La BOTTEGA DEI BRIGANTI a OROLOGIA di MONTECAVOLO (RE) è un bel locale, tra il post atomico e il rustico. Si mangia carne ma l’approvvigionamento arriva da fattorie della zona in cui l’allevamento del bestiame è fatto con una certa etica. E’ bello che ci siano posti attenti a queste cose. Si suona esclusivamente il mercoledì sera, il locale non è enorme e se non c’è il gruppo c’è il posto per altri tre tavoli sul palco, il venerdì, il sabato e la domenica (col locale pieno) sarebbe improponibile.
Valerio, il titolare, è affabile e disponibile. Lo stimo, perché la BOTTEGA non è esattamente un Rock club, ma lui non organizza solo concerti di musica adatta ad un locale dove si cena, non solo jazz, country o musica non troppo aggressiva quindi, ma anche Rock tipo ROLLING STONES, SANTANA e appunto LED ZEPPELIN.
Ero un po’ preoccupato, la musica dei LZ è per Rock club appunto o per locali con una forte impostazione Rock, ma mi preoccupavo per nulla, la serata è stata un successo, locale strapieno (il mercoledì sera non è una cosa automatica), pubblico caldo e ovazioni durante la presentazione. Nel nostro piccolo universo, un trionfo.
Arriviamo alle 18, con due pallet allunghiamo il palco in modo che Saura abbia lo spazio per il piano e la pedaliera basso. Siamo un po’ costretti, ma ci adattiamo.
Equinox – Bottega dei Briganti – Photo TT
Ceniamo al banco, per un momento mi sembra di essere in una di quelle tavole calde adagiate sulle strade polverose che so, dell’Arizona. Il locale si riempie. Saura porta una ventina di amici, io altri sette/otto. E’ buffo, un musicista non professionista del nostro livello si sente dire in continuazione “ho visto che suonate il giorno tot, ci sono di sicuro”, poi però non si fa mai vivo nessuno, io invece ho alcuni amici che non mi dicono mai nulla ma ogni volta si presentano ai concerti, è per questo che abbraccio con calore Gianluca ed Eleonora, Mario, Sandrino e la Patty. Con noi anche il Riff. Mi cambio, accordo le chitarre, controllo che sia tutto a posto. Il chitarrista delle Canne da Zucchero (Zucchero Fornaciari tribute band) mi chiede se può dare un’occhiata alla pedaliera e alle chitarre. Valerio, il titolare del locale, quando vede la doppio manico ha un soprassalto.
Ore 22: Lele batte il quattro, KASHMIR. Scambio occhiate con Valerio per capire se il volume delle chitarre va bene. Segue BLACK DOG. Con HEARTBREAKER iniziamo a scaldarci. In DAZED AND CONFUSED raggiungiamo quei piccoli momenti magici che chi suona in un gruppo anela sempre. I pianeti si allineano, il “quinto membro” (quell’entità spirituale che avvolge tutta la band) si aggiunge al gruppo e iniziamo a volare. Inteso, tutto in proporzione ad una piccola band di provincia, ma in quel momento di sintonia celestiale ci sentiamo capaci di tutto; catturiamo il senso del Rock, Lele si scatena, e quando Lele si scatena tutto è possibile. Pompiamo a tutto vapore, l’intensità è al culmine, Pol riprende l’aggressività della versione dal vivo, Saura si dimostra la bassista più toga del mondo, io getto la mano e sia quel che sia. Chiudiamo come facevano i LZ al Madison Square Garden nel 1973, chiudo gli occhi un istante e mi sembra davvero di essere là. “Tim Tirelli, electric guitar” dice Pol alla fine del pezzo. Sono ancora tutto un fremito. Quando il gruppo raggiungere lo zenith mi scuoto da capo a piedi.
Equinox Bottega dei Briganti – photo Gianluca Simonini
SAURA si mette al piano. MISTY MOUNTAIN HOP. Segue SINCE I’VE BEEN LOVING YOU. Il pubblico risponde. Bella sensazione. THE SONG REMAINS THE SAME è sempre bella da suonare. Che cazzo di band che ho, Lele e Saura vanno come un treno, Pol canta come Plant nella versione da studio. Arrivano poi GALLOWS POLE e I’M GONNA CRAWL.Ci sforziamo di non essere il solito tributo che suona solo i pezzi conosciuti, siamo fieri di suonare cose come I’M GONNA CRAWL.
In questi ultimi giorni se ne sono andati BOWIE, DALE GRIFFIN dei MOTT e GLENN FREY, così apriamo una parentesi e dedichiamo loro ALL THE YOUNG DUDES (che è anche una scusa per vestire i panni di un altro mio eroe, MICK RALPHS).
Prendo una sedia, mi seggo ed inizio l’arpeggio di BABE I’M GONNA LEAVE YOU…
BIGLY – THE EQUINOX – Montecavolo – Foto Patrizia Ferri
HOW MANY MORE TIMES quindi, a cui segue FOOL IN THE RAIN, altro pezzo che non si sente mica tanto in giro. Ancora una volta osservo Saura che con le mani suona il piano e con i piedi tiene la linea di basso. Che talento ragazzi.
