Quell’individuo che è il presidente di quella squadra di calcio di Torino parla sempre di prescrizione (riferita all’Inter naturalmente,) fa richieste di indagini all’Uefa affinché valuti la regolarità dell’iscrizione dell’Inter alla Champions ‘ League, cerca di togliere lo scudetto del 2006 all’Inter e rivendica la riassegnazione dei due scudetti tolti a quella squadra di Torino di cui lui è presidente. E’ proprio vero che il calcio è lo specchio della società, come questo governo dedito al mercimonio, quell’individuo e la sua squadra si votano al populismo più bieco, certi di irretire il popolo bianconero e di scaravoltare la realtà a loro piacimento. Mettere sullo stesso piano le telefonate di Giacinto Facchetti con quello che aveva messo in piedi la triade bianconera è roba da gente senza senso civile e io sono indignato all’inverosimile. Una squadra e una dirigenza che andava radiata nei secoli dei secoli è ancora lì che ha il coraggio di parlare, confortata da tifosi che nel loro stadio urlano il loro odio a Moratti invocando che raggiunga PEPPINO PRISCO e GIACINTO FACCHETTI nel’aldilà, o che augurano per 90 – minuti – 90 a quello “sporco negro di Balottelli” di morire. Che le curve delle varie tifoserie siano più o meno tutte da biasimare lo si sa … anche quella dell’Inter, capace di sventolare svastiche, di gettare motorini giù dalla gradinate e urlare cori razzisti nei confronti dei giocatori neri. Atteggiamenti non condivisi però dalle altre sezioni dello stadio e dagli stessi giocatori interisti che sempre hanno consolato gli avversari di pelle nera oggetti di tali ignobili offese. Quelli della squadra di Torino in questione no, sono capaci di urlare per, ripeto, 90 – minuti – 90, insulti pesantissimi a sfondo razzista che di umano non hanno niente tutti insieme: curve e tribune, mentre nessun loro giocatore va perlomeno a mettere una mano sulla spalla del malcapitato avversario, tanto meno il loro capitano, quell’Alessandro Del Piero di cui in tanti cercano di santificare. Questa è la cosa che mi fa più male, nemmeno lui a dare un cenno di buon senso. Evidentemente è sopravvalutato anche come uomo, oltre che come calciatore. Il sistema Moggi, il doping, la rovina del calcio italiano…che schifo.
PS: e comunque non mi arrendo…viva l’Inter, viva l’Italia, viva il sol dell’avvenire.
Travaglio provoca Agnelli: “Perchè non restituisce i trofei dopati?”
DI MARCO TRAVAGLIO
C’era una volta lo ”stile Juventus”. Quello di Gianni Agnelli e Boniperti, Trapattoni e Platini. Poi, al seguito di Umberto Agnelli, arrivò la “triade” Giraudo-Moggi-Bettega. Risultato: il processo per doping, lo scandalo Calciopoli, due scudetti annullati e retrocessione in serie B (la prima della storia). Nel 2006 John Elkann affida il club a due manager gentiluomini, Giovanni Cobolli Gigli e Jean-Claude Blanc, con il compito di recuperare lo stile e la serie A: missione compiuta su entrambi i fronti. La Vecchia Signora accetta con signorilità il verdetto sportivo, giusta espiazione per i maneggi di Moggi & C., e si rimette all’onor del mondo.
Ma due anni fa il ramo cadetto degli Agnelli si riprende il giocattolo con il giovane Andrea, figlio di Umberto e vecchio sodale di Moggi e Giraudo. Risultato: zero titoli sul campo, ma centinaia sui giornali, cavalcando il revanscismo della parte più becera della tifoseria, convinta che retrocessione e scudetti perduti non siano colpa di chi commise gli illeciti, cioè Moggi e Giraudo, radiati dal mondo del calcio, ma di chi li ha scoperti (la Procura di Napoli) e sanzionati (la giustizia sportiva e il commissario Figc Guido Rossi). Un complotto delle toghe: non rosse, ma nerazzurre.
