…nonostante il vento gelido del Michigan: il FOUND SOUND di Detroit e le chiacchiere con TOM GELARDI, ex manager della Capitol Records – di Paolo Barone

13 Dic

Il nostro Polbi, una delle sue irresistibili avventure, il vento gelido del Michigan che soffia anche qui in Emilia. Buona lettura.

Negli ultimi dodici mesi hanno aperto due nuovi negozi di dischi vicino casa mia. Uno non e’ molto grande, ma in compenso e’ molto ben organizzato. Vende vinile nuovo e usato e una piccola selezione di cd. I prezzi sono ragionevoli, ha un bel reparto dedicato al progressive e al krautrock, cosi come uno dedicato alla psichedelia, al beat, alle band locali, al metal, punk, elettronica, country, indie, blues ecc. I dischi sono sempre in ottime condizioni, ben esposti, e il negozio e’ molto pulito e luminoso. Hanno anche un piccolo punto vendita biglietti per i concerti, e uno spazio per libri e riviste discretamente fornito. Mi dicono che gli affari vanno benone, e stanno pensando di ampliare i locali per avere anche uno spazio riservato all’Hi FI nuovo e usato.

L’altro negozio invece, quello proprio a due passi da casa mia, si chaima Found Sound e segue una politica diversa.  Dispone di spazi molto piu’ ampi e quindi ha una selezione di vinile differente, piu’ aperta a tutto, anche a quei dischi che (qui in america) si vendono per due o tre dollari. E’ un locale meno fichetto, sembra piu’ un negozio di dischi degli anni settanta, e con un po’ di pazienza e fortuna ci puoi trovare di tutto. Anche loro hanno una sezione vinile e cd nuovi, senza dubbio piu’ ampia dell’altro, due grandi vetrine su strada con poster promozionali vintage, e un televisore anni sessanta che trasmette vecchi filmati dei Beatles. Inoltre approfittano dello spazio a disposizione per organizzare piccoli concerti di band locali. Delle quali vendono ovviamente anche dischi e cd, con la speranza di diventare un punto di incontro per gli appassionati di musica della zona. Insomma, anche se con qualche nuova idea, e’ quello che una volta erano i negozi di dischi per chi come noi ci passava un bel po’ di tempo.

Found Sound - Detroit (foto di Paolo Barone)

Found Sound – Detroit (foto di Paolo Barone)

L’altro giorno, andando a fare la spesa, ho visto che esponevano una lavagna in vetrina: C’era scritto di un incontro che si sarebbe svolto il giorno dopo con Tom Gelardi, manager della Capitol Records dal 1956. Pero’, mi son detto, interessante questa cosa, e cosi il giorno dopo, sfidando un freddo polare, ci sono andato.

Eravamo una quindicina di persone dai venti ai sessanta anni, i proprietari del negozio hanno aperto un po’ di sedie vicino al bancone, ed e’ arrivato Mr. Gelardi.

E’ un signore di una settantina d’anni ben portati, piccolo di statura, pieno di entusiasmo e dai modi estremamente gentili. Non so perche’, ma mi ricorda vagamente Macario. Si presenta guardandoci uno ad uno negli occhi, e con un bel sorriso sereno ci dice di quanto sia contento che la gente si riunisca in un nuovo negozio di dischi a parlare di musica. Il suo lavoro e’ stato e,sorprendentemente per me, e’ ancora quello di promuovere gli artisti per conto delle case discografiche. Una volta lo faceva per la Capitol e altre grosse label, oggi deluso e arrabbiato dal loro totale disinteresse per la musica, continua a farlo per alcune piccole etichette indipendenti. Ci dice che lo fara’ finche’ ne avra’ l’energia e la voglia, perche’ questo per lui e’ il lavoro piu’ bello del mondo e si sente un privilegiato ad aver passato tutta la vita con artisti e musicisti di ogni tipo e natura. Secondo lui il mondo ha ancora tanto bisogno di due cose: canzoni e bravi autori. Tutta l’industria musicale dice, da sempre ruota intorno a queste due cose, e lui ha sempre fatto di tutto per sostenerle.

Tom Gelardi - foto di Ricardo Benavides

Tom Gelardi – foto di Ricardo Benavides

Racconta come per lui questo settore sia stato anche e sopratutto una scuola di vita. Nei suoi primi anni di attivita’ pensava di aver ormai imparato il mestiere, di essere diventato un esperto di dischi e di come promuoverli. Un giorno gli chiesero di partecipare a una riunione, la EMI inglese aveva scelto la Capitol Records per distribuire i dischi della loro nuova band negli States. Si trattava di organizzare la cosa, e per cominciare bisognava ascoltare questo 45….Si chiamava She loves You e il gruppo erano i Beatles. Lui lo ascolta insieme agli altri, poi lo toglie dal giradischi e lo lancia per aria urlando: Facciamo gia’ abbastanza fatica a promuovere i nostri artisti, adesso ci dobbiamo anche mettere perder tempo per vendere questa merda inglese?!?  Non possiamo trattenerci dal ridere, e Tom con noi. Nel mio lavoro da quel giorno, ci dice, ho imparato a non dare mai nulla per scontato, e ad avvicinarmi ai nuovi artisti sempre con una buona dose di umilta’ e la mente aperta.

