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Breve considerazione sugli ANGEL

9 Mar

Conosco Beppe Riva più o meno da 24 anni,  durante questo lungo periodo siamo più o meno sempre stati in contatto, bontà sua. Abbiamo quindi parlato spesso di musica rock e della nostra amata squadra del cuore. Parlando di musica rock con lui si è toccato più volte l’argomento ANGEL visto che – come già detto – Beppe è un estimatore del gruppo in questione, argomento che mi sono sempre ripromesso di approfondire. Finalmente mi sono deciso. Mi ero sempre fermato ai primi due album pensando fossero i migliori o quelli essenziali; non avendo ricevuto particolari stimoli dalla loro musica finivo sempre per accantonarli ripromettendomi appunto di inoltrami meglio nel loro mondo. Sì, perché i gusti sono gusti, certo, ma mi dicevo, se Beppe ama così tanto gli ANGEL, voglio capire meglio.

Ecco che allora mi sono procurato la loro discografia degli anni settanta. I primi due dischi mi sono apparsi migliori di come me li ricordavo, ma il terzo e il quarto (WHITE HOT e SINFUL) sono stati una rivelazione.

Gran bel rock potente, arioso, su tematiche semplici e non cervellotiche. Rock godibile, fruibile nelle calde sere d’estate quando si cerca la leggerezza del rock pesante o quando ci prendono quelle voglie di pomp rock  che servono a spazzar via per un momento i nostri blues.

Tutto qui, questo non è un articolo sugli ANGEL, nemmeno una recensione, ma solo un momento per riconsiderare questa band che non avevo mai soppesato con attenzione.  Heavy Rock e Progressive di stampo americano che non mi dispiace proprio per nulla.

Non è roba per gente, come il nostro Polbi, che di solito evita il mainstream, per tutti gli altri invece  potrebbe essere una bella (ri) scoperta.

(Ripropongo la caricatura di Beppe Riva apparsi tanti anni fa su Metal Shock)

IL BLUES DI RADIO CAPITAL

16 Feb

Diretto a Stonecity come tutte le mattine, salto tra l’ascolto di un cd (stamattina è OUT OF THE BLUE della ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA) e il programma LATERAL di Luca Bottura su Radio Capital. Ogni tanto, durante la pubblicità, cerco di intercettare Picca su Modena Radio City.

Stamattina nella sua rassegna stampa obliqua, Bottura passa BACK IN BLACK degli AC/CD.  E’ uno spasso ascoltare questo speaker, sempre arguto, ironico, intelligente, spesso irresistibile….emiliano.

(Luca Bottura)

Arrivo a Stonecity, sono le 08,54 e Bottura fa partire BOOM BOOM di JOHN LEE HOOKER. Sono ormai più di 10 anni che sono un ascoltatore e fan di Radio Capital (eccezion fatta per quel disgraziato periodo in cui tutto fu dato in mano a Linus), ma mi sorprendo ancora del fatto che un (seppur splendido) network commerciale nazionale alle 8,54 di un giovedì mattina passi il blues di John Lee Hooker. Sono molto felice che la radio in questione faccia parte del gruppo editoriale l’Espresso, che il mio conterraneo (Bastiglia, qualche km a ovest di Ninentyland ) Vittorio Zucconi ne sia il direttore, che l’ineguagliabile Mixo sia uno del gruppo e che gli altri speaker/giornalisti siano di un livello per me molto soddisfacente.

Hasta RADIO CAPITAL siempre!

 

MA I QUEEN, SONO UN GRUPPO ROCK?

6 Gen

Ecco, uno si mette lì, davanti allo stereo, inserisce il bootleg “QUEEN, Hammersmith Odeon, London, December 24,1975” e si chiede “come cazzo suonavano i Queen? Che straordinaria rock band era?“. Inizia a fare paragoni, pensa ai Led Zeppelin del 1971, ai Rolling di Brussels 1973, mentre il bootleg avanza e si coglie l’attimo in cui i Queen finiscono di sbocciare per trasformarsi da promettente gruppo rock in superstar in pieno controllo della situazione.

I primi tre dischi dei Queen non mi hanno mai preso più di tanto, li reputo acerbi e poco definiti, ma capisco possa essere una faccenda personale, infatti nessuno mai conforta questo mio pensiero. Li posseggo, ogni tanto li ascolto, ma a parte qualche episodio particolare preferisco saltarli a pie’ pari. I miei Queen sono quelli che vanno dal 1975 al 1980. Intorno alla prima parte della seconda metà degli anni settanta un compagno di scuola mi presta A DAY AT THE RACES (1976) e rimango fulminato. A quel tempo si parlava di A NIGHT AT THE OPERA, di BOHEMIAN RHAPSODY e dei brani più riusciti del disco. Li sentivo in giro occasionalmente, li gradivo ma non mi era ancora scattato l’amore.

