I GHOST rendono omaggio a ROKY ERICKSON! di BEPPE RIVA

6 Nov

Era da un po’ che stuzzicavo Beppe a proposito dei GHOST, sapevo che li seguiva dunque, discretamente, non perdevo occasione per invitarlo a scrivere due righe per il blog su questo interessante ensemble. Non che sia esattamente roba per il blog, ma per l’appunto non voglio che sul blog ci sia esclusivamente roba adatta al blog, o comunque cose in forte relazione con Team Teerally. Questi GHOST ad ogni modo intrigano anche me, se ricordate abbiamo già sfiorato l’argomento in passato, così, sfruttando la spinta che il numero della rivista AOR con le HEART in copertina ha dato alla penna del maestro RIVA, siamo – con orgoglio – ancora qui a proporvi nuovi scritti riviani. Quindi, signore e signori, eccovi in tutto il suo splendore e con la inconfondibile prosa che lo contraddistingue, the one and only BEPPE RIVA.

Sono certamente la più misteriosa formazione dello scenario rock contemporaneo, ed altrettanto certamente fra le più intriganti in assoluto. Gli svedesi Ghost (vi risparmio la postilla “B.C.”, una necessità per il mercato americano, invisa ai musicisti) hanno già rivelato una spiccata vocazione per le covers. Primo indizio il mesmerico, fatale trattamento di “Here Comes The Sun” dei Beatles, bonus dell’edizione giapponese dell’album d’esordio “Opus Eponymous” che li traghettava idealmente verso le loro radici psichedeliche, al di là dello Stige e delle sue torbide onde Doom.

Ghost

Ghost

Dopodiché riuscivano ancora a stupire con un’inquietante versione di “I’m A Marionette”, non proprio fra i più popolari hits delle icone nazionali Abba, già considerato brano “anomalo” di queste perpetue stelle del firmamento pop. Invece il terzo rifacimento, “Waiting For The Night” dei Depeche Mode, si rivelava un mezzo passo falso; scadente l’originale e nessun sortilegio nel remake-remodel tale da riuscire a riscattarlo.

Solo un episodio in tono minore, alla luce della seconda raccolta di salmi infernali, “Infestissumam”, davvero magica nel trascendere le barriere che confinerebbero i Ghost fra gli stereotipi “metal”: dalla potente corale post-gregoriana dell’intro “Infestissumam”, cantata in latino sgrammaticato, attraverso gli immani scenari di “Year Zero” – l’Apocalisse secondo Papa Emeritus, che chiama a raccolta un’ abominevole sfilza di demoni biblici – concludendo nell’epico misticismo occulto di “Monstrance Clock”, questo è il disco che perfettamente materializza, attraverso un intricato crocevia di stili musicali, la teatralità dell’immagine dei Ghost, svelando strade buie e sconosciute che portano lontano dalla vita verso mete ignote…

Ma è già tempo di guardare avanti, ed il 19 novembre è annunciato un EP di covers, “If You Have Ghost”; il brano che l’intitola è un tributo al talento malato & dannato di Roky Erickson, strenuo reduce degli anni ’60 ed allora leader dei texani 13Th Floor Elevators, pionieri del garage-psych rock; la leggenda vuole che il termine psichedelia sia stato coniato proprio da loro, all’avvento del primo album “The Psychedelic Sounds Of…” (1966), anticipando addirittura i Grateful Dead.

roky erickson

roky erickson

L’album includeva uno degli originali artefatti della prima era lisergica americana, il memorabile classico “You’re Gonna Miss Me” (’65), scritto dallo stesso Roky.

Personalità schizofrenica e dissociata, con l’aggravante dell’abuso di stupefacenti, il cantante/chitarrista finì addirittura in manicomio, curato a “dosi” di elettroshock! Nonostante tutto riuscì a tornare alle scene nel 1975 con il gruppo Bleib Alien, poi ribattezzato The Aliens, in omaggio alla sua ossessione verso gli UFO. Proprio in questa seconda vita artistica, il sedicente extra-terrestre Erickson registrò “If You Have Ghosts”, in mezzo a tanti altri brani dalle connotazioni sci-fi e horror (“Creature With The Atom Brain, “Night Of The Vampire”, “I Walked With A Zombie”, per nominarne alcuni). E’ un fantastico esempio di acid-rock da ascoltare e riscoprire a prescindere, dove con la sua inimitabile voce, il cantante insiste sullo stralunato refrain “If You Have Ghosts, You Have Everything”…

La copertina dell’EP dei Ghost è dichiaratamente ispirata a “Nosferatu”, capolavoro espressionista di F.W. Murnau, con Papa Emeritus rimodellato sull’inconfondibile silhouette del vampiro sul vascello.

