BLACK SABBATH “13” (2013 – Vertigo) di Giancarlo Trombetti

20 Giu

Digipack

Se non avessi dovuto scriverne per Outsider, quasi sicuramente avrei aspettato ancora molto, prima di comprarmi “13”. E non si sarebbe trattato solo di un problema di budget, ma anche di un velo di tristezza che mi ha avvolto da quando mi sono messo a leggere le dozzine di interviste rilasciate dai Sabbath; le interviste che nessun accadimento umano può impedire al marketing di importi. E da quelle interviste trasuda, più che traspare, la necessità di tener conto del tempo che scorre, il vero e forse principale motore di questa riunione. Ricordo che quando John Lennon venne ucciso, quella simpaticona della Yoko Ono fece tre telefonate: una a Zia Mimi, per dirle che aveva perso il figlio che non aveva mai avuto, una a Julian, per dirgli che aveva perso il padre che non aveva mai vissuto. La terza a Paul, per dirgli che aveva perso “l’ultima possibilità per riconciliarsi con se stesso“. Ecco, credo che Ozzy abbia chiesto a Sharon di fare qualsiasi cosa per evitare di ricevere anch’egli una telefonata simile a quella di McCartney. E a Sharon Osbourne e Rick Rubin si deve la volontà di appianare qualsiasi problema procedurale o legale avesse potuto impedire di non rispettare i tempi. Di non far scorrere invano il tempo, che è poco. Altrove ho cercato di spiegare quanto senso di morte pervada questo disco; forse involontariamente, forse consapevolmente. E non esiste il bisogno di andarsi a scovare un indizio che riassuma il prodotto, nessuno sforzo investigativo: la prima frase della prima canzone chiude da sè qualsiasi porta. “E’ la fine dell’inizio, o l’inizio della fine?” e da qualsiasi lato si osservi l’affermazione, se ne conclude che di fine, comunque, si tratti.

Black sabbath 2013

Ma  è l’intero disco ad essere pervaso dalla consapevolezza di non avere tempo, di essere accerchiati da quell’arcano senso di morte che ironicamente tanto è stato accarezzato nei modi e negli atteggiamenti dei Black Sabbath, in passato. Solo che questa volta non si tratta di un incontro buffo come quello di Brancaleone davanti al suo destino. Molti testi scivolano su mezze frasi che una volta avrebbero lasciato intatto l’umore dell’ascoltatore, ma sentir cantare oggi : “Non voglio vivere per sempre, ma non voglio morire“, stride all’orecchio. Così come dà fastidio leggere i ringraziamenti dei singoli tre Sabbath – uno, Bill Ward si è perso per strada e non certo a causa di un problema contrattuale, pietosa bugia a coprire l’impossibilità di reggere lo studio e il live con la sua batteria lottando contro la mancanza di memoria – che hanno odore di infermeria: Ozzy che dedica al figlio malato di sclerosi il suo lavoro dicendo che “ha molto più coraggio di me”, Butler che riesce a evocare Ward ed il suo fantasma di musicista, Iommi che ringrazia i medici “senza i quali non sarebbe stato in grado di suonare alle sessions“. No, “13” non è un disco come tutti gli altri: è un “funerale elettrico”, un addio calibrato sui tempi che il Fato vorrà lasciare a Toni Iommi, malato di linfoma, il più grande creatore di riff del rock and roll, l’unico e vero “man in black” che vogliamo ricordare. Ho amato i “miei” Sabbath fin dal primo, oscuro, disco; non necessariamente il migliore ma il più coraggioso, il più diverso da qualsiasi altro, quell’anno. Ho iscritto Iommi nel mio piccolo e personale Olimpo dei chitarristi preferiti, perdonando a lui ed ai Sabbath di aver dato vita anche a quelle terribili e infantili nuove tendenze metal che non riuscirò mai ad apprezzare, ho sorvolato sulle migliaia di gruppi inneggianti a satana, ai massacri e agli sbudellamenti, alle violenze gratuite e ai ritmi anfetaminici che non rendono neppure onore ai capostipiti, gruppo dalle sudate origini blues, ho ringraziato il Dio del rock quando ai Sabbath si unì quella grande voce che era James Dio e sono riuscito persino a godermi di quel bistrattato “Born again” che a me tanto piacque.