Esce dunque A DAY AT THE RACES, metto sul mio giradischi da due soldi SOMEBODY TO LOVE e comincio a restare travolto dai QUEEN. Fin da piccolo ho sempre avuto un predisposizione per il boogie, per il rock and roll blues e per qualunque cosa avesse a che fare con lo swing e con il blues e dunque anche con cose dagli accenti gospel. Mi madre amava Glenn Miller e Benny Goodman, avevamo una musicassetta che si deve essere tatuata nel mio cuoricino. Mia madre da giovane suonava il pianoforte, in casa ne avevamo uno, passò la passione a mia sorella la quale iniziò a prendere lezioni. Il piano quindi ebbe una forte influenza sulla mia inconsapevole educazione musicale. Oggi mi rammarico nel vedere che mia madre, allora, non aveva scorto in me nessun amore particolare per la musica e si concentrò su mia sorella, in senso stretto più talentuosa di me. Allora ero un monello, forse le avrei fatto spendere soldi per nulla, ma oggi ripenso spesso al fatto che mi sarebbe piaciuto saper suonare il pianoforte. Questa è un’altra storia lo so, ma sto cercando di mettere ordine per comprendere il motivo per cui ogni volta che sento SOMEBODY TO LOVE sono preso da fremiti che scuotono il mio corpo. Dunque, amore per lo swing bluesato, per il pianoforte, per quella blue note che allora non sapevo nemmeno che esistesse, amore per A SALTY DOG dei Procol Harum, come scritto più volte, sigla di AVVENTURA, programma dei ragazzi all Tv fine sessanta inizi settanta…SOMEBODY TO LOVE  così trovò terreno fertile e si insinuò nel mio animo insieme al nome QUEEN.

TIE YOUR MOTHER DOWN, YOU TAKE MY BREATH AWAY, LONG AWAY, THE MILLIONAIRE WALTZ e TEO TORRIATE fecero il resto.

NEWS OF THE WORLD del 1977 contribuì a rafforzare il sentimento. Certo, WE WILL ROCK YOU e WE ARE THE CHAMPIONS, ma soprattutto MY MELANCHOLY BLUES, ALL DEAD ALL DEAD, SPREAD YOUR WINGS, WHO NEEDS YOU e la mia preferita…IT’S LATE.

L’anno seguente è la volta di JAZZ e dei suoi tre pezzi principali: FAT BOTTOMED GIRL, BICYCLE RACE e DON’T STOP ME NOW, a cui fa seguito LIVE KILLERS, doppio dal vivo che non rende particolarmente pieno com’è di medley e intermezzi un po’ noiosi. L’immaginario QUEEN però è sempre attraente, quel visual fatto di impianti coi mille faretti colorati me lo porto dentro, insieme a quello dei Led Zeppelin di Knewborth 79 e della ELETRIC LIGHT ORCHESTRA del periodo.

Il 1980 mi trova ancora molto coinvolto grazie alle canzoni di THE GAME: PLAY THE GAME, DRAGON ATTACK, CRAZY LITTLE THING, SAIL AWAY SWEET SISTER e SAVE ME.

Poi arriva il tracollo: la colonna sonora di FLASH e la discomusic di HOT SPACE. Inizio a perdere ogni entusiasmo. Oggi magari sono album che fanno sorridere, ma allora, vissuti nel contesto storico, furono visti come mosse scriteriate. Erano gli anni in cui il punk e la new wave dominavano, anni in cui se dichiaravi di ascoltare ancora certi gruppi e certi chitarristi venivi bollato come retrogrado…io, che riuscivo ad ascoltare i CLASH e gli EMERSON LAKE AND PALMER, i DAMNED e JOHN MAYALL, i DEVO e i VAN HALEN. Mah. Anni in cui quella del rock era una militanza, anni in cui quella merda della discomusic  prendeva il sopravvento, anni duri, anni in cui HOT SPACE sembrava “una cagata pazzesca”. Mi riconciliavo con loro con l’album del 1984 THE WORK, ma per disperazione più che altro, c’era pochissimo di vagamente buono in giro, ma col video di I WANT TO BREAK FREE, i Queen gettarono al vento il lignaggio rock che avevano guadagnato negli anni settanta. Altri album discutibili negli anni ottanta, un album da solista di Mercury inascoltabile e invenduto, fino al canto del cigno con INNUENDO, album con spunti degni di nota.

Poi muore Freddie e i QUEEN diventano dominatori della scena Europea in fatto di vendite. In giro non si sente altro, il suo disco solista (che non nominiamo per non affliggere i lettori più sensibili) viene ristampato in versione raccolta deluxe e spacciato come “il grande album solista di Freddie Mercury”. Il risultato è che oggi tutti dicono di amare i Queen.

