Another night to cry (goodbye yellow brick road blues)

28 Giu

Al Pizzikotto di Viale Gramsci, qui a Regium Lepidi, una sera del fine settimana. Parecchie tavolate di ragazzi festeggiano la fine dell’anno scolastico. Età media tra i sedici e i diciotto anni.

Le giovani donne sono vestite tutte uguali: minigonna cortissima e attillata, top (come si dice adesso), insomma quel corpettino femminile scollato o senza maniche, capelli lunghi e stirati, trucco e borsetta minuscola. I giovani uomini vestono anch’essi tutti alla stessa maniera: calzoni corti, calze corte, sneaker, maglietta, taglio di capelli che va di moda oggi, il french crop o come diavolo si chiama.

Ripenso ai miei tempi: dopo i quattordici anni era impensabile portare i calzoni corti, se non d’estate nelle località balneari. Invece oggi, dalla Generazione X in poi, sembra che nessuno riesca più a farne a meno. Per quanto riguarda il taglio di capelli, beh, per uno come me non c’è partita tra quelli che portavamo noi e quelli di oggi.

In attesa che arrivi la pizza distolgo lo sguardo e osservo il via vai della gente oltre le vetrate: eserciti di uomini in abbigliamento scuro con sneaker total white, insomma scarpe da ginnastica completamente bianche, capo d’abbigliamento ormai, ahimè, legittimato anche sotto gli abiti scuri. Non che il dress code rigoroso vada osservato sempre e comunque, ma evitare l’omologazione grossolana e una certa lassità dovrebbe essere almeno un’opzione da contemplare.

Mi arrivano poi brandelli di discorsi nei quali gli anglicismi infestano la lingua italiana, una delle lingue romanze e dunque uno degli idiomi più sinuosi e belli dell’Homo sapiens. Scuoto la testa, cerco di non pensarci, di farmeli scivolare addosso, ma non ci riesco. Allora mi dico di tener duro: essere un uomo di Blues di questi tempi non è facile, ammesso che lo sia mai stato nella storia moderna dell’umanità.

Oh, you got to hold on, hold on
You gotta hold on
Take my hand, I’m standing right here
You gotta hold on

_ Resignation Blues>

A proposito del Resignation Blues, mi arrivano altri messaggi.

Il nostro Jackob mi scrive un’email intitolata Post odierno (si riferisce a quello del 31 maggio): «Buondì Magister, faccio prima a scrivere da qui che a collegarmi a WordPress… Un like e un “in bocca al lupo!”. Vostro, G.».

L’amico Jaypee, che non essendo stato presente alla serata con i Blues Brothers non era al corrente, mi scrive su WhatsApp: «Oè Magister, ho letto il blog solo ora… ma veramente hai dato le dimissioni? Sei un grande! Idolo assoluto».

Qualche settimana fa mi fermo in azienda sino alle 20:30. Oltre alla guardia e al sottoscritto c’è solo un altro collega, uno con il quale ho un ottimo rapporto. Prendiamo un caffè insieme prima di andare, «come aperitivo prima di mangiare». Mi chiede quanti giorni mancano e io rispondo: «21 all’alba». Poi mi dice: «Con la tua uscita dal convento (l’edificio in cui ha sede l’azienda è un ex convento del 1610) non c’è più motivo per restare per nessuno di noi. L’anima se ne va».

Ora, saranno anche cose che si dicono, sarà che il collega è particolarmente generoso con il sottoscritto (anni fa, durante un corso di formazione per manager, scrisse “Tim Tirelli” come risposta alla domanda: «Qual è, secondo te, il valore aggiunto dell’azienda?»); tuttavia continuo a rimanere basito da tutto questo e da quanto il mio modo di fare e di essere, e quindi il Blues in senso lato, incida sulla vita delle persone.

Ne abbiamo già parlato. Non è autoreferenzialità, lo sapete. È che ogni volta mi sorprendo e ogni volta capisco quanto bisogno ci sia bisogno del Blues… ovvero di vita vera, di sentimenti, della follia che alberga in tutti noi e che ci contraddistingue.

Siuviu, invece, mi scrive questo sulla inevitabile fine delle School Of Rock:

«Credo che sarà per me un giorno malinconico, mercoledì 24 giugno, giorno della tua ultima School Of Rock. Grazie alle tue lezioni (e ai tanti momenti in corridoio) ho trovato il coraggio di uscire dalla mia playlist limitata e banale per esplorare un mondo ignoto ed esteso. Ho apprezzato gli incoraggiamenti negli anni e ti sono grato per avermi fatto entrare in questo mondo, pur avendo poche credenziali musicali. So che tutte le cose buone devono giungere al termine, però speravo di essere guidato ancora per molti anni. Dovrò invece proseguire musicalmente senza i punti cardinali delle tue lezioni. Sarà ora, immagino, una camminata disordinata. Tuttavia è un procedere. Non è poco

Il Direttore Generale della sede si ferma nel mio ufficio. Mi chiede come va, come mi organizzerò da luglio. Gli spiego come penso di impostare la mia vita da ora in poi; con tutte le prudenze del caso gli elenco i miei progetti, tra cui un possibile piano (al momento ancora in uno stato assolutamente embrionale) relativo alle mie canzoni e, ovviamente, il blog.