Iommi

Ora devo fare i conti con la possibilità che tutto sia  a un passo dal finire. Ecco perché quel cd avrei atteso molto di più ad acquistarlo: per prolungare le speranze. Ed oggi che sono giorni che non ascolto altro, non so nemmeno se sia il caso di dare un giudizio su quei riff che tornano a riempire la mia stanza, la mia vecchia auto, se sia necessario dire se un brano sia migliore di altri, se Ozzy non sia più dal quarto album in poi il mio terminale preferito per dar voce al Sabba Nero. Anzi, ogni volta che lo vedo muoversi senza coordinazione, che lo sento ripetere le medesime frasi o urlare i medesimi “Dio vi benedica”, lui, il Sacerdote del Male, vengo avvolto più da un senso di tenerezza che dall’immagine del rocker maledetto.

Ozzy O Black sabbath

Certamente, ho il mio solo preferito, quello che per me rappresenterà l’addio del “mio” Iommi, il finale di “Zeitgeist”, certo apprezzo di più il brano d’apertura, “End of the beginning” e sento vive le radici blues in “Damaged Soul”, ma capisco che parlare di “13” come di un normale disco di un gruppo rock and roll sia fuori luogo. Rubin ha fatto la cosa più intelligente per un produttore messo di fronte alla necessità di incorniciare una leggenda: li ha lasciati liberi di riassestarsi l’un l’altro, di tornare a coordinare i propri ricordi, restituendo, per poco, quel profumo di voglia di suonare che forse s’era andato perduto. “13” è il disco che avrei voluto sentire subito dopo “Volume 4”, insieme a “Master of reality” il mio preferito, ma la storia è andata diversamente. Spero che tutto quello che sto provando e sento sia un clamoroso errore di valutazione, che la vita prevalga e che molto muti nel futuro di uno dei miei gruppi adolescenziali preferiti, ma sentire quel tuono, con quella campana e quella pioggia in coda all’ultimo brano è la chiusura di una storia, il cerchio che si chiude, tutto che riporta all’inizio. Non resta che la leggenda, adesso.

Giancarlo Trombetti©2013

31 Risposte to “BLACK SABBATH “13” (2013 – Vertigo) di Giancarlo Trombetti”

  1. DoC 20/06/2013 a 11:45 #

    Spettacolo !!! Dovrebbe essere nel pacchetto che mi è arrivato ieri da Amazon UK e che non ho ancora aperto, arrivo sempre a casa tardi la sera !!! Ciao, DoC

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  2. davide 20/06/2013 a 13:11 #

    …e pensare che a me emoziona anche che la recensione sia fatta da un giornalista che, come la musica, mi riporta indietro alla adolescenza…dove recensire era anche un po’ raccontare una storia.
    Qualche anno fa leggevo la recensione del ‘nuovo’ Eternal Idol (di Beppe Riva mi sembra), un filo conduttore per me…ah, è come essere in un salotto della musica!

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  3. mauro bortolini 20/06/2013 a 15:22 #

    Un album importante che rappresenta il sigillo per gli inventori di un genere.
    E per i critici che li affossarono nei seventies, per i musicisti che presero le
    distanze dal loro fare musica, ricordo le parole di bruce dickinson:
    NOI SAREMO TUTTO QUELLO CHE I BLACK SABBATH NON SONO STATI.
    13 ricorda al mondo che i maestri del metal sono ancora i black sabbath.
    NEVER SAY DIE!!!!

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  4. Fausto Tom Tomelleri 20/06/2013 a 20:29 #

    Ehi, c’è qualcuno che riesce a spiegarmi come si fa a credere ancora dopo 40 anni a queste “uscite” ? E’ il rock una musica per ultra sessantenni o sono io fuori, outside, offside? Grazie ciao Tom

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  5. mauro bortolini 20/06/2013 a 22:01 #

    Ultra-sessantenni, certo.
    Leggevo adesso l’introduzione di Max Stefani al suo giornale OUTSIDER.
    Over 40 oriented , lo definisce, perché sono gli unici che leggono ancora
    giornali rock e comprano dischi, afferma Max.
    Un giornale che fornira’ il meglio della stampa rock internazionale.
    In copertina i clash, in seconda pubblicita’ di deep purple e status quo,
    nell’ultima pubblicita’ degli eagles.
    All’interno servizi su Stills, Gram Parsons, John Martyn, etc.
    Fausto, se cerchi il nuovo dal rock, 13 e Outsider non fanno per te.
    Io li ho comprati.
    Tu hai delle novita’ da propormi ?

