Martin Power “No Quarter: The Three Lives Of Jimmy Page” (Omnibus Press 2016) – TTTT½

21 Apr

Sono anni ormai che snobbo le nuove biografie sui Led Zeppelin e relativi, oramai mi annoiano molto, difficile che ci sia qualcosa di nuovo, fosse anche un analisi dell’autore magari da un punto di vista un po’ obliquo. A volte non riesco ad evitare di comprarle però, le ultime che ho preso non mi hanno scaldato per nulla. Una era davvero infima (Magus Musician Man di George Case), le altre – scritte da gente come si deve – non mi hanno entusiasmato.

Un po’ a sorpresa dunque devo costatare come questa biografia di Page scritta da Martin Power mi abbia appassionato un bel po’. Credo fosse dai tempi di Hammer Of Gods di Stephen Davis (1985) che non provavo nulla del genere nel leggere un tomo sui LZ e su JP in particolare.

Power ha fatto una ricerca meticolosa, il periodo del Jimmy Page adolescente/session man/pre Zep è trattato in maniera stupefacente. C’è qualche errore, ma il lavoro svolto è davvero notevole. Ora ad esempio sappiamo qualcosa in più riguardo la famiglia di Page, sappiamo qualcosa in più del padre, sappiamo chi era il nonno e anche il bisnonno, lo stesso dicasi per il ramo materno. Magari sono dati che interessano solo me – nel mio piccolo non mi reputo solo un fan, ma anche uno studioso – ma aggiungono qualcosa di nuovo alla saga dei LZ. Interessante notare come da giovane aspirante musicista e quindi session man Jimmy fosse sempre ligio al dovere, come fosse sempre  puntuale, pronto, attento, sveglio.

Power ha intervistato parecchia gente che ha avuto a che fare con Page, in particolare musicisti, alcuni dei quali  hanno svelato particolari intriganti. Il periodo post Zep è altrettanto ricco di novità, un po’ di freschezza finalmente. Anche qui qualche errorino, ma credo sia fisiologico.

I 12 anni dei Led Zeppelin sono interessanti ma trattati con minor efficacia. Un’analisi più approfondita di tour, scalette, performance sarebbe stata senza dubbio benvenuta. Power poi affronta con la massima cautela il deteriorarsi della qualità delle esibizioni e del chitarrismo di Page in particolare. Lo sfiora appena, non è schietto e sincero come lo siamo noi qui sul blog, ma capisco che quando si tratta di un prodotto del genere, un libro vero e proprio, di 700 pagine, edito dalla Omnibus Press, incentrato su una della massime rock star del pianeta, si tenda ad andare cauti su certi argomenti.

Il libro è in inglese naturalmente, e in caso di acquisto consiglio la versione con il Page attuale in copertina, quella che trovate qui sopra, mi è stato riferito infatti che le altre edizioni con in copertina il Jimmy Page con la doppiomanico o con la Les Paul sono stampate su carta di poco pregio.

Vi sono tre sezioni di foto, l’edizione (hardcover) è curata e la foto di copertina trovo sia perfetta. Per me questa è una biografia davvero ben fatta. Giù il cappello per Martin Power.

 

11 Risposte to “Martin Power “No Quarter: The Three Lives Of Jimmy Page” (Omnibus Press 2016) – TTTT½”

  1. dancingavocado 22/04/2017 a 20:29 #

    TIm,io lessi Hammer of the Gods e poi,seguendo questo blog,comprai When Giants Walked the Earth e lo trovai fantastico,ben scritto e molto approfondito sulle personalità dei membri del gruppo,specie Page,l’occultismo,il suo essere a destra politicamente..comunque sia volevo sapere se conoscessi il libro “Stairway to Heaven” di Richard Cole e se qualcosa in più..

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    • dancingavocado 22/04/2017 a 20:30 #

      Dovevo scrivere “se offra qualcosa in più”

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  2. timtirelli 22/04/2017 a 21:45 #

    Dancing A, se ho capito bene tu sei molto giovane, devi quindi considerare che il mio è il punto di vista di uno che legge libri sui LZ da circa 40 anni. Ho naturalmente il libro di Mick Wall (giornalista che seguo dai primi anno ottanta) ma non lo ho trovato – per me – così interessante come dici tu. Detto questo Mick Wall è certamente uno che da il fatto suo. Recentemente Page ha dichiarato che nelle ultime elezioni americane avrebbe votato Bernie Sanders- Questo non fa di Page un uomo di sinistra, però magari ha diverse sfumature anche in questo campo.

