ROBERT PLANT, live in Milano 20-7-2016

25 Lug

Insieme a Saura, Carla e Salvo mi immetto sulla A1 in direzione Milano. Dopo tanti anni sto per rivedere RP in concerto. Strano, pensavo di aver chiuso col Golden God alcuni lustri fa, e invece eccomi qui diretto alla Arena Estiva di Assago. Non che m’importi molto del concerto in sé, il gruppo con cui suona non mi piace, la musica che fa nemmeno, ma ho amato molto il biondo di Birmingham così, visto il tempo che inesorabilmente passa veloce, voglio rivederlo, prima che sia troppo tardi. L’autostrada è trafficata, Saura guida sicura, sembra Valentino Rossi in mezzo a motociclisti della domenica.

Ripenso alle volte che ho visto ROBERT PLANT. Firenze 1990 in occasione della sua prima calata in Italia. Chioggia 1990 al Festivalbar. Io e il mio amico Frank Romagnosi che realizziamo il nostro sogno: incontrare un membro dei LED ZEPPELIN. Varie peripezie per poi ritrovarci mezz’ora al cospetto di ROBERT. Paziente, gentile, comprensivo, un vero signore. Quanto amore per quella rockstar.

Frank Robert e Tim 1990

Frank Robert e Tim – Chioggia 1990

Nel 1993 torna in Italia per aprire i concerti di LENNY KRAWITZ. FATE OF NATIONS è un buon disco ma decido di non andare: il cantante dei LZ che apre per Krawitz, che incide per una “piccola” casa discografica…è un po’ troppo per il sottoscritto. I tempi stavano cambiando ma io ero ancora fermo agli anni d’oro del dirigibile di piombo. Nel 1995 e nel 1998 torna a MILANO insieme a PAGE e io ci sono. Del primo concerto ricordo soprattutto SIBLY, del secondo I CAN’T QUIT YOU BABY. Nel 2000 incredibilmente ROBERT PLANT viene a suonare a NONANTOLA, il mio paese natale. Non mi sembra possibile. E’ vero che è in giro con un vecchio amico, che i PRIORY OF BRION non sono esattamente un gruppo di prima fascia, eppure che RP tenga un concerto a 500 metri dalla casa in cui sono nato mi pare un sogno.  Da lì in poi però perdo interesse e smetto di seguirlo.

I dischi che pubblica sono validi, la strada che sceglie assai dignitosa, ma non è più roba per me. Robert inizia a cantare come una nuffia, diventa un beniamino dei critici ma io non soffro della sindrome di Dave Lewis, dove è tutto oro quello che luccica sul pianeta Zeppelin, così prendo le distanze dal tall cool one. Intendiamoci, molto meglio sapere RP alla ricerca di nuove atmosfere, di nuovi suoni, di nuova linfa piuttosto che vederlo finire come David Coverdale, Ian Gillan, Ian Anderson e compagnia, prigionieri dei luoghi comuni della loro carriera, luoghi comuni sempre più difficili da raggiungere mentre l’età avanza, ma non sento più brividi né emozioni, tranne qualche sporadico episodio. Essendo poi io anche un grande ammiratore di JIMMY PAGE, mi disturba anche un pochetto il suo rapporto ambiguo col Dark Lord. Quei “no” mai definitivi, quelle porte sempre lasciate aperte, le prese di distanza nei confronti dei LED ZEPPELIN (senza i quali, è bene ricordarlo, a nessuno importerebbe della sua carriera solista) mi indispettiscono non poco.

Ma il tempo passa, si diventa più maturi, magari anche più distaccati, così eccomi qui di nuovo alla ricerca dei sogni della mia giovinezza.

Il forum di Assago mi evoca sempre sensazioni positive. Nemmeno il tempo di arrivare ed ecco che MIKE BRAVO mi viene incontro. Poco dopo arriva DOC con la sua maglietta di PAGE versione doppio manico Chicago 1977 e quindi FRANK e la SILVIA. Un colpo di telefono e incontro anche MARCO GARONI di Milano, altro fan storico che conosco dai tempi della fanzine OH JIMMY.

