IN CONCERTO CON JON LORD di Massimo Avellone

22 Nov

Massimo Avellone, chitarrista dei FLOWER STONE, ci racconta la sua esperienza con JON LORD.

Nel  febbraio del 2011 apprendiamo che Jon Lord, fondatore e organista dei Deep Purple, è disposto a fare alcune tappe del suo tour europeo in Italia; gli organizzatori ci chiedono se vogliamo essere la sua band in esclusiva per le date italiane. è inutile dire che, sebbene il patto fra noi FlowerStone preveda di suonare (dal 1991) esclusivamente musica dei Led Zeppelin o di nostra composizione, interrompiamo tutto ciò a cui stiamo lavorando per buttarci a capofitto in questo evento.

Sappiamo che ci aspetta un duro lavoro perchè, oltre a brani dei dp sui quali siamo cresciuti, la scaletta prevede cose molto impegnative, soprattutto (ma non solo) “Concerto for Group and Orchestra”, opera per orchestra sinfonica e rock-band composta da Jon ed eseguita per la prima volta nel ’69 dai Deep Purple e la London Symphony orchestra. Con noi vengono scritturati Anna Phoebe, Kasia Laska ed i 90 elementi dell’orchestra “Franco Ferrara” diretta dal Maestro Carmelo Caruso.  Gli allestimenti audio-luci sono affidati ad AVL Produzioni (BB. King, AC-DC, Womad, San Remo e troppo altro), che conosciamo benissimo perchè da anni è il nostro service di fiducia. Il concerto sarà al teatro Golden di Palermo.

Per due mesi lavoriamo parecchio. Il Direttore deve far suonare insieme quasi 100 musicisti tra i quali noi quattro, che suoniamo in un altro modo ma essendo amplificati abbiamo lo stesso volume di tutti gli altri insieme; ancora oggi quest’opera è considerata rivoluzionaria. Qualche giorno prima dell’arrivo di Jon sembra finalmente tutto a posto, le ultime prove serviranno a definire maniacalmente i parecchi passaggi obbligati.

L’INCONTRO CON JON LORD

Appuntamento la mattina del 26 aprile 2011 in teatro alle 9.00. L’arrivo di Jon Lord è previsto per le 9.30; io arrivo in teatro alle 9,45,  terrorizzato all’idea di essere l’ultimo ad entrare in sala.  Corro giù per le scale con la chitarra e mi affaccio in platea:  sul palco i miei compagni FlowerStone, la cantante polacca Kasia Laska (da anni al seguito di Jon), i 90 dell’Orchestra Sinfonica “Ferrara” e i tecnici di AVL, ma per fortuna all’organo Hammond non c’è ancora nessuno.  Jon sta per arrivare per il primo dei tre giorni di prove. La mia attrezzatura è montata dal giorno prima, salgo sul palco e saluto tutti, accordo la chitarra e scambio due chiacchiere con i miei compagni di avventura. Siamo tutti un pò tesi, nonostante molti vantino collaborazioni internazionali di altissimo livello. Alcuni ripassano le parti più difficili, personalmente curo con i fonici gli ultimi dettagli del mio suono.  E’ inutile negarlo: Jon Lord ci ha sempre messo soggezione, fin da ragazzini, quando imparavamo a suonare sui vinili dei DP.

Appena jon entra in sala tutti lo accogliamo con un applauso entusiasta, e lui si presenta con una grazia ed un’umiltà disarmanti. Nessuno di noi si aspetta che quell’uomo, nei tre giorni seguenti, si dedicherà a noi quanto noi a lui.

Mi stringe la mano sorridendomi e dice: “è un vero piacere”; rispondo, abbastanza imbambolato, “è l’onore più grande della mia vita”, poi cominciamo a suonare.

La scaletta dello spettacolo sarà la seguente: primo tempo “Concerto for Group and Orchestra”, secondo tempo “Pictures of Home”, “Bouree”, “Sun will shine again”, “Pictured within”, “Telemann”, “Wait a while”, “Perfect Strangers”, “Soldier of Fortune” e “Child in Time”, in ordine.

