Archivio | Maggio, 2013

SEASONS OF WITHER BLUES

3 Mag

Viaggio per il breve tratto di pianura che percorro abitualmente per andare e tornare da Brian, giorni festivi e sabati si susseguono in questo questo periodo di piena primavera. Rollo sulla blues mobile, mi ascolto DUANE ALLMAN,  BLUES FROM THE LAUREL CANYON di JOHN MAYALL, SONNY BOY WILLIAMSON con Page e Auger…

Ripensando alle mie cose mi soffermo su una email che il mio amico BILL McCUE di NYC mi ha inviato l’altro giorno:

How are you, my dear friend? I’m a little worried about you. Please let me know.” Subito ho pensato ad un email spam partita dal suo computer, ma dopo avergli chiesto conferma mi scrive “Yes – hello, caro mio. Just checking in. You seem very sad in your recent posts and emails. Hope everything is ok. I worry about you.”

Billy, dai miei post su facebook e dai commenti che faccio sul forum del LZClub che dirige, pensa che io sia triste.

Gli rispondo che sì, sono sotto pressione…fare il badante di mio padre, la crisi  che attanaglia ormai da più di quattro anni l’economia globale e dunque anche il distretto  in cui lavoro, l’insicurezza che la parola futuro ci regala ogni volta che la pronunciamo , la disastrosa situazione politica italiana, l’Inter che non va…ma poi, aggiungo anche che  I’m getting older and I becoming a bitter man…very sad, but it’s true.

Sì, diventando vecchio mi accorgo che mi sto trasformando in uno di quegli uomini di una (in)certa età amareggiati e rabbiosi. I miei post su facebook sono pieni di giudizi sommari su avversari politici, calcistici, religiosi. Anzi oramai non ho più avversari, ma nemici. Se sei emiliano, di sinistra, tifi Inter e ti piacciono i Led Zeppelin, le serie tv Homeland e il Trono Di Spade bene, altrimenti sei fuori.

Bel modo di ragionare, Tim Tirelli! Proprio tu che nella vita hai intrapreso percorsi di studio coraggiosi (5 anni di piscoterapia non sono uno scherzo), che hai scelto sentieri che  gli altri non prendono (cit. No Quarter) , che ti dichiari illuminato e consapevole…bell’ometto miserello che sei diventato. Tu che una volta hai cassato dai tuoi amici di facebook il compagno della tua miglior amica perché aveva pubblicato un clip di youtube intitolato “ODIO L’INTER” e un amico di rock solo perché aveva scritto che forse CARLO GIULIANI quel giorno avrebbe fatto bene a starsene a casetta sua, per poi ritornare mentalmente sulla cosa spesso e sentire di avere sbagliato, tu che riesci a tollerare il fatto che uno dei tuoi mentori su facebook si sia iscritto al gruppo INTERISTA PEZZO DI MERDA, tu che dopotutto sai stare ad ascoltare, che sai consolare, tu che non credi ai miracoli ma li sai fare (cit. De Gregori)…guarda come ti sei ridotto.

Ripiegato su te stesso come un inquisitore del blues qualunque, incapace di elaborare e quindi di dissolvere rabbia, frustrazioni, angosce e dolori.

Ripiegato su te stesso a piangerti addosso

La groupie e Tim Tirelli, l’inquisitore spossato del blues

Ma così fai la fine del giudice di IN PRIGIONE IN PRIGIONE, bel patachèn…

Immerso in questi pensieri faccio ritorno verso il posto in riva al mondo, arrivo, spengo la macchina, lascio lo stereo acceso con CSNY e vado a naufragare nel countryside…

TT drifting in the countryside... - foto di LST

TT drifting in the countryside… – foto di LST

Costeggio fossi, contemplo pioppi, calpesto piscialetti. Circumnavigo la piccola tenuta Ganassi, con gli occhi seguo le evoluzioni di Palmiro che rincorre farfalle, per poi andare a riposarsi sotto a un frassino poco dopo …