Nosferatu_Murnau

If You Have Ghost

Al di là delle geniali intuizioni nella loro propaganda (o in questo caso, “papaganda”), che dal nulla hanno originato l’immagine più identificabile/detestabile dell’odierno panorama musicale e andando oltre gli equivoci alimentati ad arte su un presunto, attempato successore del primo “papa nero”, il gruppo svedese conferma ancora una volta un’invidiabile cultura retro-rock, e la rilettura di “I.Y.H.G.” è assolutamente ipnotica, si stampa nel cervello in maniera subdola ed indelebile.

Il produttore è ancora Dave Grohl, già all’opera con gli stessi Ghost in “Marionette”. Indiscutibilmente una celebrità grazie al successo planetario con Nirvana e Foo Fighters, Dave è anche il batterista del supergruppo Them Crooked Vultures, apprezzato da veterani e modernisti del rock, allestito insieme a John Paul Jones e Josh Homme, leader di Queens Of The Stone Age ed ex-Kyuss. Considerato uomo di rara cordialità, Grohl ha già manifestato simpatie metalliche con il progetto Probot, ed uno sponsor di questo calibro non può che giovare alla causa dei “demoni” del Nord.

Ghost

Ghost

Il suono di “If You Have Ghosts” è sorprendentemente cristallino e fluido, ben differente dall’originale, graffiante ed “acido”, contraddistinto dall’allucinato timbro vocale di Roky. Ma qui non si tratta di confrontare le due versioni per stabilire qual è la migliore; conta piuttosto come gli elusivi musicisti svedesi abbiano dissepolto un classico misconosciuto e se ne siano appropriati, infondendogli nuova linfa vitale, modellandolo secondo i loro canoni stilistici.

La chitarra dello sconosciuto Ghoul è (al contrario) perfettamente identificabile con le sue aperture avvincenti e melanconiche; l’arcana atmosfera infusa nelle melodie intonate da Papa Emeritus, altamente suggestive specie nelle sovraincisioni vocali del finale, dimostra un magistrale bilanciamento fra energia rock e sensibilità pop: teoria già evidente al debutto, ad esempio nella trascinante “Stand By Him”, ma ora esplicita anche per i duri d’orecchi.

Completano l’EP un’altra cover, “Crucified” (Army Of Lovers) ed una registrazione live di “Secular Haze”, già antipasto del diabolico banchetto di “Infestissumam”.

Ma non riesco ad IMPEDIRMI di riascoltare “If You Have Ghost”…

BEPPE RIVA

7 Risposte to “I GHOST rendono omaggio a ROKY ERICKSON! di BEPPE RIVA”

  1. Paolo Barone 06/11/2013 a 03:31 #

    Grazie tantissimo per questa segnalazione Beppe! Da fan di Roky non posso che essere contento, un altra occasione per un pubblico più vasto di scoprire la musica di questo artista. La cover e’ anche bella e affascinante a modo suo, doppio motivo di contentezza! A quanto pare i rockers scandinavi hanno sempre buon gusto, se pensiamo che già Witchcraft e altri avevano indicato Roky Erickson come un punto di riferimento. Guarda tu come sta cambiando il destino di quest’uomo…

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  2. mikebravo 06/11/2013 a 14:36 #

    In effetti questo gruppo é validissimo e altrettanto godibile la versione
    di IF YOU HAVE GHOSTS.
    Magistrale la presentazione di BEPPE RIVA.
    Ora mi spiego perché si firma THE GHOST OF……. !!!!!!
    Ascoltando il brano ho ripensato ai tempi in cui noi italiani
    abbiamo scoperto che erano esistiti i SEEDS , i BLUES MAGOOS e
    tanti altri gruppi psichedelici fino ad allora sconosciuti a chi aveva
    iniziato a masticare rock dai settanta in poi.
    Le ristampe dei gruppi meno famosi ci hanno mostrato nuove
    galassie altrettanto splendenti.

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  3. Paolo Barone 06/11/2013 a 18:01 #

    ….”Nuove galassie altrettanto splendenti”…Verissimo!