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    • Fausto "Tom" Tomelleri 21/06/2013 a 13:07 #

      No… purtroppo, o forse Alabama Shakes, Peanut Butter Lovesicle, Pearl Handled Revolver, ma siamo sempre lì a Classic Rock ed. Italia…
      Ho l’impressione che viviamo tutti -io,voi-inseguendo il passato 60s-70s e so che il meglio è stato già scritto…ma quando i nostri vecchi idoli ritornano dopo anni di oblio, non so più cosa dire,fare, pensare….
      mi suona come le celebrazioni dei “Combattenti & Reduci” o dell’Azione Cattolica (sai le Fiamme Verdi, Rosse, Gialle e Blu), le Feste dell’Unità o quelle della Balena Bianca
      Il Rock – se esiste ancora – vuole linfa giovane, ormoni, adrenalina, non cariatidi ammuffite dall’età, le droghe, l’alcool…. con i ricordi puoi farci un lacrima….I hope I die before I get old….e poi perchè minestre riscaldate o il chewing gum di ieri
      Di OUTSIDER sono il primo acquirente in Verona, mi piace assai ma si torna ai vecchi tempi dead & gone…fatemi sapere la vostra opinione ciao Tom

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      • mauro bortolini 21/06/2013 a 21:11 #

        E’ chiaro che io molti anni piu’ di te.
        L’ultima onda che ho cavalcato é quella del grunge.
        Pete Townshend voleva morire prima di diventare vecchio e
        per fortuna non c’é riuscito.
        L’ho visto all’arena della tua citta’ pochi anni fa.
        Muffa, droga e alcool ? Cariatide ?
        Cazzo, che musicista ho visto quella sera!!!!!

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    • Fausto "Tom" Tomelleri 22/06/2013 a 10:57 #

      Dubito parecchio tu sia più vecchio di me, visto che sono nato il giorno in cui – così pare – Muddy Waters ha inciso la mitica “Rolling Stone”, (febbraio 1950) e forse proprio per l’età sono un pò diffidente sui vecchi idoli, magari “13” è okay, a volte succedono i miracoli. saluti

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  6. lucatod 20/06/2013 a 22:25 #

    Bellissima recensione per un album che promette davvero bene , ho ascoltato alcuni pezzi e devo dire che mi hanno colpito subito positivamente , non me l’aspettavo .

    Se credere o meno a queste operazioni , io certo non ci vedo l’ingenuità degli esordi , ci mancherebbe altro ,ma la bontà del progetto è abbastanza evidente dalla qualità della musica registrata , non innovativa (e che importa !!!) ma piuttosto forte .
    Il rock roba da ultra sessantenni ? Probabile , dato che sono quest’ultimi ad avere creato il miglior rock degli ultimi 50 anni . Ma l’ascoltatore mi auguro possa essere chiunque , da un coetaneo delle leggende viventi , ai ragazzini che vanno a scuola e riscoprono i vecchi dischi , leggono libri e si tengono informati . Almeno spero .

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  7. Paolo Barone 21/06/2013 a 00:02 #

    Bellissima recensione. Bellissima, davvero. Grazie, si legge raramente roba così…

    Oggi nel posto dove lavoro (che non ha nulla a che fare con la musica) due ragazze di ventisei e ventinove anni, parlavano di musica citando Stooges, Zeps, Afterhours, Mark Lanegan, Massive Attack, Neil Young, Tricky, Stones, Brian Jones & Mick Taylor, Swans, Blues Explosion e Black Lips. Insomma, cose da appassionati come loro veramente sono. E poi migliaia di kilometri per i concerti, nottate in treno su e giu per l’Italia, tentativi di backstage e magliette ricordo. Gli chiedo per curiosita’ quale sia l’ultimo disco che hanno comprato, e mi rispondono con la lista degli ultimi che hanno ascoltato via computer. Riviste manco a parlarne. Mi hanno dato la netta sensazione di un approccio radicalmente diverso alla musica, ma di un immutata passione.
    Domani gli passo il nome del Blog, fosse solo per leggere questa recensione.

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  8. saurafumi 21/06/2013 a 09:43 #

    Grazie a Giancarlo Trombetti per quello che ha scritto… mi ha fatto venire i brividi… grazie davvero.

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  9. timtirelli 21/06/2013 a 10:12 #

    Sono felice che questa “recensione” abbia suscitato entusiasmo e che tra noi ci sia vera ammirazione per Trombetti (e per Riva). Quando ho chiesto a Giancarlo di scrivere qualcosa per 13, mi ha risposto in 5 minuti, accettando immediatamente, sebbene avesse fatto da poco la stessa cosa per OUTSIDER. Ora, che un giornalista musicale di tale fama ed esperienza, non ci pensi due volte ad impegnare del tempo senza compenso alcuno per un blog miserello (e lo dico in modo affettuoso) come il nostro, ti fa capire che razza di passione ancora lo domini.