Nel pomeriggio arriva anche Anna Phoebe (Jethro Tull, Aerosmith e molto altro), impressionante violinista anglo-tedesca dal suono particolarissimo. Essendo il più vicino a Jon ed Anna e parlando un buon inglese faccio anche da tramite fra lui e gli altri musicisti, come Andrea Marchello, il nostro bassista, anche lui lì vicino; Jon è subito entusiasta del suono d’insieme, dice di amare la potenza “italiana” dell’orchestra diretta dal Maestro Carmelo Caruso; addirittura durante “Bourèe” mi dice sorpreso: “è la prima volta che un Direttore capisce il tempo di questo brano”. Come inizio non c’è male. siamo tutti affascinati da questo pezzo di storia che dolcemente ci prende per mano e ci guida nell’esecuzione, rendendo tutto più facile. le prove filano via senza intoppi, le poche volte che qualcosa non funziona bastano poche sue “dritte” per passare avanti. L’indomani, durante la conferenza stampa, un incauto giornalista gli chiede come mai continui a suonare e comporre alle soglie dei settant’anni; sorridendo ironicamente jon risponde: “music is energy…”, e aggiunge che proprio la musica lo tiene vivo… Come sempre, finita la conferenza firma decine di autografi su decine di vecchi lp dei Deep Purple, ogni volta con grande affetto e gratitudine verso chi gli porge la reliquia da firmare.

In quei giorni nulla ci fa pensare che stia male. La furiosa gestualità sull’Hammond è quella di sempre, magari non lo sbatte sul palco come qualche anno fa, ma è pur vero che stiamo suonando un’opera di musica classica e alcuni brani Deep Purple riarrangiati per gruppo e orchestra, quindi il contesto è meno irruento. Mi sorprende moltissimo scoprire che non vuole sentire il suo organo dai monitor per ascoltare meglio gli altri musicisti, e credo di aver detto tutto sull’altruismo e la sensibilità musicale di questo artista gigantesco. Proviamo fino alla mattina del 28; il pomeriggio liberi, appuntamento in teatro alle 18.00 per finire il sound-check, lo spettacolo comincia alle 21.30.

IL CONCERTO

In teatro c’è il pienone. Il pubblico è sincero e ci accoglie con grande calore, ma appena entra Jon è il panico.

“Concerto for Group and Orchestra” occupa l’intero primo tempo, quasi un’ora. Appena iniziamo mi accorgo che nel mio suono c’è qualcosa che non va; non potendo armeggiare con i cavi durante lo spettacolo, a rischio di rumori osceni, continuo per tutto il primo tempo; ho saputo solo dopo che un orchestrale, entrando, aveva inciampato sulla mia pedaliera. Va comunque tutto bene, ma per il primo tempo sono costretto a tenere un volume un pò basso. L’opera si divide in tre movimenti ed è di grande impatto, il pubblico è entusiasta. Alla fine del primo tempo Jon esce dal palco accompagnato da un tifo da stadio.

Nel backstage si dice molto soddisfatto, poi si chiude in camerino; io sono costretto a rientrare sul palco cinque minuti prima per sostituire i cavi danneggiati, quindi è sembrato che stessimo rientrando tutti; c’è stato un forte applauso che si è spento a poco a poco, mi sono sentito un idiota. Rientrano tutti seguiti da Jon, e adesso siamo in un contesto che ci calza molto meglio. Suoneremo gli originali di Jon “Sun will shine again”, “Pictured within” e “Wait a while” (nelle quali io non suono perchè la chitarra non è prevista),  “The Telemann Experiment”, “Bouree”, e “Pictures of home”, “Perfect strangers”, “Soldier of fortune” e “Child in time” dei Deep Purple. Se devo dirlo in due parole il primo tempo è quello che ci ha insegnato di più, ma nel secondo si suonano i Deep Purple con Jon Lord. Jon diventa una specie di animale selvatico, adesso suona Il Rock. Rientriamo molto aggressivi, partiamo con grande energia e finiamo allo stesso modo. Adesso Jon interagisce molto più con noi, pur continuando a seguire anche l’orchestra con grande sensibilità. Si scalda molto, gli assolo durano parecchio e il linguaggio musicale è quello di sempre; l’uomo ha quasi 70 anni, ma le dita eseguono fedelmente le creazioni di uno spirito giovane e passionale. Verso il pubblico ha un atteggiamento meraviglioso, fra un pezzo e l’altro parla tantissimo, con uno humour ed un’eleganza, una disponibilità, che sono certo la gente senta come una grande carica affettiva.