Entriamo. La Summer Arena non è altro che il piazzale antistante il forum a ridosso della tangenziale. Malgrado la location non sia granché, la situazione non è per nulla male. Anzi, è a misura di fan. Spazi ampi, bagni accessibili con facilità, stand di generi di conforto, assistenza. Bel lavoro. Mi faccio fare un scatto col manifesto del concerto.

?

Tim – RP Milano 20-7-2016

Qualcuno ci riconosce “ehi, ci sono gli EQUINOX“… Saura si carica…

Saura - RP MIlano 20-7-2016

Saura – RP MIlano 20-7-2016

Mentre do un’occhiata in giro incontro per caso il mio amico MASSIMO BONELLI, Record Label Manager extaordinaire. Che sorpresa. Lo abbraccio forte. Ci lega una forte passione per il Rock, quello vero, e un sentimento profondo per una certa idea di società dove giustizia sociale, pace, pari opportunità, senso civico e umanesimo risplendono sotto il sol dell’avvenire.

Massimo Bonelli e Tim - RP MIlano 20-7-2016

Massimo Bonelli e Tim – RP MIlano 20-7-2016

Poco dopo mi corre incontro MARCO BORSANI da Como, altro fan dei LZ conosciuto ai tempi della fanzine. Che bello ritrovarsi tutti insieme…è una sorta di convention dei fan del Nord Italia. Ci fossero anche Alberto Lo Giudice e Gianluca Acquaviva (altre teste di piombo leggendarie dell’area milanese) saremmo al completo. Non mi aspettavo ci fosse anche un gruppo spalla e invece ecco la band di MIKE SANCHEZ, il leader dei BIG TOWN PLAYBOYS. Mike è nato a Londra da genitori spagnoli, a 11 anni si trasferisce nel Worchestershire. Diventa musicista ed esperto massimo di Rhythm and Blues. Entra in contatto con il giro dei musicisti del luogo, e dunque anche con Robert. Negli anni ottanta suona con Plant in alcune occasione tra cui il concerto di beneficenza HEARTBEAT del 1986.

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Comprai addirittura il long playing del 1990 NOW APPEARING. Vidi Sanchez insieme ai suoi BTP a metà anni novanta aprire, in un Palalido di Milano vuoto, per PETER GREEN. Bello dunque averlo qui e constatare come riesca ancora ad entusiasmare il pubblico.

Mike Sanchez - RP MIlano 20-7-2016

Mike Sanchez – RP Milano 20-7-2016 – Photo Tim Tirelli

I nostri posti sono in tribuna. Non c’è il sold out, Doc puoi sedersi vicino a noi, tutto molto comodo.  Il pubblico è comunque  numeroso. L’arena è piena. Mi dico che magari poi scendo in platea.

Da poco passate le 21 ed ecco che entra ROBERT.

RP Milano 20-7-2016 - photo Tim T

RP Milano 20-7-2016 – photo Tim T

E’ in gran forma, 68 anni portati bene. Apre con POOR HOWARD, dall’ultimo album. Ad arricchire la band anche un musicista africano. Mi piace quello che sento ma già con TURN IT UP il mio entusiasmo si placa. La voce non è male ma è chiaro che non è più quella di un tempo. Ormai Robert canta in tonalità adatte ad un uomo di 68 anni. BLACK DOG è abbassata di un tono, il gruppo la suona dunque in sol. Versione che non mi ha mai convinto. Ma Robert ormai è così, veleggia in un mare di afro-rock condito da oscuri riferimenti country blues trattati con le spezie della world music.

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Segue RAINBOW, uno dei pochi pezzi della sua ultima fatica che ritengo validi.