    Quando ho letto la sua recensione sono sobbalzato sulla sedia…scosso da questa riflessione profonda ed umanissima che sta in equilibrio tra spiritualità e razionalità, con le tenebre in sottofondo.

    Mi piace davvero un casino, e sono contento che lavori del genere siano sul nostro blog.

    Hats off to Giancarlo Trombetti.

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  10. mauro bortolini 21/06/2013 a 13:31 #

    Quello che scrive Trombetti su 13 é commovente.
    E aggiungo che il suo articolo su outrider dedicato a thick as a brick, vale
    da solo l’acquisto del giornale.
    Bellissime anche le considerazioni su ciao 2001 che sembra aver orientato
    il pubblico italiano verso il progressive inglese a sfavore del rock americano.

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  11. Danilo63 21/06/2013 a 13:58 #

    Un grazie a Giancarlo Trombetti che mi ha fatto apprezzare ancora di più l’ultima fatica dei Black Sabbath. Mi permetto solo di consigliare la versione con i due CD.

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  12. The Ghost Of BR 21/06/2013 a 14:31 #

    Anche a me questo Trombetti sembra proprio bravo, mi vien da pensare che vanti un curriculum di più lunga data rispetto a Night Crawler, anzi no, Outsider (Night Crawler è un pezzo bellissimo che mi torna in mente, ma non centra nulla…). Aggiungo che al suo posto mi sentirei lusingato dai rimarchevoli apprezzamenti ricevuti; anche uno scriba cosi talentoso, senza lettori competenti che se ne accorgono, conterebbe poco. Riguardo ad Outsider, vale un elogio per contenuti ed impaginazione sobria ed efficace, sebbene ignori tendenze di classic rock che meriterebbero trattamenti adeguati. Però il secondo numero non l’ho visto, in copertina ci sono i Clash (con tutto il rispetto per il defunto frontman effigiato) che nella mia scelleratezza, considero uno dei gruppi più sopravvalutati della storia. Tornando all’eccellente recensione del Sig. Trombetti, in veste di fantasma non posso che sentirmi emozionato dalle riflessioni dedicate al “crepuscolo” di questi Dei Oscuri, mentre sul loro immortale retaggio discografico, mi permetto di dissentire in termini di preferenze (dopo tante lodi non si indigni l’autorevole scrittore): a mio avviso gli apici creativi restano Black Sabbath e Paranoid, mentre l’album della maturità (senza però la freschezza compositiva dei primi due), è Bloody Sabbath. Siccome il Trombetti comprensibilmente denigra la progenie apocalittico-metallara dei Sab Four, mi sorprende un po’ che citi come il suo favorito proprio Master Of Reality, che sta alla base dei suoni più compressi, minimali e “cacofonici” di tanti imitatori. Infine, vero è che il rock non dovrebbe esser affare di vecchietti, ma gente come me che emerge da foschie secolari rimane ancorata a certe Leggende, comunque terribilmente plagiate anche dai giovani rockers contemporanei. Però è troppo sbrigativo pensare che il rock stia morendo con loro, infatti, tanto per restare in tema, trovo che nel 2013 il “vero” Sabba Nero sia rappresentato da un altro gruppo…

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  13. Giancarlo T. 21/06/2013 a 23:01 #

    …infame sòla del fantasma del mio adorabile amico Joe Shore…ma non avresti dovuto pure tu farne la recensione? Dato che sto con un piede fuori casa e l’altro vicino al computer (..cacchio se mi ha spaventato il rumore del terremoto, stavolta…) non posso dilungarmi. Però sai perfettamente (ne abbiamo parlato un sacco di volte) che i primi quattro album sono, per me, il massimo che il Sabba potesse fare; il resto ha alcune cose, ma la media cala…ripensando alla gioventù, mi sento più affascinato da quei due perché…perché li ho scoperti da solo, senza l’aiuto di “Pop off” o di “Supersonic”… ;) ma la quadrilogia (…se po’ di’ quadrilogia? Boh?) è inarrivabile…aspetto di leggerti vagabondo d’un vagabondo…
    PS : Tim …più di una pizza non otterrai, dunque piantala lì… :)

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  14. Pol 22/06/2013 a 14:34 #

    Bella recensione, davvero. Anche io sto ascoltando l’album e cercherò senz’altro conferma nelle parole di Giancarlo, filtrando il tutto attraverso il mio “sistema emotivo”.
    Rubin è il produttore di lusso che ha ridato vita alle band gloriose che si sono perse ad un certo punto della loro carriera, la lista è consistente.

