GRAM PARSONS BLUES di Francesco Prete

25 Mar

Francesco è un mio amico romano che vive in Emilia, non troppo distante da me. Amante del rock, di quello americano in particolare, uomo di blues, interista. Grazie a lui, a Polbi e agli altri special guests, il blog può permettersi di prendere qualche sentiero che altrimenti batterebbe solo occasionalmente. Francesco (1°, quello vero) questa volta ci racconta GRAM PARSONS, anch’egli uomo di blues. Buona lettura.

“Ho cominciato così giovane

Praticamente in ogni cosa

Tutti i piaceri e tutti i rischi

Che altro potrebbe portarmi la vita?”

Gram Parsons hat

“Bello, bravo e maledetto”, “eccaallà”, si direbbe a Roma, la solita definizione retorica, vecchia e stereotipata che si costruisce intorno alle rockstar, meglio se passate da giovani a miglior vita dopo un’esistenza terrena fatta di eccessi e abusi, alcool, sesso droga e – appunto – Rock’n Roll. Ebbene, nulla di quanto sopra è retorico, né vecchio e tantomeno stereotipato se applicato alla vita (alla leggenda?) dell’Angelo triste Gram Parsons. Bello era bello, bravo non ne parliamo neanche, maledetto, purtroppo, pure. Non mi voglio soffermare troppo sulla sua biografia, per quella Wikipedia resta sempre un valido punto di partenza, ma alcune cose vanno dette. La gavetta, tanto per cominciare, quella vera, suonare in posti squallidi per pochi soldi, dove la gente a malapena si accorge di te perché in tutt’altre faccende affaccendata: i Beatles ne sanno qualcosa, e i locali del quartiere a luci rosse di Amburgo anche, così gli Stones – che ritroveremo più avanti – e gli Hawks al seguito di tale Ronnie Hawkind (ah, già, più tardi sarebbero diventati famosi come “The Band”). Ecco, la gavetta di Gram Parsons semplicemente non c’è mai stata, non nel senso pieno del termine. Questo ragazzo nasce da una ricchissima famiglia di proprietari terrieri e dal 1958 (lui era nato nel 1946, ha quindi 12 anni) riceve un vitalizio annuo che gli dà il privilegio di non doversi preoccupare del futuro e di potersi dedicare a tempo pieno alla musica.

Che fortuna, vero? Beh, non proprio, perché il padre si suicida appena un anno dopo. La madre trova un nuovo compagno, Robert Parsons, dal quale il ragazzo erediterà il nome – era nato Cecil Ingram Connors – ma le cose non vanno così bene. La vedova Connors morirà alcolizzata di lì a poco – che sia vera ‘sta faccenda che i soldi non fanno la felicità? – e la stessa sorte toccherà al patrigno Robert, che con il ragazzo, a quanto se ne sa, ha sempre avuto un buon rapporto.

“La musica mi ha salvato la vita!” Dai, quante volte l’abbiamo sentita questa frase, è ancora retorica? Certo, ma anche no, almeno per ora, perché il ragazzo sembra superare questi gravi lutti familiari tuffandosi nella musica, appunto. Inizialmente R’n’R leggero – siamo alla fine degli anni 50, Elvis impazza – con piccoli gruppi come i Pacers e i Legends, poi la scoperta del folk nei primi 60, quando sta cominciando a dettar legge un ragazzo apparentemente goffo e impacciato giunto a New York da Duluth, Minnesota. Suona dapprima in trio con Jim Stafford e Kent Lavoie, poi forma un gruppo denominato “The Shilohs”, la prima formazione della quale esiste documentazione sonora (“The Early Years 1963-1965”, raccolta pubblicata nel 1979, bluegrass e musica folk tradizionale, in cui Parsons nel cantato si diverte a “imitare” il tono profondo e sensuale di Elvis).

G. Parson the early years

Ancora robetta, d’accordo, ma il primo – piccolo –  “botto” arriva nell’ottobre del 1965, quando Parsons forma la “International Submarine Band”, il cui unico disco, “Safe at home” non riscuote un grosso successo di pubblico e, all’epoca, neanche di critica, salvo venire rivalutato in seguito (capita…) e indicato come il primo album Country-Rock della storia: per la prima volta Parsons incide alcune sue composizioni, fra le quali quella “Luxury Liner” che Emmylou Harris riprenderà nel 1977 e che darà il titolo al suo album forse più famoso.

