Traslocando

16 Mar

Dopo parecchie telefonate, il fondo che gestisce l’appartamento dove ha vissuto Brian gli ultimi 12 anni, si degna finalmente di darci una risposta, riusciamo così a trovare un accordo per restituirlo nelle prossime settimane senza continuare a pagare l’affitto fino all’estate. Un sollievo da una parte e un ulteriore sforzo dall’altra: svuotare i rimasugli della famiglia Tirelli, spiritualmente, non è cosa facile.

Non tante le cose da tenere, qualche mobile, qualche servizio di cristallo o ceramica ricevuto da miei in regalo il giorno delle loro nozze, e quei piccoli oggetti che riportano alla mente l’infanzia, l’adolescenza, l’idea di famiglia felice. Diligentemente divido il tutto con mia sorella e nel farlo un groppo alla gola mi fa compagnia. Il ricordo di mia madre è sempre vivissimo anche dopo 22 anni.

Mother Mary 1958

Mother Mary 1958

Per il trasloco ci accordiamo con una coppia del sud titolari di una azienda traslochi/vendita mobili usati. Il tipo mi ricorda Filo Sganga, il gallo antropomorfo dell’universo Disney Italia, rigattiere sempre in cerca del migliore affare…

Filo Sganga

Filo Sganga

In questi tardi pomeriggi ogni tanto vado nell’appartamento a sistemare le ultime cose. Tra scatoloni, piatti, cianfrusaglie e vecchi vestiti da buttare mi do da fare in modalità “indaffarato”, poi d’un tratto mi fermo, e soppeso il momento. Guardo la vasca dove mille volte ho fatto il bagno a Brian, la camera dove la domenica sera lo mettevo a letto, il divano dove le domeniche pomeriggio ci mettevamo a guardare un film su Rai Movie o un documentario su Rai 5. Non sono legato a questo appartamento, non abbiamo un casa di famiglia di proprietà a cui legare tutte le fasi della nostra vita, ne abbiamo cambiate diverse di case, eppure mi prende la nostalgia per queste misere mura che sono state l’ultima idea di focolaio per Brian.

Va bene essere un uomo di blues e dunque incline alla malinconia e alla nostalgia, ma mi pare di iniziare a commuovermi per un nonnulla. Il fatto è che sono tutte fasi della vita che si chiudono che ti fanno riflettere, che mettono sempre più in evidenza la percezione del limite (© Julia). Mi asciugo gli occhi, per oggi ho già bluseggiato abbastanza. Salgo in macchina. Sono in uno di quei momenti in cui nessun cd mi va bene. Slitto su Radio Capital, DALLA canta MILANO. Ecco ci voleva solo quello. DALLA mi piace molto ma mi mette sempre in un mood bluesy, un po’ come il DE GREGORI dal 78 in poi e il BATTISTI di PERCHE’ NO…

Finisce il pezzo e poco dopo parte ELTON JOHN con DON’T LET THE SUN GO DOWN ON ME, proprio mentre esco dalla città e, a rilento nel traffico della tangenziale, un velo di nubi incornicia uno di quei tramonti insipidi da fine inverno.

Quando posso mi fermo da Brian, lo trovo in forma, un po’ spernigato ed arruffato ma in forma. Sì, il vecchio si è ripreso, parla a tutto spiano, la sintassi da alzheimer non è di facile comprensione, ma mi basta guardarlo negli occhi per capirlo…

Brian e Tim - Marzo 2015

Brian e Tim – Marzo 2015

Il giorno del trasloco vero e proprio arriva pallido e senza fiato; Filo Sganga e i suoi scagnozzi si danno da fare mentre io faccio su e giù con i sacchetti che vanno nel pattume indifferenziato. Porto anche sei o sette grandi sacchi di vecchie lenzuola, vecchi asciugamani e cose simili al contenitore dei vestiti usati della Caritas. Tutte cose tenute da mia madre per decenni e che ora prendono il volo in un batter d’occhio. Fotografo l’appartamento e qualche vecchio mobile, per avere uno straccio di ricordo, poi,  nel tardo pomeriggio, tutto finisce. Ritorno dopo un paio di giorni per controllare che la signora delle pulizie abbia fatto il suo dovere, per prendere le ultime cose,  dopo di che consegno le chiavi a mia sorella, lancio uno sguardo veloce all’appartamento ed esco. Goodbye Brian’s flat.