Parlavo tempo fa con una conoscente, una a cui la musica rock proprio non piace, una che ascolta cantanti italiani più o meno melodici e ad un certo punto saltano fuori i QUEEN e mi dice “Sono il mio gruppo preferito“.

Non troppo tempo fa ero alla cena di classe del trentennale del diploma. Vicino a me una mia ex compagna di scuola. Qualcuno tira fuori l’argomento musica e tutti mi guardano con quell’espressione con cui si guarda un “esperto” ma anche un poveretto che ascolta cose strane. La mia ex compagna dice “Tim, è sempre stato un estremista in fatto di musica…tutte quelle cose rumorose”…” poi aggiunge  qualcosa a proposito dei QUEEN, mi dico, bene c’è un pezzetto di territorio comune, possiamo discutere di qualcosa…” sono il mio gruppo preferito, la canzone più bella del mondo è…Tim, come si chiama quella del chi vuol vivere per sempre?”. ” WHO WANTS TO LIVE FOREVER?” le faccio, “Ecco, appunto, ah ” espressione di estasi” che gruppo i Queen” risponde.  Le chiedo di TIE YOUR MOTHER DOWN e di altri pezzi simili…risponde con l’espressione di chi non sa di che cosa si stia parlando.

Di questi esempi potrei farne un’altra dozzina. Quando parli con qualcuno e scivoli sulla musica capisci con chi stai parlando se ti dice che gli piacciono, indifferentemente, i LED ZEPPELIN, BRUCE SPRINGSTEEN, i LITTLE FEAT, gli UFO, BOB DYLAN, gli ELP, gli WHO, JIMI HENDRIX, i ROLLING STONES, i BLACK SABBATH, WARREN ZEVON, i FREE… già se una o uno ti risponde i GENESIS sei già più confuso, voglio dire…i GENESIS fino al 1978 o quelli commerciali e bruttini? Stessa cosa con gli AEROSMITH, che non sono mai caduti troppo in basso, ma alla persona con cui stai parlando piaceranno quelli di ANGEL, di CRYING e di I DON’T WANT TO MISS A THING o anche quelli di RATS IN THE CELLAR, KINGS AND QUEEN e THREE MILE SMILE? Insomma non sei  sicuro se gli piace la musica rock in senso stretto e se quindi condividete qualche affinità elettiva.

Con i QUEEN la faccenda diventa un problema. Temo che la maggior parte di chi ama i QUEEN oggi non abbia ben presente cosa sia la musica rock. Sono arrivato a farmi la domanda: ma se a uno piacciono i QUEEN, può amare la musica rock, quella che intendiamo noi?

…IN FONDO DI FRANKIE MILLER NON CE NE IMPORTA UN CAZZO.

9 Nov

Mi ero ripromesso che avrei riprovato ancora una volta con Frankie Miller e così  eccomi lì con i 4 cd che Picca mi ha fatto recentemente.

Ho sempre pensato a Frankie Miller come ad un cantante che mi dovrebbe piacere, visto che è un cantante del nord della Britannia e  per i cantanti del nord della Britannia (cresciuti con la musica nera negli anni sessanta) ho un certo debole… John Miles, Paul Rodgers, Robert Plant.

Lo ascolto, ma niente da fare. Frankie Miller non fa per me. Credo che ciò sia dovuto anche al fatto che a me il Rhythm and Blues non piace. Certo, ci sono eccezioni, EDGAR WINTER’S WHITE TRASH, ETTA JAMES, TINA TURNER …ma in generale è una musichetta che non mi prende, a me piace il blues, o il boogie. Magari Miller non mi piace perché non ha i pezzi e il sound – per quanto gradevole e importante – a me non è sufficiente.

Rifletto comunque sulla cosa e cerco conforto nel confronto con Picca. Gli scrivo quello che ho messo giù qui sopra e lui mi risponde:

PICCA: “Cazzo, ti ho fatto un quadruplo che non ti piace? Sono contento… A me piace la sua voce, ma sono dischi che non ascolterò mai. Io ascolto un centinaio di dischi, sempre quelli. Gli altri al massimo mi interessano, ma in fondo non me ne frega un cazzo. A uno come Frankie Miller ci arrivi dopo che hai ascoltato altri 30000000 artisti, lo trovi gradevole, ci vai dentro un paio di giorni e poi finisce in solaio. Non me ne frega un cazzo. Se Mojo mi pagasse per scrivere un articolo di 8 pagine lo ascolterei più volentieri, ma mettermi lì a sentire un disco con impegno e concentrazione non succede da agosto con Led Zep IV, e l’episodio precedente risale credo al ’94. Dei dischi che ho comprato domenica non me ne frega un cazzo, ho buttato via dei soldi, lo so, però li compro, penso che un giorno li ascolterò ingasandomi come quando ero un ragazzino ma so anche che non succederà mai. La musica io l’ascolto così: metto su Magical Mystery Tour, parte I Am The Walrus, mi viene da piangere a pensare a quando ero giovane e e allora lo tiro via e vado a guardare Ballarò o a controllare il diario di mio figlio o a guardare Timtirelli.com o a gironzolare sul web in attesa di crepare il più presto possibile.Love. Picca”
Certo, siamo uomini di blues, lo so, ma le considerazioni poeticamente spietate di Picca mi colpisco sempre.
Gli scrivo che lo abbraccio con tutto il mio fervore rock anni settanta (fine sessanta), poi tolgo il cd di Miller e metto su uno dei miei 50 dischi che ascolto, sempre quelli…il secondo dei FREE.
Mi verso un dito di Jim Bean in barba alla dispepsia funzionale, tiro una madonna, mi sdraio sul divanino, chiudo gli occhi e ridò vita al mio avatar mentre parte TROUBLE ON DOUBLE TIME…
 
I’ve been a bad bad boy 
And I know I should be good 
A bad boy so long that it must be in my blood oh! 
Oh! yeah 
Oh! Oh 

LED ZEPPELIN IV – breve considerazione

8 Ago

Sms di Picca:

“Ho riascoltato tutto LZ IV in cuffia. Incredibile come ci sia stata un’epoca in cui si vendevano milioni di copie di un lp con un blues in 5/8 (se non sbaglio), un duetto celtico, un rock and roll semi improvvisato, un poliritmo indianeggiante, una ballata chitarra e voce, un roccaccio quasi dissonante, un ipnosi blues circolare in slide e STAIRWAY TO HEAVEN. La gente non lo sapeva, ma era fighissima.”

Per quei  tre o quattro che non hanno questo disco:

blues in 5/8 (se non sbaglio) – BLACK DOG /un duetto celtico – THE BATTLE OF EVERMORE / un rock  and roll semi improvvisato –  ROCK AND ROLL, /un poliritmo indianeggiante – FOUR STICKS / una ballata chitarra e voce – GOING TO CA/un roccaccio quasi dissonante – MISTY MOUNTAIN HOP / un ipnosi blues circolare in slide –  WHEN THE LEVEE BREAKS.

LE MISERIE DELLA STAMPA MUSICALE ITALIANA

5 Ago

Ieri Lorenz ha fatto un salto qui a Stonecity,  mi ha sistemato un paio di cosette nella pedaliera e dovevamo vederci.  Quattro chiacchiere tra noi (sui pezzi su cui stiamo lavorando che ormai sono già 10 in versione demo) e due passi per Puccini Street: panini e birre al Sigma, velcro (per attaccare un overdrive alla pedaliera) in un negozietto molto blues e sosta all’edicola. Lorenz si compra l’ultimo Dylan Dog e tre giornali di chitarre: uno ha in copertina Brian Setzer, uno Rory Gallagher e l’altro si chiama  “Chitarre e chitarristi rock”…mai sentito nominare. Non gli do troppo peso ho la dispepsia che mi da da fare e ho altro quindi per cui star male.

(Nella foto: Lorenz – foto di LG)

Verso sera Lorenz mi manda questa email:

Ti ricordi la rivista che ho comprato oggi in edicola quella che titolava “Tutto quello che devi sapere” e che io scherzando ho detto “Ah, quello che dovrei sapere lo so già”?

Non avevo poi tutti i torti se l’informazione che danno è questa…premetto dicendo che non lo avevo notato ma deve essere una nuova rivista chiamata “Chitarre e chitarristi rock” io la avevo scambiata per “Chitarre” altro mensile dello stesso genere ma a quanto pare su tutt’altro livello.

Dopo che ti ho lasciato mi fermo a fare Gpl e nell’attesa inizio a sfogliarla velocemente, vengo attratto da una foto dei Led Zeppelin (dal look direi 68-69) e la didascalia sotto dice “I Led Zeppelin, Jimmy Page è il secondo da sinistra”… peccato che il secondo da sinistra sia Plant e Page è quello di fianco (da notare che gli altri tre musicisti sono indicati come tre mercenari al suo servizio…).Va bè piccolo errore di stampa, ci puo stare non facciamo i pignoli! 

