Mark Blake “Bring It On Home – Peter Grant, Led Zeppelin and Beyond: The Story of Rock’s Greatest Manager” (2018 -Constable)

3 Gen

Marke Blake “Bring It On Home – Peter Grant, Led Zeppelin and Beyond: The Story of Rock’s Greatest Manager” (2018 -Constable) – TTTTT

Italian /English

Libro in inglese.

Questa è la seconda biografia di Peter Grant ed è senza dubbio più esaustiva della prima (The Man Who Led Zeppelin di Chris Welch uscita nel2001). Non che Chris Welch non avesse fatto un buon lavoro, ma Blake ha potuto contare su collaborazioni più incisive, in primis quello dei figli di Grant, Helen e Warren. Il loro contributo è importantissimo, per la prima volta sono infatti riportati fatti e opinioni di chi viveva Peter Grant nel quotidiano. Helen e Warren sono sinceri nei loro interventi nonostante certe faccende non fossero certo facili da affrontare, ci togliamo il cappello quindi davanti alla loro onestà. Oltre a loro hanno collaborato anche personaggi che lavoravano nella organizzazione di Peter Grant e anche questo è un fattore decisivo per al riuscita del libro e benché Page, Plant e Jones non abbiano partecipato alla cosa, il risultato è stupefacente. Blake deve aver fatto ricerche approfondite, la storia narrata scivola via benissimo, la sua prosa poi aiuta molto anche chi, come il sottoscritto, non è di madre lingua inglese; l’autore tra l’altro ha inoltre potuto utilizzare anche i contenuti dell’ultima intervista che Grant rilasciata prima di morire, intervista mai pubblicata prima d’ora.

Le pagine dedicate agli anni formativi di Peter Grant sono in qualche modo toccanti: le difficoltà di essere un figlio illegittimo, la mancanza di denaro e di istruzione, le dure condizioni di vita di allora, al contempo però è illuminante capire come PG non si sia mai abbattuto ed abbia combattuto per arrivare dove è arrivato con una ostinazione e determinazione certamente fuori dal comune.

Blake non può fare a meno di raccontare per certi versi la storia dei Led Zeppelin, credo fosse inevitabile, ma lo fa senza mai perdere di vista il protagonista principale del libro. Certo, tra gli argomenti e i fatti raccontati molti sono quelli che già sapevamo e di cui abbiamo letto in innumerevoli libri sul gruppo che tanto amiamo, ma Blake riesce a mantenere la noia lontana e anzi arricchisce quasi sempre questi fatti con nuove piccole rivelazioni.

Questo libro sancisce una volta per tutta come i Led Zeppelin fossero il gruppo di Page e di Grant e di come si sia passati da un inizio fulminante e organizzatissimo ad un finale dove nessuno aveva più idea di cosa stesse accadendo. Il divorzio di Grant e l’uso massiccio di sostanze chimiche cambiarono quello che un tempo fu il miglior manager del mondo, rendendolo paranoico e fuori di testa. E’ doloroso leggere di queste cose e vedere come un uomo e adulto di riferimento per tutti perse completamente il controllo.

Ho letto con molto piacere le pagine dedicate alla Bad Company e ho compreso una volta di più che personaggio difficile fosse Paul Rodgers. Il libro comunque per quel che mi riguarda è avvincente dall’inizio alla fine nonostante, come ho già detto, tratti di argomenti e di vicende a me molto famigliari. Tante le sfumature nuove, ad esempio a proposito la follia del tour del 1977 e del funerale di Karac Plant (sulla mancata presenza di Grant, Page e Jones cui Blake fa nuove ipotesi plausibili), davvero inusuale poi leggere delle trame per sostituire Grant come manager dei Led Zeppelin a partire dal 1978. Importante anche il soffermarsi di Blake su figure ambigue come Steve Weiss e Herb Atkin, con conseguente comprensione di come certi meccanismi economici e di potere giravano allora. Curioso infine apprendere che il contratto per la registrazione della colonna sonora di Detah Wish II prevedeva una somma da dare al regista Michael Winner e non il contrario … pur di avere Jimmy Page di nuovo in pista si era disposti a tutto.