Venerdì, la sera in cui gli EQUINOX fanno le prime prove dopo sette anni con le tastiere. Già, era dal 2007 che non suonavamo pezzi come KASHMIR, STAIRWAY, SIBLY e MMHOP. Saura ha impiegato più di mese per rimettersi in onda, per sincronizzare mani e piedi rispettivamente su tastiera e pedaliera basso. Il risultato non è male, a tratti sembrava che si sia mai smesso. Mentre suoniamo e cerchiamo di riappropriarci di certi automatismi, osservo Saura, tutta intenta a suonare contemporaneamente piano e pedaliera basso. Che brava, che musicista! Pol in Kashmir parte morbido, ma una volta scaldato molla gli ormeggi, lo sento arrivare alle vette altissime di MMHOP: che razza di ugola d’oro che ha. Lele poi è sempre il mio batterista preferito. Ad un certo punto, per scherzare, Saura parte con l’intro di I’M GONNA CRAWL.

Lele è un po’ spiazzato, non se la ricorda, mentre l’intro di tastiere prosegue provo a canticchiarli il tempo, Lele intuisce al volo e al mio via parte con il tempo di quel pop blues che tutti i fan dei LZ portano nel cuore. Non è che sia un tempo difficile da tenere, è un blues alla Bonham, ma bisogna sapergli dare il senso giusto, la vibrazione corretta, la dinamica perfetta, e in questo Lele è insuperabile. Mentre mi aggrego con la chitarra alla jam session, provo forti emozioni… I’M GONNA CRAWL è uno dei “miei” pezzi.

Riprendere in mano la doppio manico non è facilissimo, troppo tempo che non la suono, così tendo ad incespicare sul manico con le corde doppie, ma indossarla – sebbene sia una chitarra scomoda – è sempre una bella sensazione.

Tim's guitars

Tim’s guitars

La sensazione è meno bella quando bisogna smontare, caricare, montare, smontare e scaricare tutto l’armamentario sulla e dalla blues mobile. Ah, vita da operaio (precario) del Rock!

Il giorno dopo è sabato, vado a trovare Brian. Mentre mi faccio il solito pezzo di pianura mi ascoto JONI MITCHELL. Con lei ho un rapporto controverso. Non ho la stessa fascinazione che avevano per lei JIMMY e ROBERT, la “regina che canta e che suona la chitarra” di GOING TO CALIFORNIA. Un paio di suoi album però li amo e in più sono legato ai due che comprai in diretta, MINGUS e WILD THINGS RUN FAST, ma c’è qualcosa che mi tiene distante da lei. In primis il fatto che poco più che ventenne abbandonò sua figlia e la diede in adozione. Capisco che possa aver avuto delle difficoltà, ma la faccenda va ad inficiare la sua proposta musicale e i suoi testi. Mi sembra una che abbia sempre e comunque messo sè stessa davanti a tutto, e a me questo individualismo spinto non piace per niente. Alla mia leggera antipatia immagino contribuisca anche il fatto che i suoi dischi erano una must tra le ragazze della mia generazione che ancora subivano qualche influenza dall’epoca fricchettoniana, quelle femministe (senza, poi alla fine, essere di sinistra), quelle che “intellettualizzi sempre tutto anche i baci che mi dai” (© Tommy Togni).

Ma in questo sabato mattina neutro e senza pretese Roberta Joan Anderson (sì, JONI MITCHELL insomma) ci sta a pennello.