Sorvolando il fatto che i Pink Floyd vengono presentati come “Pop rumorista”, i Led Zeppelin come “matrice blues, sound super potente in un formato POP” e che secondo l’autore solo Jeff Beck e Jimi Hendrix sono riusciti a impersonificare il rock e l’unico chitarrista degli anni settanta che si salva è Frank Zappa, giro pagina e sotto una foto di Jeff Beck vedo: “l’eclettico Beck suona ANCHE una Stratocaster” … zio can sono 40 anni che è passto alla Fender…sarebbe stato più logico ” L’eclettico Beck con la sua Stratocaster signature ma agli esordi ha suonato anche diverse Gibson e Telecaster”

Ma fa niente, di fianco vedo: “Scheda Tecnica della Fender TELECASTER” e leggo:


Specifiche costruttive:  corpo in legno massiccio privo di cassa armonica, ponte fisso (…)
Pick Up : due pick up single coil
Genere musicale associato: Rockabilly, surf, punk

Ora a parte che casomai la Tele è la chitarra country-blues per eccellenza, pick up 2 single coil? Legno massiccio? Ponte fisso? Non possiamo essere un po’ più specifici o forse l’autore pensa che tutti i ponti fissi i pick up single coil e i legni per chitarra elettrica siano uguali? E questa sarebbe una scheda tecnica?


Sarebbe come se Quattroruote pubblicasse:

Scheda tecnica Porche Carrera
Ruote: 4 in materiale gommoso
Motore: 1 funzionante
Interni: ci sono

Giro pagina ancora,
Foto di Santana 40 anni fa presa da Woodstock, la chitarra non si vede (ma chiunque abbia visto Woodstock sa che aveva una GIBSON SG)  e sotto la didascalia: ” Santana e la sua inseparabile Paul Reed Smith a Woodstock”… mi dico va bè ora suona una Paul Reed Smith forse nella didascalia hanno riassunto… ma sotto nell’articolo vedo:  ” (a Woodstock) Carlos Santana si esibisce con la sua Paul Reed Smith (PRS per gli amici) nell’agosto del 69 sullo stesso palco ecc.(…)”  Ora, zio schifoso, io carico furgoni e prendo merda addosso tutti i giorni e non saro’ erudito come il sig. Autore in questione ma la PRS (per gli amici eh…) è stata fondata nel 85! Diciamo 16 anni dopo Woodstock? Vogliamo dire che prima Santana usava la SG e poi la Yamaha SG2000 prima di approdare alla PRS-only for friends?
Sono nozioni che ho fatto mie a 14-15 anni, possibile che in redazione non ci sia stato un pirla qualsiasi che abbia detto ” Cerchiamo di essere un pochino più precisi…”?

Ma il culmine arriva nella pagina successiva quando inspiegabilmente speranzoso giro la pagina e sotto la didascalia “Gli Eredi” vedo il nome di Rory Gallagher… cerco di focalizzare, vado all’inizio dell’articolo e capisco che sarebbero gli eredi di Hendrix (unico e indiscusso chitarrista per il sig. Autore) e leggo testualmente ” Impossibile peraltro non citare Rory Gallagher strappato al folk irlandese proprio dalla musica di Hendrix “…


A questo punto è arrivato il benzinaio a riscuotere per il pieno e forse avrà pensato che le mie bestemmie tra i denti fossero per il prezzo del carburante ma in realtà non ho neanche sentito quanto era il conto tanto ero sconcertato… non lo so Tim, io questa similitudine tra Hendrix e Rory a parte la strato non ce la vedo… o io non capito un cazzo della musica per cui vivo da quando ero ancora un bambino oppure sono proprio stronzo a fare il lavoro che faccio e magari, pur nella mia rozzezza stilistica, riuscirei a fare un articolo sui chitarristi rock più veritiero, meno di parte e un pò più dettagliato.

Non più avuto il coraggio di girare un’altra pagina.

Poi ci lamentiamo che i ragazzini non sanno nulla di rock.

Poi ci lamentiamo che le riviste non vendono più.

Tutto quello che devi sapere…

I got the same old blues again…

Spero che ti risveglierai in ottima forma, domani dobbiamo insegnare un po’ di rock a questa gente! :-) (Lorenz si riferisce al concerto della Cattiva di stanotte ndTim)

Your guitar tech, Lorenz

PS:Alla fine l’ho girata la pagina, articolo di una pagina intera su Ritchie Blackmore con tanto di foto a tutta pagina nella pagina di fianco… ma la foto era del figlio di Blackmore in concerto con gli Over the Rainbow… non se ne sono accorti…

C’è bisogno di qualche commento? Un rivista di chitarre per chitarristi che scrive quelle cose! In Italia il rock sarà sempre questo, un qualcosa da non prendere seriamente (parlo degli “addetti al lavoro”), riviste “specializzate” che riciclano concetti ed articoli apparsi su riviste straniere, riviste “specializzate” che pubblicano articoli superficiali e inutili che denotano una pigrizia giornalistica e mentale avvilente. Non che mi meravigli, ma ogni volta la conferma di queste cose è una lancia conficcata nel petto.