Palmiro si riposa sotto un frassino - foto di TT

Palmiro si riposa sotto un frassino – foto di TT

Piano piano ritorno in me, seguo il sorriso luminoso della groupie, salgo le scale, pranzo. Un doppio Southern Comfort, gli Allman al Fillmore East, la primavera che arriva in netto contrasto con le  stagioni dell’appassimento che regolano il tempo atmosferico della mia anima. Mi chiedo se troverò mai pace…

Non siamo i soli a disquisire sull’accidia musicale di JIMMY PAGE

2 Mag

http://www.stuff.co.nz/entertainment/blogs/blog-on-the-tracks/8607098/The-homily-of-Jimmy-Page

(Grazie a Bill McCue & Tommy Gamard)

JP in metropolitana a NY - foto di Ross Halfin

JP in metropolitana a NY – foto di Ross Halfin

WHITESNAKE “Made In Japan” (2013 Frontiers Records) – TT

2 Mag

Whitesnake---Made-In-Japan

Avevo pensato di soprassedere e di non parlare di questo  inutile disco live, non volevo passare sempre per quello che bastona le uscite degli Whitesnake, ma poi mi son detto: è il mio blog, gli Whitesnake sono stati un gruppo che ho amato molto, non devo farmi condizionare da un paio di commenti un po’ acidi nei miei confronti, commenti ricevuti in passato quando ho recensito uno degli ultimi due (bruttissimi ) album da studio del gruppo di Coverdale.

Io capisco che per questi grandi gruppi di seconda fascia del passato ormai non rimanga che fare concerti, di album da studio ormai nessuno sente più l’esigenza, difficilmente si riesce a pubblicare qualcosa che valga la pena di esser ascoltato, e in ogni caso le vendite sarebbero scarsissime. E allora ecco l’ennesimo tour e l’ennesima testimonianza su cd e in bluray.

Capisco anche il problema che ha gente come David Coverdale… ne ho discusso in passato con Picca: se anche per ipotesi ci si rendesse conto che a sessantanni e più forse varrebbe la pena smussare certe asperità metal e un po’ cafonesche, evitare i registri alti, confezionare con più eleganza e intelligenza i successi del passato, magari riportando a galla lo spirito musicale originario del gruppo , non è detto che il pubblico accetterebbe tutto ciò. Il ventenne, il trentenne di oggi che va ad un concerto degli WHITESNAKE, ha negli occhi la versione MTV del gruppo, il Coverdale biondo, i chitarristi funamboli, il metal tout court che ammanta pezzi veloci, ballad e il blues based hard rock dei primi anni.

Lo capisco, ma non lo condivido. In formazione non c’è un musicista personale, un anima che riesca ad emozionare, sono tutti bravi session men metal che eseguono le loro parti senza errori ma che non dicono nulla. Il niente assoluto. Il sound dell’album poi mi pare piuttosto lofi. C’è lo spazio per la “Resa dei conti della sei corde” e per l’assolo di batteria… cose così anacronistiche da essere imbarazzanti. Magari se ti chiami EDDIE VAN HALEN un certo senso questi spazi possono ancora averlo, ma gli assoli di Doug Aldrich e Reb Beach e del batterista (insopportabile) Briian Tichy dovrebbero esserci risparmiati.

La voce di Coverdale sembra essere andata in modo definitivo. Quando cerca l’acuto il risultato è assai triste, nelle parti lente tipo gli inizi di LOVE AIN’T NO STRANGER e FOREVERMORE il  timbro riesce ancora a dare qualche brivido, ma si capisce che è una voce più fragile e debole. Un vero peccato. La scaletta non è nulla di particolarmente eccitante, su 12 pezzi solo sei classici, suonati in modo ridondante,  poi due assoli e quattro pezzi più recenti per nulla convincenti. Coverdale ce la sta mettendo tutta per spezzarmi il cuore.

PS: come se non bastasse tutto questo, il bonus disc audio contiene il soundcheck del tour giapponese del 2011. Il soundcheck? Siamo così mal ridotti che adesso ci mettiamo a pubblicare i soundcheck su uscite ufficiali! Mamma mia.  E poi vogliono farmi credere che il rock non è morto.