Il nostro Polbi continua a tenerci agganciati alla realtà, e noi – che senza nessuna vergogna viviamo (musicalmente) nel passato – non possiamo che ringraziare il nostro amato Michigan Boy.
L’altro giorno, dopo una veloce scorsa ai giornali della mattina, mi sono reso conto di una cosa: in Italia ci sono in questo momento almeno tre realta’ musicali, tre gruppi, molto diversi fra loro ma comunque riconducibili in qualche modo ad un ambito rock, che riscuotono un grosso successo all’estero. E sono semi sconosciuti da noi. Probabilmente ce ne sono anche altri che io ignoro, ma Bloody Beetroots, Giuda e Lacuna Coil mi sono venuti in mente praticamente insieme.
I Lacuna di Cristina Scabbia fanno un Popmetal per me abbastanza moscio e scontato, ma gli esperti del genere sono convinti del valore della band italiana. Negli Stati Uniti i loro dischi li trovi ovunque sia in vendita qualcosa di Hard Rock o Metal, il che vuol dire praticamente in ogni negozio di dischi, grandi catene Walmart e Sears incluse. Fanno tour internazionali con band superstar tipo Megadeth e simili mostri sacri del metal, portandosi appresso un nutritissimo e agguerrito seguito, in ogni angolo del globo. Lei e’ stata eletta cantante dell’anno in piu’ di un occasione su riviste del calibro di Kerrang e simili. Insomma, un successo internazionale. Qui in Italia se mettono insieme qualche centinaio di persone e una manciata di date grasso che cola.
I Giuda, band underground romana, dedita ad un energico rock & roll fatto di quello che loro stessi definiscono glam rock di strada, da noi quasi non se li fila nessuno.
E dove e’ che sono famosi? Dov’e’ che fanno tour con quasi tutte le date esaurite in prevendita? Dov’e’ che vedi i ragazzi in giro con le magliette stampate con su scritto I am a Giuda fan??? In Inghilterra, ecco dove! Nella patria di questo genere musicale, dove certe sonorita’ sono state inventate, nei club di Londra, nelle strade di Liverpool, nei pub di Manchester, e’ tutto un fiorire di Giuda fans. La cosa e’ andata talmente oltre le loro piu’ sognanti aspettative, che si sono dovuti organizzare con un management in loco, tanto sono diventati richiesti da quelle parti. Sono sicuro che se in patria vengono a suonare al bar sotto casa non tirano piu’ di dieci persone se va bene. E invece in England tutti sotto il palco a ballare seguendo le note di Number Ten, pezzo dedicato a Francesco Totti capitano della Roma, cosa che magari non sanno ma non sembra importare piu’ di tanto. Questo dei Giuda mi sembra un fenomeno senza precedenti nella storia del rock italiano. Non sono certo un esperto in materia, ma a naso mi sembra che nessun gruppo o artista rock nostrano sia arrivato a tanto nella terra dei Beatles e dei Sex Pistols. Certamente (e giustamente direi) i nostri gruppi prog sono molto considerati, ma non credo siano mai riusciti a sganciarsi dai mostri sacri locali, e diventare una presenza autonoma di pari importanza. Ripeto, non ne sono sicuro, ma ho la sensazione che il successo dei Giuda, meritato o meno che sia, rappresenti un elemento di novita’ non da poco.
In ultimo i veneti Bloody Beetroots. Nel loro caso i concerti sono sold out a Los Angeles, a Sydney o a Berlino, con i Motley Crue e Madonna nel backstage. Nel loro nuovo disco e’ ospite Paul McCartney. Si, proprio lui, Paul in persona, fan della band e a quanto pare felice di cantare con loro. Cose da pazzi. I Bloody non sono una band “rock” in senso classico, perlomeno dal punto di vista prettamente musicale, ma lo sono senz’altro nell’attitudine e nei contesti culturali di riferimento. Con il viso sempre coperto da una maschera a meta’ fra l’Uomo Ragno e Venom, il loro battito dance elettronico fa ballare mezzo mondo. Da noi penso che abbiano un seguito marginale, sicuramente di gran lunga inferiore che all’estero. Magari ora che suonano con Macca le cose cambieranno un po’, ma non ne sono tanto sicuro.