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  15. bodhran 22/06/2013 a 16:38 #

    Arrivo tardi, ma anch’io mi unisco ai complimenti per l’articolo. Non sono un grande estimatore dei BS, ma è oramai raro leggere una recensione che vada oltre il “mi piace” o “non mi piace” di chi scrive (il cui gusto a quel punto vale quanto di chi legge), ma che lanci al lettore una chiave interpretativa, un suggerimento che faccia venir voglia di ascoltare comunque un album.

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  16. Sara Crewe 25/06/2013 a 12:28 #

    Grazie per la bellissima recensione. I Black Sabbath sono stati uno dei primi gruppi che ho amato, uno di quelli che ho amato di più, e che non smetterò di amare. Il rock roba per vecchi? No, non è il rock che è morto, è la società che sta morendo. Vogliamo riflettere un attimo sul fatto molti dei gruppi rock hanno composto brani bellissimi quando i loro componenti erano poco più che ragazzini? Che cosa c’era dietro quella musica? Che cosa c’era nella società, allora, nella mente dei giovani, nel loro modo di vivere e di pensare? Da dove venivano quella linfa, quella creatività, quell’energia? E’ la società che sta morendo, è la gente che sta morendo, zombies televisivi in marcia verso il nulla, quando ancora riescono a muoversi, e nessuno ha veramente la forza, l’energia, l’immaginazione e il coraggio necessari per raccontare tutto questo, senza banalità e senza retorica. Il “vecchio” rock è ancora un’iniezione di vita in mezzo alla marea montante di cadaveri ambulanti. Ricordare il mondo quando era vivo non fa male… conservare un tizzone per riaccendere un fuoco nuovo… “and the flame still burns”.

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  17. lorenzotre 01/07/2013 a 23:13 #

    Joe Shore e Giancarlo T. era da tempo che non leggevo pagine così gustose.Il vostro silenzio è un delitto,sprecare talento è peccato mortale, ravvedetevi, SCRIVETE cazzabubbola!!

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  18. mauro bortolini 02/07/2013 a 20:59 #

    Il disco 13 dei Black Sabbath puo’ essere nato per i piu’ svariati motivi.
    Nonostante tutto quello che i detrattori possano dire, il tentativo di
    creare di nuovo il sabba nero é piu’ che riuscito.
    Ora posso ricominciare a comprare le riviste hard / metal italiane che
    da tempo evitavo.
    Ce ne vorrebbero di dischi come questo.
    Pur grandissimo fan del dirigibile, temo che i tre led riuniti oggi non
    sarebbero in grado di evocare altrettanto bene i vecchi spiriti.

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    • Lorenzo Stefani 04/07/2013 a 18:38 #

      Concordo con te, Mauro. Ho preso anch’io il cd limited edition con le 3 bonus tracks, sabato ho atteso che le figlie schiamazzanti uscissero di casa, ho alzato il volume e … Hats off to Tony Iommi! Merita veramente la massima ammirazione, quel gran baffo: nonostante la malattia che sta combattendo ha messo insieme gran bei riff e qualche assolo veramente di alto livello. Ho l’impressione che il vero Dark Lord (oltre che Iron Man) ormai sia lui. Io l’ho visto 2 volte coi Sabbath dell’era di Tony Martin, che ad alcuni piacciono molto ma a me non tanto: lui era concentratissimo, consapevole dei suoi mezzi, efficace e solenne nei gesti, mai eccessivo o enfatico: un vero gigante on stage. E’ apprezzabile anche quanto è riuscito a fare Ozzy, anche se R.J. Dio gli ha sempre dato 10 a 0, dal mio punto di vista. Peccato che abbiano cancellato la data di dicembre a Milano (per motivi non chiari), i Sabbath meriterebbero di essere visti – probabilmente per l’ultima volta – anche sobbarcandosi un viaggio all’estero.