G. Parson SafeAtHome

Qualcuno si è nel frattempo accorto del ragazzo e del suo genio, e guarda caso si tratta di un gruppo che, sulla scia del tipo di Duluth di cui si diceva poc’anzi, ha già elettrificato il folk, e allora perché non provare con il Country, musica più strettamente e tradizionalmente americana? “Sweetheart of the Rodeo” dei Byrds esce nel 1968, ed è leggenda. La nascita del “Country-Rock” viene ufficializzata, da qui prenderanno le mosse un’infinità di gruppi, cantautori e musicisti che non basterebbe un’enciclopedia per menzionarli tutti, anche se tutto sommato si tratta “solo” di un disco di cover (Dylan e Woody Guthrie fra gli altri) con tre soli originali.

The Byrds Sweetheart

Tutto bello? Non proprio: la personalità, fragile ma forte di Parsons, si scontra con quella del leader Roger McGuinn; a ciò aggiungiamo che Gram, durante un tour europeo, manifesta il suo rifiuto netto di suonare in Sud Africa, quale forma di protesta nei confronti del regime razzista di Pretoria. Così al ritorno negli States la rottura è definitiva: non solo, anche Chris Hillman decise di andarsene e di seguire Parsons (della formazione originale dei Byrds resta così il solo McGuinn). Il mondo del Rock è pronto per la nuova creatura: Ladies and Gentleman, the “Flying Burrito Brothers”! Parsons e Hillman portano all’estremo la loro visione musicale: country suonato con attitudine rock, non è solo l’elettrificazione degli strumenti ma proprio il “piglio” e, appunto, l’attitudine a caratterizzare questo nuovo tipo di musica: due album, due capolavori, “The Gilded Palace of Sin” e “Burrito Deluxe”, 1969 e 1970.

the-gilded-palace-of-sin-the-flying-burrito-brothers

The Fluing Burrito Brothers Burrito+Deluxe

Gram finalmente pacificato e avviato a una luminosa carriera con il suo nuovo gruppo? Macché! I rapporti con Hillman si incrinano e Parsons decide di lasciare. Nel frattempo si era avvicinato ai Rolling Stones, stringendo amicizia in particolare con Keith Richards (la versione di “Wild Horses” in “Burrito Deluxe”, pubblicata prima di quella degli Stones, dà “una pista” alla versione di Jagger & soci). Richards gradirebbe il ragazzo nel gruppo (c’è da sostituire il defunto Brian Jones), ma Jagger non è d’accordo e Parsons neanche. La frequentazione di Richards, che probabilmente aveva avuto un primo approccio nel tour europeo dei Byrds di cui si è detto prima, diviene assidua a Los Angeles durante le sedute di registrazione di “Let it bleed”: “Cacchio, so una sola cosa, io amo i Rolling Stones e Keith Richards” confida a Stanley Booth una sera, fuori dal locale in cui aveva appena suonato con i Burritos, aggiungendo: “…tutto quello che dobbiamo avere, al mondo, è più amore o che ci lascino più in pace.” E come dargli torto? E come non cogliere, in questa frase, la struggente sensibilità di un artista – ma soprattutto di un ragazzo – che la vita ha reso maledettamente fragile. Sto divagando, lo so, fatto sta che l’amicizia fraterna con Richards porta in seguito Parsons dapprima a Londra e poi in Francia, durante le sedute di registrazione di “Exile on Main Street”, altro capolavoro la cui principale caratteristica è la varietà di stili e fonti di ispirazione, e voi credete che a tutto ciò Gram sia estraneo? Ma non pensateci neppure!

Keith Richards & Gram Parsons

Keith Richards & Gram Parsons

Nel 1972 è di nuovo in America, inizia una nuova avventura musicale, stavolta da solista, con una nuova compagna, sul palco e nella vita, la bellissima Emmylou Harris.

GramParsons e Emmylou Harris

GramParsons e Emmylou Harris

“GP” vede la luce mel 1973, disco di una bellezza da far stare male, fra riletture di brani altrui e pezzi autografi: il piglio rock si è leggermente attenuato, se proprio vogliamo dare definizioni, possiamo parlare di una straordinaria sintesi tra Country, Folk e Soul. E il pezzo dedicato alla madre, “A Song for You”, beh, si fa fatica a parlarne tanto è struggente: chi riesce ad ascoltarlo senza commuoversi dovrebbe vergognarsi.

Gram Parson GP

Valore aggiunto, in tutto l’album, la splendida voce della Harris. Particolare: nei credits del disco c’è un ringraziamento speciale a tale Philip Clark Kaufman, lo ritroveremo più avanti. 1974: l’atto finale è “Grievous Angel”, testamento musicale e spirituale di Gram, romantiche ballate fra Country, Folk, Honky Tonk e (poco) Rock, inquiete, struggenti (quante volte l’ho già usato questo aggettivo?) e vulnerabili come raramente prima – e dopo, e sempre – nella musica popolare.

