GRETA VAN FLEET “Anthem of the Peaceful Army” (Republic Records – 2018)

22 Ott

Introduzione

Qui sul blog abbiamo iniziato a parlare dei GVF più di un anno fa. Ci piaceva il fatto che, pur facendo indubbiamente il verso al nostro gruppo preferito, la band sembrasse vera e animata dal giusto senso del rock; di solito non amiamo particolarmente chi scimmiotta i LZ, sia che si tratti di gruppi famosi che di semplici tribute band, chi diventa una macchietta, chi imita la gestualità e il modo di cantare di Plant trasformandosi il più delle volte in un comico e inguardabile clone. Apprezzammo dunque i due EP pubblicati ad inizio e a fine 2017 anche perché tenemmo conto della giovanissima età del membri del gruppo.

Lo scorso luglio poi uscì il nuovo singolo (“When the Curtain Falls“) e le nostre simpatie iniziarono a stemperarsi. I riferimenti ai Led Zeppelin erano ancora molto evidenti e la cosa spense un po’ il nostro interesse. Il gruppo era ancora molto giovane ma un anno e mezzo passato costantemente on the road aiuta a maturare in fretta, dunque ci si aspettava anche dal punto di vista del songwriting un passo in avanti. Scrivemmo due considerazioni personali su facebook e quindi decidemmo così di non interessarci più di tanto del gruppo. La cosa divenne però più ardua del previsto.

◊ ◊ ◊

Due sabati fa son li che scarico, dal camion del rivenditore, la prima parte di pellet per il nostro fabbisogno invernale. Il tipo inizia a parlare di rock. Io taccio, non ho voglia di infilarmi in discorsi superficiali circa la musica che preferisco, la pollastrella invece non perde l’occasione per tornare su uno dei suoi interessi principali. Faccio avanti indietro tra il cortile e il lato più oscuro del garage con dei sacchi da 15 kg sulle spalle mentre sento parlare di Deep Purple e di AC/DC e quindi dei Greta Van Fleet. Mi dico, ma guarda un po’ questi ragazzini, sono riusciti ad arrivare anche qui tra i sentieri dell’Emilia più profonda.

Mercoledì scorso vado alla Bottega dei Briganti a vedere una (discutibile) tribute band dei Clash. La Bottega è uno dei locali che di solito frequento. Ci ho suonato più volte col mio gruppo e con Valerio, il titolare, ho un ottimo rapporto. E’ sempre molto occupato, ma mentre ceniamo viene a fare due chiacchiere e, tra le altre cose ci dice: “voglio prendere i biglietti per andare a vedere i Greta Van Fleet a Milano”.

Sabato scorso. Torna il tipo a portarci la seconda parte del pellet. Il primo argomento è “possibile che i biglietti per il concerto dei Greta Van Fleet siano andati esauriti in due minuti”.

Va beh, mi prendo il nuovo album, appena uscito, lo metto sulla chiavetta e me lo ascolto una prima volta. Mi faccio un’idea, ma poi mi dico: “ne devo scrivere sul blog?“, ormai i GVF sono diventati un argomento che genera qualche tensione. Rifletto su quanto carissimi amici hanno scritto e mi hanno detto.

Amico P (musicista: cantante/chitarrista e genio a tutto tondo): “guarda, io li prendo per quello che sono senza farmi tanti problemi sul paragone con i LZ. Jacob Kiszka io lo vivo come chitarrista americano, più che come adepto di Page. Se proprio vogliamo magari mancano i due o tre pezzi di valore superiore”

Amico U (musicista: chitarrista): scrive un concetto che si può riassumere con queste parole: “ma come si fa a criticarli? Sono una delle vere poche nuove rock band venute fuori in questi ultimi tempi. Criticarli significa contribuire a far sparire il Rock”

Amico G (giornalista musicale):  “Lo so molti di voi contestano i GVF perchè “copiano”… Fatti vostri. Dico solo che facendo i saccenti e i criticoni con tutto, abbiamo fatto scomparire le chitarre e ci siamo meritati il trap/rap/rutt/scorregg che ci sta sovrastando. Poi voi fate come volete. “

Amico R (musicista/chitarrista): “Mi piacciono, gran chitarrista, li sto ascoltando compulsivamente da ieri. Datemi retta questi (a parte il batterista) hanno le palle quadre a 20 anni”

Amico B (giornalista musicale): “Ieri ascoltavo i GVF e mi domandavo come facessero a piacere a te che sei molto caustico nei confronti degli imitatori dei LZ. Io non riesco a  trovarci un tratto distintivo”.