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  19. mikebravo 29/07/2013 a 18:48 #

    Segnalo per gli appassionati il nuovo numero di classic rock uk.
    Intervista e copertina con i black sabbath.
    Cd allegato con copertina di 13
    Il tutto racchiuso in un box che si apre a croce dedicato ai B S!!!!
    13 è andato al numero 1 delle classifiche in tantissimi stati.
    Ottime vendite e recensioni piu’ che buone.
    Anche il buscadero ne ha parlato bene………

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  20. mikebravo 12/12/2013 a 12:12 #

    A Giugno 2014 Black Sabbath a Casalecchio di Reno.

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  21. mikebravo 27/12/2013 a 16:10 #

    Sto leggendo l’autobiografia di Ozzy.
    In una pagina racconta della prima volta che ascolto’ i Led.
    Fu in club di Londra. Un DJ mise un disco che lo fece andare fuori di
    testa. La voce del cantante gli era familiare.Chiese se erano i New
    Yardbirds ma gli fu risposto che si chiamavano L Z..
    Dopo essersi esibito ozzy torno’ dal DJ perché non riusciva a togliersi
    dalla mente il disco.Si fece leggere i nomi dei componenti ed imparo’
    che i L Z erano un gruppo nuovo .
    Ozzy afferma che ERA IL MIGLIOR ALBUM CHE AVESSE SENTITO
    negli ultimi anni,
    Sul furgone, tornando a casa, disse a IOMMI Hai sentito quant’é
    pesante il sound del disco dei led zeppelin ?
    Senza battere ciglio lui rispose : NOI SAREMO PIU’ PESANTI.

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  22. mikebravo 19/01/2014 a 12:50 #

    Metal hammer esce con un numero pesantemente dedicato ai BLACK
    SABBATH. Intervista di MICK WALL e foto di ROSS HALFIN.
    Copertina con Ozzy e contenitore cartonato della rivista con foto dei
    tre. Cd allegato dedicato ai gruppi figli dei B S.vol. 2.
    Tra i concerti segnalato un festival a giugno con iron maiden, black sabbath,
    aerosmith, soundgarden, deep purple,e una ventina di altri gruppi.
    E ricordiamoci sempre la frase del singer dei maiden:
    NOI SAREMO QUELLO CHE I BLACK SABBATH NON SONO STATI…..

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    • Lorenzo Stefani 21/01/2014 a 19:37 #

      E dove sarebbe questo mega festival? Che io sappia i Soundgarden suonano con i Black Sabbath in alcune città della Germania, in estate

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  23. mikebravo 22/01/2014 a 07:45 #

    E’ sul numero di metal hammer di gennaio e la pubblicita’ occupa
    una pagina intera. E un MEGA festival e ci sono anche i MEGA death.
    HELL FEST a CLISSON in Francia dal 20 al 22.
    E’ piu’ comodo vedere i black sabbath a casalecchio di reno il 18.

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  24. mikebravo 19/06/2014 a 08:50 #

    Ieri sera i black sabbath hanno suonato a 2 km da casa mia.
    Non potevo mancare.
    Non ero nel parterre perché con me c’erano amici e amiche a digiuno di rock.
    Avendoli seguiti dal 1971 ed avendo comprato il biglietto da dicembre scorso,
    l’attesa era grande.
    Nonostante il grande entusiasmo del pubblico presente, non é che i B S mi
    abbiano soddisfatto molto.
    Ozzy non c’é con la voce, Iommi c’é ancora ( con quello che sta passando)
    ma la canzone meglio eseguita é una dell’ ultimo album.
    Si canta con Ozzy per tutto il concerto per aiutarlo.
    Al termine si accendono le luci, niente bis.
    I fans sfollano senza problemi.
    All’uscita, per divertire la compagnia, intervisto ragazzi e ragazze chiedendo della
    prestazione di Ozzy.
    Io non ne parlo bene ma tutti mi rispondono che é un grande.
    Si’, vabbe’, dai concerti esco sempre un po’ brillo.

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    • Lorenzo Stefani 01/08/2014 a 01:32 #

