MOJO n.230 – FLEETWOOD MAC cover (gennaio 2013) / THE BLUES MAGAZINE n.4 – RORY GALLAGHER cover (2012)

2 Gen

MOJO 230 Flettwood Mac Cover

10 pagine sui FLEETWOOD MAC alle prese on RUMORS. Benché non sia una storiella nuova, ho letto il tutto con passione…bell’articolo: profondo, scorrevole, godibile. La rivista dedica anche il CD all’album in questione, rivisitato da varie band. Purtroppo non mi ha appassionato più di tanto.

Nei 50 BEST ALBUMS OF 2012 vince JACK WHITE con BLUNDERBUSS. Questa predilezione che hanno i critici di mezzo mondo per WHITE continua a spiazzarmi. O sono io che non capisco più niente, o che JACK WHITE è l’artista più sopravvalutato degli ultimi lustri, o  – come temo – la situazione musicale di questo pianeta è davvero tristissima. Mah. Alla posizione 8 DR JOHN, alla 10 BOB DYLAN, alla 27 ZZTOP, alla 29 NEIL YOUG & CRAZY HORSE.

Film dell’anno SEARCHING FOR SUGAR MAN, il documentario su SIXTO RODRIGUEZ, artista di cui ci ha parlato Polbi qualche giorno fa.

Tra le recensioni delle ristampe, 5 stelle al primo dei DAMNED, uno dei pochissimi gruppi punk che ammiro e ancora ascolto. La rubrica HOW TO BUY è dedicata agli YES: 1° CLOSE TO THE EDGE, 2° THE YES ALBUM, 3° FRAGILE…fin qui niente da dire…ecco, l’aver messo al 4° posto RELAYER mi da un po’ da fare.

Da segnalare 6 pagine dedicate a GRAHAM PARKER & THE RUMOR.

Classic_Rock_Blues_Issue_4_Dec_2012_Rory_Gallagher

Meritatissima copertina dedicata al grande RORY GALLAGHER, segue articolo di 12 pagine. Anche qui il BEST OF 2012 a cui ho dato appena una occhiata. 7 pagine ai primi ROLLING STONES. Tra le recensioni l’ultimo degli ZZTOP (9/10), BLACK COUNTRY COMMUNION (7/10). Nelle REISSUES non raggiungono votazioni alte gli album di mezzo di GALLAGHER, si parla poi di DVD inutili tipo VOODOO CHILD di HENDRIX (6/10), LIVE FROM JAPAN di JOHNNY WINTER (6/10). Stesso voto anche per il nuovo divudi di ETTA JAMES, il ché mi pare piuttosto severo: i bonus footage del 1975 (con John Paul Jones al basso) e 77 non valgono mica poco. 3 pagine dedicate alla canzone DEATH LETTER di SON HOUSE, c’è ancora JACK WHITE tra le palle, ma l’articolo è molto interessante. Mi piacciono un sacco queste ricerche blues.

8 Risposte to “MOJO n.230 – FLEETWOOD MAC cover (gennaio 2013) / THE BLUES MAGAZINE n.4 – RORY GALLAGHER cover (2012)”

  1. LucaT. 02/01/2013 a 18:36 #

    Concordo , Jack White è stra-sopravvalutato , musicalmente parlando non ha inventato nulla di nuovo , la sua aria da bluesman non regge manco per il cazzo , ha una vocina da zecchino d’oro e una perizia tecnica pari a zero . Però sta tanto simpatico a gente come Jimmy P. , Keith R. e così via , però dubito che abbiano mai ascoltato un loro album . Io non l’ho mai fatto e mai lo farò !

    Tim , se vai alla Tower House , salutami Palmiro .

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  2. LucaT. 02/01/2013 a 18:37 #

    un suo album …

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  3. Paolo Barone 02/01/2013 a 23:37 #

    Jack White ha avuto il merito di scrivere l’ultima canzone rock di successo popolare, di massa. L’industria discografica intera ha ovviamente puntato molto su di lui, così come le vecchie glorie in cerca di un ponte verso il presente. Di fatto non gli e’ più riuscito, ma Seven Nation Army e’ ormai un classico, e a mio modesto parere i primi tre dischi (terzo in particolare) dei White Stripes sono molto belli. L’ultimo lavoro solista mi sembra francamente un disco insignificante. Oggi più che mai, se si vuole ascoltare musica rock “contemporanea” di un qualche spessore bisogna andarsela a cercare lontano dalle grandi vetrine, purtroppo Mojo, Uncut e compagnia inclusi. I quali mi sembra che continuino a svolgere un ottimo lavoro per quanto riguarda la musica dei decenni passati. Ho trovato invece un interessante selezione di dischi usciti nel 2012 su Rumore, piccola rivista nostrana con le orecchie ancora bene aperte.
    A me, classifiche ufficiali a parte, e’ piaciuto molto il primo album dei nordici The Spiders.
    Credo di essere ancora in tempo…Buon anno a tutti!