 

 

 

RIFLESSIONI SU WWW.JIMMYPAGE.COM

21 Lug

(Jimmy Page 1988 promo shot)

Il conto alla rovescia, la clessidra, il tanto parlare intorno alla cosa…insomma alla fine poi il tutto si è rivelato essere la semplice inaugurazione di un sito. Niente da dire per carità, il sito non è affatto male, sebbene contenga diverse sbavature: ad esempio nei primi giorni mancavano nella discografia DEATH WISH II e THE SONG REMAINS THE SAME e l’elenco delle sessions fatte nei suoi anni pre-zep non è corretto.

Ci si poteva aspettare qualcosa di più (intendo relativamente al sito)? Forse sì, ma conoscendo Page non pensavo a nulla di troppo eccitante (nuove interviste rilasciate apposta per il lancio del sito / possibilità di download di concerti / sue riflessioni su materie particolari / un miniblog dove ogni tanto far capolino).

La cosa forse più interessante è la rubrica ON THIS DAY, dove Jimmy brevemente racconta cosa successe nel tal giorno nel passato. Fino a ieri nulla di particolarmente interessante e poi oggi la pubblicazione di una registrazione del 1960:

ON THIS DAY… 21 JUL 1961

I PLAYED THE MERMAID THEATRE, ACCOMPANYING ROYSTON ELLIS

On this day in 1961, the poetry at The Mermaid Festival was fully underway in London, with readings by William Empson, Louis MacNiece, Sir Ralph Richardson and Dame Flora Robson.

I appeared on electric guitar with Royston Ellis, a British beat poet/beatnik with a fusion of poetry and music and this was quite unique set amongst the other poetry readings. Royston had visited a number of Neil Christian and The Crusader’s gigs and alluded to the lifestyle in the first chapter of his book The Big Beat Scene, published the same year.

He also hung out with The Silver Beetles in Liverpool, pre- Hamburg.

Clicchi su play e parte ‘JET BLACK’ , presumibilmente live nel 1960.

E’ davvero Page alla chitarra? Fosse così si tratterebbe della registrazione più vecchia del Dark Lord e la prima testimonianza in assoluto di lui alla chitarra elettrica.

Il pezzo in questione fu scritto da Jet Harris e pubblicato dagli SHADOWS nel 1959. Della registrazione fino ad oggi non si è mai saputo nulla. Oh, se fosse davvero lui bisogna dire che già a sedici anni Jimmy Page era un diavolo di chitarrista.

Questa cosa ha dato una notevole scossa a circoli zeppeliniani in giro per il mondo. Speriamo ci siano altre sorprese di questo genere.

Per il resto, si mormora che ci sia materiale d’archivio in uscita, ma è ancora presto per parlarne.

Intanto il 13 luglio è salito sul palco dello Shepherd Bush a Londra insieme ai BLACK CROWES per una versione di Shake Your Moneymaker. Il pezzo è molto semplice da suonare, l’assolo che ha fatto è durato solo un giro e probabilmente persino io in preda alla dispepsia più feroce sarei stato in grado di farne uno più convincente.

http://www.youtube.com/watch?v=-QQ4HSPejX4

(Jimmy & Black Crowes – Londra 13 luglio 2011 – Foto Ross Halfin)

QUEENMANIA a Borgo Massenzio e il decadimento culturale della musica

18 Lug

Alla festa di Borgo Massenzio ieri sera c’erano i QUEENMANIA, tribute band dei Queen. Essendo ormai un abitante del borgo decido di andare. Il tragitto lo faccio a piedi, un chilometro immerso nella campagna senza una luce che faccia da guida, prendo con me la mia navigatrice preferita munita di torcia.

Il parcheggio intorno al sagrato della chiesa è pieno come non mai, macchine parcheggiate nei campi, lungo i canali…ci fossero i Pink Floyd capirei, ma i Queenmania? Vidi la band un paio di anni fa, non mi aspetto quindi granché, ma magari stasera riescono a sorprendermi, forse un paio di anni fa ero predisposto male. Missione fallita. I QUEENMANIA valgono ben poco. Il chitarrista è bravo, bel tocco,  benchè la presenza scenica lasci a desiderare, ma gli altri tre proprio non convincono. Il bassista è un professionista ma gli manca il senso, il batterista è innamorato di se stesso e anche lui usa il doppio pedale. Il doppio pedale con i Queen! E’ lo stesso discorso del post di ieri a proposito del decadimento musicale. Poi c’è il cantante, la star, il sosia (o presunto tale) di Freddie Mercury, quello che parla solo in inglese, che si mette le tutine, che durante I WANT TO BREAK FREE si veste come MrBulsara nel video omonimo e che ha una voce da papero. Ma può uno con una voce da papero cantare in una tribute band dei Queen? E’ sufficiente una lontana somiglianza per copiare le gesta del Great Pretender?