Imbraccio la doubleneck per la canzone della speranza, STAIRWAY TO HEAVEN.
Equinox – Bottega dei Briganti – foto Gianluca Simonini
Siamo alla fine, imbraccio la LES PAUL STANDARD e parto col riff di WHOLE LOTTA LOVE. La gente urla, fa l’headbanging, esplode. Sorrido come sempre tra me e me, uno si fa dei flippi per diversificare un po’, ma poi alla fine la gente vuole il piombo Zeppelin, la gente vuole WHOLE LOTTA LOVE. Chiudiamo col finale live dall’album TSRTS e parto subito con COMMUNICATION BREAKDOWN. Altri scuotimenti di testa. Nel mezzo, dopo l’assolo, ci inseriamo il break funk come facevano i LZ nel tour del 1973 (sì lo so, sono ossessionato con i LZ del 1973) su cui ad un certo punto presento il gruppo: “…il Sandokan della Sacca… la Valentino Rossi del rock and roll (ovazione)… lo stallone reggiano… l’umilmente vostro Tim Tirelli…” ringrazio il gentile pubblico, Valerio e lo staff del locale, do appuntamento al prossimo rock and roll show, benedico tutti nel nome del blues, cito – traducendola – la frasetta dei fiumi e del mare da TEN YEARS GONE e, sospinto dalla bella atmosfera, aggiungo “grazie Montecavolo, ci avete fatto sentire come se fossimo al Madison Square Garden, quindi… New York, good night” a cui il pubblico risponde con un boato così pieno di calore che mi lascia di stucco. E’ il momento migliore della serata. Un po’ di esseri umani capitati chissà perché su questo pianeta che stanno facendo festa sulle coordinate delle buone vibrazioni del passato. Che meraviglia ragazzi.
Lele lancia ROCK AND ROLL e ci incanaliamo lungo i sentieri del tempo solitario. La chiudiamo e facciamo per scendere dal palco, ma c’è ancora voglia di piombo zeppelin e allora vai con THE OCEAN. Il boogie dell’ultima parte del pezzo e poi buonanotte. Guardo il grande orologio sulla parete: è mezzanotte.
Scendo dal palco, abbraccio gli amici che mi vengono a salutare: Stefania e Sal, figure di spicco del Jazz reggiano, Fausto Sacchi, una delle rockstar di Regium Lepidi, etc etc. Riff mi confida di essersi commosso durante SINCE I’VE BEEN LOVING YOU e che I’M GONNA CRAWL e FOOL IN THE RAIN lo hanno fatto sobbalzare. Valerio appare soddisfatto e questo mi tranquillizza. Dopo poco, con nonchalance, ci dice “questo è un tributo di livello, fissiamo un’altra data per maggio”. Al di là del nostro reale valore, questa è una cosa che mi rende assai felice… missione compiuta.
Ci sono tre gradi sottozero, la bluesmobile ha il tetto imbiancato mentre la carichiamo. Una saluto a tutti e si torna. Alle due di notte siamo alla Domus Saurea, gli operai del Rock riscaricano tutto e, sbuffando e bestemmiando allegramente, riportano tutto l’armamentario in casa. Un thé, una doccia, uno scambio di impressioni e poi a letto. Sono quasi le tre, domattina al lavoro, sarà durissima, ma per stanotte sono a posto… socchiudo gli occhi mentre sento il brusio dei 20.000 del Madison… buonanotte Nuova York.
Gli EQUINOX, si sa, non fanno troppi concerti, questo perché, oltre alla proliferazione di gruppi e gruppetti che occupano i pochi spazi disponibili, hanno capito che vale la pena suonare solo nei posti in cui c’è la giusta vibrazione Rock. Non c’è nulla di peggio che suonare, che so, SINCE I’VE BEEN LOVING YOU davanti a gente che si beve uno spritz, mangia noccioline, parla e non gliene importa nulla di un lungo e sofferto blues bianco inglese in minore di 45 anni fa. Cerchiamo dunque di approfittare dei locali più vicini al nostro modo di essere, quelli che hanno educato i loro avventori al suono della musica di qualità. La PERLA VERDE è uno di questi. Situata nel buco del culo del mondo, LA PERLA diventa, se non il centro dell’universo, almeno uno dei punti di riferimento Rock di questo pezzo d’Emilia. La scintilla con ALDA scatta immediatamente, se poi si aggiunge anche SIMONE GALASSI (guitar god nostrano, che ve lo dico a fare) a dare una mano, il locale diventa irresistibile.
Non tanto grande, dalla disposizione bizzarra, LA PERLA è un posto funk e blues come pochissimi altri. Si mangia da dio, ci si sente a casa e si ascolta grande musica dal vivo. Che altro volere?