Gli ultimi anni degli anni settanta (e i primi degli ottanta) sono stati anni davvero difficili per Peter Grant ma è per certi versi commovente vedere come cercasse comunque di essere un padre protettivo e decente. Se ci sia riuscito o no non lo so, ma pur nella pazzia di quel periodo ha cercato di non perdere mai di vista Helen e Warren.

Mi sarebbe piaciuto leggere di più a proposito di Gloria, moglie di Peter e madre dei suoi figli. La sua figura è appena descritta e una volta avvenuta la separazione non se ne sa più niente. Un po’ poco per un personaggio centrale che Grant ha avuto al suo fianco per tre lustri.

Il libro ha 290 pagine, è ben confezionato, contiene alcune foto mai viste prima. In copertina uno scatto di Ross Halfin.

June 2018 – Mark Blake, Ross Halfin, Helen Grant, Warren Grant

Da grande fan dei Led Zeppelin quale sono ho trovato questo libro davvero impressionante, magari sono io che mi eccito troppo per le piccole nuove sfumature di una storia che già conosco molto bene, ma riuscire a leggere con avidità un nuovo libro che dopo tutto ha come soggetto principale i LZ significa che l’autore ha fatto un ottimo lavoro e che non si è limitato a raccontare e a rubare una storia rievocata già centinaia di volte. Bravo Mark Blake.

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(broken) English

This is the second biography of Peter Grant and is undoubtedly more exhaustive than the first (The Man Who Led Zeppelin by Chris Welch released in 2001). Not that Chris Welch had not done a good job, but Blake was able to count on more incisive collaborations, primarily that of the sons of Grant, Helen and Warren. Their contribution is very important, for the first time are in fact reported facts and opinions of those who lived with Peter Grant. Helen and Warren are sincere in their speeches although certain things were certainly not easy to deal with, hats off to their honesty. In addition to them also collaborated characters who worked in the organization of Peter Grant and this is also a decisive factor for the success of the book and although Page, Plant and Jones did not participate in the thing, the result is amazing. Blake must have done extensive research, the story told runs very well, his prose then also helps those who, like myself, is not native English; the author also has also been able to use the contents of the last interview that Grant released before his death, an interview never published before.

The pages dedicated to Peter Grant’s formative years are somewhat touching: the difficulties of being an illegitimate child, the lack of money and education, the harsh living conditions of the time, but at the same time it is enlightening to understand how PG never let himself down and fought to get where he arrived with a determination certainly out of the ordinary.

Blake can not help but tell in some ways the story of Led Zeppelin, I think it was inevitable, but he does it without ever losing sight of the main protagonist of the book. Of course, among the arguments and facts told many are those that we already knew and we read in countless books about the group we love so much, but Blake manages to keep the boredom far and indeed almost always enriches these facts with new small revelations.

This book once and for all establishes how the Led Zeppelin were the group of Page and Grant and how it moved from a fulminating and very organized start to an end where no one had any idea what was happening. Grant’s divorce and massive use of chemicals changed what was once the best manager in the world, making him paranoid and out of his mind. It is painful to read about these things and see how a man and adult of reference for everyone completely lost control.

I read the pages dedicated to the Bad Company with great pleasure and I realized once more what difficult character was Paul Rodgers. The book, however, is exciting from the beginning to the end despite, as I said, traits of topics and events very familiar to me. So many new nuances, for example about the madness of the tour of 1977 and the funeral of Karac Plant (Blake makes new plausible hypotheses about Grant, Page and jones absence), really unusual then read the plots to replace Grant as manager of Led Zeppelin from 1978. Also important was the focusing of Blake on ambiguous figures such as Steve Weiss and Herb Atkin, with a consequent understanding of how certain economic and power mechanisms were in those days. Curious then to learn that the contract for the recording of the soundtrack of Detah Wish II provided a sum to be given to director Michael Winner and not the other way … just to have Jimmy Page back on track they were willing to do anything.

