IMMIGRANT SONG & il MOTT THE HOOPLE blues

10 Nov

Mutina, via Poletti… ci capito almeno una volta al mese quando vado dal commercialista; ogni volta mi fermo qualche secondo davanti alla lapide del partigiano ABELE MISELLI, ucciso dalle bande nere nel settembre del 1944. Osservo alla base della lapide le due bandiere tricolore con  in mezzo una bandiera rossa. CVL… corpo volontari della libertà. Mi chiedo se oggi ci sia qualcuno che ogni tanto si fermi davanti a questo tipo di lapidi, se a qualcuno interessi ancora l’epopea dei partigiani (al di là degli sporchi revisionisti tipo GIAMPAOLO PANSA, principe della prostituzione intellettuale e dei blog dei neofascisti che col solito tanfo non mancano di sottolineare le distorsioni della guerra civile avvenuta qui dalle nostre parti). Mah. Un ultimo istante di raccoglimento e saluto ABELE.

Abele Miselli lapide

Tra i vari impegni di questo giovedì riesco ad incastrare una visita da SAL e dunque a portare BRIAN al solito haircut trimestrale. Per Brian è un’avventura che gli risolve la giornata…

Haircut time - Brian da Sal - Foto di TT

Haircut time – Brian da Sal – Foto di TT

Poco dopo ho appuntamento con l’ assistente sociale da BRIAN. Rossella arriva e con il giusto mix di tenerezza e professionalità, interagisce alla perfezione col vecchio TIRELLI; raccoglie poi i documenti per quello che sarà il prossimo step a cui BRIAN – purtroppo –  sarà destinato. Io e mia sorella ormai abbiamo elaborato la cosa, la decisione è stata presa, non ci sono soluzioni alternative, e sappiamo che il malessere spirituale che ci investe è solo una prima avvisaglia di quello che sarà nel prossimo futuro. La notte, a letto, non riesco a prendere sonno. Al mattino non riesco ad andare in ufficio. Vi arrivo verso le 14, ricurvo e sdrucito come un girasole in ottobre. Una delle ennesime riunioni di questo periodo, della durata di tre ore, mi dà il colpo di grazia.

La sera avrei voglia di versarmi sul divano, ma ho promesso alla groupie che avrei partecipato alla cena che ha organizzato insieme ai suoi amici. La serata si rivela ottima, buona compagnia e buon groove. Siamo al ristorante ORCHIDEA di OLINDO di Regium Lepidi, un locale enorme (e  non certo arredato con gusto) ma rimango di stucco quando mi accorgo, verso le 21,30, che è pieno imballato. Di questi tempi vedere locali così pieni è quasi impossibile. Parlo con gli amici: ridacchio della nuova passione sportiva della Ceci (ragazzi, il Ghiri Sport è un lavoro da mica normali), scambio battute con la Sonia circa le sfumature “sgrause” della groupie, cerco di risollevate il morale ad Andrea cuore rossonero, parlo di musica con la Stefi e approfondisco la conoscenza con M e A. Rimango sbigottito davanti ai loro blues lavorativi. Entrambi dipendenti a tempo determinato, contratto in scadenza, qualifica mortificante (e ripeto: m o r t i f i c a n t e),  retribuzione che vi lascio immaginare. Uno di 44 anni, architetto, l’altro 24 anni pieno di vita ma senza speranze per il futuro. Entriamo nei dettagli – anche delle loro esperienze precedenti – e rabbrividisco.  Mi chiedo cosa abbiamo fatto per ridurci così, e non in una città o in una regione  del sud, no… qui, nell’ Emilia profonda, quella descritta da wikipedia in inglese in questo modo:

477px-Emilia-Romagna_in_Italy.svg

Emilia-Romagna today is considered one of the richest European regions and the third Italian region by GDP per capita.[3] These results have been achieved by developing a very well balanced economy that comprises Italy’s biggest agricultural sector as well as a long-standing tradition in automobile, motor and mechanics manufacturing.

Emilia-Romagna, except for the province of Piacenza, was historically a stronghold of the Italian Communist Party, and now is a stronghold of center-left coalitions, forming with TuscanyUmbria and Marche the famous Italian political “Red Quadrilateral”.

La mia Emilia, quella piena di vita, di operosità, di bon vivre, di (almeno in parte) giustizia sociale… la mia Reggio Emilia, città di tutta la mia stirpe, dove ci sono gli asili migliori al mondo, dove le strade si chiamano VIA CHE GUEVARA, VIA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE, VIA DEL PARTIGIANO… come abbiamo potuto arrivare a certi livelli? Togliere la speranza ai ventenni, minare ogni sicurezza ai quarantenni, far precipitare nella disperazione i cinquantenni che hanno la sfortuna di mettere un piede in fallo,  fuori del cerchio del lavoro?

E’ con questi pensieri che in questo sabato mattina, alle 7,30 metto in moto la blues mobile e mi avvio per andare da Brian. Il mondo appare grigio, io sono in modalità neutra, così, visto che da alcune settimane (ve ne sarete accorti) sono in un MICK RALPHS kick, spingo nel lettore cd MOTT dei MOTT THE HOOPLE…

mott 1973

e il mondo appare di nuovo in quadricromia. Quel misto di DYLAN, ROLLING STONES e  BOWIE periodo glam messo sapientemente a fuoco dai semplici e pratici talenti di HUNTER e RALPHS , è quello che ci vuole in questa mattina sbiadita…

Arrivo a Mutina alle 08,30, mi fiondo al Conad del Newtower, da questo sabato ho deciso di fare la spesa per Brian prima di andare da lui. Non cago nessuno,  me la sbrigo in 15 minuti, le uniche parole alla cassa… “buongiorno“… “pago col bancomat”… “arrivederci“.