(Jon Lord con alla chitarra Massimo Avellone)

Le esecuzioni che personalmente mi sono piaciute di più sono “Pictures of home” e “Perfect strangers”, ma soprattutto “Child in time” versione Made in Japan! qui tutto suona veramente Deep Purple. Jon è molto carico, il suono dell’Hammond diventa quello del ’72. Le sue improvvisazioni sono irruente, si scatena, anche la mimica è cambiata, adesso sta facendo un’altra cosa. L’ultimo pezzo è Child in Time, e alle prime tre note di organo il teatro esplode. il fatto che sia la versione ” Made in Japan ” ci rende molto felici. Negli altri brani gli assolo li avevo improvvisati, mentre in ” Child in Time ” non avevo scelta: sparare quello di Blackmore. Da quando eravamo ragazzini quella versione di Child in Time ci ha folgorato e insegnato a suonare, e comunque secondo me quell’album è il migliore che i Deep Purple abbiano mai fatto. I chiaro-scuri dell’Hammond sono quelli, passa repentinamente dal suono dolcissimo del tema per poi ruggire nelle parti pesanti. Faccio l’assolo originale e arrivo quasi alla fine, poi non essendo Blackmore ritengo opportuno chiudere un pò in anticipo e Jon riprende la “parola”. La chiusura del brano, e quindi del concerto, dà il via ad una standing ovation di un quarto d’ora, durante la quale Jon ci presenta uno ad uno (quelli della band, i solisti ed il Maestro Caruso, gli orchestrali erano 90) e si intrattiene per una decina di minuti per ringraziare ed esprimere il calore che ha sentito dal pubblico. credo che tutti i presenti, compreso Jon, vivano questi ultimi momenti come un addio reciproco e commosso.

Pubblico e musicisti perchè, pur non conoscendo la sua malattia, sanno che certamente non trascorreranno più una serata con lui; Jon perchè sa che fra 2 settimane inizierà un duro ciclo di cure dall’esito molto incerto. Morirà dopo un anno e mezzo, senza aver più suonato su un palco. Detto adesso che lui non c’è più sembra retorico, ma è stata la più umana delle star, vere o presunte, che abbia conosciuto personalmente. Mentre il pubblico continua ad applaudire usciamo dal palco, e appena dietro le quinte Jon mi dice: “peccato tu non abbia fatto altri 20/30 sec di assolo in Child in Time, era…” e stringe il pugno allargando le narici in un gesto di euforìa. Credendo di avere capito male gli chiedo: “ti è piaciuto il mio solo?” e lui dice:”sì,sì, dovevi farlo durare di più!”. Rimango 10 min frastornato: ho qualche buona collaborazione alle spalle, tipo glenn hughes nel 2007, generalmente ho avuto buoni consensi, ma questo me lo sta dando un dio. Subito inizia la “processione” di musicisti, giornalisti etc con i dischi Deep Purple da “consacrare”: nessuno va via senza autografo. Appena restiamo in pochi gli dico: “Jon, adesso tocca a me”, e gli spiego che per me quello è un giorno particolare,  perchè oltre ad avere suonato con lui è anche il mio compleanno. Gli porgo il vinile d’epoca “Deep Purple in Concert”  e lui ci scrive a pennarello indelebile:

“Happy birthday, Massimo  Jon Lord”

poi, già che l’avevo in mano, mi ha autografato anche “In Rock”. Questi due dischi non vedranno mai più la luce, potrebbe rovinarli. Poi jon saluta e ringrazia tutti e si ritira nel suo camerino.

Mi è spiaciuto che l’arrangiamento di “soldier of fortune” sia stato reso quasi del tutto orchestrale; io amo quel brano proprio per la sua semplicità e dolcezza. “Pictures of home” e “Perfect strangers” mi sono piaciute molto, ma suonare “Child in time” in quel contesto è stata un’emozione unica. Comincio ad essere vecchietto (classe ’68), e non avrei immaginato, in tutti questi anni e fino a che non ce l’hanno proposto, che mi sarebbe capitato questo. La mia era semplice passione, ho imparato suonando sugli LP, da solo nella mia stanzetta, e come tutti i musicisti della mia generazione ho consumato parecchi lp e puntine a forza di riascoltare solo le parti di assolo. Il musicista che ha davvero il maggior merito della buona riuscita è Fabrizio Forte, eccezionale organista e filologo di Jon Lord, che ha fatto le parti di Jon, coordinando tutti gli altri, per i due mesi di prove, con una conoscenza talmente profonda ed una tale perfezione esecutiva da metterci in condizione di arrivare all’ora X praticamente come se avessimo provato per due mesi con Jon. Altro personaggio che ha sorpreso per maturità musicale è stato  Andrea Marchello, che si trova ad avere in curriculum una cosa del genere a 26 anni! Ho sempre detto che il campione si vede entro i 20-25 anni; credo di poterlo definire tale (ovviamente escludo me stesso, quel giorno quarantatreenne, dalla categoria “campioni”). Il Leone ci ha lasciato qualche mese fa. Milioni di musicisti e appassionati in tutto il mondo gli devono parecchio, magari senza aver mai ascoltato nulla di suo, perchè è uno dei veri “padri” della musica moderna. E credo che in tutto il mondo si continuerà ad ascoltarlo e studiarlo per decenni o forse più al pari di Albinoni, mozart o puccini, con tutto il rispetto.