      Ciao Mike, a Bologna il 18 giugno c’ero anch’io, ma nel parterre. Che dire? Io non sono mai stato un vero fan di Ozzy, pur ascoltandolo da tempo immemorabile: tra i cantanti del Sabba Nero ho sempre preferito Dio, ed in questo senso so di appartenere ad una minoranza perché ormai è diventato un luogo comune dire che i veri Black Sabbath sono solo quelli con Ozzy.
      Mr. Osbourne non ha mai avuto una gran tecnica; inoltre non mi entusiasma la sua tendenza durante i concerti a sbraitare di continuo, tra una strofa cantata e l’altra, stile mandriano che raduna i buoi: “We love you all!” “Let’go fucking crazy / insane!”, “I can’t fucking hear you!”, ecc.
      Così fomenta gli istinti per l’appunto più bovini della folla: dietro di me c’era uno che si sgolava urlandogli frasi carine tipo (all’inizio del concerto): “vecchio di merda! Arriva fino al microfono e poi muori”, tanto che stavo per chiedergli: e allora perché sei venuto a vederlo se ti sta tanto sulle palle?
      Però questo stesso suo limite, che lo fa assomigliare – anche per via delle movenze impacciate – all’attuale Vasco Rossi, è uno dei motivi per cui sta simpatico alla maggior parte della gente, ed anche a me sotto sotto fa ridere e mette allegria, soprattutto quando saltella goffamente, tira secchiate d’acqua sulle prime file o incita la folla a scandire anche i nomi dei suoi compari, non solo il suo: insomma, è molto carico e dimostra di fare il suo mestiere con convinzione e tutta l’energia che gli è rimasta.
      Quindi, nonostante il nero ed il doom dilagante, al concerto dei Sabbath a Casalecchio si è respirata un’atmosfera piuttosto gioiosa: di fatto, tutti i 10-11.000 fans presenti erano ben consapevoli che si trattava con ogni probabilità dell’ultima occasione di vedere i Sabbath nella loro formazione pressoché originale (a parte il batterista), quasi fossero stati miracolosamente sputati fuori da una macchina del tempo che ce li ha restituiti per circa un’ora e mezza in forma più che decente, considerata l’età, gli stravizi e la malattia che tuttora affligge Tony Iommi.
      Anche Ozzy, tutto sommato, non ha deluso, oppure ha deluso chi aveva aspettative non realistiche. Personalmente, mi aspettavo molto meno: avendolo visto con le mani tremanti e lo sguardo perso nel malefico reality che lo ha esposto al pubblico ludibrio davanti a tutto il mondo, temevo il peggio, ed invece la voce si sentiva benissimo, il timbro era sempre il suo e qualche pezzo è stato cantato in modo quasi impeccabile (qualche altro no, ma non si può avere tutto dalla vita).
      Iommi è stato, a mio parere, il vero mattatore della serata: l’avevo visto nel 1987 (tour di ETERNAL IDOL) e nel 1990 (tour di TYR), forse nel momento più basso della parabola dei Sabbath, quando Tony Martin aveva sostituito – con una buona voce, ma con pochissimo carisma – i precedenti singer Ozzy, Dio, Gillan e Hughes (come dire … un’eredità pesantina per chiunque).
      Praticamente non l’ho trovato cambiato per nulla: si tinge i capelli, è ovvio, ma appare magro e in buone condizioni, spesso sorridente sotto i baffi, e con un “tocco” alla chitarra inimitabile, pesantissimo, rotondo, grosso e “grasso” come nessun altro. Ha sempre avuto, e tuttora ha, una certa solennità nei movimenti: si agita veramente poco, attento più che altro a suonare con precisione e cura i suoi riffoni devastanti ed i suoi assoli coerenti e splendidi, con un’attitudine e con pose che in fin dei conti non sono neppure tanto rock e che contrastano con i suoni granitici che escono dalle sue Gibson SG vissute, customizzate e decorate con crocifissini vari.
      Era la prima volta che vedevo dal vivo Geezer Butler, ed ha mantenuto le promesse: suona il basso ad una velocità degna di Steve Harris e – anche se la Saura dice che era molto meglio Neil Murray, ex Whitesnake che vidi con i Sabbath nel ’90 – secondo me crea un tappeto sonoro perfetto per le sonorità della band, di cui è sicuramente una delle colonne portanti.
      Il nuovo batterista, Tommy Clufetos, preso di peso dalla band di Ozzy, si è dimostrato all’altezza del compito: anzi, a tratti è sembrato fin troppo esuberante (ad esempio durante l’interminabile assolo), con la sua doppia cassa + doppio pedale, sicuramente il membro della band che si muoveva con maggior vigore e frenesia sul palco, anche per via della giovane età. Paragonandolo con gli altri due batteristi visti dal sottoscritto negli anni ’80 con i Sabbath (rispettivamente Terry Chimes – ex Clash – e il leggendario Cozy Powell), se ne è uscito a testa alta.
      Un paio di commenti sulla set list: con un’operazione di vera archeologica musicale, hanno ripescato tutto il repertorio degli anni ’70, quindi zero canzoni dell’epoca successiva ad Ozzy, che avrebbero messo al tappeto il vecchio Madman: ve lo immaginate ad arrampicarsi sulle note di NEON KNIGHTS, o di MOB RULES, di FALLING OFF THE EDGE OF THE WORLD, o a reggere un pezzo tiratissimo come TV CRIMES?
      Però che emozione risentire WAR PIGS, INTO THE VOID, UNDER THE SUN, N.I.B., FAIRIES WEAR BOOTS, BEHIND THE WALL OF SLEEP, SNOWBLIND, CHILDREN OF THE GRAVE, oltre ovviamente alle immancabili ma più scontate IRON MAN e PARANOID! Peccato solo che la scaletta non includesse WHEELS OF CONFUSION, uno dei miei pezzi preferiti. Dell’ultimo, ottimo album (che ha fatto subito capire come la direzione intrapresa dal produttore Rick Rubin fosse quella del recupero filologico delle sonorità originarie) hanno fatto solo la prolissa GOD IS DEAD?
      Fossi stato in loro, avrei scelto anche DAMAGED SOUL, forse il pezzo più originale di “13”, con le sue atmosfere heavy-blues, e LONER.
      L’acustica del palazzetto non mi è sembrata malaccio – a differenza di quando, nel 1996, vi avevo visto gli AC/DC –, ed il volume era giustamente alto: l’onda sonora sprigionata dalla chitarra sembrava poter arare il terreno, ma così deve essere!
      Nonostante il caldo notevole e la calca, il megaschermo con immagini ad alta risoluzione consentiva di seguire tutto perfettamente, con frequenti zoomate sulle mani dei musicisti e sui dettagli dei loro strumenti.
      Alcune canzoni sono state accompagnate da video molto violenti, con immagini di guerra, morte, distruzione, sadomasochismi, scene blasfeme varie: non ce n’era bisogno, la musica dei Sabbath sposterebbe le montagne anche con un palco ed un apparato scenico ben più modesti.
      E poi, in fondo, sono più trasgressivi i messaggi delle canzoni dei Nomadi, visto che loro dopo DIO È MORTO non ci hanno messo il punto interrogativo.
      ___________________________