Buffo come spesso le date che facciamo cadano in giornate particolari tipo il solstizio invernale, l’equinozio estivo e stavolta il 35esimo anniversario dello scioglimento ufficiale dei LED ZEPPELIN.
Non so come io e Saura riusciamo a far stare tutto dentro alla blues mobile, fatto sta che una volta caricato tutto non ci resta che partire; qualche decina di km sulla A1, uscita Modena sud, prima di SPILAMBERTO a sx e dopo poco siamo alla PERLA VERDE. Una birra, due chiacchiere con Alda, nel frattempo arrivano anche LELE e POL e iniziamo a montare.
THE EQUINOX- Soundcheck alla PERLA 4/12/2015 -Foto TT
Un minimo di soundcheck …
THE EQUINOX- Soundcheck alla PERLA 4/12/2015 -Foto TT
Qualche momento in cui ci si perde nei propri pensieri e siam pronti per la cena…
Pre gig daze – THE EQUINOX – PERLA VERDE 4/12/2015 -Foto TT
Sul tavolo a noi riservato c’è un biglietto: LED BAND (sic)…
Reserved table for THE EQUINOX – PERLA VERDE 4/12/2015 -Foto TT
Nel frattempo arrivano gli amici, tra cui alcuni illuminati del blues: Mario, il fido Jaypee, March, Lollo. Come sempre la cena è ottima, qui alla PERLA hanno una chef da capogiro. Ci cambiamo, controllo l’accordatura delle chitarre e partiamo. KASHMIR e a seguire BLACK DOG.La mia amica SARWOODA fa qualche ripresa, per scaldarsi riprende il mio assolo di HEARTBREAKER.
Segue MMHOP…
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poi SIBLY e quindi TSRT. Mi sento benino, sento che il gruppo rolla felice mentre scivoliamo tra le luci della città
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Un salto indietro nel tempo ed ecco che è il momento di GALLOWS POLE…
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Terminata DAZED AND CONFUSED arriva il momento – che mi spaventa -in cui mi infilo nella twilight zone; finita l’ adrenalina d’inizio concerto, comincio ad aver il fiato corto, perdo la concentrazione, sento dolori alla schiena, sono in affanno e la mia performance ne risente…BIGLY e soprattutto WHEN THE LEVEE BREAKS pagano pegno. Con la slide faccio dei pasticci, arrivo in ritardo su certe frasi, mah. Cerco di ridarmi un tono con HOW MANY MORE TIMES e di ritrovare lo slancio con FOOL IN THE RAIN, nuovo pezzo del repertorio e sfida mica da ridere per tutto il gruppo, per SAURA in particolare (the girl from Gavassa è contemporaneamente al piano e alla pedaliera basso). Siamo degli incoscienti, quasi nessuno la suona dal vivo, men che meno in formazione a quattro. Se non altro siamo abbastanza coraggiosi da provarci.
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Ripiombo in un cupo mood, uscire con DOUBLENE (la doppio manico per STAIRWAY TO HEAVEN insomma) è faticoso, mi fa di nuovo male la schiena, i preliminari sono lunghi, a seguire mi chiede posizioni impegnative, alla bene meglio cerco di portare a casa il risultato.
Siamo verso la fine, torna la adrenalina grazie ad un pubblico davvero caldo e speciale. Uno cerca di mettere in piedi un tributo “obliquo”, con qualche pezzo inaspettato e non scontato, ma poi, alla fine, risulta chiaro che la gente vuole il piombo zeppelin. Parto con il riff di WHOLE LOTTA LOVE ed è una mini ovazione.
Continuiamo con COMMUNICATION BREAKDOWN e ROCK AND ROLL e that’s how Savignano was won…
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I’M GONNA CRAWL col suo manto di spettrale beatitudine chiude lo show. Un paio di bis: THE OCEAN e TRAIN KEPT A ROLLIN’ e poi “Savignano, it’s been great!”
Baci, abbracci, complimenti; l’Alda sorridente e soddisfatta…nel nostro piccolo stanotte abbiamo fatto sogni di rock and roll. Smontare e caricare alle 2,30 di notte non è piacevole, ma siamo gli operai del Rock e quindi scarpe rotte e pur bisogna andar…
Saliamo in macchina alle 3, decido di non prendere l’autostrada, campagne, tangenziali e ancora campagne…è sempre un brivido tornare di notte seguendo la luce pallida e senza fiato dei lampioni ascoltando la musica adatta (in questo caso il mio WINTER ALBUM 2015 che sto preparando per gli amici).
Coming home after the gig – THE EQUINOX – PERLA VERDE 4/12/2015 – Foto Saura T
Approdiamo alla DOMUS SAUREA avvolti dal buio profondo delle campagne reggiane. Scarichiamo, portiamo il piano e i suoi aggeggi su nel sottotetto. Esausto mi getto sotto la doccia. Un thè alle 4 di notte in compagnia della groupie è tutto sommato una faccenda romantica. Giochicchio un po’ con PALMIRO e poi via sotto al piumone…una serata come questa ripaga di tutti i sacrifici (e sono molti) che un musicista non professionista di una (in)certa età deve affrontare.
