NEIL YOUNG “Il Sogno Di Un Hippie” (Feltrinelli 2013 – Euro 20) – TTT

5 Ago

Questa è l’edizione italiana di WAGING HEAVY PEACE, l’autobiografia di NEIL YOUNG uscita nel 2012. La traduzione è di MARCO GROMPI e DAVIDE SAPIENZA, e mi par fatta bene, senza quei nonsense tipici di chi traduce senza sapere nulla o quasi di Rock. NEIL YOUNG è un personaggio che mi interessa molto, i suoi album tra il 1969 e il 1979 sono quasi tutti bellissimi e pieni di Rock “contenustico”.  Il mio interesse per lui partì un po’ in sordina, nella seconda metà degli anni settanta, YOUNG  (insieme a BOWIE) era l’artista prediletto delle fighe con un po’ di senno che frequentavano le superiori quando le frequentavo io e  delle amiche fricchettone di mia sorella, ergo cosa poteva fare un adolescente hard rocker se non snobbarlo un po’? Tuttavia ricordo con chiarezza quanto mi piacesse HARVEST (LP che aveva mia sorella), e quanto apprezzai i dischi che vissi in diretta: COMES A TIME e RUST NEVER SLEEPS. Quando poi finalmente arrivò in Italia e si presentò con uno spettacolo che era l’antitesi della versione che l’immaginario collettivo aveva di lui, deludendo le amiche fricchettone, provai una gran simpatia per il giovanotto canadese.

Neil-Young-Il-sogno-di-un-Hippie

 

Non sono mai riuscito ad addentrarmi nella sua vasta discografia post settanta, mi piacciono un paio di album e poco più, e nemmeno ad inserirmi nella scia dei suoi ammiratori più agguerriti, quelli che parlano della sua estrema coerenza e che pensano sia un gigante della chitarra, etc etc. YOUNG poi ha scritto due delle canzoni che meno sopporto: “DOWN BY THE RIVER” e “ROCKIN’ IN THE FREE WORLD”, quest’ultima inno ormai insostenibile e fastidioso. Eppure, lo amo molto, e sempre più spesso i suoi dieci album del periodo sopra citato, quello della STILL-YOUNG BAND e il lavoro fatto con CSNY contribuiscono a tenermi a galla in questa porca vita. Sono stato molto contento dunque quando Lorenzino Stevens mi ha regalato questa autobiografia, libro che ho letto molto volentieri, ma che alla fine risulta giusto sufficiente.

L’architettura è troppo debole, NEIL salta da un periodo all’altro della sua vita senza uno straccio di regola, rendendo il tutto molto confuso. Parla poi davvero troppo della sua passione per i trenini e per le automobili. Naturalmente è interessante leggere i suoi ricordi legati alle faccende musicali e agli usi e costumi dell’epoca, ma è troppo poco per far diventare il libro appassionante.

Picca mi dice che SHAKEY (di Neil Young e Jimmy McDonough) è il libro su NEIL YOUNG da leggere. Lo farò.

5 Risposte to “NEIL YOUNG “Il Sogno Di Un Hippie” (Feltrinelli 2013 – Euro 20) – TTT”

  1. lucatod 05/08/2014 a 12:07 #

    Sono un appassionato lettore di queste autobiografie rock , ma troppo spesso ho notato che molte leggende tendono a soffermarsi a lungo sulle loro “passioni” normalmente maturate dopo anni riabilitazione .. e ti sparano il pistolotto della raggiunta serenità etc..
    Mi viene in mente quella di S. Copeland ; il batterista racconta aneddoti di ogni genere , ma salta completamente la sua carriera con i POLICE tranne che per la reunion del 2007/2008 comunque non approfondita a sufficienza ..
    Clapton che parla di alcol droga , pesca e caccia (oh my GOD !!!) e tralascia quasi completamente i CREAM ….

    Ho letto che Jimmy Page potrebbe dare l’ok per pubblicare un autobiografia (non quella fotografica) a condizione che questa venga pubblicata postuma .. !