Ora Andrea Agnelli, per non passare alla storia come l’unico presidente juventino che non ha vinto neppure la Coppa del Nonno, rivuole addirittura indietro i due scudetti di Calciopoli e minaccia ricorsi al Tribunale di arbitrato dello sport e perfino alla giustizia ordinaria. A suo dire, il titolo del 2005-2006, uno dei due viziati dalla manovre moggiane su arbitri e designatori, dunque assegnato all’Inter seconda classificata, non sarebbe “lo scudetto degli onesti” come lo definì Moratti, ma “dei prescritti”. E questo perché il pm sportivo Stefano Palazzi ha dichiarato prescritti i sospetti sul coinvolgimento dell’Inter in Calciopoli, “a meno che l’Inter non rinunci alla prescrizione e si lasci processare”. Moratti non rinuncia e sbaglia di grosso.
Ma la prescrizione, in casa Juventus, è materiale infiammabile da maneggiare con estrema cautela. L’Agnellino dovrebbe dare una ripassata alle 49 pagine della sentenza del 10 marzo 2006 con cui la Cassazione, ribaltando le assoluzioni d’appello, dichiarava i vertici bianconeri colpevoli di aver “dopato” i giocatori con sostanze proibite oppure lecite ma usate in dosi e con metodi vietati, dal luglio ‘94 al settembre ’98 (l’età dell’oro di Marcello Lippi), alterando le prestazioni e dunque truccando ben quattro stagioni sportive. Colpevoli, sia Giraudo sia il medico sociale Riccardo Agricola, di un unico “disegno criminoso” a base di frode sportiva e somministrazione di farmaci in modo pericoloso per la salute; ma salvi per prescrizione, in quanto i reati si erano estinti pochi giorni prima a causa della lunghezza del processo. Sia per Giraudo, assolto in primo e in secondo grado, sia per Agricola, condannato in tribunale e assolto in appello, la Suprema Corte dava ragione al pm Raffaele Guariniello e disponeva l’annullamento dell’ultimo verdetto perché “questo collegio ha ritenuto che la condotta degli imputati integri il delitto di cui all’art.1 della legge 410/89” (frode in competizioni sportive).
Il reato insomma c’era, ma era “estinto per prescrizione”. Il medico, su mandato dell’amministratore delegato, imbottiva i calciatori di “sostanze vietate” come i “corticosteroidi”, e anche di farmaci non vietati ma somministrati ad atleti sani per potenziarne il rendimento, “in modo pericoloso per la salute”. E anche per la genuinità delle classifiche, violando – ricordano i giudici – la legge che tutela “la regolarità e la correttezza delle competizioni, poste in pericolo dalla sleale alterazione chimica delle prestazioni”.
La Juve che oggi sfida l’Inter a restituire “lo scudetto dei prescritti” e a rinunciare alla prescrizione nel processo sportivo si guardò bene dal rinunciarvi in quello penale. Anche perché, dopo la sentenza di Cassazione, il nuovo processo sarebbe finito con condanne sicure e la conseguente revoca di tutti i trofei vinti nel quadriennio dello scandalo: tre scudetti, una Champions, due Supercoppe italiane, una Supercoppa europea e un’Intercontinentale. Questi come li vogliamo chiamare, dottor Agnelli: i “trofei dei prescritti”? E perché, per dare il buon esempio all’Inter, non li restituisce?Marco Travaglio da “Carta Canta” L’Espresso – Agosto 2011
CALCIOPOLI – Cellino: “Anch’io telefonavo come Facchetti”
© foto di Giacomo Morini
Msssimo Cellino, patron del Cagliari, uno dei 25 membri del Consiglio Federale, dice la sua sulla richiesta di revoca dello scudetto 2006 e ‘scagiona’ in toto Facchetti: “Lo scudetto è bello vincerlo in campo ma quello 2006 è stato dato all’Inter per quello che ha fatto la Juventus. Non può essere rimesso in discussione per intercettazioni prive di rilevanza. Facchetti era un po’ un bambinone, in certe cose anche sprovveduto, ma era una persona semplice e leale. Più che essere dato all’Inter, quel titolo è stato tolto alla Juve. All’epoca io ero reggente in Lega e Moratti mi disse che accettava con piacere quello scudetto, ma che non l’aveva chiesto lui. Anch’io ho fatto telefonate senza malizia come quelle di Facchetti, magari mi lamentavo per certe designazioni di arbitri per gare importanti per la salvezza. Chiamavo Bergamo perché lo consideravo al di sopra di ogni sospetto, non sapevo la storia delle sim svizzere. Ora l’importante è iniziare a guardare al futuro, al bene del calcio italiano, non focalizzarsi sul passato. Serve buon senso”.