Certo che può, per carità, nessun giudizio snob…fossero una tribute locale senza troppe pretese di stardom, ma questa è una di quelle tribute band professioniste, che suona dappertutto, che si autocelebra, che a sentir loro hanno fatto 50 date in Europa e in Inghilterra. In questo caso bisogna saper cantare, bisogna calarsi nel mood di John Deacon e Roger Taylor, occorre avere un minimo di eleganza e dignità. Possiamo discutere sul senso delle tribute band, ma perlomeno se lo fate a questo livello fatelo bene. Non si può cantare Freddie Mercury in quel modo.

(I Queenmania a Borgo Massenzio ieri sera – foto di TT)

Il pubblico naturalmente era tutto per loro, applausi convinti, qualche urlo, mani che battono il tempo, verso la fine addirittura una ventina e più di persone sotto il palco (d’altra parte da un pubblico maschile che veste al 95% improbabili braghe corte con infradito, ciabatte o sandali che vuoi aspettarti?) Nessuno che si sia posto il problema circa la proposta musicale, la qualità…l’appiattimento dei gusti del pubblico ormai è senza speranza. Liga che fa 120.000 persone al Campovolo (Liga, mica il farewell tour dei Rolling Stones), i Negramaro che riempiono San Siro, band dignitose ma il cui giusto posto sarebbe un palasport che richiamano folle oceaniche senza che la proposta musicale sia all’altezza … cosa sta succedendo? Sono io che mi sto trasformando in un vecchio incazzato col mondo o c’è qualcosa che non va?

Il ritorno: è mezzanotte passata, nel cielo nuvoloso ci sono ampi squarci di sereno che lanciano le stelle in primo piano. La stretta e tortusoa countrylane è preda delle tenebre e fa un po’ paura. Lì accanto cicale e grilli fanno un gran casino, si sente persino qualche rana  superstite della strage che stanno facendo quei maledetti gamberi americani d’acqua dolce, quelli che ormai regnano incontrastati nei nostri fossi. Penso a come si doveva sentire Robert Johnson 80/90 anni fa nel girovagare tra campagne ancor più nere. Il senso blues è altissimo e il mio animo si perde spaurito tra quella emozioni.

Tutto mi sembra spaventoso, la mia worried mind mi fa scivolare la prosa, incespico in frasi tipo “il grembo caldo della notte mi confonde i pensieri”, ” gli artigli delle tenebre ghermiscono il mio corpo”…ah, come vorrei essere un uomo normale… Save me, save me, save me I can’t face this life alone Save me, save me, save me…I’m naked and I’m far from home…

Considerazioni sui BLACK SABBATH

6 Apr

L’aneddoto che ha ricordato Lorenz pochi post fa su Tony Iommi e un paio di vostri commenti, mi ha portato a riflettere sui BLACK SABBATH, gruppo di cui ho quasi tutti gli album, spesso cd in deluxe edition, ma che non mi ha mai preso troppo. Come sempre cerco di distinguere tra “capitoli importanti della propria vita” e “capitoli importanti della storia del rock”, ma con i BS non riesco a trovare il giusto equilibrio.

Sono molto attento a quello che hanno detto Riva e Trombetti recentemente nelle loro interviste, loro c’erano mentre i BLACK SABBATH esplodevano e loro possono capire e testimoniare l’eventuale importanza di quel sound. Io sono entrato in contatto col gruppo di Birmingham nella seconda metà degli anni settanta, a  cose fatte insomma,  anzi nel periodo finale e più loffio dei Sabbath con Ozzy. Non ho colto dunque la oscura freschezza creativa che alcuni di voi pensano che il gruppo abbia portato.

A commento del post POLBI scrive:

Iommi e’ uno di quei pochissimi musicisti ad aver creato un sound. Generazioni di chitarristi hanno seguito la sua ombra. Un suono che a distanza di piu’ di 40(!) anni resta assolutamente attuale. Per non parlare delle canzoni dei Sabbath, bellissime e immortali, ma non solo, anche incredibilmente non datate. Un miracolo in nero.

Doc ammicca:

Assolutamente d’accordo…Amen.