Che questi gruppi abbiano successo in USA , Inghilterra, Australia, ecc. e non in patria mi sembra una cosa buffa, che vale una piccola riflessione. O no?!
Per chiudere mi concedo una piccola digressione.
Qualche settimana fa e’ partito per altre galassie e dimensioni Claudio Rocchi.
E’ stato un agitatore culturale/spirituale per tutto il tempo della sua presenza su questo pianeta, e ci ha anche lasciato dei bei dischi a suo nome. Mi sono riascoltato Volo Magico numero uno, e mi e’ sembrato un capolavoro. Sarebbe un peccato dimenticarlo.
TITLE: Led Zeppelin ” The King’s Of The Stone Age” February 13th, 1975 Nassau Coliseum, Uniondale, New York, USA
LABEL: Empress Valley (#EVSD 597/598/599, 507/508/509 & 166/167/168) / doctored by DADGAD
TYPE: soundboard
SOUND QUALITY: TTTTT
PERFORMANCE: TTTT+
ARTWORK: TTTT
BAND MOOD: TTTT
COLLECTION: TTTT
Nuovo capitolo, come dicevamo, della SOUNDBOARD REVOLUTION: The KING’S OF THE STONE AGE propone per la prima volta il soundboard del concerto dei LZ al NASSAU COLISEUM del 13 febbraio 1975. Per speculare sulla cosa la EMPRESS VALLEY come prima uscita ha previsto questo box set di 9 cd.I primi tre sono relativi alla nuova fonte soundboard della data del 13/02/75 al Nassau Coliseum, i cd 4/5/6 contengono la seconda serata del 14/02/75 sempre al Nassau Coliseum, sempre soundboard (e altro non sono che una copia di ST VALENTINE DAY’S MASSACRE, pubblicato tempo fa sempre dalla Empress Valley), i cd 7/8/9 infine contengono la registrazione audience del concerto del 13/02/75 (e altro non sono che una copia di FIGHTING BACK AT THE COLISEUM pubblicato parecchio tempo fa).
Parleremo solo dei primi tre cd, dunque di questo nuovo bel soundboard della data del 13 febbraio 1975. La versione che vi propongo è quella “medicata” da DADGAD, una ledhead italiana con grandi capacità di remastering (e non solo). Sembra infatti che la versione ufficiale della EMPRESS VALLEY sia brickwalled, cioè “murata”; questo significa più o meno che ogni onda sonora è stata pompata così tanto da oltrepassare la soglia 0.0, soglia oltre la quale il suono distorce e si contorce. DADGAD ha cercato di rimediare la cosa e la sua versione sembra essere davvero più morbida, rendendo l’ascolto assai piacevole.
Ho ascoltato il concerto due volte, magari esagero, ma oserei affermare che questa è la migliore registrazione soundboard del 1975 relativamente alla performance del gruppo. Al momento è davvero la mia preferita. PLANT è ancora alle prese con i noti problemi di voce del tour in questione, ma il chitarrismo PAGE per una volta è fluido e coerente; davvero una piacevole sorpresa.
Il disco uno fila via liscio, sebbene sia quello in cui PLANT fatichi di più; in TSRTS PAGE è davvero pulito e la band fila sicura come un treno lanciato a gran velocità. Anche in questa data PLANT presenta IN MY TIME OF DYING come primo pezzo tratto dal nuovo album PHYSICAL GRAFFITI…bizzarra questa cosa, SICK AGAIN è il secondo pezzo in scaletta…sembra che ROBERT non lo consideri come un brano del nuovo album (per l’epoca). In RAIN SONG e in KASHMIR la voce di RP inizia a scaldarsi, così diminuiscono le volte in cui sembra un vecchio galletto con la raucedine.