Il finale è sempre lo stesso, socchiudo gli occhi, mi lascio andare mentre il brusio dei 20.000 del Madison Square Garden si attenua, le luci della città si fanno più sfumate mentre le attraverso scivolandoci in mezzo…New York, good night!
Il locale non è grande ed è disposto su tre stanze (sala bar / sala pranzo con 6 tavoli / sala concerti dove ci sta praticamente solo il gruppo), chi intende venire a cena deve prenotare per tempo. Malgrado la “scomodità” è un locale molto funk, molto blues. Ci sono stato venerdì sera a vedere i BRIAN STONED (beat/R&B inglese anni sessanta…hanno in scaletta tre pezzi degli YARDBIRDS) e mi è piaciuto molto. Si cena verso le 21, a seguire il concerto.
Tra le insignificanti facezie della mia vita, il ritorno in versione live nella mia piccola home town è una di quelle più gustose. Faccio due conti: sono passati ventidue anni da quando ho suonato sul suolo natìo al VOX, ventidue anni … diavolo, come passa il tempo. Davidino Luppi e Rex Ansaloni ci hanno voluti a tutti i costi, l’occasione è quella della celeberrima PIZZA FEST di Nonantola, una festa del volontariato atta a raccogliere fondi a favore di realtà che affrontano nel quotidiano problemi legati all’infanzia e all’adolescenza. Tra l’altro lì si mangia la vera ed inimitabile pizza di Napoli (con tanto di pizzaioli arrivati dalla Campania), la pizza “regina Margherita”. La festa è in Piazza Alessandrini, uno “slargo” adagiato di fianco al Parco della Pace, lo spazio verde più importante del paese. I concerti si tengono su di un palco montato sotto alcuni bei tigli.
Il programma prevede oltre alla nostra presenza anche quella degli ALTAVIA, un gruppo prog della nostra zona che propone materiale proprio.
Arriviamo alle 18 e anche se siamo nell’ ora bassa il caldo è opprimente. Del service se ne occupa ZIBO del mio amico Michele, e per noi questa è una cosa che non ha prezzo. Competenza, professionalità e atteggiamento illuminato.
Elaboro una volta di più come sia essenziale, per un musicista non professionista del mio piccolo calibro, fare i concerti in situazioni tipo questa, dove tutto si dipana bene e le buone vibrazioni sono garantite. Non fosse così, chi te lo fa fare di andare incontro a sacrifici fisici e spirituali che con l’età diventano sempre più pesanti? Che ci sia almeno la soddisfazione del trovarsi bene e di passare una bella serata.
Capisco subito che sarà così dalla squisita disponibilità dei due organizzatori, Davide e Rex non ci lasciano mai soli e sono sempre pronti per ogni piccolo bisogno, e dal team di ZIBO: Michele, Enrico, Eugenio. Il soundcheck è un godimento. Sul palco si sente tutto benissimo, cosa che non capita mai! Saura è entusiasta, è la prima volta – dice – in cui riesce a sentirsi in maniera perfetta. Di solito le tastiere sono un problema, non parliamo poi della pedaliera basso, strumento di cui la maggior parte dei presunti fonici ignora l’esistenza. Si alza un venticello leggero e con esso ci mettiamo a volare, gli strumenti sono asciutti, le mani scivolano che è un piacere sui manici d’acero.
The Equinox – Nnt 18-7-2015 (foto TT)
Una pizza, una birra, un caffè, un liquore e cala la sera.
Tim & Lele – The Equinox – Nnt 18-7-2015 (foto TT)
Nel frattempo alcuni amici che non vedevo da parecchi lustri, se non da decenni, si materializzano davanti a me: Fabrizio Zoboli e Fabio Zara, nel cui studio di registrazione negli anni 1993 e 1994 incisi un paio di demotape, poi Tugne Ansaloni, Leo Guagnano, Malaguti, il figlio di quello che aveva la pasticceria… amici di una infanzia che è, ahimè, sempre più remota. Dello staff del PIZZA FEST mi vengono incontro Paolo Rizzo e altre facce legate alle mie radici nonantolane, tipo la Patty e Speedy Si presentano anche Giovanni Sandri e Maura Fregni; Gio’ è quello che urlando “John Bonham!” durante una partita di calcio nella seconda metà anni settanta, mi spinse verso l’universo LZ. Lo abbraccio, come ogni volta, con tutta la riconoscenza possibile.
Arrivano poi gli aficionados, Suto, Jaypee, la Betty, Adri, Mirna e la Lalli, mia sorella alla quale smollo la patata bollente anche stasera: filmare qualche pezzo del concerto. So che le chiedo un sacrificio, invece di starsene tranquilla a godersi lo spettacolo avere la videocamera in mano non è il massimo, ma insisto, mia sorella ha un che nel filmare che mi piace. S’intende, tutta qualità amatoriale, con le sane sbavature da ripresa senza cavalletto, ma bisogna avere qualche dote attitudinale per cogliere il senso, e la Lalli secondo me ce l’ha.