Io mi chiedo, d’accordo sul sound, ma “canzoni bellissime e immortali“? Io a parte l’album PARANOID, il I° e HEAVEN AND HELL del periodo con Ronnie james Dio non sento tutta questa bellezza. Un pezzo non male qua e là, ma troppo poco per credere nel mito che hanno creato. A parte gli album citati, mi sembra che la gamma espressiva dei Sabbath sia davvero ristretta, il sound non certo terrificante (e non parlo del sound da Principi delle Tenebre ma della qualità del suono) e la sezione ritmica davvero mediocre. Inizialmente ho pensato che tendendo a paragonare qualsiasi sezione ritmica ai miei amati JONES e BONHAM (e LAKE e PALMER),  rischio di perdermi momenti comuque godibili… ma non è nemmeno questo il fatto: Kirke e Fraser dei FREE, Kirke e Burrell della BAD CO, Taylor e Deacon dei QUEEN, Carlos e Peterson dei CHEAP TRICK  ad esempio non sono musicisti starordinari, eppure le sezioni ritmiche da loro rappresentate mi coinvolgono completamente…

Le linee di basso di Butler mi fan scappare da ridere tanto elementari e scolastiche sono, e Ward spesso sembra che suoni su dei cartoni, il suono del gruppo mi sembra lontano anni luce da tutto quel parlare che si fa intorno ad esso, e il songwriting è qualitativamente mediocre.

Qualcuno mi spiega cos’è che non colgo? Giancarlo? Beppe? Polbi?  (a Doc non lo chiedo, è uno a cui piace l’ultimo degli Whitesnake, ed è solito seguire il tour dei mortalmente noiosi  Blackmore’s Night … :-)

TONY IOMMI – The Black Gentlemen

5 Apr

Breve considerazione sulla chitarra dei Black Sabbath – di Lorenz Mocali

Caro TIM, divago un attimo perche’ ho appena finito di leggere la 2a parte dell’intervista a Beppe Riva (MOLTO INTERESSANTE) e visto che descrive Tony Iommi come una persona molto gentile ed educata, mi è tornato alla mente un aneddoto che ho sentito l’altro giorno alla radio e mi e’ piaciuto talmente tanto che già te lo volevo raccontare giorni addietro, nel caso ti fossi perso la cosa.

L’ altro giorno stavo guidando (tanto per cambiare…) e l’autoradio del furgone dalle 14,30 in avanti e’ inchiodata su Radio Capital perche’ c’e’ Mixo che mi piace molto, be’ stava parlando dei Black Sabbath, un ciclo di due puntate dedicate, e ad un certo punto chiama un suo amico che negli anni ’80 ha avuto la fortuna di aprire il concerto dei Sabbath al palazzetto di Torino con il suo gruppo (diceva abbastanza conosciuto nel nord Italia ai tempi ma non ricordo il nome).

Questi inizia a raccontare e dice che erano riusciti ad avere quell’occasione perche’ avevano pagato… cioè, i promoter gliel’ hanno proposto e poi gli hanno detto ” pero’ se volete davvero aprire per i Sabbath bisogna cacciare la lira” ( va che l’ Italia fa proprio cagare… pardon, L’ ITALIANO) e questi poverini hanno pagato.

Fanno il sound check, Toni assiste (!) e dopo li aspetta nel back stage per fare due chiacchiere (!!) e quando impara la faccenda si infuria, chiama i promoter li obbliga a restituire i soldi minacciando che in caso contrario i Sabbath  non avrebbero suonato (!!!).

Ora, gia’ cosi sarebbe stato un paladino mica da ridere ma il buon Antonio si spinge oltre e invita tutto il gruppo per la serata successiva, il giorno dopo a Reggio Emilia, gli mette a disposizione i suoi tecnici per fare i suoni come si deve,  gli fa fare i 20 minuti standard e poi e li rimanda sul palco per il bis…

A questo punto stavo saltando sul sedile del furgone come un matto… dico, ma che personcina e’ il Black Tony? Sono rimasto senza parole, che signore!

Come tu sai, non amo particolarmente i Sabbath, a parte quel paio di album obbligatori, ma ho sempre rispettato il chitarrista sia per il gusto che mette negli assoli (almeno negli album in mio possesso) e sopratutto per la forza di volonta’ che ha dimostrato di avere continuando a suonare dopo l’incidente alla mano, e se non sbaglio non era ancora nessuno quando gli successe, roba da far mollare chiunque altro (tranne Django).

Mi è piaciuto molto questo aneddoto, alla faccia di tutti quelli che ancora nel 2011 vedono il rock come una musica satanica (poche settimane fa vedevo un trasmissione dove ancora se la menavano con i dischi al contrario… ma che palle! ) e i rockers come bifolchi depravati.

Ligabue avrebbe preteso la sua parte dai promoters ciucciando dalle tasche dei malcapitati.

Toni Iommi, miglior chitarrista di tutti i tempi…

(Lorenz – aprile 2011)