NO QUARTER è davvero buona, forse la band non raggiunge profondità siderali come in altri momenti del 1975, ma tutto è più preciso e a fuoco. Tra il minuto 12 e il 13 però si inizia comunque a volare alto; incredibile il disegno che JONES tiene con la pedaliera basso mentre con le mani suona cose mica semplici… che razza di musicista. L’assolo di chitarra di TRAMPLED UNDERFOOT non è ispiratissimo, ma dopo venti e più minuti di improvvisazione ispirata su NO QUARTER è comprensibile un certo svuotamento. Più preciso del solito PAGE in MOBY DICK. BONHAM è sempre BONHAM, in tutto il concerto.
JPJ & JP al nassau Coliseum 13 feb 1975
Non male RP nel disco due con la voce; anzi mi piace davvero. Avrò anche ascoltato troppi bootleg dei LZ, ma quella voce un po’ sfibrata, stanca, rauca e sempre sul punto di spezzarsi ha un fascino particolare, una vibrazione che rimanda a vicende di vita vissuta, una colorazione sofferta che ti arriva all’anima, e allora ti scaldi e ti emozioni, come quando vedi un calciatore di 40anni (magari con una maglietta nerazzurra) fare una sgroppata sulla fascia destra scartando avversari su avversari e lasciare partire un bel cross (su cui magari un connazionale dai lineamenti principeschi poi insacca in rete).
DAZED AND CONFUSED: 41 minuti di musica tenebrosa, profonda, completa. PAGE di nuovo pulitissimo durante l’arpeggio di SAN FRANCISCO, poi – dopo il momento con l’archetto – a capofitto nelle acque torbide. Scariche elettriche, fulmini e sette, visioni dell’inferno…come puo’ un chitarrista mantenere il livello delle improvvisazioni così alto una sera dopo l’altra rimane un mistero. Page produttore, compositore, visionario…è vero..ma Page soprattutto chitarrista solista, senza eguali nel mondo del Rock.
Nassau Coliseum – arena dell’aera di New York che negli anni settanta poteva ospitare 15.ooo spettatori.
La parte finale del concerto è altrettanto a fuoco e ben riuscita, cosa piuttosto strana per i LZ del periodo “orizzonti perduti”. Molto buona STAIRWAY (magari l’assolo di PAGE non il massimo in fatto di ispirazione ma è ben suonato) e ottime WHOLE LOTTA LOVE e BLACK DOG. La sezione di collegamento tra i due pezzi col theremin su ritmo funk è a tratti irresistibile. Curioso come PAGE pasticci sempre l’inizio di WLL. Il riff come sappiamo all’apparenza è semplice, riuscire a renderlo appieno però credo sia difficile, non ho mai, e ripeto mai, sentito qualcuno farlo dal vivo in maniera convincente. Sono solo tre note, posizione chitarristica semplice, eppure manca sempre qualcosa. Certo ci si aspetterebbe che PAGE, l’ideatore, lo suonasse bene, ma…nemmeno lui è capace di darne una versione convincente. Riff maledetto.
COMMUNICATION BREAKDOWN come bis finale suonato insieme a RON WOOD: qualche accordo sbagliato, un po’ di confusione ma tutto sommato una buona versione. WOOD negli anni 1974 e 75 era al massimo delle sue capacità, i suoi interventi dunque sono discreti e ben si amalgamo al pezzo.
JP, Ron Wood e Peter Grant – New York febbraio 1975
Confermo la mia impressione iniziale: questo del 13 febbraio è – ad oggi – il mio bootleg preferito del tour americano del 1975.
ENGLISH TRANSLATION
New chapter of the SOUNDBOARD REVOLUTION: THE KING’S (sic) OF THE STONE AGE offers for the first time the soundboard recording of the LZ concert at NASSAU COLISUEM on February 13 1975. First out of the gate from the Japanese bootleg labels, EMPRESS VALLEY releases as the first edition a 9 cd box set. The first three cds have the soundboard recording of the Feb 13 show, cds 4/5/6 contains the soundboard recording of the second date (feb 14) at Nassau Coliseum (and are a copy of the bootleg ST VALENTINE DAY’S MASSACRE released by EVSD time ago), cds 7/8/9 offer the audience recording of the Feb 13 concert (they are a copy of the bootleg FIGHTING BACK AT THE COLISEUM).