Massimo Cellino – Presidente del Cagliari – 08/07/2011
Jacobelli: “Ok la revoca, ma Facchetti non si tocca”
08.07.2011 16:02 di Fabrizio Romano articolo letto 547 volte© foto di Antonio Vitiello
Dalle frequenze di Radio Sportiva, il direttore di QN Xavier Jacobelli torna a parlare di Calciopoli: “Nel 2006 fu fatto un errore da Guido Rossi, assegnando quel titolo: in caso di manifestata irregolarità, la Federazione aveva la facoltà di non assegnarlo. Il 28 luglio la Federcalcio prenda una decisione, ma a mio parere quello scudetto non deve essere assegnato. Inoltre è sbagliato utilizzare la memoria di Facchetti, è in corso una campagna denigratoria nei suoi confronti, nessuno può permettersi di sindacare sulla sua correttezza”, conclude Jacobelli.
Palazzi: “Moggi, elementi gravi. Niente prescrizione”
08.07.2011 17:46 di Fabrizio Romano articolo letto 74 volteFonte: Repubblica.it
Il procuratore federale, Stefano Palazzi, ha ribadito la sua richiesta di radiazione per Luciano Moggi, nel corso del suo intervento presso la Corte di giustizia federale: “La particolare gravità dei comportamenti di Moggi è stata evidenziata da due gradi di giudizio e resta attuale ancora oggi, giustificando così la scissione del vincolo associativo, e rendendo attuale l’interesse della federazione nel ribadire la richiesta di radiazione. Quei comportamenti non devono più capitare, e questa sentenza deve servire a dare memoria storica di quei fatti”. Ribadita anche l’inammissibilità delle nuove prove emerse nel processo di Napoli, mentre sulla prescrizione della radiazione chiesta dai legali di Moggi ha spiegato: “Non ci sono norme che prevedono una prescrizione della proposta di radiazione. Respingiamo questa richiesta. La prescrizione è infondata, e l’oggetto del giudizio di oggi resta la gravità di quei fatti già accertati.
Anche attualizzandoli ad oggi, le loro posizioni (Moggi, Giraudo e Mazzini) non si sono modificate, e non sono mai state rimosse da alcuna sentenza. Tutti gli elementi nuovi, legati alle questioni delle altre società, non possono essere presi in considerazione. Quanto è emerso da quegli atti era chiaro, non c’era solo una rete, ma una molteplicità di reticoli, per favorire la Juve. Nel 2006 tra gli incolpati non c’erano solo questi 3, ma tanti soggetti istituzionali e società. Affidarsi al grido di tutti colpevoli nessun colpevole, o di così fan tutti, non leva gravità a quei fatti già accertati”.
06.07.2011 10:50 di Alberto CasavecchiaFonte: Gazzetta dello SportDalle colonne de La Gazzetta dello Sport, Umberto Zapelloni, vicedirettore del quotidiano rosa, fa un ripasso a tutti sulla figura di Giacinto Facchetti, il quale, con toni garbati ed educati, cercava di ripulire un mondo marcio: “Le sue intenzioni, umanamente, non sono da condannare. Basta leggere le sue intercettazioni e magari riascoltarne l’audio per capire, anche dal suo tono di voce, che ciò che chiedeva era ben diverso da quello richiesto da Moggi. Ripassatevi anche le cose non certo gentili che Bergamo e della Fazi dicevano. Giacinto era vittima non carnefice”.
Basta questo stralcio di editoriale per capire che il Cipe voleva giustizia e parità, in un mondo totalmente sbilanciato e proteso verso l’illegalità. Giacinto poteva solo essere ‘colpevole’ del fatto di essere diverso, di essere un uomo onesto, retto e senza nulla da nascondere.
Picca cerca di tirarmi su il morale mandandomi a fine partita questa email con oggetto il titolo che riporto qui sopra e con foto allegata e commento che allego qui sotto, ma io sono depresso…mesto scambio di sms con Beppe R., Picca appunto, Mario C., Biccio, Doc (che era allo stadio)… come vedere Jimmy Page nel tour dell’Arms 1983.PS: José… sigh.
la squadra turca
By Picca
Dopo due anni di Samuel Et’o’o, arriva a sostituirlo Diego Forlàn.