Ha lavorato anche per la Motown Gelardi, nei tempi d’oro in cui sfornava un hit dietro l’altro. Un giorno una ragazza gli fa recapitare dei nastri da ascoltare. Lui li porta ai direttori artistici per valutare se ci sono delle possibilita’, ma le canzoni non reggono, la voce nemmeno, insomma, nulla da fare, la tipa proprio non e’ cosa. Lei ripassa speranzosa qualche giorno dopo dal suo ufficio e chiede notizie, e lui seccamante le dice che il nastro non e’ piaciuto a nessuno alla Motown, non va, se lo togliesse dalla testa. E lei scoppia a piangere. Piange disperata, ha il cuore spezzato da quella sentenza. Gilardi ci racconta che da quella volta non ha mai piu’ detto una cosa del genere in quei termini. Gli artisti, dice, sono individui molto sensibili, e anche se non sono riusciti a registrare del buon materiale, sicuramente hanno cercato di fare del proprio meglio, mettendoci cuore e anima. Nessuno puo’ permettersi il lusso di ferire i sentimenti di un altra persona, e ancora oggi non si perdona la mancanza di tatto avuta in quell’occasione.

E’ un fiume in piena Tom Gelardi, e ci tiene a racconatarci di quando promuoveva Bob Seger, ancora giovane e praticamente sconosciuto fuori dal Michigan. Si dannava mandando dischi a destra e manca, ma non riusciva a farlo sfondare. Eppure il ragazzo aveva stoffa, sia in studio che dal vivo. Un giorno che sapeva esserci in citta’ un pezzo grosso di un importante radio americana, ebbe un idea. Disse a Seger di prepararsi per un concerto il giorno dopo, di non fare troppe storie e darsi da fare con la band. Poi ando’ in un club che conosceva, pago’ di tasca sua e lo affitto’ per intero. La sera successiva ci porto’ il tipo, gli fece servire una buona cena e poi lo stese con un concerto di Bob Seger. Uscirono dal club tutti felici, mezzi ubriachi e con una pila di dischi da passare per radio. Un altra volta invece, un suo amico e collega gli chiese di aiutarlo a promuovere un artista giamaicano. Io, disse, non ne sapevo assolutamente nulla di quel genere di musica, ma non sapevo proprio come fare a dire di no. Fatto sta che andai a vedere il tipo in questione che suonava in un minuscolo teatro ad Ann Arbor. Credetemi, non avevo mai avuto una sensazione cosi forte di carisma e talento, sprigionati da una piccola persona. Era Bob Marley. La volta successiva lo incontrai a Detroit, aveva tre date di fila sold out e lui e la sua band si cucinavano da mangiare in albergo perche’ non si fidavano del cibo americano. Mi chiedo cosa avrebbe combinato se non fosse morto cosi presto, che artista gigantesco.

L'interno del Found Sound - foto di Paolo Barone

L’interno del Found Sound – foto di Paolo Barone

Quando parla Tom Gelardi si emoziona e spesso, con i suoi modi gentilissimi, si riferisce a noi del pubblico chiamandoci ladies and gentelman. Il tempo passa, e ci chiede se vogliamo fare qualche domanda. Siamo tutti un po’ imbarazzati, e lui rompe il ghiaccio dicendo, chiedetemi pure qualsiasi cosa nessuna domanda e’ mai stupida, ve lo dice un vecchio discografico che ha pensato i Beatles fossero una cazzata….Si puo’ mai al mondo essere piu’ fessi di me?! Ridiamo, e qualcuno gli chiede cosa ne pensa di amazon, ebay e tutto il settore delle vendite online. Dice che per lui vanno benissimo, specialmente per raggiungere un pubblico piu’ vasto, ma si dice fiducioso che uno zoccolo duro di negozi indipendenti rimarra’ sempre in piedi. Gli chiedono anche quale fosse l’artista con il quale piu’ gli e’ piaciuto lavorare. Risponde di essersi divertito con tutti, ma la classe, la professionalita’ e il talento di Frank Sinatra per lui rimangono insuperati. Una ragazza molto giovane che suona in una band locale gli chiede perche’ secondo lui alcuni dischi hanno un grande successo, e altri, magari altrettanto validi, rimangono per sempre nell’ombra. Non lo so, dice Gelardi, e chi dice di saperlo mente. In fin dei conti questo rimane uno dei piu’ affascinanti misteri del nostro lavoro. La serata volge al termine, e’ quasi ora di chiusura e mentre iniziamo ad alzarci, il nostro ci saluta uno per uno e ci dice ancora qualcosa. Ladies and gentelman e’ stato un piacere stare con voi stasera, e vorrei salutarvi con una raccomandazione: se vedete una band che vi piace suonare in qualche club, se ascoltate una nuova canzone che vi colpisce….beh, parlatene. Ditelo ai vostri amici, scrivetelo, fate qualche telefonata…supportate gli artisti e ricordatevi che abbiamo sempre bisogno di due cose, buone canzoni e gente capace di scriverle! Dopo un ultimo reciproco saluto ci avviamo, ma prima di uscire ho voglia di ringraziare i proprietari del negozio, e decido di farlo comprando un disco. Lo avevo visto entrando nel settore dedicato al blues: Hound Dog Taylor, Natural Boogie. E’ un bluesman di Chicago che incideva per la Alligator records, mi e’ sempre piaciuto ma non avevo ancora nulla, me lo porto via con dodici dollari. E mi incammino verso casa contento, nonostante il vento gelido del Michigan.

