel è con ogni probabilità il fan più affezionato del grande Ivan Graziani (Nel 1978 non ancora ragazzino fu invitato da Ivan sul palco a suonare con lui). Vederlo suonare i pezzi di Ivan con la sua band (nelle rare occasioni in cui riesce a mettere in piedi questo tipo di omaggio) è cosa da non perdere.

(Tim Tirelli 2003 – pubblicato originariamente su CLASSIX n.1)

Una Risposta a “Flashes from the Archives of Oblivion: IVAN GRAZIANI – IL CHITARRISTA”

  1. saurafumi 31/03/2011 a 18:14 #

    L’ho scoperto tardi… meglio tardi che mai.

    "Mi piace"

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