      Setlist con link:

      War Pigs (apertura concerto)

      Into the Void (lancio di pipistrello di pezza ad Ozzy, che lo prende al volo con la sinistra dimostrando una certa, imprevedibile prontezza di rifessi)

      Under the sun / Every Day Comes and Goes https://www.youtube.com/watch?v=jR6o3F5myNc

      Snowblind (Qui la voce fa un po’ cilecca da metà in avanti, ma che chitarra!!! Questo video ha un suono che sembra di essere sul palco) https://www.youtube.com/watch?v=QLR4aR36F8k

      Black Sabbath

      Behind the Wall of Sleep

      Bassically / N.I.B.

      Fairies Wear Boots (splendida song con video zozzoni proiettati sullo sfondo)

      Rat Salad / Drum solo (parte finale, direi che è sufficiente) https://www.youtube.com/watch?v=fV84ox68Hhw

      Iron Man

      God is dead?

      Children of the Grave

      ENCORE: Paranoid (Sabbath Bloody Sabbath intro)

      https://www.youtube.com/watch?v=UuDZHYFdeYw (unico video per le ultime due canzoni)

      Outro: Zeitgeist

      P.S.: il gruppo di spalla erano i Black Label Society guidati da quella bestiaccia di Zakk Wylde (indimenticato guitar hero dell’Ozzy dei tempi di NO REST FOR THE WICKED e NO MORE TEARS), col suo look esagerato e senza misura, che però suona benissimo il suo Southern Metal e sa pure cantare: anche se il loro ultimo album ha un titolo veramente kitsch (CATACOMBS OF THE BLACK VATICAN), non bisogna fermarsi alle apparenze: è degno di ascolto.

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      • mikebravo 01/08/2014 a 13:56 #

        Ciao Lorenzo!!! Io ero nei distinti e devo ammettere che il concerto
        me lo potevo gustare meglio.
        Ma, in nutrita compagnia, abbiamo bevuto prima , durante e dopo
        il concerto per cui non posso essere obiettivo.
        Mi complimento con te per quello che hai scritto.
        Nel 1996 con gli ACDC, c’ero anche allora.
        Di quel concerto mi ricordo tutto.
        Era la tournèe di BALLBREAKER.
        E Plant a Pistoia?.

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