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  4. kraba 06/11/2013 a 22:02 #

    Grande Beppe! Bell’articolo come sempre e grazie infinite ancora per la bella chiaccherata sui Ghost a Trezzo prima del concerto dei Death SS.
    Una mia considerazione: se Dave Grohl ha investito del suo tempo su un progetto simile qualcosa di “magico” (mi si passi il termine…) lo vede anche lui, non credo lo faccia per soldi o altro…non credo gli manchino con i Foo Fighters o le royalties dei Nirvana…

    Ormai i Ghost escono dall’immaginario doom iniziale, con prese di posizione estremamente contrarie di frange di fans con paraocchi, per espandersi in un mondo inesplorato, piu’ mainstream negli states e restando underground da noi…ma pur sempre legato da un metal/doom e un buon pop rock che sanno miscelare davvero bene (non hanno inventato un bel nulla…fanno bene quello che altri – invidiosi – non son riusciti a fare). Lee Dorrian poteva spingerli quanto voleva con Opus ma se l’abum faceva schifo poco vendeva e Lee Dorrian sa cosa stampare e produrre (basti vedere che piccoli capolavori escono ultimamente da Rise Above).

    Altra cosa che ti dicevo che mi ha lasciato a bocca aperta: la loro gentilezza e cordialita’ con i fans. Sono riuscito ad incontrarli e, se avessero potuto, sarebbero stati a parlare del metal italiano, del loro album, etc etc .. delle ore. Dopo 2 anni che sei in giro per il mondo a far concerti puoi anche permetterti di far le foto di rito e morta li’…senza tanto far il simpatico, tanto il fan restera’ fan bene o male…

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  5. The Ghost Of BR 07/11/2013 a 22:41 #

    Caro Mike, non vorrei deluderti ma il fatto che mi presenti così sull’unico blog dove sono intervenuto, solo accidentalmente ha a che fare con i Ghost; è un modo per dichiararmi fuori dalla mischia del cosiddetto “giornalismo musicale” (insomma, niente a che fare con il passato) mescolato a macabra autoironia sull’età che avanza implacabilmente. Aggiungo che “Raw And Alive” dei Seeds da te menzionati è uno dei (troppi) miei classici da culto. Paolo: nel mio ultimo periodo di scrittura, prima di togliere finalmente il disturbo dalla carta stampata, ho insistito sul fatto che molto metal underground degli anni ’90 cercava meritoriamente di togliersi dalle paludi di uno stile circoscritto, cercando di allargare i propri orizzonti con un tuffo rigeneratore nel passato. Non rifacendolo PEDISSEQUAMENTE, altrimenti non vale. E’ anche il messaggio che ho cercato di trasmettere parlando dei Ghost in relazione a Roky Erickson. Kraba, piacere di risentirti; è stato molto interessante parlare con te degli scandinavi incappucciati. Una volta ai concerti ero assalito da personaggi ai quali facevo comodo, ora per fortuna l’approccio è più spontaneo. Del tuo commento sottolineo questo: paradossalmente, gli autori di un pezzo fra i più tenebrosi di sempre (“Con clavi con Dio”) sono molto gentili con i fans. Mai fermarsi alle apparenze? Bene, grazie dell’attenzione e siccome non vorrei generare il sospetto di volermi “riproporre”, adesso mi limiterò a stare alla finestra (del blog) per un bel pò…

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  6. mikebravo 08/11/2013 a 09:41 #

    La mia era solo una provocazione gentile.
    Avevo capito da subito il senso di ” the ghost “.
    Da lettore attento del blog.
    Grazie per la tua SCHOOL OF ROCK !!!!!!!

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  7. Giancarlo T. 08/11/2013 a 09:54 #

    Eh beh…le segnalazioni di Beppe sono sempre più che utili. Sono disinteressati consigli all’acquisto di cui tenere alta considerazione. Il problema non è fidarsi ma reperire il budget necessario a seguire tutto o, molto più semplicemente, quello che vorresti. Ammetto che sia sempre più difficile accantonare denaro da sputtanare in cultura amica e solo grazie alla scorrettezza del web riusciamo spesso a farci una idea rozza di quello che vorremmo archiviare in casa.
    Beppe si sente un fantasma? Solo da un punto di vista strettamente anagrafico, direi. Dato che è persino…in good shape nonostante le settanta e più primavere. Ci proverò a farli miei ‘sti Ghost, anche se l’epoca delle spese folli è sempre più lontana, quella sì. Rory Erickson ? Incredibile che esista ancora chi se lo ricordi, in questi anni bui dove tutti possono recensire e scrivere di tutto. Però fa piacere saperlo, è confortante. Come è rassicurante vedere che lo stile remains the same. ;)

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