We will discuss only the first three cds and focus on this new beautiful soundboard recording of the feb 13 concert. I recommend that you seek out the edited version by DADGAD, a famous Italian ledhead with remastering skills.The EVSD title is brickwalled, which means that they pumped every sound wave over the 0.0 point. Beyond that point the sound begins to distort and it twists and turns. The DADGAD fellow tried to remedy this situation, and his version sounds smoother and much more friendly on the ears.
I have listened to the show twice and have to say that it is probably my favorite 1975 performance among the other soundboards from this tour. PLANT is still getting stuck in the mud with his vox problems of the 1975 American tour, but PAGE guitar playing is – this time – fluid and coherent; a really pleasant surprise. Disc one rolls along well, even though it’s the one where PLANT struggles the most with his voice. During TSRTS PAGE is clean and the band is like a high speed train. Also here PLANT introduces IN MY TIME OF DYING as the first song from the new album, maybe he does not consider SICK AGAIN a PG track. In RAIN SONG and KASHMIR ROBERT’s voice is more warm.
NO QUARTER is very good. Perhaps the band does not reach the surreal depth of other 1975 American Tour moments, but everything is precise and in focus. Between minutes 12 and 13 you start to fly high anyway; the pattern that JPJ keeps with his feet on the pedal bass while playing another part with his hands is not easy…what a musician. The guitar solo in TRAMPLED UF is not very inspired, but after 20 minutes of guitar improvisation in NO QUARTER, it is understandable. PAGE is more precise than usual during MOBY DICK. BONHAM is always BONHAM during the whole show.
Not bad at all RP on disc two, or rather I must say I like him very much. Maybe I have listened to too many LZ bootlegs, but that voice when it is tired, hoarse and always near to break down point has a particular charm.. It has a vibe taken from real life, a deeply-felt hue that hits your soul, so you get emotions just like when you see a 40-years old footballer doing a sprint along the pitch and then kicks the ball with a cross that reaches the forward player with the features of a prince who will hit the ball with his head for another beautiful goal (FC Inter reference).
DAZED AND CONFUSED: 41 minutes of gloomy, deep and complete music. PAGE is very clean again during the SAN FRANCISCO arpeggio, then – after the Violin Bow section – heads down again into the turbulent waters. Electric hail, thunder and lightning, visions of hell…how a guitar player can maintain the level of improvisations so high night after night is a mystery to me. Page producer, composer, visionary…yeah, that’s true but also, first of all, lead guitarist, like no other in rock music. The final part of the show is well done too, and it happens far too infrequently with LZ of the “lost horizons” era. STAIRWAY is very good, (maybe the PAGE solo is not too inspired butit is well played) and WLL and BLACK DOG are very good.. The link between the two songs with theremin and the funk groove is irresistible in some moments.
It’s curious how PAGE often mess about with the WLL intro riff. It’s a simple riff from appearances but I believe that it’s not easy to make it work in a live situation. I have never seen anybody play that riff in a convincing way. It’s just a three note riff, easy guitar position, but something is always missing. Sure, you’d expect PAGE – the creator – would play it in the right way but even he is incapable of delivering a convincing version. A cursed riff.
COMMUNICATION B is the final encore starring RON WOOD. It’s a jam session…some wrong chords, a bit of confusion but in the end a nice version. In the mid seventies WOOD was at his zenith, and his participation is good.
I confirm my first impression: this is my fave bootleg of the 1975 American return tour od LED ZEPPELIN.
English translation by Tim Tirelli
English medication by Billy McCue (eye thank yew, man)
Stasera su SKY ho guardato questo bel thriller, quando si tratta di paludi e di sud degli Stati Uniti non riesco a resistere. Il film si basa su fatti realmente accaduti, ed è girato in Louisiana non lontano da New Orleans. Qui sotto i link della trama e del trailer italiano. Magari non vi sembrerà granché, ma l’atmosfera è impregnata dei fumi di un blues greve e pesante, ossessivo e maligno. Ai lettori di questo blog lo consiglio senza pensarci tanto su.