E’ un po’ come passare da Peta Wilson dei tempi d’oro alla ragazza che lavora al supermercato sotto casa, o come direbbe Picca … mettersi ad ascoltare NEBRASKA dopo aver ascoltato BORN TO RUN, o come passare da THE SONG REMAINS THE SAME (l’album) a RAISING SAND di Robert Plant.
Mah.
Stanotte ho sognato Josè Mourinho! Quando gli altri mi raccontano i loro sogni mi annoio, così evito di entrare nei particolari, vi basti sapere che eravamo amici, lui era l’allenatore dell’Inter ed io ero felicissimo.
Naturalmente non posso fare a meno di farmi qualche domanda: sono normale? Sono gay? La risposta credo sia no in entrambi i casi.
Quante emozioni che mi ha dato, quante migliorie ha installato nella mia vita…per me l’Inter alla sua guida è stata un po’ come i Led Zeppelin nel 1971, come gli Emerson Lake And Palmer del tour del 1973/74, come Johnny Winter And live 1971, come gli Edgar Winter’s White Trash del 1971, come i Rolling di Live in Brussels 1973, come la Bad Company di Straight Shooter, come i Free di Fire And Water, come John Miles di Rebel, come i Beatles del White Album, come…insomma, avete capito.
Josè, ah!
da La Repubblica del 18/7/2011

LONDRA – Sono i suoi ultimi giorni di quiete. Cammina per Chelsea con l’aria di chi rimpiangerà questo clima grigio e fermo. “A Londra sto bene, c’è discrezione, buona qualità di vita”. Franco Baldini torna in Italia come direttore generale della Roma. Se n’era andato nel 2005, alla vigila dello scandalo dello calcio, dopo aver vinto nella capitale uno scudetto come ds, con Capello allenatore, nel 2001. E dopo aver pubblicamente denunciato il sistema di Moggi, definito “un uomo senza qualità”. Fuga, anzi trasferimento di lavoro in Spagna e in Inghilterra. Poi la chiamata degli americani.
Rientra dall’esilio?
“Sono andato via perché dopo quello che ho detto su Moggi non aveva più senso restare in Italia, né c’erano più le condizioni di lavoro. Troppi conflitti d’interesse, troppo impicci, tra sistemi di credito, persone, istituzioni. Si ama e si smette di amare. Io quel calcio non l’amavo più, non ci riuscivo. Per un po’ sono andato in Sudafrica a vendere caffè. Però ora devo fare ammenda”.
Su qualcuno?
“Su Gabriele Oriali, che è rimasto coinvolto e ha patteggiato, come dirigente dell’Inter, nello scandalo dei passaporti falsi sul dossier Recoba. Ha detto la verità, nel senso che mi chiese un consiglio, io gli dissi che sapevo che c’era una persona, che però non conoscevo, che si occupava di vedere se le carte erano in regola. Poi questa persona non si è rivelata a posto. Oriali non lo sapeva, nemmeno io. Lui ha molto sofferto per la macchia e mi dispiace”.
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Piper, noi lo abbiamo sempre saputo e per noi rimani un eroe senza macchia. Hai comunque pagato il tuo debito (come han pagato Recoba e la società) assumendoti la piena responsabilità, questo fa di te un cavaliere d’altri tempi a confronto della gentaglia che ancora oggi ha il coraggio di parlare.
Gabriele Oriali, grazie per tutto quello che hai fatto per noi, ti vogliamo un sacco di bene.
Da Il Fatto Quotidiano del 06/07/2011.
Pallonari e pallisti (Marco Travaglio)
Siccome gli italiani sono un popolo di pallonari e i tre quarti dei giornalisti una manica di pallisti, ci voleva Calciopoli per far capire che la prescrizione e l’assoluzione sono cose opposte. Cos’è accaduto? Che il pm sportivo Palazzi ha chiuso le indagini sulle intercettazioni di Calciopoli relative all’Inter e ha sostenuto che, telefonando ai designatori arbitrali, l’Inter di Moratti e Facchetti ha violato l’art. 1 (“slealtà sportiva”) e l’art. 6 (“illecito sportivo”), ma non può essere punita perché è tutto prescritto. A meno che, si capisce, l’Inter non rinunci alla prescrizione.