Il pubblico comunque è tutto dalla sua parte. Lo acclama, lo segue, lo incita anche quando l’afro-rock prodotto sembra avere poco senso. La band non mi piace nemmeno un po’. Batterista e bassista lofi, tastierista che usa un sacco di basi. Sì certo, il gruppo suona dal vivo, ma le basi sono davvero troppe. Va bene avere pruriti asian dub, come li chiama Picca, ma così è troppo. Ma il supporto che gli garantisce la gente è totale. Justin Adams non mi ha mai incantato, musicista parecchio sopravvalutato. L’unico che mi interessa è LIAM TYSON, il chitarrista col barbone. Tipetto, e musicista, interessante.

RP Milano 20-7-2016 - photo Saura Terenziani

RP Milano 20-7-2016 – photo Saura Terenziani

Mi torna in mente  una considerazione fatta di recente da MAX STEFANI, fondatore e direttore de IL MUCCHIO SELVAGGIO e OUTSIDER , a proposito di SPRINGSTEEN:

“Sembra che in questi giorni Italia neil young e springsteen siano accumunati dallo stesso destino. Quello a cui stiamo assistendo da parecchi giorni su i social network è la glorificazione a semidei di due musicisti che hanno poco eguali nella storia del rock. E’ pur vero che le loro cose migliori le hanno fatti 30-40 anni fa, sia come dischi che come spettacoli dal vivo, ma ciò sembra poco importare ai fans italiani. Mentre nel resto del mondo, specie in America, sono dei grandi musicisti E BASTA, da noi li si vede come una sorta di portatori di verità, di luce, di saggezza, una panacea, un portatore di guarigione universale. L’unica barriera alla mondezza di cui siamo circondati, ai problemi, a un lavoro di merda, alla fatica di arrivare a fine mese, a una dimensione dell’insicurezza sempre più accellerata, sempre più priva di antidoti capaci di farla regredire. Bruce e Neil in Italia non sono più solo dei bravi musicisti perchè li abbiamo caricati a loro insaputa di un ruolo quasi rivoluzionario. Davanti alla percezione di un caos globale che ci spinge verso l’ignoto quale miglior antidoto che attaccarsi agli eroi della propria gioventù, alla loro purezza interiore che non subisce l’onta del tempo che passa? La venerazione italiana spropositata per Springsteen, il non riconoscere i suoi limiti, è una ancora di salvezza del popolo italico, una ulteriore dimostrazione della nostra pochezza come popolo, un non voler ammettere che è andato tutto a finire a puttane. Ci appelliamo alle sue lontane origini italiane per farne ‘uno di noi’, ci consideriamo il suo ‘popolo eletto’ quando nel resto d’Europa dice più o meno le stesse cose perchè così vuole lo show business.  Basta leggere i commenti su facebook per rendersi conto come siano tutti fuori di testa.”

(Consiglio di andare sull’account facebook di Stefani e di leggere tutta la riflessione).

Mi sembra che per PLANT succeda una cosa simile. Non è naturalmente avvolto dall’odor di santità del working class hero BRUCE, ma si percepisce chiaramente che riversiamo su di lui e sui concerti che fa significati che forse non ci sono (più). Veneriamo questo hippie 2.0 come fosse il portatore di messaggi universali, ascoltiamo la sua musica con una trepidazione che andrebbe usata solo a cospetto di musica straordinaria, trasformiamo un concerto dignitoso in un evento; lo facciamo per noi stessi per illuderci di aver sfiorato il mito Led Zeppelin. Il giorno dopo su facebook sarà tutto un fiorire di iperbole spirituali e di sciocchezze.

Nulla vieta ovviamente di lasciarsi trasportare dall’enfasi e dall’autocompiacimento, ma finita la festa un po’ di giusta prospettiva non guasterebbe.  probabilemente per le giovani generazioni è difficile, si sono affacciate al Rock da poco e questi ultimi scampoli devono sembrare magnifici, dove “devono” è inteso come imperativo. D’altra parte il successo dei concerti dei QUEEN (?), ovvero di Brian May e Roger Taylor con adam lambert sono lì a testimoniare il decadimento dei valori del Rock.