Amico P (star della subacquea / scrittore e filoso alternativo di rock): “Bah…”

E ora cosa scrivo? Come li affronto? Mi atteggio a “saccente e criticone” come scrive il mio amico G o li vivo di pancia rallegrandomi delle loro influenze? Mi interrogo sullo stato del Rock (diciamo così, classico) che sembra non andare oltre ai riferimenti dei bei tempi andati o devo felicitarmi perché se non altro una nuova band Rock (voce, chitarra, basso e batteria) sta assurgendo agli onori delle cronache?

E se li critico, con che faccia tosta mi presento? Io che se vado a riascoltare i miei demo del passato non posso che trovare nelle mie canzoni richiami ai Led Zeppelin, io che suono in una tribute band (seppur obliqua) del gruppo di Page?

E poi, anche i LZ presero a man bassa dal blues per i primi due album… certo, mi si obietterà, loro però trasformarono il tutto in una proposta decisamente nuova contribuendo in maniera definitiva a scrivere la storia del Rock, mentre i GVF sembrano semplicemente riproporla; d’altra parte siamo nel 2018, gli alfabeti musicali sono consunti, il terreno del songwriting ormai non è più fertile, non ci si può più aspettare granché, a dispetto di chi pensa che il rock non morirà mai.

Medito un po’ sul da farsi, poi decido: I don’t give a damn! Scrivo in modo schietto e sincero senza curarmi di nulla, questo è un misero blog personale, mica la rivista Mojo. I miei amici mi perdoneranno, il dio del Rock anche, se non li difendo a spada tratta.

Greta Van Fleet “Anthem of the Peaceful Army” (2018 Republic) – TTT½

1. Age of Man – 2. The Cold Wind – 3. When The Curtain Falls – 4. Watching Over – 5. Lover Leaver (Taker Believer) – 6. You’re The One – 7.  The New Day – 8. Mountain of the Sun – 9. Brave New World -10. Anthem

  • Joshua Kiszka – vocals
  • Jacob Kiszka – guitar, backing vocals
  • Samuel Kiszka – bass guitar, keyboards, backing vocals
  • Daniel Wagner – drums, backing vocal

Age Of Man apre l’album in modo positivo. Il sound si arricchisce delle tastiere (suonate dal bassista … altra similarità). La voce di Joshua Kiszka è penetrante, e ancora non so decidere se mi piace o mi infastidisce un po’. Di certo il ragazzo è dotato. Magari esagera un po’ usandola spesso a tutta potenza, come d’altra parte nei primi due album era solito fare Plant. Il pezzo è valido, un buon tempo medio articolato e non privo di fascino. Vuoi vedere che hanno trovato una loro strada?

 ◊

The Cold Wind invece si inserisce sul già tracciato. Parte come un rockaccio alla Led Zeppelin (quelle cose un po’ alla Custard Pie) ma si distingue con un bello sviluppo subito dopo la strofa (sviluppo che si conclude citando un passaggio di Over The Hills And Far Away) e per un ponte strumentale potente e scatenato. Delizioso l’assolo di chitarra. Buona prova d’insieme, detto per inciso a me il batterista piace.

When The Curtain Falls è il singolo (o meglio il video dell’album) ed è uno dei momenti che meno apprezzo. Non è male ma è di nuovo un rock generico alla led Zeppelin. Il controcanto della chitarra nel ritornello non è niente altro che il lick che Jimmy Page ripete più volte in In The Evening. Personalmente trovo questo richiamo un po’ imbarazzante.

Watching Over inizia con un sapore anni sessanta poi tenta di darsi alla psichedelia prima di trasformarsi in un riff ostinato. L’effetto sitar della chitarra a me non piace, ma ci sarà chi lo apprezzerà. Anche in questo caso l’assolo termina in modo brusco. Al minuto 3:20 il cantante cita il Robert Plant di Four Sticks mentre al minuto 3:33 il chitarrista cita pari pari il Jimmy Page di No Quarter dal live The Song Remains The Same. (Mi riferisco a quella magnifica frase ripetuta più volte dal minuto 7:22 in poi del pezzo del 1973).