Qui trovate il servizio RAI sul concerto:

e qui il nostro sito: http://www.flowerstone.it/ . La Warner Bros. ci ha chiuso l’audio di “No Quarter”, ma c’è il solo di “Stairway to Heaven”.

(Massimo Avellone ©2012)

16 Risposte to “IN CONCERTO CON JON LORD di Massimo Avellone”

  1. Lorenzo Stefani 23/11/2012 a 00:18 #

    Bravo Massimo, mi sono letto il tuo articolo tutto d’un fiato, è scritto benissimo ed é pieno di passione ed emozione. La frase storica per me é stata: “… appena dietro le quinte Jon mi dice: “peccato tu non abbia fatto altri 20/30 sec di assolo in Child in Time, era…” e stringe il pugno allargando le narici in un gesto di euforìa. Credendo di avere capito male gli chiedo: “ti è piaciuto il mio solo?” e lui dice:”sì,sì, dovevi farlo durare di più!”. Mi sono venuti a brividi solo a leggerlo, figuriamoci a viverlo di persona! Per curiositá, cosa hai fatto con Glenn Hughes nel 2007? Ciao e complimenti.

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    • Massimo Avellone 23/11/2012 a 16:59 #

      Grazie Lorenzo, è stata un’esperienza intensa. Tieni presente che ho fatto quasi per intero il solo di Blackmore, il mio merito può riguardare le ultime misure improvvisate per chiudere un pò prima; ma ovviamente dopo questo scambio di battute con Jon posso anche smettere di suonare! Con Glenn Hughes abbiamo fatto solo il sound-check, avremmo dovuto fare con lui un paio di pezzi dopo avergli aperto lo show (lui suonava e cantava con Matt Filippini nel Moonstone Project), ma un serio problema di salute lo ha costretto a suonare prima di noi e poi scappare via. Ciao, a presto
      massimo

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  2. Marco Colasante 23/11/2012 a 09:48 #

    Molto bello ed emozionante. Molti complimenti ed una sconfinata invidia per aver non solo conosciuto un gigante come Jon Lord, ma anche suonato con lui! Sono ricordi bellissimi e indelebili che rimarranno sempre con te.
    Grazie per averli condivisi con noi.

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    • Massimo Avellone 23/11/2012 a 17:10 #

      Grazie Marco, volevo sottolineare l’aspetto umano della star, la sua dolcezza e profondità, la carica affettiva, davvero un superuomo. Ciao
      massimo

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  3. Andrea Di Simone 23/11/2012 a 09:49 #

    Ciao Massimo, complimenti gran bel pezzo e ovviamente gran bel concerto, due bellissimi modi di rendere omaggio a Jon Lord e alla sua memoria. Sei riuscito a rendere alla perfezione le emozioni di quel concerto e la figura di questo grandissimo artista.
    Al golden c’ero anche io e devo dire che ho apprezzato moltissimo i modi di fare di Lord intravedendo quelle qualità che confermi in questo articolo.

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    • Massimo Avellone 23/11/2012 a 17:17 #

      Grazie Andrea, sì, è appunto la cosa che mi ha colpito di più, e mi fa molto piacere che tu che c’eri l’abbia sentito allo stesso modo, è stato molto commovente, come ho accennato nel pezzo sopra ci ha presi per mano, pubblico e musicisti, e ci ha portato, per un pò, nel suo pianeta. Ciao
      massimo

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  4. mauro bortolini 23/11/2012 a 09:55 #

    Avventura bellissima quella di Massimo !
    Concordo con lui: IN ROCK é il migliore lavoro dei D P.
    L’assolo di Blackmore in Child in Time é stupendo.
    Ritchie ha avuto inizi simili a quelli di Page.
    Session man in tanti dischi dei sixties.
    Anche lui vicino a Big Jim Sullivan recentemente scomparso.