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  2. mikebravo 05/08/2014 a 14:21 #

    Una cosa è sicura,
    I fans di Neil Young non soffrono e non hanno potuto soffrire le crisi di
    astinenza che stiamo soffrendo noi fans del divino Pagey.
    Un artista che sta svuotando i suoi archivi regalando a chi lo ama
    quintalate di roba da archivio.
    Un artista ancora attivo sia per i nuovi dischi sia per i concerti.
    Ma dato che io ho perdonato Page per tutto, passiamo alle autobiografie.
    Giusto quello che scrive Luca.
    Tra quelle che ho letto, condivido il giudizio di Tim su quella di Townshend,
    in cui l’artista si mette a nudo.
    Chiaramente per Page, Clapton,e altri grandi é difficile scrivere un libro
    di memorie.
    Keith Richards si sara’ fatto senz’altro aiutare…….perché un alcolista,
    un cocainome o un eroiname ( o tutti e 3 assieme ) pure grande rockstar,
    non ricorda nulla di nulla della nebbia del passato seppur glorioso..
    Figuriamoci un Clapton arrivato al punto di rivendersi le chitarre per
    pagare i pusher…..

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  3. bodhran 05/08/2014 a 15:16 #

    Devo dire che a me non è poi il libro non è dispiaciuto, pur non essendo un “fan”. Vero che parla molto di trenini, è che non proprio quello che uno si aspetta di leggere; più che altro dedica molte molte pagine a pubblicizzare il PONO (l’ipod hi-fi, di cui avevamo letto tempo fa su questo blog) e il progetto di macchina ecologica che sta finanziando, ma che dire, è marketing anche questo, niente di cui stupirsi. Comprendo e condivido le obiezioni di Luca riguardo la tendenza a fare i predicozzi, ma si sta parlando spesso di fortunati miliardari che fanno un “lavoro” bellissimo. Anche nella bella biografia di Townshend ci sono degli accenni alla sua grande passione per l’acqua…. e il conseguente acquisto di villoni o barche con equipaggio, se poi ci vengono a dire di coltivare le “passioni” e vivere “positivamente”, liberissimi, ma lo fanno da una posizione privilegiata, a me son cose che fanno sorridere e niente più. La cosa che ho trovato più bella nel libro di Neil Young è comunque l’attenzione nel ringraziare i “collaboratori”, se penso alle pagine del libro di Barney Hoskyns in cui parte dei meriti che Page sbandiera come suoi vengono distribuiti anche agli ingegneri del suono (e ci sta che questa sia la versione corretta), ecco,Nello il Giovane dimostra una certa onestà, anche se arriva a quasi 70 anni.
    Sui Police non è affatto male l’autobiografia di Andy Summers, e approfitto per consigliare a tutti “Bill Grahama presents”, anche se gli Zep ovviamente non ci fanno affatto una gran bella figura.

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  4. lucatod 05/08/2014 a 16:47 #

    L’autobiografia di Andy Summers è piaciuta molto pure a me (la migliore delle tre scritte dagli ex , oltre che l’unica a trattare l’argomento POLICE) , anche se per arrivare al succo (la band) ci vuole oltre metà libro , l’ho trovata ben fatta e soprattutto onesta .
    Quella di Townshend mi ha sorpreso parecchio . Ottimo libro ma poco commerciale , se mi lasciate passare il termine , nel senso che tralascia molta roba relativa agli WHO , per affrontare temi privati e anche molto delicati .
    LIFE di Keef al contrario è una passeggiata di “salute” , riesce ad essere leggero anche quando parla di crisi d’astinenza , morte del figlio e via dicendo . probabilmente perché come dice Mike , nemmeno se le ricorda più , non a caso è stato aiutato da James Fox .
    Riguardo a Clapton non saprei , durante l’esperienza CREAM , non era tossico o alcolizzato , credo che certe sue omissioni siano state volute . Peccato .
    Il libro di Hoskyns , è una figata . l’ho riletto qualche settimana fa , sempre interessante .

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  5. saurafumi 25/11/2014 a 08:34 #

    Concordo con quello che dice Tim. Ho fatto fatica a finirla di leggere, questa autobiografia, cosa per me molto rara. Di sicuro il disordine storico con cui ha narrato gli episodi della sua vita non ha contribuito a farmi una visione più chiara del succedersi delle cose. I troppi personaggi legati a lui che cita in maniera convulsa hanno accresciuto ancora di più la mia confusione, invece che diminuirla.
    Faticosa.

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