Lover, Leaver (Taker, Believer) è il secondo singolo, un hard rock senza particolarità e che probabilmente risente della influenza di Whole Lotta Love. Il chitarrista cita di nuovo Jimmy Page al minuto 1:40 (assolo di Black Dog da studio e di Stairway To Heaven live 1973) e al minuto 1:45 (riff di Nobody’s Fault But Mine). Dal minuto 2:40 poi i GVF ripropongono il riff di chiusura di Out On The Tiles sempre dei LZ. Poi la gente si infastidisce se vengono accostati costantemente al gruppo del dirigibile.

Con You’re The One le cose non migliorano.  Il pezzo è molto simile a Your Time Is Gonna Come dei LZ. Andamento acustico su tempo medio con tanto di organo. Il ritornello mette in imbarazzo.

Con The New Day mi trovo in uno stato in cui li ascolto solo per scoprire che riferimento zeppeliniano metteranno in campo stavolta. Magari esagero, ma anche qui mi sembra di sentire i Led Zep elettro-acustici di Over The Hills And Far Away.

Mountain Of The Sun è costruito su un buon giro rock blues disegnato con la slide guitar. In un primo momento mi ci ritrovo bene, sento qualcosa di famigliare ma mi godo il bel rock del pezzo. Poi mi sovviene la amara verità: il pezzo discende dall’inedito di LZII La La. Lo riascolto per capire se sono io che mi sto facendo suggestionare o cosa, ma la influenza di quella oscura outtake dei Led Zeppelin mi pare evidente.

Brave New World è un tempo medio che viaggia su coordinate epiche velate da contrappunti pieni di mistero. Verso la fine c’è un intermezzo dipinto di blues.

Il disco è chiuso da Anthem, ballata acustica. L’uso della steel guitar anche qui è sospetto, ma mi impongo di non cercare più tracce di piombo e cerco di godermi questo ultimo bel quadretto

Nell’album è compresa anche la versione più lunga di Lover, Leaver (Taker, Believer).


La copertina non è male e la produzione è discreta.

Riassumendo, non riesco a giungere ad un conclusione precisa. Il mio giudizio rimane interlocutorio. Mi piace come suonano, come si pongono, la baldanza che hanno, mi piace la musica che fanno (seppur rimanga convinto che manchi qualche pezzo di livello superiore), ma mi chiedo se questo mi sia sufficiente. Temo sembrino dei giganti vista la pochezza musicale dei nostri tempi e perché siamo disperatamente alla ricerca di qualcosa che ci faccia credere che il Rock sia ancora vivo. Intendiamoci, è un bel sentire, ma le analogie con i Led Zeppelin sono troppe perché un super fan del gruppo di Page come me non le noti.

Si capisce comunque benissimo che sono un gruppo americano (io ci sento anche il sound degli Allman Brothers, benché il gruppo provenga dal Michigan) e questo è un aspetto da non sottovalutare. Suonano hard rock ma hanno sfumature amabili e non troppo aspre, sono piacevoli da ascoltare anche quando non si è dell’umore adatto per darsi al rock duro. Hanno anche un bel nome, poi sono in quattro … la formazione che prediligo, e adorano il mio gruppo preferito. Avrebbero tutto per essere amati dal sottoscritto. In attesa di vedere se le nebbie si diradano, continuo a tenerli d’occhio.

 

I GVF sul blog:

hthttps://timtirelli.com/2017/08/13/greta-van-fleet/

14 Risposte to “GRETA VAN FLEET “Anthem of the Peaceful Army” (Republic Records – 2018)”

  1. mikebravo 22/10/2018 a 17:26 #

    I led zeppelin sono una delle band piu’ imitate nella storia del rock.
    Credo anche a livello di copertine ( ricordo la copertina dei CACTUS ).
    Anche a livello di nome ( ricordo i DEF LEPPARD ).
    Parlando poi di musica :
    KINGDOM COME di lenny wolf,
    GREAT WHITE,
    JANES ADDICTION,
    LIVING COLOUR,
    WHITESNAKE
    sono 5 gruppi che per intero o a piccoli tratti mi hanno ricordato il dirigibile.

    inutile nascondere che aspetto da tanto un gruppo che colmi il vuoto
    lasciato dagli zeppelin.
    Robert plant dice che i greta van fleet sono i led zeppelin a vent’anni.
    Li ascoltero’.
    Come devo ascoltare ancora OUT THROUGH THE IN DOOR
    dei VANILLA FUDGE.