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  4. bodhran 03/01/2013 a 09:25 #

    concordo con Paolo B. sul giudizio di Jack White, quello dei White Stripes è a memoria l’ultimo pezzo rock di larga diffusione degli ultimi tempi. Ricordo che all’uscita di quell’album lo ascoltai per caso di sottofondo in macchina di un amico, e spesso buttavo l’orecchio nel tentativo di capire che cazz stesse ascoltando, se una compilation anni ’70 o cos’altro (un bootleg degli who… boh, arrivavano ‘sti mezzi riff che sapevano sempre di qualcosa di conosciuto…). Non è sicuramente un chitarrista “innovativo” (ma quanti dei considerati grandi poi lo sono realmente stati?) ma di sicuro sfodera una profonda conoscenza della materia, è un’abile produttore di suoni “reali”, magari la critica che gli si può fare è che tutto puzza di fatto a tavolino con gran mestiere, d’altronde quel rock-blues dei 70s è un genere “chiuso”, è appunto dei agli anni ’70, difficile oramai lavorarci per addizione.
    Per evolvere il rock ha da spostarsi chissà dove, penso che questo decennio qualche sorpresa ce la darà, sono anni che ci rimpinzano di chitarrine pop-rock standardizzate, se la ruota gira in qualche garage qualcosa sta succedendo.
    Probabilmente piace a Page e Richards proprio per lo spirito che lo muove più che per il resto, e volendo buttar lì un raudo avanzato dalla notte di capodanno, penso piaccia a Richards perchè gli somiglia molto in quanto a rapporto fama/merito.
    E ora, incuriosito, mi vado a sentire questi Spiders

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  5. LucaT. 03/01/2013 a 15:32 #

    Buona parte dei grandi chitarristi sono stati innovativi e come ! In un modo o nell’altro hanno cambiato il modo di suonare la chitarra , inutile stare a fare nomi …
    Sono pienamente d’accordo con Tim quando scrive “JACK WHITE è l’artista più sopravvalutato degli ultimi lustri, o – come temo – la situazione musicale di questo pianeta è davvero tristissima” .
    Entrambe le cose credo ma è solo il mio miserabile parere , spero che JW continui a fare album , se piacciono & incuriosiscono , è giusto che li comprino .

    Sembrerebbe interessante l’articolo sui Fleetwood Mac , non mi ritengo un loro fan in senso stretto , però alcuni loro album li amo molto . Stevie Nicks è una delle voci femminili (assieme ad Ann Wilson) che preferisco in assoluto .

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  6. Paolo Barone 03/01/2013 a 19:22 #

    Vorrei condividere una piccola riflessione sul tema riviste musicali: Appena rientrato dagli states vado in edicola, prendo quotidiano e riviste, e mi rendo conto di una cosa. Almeno tre delle nostre testate musicali sono dedicate principalmente a musica rock underground. In america se lo possono sognare. Ok, ormai c’e’ internet e compagnia bella, ma vedere un offerta culturale così varia e attiva in quasi ogni edicola del nostro paese e’ un piacere.

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  7. mauro bortolini 04/01/2013 a 14:17 #

    Ho ascoltato solo Seven nation army di tutta la produzione di Jack White.
    Ed il cd-single omonimo é l’unico disco che possiedo di lui.
    Il brano é molto bello, un classico oramai.
    Ma non mi sono preso la briga di approfondire.
    Confesso che é dal 1996 che non mi tengo aggiornato.
    Mi sono perso qualcosa?

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  8. alexdoc 04/01/2013 a 16:36 #

    Su Facebook ho scritto i miei meglio e peggio del 2012. Jack White inizialmente l’avevo inserito nei secondi, poi l’ho tolto perché più che altro mi lascia indifferente. Sembra che riesca a entusiasmare tutti, e neanche stavolta mi ha convinto. E’ un problema mio, ma non é mai riuscito a piacermi, in tutte le sue varie incarnazioni. Ha preso qualcosa da Jon Spencer (che invece mi piaceva e come) e lo ha trasformato in qualcos’altro che non mi ha mai conquistato. E non parliamo di “Seven nation army”, per me uno dei brani più sopravvalutati della storia, un mediocre brano indie rock riuscito a diventare tormentone pop di massa. Forse inconsciamente sto cercando di rimuoverla. A me lui non ha mai detto niente piaceva poco anche quando uscì con i White Stripes e nessuno lo conosceva. Trovo ancora adesso incredibile il suo successo mondiale pensando a quei tempi. Ma essendo io uno che non ha mai amato troppo nemmeno gli “intoccabili” Radiohead (a parte “The bends”) ci può stare. Sono personaggi che rispetto, non mi danno fastidio (se presi a piccolissime dosi), ma semplicemente preferisco ascoltare altro.

    Al contrario, quando si parla di Fleetwood Mac 1975-87, perdo ogni obiettività. Sono una delle mie band preferite di sempre, il mio concetto ideale di Pop, e dal vivo avevano una carica di tensione e teatralità sconosciute a chi li ha sempre creduti solo degli innocui canzonettari. Appena ho visto la copertina stavo per vacillare e comprare la rivista, poi la storia nota e stranota di Rumours, la faccia di Jack White e soprattutto il cd con quei disgraziati che osano sfregiare quell’album intoccabile hanno funzionato come antidoto. Comunque in questo 2013 sono tornati in tour, Rumours sarà ripubblicato per l’ennesima volta in edizione superdeluxe e forse spero tanto che sia la volta buona di avere finalmente in cd per il 40° anniversario il discone di culto “Buckingham Nicks” dove gli allora fidanzatini americani conquistarono l’interesse di Mick Fleetwood e salvarono una band inglese alla deriva… e il resto é storia.

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