WHAT IS AND WHAT SHOULD NEVER BE convince appieno. La tonalità è quella originale e sarà l’unico momento davvero Rock che il gruppo mette in scena.

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RP Milano 20-7-2016 b- photo Massimo Bonelli

RP Milano 20-7-2016 b- photo Massimo Bonelli

Seguono NO PLACE TO GO di HOWLIN’ WOLF e DAZED AND CONFUSED. Triste vedere come Robert si diverta a depotenziare i grandi riff dei LED ZEPPELIN. D’accordo cercare strade nuove ma qui si perde davvero la bussola. Credo inoltre voglia allontanare il fantasma di PAGE. Ancora, PLANT è un cantante, e come tutti i cantanti è concentrato su se stesso e dunque pensa che la unica cosa che conti sia la melodia; questo può essere in parte vero per il pop, ma nel Rock spesso la melodia è inesistente ed è l’impianto strumentale o il riff a tenere in piedi una canzone. Mah.

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RP Milano 20-7-2016 b-

RP Milano 20-7-2016 b- photo Franco Romagnosi

Bella ALL THE KINGS HORSES da MIGHTY REARRANGER a cui segue BABE I’M GONNA LEAVE YOU. Lavoro molto quadrato e privo di dinamica della sezione ritmica. Un vero peccato perché la versione non è niente male sebbene ci sia l’intermezzo dedicato a TORNA A SURRIENTO nella versione melensa di ELVIS PRESLEY (SURRENDER).

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Un traditional e un blues di BUKKA WHITE piuttosto noiosi e si arriva al finale.

RP Milano 20-7-2016 - photo Massimo Bonelli

RP Milano 20-7-2016 – photo Massimo Bonelli

L’intro a WHOLE LOTTA LOVE è I JUST WANT TO MAKE LOVE TO YOU, il vecchio blues. Justin Adams però non ha né la personalità né il savoir faire per proporla a dovere. Il riff di WHOLE LOTTA LOVE è suonato con convinzione da Liam Tyson. Il pezzo è in tonalità originale. Bravo Robert. La parte dedicata assolo è sostituita con una tiritera afro-rock che poi si rivela essere HEY BO DIDDLEY. Non sia mai che l’ombra di JIMMY PAGE possa per un attimo oscurare l’aureola del dio dorato. L’entrata del gruppo per la strofa finale è sbagliata, inciampano in una battuta in più e l’effetto non è il massimo. Che musicisti che suonano con RP sbaglino una cosa del genere è piuttosto incredibile. Pivelli.

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Robert quindi saluta dopo una solo ora e venti. Ritorna per ROCK AND ROLL, ed è una presa in giro. Ho sempre odiato questa versione. Una sorta di tumbleweed sonoro costruito su basi che evocano ghironde, musica celtica e non si sa cosa, col batterista che suona in un modo inappropriato. Momento peggiore del concerto.

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Ma poi ci regala un ultimo pezzo. GOING TO CALIFORNIA. LIAM TYSON la suona in un arrangiamento suo, il risultato è apprezzabile. E’ qui che mi sciolgo ed inizio a piangere. Cerco di non farmi vedere, ma piango, ho la pelle d’oca. Guardo la luna, contemplo il tempo che passa, penso alla mia gioventù e con tutta la malinconia possibile gioisco nell’ascoltare la musica meravigliosa dei LED ZEPPELIN, nell’ascoltare quelle note e quelle parole dedicate ad un mondo che un tempo è sembrato possibile. …e così rimango tra le montagne dei miei sogni e dico a me stesso che non è dura come sembra…

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Il tempo di ricompormi e ci avviamo all’uscita. Non mi aspettavo che un concerto così da un gruppo del genere, ma mi chiedo che senso abbia per un artista di questo livello snobbare completamente 20/30 anni di carriera solista. Non pretendevo certo delle deep cut tipo FAR POST (una delle mie preferite) ma quei quasi hit che ha avuto negli anni (BIG LOG, HEAVEN KNOWS, 29 PALMS, I BELIEVE) li avrei ascoltati volenltieri. Certo, ROBERT fa ciò che vuole, ma in qualità di fan mi sento libero di esprimere la mia opinione e di, se necessario, criticare.