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    • Massimo Avellone 23/11/2012 a 17:35 #

      Ciao Mauro, credo che, appunto, Page e Ritchie siano gli unici ad aver toccato quel livello, probabilmente anche per la formazione da turnisti con gente di successo. Una precisazione: In Rock per quanto riguarda i lavori in studio e la track-list è impressionante, ma per me, sullo scaffale più alto, l’unico disco che sta accanto a “The Song Remains The Same” è “Made In Japan”, solo che quel giorno non l’ho trovato, chissà a chi l’ho prestato, mi sono portato quelli che avevo… ma va bene così. ciao, a presto
      massimo

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  5. Danilo63 23/11/2012 a 19:34 #

    Complimenti, bellissima testimonianza e ti ringrazio di averla divisa con noi. Confermi ciò che mi aveva detto un mio amico “roadie” che montò il palco ai Purple qui in Italia quando c’era Lord. Si fermava a parlare con chiunque ed era sempre molto disponibile. Contentissimo di poter autografare gli album e parlare con i fans. Un vero signore insomma.

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    • Massimo Avellone 28/11/2012 a 11:23 #

      Per Danilo e Alex: è l’aspetto più sorprendente, perchè, intendiamoci, era esattamente come lo abbiamo sempre visto, l’aspetto rude, la figura gigantesca (sarà stato un metro e novanta), la grande severità. Anche per questo la sua gentilezza era quasi imbarazzante.
      Per Pol e Saura: io su questo non ho dubbi, lui ha inventato quell’organo-chitarra distorta senza il quale i Deep Purple avrebbero avuto un suono molto più convenzionale; ma soprattutto lui era il più preparato dal punto di vista teorico, una vera arca di scienze della musica, e senza di lui la loro musica sarebbe stata molto piu’ scontata, immagino. Ciao ragazzi
      massimo

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  6. alexdoc 24/11/2012 a 00:24 #

    Ho sempre sentito dire da tutti quelli che hanno avuto la fortuna e l’immenso onore di consocerlo che fosse una persona straordinaria. Questa ne é l’ulteriore e ancora più grande testimonianza, grazie Massimo per averla condivisa e saputa raccontare così bene. Il modo migliore per ricordare un musicista indimenticabile, maestro di arte e umanità.

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  7. Pol 24/11/2012 a 10:24 #

    Mi sarebbe tanto piaciuto conoscerlo finchè era ancora a questo mondo. Jon ha sempre avuto un posto speciale nel mio cuore di fan dei Deep Purple, era una figura veramente nobile e la sua gentilezza, disponibilità ed umiltà lo dimostravano. Ancora adesso piango la sua scomparsa. Questo bell’articolo è un modo affettuoso per mostrargli la nostra riconoscenza, sono convinto che senza di lui i DP sarabbero stati una hard rock band più ordinaria per quanto valida tecnicamente.
    Non sarai mai dimenticato, Jon, ti vogliamo bene.

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    • saurafumi 24/11/2012 a 11:42 #

      Pienamente d’accordo con te, Pol. Le tastiere di Jon davano proprio il “la” ad un gruppo che senza di esse, a mio parere, non avrebbe avuto lo stesso mirabolante successo.

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      • Pol 26/11/2012 a 20:44 #

        Era una hard rock band con l’organo…se ci pensi davvero atipico per l’epoca, Saura. Poi anche gli Uriah Heep hanno seguito questa scia, ma il suono tagliente e grezzo di Lord (ottenuto amplificando l’Hammond con un amplificatore Marshall) era inconfondibile.
        Lui stesso all’epoca disse “Credo che il sound dei DP abbia molto a che vedere col mio organo.” Come dargli torto.

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  8. Agostino Tortorici 30/12/2012 a 17:37 #

    Grande Avellone, sto scrivendo questo commento sulle note di Highway Star, con quell’ organo iniziale che, insieme a sotw (smoke on the water n.d.r.) sono i suoni a me più familiari di tutto il panorama rock anni 70. Bravo Massimo ciao….music is energy!!!

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    • Massimo Avellone 30/12/2012 a 23:06 #

      Ciao a tutti, e già che ci siamo Buon Anno. Agostino è un Vecchio Campione di pesca subacquea (classe ’64). Mi ha insegnato a stare più di quattro minuti sott’acqua in apnea quando avevo sedici anni, è una disciplina mentale. Ero bravino, allenato scendevo a 25 mt. Un paio di volte ho cercato di osservare cosa diavolo facesse là sotto, ma lui spariva nel blue 10-15 mt più giù e spuntava altrove diversi minuti dopo, e vi assicuro che io ero già nel blue (chiaro sopra, scuro sotto). Nella sua lunga carriera di Sub ha salvato diverse vite umane, ma lui non se ne ricorda; ogni tanto gli scrivono. Nella Sicilia di trent’anni fa ha fatto lo speaker per la radio più seria di Palermo, e ha davvero diffuso il… Verbo. Molto del mio gusto di musicista è dovuto a lui e ad un nostro Amico comune, che non partecipa attivamente a questa discussione. Grazie Ago…
      massimo

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