Riguardo a quest’ultimo ricama un’analisi degna della sua laurea in Filosofia: «Io credo che in questo momento ci sia bisogno di blog come il tuo. La capacità di osservare è rara nel mondo di oggi; il sapersi immergere, come fai tu, non è cosa da poco».

LA MUSICA ROCK

Da Ciao 2001 (la rivista italiana che noi boomer appassionati di musica e cultura rock acquistavamo con fervore) del 15 dicembre 1971.

Io allora ero un bambino e non avevo ancora alcuna contezza della musica rock, sebbene le sigle de La TV dei Ragazzi (programma della RAI) di Joe Cocker e dei Procol Harum già mi mandassero nelle profondità cosmiche.

Leggo dunque con curiosità i titoli degli LP presenti nella classifica italiana, molti dei quali legati al rock autentico. Nei primi cinque posti troviamo Santana, Led Zeppelin, Deep Purple, John Lennon, Pink Floyd; poco sotto Concerto grosso dei New Trolls, due album dei nostri amati ELP, Ten Years After, Hendrix e via dicendo.

Che tempi!

Ciao 2001 – 15 dicembre 1971
Ciao 2001 – 15 dicembre 1971
Ciao 2001 – 15 dicembre 1971

_ È stato pubblicato online un filmato restaurato e migliorato dei Led Zeppelin durante il concerto tenuto a Cleveland, in Ohio, il 27 aprile 1977.

Le riprese, realizzate dallo spettatore Eric Ronson, sono ora disponibili in una qualità notevolmente superiore grazie a un nuovo trasferimento effettuato direttamente dalle bobine originali.

Questo concerto è particolarmente famoso perché rappresenta la fonte del celebre bootleg dei Led Zeppelin, Destroyer.

SERIE TV

__Città delle Ombre / Ciudad de so sombras (EspanaEspana 20255) TTT½½

Ennesimo crime thriller spagnolo, questa volta ambientato nella Barcellona del 2010.

La città ha vissuto una trasformazione radicale nel corso degli ultimi decenni. La Barcellona autentica e popolare di un tempo, segnata da difficoltà economiche ma caratterizzata da una forte identità sociale, è stata progressivamente sostituita da una realtà molto diversa.

Le immagini storiche inserite da Jorge Torregrossa raccontano proprio quel passato ormai lontano. Tra progetti di riqualificazione urbana spesso controversi, grandi manifestazioni e una crescente pressione turistica, il volto della città è cambiato profondamente.

Il turismo di massa, in particolare, ha accelerato un processo che ha finito per indebolire le comunità locali, contribuendo all’allontanamento di molti residenti e alla progressiva perdita del carattere originario di interi quartieri.

La serie TV, dunque, non è soltanto un crime thriller: attraverso la sua ambientazione offre anche uno spunto di riflessione sulla profonda trasformazione urbana e sociale di Barcellona, mostrando come il cambiamento della città abbia inciso sulla vita quotidiana dei suoi abitanti.

__Il Cuculo di Cristallo (Espana 2025) – l Cuculo di Cristallo (Espana 2025) – TTTTTTT

Basata sull’omonimo romanzo dello scrittore spagnolo Javier Castillo, Il Cuculo di Cristallo (El cuco de cristal) è una miniserie thriller distribuita da Netflix nel 2025.

La storia segue Clara Merlo, una giovane dottoressa che, dopo un delicato trapianto di cuore, decide di scoprire l’identità del suo donatore. La sua ricerca la conduce in una piccola cittadina immersa tra le montagne, dove una serie di misteri irrisolti e segreti sepolti da oltre vent’anni iniziano lentamente a venire a galla.

Composta da sei episodi, la serie punta tutto su un’atmosfera cupa e inquietante, mescolando thriller psicologico, dramma e investigazione. Nel cast spiccano Catalina Sopelana, Álex García e Itziar Ituño, volto amatissimo dal pubblico per il ruolo dell’ispettrice Raquel nella serie La casa di carta.

Colpi di scena e ambientazione suggestiva: Il Cuculo di Cristallo continua la tradizione dei thriller spagnoli riusciti degli ultimi anni, confermando il buon momento delle produzioni iberiche su Netflix.