La CATTIVA COMPAGNIA langue da qualche mese, problematiche di vario tipo impediscono al gruppo di restare attivo; poi all’improvviso chiama il proprietario di un locale e ci chiede la disponibilità per un concerto da lì a qualche giorno. Naturalmente accettiamo…non faremo le prove, siamo fermi da marzo, siamo arrugginiti ma il rock and roll non è qualcosa di comodo.
La preparazione al concerto è sofferta: la notte tra mercoledì e giovedì la passo al pronto soccorso…la madre della groupie ha un problemino, preferiamo non rischiare. Passiamo otto ore al PS di Regium Aemilia; usciamo alle 5,30 di mattina. Io e la groupie guardiamo l’alba che monta sulla città, con i lampioni che si spengono, le genti che si svegliano, gli uccelli che si mettono a cinguettare. Alle 6 mi butto sul letto. Alle 12 mi sveglio, una doccia, corro da Brian e al pomeriggio sono in ufficio. La sera non avrei proprio una gran voglia di prendere in mano una chitarra, ma devo se voglio limitare le figuracce.
Venerdì riesco a scaricare, grazie alla generosità del mio amico AMDUSCIA, il nuovo bootleg soundboard dei LZ, THE KING’S (sic) OF THE STONE AGE, Nassau Coliseum 13 febbraio 1975. E’ sempre una emozione ascoltare in ottima qualità audio un concerto dei LZ. Alle 13 esco dall’ufficio e mi fiondo alla domus saurea. Pranzo, insieme alla groupie carichiamo le due macchine (l’impianto naturalmente dobbiamo portarlo noi, così lo abbiamo chiesto in prestito ai nostri amici dei TACCHINI SELVAGGI, con cui condividiamo – malgrado le gelosie – la bassista preferita), una doccia e si parte.
Gli operai del rock si mettono al lavoro e in breve tempo il palchetto del WHISKEY A GO-GO (va beh, il CAZTUS CAFE’) è pronto…
Un check alle chitarre…
Cattiva Compagnia Tim Tirelli guitar army
Un birretta in compagnia di Lorenz…
Lorenz & Tim – foto di LST
E si parte. Sono e siamo un po’ arrugginiti, ma nel complesso non siamo andati male. Qualche accordo poco preciso, qualche attacco non proprio esatto, ma anche tanta energia e voglia rock.
Momenti particolari: prima di CAN’T FIND MY WAY HOME il manico della mia chitarra prende contro qualcosa senza che me accorga; la corda di SI si trasforma in un (non ricordo bene) LA o in un RE. L’accordatura standard prende una piega obliqua, che comunque non stona del tutto con la canzone. Come PAGE anche io invento (per caso) accordature, diventerà un mio marchio di fabbrica…la famosa timtirelli’s semi-open tuning E A D G A-or-D E, il mio prossimo nickname sarà EADGAODE. L’altro momento che ricordo bene è l’assolo armonizzato di CAN’T GET ENOUGH, io e Lorenz in sincrono più o meno perfetto…che bel sentimento chitarristico.
CC. San Martino 5/7/13: Introducing the band. da sx a dx Pol, Lele, Tim, Lorenz, Saura
Ci vengono chiesti anche un paio di bis, così procediamo e chiudiamo con WHOLE LOTTA LOVE e HEARTBREAKER. Quest’ultima l’ avevo tolta dalla scaletta, se si è un po’ arrugginiti si rischia di fare la figura di PAGE all’ATLANTIC 40TH ANNIVERSARY DEL 1988…al momento della scarica elettrica dell’assolo senza la band butto la mano, chissà che ne viene fuori. Meno male che sia la telecamera in mano a mia sorella (videoripresista ufficiale della CATTIVA) e il registratore audio in mano a JAYPEE hanno smesso di funzionare in tempo.