    STAIRWAY TO HEAVEN di Richard Cole lascialo perdere. Uscì dopo il grandissimo successo di HAMMER OF THE GODS e cercà di sfruttare quella scia, ma lo fece in maniera volgare, puerile, grossolana. Uno dei peggiori libri sui LZ senza dubbio.

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  3. Paolo Barone 23/04/2017 a 10:35 #

    Sono contento che ci sia in giro questa biografia, il fatto che Tim ne parli con questi toni vuol dire che deve essere veramente interessante.
    Su questo Blog ho scritto anni fa una recensione del libro di Mick Wall che a me piace moltissimo, e devo dire che pur non essendo un capolavoro, anche il libro di Chris Welch su Peter Grant mi ha dato dei piacevoli momenti di lettura Zep.

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  4. lucatod 23/04/2017 a 11:27 #

    Un libro che ha veramente aggiunto qualcosa a quanto scritto su Hammer è Trampled Under Foot (la storia orale) di Barney Hoskyns . Inizialmente ero scettico , ma dopo aver letto la recensione di Tim non ho avuto dubbi . Le testimonianze di personaggi vicini al gruppo , come Benji Lefevre , Phil Carlo e Janine Safer sono più interessanti di certe volgarità messe al bando da Cole .

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  5. dancingavocado 23/04/2017 a 15:32 #

    Ho scoperto anche che Page è stato a Cuba e ha acquistato un ritratto di Che Guevara..chissà che abbia cambiato idea..comunque riguardo Mick Wall naturalmente per me era il secondo libro,quindi è normale che lo abbia trovato interessante.. Sulla storia Orale di Hoskins ci avevo fatto un pensierino, come si pone (in termini di notizie e curiosità in più,specie sulle personalità dei 4) rispetto a When the giants walked the earth?

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  6. mikebravo 24/04/2017 a 12:14 #

    Grande libro, anzi librone.
    Tra i migliori.
    Comunque, a costo di ripetermi, segnalo ancora L Z The origin of the species.
    Il sottotitolo la dice lunga HOW, WHY AND WHERE IT ALL BEGAN.
    L’autore è Alan Clayson ed ha suonato con Pretty things, Yardbirds e molti altri.
    Nei seventies era il leader della band CLAYSON AND THE ARGONAUTS.

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  7. dancingavocado 24/04/2017 a 15:47 #

    Avevo letto la recensione,tuttavia avendo letto poi anche quella di when the giants,sempre su questo blog,sembrava che il libro di Wall,tra i due,ne uscisse meglio,e quindi volevo semplicemente capire se nella Storia Orale ci fossero ripetizioni e quindi cose già sentite in When the Giants,oppure ci fosse qualcosa di nuovo. Comunque credo proprio che lo acquisterò. Volevo chiedervi,voi avete mai letto the Concert File di Dave Lewis? sembra interessante

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    • timtirelli 24/04/2017 a 17:10 #

      Concert File di Lewis è il resoconto della attività live dei LZ con tanto di date, scalette e commento. E’ senza dubbio interessante, come ogni altro libro di Dave, quello che non puoI chiedergli però è l’obbiettività dato che dl vede il modo LZ tutto tinto di rosa. Se sei appassionato di registrazioni di concerti essenziale è anche il lavoro di LOUIS REY LZ LIVE/TAPE DOCUMENTARY.

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      • dancingavocado 25/04/2017 a 10:34 #

        Dal titolo intuisco che quello di Rey fornisce anche una documentazione sui nastri e quindi sui bootleg,sarebbe decisamente interessate..comunque si,sono un appassionatissimo di bootleg dei LZ,ne ho ascoltati decine e decine e bisogna ringraziare Internet per avere tutto questo ben di dio a portata di click..anche se è incredibilmente soddisfacente trovarli in qualche fiera del disco e comprarli..ho acquistato qualche settimana fa un vinile chiamato Teddy Bears Picnic,della data dell’11 novembre 1971 alla Newcastle city hall,tu lo conosci?

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