Paolo Barone © 2012

8 Risposte to “…nonostante il vento gelido del Michigan: il FOUND SOUND di Detroit e le chiacchiere con TOM GELARDI, ex manager della Capitol Records – di Paolo Barone”

  1. mauro bortolini 13/12/2012 a 11:55 #

    Leggo sempre i tuoi reportages con molta invidia.
    Bellissimo anche questo. Beato te per i negozi di vinile!!!!!
    Riguardo a mister Gelardi, qualcun’altro credette ai beatles che uscirono
    negli usa proprio per la capitol, se non erro.
    PENSATE A DICK ROWE CHE RIFIUTO’ I BEATLES ALLA DECCA.
    Prese dopo i rolling stones ma é ricordato di piu’ per il rifiuto ai fab four.

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  2. LucaT. 13/12/2012 a 14:36 #

    Mi associo a Mauro , interessantissimo reportage dagli USA . C’è qualcosa di magico nel gironzolare per negozietti di vinili , a me capita spesso di andare in Inghilterra , dove anche nelle piccole cittadine a nord di Londra , trovi questi negozietti che vendono perlopiù album usati a cifre davvero convenienti . A maggio di quest’anno ho acquistato due album che possedevo in cd , DEATH WISH e il primo dei FIRM (questo ancora sigillato con l’adesivo nel cellophane) in totale non ho speso neanche 10 sterline !!! Certo non si parla di SGT Pepper o per restare in famiglia della prima edizione del quarto album del Dirigibile , però che goduria !!

    Dalle mie parti la realtà è invece un altra , gli storici negozi della città chiusi , e cd e (pochi) le ristampe dei vinili le trovi solo da Mediaworld o nei centri commerciali … tristezza …

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  3. bodhran 13/12/2012 a 17:08 #

    CHe gioia vedere le foto di quegli scaffali! I negozi di dischi andrebbero difesi come le librerie: e infatti anche queste chiudono sotto il maglio della grande distribuzione e dell’online. Ma un negozio impari a conoscerlo, ad esplorarlo, e va sempre a finire che in quel modo piano piano allarghi gli orizzonti e i gusti scoprendo cose nuove.
    E tutto sommato il discorso vale anche per le case discografiche, restano le indipendenti a fare scelte “artistiche” (magari sbagliando), il resto è marketing, analisi dei consumi, grafici e menate, come se l’arte fosse paragonabile a bibite gassate, merendine o non so cosa.
    Confindo nel girare della ruota della storia, sperando non giri troppo lentamente!

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  4. Danilo63 13/12/2012 a 18:19 #

    Sempre molto belli ed interessanti i tuoi articoli. Mi permetto di suggerirti anche “Beware of the dog” sempre di Hound Dog Taylor.

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  5. Eli 14/12/2012 a 15:09 #

    Che belli i racconti di Polbi dal Michigan.. Sembra quasi di aspettare l’uscita del nostro fumetto preferito. Esce e lo leggiamo tutto d’un fiato. Forse un giorno, passando davanti ad una piccola libreria, ci fermeremo e troveremo un libretto intitolato “Io e il Michigan” di Paolo Barone…e dentro tutti i gli articoli che scrive per il blog di Timo. E dentro la libreria Polbi che firma le copie..

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  6. Paolo Barone 14/12/2012 a 19:49 #

    Grazie tantissimissimo a tutti per i commenti….non ho parole….

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  7. Beppe R 15/12/2012 a 18:19 #

    Baron P, sei molto bravo ed efficace, un pò mi meraviglia che tu ti schernisca cosi, con tutti i presuntuosi che ci sono in giro. Posso aggiungere che nei miei anni “di formazione”, ossia i settanta, leggevo il mensile francese Rock & Folk, e c’era un giornalista vero, Philippe Garnier, che faceva entusiasmanti reportages sulle rock city americane e sulla loro scena underground, ad esempio quella del club Rat di Boston, dove suonavano i Real Kids, Willie Loco Alexander, i Thundertrain ed i DMZ. Tu me lo fai venire in mente. E non è poco, credimi. E in tuo omaggio, ora riascolto “Fun House” degli Stooges…

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  8. Paolo Barone 15/12/2012 a 21:55 #

    Beppe R, veramente, non so che dire….grazie tantissimo, mi gira la testa a leggere il tuo commento…..grazie, grazie, grazie!

    Fun House, che disco ragazzi, che disco…

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