Isabel Allende, scrittrice che seguo con la giusta devozione da molto tempo. Il nuovo romanzo ha come protagonista una giovane donna che vive negli Stati Uniti le cui peripezie la porteranno a scoprire la terra di origine della sua famiglia, il Cile appunto. Morto l’adulto di riferimento (il compagno di sua nonna), Maya scivola nelle zone d’ombra della vita, il cammino della sua giovane esistenza si fa drammatico e miserabile tant’ é che dopo aver riallacciato la sua vita a quella di sua nonna dovrà “scomparire” se vuole salvare la pelle.
BERKELEY, LAS VEGAS, L’ISOLA DI CHILOE’ fanno da sottofondo ai tradizionali colori della Allende, colori sudamericani, suadenti ma capaci anche di dipingere a dovere lo squallore e la disperazione che la vita può riservare agli esseri umani. Un altro gran bel romanzo…come spesso capita all’Allende.
Citazioni dal libro:
“Chiloé significa terra dei cahuiles, i gabbiani dalla voce stridula e la testa nera, ma si sarebbe dovuta chiamare terra del legno e delle patate.”
“Rimasi nel collegio in Oregon in attesa che passasse un po’ il freddo per fuggire, ma l’inverno in quei boschi arrivava per sistemarvisi, con la sua cristallina bellezza di ghiaccio e neve e i suoi cieli a volte azzurri e innocenti, e altre volte plumbei e irritati.”
“Manuel mi svegliò alle otto con una tazza di caffè e pane tostato. La tempesta si era dissolta e aveva lasciato l’aria pulita, con l’odore fresco di legna bagnata e sale.”
“Non si può toccare questo argomento davanti a suo padre e al resto della famiglia Schnake, che ritiene che il passato sia sepolto, che i militari abbiano salvato il paese dal comunismo, messo ordine, eliminato i sovversivi e impiantato l’economia del libero mercato, che ha portato la prosperità e ha obbligato i cileni svogliati per natura a lavorare. Atrocità? In guerra sono inevitabili e quella fu una guerra contro il comunismo.”



















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