JOHNNY WINTER “Roots” (Megaforce Records 2011) – TT1/2

15 Dic

Nuovo dischetto dell’ormai vecchio e messo maluccio Johnny Winter. Solito album senile denso di ospiti e duetti. Mah. Johnny è il mio secondo chitarrista preferito, dal 1970 al 1976, quindi da AND a TOGETHER, è stato alfiere incredibile del miglior Hard Rock Blues americano che si sia mai sentito su questa terra. Malgrado il suo aspetto alieno, anche lui si è dimostrato umano, rifilandoci – dopo quel magico periodo –  una serie di album certo non memorabili. Questo qui del 2011 conferma che i vecchi leoni hanno ormai smesso di ruggire, o se lo fanno è per scacciare le mosche.

I primi quattro pezzi portano alla sonnolenza, ennesima rilettura di brani ormai insopportabili come FURTHER ON UP THE ROAD; performance discrete, piuttosto precisine e noiosette. Una cosa però: Johnny suona meglio di ciò che potevamo aspettarci. La slide di Warren Haynes nel terzo pezzo è così scontata che mi vien voglia di vomitare. Tutti a dire che è un chitarrista incredibile, a me ha sempre annoiato a morte. Gli ALLMAN meritavano di meglio.

Il primo sussulto si ha in LAST NIGHT grazie all’armonica di John Popper, era un bel po’ che non rimanevo colpito così da un armonicista. L’assolo che fa è stupendo, finalmente una armonica blues non imprigionata nei soliti tre licks. Ad un certo punto magari esagera, ma la tecnica è sopraffina e mi sembra sia davvero qualcosa di fresco.

MAYBELLINE di Chuck Berry è graziosa e se non altro spezza un po’ l’incedere tipico del blues.

BRIGHT LIGHTS, BIG CITY con Susan Tedeschi si trascina ma Johnny canta mica male e dà la paga alla Tedeschi che non riesce a tenere il suo passo.

HONKY TONK ha fratello Edgar al sax e si sente. Strumentale piacevole e fluido. Bell’assolo di Edgar, come suona il sax lui…

Altra caduta di tono con DUST MY BROOM. Ma come si fa a riproporla? E’ come se una rock band facesse una cover di Smoke On The Water. Oh, Johnny, an sin pol piò. Qui c’è Derek Trucks come ospite.

Gli ultimi due pezzi non lasciano il segno.

Da una parte quindi c’è un Johnny Winter che suona e canta bene e con un gran suonaccio alla porco dio, dall’altra – tranne due / tre eccezioni – pezzi piuttosto inutili. Di questi tempi sei fai un discodel genere o che fai un disco di blues spaventosi (come ad esempio quello che ha fatto Robert Palmer prima di morire) o è meglio lasciar stare… è già stato detto tutto, ad annoiarci ci pensa già abbastanza Eric Clapton da 28 anni.

Bah, vado ad ascoltarmi l’album (del 1971) di MCDONALD AND GILES…

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