Solite chiacchiere post concerto, smontaggio del palco, caricamento delle macchine e via a casa. Giunto in garage download dell’impianto, posizionamento dello stesso nella stanzina. Doccia e (senza che veda la groupie) un goccio di Southern Comfort prima di andare a letto. La adrenalina è ancora in circolo, così faccio ciò che avrebbe fatto PAGE dopo un concerto al NASSAU COLISEUM (droga esclusa of course). Spengo la lampada che sono le tre passate. Sospiro, penso ai miei sogni, poi mi lascio trasportare dalle correnti ascensionali che mi portano tra i notturni dei cieli estivi…”New York, good night”.
Sabato mattina, ore 7,30: suona la sveglia corro da Brian. Sono così cotto che non perdo la pazienza col mio vecchio. Lo porto in giro, la barista asiatica del bar di Chen il cinese mi sorride, entro al Conad del Torrenova per far la spesa per Brian….e mentre lo faccio mi dico che an s’è mai vèst Frank Marino andèr a fer la spesa dop aver sunèe al GIORNO NEL VERDE al Colosseo di Querceto nel 1979 (il DAY ON THE GREEN all’OKLAND ALAMEDA COLISEUM insomma).
La sera che arriva questa volta è diversa dalla sera prima, c’è il SINODO D’ESTATE DEGLI ILLUMINATI DEL BLUES. La serata è speciale perchè c’è l’iniziazione dell’aspirante confratello blues FABRITIUS SIMONORUM, Biccio insomma, colui che è carne della mia carne, anima della mia anima, il mio fratello di blues e di sangue, quello con e grazie a cui scoprii (qualcosa come 7 lustri fa) i FREE e JOHN MILES. Siamo solo in sette (groupie del blues compresa), il confratello JAYPEE è il solo ad avere la giustificazione (è in tour con gli STICKY FINGERS VIGNOLA EXPERIENCE), gli altri confratelli-fighette vengono retrocessi all’unanimità a “bidelli del blues”. La serata però è fantastica, siamo in forma, abbiamo l’hard rock blues che ci pompa nelle vene siamo in modalità “don’t take no prisoners”. Cena a base di pesce alla piccola Festa Dell’Unità di Gavassae (dove suona il gruppetto di liscio, stavolta col bassista sostituito da una tastierina triste triste) e poi ritrovo nell’outdoor notturno della domus saurea.
Illuminati del Blues alla Domus Saurea – Lugluio 2013 (da sx a dx: Riff, Biccio, Sutus, Liso, Tim, Picca)
Biccio porta in dono una bottiglia di Southern Comfort, il giusto beveraggio che fa da contorno alla cuca (anguria) e al gelato della award-winning gelatery di Borgo Massenzio.
A mò di ostia dono ai confratelli la compilation che insieme a Picca ho assemblato…un paio di cd all’apparenza anomali per dei fan di ALLMAN BROTHERS, GENESIS, NEIL YOUNG, BOB DYLAN, EMERSON LAKE AND PALMER e LED ZEPPELIN come siamo noi, ma le nostre anime sono onnivore e allora via, andiamo a naufragare nei passaggi del tempo…
Il Confratello Picca porta in dono vinili di estrema bellezza (DOORS, JACKSON BROWN, BEATLES, ROLLING STONES, DYLAN (con poster interno) e per me THE SONG REMAINS THE SAME versione giapponese con tanto di OBI) e Paolino Lisoni Cd in versione deluxe editions e digipack…ripeto, deluxe edition e digipack. Sono basito dai fremiti d’amore (virile s’intende) che sentiamo l’uno per l’altro. Questa porca vita non ci avrà, cazzo, almeno fino a che un alito di vento blues soffierà sulle nostre pianure piatte e afose, proletarie e piene di buoni sentimenti.
Fino alle due di notte stiamo a parlare, senza fermarci un attimo, di musica rock. Lo scrivo sempre lo so, ma che bello, cazzo! Li accompagno sulla carreggiata John Miles dove sono parcheggiata le macchine. Un abbraccio e un arrivederci…che il DARK LORD vegli su di noi.