Alle 21 gli ALTAVIA salgono sul palco e per quasi un’ora e mezza riempiono di gustosa aria sonora il Parco della Pace. Non sono un patito delle nuove prog band italiane, ma questa merita la mia attenzione. Rimango affascinato dalle loro sonorità eleganti e dalle prove dei musicisti. L’arrivo poi della cantante BETTY BUNGLE impreziosisce ulteriormente il tutto. Dall’angolazione della mia opinione un unico appunto: non si va sul palco con le braghe corte. Considerazione che mi scappa e che quasi mi costa l’amicizia con MAURO MONTI, il chitarrista…
ALTAVIA live in Nonantola 18-7-2015
Tocca a noi, saliamo sul palco. Dal mixer mandano la nostra intro, osservo le stelle, LELE batte il quattro e ci mettiamo a cercare il nostro Shangri-La sotto la luna d’estate…
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Seguono BLACK DOG e HEARTBREAKER durante le quali iniziamo ad accorgerci di quanto sia pesante la guazza che è calata col buio e di di conseguenza di quanto sia difficile suonare. Il concerto è appena iniziato e la Les Paul Standard è già inzuppata.
Saura si mette al piano e con la sua impeccabile maestria ci guida attraverso la montagna brumosa e le fatiche del lavorare dalle sette alle undici ogni notte. Già, MM HOP e SIBLY e ancora mi chiedo se qualcuno si stia rendendo conto che la reggiana dagli occhi di ghiaccio sta suonando contemporaneamente le tastiere con le mani e la pedaliera basso con i piedi.
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Segue THE SONG REMAINS THE SAME, mi volto e vedo nel retropalco Mauro degli Altavia fare l’headbanging. Buon segno.
GALLOWS POLE non è un granché. Per una serie di motivi non facciamo le prove da un mese e mezzo e le poche date che abbiamo non sono sufficienti per tenerci in tiro soprattutto se qualcuno a casa poi non ripassa. Non proponiamo le solite cover o i soliti blues che anche i sassi ormai conoscono a memoria, col materiale dei LZ bisogna “essere sul pezzo”, sempre. Infatti sbagliamo il finale. Mi innervosisco.
Tagliamo qualche pezzo dalla scaletta per stare dentro al tempo stabilito, non si può sforare troppo dalla mezzanotte, altrimenti alcuni residenti a bordo parco vanno poi dal sindaco a lamentarsi. Se non si può fare un po’ di festa nemmeno una volta all’anno d’estate fino ad un quarto d’ora oltre la mezzanotte, significa che l’isteria ci porterò a chiuderci in casa e ad incatenarci alla televisione.
Suonare DAZED AND CONFUSED e HOW MANY MORE TIME una di seguito all’altra è un po’ una forzatura, son pezzi dallo sviluppo non certo morbido, forse un po’ troppo anche per i casual fan. Mentre mi inarco durante DAZED con la paletta della chitarra prendo contro ad un travetto del palco, scordando una corda. Il caldo è opprimente, la fatica è tanta, non ho la mente abbastanza lucida per cercare di rimediare. A fine pezzo mi accorgo che il sol era diventato un sol#.
Bevo come un ludretto, la guazza e l’afa mi spingono verso il basso e adesso mi tocca imbracciare la doppio manico per STAIRWAY, oh satana, dammi la forza. Saltellare tra i due manici, cercare di suonare è davvero difficile, è come se qualcuno avesse spalmato del fango sui manici, mai vista una cosa del genere. Alla bene meglio portiamo comunque il pezzo in porto.
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Il rush finale è composto da WHOLE LOTTA LOVE, COMMUNICATION BREAKDOWN e ROLL AND ROLL. Chiudiamo con I’M GONNA CRAWL. Ci chiedono il bis, CUSTARD PIE.
Stremati scendiamo dal palco. Ricevere complimenti fa sempre piacere, inutile negarlo, ma come spesso accade io non sono completamente soddisfatto della nostra prova, e mi perdo il piacere del rilassamento-adrenalinico del post concerto. Dovrei essere meno severo con me stesso, non posso pretendere che il gruppo e le nostre performance siano ben oliate, non siamo professionisti, lavoriamo tutta la settimana, quando va bene facciamo due concerti al mese, a volte non ne facciamo nemmeno uno, proponiamo pezzi non esattamente semplici, che posso volere di più? Cerco di mettere da parte il fastidio dato dalle sbavature e di godermi la notte.
Viene a salutarmi Mussini, eravamo alle elementari insieme, non lo vedo da allora … “Sono passato per il parco, ho visto gente suonare, non ti avevo riconosciuto, poi hai fatto la presentazione del gruppo e ho sentito il nome Tirelli, lo smilzo di Nonantola, e ho pensato: a Nonantola c’era un solo Tirelli, non può che essere lui, così son venuto a salutarti”. Io e Mussini ci chiamiamo per cognome, non serve altro, ma lo abbraccio con affetto.