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  2. lucatod 22/10/2018 a 17:42 #

    Io non sapevo nemmeno fossero un gruppo. Però questo nome compare spesso sul web. Ho provato ad ascoltare i pezzi con le citazioni zeppeliane e mi hanno fatto sorridere. Personalmente non mi dicono niente , però in tempi assai lontani dal rock meglio loro di tanta merda messa in giro . Se i GVF riescono a portare sulla rettavia i quindici/sedicenni svezzati a base di talent tanto meglio. Ma una volta cresciuti questi andranno ad ascoltarsi i LED ZEPPELIN . A meno che non crescano anche loro facendosi interessanti …..

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  3. Giancarlo 22/10/2018 a 18:46 #

    Amico mio… sentirsi dare da un esperto di musica del saccente criticone può ferire. Io, che me ne batto le palle degli influencer, reputo triste ricorrere alla necessità di citare brani famosissimi per costruirsi una carriera. È il segno dei tempi : una discografia attenta solo ai talent, che immagina di catturare un po’ di acquirenti (…di cosa, poi, che non si vende un disco), proponendo quello che sta in circolazione da 50 anni, suonato però con ben altro stile, altra creatività, altra qualità compositiva. Ho sorriso quando ho sentito Pushin hard dei KC e mi sono immaginato le bestemmie di Percy… dovrei eccitarmi adesso? E perché? D’altra parte comprendo anche gli esperti critici : se non trovano qualcosa di nuovo su cui sbrodolare, sono condannati a rivoltare con il petto la medesima minestra, con ingredienti sconosciuti a chi non li ha vissuti, dopo aver letto qualche libercolo, come in un girone dantesco. Una condanna che non meritano.
    I GVF matureranno ? Fatemi un fischio se accadesse. Se nel tempo che mi rimane devo ascoltare chi scimmiotta gli Dèi, mi ascolto loro, che godo di più. Il tempo è troppo poco e scorre via veloce per rovinarlo ascoltando musica da due palanche.
    Vado. Un Davis elettrico inizi settanta gira sul mio fedele Sony. Come diceva il Conte Mascetti… importa sega.

    Piace a 1 persona

  4. Enri1968 23/10/2018 a 00:03 #

    Boh.
    Meglio i L. Z.
    Dureranno uno o due album.

    Rock? Sentito l’ultimo di Marc Ribot? O i Low?
    Qui c’è il Rock.

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  5. mikebravo 23/10/2018 a 08:20 #

    Certi gruppi svolgono una funzione curativa e/o consolatoria.
    Prendiamo ai primissimi ottanta il fan degli acdc distrutto dalla morte di bon scott
    che si ritrova tra le mani un disco degli svizzeri krokus ( one vice at a time ) e
    ritrova la fiducia nel futuro grazie a marc storace & company.
    Prendiamo il fan dei Beatles che distrutto dalla morte di john lennon si ritrova per caso
    tra le mani deface the music degli utopia.
    Ascolta il disco estasiato e rinuncia a farsi saltare le cervella.

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  6. Giancarlo 23/10/2018 a 08:57 #

    “Greta Van Fleet sound like they did weed exactly once, called the cops, and tried to record a Led Zeppelin album before they arrested themselves.”

    Trovata sul web. 😂

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  7. Beppe Ricardi 23/10/2018 a 17:46 #

