MUSICA GRATIS BLUES di Paolo Barone

23 Lug

Una riflessione, quella di Polbi, che facciamo tutti ad intervalli più o meno regolari. Riflessione amara e inevitabile per chi è della nostra generazione e per chi comunque vive la musica anche col tatto. Analisi lucida e illuminata del nostro impagabile Michigan boy.

Oggi i dischi non si vendono piu’.

La stragrande maggioranza delle persone non spende piu’ un soldo per comprare musica. E perche’ dovrebbe? Basta andare in rete e si ha immediatamente disponibile tutto, ma dico proprio tutto, quello che e’ stato registrato da qualsiasi musicista nella storia dell’umanita’. Gratis. Ecco, il binomio magico e’ proprio quello, subito e gratis. Forse la qualita’ audio non e’ eccelsa, ma credo che con qualche accorgimento si possa ascoltare in maniera piu’ che decente. Quindi questo non rappresenta un problema. Si perdono le copertine, le note, i testi delle canzoni, le foto, la grafica… anche in questo senso la cosa e’ praticamente risolta, certo rimane tutto sullo schermo del computer, ma tanto moltissimi di noi passano la maggior parte del tempo guardando schermi di computer, anzi, soprattutto di telefonini. Da tempo ormai non si scarica nemmeno, si ascolta direttamente in rete, in streaming. Niente piu’ rotture di palle, non c’e’ bisogno di alcuna maestria digitale, ci sono riuscito pure io, clicchi e senti. Tutto quello che serve e’ il computer, una cuffia o una connessione per un sistema stereo, l’accesso ad internet, e il gioco e’ fatto. Non solo addio dischi, cassette e cd, ma anche ipod, itunes e cazzatelle varie, non serve piu’ niente. Abbiamo tutti i dischi della storia del rock (e ben oltre) a nostra disposizione, in qualsiasi posto siamo e in qualsiasi momento. Mi avessero detto una cosa del genere qualche anno fa sarei caduto dal letto pensando di stare sognando, e non avrei mai potuto crederci. Oggi e’ assolutamente reale.

atmosphere-clouds

Eppure c’e’ qualcosa che non mi quadra.

Vado anche io su youtube, spotify e compagnia bella, ascolto qualcosa, ci passo magari anche una mezz’oretta, ma non ne esco soddisfatto. Intanto devo ammettere che piu’ che ascoltare “ascolticchio” in maniera superficiale e frettolosa. Mentre sento un brano, una band, un album, me ne vengono subito in mente tremilaseicento altri, complice anche la schermata del computer che mi propone di tutto di piu’, e poi la consapevolezza che basta un click per cambiare immediatamente musica e il gioco e’ fatto, la minima concentrazione d’ascolto va a farsi fottere. Poi c’e’ da dire che sono anche pigro, per cui oltre a un paio di cuffie Senneisher appena passabili non mi sono messo alla ricerca di altre soluzioni. Risultato, torno al mio buon vecchio Luxmann senza pensarci troppo, felice di ascoltare un disco o anche un cd (che non sono mica uno di quei fichetti che ascoltano solo vinile!) tenendo la copertina o il libretto fra le mani, sprofondato nel centro della musica, gustando note e grafica del disco che sto passando. Al tempo stesso pero’, il mio amico Lorenzo che ha sedici anni, si gode le sue scoperte ed esplorazioni Hard & Heavy dagli anni ’70 ai giorni nostri con gli auricolari e uno smartphone. Ora e’ tutto preso da Kiss, Iron Maiden, Sabbath e Aerosmith eppure non ha nemmeno un loro disco, roba da pazzi per me, assolutamente normale e logico per lui. Credo sia una faccenda di abitudine, forse una cosa generazionale, per chi come noi e’ venuto su fra vinile e cd, passare allo streaming puo’ non essere facile. Rimane una latente sensazione di svilimento.

Aerosmith sulle nuvole

Aerosmith sulle nuvole

E poi c’e’ anche un altro elemento che non torna.

Ma e’ giusto non pagare la musica?