La gente si allontana, la guazza si fa very heavy. Smontiamo, carichiamo e poi ce ne stiamo a chiacchierare fino a tardi con gli ZIBO boys, con Rex, Davide, Marco e Lorenzo. Alle tre ce ne andiamo. Do un’ultima occhiata al parco, quel parco che quando ero bambino era un bayou selvaggio ed incolto, con stagni dove andavo con gli amici a catturare le tartarughe. Mi abbandono alla nostalgia, la luce dei lampioni si piega e si scioglie sotto questa rugiada notturna, densa, calda, fumosa. Metto in moto, buonanotte Nonantola, amore mio.
Ritorno a notte tarda. Alle quattro meno un quarto le macchine dei bovari entrano nel cortile della grande stalla che c’è non lontano dalla Domus Saurea. Scarico gli strumenti. Mi fermo un momento ad ascoltare il respiro della campagna, guardo le stelle. Salgo, una doccia e a letto. Mentre chiudo gli occhi e mi abbandono ad un sonno che sarà breve e poco efficace, come ogni volta sento il pubblico del Madison Square Garden sfumare in lontananza. New York, good night.
E così per una volta ritorno a suonare nella mia città natia: Nonantola … mi mancavi, paesello adorato. Due i gruppi in programma, gli ALTAVIA di Mauro Monti e noi.
THE EQUINOX – Led Zeppelin Oblique Tribute – sabato 18 LUGLIO 2015 ore 22 – NONANTOLA (MO), Parco della Pace, “PizzaFest”.
E così sono tornato in giro col tributo (obliquo) ai LZ. Non l’avrei detto, eppure eccomi qua. Abbandonai questo tipo di progetto nel 2007 e da allora per me c’è stata solo la CATTIVA COMPAGNIA, tuttavia Saura non si è mai data per vinta, da brava “testa quadra” ha insistito fino a che non mi sono arreso, complice anche la volontà degli altri due giannizzeri, Lele e Pol.
Qualche prova al “Porciletto” di Lele, il warm up a Bibbiano davanti a 14 persone e segnato da alcuni problemi tecnici e quindi il vero debutto al BLU J di Reggio Emilia. Avremmo dovuto suonare all’aperto, ma visto il tempo bizzarro di questi ultimi giorni, Vanni (uno dei gestori) decide di farci suonare all’interno. Amplifichiamo la grancassa di Lele, la voce di Pol e le tastiere di Saura. Chitarra, basso e pedaliera basso escono solo dai nostri amplificatori. Non è che il tutto aiuti il “potersi sentire” sul palco, ma occorre sapersi adattare. I gestori del Blu J si rivelano cordiali e in gamba, il che aiuta molto a mantenere il mood del gruppo su buoni livelli. Ci sono tre illuminati stasera, l’amico Japee, Riff (il Richard Cole di Cavriago), Mario (che mi dà la conferma dell’acquisto di Kondogbia da parte dell’Inter) e le loro groupie. Arrivano anche Gianluca ed Eleonora che da un anno a questa parte non si perdono nemmeno uno dei concerti che faccio in zona. Non manca Phoenix e nemmeno la Pi (che con grande generosità filmerà qualche spezzone di concerto) e la Stefania (l’organizzatrice del concerto di Bibbiano).
Ceniamo mentre Saura guarda gara tre della finale scudetto di pallacanestro (“totalmente dipendente, non so stare senza te, bianco rosso nelle vene, tifoReggiana alè”), quindi le solite chiacchiere pre concerto. Bevo un Rum col Riff, mi cambio, accordo le chitarre e si parte.
La nostra sigla di apertura è l’intro di IN THE LIGHT alla cui fine Lele batte il quattro e partiamo:KASHMIR. Durante il primo pezzo di solito mi aggredisce lo stagefright ed è così anche questa volta, sì lo so, non sto suonando al Budokan, ma sono pur sempre sopra ad un palco …lentamente il Rum bevuto con Riff inizia a fare effetto e mi calmo. Termina il pezzo, molti applausi, me ne sorprendo, guardo meglio … il locale è quasi pieno. Rimetto la Danelectro al suo posto e mi infilo la Les Paul Standard: BLACK DOG.
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Segue CUSTARD PIE, faccio un primo check mentale, mi sembra che la band rolli bene questa sera, d’altra parte oggi è la notte del solstizio d’estate e noi siamo gli Equinox, il senso del blues c’è tutto.
Mauro Monti degli ALTAVIA (ed ex TACCHINI SELVAGGI) dopo HEARTBREAKER viene sotto il palco ad urlarmi che sta “godendo come un maiale” … altra conferma che la serata sta girando benino. Saura si siede alle tastiere e parte con gli accordi di MISTY MOUNTAIN HOP a cui fa seguito SIBLY. Osservo la reggiana dagli occhi di ghiaccio agire contemporaneamente sulla tastiera e sulla pedaliera basso, sono sicuro che molta gente non elabora il fatto che the girl from Gavassa si sta facendo un culo così suonando con i piedi le linee di basso e con le mani i ricami dell’organo. Che talento, che musicista. E’ indubbiamente il perno attorno al quale gira l’Equinozio.