Gram Parsons Grievous Angel

Peccato che il disco sia uscito postumo: pochi mesi prima, 19 settembre del 1973, il corpo senza vita di Gram era stato trovato in una stanza dell’hotel Joshua Tree Inn, all’interno del parco nazionale del Joshua Tree, in California: l’Angelo triste aveva abbandonato la vita terrena per volare lontano. I referti ufficiali parlano, senza troppa convinzione, di overdose da morfina e alcool.

Joshua Tree Inn

Il corpo viene ricomposto, e si trova su una rampa per il trasporto bagagli all’aeroporto di Los Angeles, in attesa di essere trasferito a New Orleans per i funerali di famiglia: i parenti non vogliono nessuno che provenga dal mondo della musica, forse perché ritengono l’ambiente responsabile della sua perdizione.  E’ qui che Philip Clark Kaufman, insieme a un altro amico di Gram, lo trafugano, lo portano nel deserto e lo bruciano, secondo quelle che erano state le disposizioni funerarie dello stesso Parsons. I due si costituiranno il 5 novembre 1973, giorno del ventisettesimo compleanno di Parsons: non esistendo ancora una legge per la sottrazione di cadavere, saranno condannati solo al pagamento di una multa per il furto della bara. I resti non carbonizzati di Gram verranno successivamente trasportati in Louisiana e seppelliti nel Garden of Memories di Metarie.

Gram Parsons Grave

La parabola di Gram Parsons si chiude qui, ma la sua influenza sulla musica americana a venire sarà fondamentale: a lui dedicheranno pezzi i Poco (“Crazy Eyes”) e gli Eagles (“Good Day in Hell” e “My Man”), e nel 1993 un album dall’esplicito titolo “Commemorativo” con la partecipazione di Steve Wynn, Uncle Tupelo, Bob Mould, Vic Chesnutt e gli italiani Flor de Mal. La versione di “Juanita” di questi ultimi verrà giudicata da “Rolling Stone” il pezzo migliore dell’album, e questo a parere di chi scrive non fa che testimoniare ancora una volta l’universalità della musica di Parsons.

Gram Parsons

Gram Parsons

Appendice: Kaufman, amico fraterno nonché road manager di Parsons e factotum per gli Stones durante la loro permanenza a Los Angeles, qualche anno prima aveva scontato una condanna per possesso di droga a San Pedro, California; in cella con lui un tizio che rispondeva al nome di Charles Manson: ma questa, come si suol dire, è decisamente tutta un’altra storia.

Francesco Prete ®2013

 

4 Risposte to “GRAM PARSONS BLUES di Francesco Prete”

  1. Paolo Barone 25/03/2013 a 23:11 #

    Grazie per questo bellissimo pezzo e per avermi fatto conoscere GP.
    Ora, come ti ho già detto, licenziati, chiama Tim e mettete su una rivista, che di cose così ne abbiamo bisogno in tanti e non se ne trovano molte in giro…..!

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  2. Beppe R 26/03/2013 a 20:05 #

    Complimenti anche da parte mia per questo ulteriore contributo di notevole livello al valoroso Blog del nostro Tim. Farà senz’altro piacere al mio amico interista Ferdi (con cui vado regolarmente allo Stadio) grande appassionato/collezionista di Sixties-sound e di Country-Rock, oltre che attento lettore di TT.com…Ora lo avviso che c’è un pezzo su Parsons, ma l’avrà già notato.

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  3. tiziano's (the best guitar in Zianigo's) 26/03/2013 a 23:44 #

    …che storia,non ho mai coltivato particolarmente questo genere,troppe steel’s mielose e lagnose.Ma sapevo che Gram Parsons era un grande.Mi è sempre piaciuta questa dei Flying Burrito Brothers,”Colorado” http://youtu.be/dPpnvNlywP8 .

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  4. mauro bortolini 27/03/2013 a 07:59 #

    Senza nulla togliere a Gram Parsons, senz’altro un grandissimo personaggio,
    i Byrds che piacciono a me sono quelli dei primi cinque album.
    Li’ toccano vette altissime, anche psichedeliche ed orientaleggianti.
    Nei negozi specializzati gira in questi giorni un magnifico cofanetto dedicato ai
    Byrds che, oltre ad essere in versione deluxe con 4 o 5 cd , costa meno di
    25 euro.

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