Ora, che la popstar milionaria lo diventi ancora di piu’, o che la sony incassi ancora soldi direi che non ce ne frega niente, e ci mancherebbe. Ma il problema non e’ questo. La musica che ascolto io, che ascoltiamo noi, nella maggior parte dei casi e’ roba di nicchia, artisti minori, tutte cose un po’ underground. Sia che si tratti di nuove band che di vecchi leoni degli anni ’60 &’70, non penso che nessuno di questi artisti navighi nell’oro, anzi tutt’altro. Proprio l’altro giorno Thom Yorke dei Radiohead, band milionaria e da sempre in prima linea nella frontiera digitale, ha detto che secondo lui cose come spotify sono letali per le piccole band. E cosi, per dare un segnale, ha deciso di ritirare dalla piattaforma in questione i loro album. Ovviamente e’ stato sommerso dalle critiche, ma non solo, oltre la sua qualche altra voce ha condiviso le stesse perplessita’. Per quanto mi riguarda ho diversi amici che suonano in piccole “grandi” band, con i dischi disponibili tramite spotify. Tutti, dico tutti, mi hanno detto di non ricevere un soldo, e di non essere mai stati avvertiti preventivamente della cosa. Ecco che qualche dubbio e’ lecito che affiori.

fuck-spotify

Da piu’ parti si sente dire che oggi il disco e’ il mezzo per suonare live, dove gli artisti fanno i loro guadagni. Ancora una volta, la cosa e’ vera (e fino a un certo punto) per i grandi nomi poprock. Per quanto riguarda gli altri mi sembra, chiedendo in giro fra Italia, Europa e States, che sia vero il contrario. Club e locali che pagavano tranquillamente cifre sopra i mille euro a concerto, oggi non vanno oltre i trecento se va bene. A Londra addirittura niente, zero totale, tanto di band che vogliono suonare ce ne sono a pacchi. Che poi siano valide o meno, chissenefrega. Gratis torna ad essere la parola magica. Sempre e soltanto pero’ per quanto riguarda la musica. Birre, alcolici e quant’altro gira nei locali dove si suona, non solo non e’ gratis, ma e’ anzi aumentato di prezzo, a volte pure sensibilmente. E non credo che questo sia giustificabile con la crisi in cui ormai viviamo da anni. Andavo a vedere concerti prima della famosa crisi e continuo ad andarci oggi, non mi pare di aver notato cali di presenze, magari mi sbaglio, ma a me sembra sia cosi. Con la vistosa differenza che oggi, la maggior parte delle persone, invece che ballare passa il tempo a fare foto col telefono per metterle seduta stante sul social network preferito.

LEBANON-BRITAIN-LIFESTYLE-TECHNOLOGY-ENTERTAINMENT-MUSIC-FILES

La brutta sensazione che ho e’ che si voglia andare verso un certo svilimento della produzione artistica e culturale in generale. Che si voglia allontanare definitivamente la possibilita’ di viverci con l’arte e la cultura. Parlo di viverci, non di specularci, che ovviamente e’ un altra cosa, credo infatti che chi con la musica ci speculava, oggi continua a fare soldi a palate in qualche altro modo.

Non so a voi, ma a me questa cosa non piace e sento puzza di fregatura…

Sarei pero’ felicissimo di sbagliarmi!

Paolo Barone©2013

4 Risposte to “MUSICA GRATIS BLUES di Paolo Barone”

  1. lucatod 23/07/2013 a 14:52 #

    Paolo , la tua riflessione conferma pienamente quello che penso io , faccio parte della generazione che è cresciuta con i nastri , e ho cominciato a collezionarli fin da piccolo sempre e soltanto originali . Poi si è passato al cd e stessa cosa .
    Per quanto mi riguarda la musica (la buona musica) va ascoltata su un supporto concreto e reale , cd , mc , vinile , quello che si vuole , non posso fare a meno di avere tra le mani o perlomeno sotto gli occhi le loro cover per fare il mio rituale .
    Come è possibile ascoltare DARK SIDE OF THE MOON , HOUSES OF THE HOLY , WORKS , ABBEY ROAD , MEAN BUSINNES , senza potersi rileggere per la milionesima volta le familiari note di copertina ? E’ vero che la musica dovrebbe essere qualcosa che va ben oltre la confezione , ma io non mi capacito , se uno si ritiene un fan dei BLACK SABBATH solo perché è andato a scaricarsi la loro discografia su internet io dico , “fan un paio di balle !!”. youtube è senza dubbio una miniera d’oro , offre l’opportunità di andarsi a riascoltare o rivedere qualsiasi cosa , ma allo stesso tempo come è giusto che sia , non riesca a dare la piena soddisfazione (almeno a me) dell’ascoltare o vedere un film con il giusto supporto . Lo stesso discorso secondo me vale per i libri e i fumetti .
    Ovviamente poter scaricare musica gratis ha i suoi vantaggi , perché ci si può fare un idea di un disco senza buttare via i soldi , allo stesso tempo però non è giusto .
    A prescindere da gratis o a pagamento sta di fatto che non amo particolarmente ascoltare mp3 , non ho neppure l’ipod , anche se sono d’accordo nella loro comodità per esempio in auto o in viaggio , mare … The Song Not Remains The Same …
    Collezionare dischi (CD MC etc) è la mia più grande passione , non potrei vivere senza esserne circondato e i ragazzini dell’era digitale , non sanno cosa si perdono …

    Per quanto riguarda i concerti è verissimo quello che dici , sia in italia che all’estero , si risparmia solo sulla musica , il resto viene venduto a peso d’oro .