Palazzi equipara l’Inter agli altri club puniti per Calciopoli: Fiorentina, Lazio e Milan. Tutti tranne uno: la Juventus di Moggi e Giraudo, protagonista di fatti “di differente gravità, protrazione e invasività”, dunque fuori concorso e giustamente retrocessa in Serie B e privata di due scudetti. Però il pm sportivo ricorda che la sua tesi accusatoria contro Milan, Fiorentina, Lazio e ora Inter è già stata sconfessata dalla Corte federale, secondo cui non basta telefonare ai designatori per commettere illecito: occorre che le pressioni arrivino agli arbitri e li condizionino. La qual cosa Palazzi non è riuscito a provare per nessun club, eccetto la Juve. Dunque è verosimile che, anche se l’Inter rinunciasse alla
prescrizione, verrebbe assolta o privata di qualche punto. E, siccome le presunte pressioni interiste non sortirono effetti e ai tempi della Triade Bianconera l’Inter perdeva campionati truccati, nessuno scudetto deve passare di mano. Ciò detto, sarebbe un bel gesto da parte di Moratti rinunciare alla prescrizione per farsi giudicare nel merito.
Così potrà finalmente difendersi nel processo sportivo (penalmente, gli inquirenti napoletani hanno già ritenuto che non c’è nulla di rilevante).
Già, perché finora hanno parlato solo Palazzi e Moggi con la sua corte di avvocati e giornalisti à la carte. Se poi l’Inter fosse assolta, non resterebbe alcun’ombra nella sua storia, se non quella di aver tentato di difendersi dalla Cupola per vie traverse anziché con una pubblica denuncia. Ma, per invitare l’Inter a rinunciare alla prescrizione, come sempre
deve fare chi non ha nulla da temere ed è raggiunto da sospetti infamanti, bisogna avere le carte in regola. Cioè farlo sempre. Tanto più per politici coinvolti in processi penali. Quando la Cassazione accertò che Andreotti era stato mafioso fino al 1980, reato “commesso” ma prescritto, tutti i grandi giornali e tg, anche “de sinistra”, titolarono “assolto”. Idem i servi di B. quando le sei volte che il padrone la fece franca per prescrizione (vedi corruzione e furto della Mondadori!) Due fra i giornalisti più attivi nel gabellare le prescrizioni per assoluzioni sono Giuliano Ferrara e Pigi Battista. Grande è stato dunque lo stupore dei lettori del Corriere nel leggere l’intemerata all’Inter di un certo Battista, probabilmente un omonimo, che in veste di “juventino” reclama “la restituzione motu proprio dello scudetto usurpato”, perché “con la prescrizione crolla la pretesa dell’Inter di incarnare ‘la squadra degli onesti’”. Intanto il Foglio di Ferrara sostiene che “crolla il castello di accuse di Calciopoli”: nessuna “cupola” Moggi, nel calcio “come nell’era Craxi si viveva in un sistema condiviso”. Ora, basta leggere le telefonate di Moggi e Giraudo per notare l’abissale differenza con quelle di Facchetti e Moratti.
Ma, anche se fosse vero che l’Inter faceva le stesse cose della Juve, non crollerebbe nulla, semmai si aggiungerebbe un’architrave alla Cupola: 1 ladro più 1 ladro fa 2 ladri, non 0 ladri. Anche Moggi e la Juve, tornati amorevolmente insieme, sfidano l’Inter a rinunciare alla prescrizione. Peccato che la Juve di Moggi, Giraudo e Agricola si sia salvata in
Cassazione nel processo del doping proprio grazie alla prescrizione. Chissà se fa ancora in tempo a rinunciarvi, e se le conviene: negli anni del doping vinse tre scudetti, una Champions, due Supercoppe italiane, una Supercoppa europea e un’Intercontinentale. Non vorremmo che Pigi ne chieda la restituzione. Motu proprio.
Da Il Fatto Quotidiano del 06/07/2011.
(Se questo è un uomo…)
Sto leggendo un interessante articolo di Roberto Torti sull’Inter (vedi sotto) quando mi arriva questo sms da Polbi da Scilla:
“Fra un’immersione e l’altra Francesco Prete (amico e lettore del blog) parla di calcio e dice -L’Inter non è solo una squadra come tutte le altre, no, è una filosofia di vita“.
Non mi piace prendere articoli completi da altri blog o siti, ma questo devo condividerlo. Grande Settore!
Tratto da: http://settore.myblog.it/
TORINO, ITALIA
CInque anni di storia straordinariamente italiana, nel senso più deteriore del termine. Naturalmente era molto italiana anche la storia pre-Calciopoli, una storia di furbi, di prevaricatori, di disonesti. Ma dal 2006 in poi non è cambiato nulla, siamo rimasti italiani e la storia è rimasta di conseguenza italiana.