The last part of the seventies (and early eighties) were really difficult years for Peter Grant, but it is in some ways moving to see how he still tried to be a protective and decent father. Whether he has succeeded or not I do not know, but despite the madness of that period he tried never to lose sight of Helen and Warren.

I would have liked to read more about Gloria, Peter’s wife and mother of his children. Her figure has just been sketched and once the divorce has taken place nothing more is known. Too little ‘for a central character that Grant had by his side for three lustrums.

The book has 290 pages, is well packaged and contains some photos never seen before. On the cover, a shot by Ross Halfin.

As a great fan of Led Zeppelin I found this book really impressive, maybe it’s me that excites me too much about the new nuances of a story that I already know very well, but to be able to read with voracious appetite a new book that after all has LZ as the main subject means that the author has done a great job and that he has not limited himself to telling and stealing a story already evoked hundreds of times. Bravo Mark Blake!

 

 

3 Risposte to “Mark Blake “Bring It On Home – Peter Grant, Led Zeppelin and Beyond: The Story of Rock’s Greatest Manager” (2018 -Constable)”

  1. mikebravo 03/01/2019 a 14:26 #

    Bravissimo Tim !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Peter Grant è stato un grande.
    Bring it on home puo’ essere inteso portando tutti i soldi a casa ?
    Ovvero alla band ?
    Credo che da quel lato sia un caso quasi unico.
    Gli stessi Yardbirds sotto la sua guida godettero finalmente di
    proventi dei loro tour.
    E Jimmy capi’ grazie a lui come poteva funzionare.

    Riguardo alla stazza da lottatore, chi era il piu’ vicino a lui ?
    John Bonham che tirava pugni ogni tanto.?
    Forse no….

    Se ben ricordo l’abbandono da parte della moglie fu per lui un
    colpo mortale.
    In fondo era un sentimentale.

    "Mi piace"

  2. lucatod 03/01/2019 a 17:12 #

    Almeno un paio di intervistati nella storia orale scritta da B.Hoskyns hanno paragonato Peter Grant a Tony Soprano, il protagonista della nota serie tv. In effetti nella storia di G. e degli stessi Zeppelin c’è quella bramosia di fama, denaro ed eccessi tipica dei gangster movie di Scosese. Un libro che mi piacerebbe leggere di sicuro, soprattutto per quanto riguarda il periodo Swan Song, i Bad Co. , i primi anni ’80, gli attriti con la sua ex band . Capisco che dovrebbe essere solo la musica a contare, ma con certi personaggi vale davvero la pena approfondire.

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  3. bodhran 04/01/2019 a 17:41 #

    Al solito recensione inappuntabile, thanks Tim.
    Ho finito di leggerlo pochi giorni fa e devo dire che trovo sempre affascinante in queste biografie il racconto degli inizi: niente scuole di marketing, management o “organizzazione di eventi”. Se praticamente tutto il rock si può racchiudere in una manciata di anni, si può dire che è nato da intuizioni, tentativi, azzardi e poche certezze. “Facile” giocarsela quando si è arrivati in cima, sapendo che si riempiono gli stadi con un annuncio alla radio e si manda in visibilio il pubblico con un paio di mosse sul palco. Altra cosa è guadagnarsi tutto quanto con situazioni organizzative e logistiche che oggi farebbero rabbrividire qualsiasi band. Mi ha ricordato molto l’autobiografia di Bill Graham, in entrambi i casi c’è stato molto di “artigianale”, sapendo bene che non era certo l’età dell’innocenza.
    Altro discorso invece per me la lettura del periodo del declino. Certo, il ibro è zeppo di anedotti interessanti che anzi chiariscono ancora di più di quanto si sapesse come siano andate le cose nella galssia Swan Song, ma con il senno di poi a me pare sia stato quasi esclusivamente un enorme dispendio di talenti, musicali e organizzativi.

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