I am on a lonely road and I am traveling
Traveling, traveling, traveling…

14 Risposte to “Traslocando”

  1. alexdoc 16/03/2015 a 12:44 #

    Quando ho visto su Facebook il video di Saura con l’intro di “I’m gonna crawl” ho pensato “altro che sciocchezzuole”. Su Dalla come sai sono di parte, è l’unico capace di mettermi malinconia e di divertirmi a volte nello stesso pezzo. Infine Joni Mitchell non è certo una simpaticona ma come artista non si discute. Tu hai messo un pezzo da “Blue”, il suo album più famoso, a me quel periodo iniziale di puro folk piace meno, preferisco la sua svolta jazz da “Court and spark” e soprattutto da “Hejira” (1976) fino a “Mingus” e al live “Shadows and light”, con una band di musicisti che spesso trasformavano le versioni originali in un suono molto più ritmico.

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    • timtirelli 16/03/2015 a 13:15 #

      Alex anche io preferisco la Mitchell che piace a te, con la band che “suona”, ma l’altra mattina avevo BLUE in macchina, disco che non ascoltavo da anni e ALL I WANT (versione KEITH JARRETT ) mi fa impazzire…

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      • alexdoc 16/03/2015 a 15:00 #

        E anch’io preferisco la versione Jarrett. Tornando a “I’m gonna crawl”, l’ho riascoltata ieri, è veramente un “pop blues” (o blues pop?) incredibile. L’intro di tastiera mi ha sempre fatto pensare a certe colonne sonore di Riz Ortolani per i film di Pupi Avati, ma è molto meglio di quelle. Condivido le tue giustissime considerazioni sul senso dinamico nel ritmo di quel pezzo.

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  2. lucatod 16/03/2015 a 12:51 #

    Difficile commentare qualcosa di così intenso e personale . Per certi versi mi ricorda molto il libro di Carlo Verdone ” la casa sopra i portici” . A tratti davvero commovente .

    Il Battisti di Perché no piace molto pure a me , il periodo 76/80 e sempre stato il mio preferito .
    Al contrario Joni Mitchell non mi ha mai fatto impazzire . Ha questa immagine snob tipica del periodo Woodstock . A livello di cantautrici preferisco la marianne faithfull del decennio successivo (Broken English) .

    Questo fine settimana ho ripreso in mano la chitarra , mi sono messo a ripassare la diteggiatura di alcuni pezzi suonati da Andy Summers con i Police . certe sue soluzioni mi stupiscono sempre . Io ad esempio ho sempre suonato l’ arpeggio di bring on the night in un modo (preso da un tab) , mentre in realtà è ancora più semplice . Solo che quel mi cantino aperto , mi lascia un po così …

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    • lucatod 16/03/2015 a 12:57 #

      I’m Gonna Crawl la metterete in repertorio ? Avresti modo di esibirsi in un altro memorabile assolo del dark Page . A meno che non serva strato …

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      • timtirelli 16/03/2015 a 13:18 #

        Grazie Luca. Sarebbe bello in futuro chiudere i concerti con I’M GONNA CRAWL, chissà, vedremo. Affrontare quell’assolo mi spaventa un po’, è così intenso che per renderlo come si deve occorre una prova speciale…

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  3. mikebravo 16/03/2015 a 13:58 #

    Grande Saura!!!!
    Intro che mette i brividi!!!!!!!!!
    Ma come……..come…… come é possibile che un gruppo…….
    …….nel 1980………vicino all sfascio………fosse ancora………
    …………cosi’ GRANDE ?

    PS Ha portato male il titolo dell’album ?
    I rischi che si corrono ad andare contromano ?
    Mah……

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  4. timtirelli 16/03/2015 a 16:19 #

    Alex, il riferimento a RIZ ORTOLANI / PUPI AVATI mi fa capire una volta di più quante affinità elettive ci siano tra le persone che frequentano questo blog.