Italiano è l’epilogo, una bella non-decisione riparandosi dietro l’istituto della prescrizione che in Italia – la vicenda, rammento, è italiana – ha risolto (tra 10mila virgolette, è chiaro) un sacco di rogne. Non-decisione con rinvio di al 18 luglio, dove probabilmente assisteremo a un’altra non-decisione (ma non precorriamo i tempi, gli italiani hanno fantasia a bizzeffe e magari si inventano una decisione).
Italiano era stato l’avvio, italiano e anche un po’ americano, un inizio hard-boiled, un pelino splatter, pena di morte alla Juventus, ma no, radiamola, ma no, C2, ma no, C1, ma no B con 470 punti penalizzazione così retrocedono in C, e via via di questo passo con l’italianissima tendenza a fare le sentenze col bilancino e con il contentino. Dopo qualche mese emergeva già una sottile tendenza al revisionismo che, come una valanga, ha preso corpo di mese in mese. Nel 2006, la Juventus doveva essere sciolta nell’acido. Nel 2011, Facchetti comprava le partite. Italiani, tzè.
In mezzo all’inizio molto italiano e al finale molto italiano, ci sono 5 italianissimi anni dove giorno dopo giorno ci si è sforzati di dimenticare, specialità italiana come la pizza e la polenta taragna. Sentendo lo stesso nastro, ascoltavamo voci diverse. Ma sant’iddio! Del resto, l’ex presunto sinistro Pansa da cinque libri ci dice che i partigiani erano tutti assassini: perchè non dire che la Juventus è stata la sola a pagare in un mondo in cui tutti facevano come lei?
Resta questo il risvolto più pietoso: invece di fare uno sforzo e, cedendo alle evidenze, voltare pagina tutti assieme, no, si continua a ripetere la stessa menzogna perchè tutti la metabolizzino come una cosa ragionevole. Del resto, Berlusconi racconta palle su palle da anni e non mantiene una promessa che è una: perchè non far passare il messaggio che la Juve, in quanto parte di un sistema sbagliato all’origine, non sbagliava perchè sbagliavano tutti?
Nutro – l’ho già detto un sacco di volte, me ne scuso – per lo scudetto 2006 due sentimenti contrapposti. Sportivamente (o tecnicamente, insomma) è una non-emozione: sono della vecchia guardia, mi piace andare a Madrid a ritirare il premio, voglio dire. Sostanzialmente (o eticamente, insomma) è importantissimo, così come lo scudetto non assegnato la stagione prima. E’ una linea di demercazione: prima funzionava così, da adesso in poi facciamo che funzioni cosà. Nel rispondere a ragioni tecnico-burocratiche (bisognava dare una classifica al campionato 2006 per dare una fisionomia alla stagione successiva) si operava un risarcimento a carico di una società oggettivamente, pesantemente, clamorosamente penalizzata dal sistema Moggi, depredata e defraudata per anni non in teoria, ma nella pratica di una serie di situazioni di cui grondano rassegne stampa, almanacchi e YouTube.
Per questo, non bisogna transigere su quello scudetto. Perché ha un significato – un significato generale – ben più alto della retrocessione in B della Juventus. Se quell’anno fosse arrivato terzo il Chievo, lo scudetto sarebbe andato al Chievo e nessuno avrebbe detto più niente. Ma è andato all’Inter, e non va bene, non è andato bene dall’inizio, perchè l’Inter doveva solo perdere ed era un bel divertimento per tutti. Che la perdenza dell’Inter avesse cause oggettive – e non solo Pancev, Vampeta o Sergio Conceicao – è un particolare che a non tutti interessa. Poi, in Italia, dopo qualche mese non interessa più niente di default. Dopo qualche mese è già ora di rigirare la frittata. A ripensarci, se lo scudetto l’avessero assegnato al Chievo, l’associazione l’Ego di Verona ci avrebbe sfrantumato il cazzo dicendo che Campedelli manda i pandori a casa degli arbitri.
Alla Juve, che dice che non è finita qui e che il palmares non si prescrive, trasmetto solo il senso della mia profonda pena, umana e sportiva. La nuova giovane dirigenza ha gli stessi rancori di quella vecchia. Ma ve bene così. Continuino a occuparsi dello scudetto 2006, se gli fa piacere. A comprare giocatori decenti e a vincere qualche partita, vabbe’, ci penserà magari Oceano, presidente del 2030.