    Stranamente, pur senza condividerne i toni tipicamente drastici, stavolta sono d’accordo con l’amico Vate Viareggino (al secolo Giancarlo T, mi permetta il termine “amico” pur essendo io di provata fede nerazzurra). Non è questione di “pronunciare il nome degli Dei invano”, violando la memoria di quella che per molti resta la più grande band del mondo, e neppure che mi faccia sorridere un tizio con la faccia da bambino che scimmiotta R. Plant…Sta di fatto che la vena compositiva dei Greta non mi entusiasma, sebbene l’attitudine e le capacità esecutive siano apprezzabili. All’epoca (decenni or sono) mi piaceva il vituperato debut-album dei Kingdom Come che ormai nemmeno ben ricordo, ma non mi pare proprio che i GVF abbiano la stessa qualità. Ammetto di averli poco ascoltati, con i timpani ormai logori da almeno mezzo secolo di offensive rock, scusate se non ho voglia di insistere per farmeli piacere. Comunque non mi sorprende affatto che gli incessanti desideri di Zeppelin trasfigurino questi young americans in una sottospecie di Divinità…Purtroppo, a differenza di GC, non mi rinfranco ascoltando Miles Davis, troppo elevato spiritualmente per il sottoscritto, che in modo assai poco intellettuale ha sempre trovato indigesto il leggendario “Bitches Brew” e non si vergogna nell’affermarlo. Saluti

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    • Tiziano il V° cavaliere dell'apocalisse 23/10/2018 a 22:45 #

      sottoscrivo tutto, anche le ultime righe . Però “Greta Van Fleet” è un gran bel nome per un gruppo, proprio bello…

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      • mikebravo 24/10/2018 a 07:42 #

        fleet in inglese vuol dire FLOTTA
        ( di dirigibili )
        van è in olandese il VON tedesco
        VON ZEPPELIN
        ( van halen ? naaaaah !!! niente van halen )
        per greta stiamo cercando ….

        Mi piace

  8. Tiziano il V° cavaliere dell'apocalisse 24/10/2018 a 10:09 #

    Greta non sarà mica quella erede di Zeppelin che intimò ai nostri , allora, di girare con quel nome?

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  9. timtirelli 24/10/2018 a 10:13 #

    Ragazzi, forse non lo sapete, ma Gret(n)a Van Fleet è semplicemente il nome di una vicina di casa dei membri della band.

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  10. Paolo Barone 24/10/2018 a 16:55 #

    Andate a vedere questi ragazzi se vi piacciono, comprate i dischi, le magliette, sosteneteli e godetevi la loro musica senza alcuna sega mentale se vi va di farlo. Non c’è niente di male, e se qualche ragazzo si avvicinerà al Rock grazie a loro sono ancora più contento! A me personalmente non dicono proprio nulla. Il loro mi sembra un Classic Rock scolastico e privo di interesse, senza anima. Il cantante mi risulta insostenibile e non sono riuscito ad andare oltre i trenta quaranta secondi per canzone. Banali, innocui e prevedibili volendo suonare un tipo di Rock che dovrebbe dare tutt’altre emozioni. Non riesco proprio a capire cosa alcuni miei stimatissimi amici possano trovarci di buono, ma se così e’ buon per loro! Personalmente, credo che anche senza scomodare i giganti di fine anni sessanta/settanta, se si parte da un suono già codificato da altri bisognerebbe metterci qualcosa di personale. In tempi più recenti mi vengono in mente i White Stripes con le sonorità Zeppelin o gli Sleep con i Sabbath. Tanto per fare qualche esempio di band che non necessariamente amo (WS) ma alle quali non si può negare una propria originalità di espressione pur partendo da riferimenti ben precisi. Ma se questa che a me sembra una boy band con chitarre piace, godetevela senza parlare di rinascita hard rock e senza dare retta a quelli come me. Se non sbaglio nel loro ci sono dei tipi legati anche a Kid Rock, altro soggetto per me altrettanto insostenibile, ma almeno i ragazzi non sono amici di Trump….almeno per quanto ne so io!

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  11. bodhran 26/10/2018 a 07:57 #

    Concordo punto per punto con quanto scritto da Paolo Barone. Sia con le riflessioni sul gruppo sia con il fatto che “se non piacciono a me non devono non piacere agli altri”. Meglio di così non si potevano esprimere le mie opinioni!

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  12. mikebravo 27/10/2018 a 07:32 #

    Beh ragazzi, bella questa disputa sui greta van fleet.
    Voglio solo aggiungere che quest’anno si festeggia il trentennale del primo album
    dei kingdom come.
    Lenny wolf voleva riunire la formazione originale per un disco e un tour mondiale.
    Poi ha accantonato l’idea.
    Sembra a causa dei greta van fleet,
    Corsi e ricorsi della storia.

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