Ai cancelli d’uscita mi ferma IGNAZIO SERVENTI, altro vecchio fan con cui ero in contatto. Vuole una foto con me. Arriva poi DOMENICO GIARDINI, e il cerchio si chiude. Io, lui, DOC e FRANK abbiamo condiviso nel lontano passato avventure zeppeliniane insieme, ci fosse anche il giovane BODHRAN avremmo fatto il botto.

Mi raggiunge anche LOLLO STEVENS, che insieme alla sua amica SABRINA è venuto a vedere Robert. I commenti di tutti sono gli stessi. “Sì, carino, ma…” Frank mi sembra il più critico.

Gli ultimi saluti e si parte. Alle 24 siamo già a Fidenza, pregustiamo già il fatto che andremo a letto ad un’ora accettabile quando la autostrade si blocca. Stiamo fermi un’ora precisa, ma non ci lamentiamo, va molto peggio a chi è stato coinvolto nell’incidente che blocca la A1.

Mentre mi sdraio nel letto, chiudo gli occhi e mi dico che è stata una bella serata e che anche il concerto non è stato male, ma forse è dovuto alla sola presenza di RP. Ma poi alla fine chi se ne importa, i pochi minuti di GOING TO CALIFORNIA mi hanno risolto la serata e fatto provare brividi veri. E allora…grazie ROBERT.

 

Scaletta:

Poor Howard
Turn it up
Black dog
Rainbow
What is and what should never be
No place to go/Dazed and confused
All the king’s horses
Babe I’m gonna leave you
Little Maggie
Fixin’ to die
I just want to make love to you/WHole lotta love/Hey! Bo Diddley

Bluebirds over the mountain/Rock and roll
Going to California

8 Risposte to “ROBERT PLANT, live in Milano 20-7-2016”

  1. lucatod 25/07/2016 a 13:15 #

    Mi chiedo se esistano davvero fans di ROBERT PLANT , non del cantante dei LED ZEPPELIN , di ROBERT PLANT . L’ho visto nel 2000 e non ho particolari ricordi di quel concerto , abbastanza noioso . Non mi aspettavo nulla e sono stato accontentato . A Roma nel luglio 2014 (Auditorium Cavea , piccola ma azzeccata location) ho avuto modo di apprezzarlo meglio , pensavo di annoiarmi e invece mi sono divertito . Sia chiaro il repertorio e i musicisti sono gli stessi di quest’ultimo tour , così come gli arrangiamenti un pochino alla cazzo di certi classici , però il pubblico era tutto per lui , me compreso . D’effetto (almeno sul momento) l’inizio con No Quarter , Babe , Going To California e The Enchanter da MR del 2005 . Anche Rainbow ha fatto la sua figura . Ovviamente , non fosse stato il cantante del mio GRUPPO preferito , non ci sarei mai andato . sfiorare anche se di poco il mito quello è stato importante , più della musica .
    Tuttavia anche se quello che fa come solista non mi piace , lo apprezzo per il coraggio e il fatto di non essersi piegato al fantasma del Dirigibile , di essere ancora così attivo alla soglia dei settant’anni non per bisogno , ma per passione .

    Big Log l’ha inclusa nella scaletta all’inizio del tour del 2014 , e non sembrava nemmeno tanto male .