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Con piacere noto che il pubblico è caldo, partecipe, appassionato. Che bello quando senti un po’ di feedback schietto e sincero.
TSRTS, GALLOWS POLE, DAZED AND CONFUSED e NOBODY’S FAULT BUT MINE, poi mi siedo cinque minuti sullo sgabello per BIGLY. In HMMT io e Lele ci ingarbugliamo ma credo sia fisiologico, non abbiamo fatto prove di preparazione a questo concerto così qualche sbavatura è inevitabile; anche l’inizio di STAIRWAY è un po’ tremolante, SAURA non mi sente e il rincorrersi ci porta ad un passo dal precipizio, ma alla fine riusciamo a condurre in porto il pezzo.
THE EQUINOX – Blu J (RE), foto Silvia Sacchetti
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Guardo il pubblico, il locale ormai è gremito, sono soddisfatto. Sparo il riff di WHOLE LOTTA LOVE ed esplode un piccolo boato. In COMMUNICATION BREAKDOWN ho inserito il break funk che facevano i LZ dal vivo nel 1973 con il riff di IT’S YOUR THING degli ISLEY BROTHERS su cui innesto l’harmony lick di JAM SANDWICH di JIMMY PAGE. Chissà se qualcuno se ne accorge. Presento la band, il pezzo poi termina e Lele parte con ROCK AND ROLL.
Terminiamo con I’M GONNA CRAWL, il brano con cui i LZ hanno chiuso la loro storia; non è un pezzo semplice da interpretare e non ho mai sentito nessuno suonarlo dal vivo, così sono orgoglioso di noi, del nostro essere obliqui.
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Un bacio al meraviglioso pubblico, abbracci ripetuti con FAUSTO SACCHI (Radio Freccia e Stone Flower Santana Tribute) ex cantante della CATTIVA CO. e chiacchiere zeppeliniane con Phoenix. I titolari del Blu J vengono a turno a farci i complimenti e questo mi riempie di gioia, è fondamentale soddisfare chi ti ha ingaggiato.
Verso le due vesto i panni dell’operaio del Rock, smonto le mie apparecchiature e le carico sulla blues mobile. Saura e Lele fanno lo stesso, ultimi saluti e partiamo. Arrivati a casa Saura si accorge di aver dimenticato una flight case nel locale; ore 02,50: risalgo in macchina e ritorno al Blu J. Riattraverso tutta la città, Riff mi aspetta con la “valigia” in mano, un altro abbraccio e quindi Domus Saurea bound. Tangenziali, zone industriali, campagne nere … accendo il car stereo, da una delle mie compilation estive parte DANCE THE NIGHT AWAY dei VAN HALEN … abbasso i finestrini, alzo la gamba sinistra e appoggio il piede al cruscotto, mi infilo i Ray Ban e mi godo la notte emiliana. Per una notte almeno ho fatto il mio dovere. Reggio Emilia, good night.
Si avvicinano i primi concerti della nuova stagione dei THE EQUINOX, con fatica io e Saura trasportiamo l’armamentario legato alle tastiere e alla pedaliera-basso dalla soffitta al garage, carichiamo la bluesmobile fino all’inverosimile e partiamo per “Il Porciletto”, la sala prove di Lele a Modena. Ogni volta maledico la mia passione: tornare dal lavoro, cenare in fretta e poi movimentare piano, supporto, pedaliera basso, basso, tre chitarre, due amplificatori, valige con cavi e reggi chitarre è uno stress. Arriviamo, scarichiamo e rimontiamo il tutto. Ci vuole una gran costanza a continuare ad essere un operaio del Rock a quest’età … ma poi iniziamo a suonare e in pochi minuti passa tutto. Ritrovarsi a fianco di bravi musicisti è una soddisfazione, indossare una Les Paul e collegarla ad un Marshall Bluesbreaker è sempre, sempre, un brivido.
Il Payoff del gruppo è LED ZEPPELIN OBLIQUE TRIBUTE, obliquo perché di solito i gruppi che fanno il tributo ai LZ sono formati da un bravissimo chitarrista e da tre (o più) comprimari. Nel nostro caso sono i tre “comprimari” le vere stelle della band. Mi piace pensare che l’aggettivo obliquo, da me tanto voluto, serva anche a far capire che ci discostiamo un po’ dalle solite pantomime. Lo sapete, a me le tribute band molto spesso fanno orrore, devono avere una dose di sincerità assoluta ed illuminata per essere credibili, chi scimmiotta, chi diventa una macchietta del gruppo a cui il tributo è dedicato, è un loser senza speranza, e poco importa che tecnicamente sia ineccepibile. Quello che poi, a mio avviso, conta di più è il senso … carpire i significati più ancestrali e cosmici della musica del gruppo che si omaggia e del Rock in generale, è cosa fondamentale. Non so se sia il nostro caso, ma se non altro ci proviamo con tutto il nostro fervore. Infine, obliquo anche perché proveremo a proporre brani che non siano i soliti successi del gruppo di JIMMY PAGE, brani magari di difficile resa live, ma che servono a rendere bene l’idea di cosa fossero i LZ.