THE DARK LORD
La domenica di nuovo da Brian, o meglio Brian nel posto in riva al mondo. In campagna Brian si svaga un po’…passeggia per i campi, va dietro ai gatti, mi guarda mentre faccio il bagno della piscinetta. Tenerlo a bada è comunque lavoro impegnativo, ma me la passo grazie ai commenti che mi arrivano via email dai confratelli:
PICCA: “grazie della bella serata, abbasso i bidelli del blues”
LISO: “compilation perfetta (a parte chris rea) flor d’luna pietra miliare, malinconica, struggente, capolavoro assoluto del chitarrista messicano, sarà il tormentone dell’estate 2013… domus saurea come Headley Grange o Villa Nellcote. Confratelli alla prossima!!! Music was my first love and it will be my last”
TIM: “FLOR D’LUNA zenith chitarristico dell’umanità intera. Stop. CARLETTO SANTANNA come e più di LUDOVICO DA CAMPOBIETOLE (Beethoven insomma).Stop.Confraternita del Blues fulgido esempio di fratellanza a base etica e morale per il perfezionamento delle condizioni dell’umanità. Stop. SOUTHERN COMFORT nettare (e martello) degli Dei che da conforto ai Confratelli di Tim Tirelli. Stop. Riuscitissima iniziazione di Fabritius Simonorum.Stop. Till the next time we say goodbye… Massenzatico…goodnight!Stop.Gloria In Excelsis Miles. Magister Timotheus”
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LISO: “Music min 4:44 john miles e’ sulla luna”
.
TIM: “Quando giovincello arrivavo a quel punto iniziavo a tremare e ad avere la pelle d’oca. E prontamente riposizionavo la puntina su quel punto. Anche al minuto 5:10. quando con ancora più enfasi nel cantato e john Miles è su…saturno. D’ora in poi “Music minuto 4 e 44” farà parte del lessico del cerchio più ristretto dei maestri massenzio, per indicare “il sublime”. Per accrescere la suggestione, gli altri confratelli potranno schiacciare l’acceleratore con “Music minuto 5 e 10”. John Miles, noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo! Ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa! Magister T“
.
BICCIO: “Grazie a tutti per la bellissima serata e per l’accoglienza ricevuta dai membri della Congregazione.”
.
Lunedì mattina diretto in uffico, verso Masone mi accorgo che i cartelli con i nomi delle vie hanno impostazioni diverse…alcuni col bordo blu, alcuni col bordo giallo, alcuni con le prime lettere dei nomi e cognomi maiuscole, alcuni invece con le minuscole, altri -INCREDIBILE- con la prima lettera del nome minuscola e la prima lettera del cognome maiuscola. Roba da non dormirci la notte.
Arrivato a Stonecity,mi fermo a fare il pieno all’ex distributore IES, ex perche il nuovo gestore, stanco delle vessazioni e della poca serietà del marchio, ha stracciato il contratto, ha fatto ridipingere le tettoie, ha cambiato l’insegna: V per Vaccari. Mi piacciono un sacco queste storie. Il gestore avrà 65 anni buoni, viene da Nonantola, e a quell’età prende in gestione un distributore e apre un brand tutto suo. Il carattere emiliano, cazzo! Mitico.
Pausa pranzo in ufficio: insalata di riso, frutta fresca, acqua Lete. Come al solito mi aggiro tra i soliti siti alla ricerca di qualche cd da comprare per alleviare i miei blues. Uno di questi ieri sera mi ha preso alla gola, tanto che ho dovuto mettere in registrazione il film che stavo vedendo su Sky e fare due passi giù in cortile. Guardo un po’ in giro, deluxe edition, mini box set, edizioni giapponesi…poi arrivo a scoprire che sono appena stati rimasterizzati i primi dischi dei BLACKFOOT.