FILM

_Creature Luminose (UUSA 2026) — TTT ⅓

Il film è tratto dal bestseller di Shelby Van Pelt e racconta una storia delicata di perdita, solitudine e rinascita.

Tova, una vedova che lavora in un acquario e non ha mai superato la morte del figlio, trova conforto nell’insolita amicizia con Marcellus, un polpo straordinariamente intelligente. Quando nella sua vita entra Cameron, un giovane alla ricerca delle proprie origini, nasce un legame che aiuterà entrambi a fare i conti con il passato e a riscoprire il valore delle seconde possibilità.

Il film viene inserito nel genere drammatico, ma, essendo ricco di sentimentalismo e romanticume, resta una pellicola piuttosto leggera. L’ho guardato soprattutto per la presenza del polpo, animale in generale intelligente e sorprendente, che qui però avrebbe potuto essere reso probabilmente meglio.

_ Escape From Pretoria (UK/AUS 2020) TTT½

Ispirato all’autobiografia Inside Out: Escape from Pretoria Prison di Tim Jenkin, il film racconta la straordinaria storia vera dell’evasione dal carcere centrale di Pretoria, avvenuta nel 1979 durante il regime dell’apartheid in Sudafrica.

I protagonisti, Tim Jenkin e Stephen Lee, sono due attivisti politici arrestati e condannati per aver diffuso materiale di propaganda contro il sistema segregazionista. Determinati a riconquistare la libertà, i due elaborano un ingegnoso piano di fuga destinato a passare alla storia come una delle evasioni più audaci dell’epoca.

Diretto da Francis Annan e distribuito nel 2020, il film combina tensione, suspense e ricostruzione storica, offrendo uno sguardo intenso sulla lotta contro l’apartheid e sul coraggio di chi si oppose a un regime profondamente ingiusto. Nel ruolo di Tim Jenkin troviamo Daniel Radcliffe, noto al grande pubblico per aver interpretato Harry Potter, affiancato da Daniel Webber e Ian Hart.

Discreta l’atmosfera claustrofobica e la fedeltà agli eventi reali: la pellicola si fa apprezzare per la capacità di trasformare una vicenda storica in un buon thriller carcerario.

PLAYLIST

Mitch Ryder, Steve Hunter e Brett Tuggle nel 1973

_Rod nel 1969 con Keith Emerson all’organo

_Il pianista Jazz Mal Waldron nel 1962 (con Ron Carter al violoncello).

_Il nostro caro Ryland nel 1984, dalla colonna sonora di Paris, Texas. Inutile aggiungere altro.

__How Much For Your Wings, i Corvi Neri nel 1996.

CONCLUSIONE

Fine giugno torrido qui nell’Emilia centrale: settimane a ridosso dei 40 gradi e il paesaggio si trasforma in una tavolozza di colori in qualche modo estremi. La pianura assume tonalità accese: il giallo oro dei campi di grano mietuti, l’ocra e il bruno scolorito della terra riarsa, il verde cupo e polveroso della vegetazione che resiste all’afa. A fare da contrasto, l’azzurro intenso e lattiginoso del cielo estivo, spesso sbiadito dalla calura.

Sono iniziati i venerdì sotto al bersò qui alla Domus Saurea: due venerdì fa la serata con Lorenz e Jaypee e relative groupie, due giorni fa la soirée con i Ragazzi della Via Po, il 3 luglio il Sinodo con gli Illuminati del Blues del Team Tirelli e così via.

In questo contesto estivo contemplo i giorni che portano a una nuova fase della mia vita: tiro le somme, faccio bilanci, soppeso sentimenti, emozioni e commozioni. Ancora due giorni e i miei cinque anni e mezzo nella yellow brick road termineranno. Non che vada a dissolvermi come una cometa: i contatti e i legami forti resteranno, ma è indubbio che le frequentazioni con i colleghi diventati amici, con i regionali che da Regium Lepidi mi portavano a Mutina e viceversa, con la “mia” Sala Blues e infine con il senso di comunità fortissimo di quell’avventura chiamata Ammagamma, più o meno si chiudono qui.

Soffrirò? E certo. Sono un uomo di blues, mica (anzi “micca”, come diciamo in Emilia) una figa di legno o un palo della luce. Staccarmi dalle persone, dai luoghi, dai legami cosmici non è mai stato facile per me…tuttavia, dopo qualche notte passata a piangere, “il sole ritornerà a battere sul mio viso e le stelle a riempire i miei sogni”.

Ammagamma, it’s been great. Sant’Orsola goodnight.

Goodbye yellow brick road – giugno 2026 – Foto Tim Tirelli
TT – Sala Blues 24-06-2028 foto Tin Marcy

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