Tutta questa pappardella per arrivare a dire che venerdì sera abbiamo provato per la prima volta I’M GONNA CRAWL, pezzo fortemente voluto da Saura (a cui si deve anche il nome della band, che in caso a qualcuno sia sfuggito, era il nome del negozio di libri dell’occulto aperto da Page a Londra sul finire degli anni settanta). I’M GONNA CRAWL è uno dei pezzi dei LZ che ho sempre amato di più; non sono il solo, i veri fan dei LZ vanno pazzi per brani come questo o come TEN YEARS GONE, capisaldi – seppur un po’ … “obliqui” – della produzione dei LED ZEPPELIN. Non è un brano semplice da affrontare, non tanto dal punto di vista dell’abilità strumentale, quanto dal punto di vista dell’ interpretazione. Il pezzo raccoglie in sé così tanta storia, così tanti rimandi, così tanti presagi che rendergli giustizia è assai arduo, se non impossibile. Noi ci proveremo, non so se riusciremo, ma faremo il possibile.
I’M GONNA CRAWL dunque è più che mai parte della mia vita in queste settimane, mentre cerco di replicare l’assolo di PAGE (ah,quel mi bemolle iniziale!) mentre ascolto Saura in soffitta o mentre la vedo in sala prove agire con sapienza in contemporanea sulla tastiera e sulla pedaliera basso. E’ uno dei (pochi) pezzi che non mi stanco mai di ascoltare, che rimane misterioso sebbene lo abbia imparato in ogni sua parte. Sì perché una delle controindicazioni nell’imparare un pezzo è la conseguente perdita di mistero e magia. Fino a che non ti ci metti, (a meno che tu non abbia l’orecchio assoluto ed una intelligenza musicale come quella di MOZART), la tua mente immagina la canzone alla sua maniera, rendendola ancor più suggestiva di quanto forse è.
Tutte queste sinergie I’M GONNA CRAWLIANE (stavo per scrivere CROWLEYIANE) mi portano a ripensare ad una magistrale descrizione fatta da quel gran genio del mio amico PICCA, qualche settimana fa in un commento ad un post qui sul blog. Essa merita più risalto, così la ripropongo qui. PICCA, we salute you!
“I’m Gonna Crawl è un capolavoro assoluto. Il miglior modo di concludere una carriera. Mai abbastanza celebrata. Posso vedere la band sul palco, locale chiuso, una donna delle pulizie che passa lo straccio. La festa è finita, ma prima di andare a dormire c’è tempo per questo piccolo ma gigantesco blues che riporta tutto all’inizio. Un doo-wop spettrale che esce da una radio A.M., fuori dal tempo. Echi di Five Satins, Flamingos, Skyliners, Penguins. La tastiera vagamente da music-hall è perfetta. I ragazzi, in piena malinconia, sembrano volerci dire ‘Vi facciamo sentire per l’ultima volta cosa cazzo state per perdervi per sempre’. Irripetibile. E’ il ‘Last Waltz’ degli Zep. Pensate se avessero chiuso il disco con Hot Dog… ” (Stefano Piccagliani 2015)
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Ohh she’s my baby. Let me tell you why. Hey, she drive me crazy, she’s the apple of my eye. ‘Cause she is my girl and she can never do wrong. If I dream too much tonight Somebody please bring me down.
Hey, I love that little lady, I got to be her fool. Ain’t no other like my baby, I can break the golden rule ‘Cause I get down on my knees Oh! I pray that love won’t die. And if I always try to please I don’t know the reason why yeah.
If she will come back, Oh please stay with me ohhh-yeah. Every little bit, every little bit, Every little bit my love I give to you girl. Every little bit, every little bit, Every little bit, every, every little bit of my love.
Hit me! I don’t have to go by plane. I ain’t gotta go by car. I don’t care just where my darlin’ is, People I just don’t care how far. I’m gonna crawl yeah. I’m gonna crawl yeah.
I don’t care if I got to go back home. I don’t care what I gotta start again babe. I’m gonna crawl. I’m gonna crawl. Ahhh hooh-hooh! I don’t wanna crawl baby. Ahhh say~eah~hey~eah~hey.
She give me good love-yeah. She give me good lovin’. She give me good love-yeah. She give me good lovin’. My baby give me good lovin’. Wooh-yes I love her. A-yes I love her. Yes I love her. I wanna crawl.
THE EQUINOX – Led Zeppelin Oblique Tribute – Prossime date: 7 giugno 2015 ore 20,30: Festa in piazza “Yes We Dog” – BIBBIANO (RE) 20 giugno 2015 ore 22: BLU J – Via dei Pratonieri 20 – REGGIO EMILIA
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