Uh, che prelibatezza. MARAUDER è uno di quegli album con cui sono cresciuto, quindi decido di non perdere la ghiotta occasione, che è un po’ meno ghiotta quando capisco che la cifra è in sterline; ma va bene lo stesso, ho bisogno di un po’ di soddisfazione garantita, ecco… seleziono il pagamento con paypal…paga ora o continua lo shopping? Dai, pago ora, ecco sto per dare invio quando squilla il cellulino: è Paolo Lisoni che vuol sapere a che ora suoneremo venerdì sera al Whiskey A Go-GO (va beh, il Caztus Cafè) di San Martin On The River. Mi chiede cosa sto facendo, gli spiego che stavo cercando un po’ di sollievo acquistando qualche cd dei Piedi Neri “Ah”, mi fa Paolino “siamo messi così!”.
Il coito è stato interrotto, le nuvole nere del futuro passano lente sopra la mia testa, non ho più il coraggio di spendere diverse decine di euro in cd. Peccato, ora non mi resta che continuare a scrivere il diario di un uomo che lavora...
Pomeriggio, in giro per lavoro, rollin’ down Stonecity’s avenues. Passo per Maranello, mi fermo all’edicola, quella toga, quella del mio amico Marchino con tutti i giornali esteri. Tralascio il reparto fumetti, ieri li ha già presi la groupie. PROG ha TUBULAR BELLS in cover, posso soprassedere; CLASSIC ROCK ha in copertina Bonamassa con la doppiomanico, ma non è che mi piaccia granché il KEVIN SHIRLEY protegè dunque non considero l’acquisto nemmeno per un secondo. BLUES ha GARY MOORE, qui faccio un po’ più di fatica a passare oltre, non mi interessano i suoi album blues, ma gli album hard rock degli anni ottanta li ho tutti. Devo risparmiare, dai, lasciamo stare. Poi arrivo a MOJO con KEITH e MICK in copertina…cazzo!
Rimango un minuto a contemplarlo, ma non cedo. Mi ripeto che l’immediato futuro potrebbe essere fosco e allora, STOP COI ROLLING STONES!
Me ne torno sconsolato nella blues mobile e nel caldo pomeriggio estivo, mentre attraverso quartieri industriali, piste automobilistiche e rotonde, mi ascolto STORIE DEL MISTERO E DELL’IMMAGINAZIONE del PROGETTO DI ALAN DEL PRETE. Nella quarta e nella quinta canzone canta GIOVANNI DI MILO (nome d’arte di GIOVANNI DA CITTA’ DEL FIUME ARGENTATO), e si sa…lui riesce sempre a rimettermi in piedi…
Note:
Parson Name Meaning English: from Middle English persone, parsoun ‘parish priest’, ‘parson’ (Old French persone, from Latin persona ‘person’, ‘character’), hence a status name for a parish priest or perhaps a nickname for a devout man. The reasons for the semantic shift from ‘person’ to ‘priest’ are not certain; the most plausible explanation is that the local priest was regarded as the representative person of the parish. The phonetic change from -er- to -ar- was a regular development in Middle English.Americanized form of one or more like-sounding Jewish names.Americanized spelling of Swedish Pärsson, Persson (see Persson).
Miles Name MeaningEnglish (of Norman origin): via Old French from the Germanic personal name Milo, of unknown etymology. The name was introduced to England by the Normans in the form Miles (oblique case Milon). In English documents of the Middle Ages the name sometimes appears in the Latinized form Milo (genitive Milonis), although the normal Middle English form was Mile, so the final -s must usually represent the possessive ending, i.e. ‘son or servant of Mile’.English: patronymic from the medieval personal name Mihel, an Old French contracted form of Michael.English: occupational name for a servant or retainer, from Latin miles ‘soldier’, sometimes used as a technical term in this sense in medieval documents.Irish (County Mayo): when not the same as 1 or 3, an Anglicized form of Gaelic Ó Maolmhuire, Myles being used as the English equivalent of the Gaelic personal name Maol Muire (see Mullery).Jewish (eastern Ashkenazic): unexplained.Dutch: variant of Miels, a variant of Miele 3.
Errington Name Meanin English (Northumberland): habitational name from a place in Northumbria, so called from a British river name akin to Welsh arian ‘silvery’, ‘bright’ + Old English tun ‘enclosure’, ‘settlement’.
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