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  2. bodhran 25/07/2016 a 16:59 #

    Beh, Tim, si mi sarebbe piaciuto esserci, un bis a distanza di 26 anni non sarebbe stato male (fatti due conti, sono 26, quindi darmi del “giovane” è è da parte tua una mossa azzardatissima).
    A me questa formazione dub-world non fa impazzire, così come per i miei gusti i primi tour erano feriti a morte dagli imperdonabili suonacci anni ’80. Ma che vi devo dire? A me la carriera di Plant complessivamente mi piace: il Plant di Fate of Nations e (soprattutto) quello con la Krauss e la Band of Joy poi mi piace molto.
    Apprezzo il nuovo modo di cantare, perchè ha trovato una dimensione che corrisponde a quel signore curvo e rugoso che è ora, senza recitare ancora il vichingone urlante di Immigrant Song.
    Riallacciandomi alla riflessione di Luca dico che ora apprezzo Plant per quello che è, forse proprio perchè avverto un lato di onestà nella dimensione del “vecchio leone” , osa che non riconosco, ad esempio, al Page di fine Olimpiadi, o meno polemicamente al Gilmour di un anno fa ecco.

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  3. Riccardo 26/07/2016 a 11:23 #

    Per rispondere a Lucatod, mi considero un fan di Robert, rienco a a scindere i due personaggi ovvero l’ex cantante degli Zep e l’artista solista…e questo credo sia l’unica via migliore per accettare le sue personalissime cover dei Led. Certo qualcuna riesce meglio altre meno ma è lui ad avere il timone ormai già da 34 anni. Concordo invece con Tim sull’assenza delle sue”hit” anche a me sarebbe piaciuto riascoltare pezzi come “big Log” o magari “i Believe” forse la sua miglior canzone a mio avviso da solista… E poi non ci lamentiamo troppo questi signori del rock stanno uscendo ormai di scena,alcuni per causa di forza maggiore altri per ritiro…Poi chi andremo a sentire? Teniamoceli stretti anche con le loro stravaganze…Ps visto aal’auditorium anche io nel 2014, sempre emozionante–.

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    • lucatod 26/07/2016 a 13:14 #

      Ho un grande rispetto per Robert Plant , sia come artista che come personaggio carismatico e molto coraggioso . Quello che voglio dire è , per fare un esempio , si può essere fan di Peter Gabriel senza per forza avere in casa Foxtrot o Selling England . La sua carriera solista è del tutto autonoma dal suo vecchio gruppo , ha inciso album che ne hanno reinventato il personaggio (nel bene o nel male questo discorso può valere anche per Paul Simon o Sting) conquistando un nuovo seguito . Non che Robert non ci abbia provato , però il pubblico pur seguendo la sua carriera come solista è strettamente legato ai Led Zeppelin . Difficilmente uno va a vedere un suo concerto per i suoi hit , che sarebbero ben accetti , ma lo fa per sentire una manciata di pezzi del dirigibile . Poi chissà …

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  4. Riccardo 26/07/2016 a 17:25 #

    Sicuramente la tua è una chiave di lettura, però gli va dato atto che è altrettanto coraggioso a riproporre le canzoni degli Zep con altri arrangiamenti. Probabilmente lo farà anche per esorcizzare il suo passato di ex cantante della band e a tanta gente questa cosa non piace. C’è anche da dire che il”fardello” che porta è piuttosto pesante e non credo sia stato facile per lui reinventarsi appunto come dici tu un nuovo personaggio. L’importante è che non sia mai patetico come certi suoi colleghi, poi ovvio è a gusto personale…

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  5. mikebravo 26/07/2016 a 21:24 #

    Gli anni passano per tutti.
    Anch’io non sono quello che nel 1990 si mise a piangere al teatro verdi.
    Da allora l’ho rivisto diverse volte.
    Mi sono perso qualche sua venuta ( anche nel 2014 ).
    E’ l’artista rock che ho visto piu’ dal vivo ( credo almeno 7 ).
    Ringrazio plant di esistere e di continuare a fare musica.

    Un tempo per me esisteva solo page.
    Ora non piu’.
    Da anni. .

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  6. timtirelli 27/07/2016 a 09:49 #

    Riccardo, mi sembra che i punti a suo favore di cui parli nell’articolo siano comunque esposti.

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    • Riccardo 27/07/2016 a 20:30 #

      Si si certo ma la mia non voleva essere una polemica era solo una chiacchierata tra noi frequentatori del tuo blog,forse sono stato frainteso…

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