Dream Theater – A View From The Top Of The World (2021 Inside Out Records) – TTT+

24 Ott

Ecco il nuovo album dei Dream Theater, non esattamente my cup of tea, ma ogni tanto uscire dai propri orizzonti non può che fare bene. La copertina mi pare brutta (ma ormai tutte lo sono) comunque in linea col visual del progressive metal. Sette pezzi, tutti molto lunghi, solite impeccabili performance strumentali, metodo compositivo articolato (sempre troppo per i miei gusti), ritmi irregolari e batteria usata alla maniera che tutti conosciamo. Questo è il 15esimo album da studio.

Dream Theater - A View From The Top Of The World (2021) Label: Inside Out Records

The Alien apre le danze con tempi dispari alternati a passaggi metal e ad aperture melodiche. Il pezzo è scritto da La Brie, che alla voce mi sembra meglio di quanto mi aspettassi. Mike Mangini alla batteria è indubbiamente sospinto dal genere che caratterizza il gruppo e non lascia nulla di intentato pur di farsi sentire. Petrucci, che si occupa anche della produzione, alla chitarra è il solito portento. Nove minuti di progressive metal ai massimi livelli.  

Answering the Call continua il solco, grandi prove strumentali, nessuna melodia vocale che si discosti dal genere, ma la band sembra ancora alive and kicking. Con Invisible Monster si inizia a sentire un il limite della gamma espressiva messa in campo, magari sono io, amante del rock anni settanta attento prima di tutto alla qualità dei pezzi, alla varietà del mood musicale e alle linee melodiche. Sleeping Giant conferma quanto appena detto, le soluzioni musicali cominciano a ripetersi e a perdere mordente. L’intro strumentale di Transcending Time mi pare molto bella così come la parte dopo la strofa e certi riffoni di Petrucci. Forse il pezzo che preferisco. Verso il minuto 5:00 c’è un bell’intermezzo di piano dopo di che ancora il bel lavoro di chitarra. 

Awaken the Master è un concentrato di metal sposato al progressive, non che sia una novità per questa band ovviamente, che però non sembra nulla di particolare. A View from the Top of the World è una suite musicale di oltre venti minuti, una avventura epica. Dal minuto 9:00 al 14:00 vi è un parte più riflessiva e lenta, su cui lirica si alza la chitarra, il momento che preferisco del brano.

Al di là dei gusti personali non è da tutti suonare certi lavori musicali, occorre essere molto capaci e concentrati, però credo che la batteria stanchi parecchio, quel drumming incessante senza un attimo di respiro non fa per me, e certe soluzioni come i riff di chitarra alla Kashmir (come li chiamo io) si ripetono troppo spesso all’interno delle composizioni, ma capisco che sia il marchio di fabbrica del gruppo.

Di sicuro i Dream Theater sono un gruppo ancora in salute ma non so quanto abbiano ancora da dire, magari dovrebbero rivedere certe cose, ma capisco che in un genere come questo, in tempi come questi, rivedere le proprie convinzioni e la propria storia non sia automatico.

Tracklist:
1. The Alien (09:31)
2. Answering the Call (07:35)
3. Invisible Monster (06:30)
4. Sleeping Giant (10:04)
5. Transcending Time (06:24)
6. Awaken the Master (09:47)
7. A View from the Top of the World (20:23)

Dream Theater

  • James LaBrie – vocals
  • John Petrucci – guitars, production
  • John Myung – bass
  • Jordan Rudess – keyboards
  • Mike Mangini – drums

Production

  • James “Jimmy T” Meslin – engineering, additional production
  • Andy Sneap – mixing, mastering
  • Hugh Syme – art direction, illustration, design
  • Rayon Richards – band photos

 

3 Risposte a “Dream Theater – A View From The Top Of The World (2021 Inside Out Records) – TTT+”

  1. lucatod 24/10/2021 a 12:30 #

    Per un attimo ho pensato di aver aperto il blog sbagliato :).. l DT sono stati la band preferita di una buona parte dei miei amici , non solo , anche il mio insegnante di chitarra (si torna ancora più indietro nel tempo) era fissato con loro , Joe Satriani e Steve Vai. E aveva un Ibanez bianca orribile. Più volte hanno provato a trasmettermi la passione per il gruppo di John Petrucci ma è stato solo tempo sprecato. Sfondi di tastiere minacciose , chitarre spaziali , batteria ipercinetica con quel suono che mi pare un telegrafo e la voce che.. boh… Anche le cover di alcuni nomi a me cari mi hanno lasciato molto perplesso , senza anima. Sicuramente il loro piglio musicale è quanto di più lontano dai miei gusti.

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  2. Lorenzo Stefani 25/10/2021 a 21:54 #

    Anche per me è una piacevole sorpresa vederti recensire con la solita competenza, efficacia e apprezzabile sintesi il disco di una band che non rientra certo tra le tue preferite. Dei Dream Theather ho soltanto l’album “Images and Words” che, pur essendo considerato uno dei loro migliori, mi ha lasciato molto perplesso e decisamente freddo. La freddezza direi che è la principale sensazione che mi trasmette la loro musica. Però mi piace moltissimo Mike Portnoy, soprattutto nei Winery Dogs. A proposito di prog, non metal ma virtuosistico e con prevalenza della parte strumentale, ho scoperto che tre giorni fa è uscito – a sorpresa, per me – un nuovo album della PFM, in italiano e inglese (“Ho sognato pecore elettriche”). A me il loro penultimo (“Emotional Tattoos”) era piaciuto, a parte alcuni bizzarri effetti sulla voce di Franz Di Cioccio che a tratti la facevano assomigliare a quella di Peter Gabriel; aspetto fiducioso tue eventuali recensioni. Ciao!

    Piace a 1 persona

    • timtirelli 26/10/2021 a 14:20 #

      “vederti recensire con la solita competenza, efficacia e apprezzabile sintesi il disco di una …”, Lollo, sei sempre generoso:-)
      Ogni tanto è bene mettersi alla prova e affrontare piatti diversi.

      Sì, PFM, Santana e qualche altra nuova edizione di vecchie cose sono in preparazione …

      Grazie del commento.

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