    Senza Bonham temo il brano sarebbe stato greve e meno brillante. la dinamica che riesce a tirar fuori BONHAM è un argomento che mi affascina sempre. Il suo sound degli anni maturi mi rapisce, è un godimento cosmico. Lo chiamo Pop Blues per metrica fonetica, cosa da cui sono ossessionato.

    E’ l’ultimo pezzo dell’ultimo album dei LZ, quello con cui il gruppo si è congedato. Oltre alla struggente e semplice bellezza, questa cosa gli ha regalato un’aurea epica.
    Sigh.

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  5. Baccio 16/03/2015 a 19:38 #

    Che bella la Tua mamma: Brian aveva gli occhi buoni!

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  6. bodhran 17/03/2015 a 09:16 #

    Di sicuro Joni Mitchell non era quella giovane pulzella indifesa che magari le sue canzoni facevano immaginare, ma distinguere le opere e le persone è fondamentale (altrimenti non riuscire a conciliare il disprezzo che provo per il Berlusca e l’apprezzamento per IL Page). E Joni Mitchell è lì, di sicuro tra i miei dieci artisti da isola deserta. Non è una folksinger ma una musicista, le sue canzoni folk sono altra cosa dal riprendere ballate tradizionali, e andando avanti non è diventata (PER FORTUNA) una cantante jazz.
    Devo dire che di lei riesco anche a sentire gli album anni ’80, con le batterie anni ’80, però ho sempre ascoltato molto più volentieri gli album in studio, anzi ad esser completamente sinceri il live dei live, con pastorius, metheny, certo… certo, bravissimi…, e che tocco… e che pulizia…. ma io non quello non lo digerisco, suonano davvero troppo jazz.
    E grazie Tim per avermi tirato fuori dalla memoria Filo Sganga e dì a mr. Brian che spettinato è molto bellino!

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    • timtirelli 17/03/2015 a 10:22 #

      Io faccio fatica, Bod, a tenere separate le due cose. Non mi aspetto tanto dai musicisti, non li idealizzo più, ma un minimo di onestà intellettuale la pretendo.

      Comunque sono d’accordo: per fortuna non è diventata una cantante jazz.

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  7. picca 17/03/2015 a 11:10 #

    I’m Gonna Crawl è un capolavoro assoluto. Il miglior modo di concludere una carriera. Mai abbastanza celebrata. Posso vedere la band sul palco, locale chiuso, una donna delle pulizie che passa lo straccio. La festa è finita, ma prima di andare a dormire c’è tempo per questo piccolo ma gigantesco blues che riporta tutto all’inizio. Un doo-wop spettrale che esce da una radio A.M., fuori dal tempo. Echi di Five Satins, Flamingos, Skyliners, Penguins. La tastiera vagamente da music-hall è perfetta. I ragazzi, in piena malinconia, sembrano volerci dire ‘Vi facciamo sentire per l’ultima volta cosa cazzo state per perdervi per sempre’. Irripetibile. E’ il ‘Last Waltz’ degli Zep. Pensate se avessero chiuso il disco con Hot Dog…

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    • timtirelli 17/03/2015 a 11:53 #

      Grazie Pike, mi sono commosso. Averti tra noi it’s a gas. Non sapevo che I’M GONNA CRAWL ti piacesse così tanto.

      PS: non credo sia un caso che abbiano chiuso il disco con quello, va bene mettere Hot Dog nella side one tanto per far vedere che non sono sempre una band drammatica ed epica e che sanno divertire (sebbene lo humor dei LZ è sempre piuttosto lofi), ma guarda caso il lato che chiude l’album contiene una sinistra cavalcata elettronica, una ballatona pop anch’essa piuttosto melanconica e questo pop blues spettrale come dici tu.
      Anche nel momento del tramonto si confermano gruppo di lignaggio altissimo. Per me, i soli e veri numeri uno. LED ZEPPELIN: I SALUTE YOU! Best Band Ever!

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