Ero al mare quando Leonardo ha deciso di lasciare l’Inter, non potendo collegarmi a internet frequentemente – come faccio di solito – per poter seguire la vicenda, aspettavo di comprare La Gazza al mattino. Mi è parso da matti essere a metà giugno e aver già a che fare con la ricerca di un nuovo allenatore, d’altra parte sono un tifoso dell’Inter e con l’Inter non ci si annoia mai.
Ho voluto bene a Leo, non sono come molti milanisti o juventini che vogliono come allenatori bandiere della loro squadra, non mi interessa, vorrei solo che chi è alla guida della mia squadra sia intellettualmente pronto, incorruttibile, competente e che abbia una certa eleganza. Mica roba da poco, lo so ma tant’è…
Leo si è adeguato a fare l’allenatore, ma il suo ruolo naturale forse è un altro. Ha fatto abbastanza bene da noi, secondi in campionato, coppa italia… non male, certo che quei sette goal in due partite dallo Scalke 04 e quel derby di ritorno perso in maniera netta senza che ci fosse mai partita (derby che se avessimo vinto ci avrebbe probabilmente portato un nuovo scudetto), non riesco a dimenticarli. Non mi rammarico troppo quindi, non era un vero allenatore ma la sua partenza ci ha spiazzati (capisco comunque che sia difficile resistere ad una offerta come quella degli arabi padroni del Paris Saint Germain).
La sfibrante ricerca del nuovo mister, mi ha lasciato spossato e interdetto. Ad un certo punto c’è stata una grossa crisi tra me e Massimo Moratti: quando il presidente ha chiesto a Fabio Capello di diventare l’allenatore dell’Inter. Glielo ha chiesto, cazzo! Fabio Capello, l’allenatore della Juve del periodo Moggi e Giraudo, l’allenatore che non ha mai preso le distanze dal loro operato, l’allenatore che commentando lo scudetto del Milan di quest’anno ha detto “E’ il primo scudetto vero dal 2006 ad oggi”. Come ha potuto chiederglielo? Come, cazzo! Se fosse arrivato non avrei potuto sopportarlo, mi sarei ritirato dal calcio sino a quando non sarebbe arrivato un altro. In quei giorni Massimo Moratti mi spezzò il cuore ed è da allora che lo guardo con sospetto, ed è dura per me guardare con sospetto uno a cui ho voluto un gran bene.
(MM – l’oggetto delle mie pene sentimentali)
Abbiamo preso Gasperini, credo sia bravino, ma sa un po’ di ripiego tuttavia se la società lo supportasse potremmo avere qualche chance di far sì che la stagione che va ad iniziare non sia di transizione, in attesa di Guardiola o – e vedo già le stelle – del ritorno di Josè Mourinho. Anche nella faccenda Gasperini ci sono stati aspetti da far accapponare la pelle: il suo preparartore atletico era Ventrone, quel “marine” che “preparava” la Juve di quel periodo – diciamo così – un po’ discutibile in cui tutti i giocatori avevano i muscoli di Hulk. Quel periodo in cui si parlò di doping, in cui ci fu un processo di alcuni anni, in cui il loro dottor Agricola fu condannato a 22 mesi per “frode sportiva e somministrazione di farmaci pericolosi per la salute” mentre la Juve fu assolta. Portarci in casa Ventrone sarebbe stato deleterio per me. Meno male che non è stato così, ma resta il fatto che mi si era gelato il sangue.
Il fatto è che non stiamo facendo campagna acquisti, non stiamo comprando nessuno di rilevante e tendo ad essere pessimista e anche se non voglio la mia mente vola verso la stagione 2012-13. Guardiola ha una faccia da uomo di blues e mi piace, anche perché il suo Barcellona sta dominando il football degli ultimi anni, potrebbe essere l’uomo giusto.
(Pep uomo di blues)
Il mio sogno è un altro, inutile ripeterlo … e solo al pensiero che Josè torni da noi mi sento galleggiare nell’aria, come succede quando si bacia una donna di cui siamo follemente innamorati. Salvo clamorose notizie, arrivederci alla stagione 2012-13 dunque.
Ho aggiornato il post (dallo stesso titolo) del 18 giugno che si trova poco qui sotto.
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