Brian è di buon umore, sempre più perso nelle nebbie e nei pantani di questo cazzo di alzheimer, ma proprio per questo il suo essere è scevro dalle paturnie del passato. Animo leggero, voglia di uscire e di stare con la gente benché non riconoscendo quasi più nessuno, tutti debbano sembrargli degli sconosciuti. Lo lavo, lo vesto, facciamo i nessi, gli faccio la cresta come quei baggiani dei giocatori di calcio del giorno d’oggi… Brian ride di gusto, e io con lui…

El Brianawy- foto di TT

El Brianawy- foto di TT

Arriviamo a Ninetyland, mi cade l’occhio sul vecchio font del cinema del prete che ancora resiste su di una vecchia bacheca su cui si affiggevano le locandine dei film…

Cinema Teatro Arena di Nonantola - foto di Tim Tirelli

Cinema Teatro Arena di Nonantola – foto di Tim Tirelli

Al K2 il caffè stamattina è davvero cattivo. Ci vengo ancora solo perchè Brian possa incontrare i suoi vecchi amici. La nuova gestione cinese non mi soddisfa… il caffè è acquoso, le paste sembrano meno buone che in passato, diverse luci sono spente. Dietro alla grande TV c’è un paravento, dietro il quale vanno ad imboscarsi gli schiavi delle slot machine e dei video poker. Scorgo una donna sui sessantanni incollata ad una di quelle macchinette infernali. Poco dopo arriva un uomo, meridionale, vestito da pseudo giovane ma in modo sfigato, entra nel bar, non saluta nessuno, furtivo si eclissa dietro il paravento. Quante storie di vite misere che devono esserci al di là di quel paravento maledetto.  Anche oggi constato che sono l’unico nonantolano, nei tavoli lì intorno solo nord africani. Due passi in centro, incontriamo (quelli che crediamo essere), pakistani, nigeriani, asiatici, meridionali. Per fortuna ci viene incontro PETER, l’amico di Brian, 83 portati alla grande, vispo, pronto, tonico, pieno di emilianità nei gesti e nell’accento. Siamo entrambi progressisti, posso permettermi rilievi che ad altri potrebbero sembrare di stampo razzista: “Pirèn” gli dico “mo dio canta a gh’è sol di stranièr, an cat menga un nunantlàn, cuschè ormai l’è un paès multirazziale”. Mi risponde “Mo’ zio pèder, che multirazziale, ormai la nostra l’angh’è piò”.

Mi chiedo dove finiremo, e cosa comporterà la fine della identità culturale di comunità tipo questa. In più il problema è che tutti questi migranti che arrivano sono tutti religiosissimi, molti fondamentalisti, e questa cosa proprio non mi piace nemmeno un po’.

Torno verso Regium Lepidi, ancora i MOTT sullo stereo, mi perdo ascoltando I’M A CADILLAC cantata da MICK RALPHS… penso ad un recente scambio di battute che ho avuto con Picca…

Gli scrivo, ironicamente: “… un anziano che sa due-fraseggi-due prova una chitarra da Notari…” riferendomi al link che vede il MICK RALPHS dei giorni nostri provare una Les Paul in un negozio (Notari è un famoso guitar shop di Modena)…

Mi risponde: “bastava nascere a Londra negli anni giusti, imparare otto accordi, due riff, due licks, due fills, essere amico di Ian Hunter o Paul Rodgers e ti facevi 45 anni di rock… e invece… Nonantola…”

Già, perché se sei JIMMY PAGE, KEITH EMERSON o CHRIS SQUIRE niente da dire, ma a Londra in quegli anni farcela non era poi difficile nemmeno per musicisti ordinari…

Mentre ascolto I’M A CADILLAC cantata dal grande MICK RALPHS  ancora una volta mi sorprendo di quanto mi riconosca in questo musicista, quando poi parte la coda EL CAMINO DOLOROSO entro in modalità meditabondo e mi getto in una foschia che vedo e che vivo solo io… mi dissolvo in cometa… mi ricompongo… mi dissolvo di nuovo…

Il cd è il remaster del 2006, ha delle bonus tracks, la prima è ROSE, che apparve come lato B del singolo HONALOOCHIE BOOGIE… struggente, malinconica, adattissima per l’uomo di blues che è in me. Sono cosi dentro al mood hoopleiano  che arrivo al parcheggio della COOP di REGIUM LEPIDI con l’intento di mettere in piedi un nuovo gruppo,  la versione italiana dei MOTT THE HOOPLE appunto, ma è solo un attimo di sbandamento, mi riprendo quasi subito, metto l’euro nel carrello, lo estraggo dalla tettoia sotto cui è riposto e mesto mi avvio verso la Coop… tanto il mio IAN HUNTER non lo troverò mai.

2 Risposte to “IMMIGRANT SONG & il MOTT THE HOOPLE blues”

  1. Rise 11/11/2013 a 08:27 #

    Tim: “Mi chiedo se oggi ci sia qualcuno che ogni tanto si fermi davanti a questo tipo di lapidi, se a qualcuno interessi ancora l’epopea dei partigiani”

    Beh, alcuni di noi ancora fanno. Il mese scorso a Roma, ho portato mio padre a visitare Fosse Ardeatine – è stato molto toccato per il memoriale.

    Ecco qualcosa per rallegrare la giornata, una versione finlandese di Bella Ciao: http://www.youtube.com/watch?v=VS8GIqjPVHM

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  2. bodhran 12/11/2013 a 09:25 #

    E poi uno dice i paesi scandinavi…..
    noi siamo il paese dove probabilmente c’è chi nemmeno sa cosa siano le Fosse Aredatine.

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