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  2. bodhran 23/07/2013 a 17:29 #

    Concordo con alcune considerazioni, la gran quantità di roba disponibile e la velocità di fruzione hanno abbassato la soglia di attenzione (credo succeda la stessa cosa con gli articoli dei giornali, magari e ne legge il titolo, qualche riga e poi clic, si cambia).
    La superficialità nell’ascolto, nella visione, nella riflessione, causata dalla rete credo sia obbiettivamente uno dei “problemi culturali” di questo periodo, ci si incazza/indigna per 3 secondi per qualche ingiustizia globale e poi, con un bel video di un gattino o di una paperella, ci si rimette l’animo in pace. Ma non credo sia nemmeno “colpa” della rete, bisognerà adattarsi ad un media ancora nuova.
    Però non ne faccio una questione “di fede”: anch’io son venuto su nell’epoca dei vinili e delle cassette (e sono uno che non ha mai digerito il passaggio al cd, per evidente superiorità visivo/tattile del vinile), ma non potendo permettermi tutti i dischi che volevo, eccome se mi facevo le copie delle cassette dagli amici, o addirittura richiedevo dei pezzi in radio per poter registrare il tale pezzo (raccomandandomi al dj di lasciare il brano “pulito” dagli annunci), la qualità era quella che era, ma pur di potermeli riascoltare passavo sopra anche al fruscìo dell’FM. Oggi sono sparite le cassette e ci sono gli mp3, boh, che vi devo dire, a me non fa tanto specie.
    Forse perchè non sono cambiato? Anche oggi a …ant’anni suonati, non ho sempre i soldi per permettermi tutta la musica originale che vorrei, flac mp3, dipende da cos’è, da cos ci devo fare. Mi son comprato anche un Kindle, per leggere libri che considero da “intrattenimento” e che so che volta letti sarebbero solo d’ingombro in libreria.
    Insomma, la cultura in diGGGitale ha pregi e difetti, già che siamo qui a rifletterci non è da poco, ma si sa, questo luogo è speciale.

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  3. lucatod 23/07/2013 a 18:18 #

    Chiaramente anch’io ho duplicato cassette , masterizzato cd e scaricato musica da internet , tuttavia ho sempre preferito x quanto permesso dalle mie finanze collezionare album originali . Ci sono persone , come ha scritto Paolo , che non sanno nemmeno cosa vuole dire mettere su un disco originale e questo a parer mio non tanto per disponibilità economiche limitate , quanto per normale abitudine e scarso interesse verso il reale valore di certe opere .Prima quando un ragazzino si faceva duplicare un cassetta , aveva poi modo di assorbire la musica con ripetuti ascolti e poi magari prendersi l’album successivo (o quello precedente) originale , andare a scovarlo , scartarlo e tutto il resto .
    Oggi uno va direttamente a scaricarsi tutta la discografia di un gruppo in meno di venti minuti , non voglio fare ipocrisia , ma diciamoci la verità , non è la stessa cosa . Non ti rimane niente . Comodissimo per viaggiare , auto etc ..

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  4. mikebravo 25/07/2013 a 18:10 #

    Mi é capitato piu’ di una volta di dover spiegare a persone giovani
    che cosa fosse il giradischi che é in cima all’impianto stereo di casa
    mia.
    Anche i vinili qualche volta risultano oggetti poco conosciuti.
    Non me ne stupisco perché tanti bambini crescono in mezzo ai dischi
    dei padri ed in eta’ adulta continuano ad ignorarli.
    Ricordo che l’avvento del cd e la graduale dismissione del vinile mi
    lasciarono dazed and confused.
    Rimediai poi coll’usato.
    Piu’ stupefacente é stato il ritorno del vinile nella produzione discografica.
    Non ricordo altri casi di un comeback cosi’ clamoroso.
    E’ inevitabile che i giovani fruiscano della musica su internet.
    Ai concerti invece ci vanno ancora.
    .

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